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L'ora di Greenwich sta per cambiare? La Royal Society sta discutendo se modificare la definizione del fuso di riferimento per il calcolo del tempo mondiale.
By Admin (from 27/01/2012 @ 08:02:24, in it - Scienze e Societa, read 2234 times)

Per il Tempo, è forse arrivato il tempo di cambiare. Questo gioco di parole potrebbe essere il leitmotiv del dibattito degli scienziati della Royal Society, che si sono riuniti a Londra per discutere sulla possibilità di ridefinire il Tempo Coordinato Universale (Utc), cioè il fuso orario di Greenwich da cui sono calcolati tutti i fusi orari del mondo. La questione del dibattito è una sola: dobbiamo o non dobbiamo abolire il cosiddetto leap second?

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Per scandire il tempo delle nostre attività quotidiane, si usano due tipi di orologi: terrestri e atomici. In altre parole, il tempo ricavato dalla rotazione della Terra viene sincronizzato con quello battuto dagli orologi atomici, che usano la frequenza di risonanza degli atomi per contare i secondi. Ma dal momento che gli atomi sono molto più precisi della Terra, può succedere che i due orologi si sfasino. E prima che questo sfasamento superi gli 0,9 secondi, gli scienziati aggiungono un secondo (chiamato leap second) all’orologio terrestre riportando tutto in sincronia.

Il leap second è in vigore dal 1972, da quando, cioè, ci si è resi conto che la Terra non era un sistema di misurazione poi così affidabile. “ È dal 1920 che sappiamo che la rotazione terrestre non è così costante come pensavamo”, ha spiegato alla Bbc Rory McEvoy, il curatore dell’orologio del Royal Observatory di Greenwich, in Gran Bretagna. “ L’ International Earth Rotation Service monitora l’attività della Terra e decide quando è opportuno aggiungere un secondo alla nostra scala temporale”, ha aggiunto McEvoy. Ma se è in vigore da così tanto tempo, chi è che lo vuole abolire?

Il dito è puntato contro quelli dell’ International Bureau of Weights and Measures (Bipm) di Parigi, l’organizzazione internazionale che si occupa di tenere il tempo a livello mondiale. Secondo i ricercatori, il leap second va eliminato perché rischia di mandare in tilt i sistemi che necessitano di una scala temporale di riferimento stabile e continua. “ Il leap second sta condizionando le telecomunicazioni, è problematico per i protocolli di sincronizzazione degli orologi di computer in rete così come per i servizi finanziari – spiega Felicitas Arias, la direttrice del Dipartimento del Tempo del Bipm, nonché organizzatrice dell’incontro alla Royal Society – un altro problema riguarda Global Navigation Satellite Systems, che ha bisogno di una sincronizzazione perfetta”. Cosa che non è possibile perché, dal momento che i cambiamenti nel moto terrestre sono irregolari, lo sono di conseguenza anche i secondi aggiunti per compensare lo sfasamento.

Chi osteggia l’eliminazione del leap second, d’altra parte, crede che il rimedio sia peggiore del male. “ Se si aboliscono i leap seconds , l’Utc si allontanerà dal tempo scandito dalla rotazione terrestre sempre di più.

Alla fine, qualcosa bisognerà pur fare per correggere questa divergenza sempre più marcata”, spiega Peter Whibberley, ricercatore al National Physical Laboratory, in Gran Bretagna. Perché tra poche decine di anni, la asincronia ammonterà al minuto, ma tra qualche centinaio di anni si arriverà all’ ora. Ma allora, perché non abbandonare il leap second per una leap hour? L’idea, proposta nel 2004, è stata subito rimandata al mittente. “ Sarebbe ancora più problematico: se già non si riescono a gestire i secondi, figuriamoci le ore”, ha ironizzato Whibberley. Un’altra possibile soluzione, sarebbe compensare l’abolizione dei secondi aggiuntivi con l’ eliminazione dell’ora legale.

Per vedere come andrà a finire, dovremmo aspettare gennaio, quando a Ginevra si terrà la World Radio Conference dell’ International Telecommunication Union (Itu). In quell’occasione, tutti i 200 stati membri dovranno esprimere apertamente la propria opinione. Per ora, a chiedere la testa di questi scomodi secondi sono, secondo notizie informali, l’Italia, la Francia, la Germania e gli Stati Uniti. Mentre Gran Bretagna, Cina e Canada sono fermamente contrari a qualsiasi tipo di modifica.

Fonte: daily.wired.it