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91 anni fa, il famoso illusionista Houdini brevetta una tuta da immersione da cui i militari potessero liberarsi facilmente. Sarà un clamoroso insuccesso!
By Admin (from 07/05/2012 @ 11:01:12, in it - Scienze e Societa, read 2750 times)

Con tutto il tempo che aveva passato sott’acqua, ora a liberarsi di una camicia di forza, ora dalle catene che gli imprigionavano il corpo, era diventato un maestro delle fughe impossibili. Ma se lui, Harry Houdini (1874-1926) le usava per dar spettacolo e intrattenere la folla accorsa a vedere l’ultima maestria dell’illusionista ungherese, c’erano anche quelli per cui la fuga dall’acqua era una questione di vita e di morte più che di magia. Erano i soldati della marina militare e per loro Houdini avrebbe messo a disposizione le sue conoscenze di escapologo (così si chiama un mago delle fughe da costrizioni fisiche) sviluppando una speciale tuta da immersione, per la quale ricevette il brevetto il primo marzo 1921.

The Grim Game, 1919 Movie poster

A onor del vero, e a dispetto delle buone intenzioni, la tuta non fu un successo, pare per alcuni difetti di funzionamento. Era stata pensata per rendere più semplice ai soldati, in caso di pericolo, liberarsi dalla tuta stessa in acqua, senza bisogno di assistenza. Bastava staccare una giunzione in prossimità della vita che univa la parte superiore della divisa a quella inferiore, e via, in superficie in cerca di aria.

Non era la prima volta che Houdini metteva a disposizione le sue capacità di illusionista per gli altri. Si racconta infatti che a fine carriera fosse solito rivelare alcuni dei suoi trucchi di escapologo ai militari impegnati in guerra, come per esempio i consigli necessari a liberarsi dalle manette dei tedeschi o fuggire dalle prigioni. D’altronde lui era stato davvero un mago in questo, per sua stessa ammissione: “Non c’è prigione che può tenere; nessuna mano o gamba di ferro o serrature di acciaio che mi possono ammanettare. Non ci sono funi o catene che possono tenermi lontano dalla mia libertà”.

La passione per la magia era nata in lui da piccolo, come accade a molti bambini, solo che lui a differenza di molti altri, un mago, come quello che aveva visto quella volta con suo padre, lo sarebbe diventato davvero. Massima ispirazione un libro sulla vita di Jean Eugène Robert-Houdin, l’illusionista francese cui rubò professione e nome. Quello reale infatti era Ehrich Weiss, che prima il trasferimento dall’Ungheria, dove era nato, all’America, patria di adozione, e poi la passione per la magia avrebbero infine storpiato in Harry (americanizzazione di Ehrich) Houdini (la “ i” per differenziarsi dal collega francese).

Cominciò facendo l’ acrobata nei circhi ed esibendosi in occasione delle fiere e nei parchi, spesso giocando con le carte. A dare ancora più forza alla scelta della carriera di mago fu poi l'incontro con Beatrice  Bess Rahner, anche lei nel mondo dell’illusionismo, e sarebbe stata per Houdini non solo una moglie ma anche una compagna sulle scene. Ma l'abilità che lo rese famoso, la passione per la fuga da catene e costrizioni invece nacque, pare, dopo la vista di una camicia di forza.

Pensò che se avesse trovato il modo di liberarsene il pubblico sarebbe stato colpito dallo spettacolo. D’altronde poteva anche contare sul fatto che era sempre stato un valido atleta.

E così cominciò a guadagnarsi gli occhi delle stupite folle americane, davanti a cui riappariva dopo essersi liberato ora da una scatola chiusa in acqua ora da una camicia di forza appeso a testa in giù sopra le rotaie della metro. Anche se la fama l’avrebbe guadagnata soprattutto durante la tournée   europea di cinque anni, durante la quale lui e la moglie divennero delle vere e proprie star. Anche del cinema, grazie al quale potè mostrare a tutti, e ovunque, le sue fughe impossibili.

A fine carriera invece avrebbe virato i suoi interessi verso spettacoli meno impegnativi, ma non per questo meno plateali. Fu infatti un fervido attivista nello smascherare i trucchi usati dai medium per dar vita a fenomeni paranormali. Da mago infatti immaginava bene quello che potesse accadere durante una seduta spiritica. Eppure, malgrado questo, fu sempre intrigato dal paranormale e la moglie provò a lungo a contattarlo nell’aldilà una volta morto. Ma anche lui, il grande Houdini, nell’impresa di mettersi in contatto con i viventi, fallì.

Fonte: wired.it