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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Ritagliati dalla mano dell'uomo dal Medioevo, i vigneti a terrazze del Lavaux si specchiano nelle acque del Lemano, di fronte ad un maestoso paesaggio alpino. Nel 2007, questo sito di eccezionale bellezza è stato iscritto nel Patrimonio mondiale dell'umanità.
Molti viaggiatori che giungono da Nord col treno nel Lavaux gettano dalla finestra il biglietto di ritorno, affermano i vodesi, forse un po' pretenziosi.

In effetti, però, dopo aver abbandonato il paesaggio monotono dell'Altopiano, all'uscita del tunnel di Chexbres non è soltanto la luce del giorno ad abbagliare per un istante le pupille: lo sguardo si affaccia di colpo su uno dei panorami lacustri più splendidi e luminosi d'Europa.

Davanti a sé l'immenso specchio d'acqua blu del lago Lemano, il cui colore riflette luci e ombre del cielo e muta di ora in ora dall'alba al tramonto. Sull'altra sponda, a Sud, l'imponente catena alpina con le sue cime bianche che trafiggono l'orizzonte.

E ai propri piedi, sul versante Nord, il pendio verde del Lavaux, scolpito e modellato da generazioni di vignai, dai monaci cistercensi del Medioevo fino ad oggi. Terrazze di vigneti sostenute da muri di pietra marrone che ne disegnano i contorni, assieme a centinaia di scalinate e sentieri.

E poi, ancora, il sole. Anzi, i tre soli che riscaldano la vigna, come rilevano i viticoltori del Lavaux. L'energia del sole che giunge dal cielo, il riverbero dei suoi raggi sul lago e il rilascio notturno del calore accumulato dai muri che reggono i vigneti.
 
La mano dell'uomo
Luogo d'ispirazione e di quiete per numerosi artisti – da William Turner a Oskar Kokoschka fino a Ferdinand Hodler o Charlie Chaplin – il Lavaux è considerato uno dei più bei "paesaggi artificiali" europei, dove la mano dell'uomo ha portato avanti con grande armonia negli ultimi secoli l'opera avviata milioni di anni fa dalla natura.

"Il buon Dio ha cominciato. Noi siamo venuti dopo e abbiamo finito. Il buon Dio ha fatto il pendio e noi abbiamo fatto in modo che possa servire e durare nel tempo. Oggi non è più un pendio, è una costruzione, una torre, la parete di una fortezza", aveva proclamato il poeta svizzero Charles Ferdinand Ramuz nel 1923.

Non a caso, la regione del Lavaux è stata iscritta nel 2007 nel Patrimonio mondiale non come sito naturale, ma come paesaggio culturale, realizzato dall'uomo. Un'idea germogliata alcuni anni prima nella testa di un visitatore: se le risaie a terrazze di Bali sono state inserite nella prestigiosa lista dell'Unesco, perché non proporre anche l'iscrizione di questi vigneti terrazzati, che costeggiano il lago per 20 chilometri tra Losanna e Vevey?

Alcuni viticoltori e amanti della regione hanno così dato vita nel 2003 all'Associazione per l'iscrizione del Lavaux nel Patrimonio mondiale dell'umanità (Ailu). Quattro anni dopo, il Comitato internazionale dei monumenti e dei siti dell'Unesco si è chinato in Nuova Zelanda sul dossier di candidatura dei vigneti vodesi.
 
Le campane suonano a festa
Poco prima di mezzogiorno del 28 giugno 2007, il responso positivo giunto dagli antipodi è stato annunciato alla popolazione dalle campane dei 14 pittoreschi villaggi della regione: Lutry, Villette, Grandvaux, Cully, Riex, Epesses, Puidoux, Chexbres, Rivaz, Saint-Saphorin, Chardonne, Corseaux, Corsier-sur-Vevey e Jongny.

"Gli esperti dell'Unesco hanno riconosciuto il carattere eccezionale di questo sito situato ai bordi di un lago e di fronte alle montagne, che ha potuto resistere per secoli alla pressione urbana e si è tramandato praticamente intatto fino a noi", spiega Bernard Bovy, viticoltore e presidente dell'Ailu.

