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Una delle peculiarità del Web, quella di essere interattivo, non può essere protetta da un brevetto e non appartiene a nessuno. O meglio, appartiene a tutti.
By Admin (from 09/04/2012 @ 11:03:00, in it - Osservatorio Globale, read 1406 times)

Quindi non può essere rivendicata da Michael Doyle e dalla sua Eolas Technologies.


 
Abbiamo corso il rischio di sentire questi due nomi molto spesso, visto che sono stati i protagonisti di una causa legale che avrebbe potuto segnare il futuro del web e dell' ecommerce. Un affare così grosso che anche Tim Berners Lee, uno degli inventori del world wide web, è sceso in campo e si è seduto al banco dei testimoni (per la prima volta nella sua vita, ricorda Wired.com) lo scorso 7 febbraio. In ballo c'era la rivendicazione dell' Interactive Web: il sistema che permette agli utenti di interagire con le immagini all'interno di una finestra su un browser. Doyle, che negli anni Novanta era biologo presso l'Università della California, poi fondatore di Eolas, aveva infatti tirato fuori un brevetto che era stato rilasciato a lui e ad altri due suoi colleghi, David C. Martin e Cheong S. Ang, il 17 novembre del 1998. Una data così remota che sembrava difficile da contestare.  


 
Però, prima di quanto sperato, è arrivata la decisione della giuria del tribunale di Tyler, modesta cittadina del Texas: Il brevetto rivendicato da Doyle non è valido.
 
Per qualche giorno Tyler ha brulicato di avvocati. L'ex biologo aveva infatti trascinato in tribunale 8 aziende del calibro di Google, YouTube, Yahoo, Amazon, GoDaddy, JC Penney, Staples e CDW Corp. A nome dell'Università della California, aveva chiesto un risarcimento dei danni per l'utilizzo del brevetto per oltre 600 milioni di dollari, secondo quanto ha riportato Wired.com. Ieri, come atteso, si è svolto il processo; ne sarebbero dovuti seguire altri tre, ma la sentenza  li ha di fatto annullati, dal momento che la questione sembra chiusa.
 
Forse a qualcuno il nome Eolas Technologies dice qualcosa. Sicuramente lo ricorda Microsoft, che nel 1999 si trovava esattamente dove al posto di Google, Yahoo e delle altre aziende citate, cioè a discutere della proprietà di un brevetto sul Web. Nel 2003, l'azienda di Gates fu condannata a pagare ben 521 milioni di dollari. Il verdetto venne poi annullato in appello, ma Microsoft preferì comunque accordarsi con Doyle per la ragguardevole cifra – ufficiosa, non ufficiale – di oltre 100 milioni. Di sicuro, nelle casse dell'Università della California ne sono entrati più di 30.
 
Per l' Interactive Web, Eolas aveva citato una ventina di aziende (non solo le 8 nominate), tra cui anche Apple, eBay, Playboy e Citigroup; queste, però, si sarebbero accordate per evitare la causa. Insomma, sembra che il modo di fare affari con i brevetti di Eolas Technologiessia più simile a quello delle cosiddette aziende patent troll, una sorta di saccheggiatori.
 
La testimonianza di Berners Lee potrebbe avere avuto il suo peso nel verdetto. Era andato a Tyler non ha tanto a che fare con la difesa degli interessi delle aziende coinvolte, ma con quella della libertà del web.
 
“ Mr. Berners-Lee, perché è qui?”, gli aveva chiesto Jennifer Doan, rappresentante legale di Yahoo e Amazon, lo scorso martedì.
“ Perché voglio aiutare a fare chiarezza su ciò che era ovvio e su quello che era il sentire [comune] nel settore dell'informatica [nei primi anni Novanta]”.
“ Quando lo ha inventato, ha brevettato il Web?”
“ No, perché internet esisteva già. Ho preso gli ipertesti, che esistevano da tanto tempo. Tutto quello che abbiamo fatto è stato mettere insieme cose che erano intorno a noi da anni, combinandole per venire incontro ad alcune necessità”.
“ E a chi appartiene il Web?”
“ A noi”
“E il web che tutti possediamo è interattivo?”
“ Direi proprio di sì”
 
E Berners Lee non era solo. Insieme a lui sono scesi in campo Eric Bina, co-fondatore di Netscape, Dave Raggettche ha inventato il tag embed Html, e Pei-Yuan Wei, l'inventore del primo browser, Viola. Su quest'ultimo erano riposte le speranze della difesa: nel programma – del 1991, cioè due anni prima del brevetto di Doyle – gli elementi interattivi erano già previsti.

La prova è un email che Pei Wei scrisse a Berners Lee nel dicembre di quell'anno: “ Una cosa che mi piacerebbe fare presto, se ho tempo, è [...] incorporare gli oggetti di Viola in file Html”. Nel maggio del 1993, il sistema venne implementato alla Sun Microsystems.

(Questo articolo è stato pubblicato il 9 febbraio, l'ultimo aggiornamento è del 10 febbraio)

Fonte: Wired.it