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Buon compleanno, Stephen Hawking: 70 anni. Sfidando le probabilità di sopravvivenza legate alla sua malattia, ha descritto i buchi neri ed è comparso nei Simpson.
By Admin (from 12/02/2012 @ 08:08:50, in it - Osservatorio Globale, read 2591 times)

Settanta anni non sono pochi. Per uno però, come Stephen Hawking, che sarebbe dovuto morire più o meno 45 anni fa e che nella sua vita ha contribuito a definire i limiti dell’Universo e del Tempo, potrebbero essere una sciocchezza. Se non fosse per la malattia - la sclerosi laterale amiotrofica - che da quasi mezzo secolo lo costringe su una sedia, che pur essendo ipertecnologica resta a rotelle, potremmo dire con leggerezza che i settanta anni del grande fisico britannico siano stati una vera e propria galoppata là dove nessun uomo è mai giunto finora. Anzi, visto il tipo e il suo debole per donne e motori, potremmo addirittura immaginare questa galoppata con lui in smoking a bordo di una Austin Martin con al fianco una bionda infermiera. Una galoppata infinita attraverso i limiti dello Spazio e del Tempo alla ricerca di un Dio creatore che ora c’è e ora non c’è più. Quella di Hawking è stata fin qui, e siamo sicuri lo sarà anche in futuro, una vita davvero intensa, costantemente in bilico tra equazioni, cartoni animati, film, e persino rotocalchi. Nei sui viaggi interstellari sull'astronave Enterprise, è persino riuscito a giocare una partita a poker insieme a Newton ed Einstein.

Sulla sua pagina di Wikipedia viene definito matematico, fisico e cosmologo britannico. Ma forse sarà anche per quella sua vaga somiglianza a Andy Warhol, è anche una vera e propria popstar mondiale della scienza finita persino dentro cartoni animati cult ( I Simpson e I Griffin) e più pop come I Fantagenitori.

Non dobbiamo però farci distrarre dalle innumerevoli apparizioni fuori dall’ambito accademico del professor Hawking. Se infatti è riuscito a uscire dall’accademia, il merito è stato senza dubbio per la sua incredibile capacità di elaborare e di sviluppare matematicamente le sue teorie cosmologiche. Non è un caso se solo due anni fa ha lasciato la cattedra lucasiana della matematica a Cambridge (quella per intenderci ricoperta da Newton).

I modelli matematici relativistici
Il suo lavoro infatti comincia proprio da lì, dalla matematica ed è dalla matematica che nella seconda metà degli anni Sessanta, insieme a Roger Penrose ha messo a punto alcuni modelli che si sono rivelati determinanti poi per la sua prima importante scoperta in campo fisico e cioè la rilevanza delle singolarità gravitazionali nello spazio-tempo. In pratica, Hawking nel 1971 è riuscito a dimostrare matematicamente quello che Albert Einstein aveva previsto solo teoricamente nella sua teoria della Relatività generale e cioè che le singolarità sono una caratteristica ragionevole e non così occasionale della relatività generale, ossia che lo spazio-tempo, in determinate condizioni che sono meno speciali di quanto si pensava sino ad allora, può collassare sotto la spinta di una enorme massa gravitazionale.

Hawking, appunto, ha dimostrato che questo era possibile anche sotto il profilo teorico, ma anche che questo modello era molto più probabile di quanto ritenessero i suoi colleghi. Dopo questa scoperta il passo verso l’altra e più celebre scoperta del fisico britannico è davvero breve.

I buchi neri
Se proprio non è stato lui a scoprire questi affascinanti corpi celesti certo spetta ad Hawking il principale merito scientifico per averli meglio descritti e compresi. Infatti, è in questi punti particolari (matematicamente, i buchi neri sono dei punti privi di dimensioni) che la trama dello spazio-tempo si deforma e dà luogo a fenomeni particolari che soprattutto coinvolgono il cosiddetto  orizzonte degli eventi, quel confine ideale tracciato intorno al buco nero superato il quale è impossibile sfuggirgli, risucchiati dalla sua invincibile attrazione gravitazionale. Stephen Hawking, insieme ad altri scienziati, è riuscito a descriverne la fisica, esplorandone i meccanismi e cercando di conciliare le teorie e i modelli fino ad allora esistenti. E’ arrivato addirittura a definire le regole di base fornendo fondamentali contributi nel campo della termodinamica dei buchi neri.

La radiazione di Hawking
Proprio il lavoro fatto sui buchi neri porta infatti Hawking a teorizzare che quei corpi non fossero enormi mostri spaziali capaci unicamente di ingoiare e di intrappolare al loro interno materia e luce. Nel 1974, ha sorpreso il mondo scientifico internazionale con la sua teoria che prevedeva che un fascio di particelle potesse sfuggire a questi corpi celesti supermassivi. Quelle particelle in fuga avrebbero generato quella che poi è stata meglio conosciuta come la  radiazione di Hawking. Un fascio di energia che viene descritto molto dettagliatamente dal fisico britannico e che è stato osservato, ovviamente a scala ridotta, persino in laboratorio.

Un enorme Polo al posto del Big Bang
Dopo questi lavori Hawking si è messo a lavorare su una nuova teoria dell’Universo, che prevedeva, al posto del Big Bang come evento iniziale dell’Universo una regione simile a quella dei Poli terrestri, dove un eventuale osservatore non è in grado di andare più oltre verso Nord oppure al contrario, verso Sud.

Molto più recentemente lo scienziato in carrozzella, come in molti affettuosamente lo chiamano, ha cominciato a parlare e a rivedere le sue teorie anche in chiave teologica, arrivando a smentire sé stesso pochi anni fa, quando in un intervista al Times ha dichiarato che la teoria non prevede “ necessariamente la presenza di Dio come creatore dell’Universo”. In un'altra occasione ha anche detto di essere convinto che sia possibile viaggiare nel tempo e che l’umanità farebbe bene a cominciare a colonizzare altri pianeti. In un solo campo però, nella sua ultima intervista rilasciata al New Scientist, ha però ammesso di non aver ancora capito nulla, ed è l’Universo delle donne.

Fonte: wired.it