Una pressione urbana diventata particolarmente forte nei primi decenni del Dopoguerra, quando alcuni viticoltori o i loro eredi avevano cominciato a preferire il denaro facile offerto dai promotori immobiliari al duro lavoro della terra.

"A salvare il Lavaux dalla speculazione immobiliare e a permettere in seguito la sua iscrizione nel Patrimonio mondiale è stata un'iniziativa popolare lanciata nel 1977 da Franz Weber", ricorda il viticoltore Pierre Joly, che si battuto da allora a fianco del noto ecologista svizzero per proteggere la regione viticola. Bocciata dalla maggioranza degli abitanti del Lavaux, l'iniziativa era stata fortunatamente accolta dal 56% della popolazione del canton Vaud.
 
Turismo dolce privilegiato
Nel 2005 una seconda iniziativa promossa da Franz Weber per rafforzare la salvaguardia del Lavaux è stata accettata dall'81% dei vodesi. Ma l'accesa battaglia continua ancora oggi tra i sostenitori di una ferrea protezione della regione e coloro che vorrebbero allentare un po' le leggi. L'ecologista ha così lanciato una terza iniziativa nel 2009.

L'iscrizione nella lista dei siti dell'Unesco non vincola giuridicamente le autorità cantonali a preservare il Lavaux. Ma l'importante riconoscimento internazionale ha contribuito ad aprire gli occhi di molte persone sul valore eccezionale di questa zona verde, che attira sempre più i visitatori.

I viticoltori del Lavaux non sognano però di essere sommersi da enormi masse di turisti, come sottolinea Bernard Bovy: "Privilegiamo un turismo dolce di passeggiatori, che apprezzano il fascino del paesaggio, che amano la natura, la gastronomia e un buon bicchiere di Chasselas".

Lo Chasselas, il tradizionale vino regionale, che non può forse competere con la bellezza del panorama, ma che riesce a riunire allo stesso tavolo anche coloro che si battono su fronti opposti per lo sviluppo del Lavaux e dei suoi vigneti terrazzati, sospesi tra il lago e il cielo.

Autore: Armando Mombelli, Regione del Lavaux, swissinfo.ch

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By Admin (from 09/03/2011 @ 08:00:34, in en - Global Observatory, read 1584 times)

InterHome, a model for a home developed by researchers at the University of Hertfordshire, incorporates modular custom design units and draws on standard home automation systems which have been adapted so that the house ‘learns’ and ‘adapts’ to its users’ lifestyles.

It will be unveiled at the finals of the Microsoft Imagine Cup which will be held in Cairo from 3-7 July. The prototype of the home, which has been developed in a doll’s house, integrates embedded devices with the industry standard X10, so that it provides convenience and security to the home owner and also enables them to reduce energy and contribute to reducing greenhouse and carbon emissions.

InterHome incorporates an intuitive touch screen user control panel that also allows the house to be monitored and controlled using web browsers, windows mobile and any SMS-capable mobile phone.

“InterHome improves on its competitors by being modular, adaptable and able to ‘learn’ our routines,” said Johann Siau, Senior Lecturer at the University’s School of Electronic, Communication & Electrical Engineering. “The technology enables the system to learn rapidly when we need the lights on or whether we are at home or at work and how the house needs to be at certain times of the day. If we forget to lock the front door or turn off the lights, it can text us and our response can reprogramme the system.”

Through this approach, InterHome can eradicate wasted energy within UK homes and make a difference to CO2 emission statistics when installed in enough houses. The prototype is now ready to be adopted by industry and the team led by Johann Siau, has been approached by several industry companies and are in discussion with the Building Research Establishment. The other members of the team are Ellis Percival and Carol Chen.

This development in 'home-intelligence' will continue to update our systems in the future. Some day every home in the world could have a centralized computer that monitors and regulates all the data from in and around the house. By inputting the user's personal preferences and patterns, the software will be able to emerge & evolve. By doing this, the software will be able to learn from your needs and habits to reach peak efficiency for every individual. Hereby reducing energy waste, while maximizing comfort and efficiency.

Source: Herts

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By Admin (from 08/03/2011 @ 14:00:03, in ro - Stiinta si Societate, read 1858 times)

 Urmatoarea generatie de astronauti va renunta la alimentatia lichefiata si la super-concentratele vitaminizate, care nu le-au facut nici o placere cosmonautilor, in cele patru decenii si jumatate de zbor spatial, pentru o hrana mult mai naturala si in consecinta mult mai gustoasa. Un proiect al NASA, desfasurat in cursul anului 2005, a demonstrat ca adoptarea unei alimentatii naturale in conditiile existente in spatiul cosmic este mult mai benefica organismului uman decât hrana artificiala, vitaminizata. Echipa de oameni de stiinta de la Universitatea Cornell, condusa de dr. Jean Hunter, a studiat, timp de câteva luni, efectul diverselor tipuri de alimentatie asupra sanatatii si bunei functionari a organismului si a ajuns la concluzia ca cele mai indicate alimente nu sunt preparatele pe baza de carne sau proteine animale, ci vegetalele!

Importanta unui meniu adecvat servit in spatiul extra-atmosferic a fost in dese rânduri subliniata de nutritionisti, care au remarcat ca monotonia actualelor meniuri are efecte negative atât asupra fizicului cosmonautilor - producând slabiri si tulburari gastrice, cât si asupra psihicului lor, prin manifestarea unor dezechilibre mentale mergând chiar pâna la depresii.

De aceea s-au desfasurat o serie de experimente in mini-laboratoare, unde subiectii - virtualii cosmonauti - isi cultivau ei insisi recolte de tomate, cereale, soia, morcovi si alte vegetale. Se estimeaza ca asemenea mini-laboratoare ar putea fi adapostite de navetele cosmice plecate spre Marte, in misiunile proiectate pentru primele decenii ale mileniului III si chiar si pe „planeta rosie” ar putea fi infiintate „sere hidrofonice”, unde sa se cultive in cele mai bune conditii vegetalele respective. „Subiectii au fost realmente incântati de meniurile vegetariene oferite, chiar daca majoritatea lor nu fusesera anterior adeptii unei alimentatii naturiste”, a declarat dr. Hunter.

Mâncare „ca la mama acasa”

Hrana furnizata de mini-laboratoarele navetei spatiale a inclus o multitudine de feluri de mâncare, usor de preparat si foarte nutritive, de asemenea cu continut scazut de sodiu si fier. „Sodiul poate atinge niveluri periculoase in conditiile existente pe o naveta spatiala, când apa de baut, aflata in cantitati relativ mici, este reciclata si folosita si de echipaj, si pentru necesitatile bioreactoarelor si pentru intretinerea plantelor de la bord. De asemenea, un nivel ridicat de fier - dat de produsele pe baza de carne - este foarte periculos pentru organism, putând produce intoxicatii grave”.

 Denumirile preparatelor pe care astronautii viitorului le vor degusta in cursul indelungatelor voiaje spatiale sunt sugestive si va vor stârni, desigur, pofta de mâncare: iahnie de fasole neagra mexicana, tocanita de legume cu chiftelute de soia, ciorbite de zarzavat si sandviciuri cu legume pasate... Reactia astronautilor care deja au testat mâncarea n-a intârziat sa apara: „Este cea mai delicioasa mâncare pe care am gustat-o vreodata”, a marturisit Elisabeth Babcock-Woodring, una dintre femeile-astronaut ce fac parte din echipajele antrenate de NASA la Goddard Space Center Laboratory. Sau altfel spus, lasati balta pastilele si pilulele energizante din „Star Trek” - tot mâncarea „ca la mama acasa” este mai sanatoasa...

Sursa: Revista Magazin

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By Admin (from 08/03/2011 @ 11:00:14, in it - Scienze e Societa, read 1260 times)

Porta i segni di 300 milioni d'anni di storia e dal 2003 figura nell'elenco del Patrimonio mondiale dell'umanità. Ad oltre mille metri sul livello del mare, il Monte San Giorgio si staglia come una piramide sulla riva meridionale del Lago di Lugano.
Il Monte San Giorgio è diventato una delle più importanti località al mondo per lo studio della fauna fossile del Triassico medio (da 245 a 230 milioni di anni fa).

Rappresenta una finestra temporale di 15 milioni di anni con una continuità tale da non esistere altrove. Per questo motivo nel mese di luglio del 2003 il Monte San Giorgio è diventato patrimonio dell'umanità.

Questo importantissimo riconoscimento lo si deve al geologo Markus Felber, che ha avuto l'idea di candidare il Monte San Giorgio e che praticamente elaborato da solo il dossier, investendo in questo progetto parte del suo tempo libero. Quale segno tangibile di riconoscimento per la sua passione e il suo impegno, gli è persino stata dedicata una scoperta. Rivenuto da due ricercatori italiani, il fossile di una nuova specie di pesce - Felberia excelsa – è conservato nelle collezioni del Museo cantonale di Storia naturale di Lugano.

"Il riconoscimento dell'Unesco – precisa a swissinfo il direttore del Museo cantonale di storia naturale Filippo Rampazzi – non è solo una fonte di prestigio. Implica anche precise responsabilità a livello scientifico, a cominciare dalle garanzie di continuità della ricerca".
 
Quando il monte era una laguna marina
Il Monte San Giorgio non finisce mai di stupire. I ricercatori attribuiscono le rocce più antiche al basamento del continente africano o ad una sua porzione chiamata Zolla adriatica. "Questo spiega perché le rocce del Sottoceneri – spiega il geologo Markus Felber - sono spesso associate al continente africano".

"Più si scava – continua Filippo Rampazzi - e più si trovano nuovi tasselli che permettono di ricostruire le condizioni ambientali che regnavano in quelle remotissime epoche del nostro pianeta, quando il San Giorgio era ancora una laguna marina". Del resto per l'inserimento del Monte San Giorgio nel patrimonio mondiale dell'umanità, è stata determinante la presenza di reperti paleontologici che 230 milioni di anni fa trasformarono un bacino profondo 100 metri in una regione subtropicale.

Nella superficie protetta dall'Unesco, che si estende su 849 ettari, sono stati rinvenuti più di 10 mila esemplari di fossili, fra cui 30 specie di rettili e 80 di pesci. Da più di 150 anni gli studi sul Monte San Giorgio sono condotti dagli istituti paleontologici delle università di Zurigo e Milano. Gli scavi sono iniziati nel 1924 e la maggior parte dei reperti si trovano al museo paleontologico di Zurigo, mentre una piccola parte è esposta al museo di Meride.
 
Tracce del passato da valorizzare
Il Monte San Giorgio, con i suoi incredibili tesori svelati e tuttora nascosti, è raggiungibile a piedi da due località del Mendrisiotto, la regione più a sud del cantone Ticino. Da Riva San Vitale, comune che si affaccia sul lago Ceresio, la salita è piuttosto ripida; il percorso alla scoperta dei fossili è dunque consigliabile per i più allenati.

Da Meride, un paesino in altitudine spesso baciato dal sole, la via verso il monte è decisamente alla portata di tutti. Di altissimo valore la mulattiera che porta verso la cima del monte: l'eccezionalità del lastricato è unica e ricorda la spina dorsale di un animale preistorico.

Ed è proprio a Meride, comune di 300 abitanti che agli inizi degli anni Settanta è stato aperto il Museo dei fossili. Certo parlare di museo è forse un po' troppo. Ubicato accanto alla casa comunale, solo una targhetta ricorda ai turisti il prestigioso riconoscimento dell'Unesco.

"Piccolo, ma interessante", scrivono alcuni visitatori sul libro degli ospiti, accanto agli schizzi di dinosauri dei bambini. "Difficile da scovare" commenta invece - a giusta ragione - una coppia olandese. Gli ultimi sviluppi della ricerca paleontologica sul Monte San Giorgio sono illustrati in un documentario in lingua italiana e tedesca. Un tocco di freschezza tra le antiche vetrine, mentre uno scritto di vecchia data si scusa per le condizioni dell'esposizione.

La realizzazione di un nuovo museo – si stima che attirerà ogni anno 6 mila 500 visitatori - è comunque già programma. Il restauro sarà affidato all'architetto ticinese di fama internazionale Mario Botta.
 
Non solo fossili... e pietre
La neonata Fondazione Monte San Giorgio avrà il compito di coordinare la promozione del sito, in tutte le sue forme. Qualche anni fa, per esempio, è nata l'Associazione produttori di vino del Monte San Giorgio ed è stato creato un marchio di qualità di promozione dei vini provenienti da uve dell'area del Patrimonio mondiale.

Sul terreno la situazione è migliore: negli otto percorsi attraverso la montagna è stato predisposto un sistema di segnalazioni: "Per evitare di riempire i sentieri di cartelli – spiega Markus Felber – si è fatto capo ad un sistema di lettori "mp3" e di CD. In pratica basterà scaricare le informazioni da internet".

Tra i tesori della montagna, spicca la varietà della pietra. La ricchezza del sottosuolo del Monte San Giorgio non poteva quindi non essere sfruttata e dare origine alla tradizione della lavorazione della pietra. Anche se oggi l'attività estrattiva si limita alle cave di Arzo e ad un'unica cava a Saltrio, nella vicina Italia, una volta si contavano decine di cave a cielo aperto e altrettante sotterranee.

Il merito dell'attività estrattiva è da attribuire agli artisti, scultori e architetti locali attivi nei cantieri della Lombardia dell'Età Moderna. Il marmo d'Arzo – caratterizzato da colori naturali e sapientemente lucidato – diventa una celebrità europea. E non solo in palazzi e chiese del Canton Ticino, Lombardia e Piemonte, ma anche in altre città italiane come Venezia, Genova. Roma e Napoli.

Autore: Francoise Gehring - Monte San Giorgio - swissinfo.ch

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Scientists from the University of Amsterdam (UvA) have developed a process for making fully biodegradable, non-toxic and non-hazardous thermoset resins from readily available, low-cost plant materials.

It's hoped that this new range of plastics could be used for panels such as MDF in the construction industry and replace polyurethane and polystyrene packaging... all without increasing cost or production times.

Most of the plastic products used in domestic products and the construction industry are thermosetting plastics; polymer materials that irreversibly cure.

They are made of three-dimensional networks of cross-linked polymers. Bakelite resin, produced from the reaction of phenol with formaldehyde, is one example, and the material is still used to bind wood fibers in pressed wood such as medium density fiberboard (MDF) and formica. Synthetic resins are also widely used in the construction industry for example in Medium Density Overlay (MDO), a combination of concrete and plywood, used in concrete molds.

Modern synthetic resins have a lot of negatives: they are made from diminishing fossil sources, are not biodegradable and can only be burned under strict conditions because they release toxic substances.

However, by combining plant materials and specific process conditions Professor Gadi Rothenberg and Dr. Albert Alberts of the University of Amsterdam's (UvA) Heterogeneous Catalysis and Sustainable Chemistry research group, have created a selection of bio-plastics ranging from hard foam material to flexible thin sheet materials.

Production time is comparable to current thermosetting processes, and the research team believe they can compete with existing plastics on price, but will need to manufacture on a larger scale to be certain.

A major plus is the availability and affordability of raw materials. Any plant materials can be used, for example grass, hay and trees.

Follow-up research will focus on new applications and process development and upscaling.

Source: GizMag

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By Admin (from 07/03/2011 @ 14:00:35, in en - Science and Society, read 2193 times)

How do you use a scientific method to measure the intelligence of a human being, an animal, a machine or an extra-terrestrial? So far this has not been possible, but a team of Spanish and Australian researchers have taken a first step towards this by presenting the foundations to be used as a basis for this method in the journal Artificial Intelligence, and have also put forward a new intelligence test.

"We have developed an 'anytime' intelligence test, in other words a test that can be interrupted at any time, but that gives a more accurate idea of the intelligence of the test subject if there is a longer time available in which to carry it out", José Hernández-Orallo, a researcher at the Polytechnic University of Valencia (UPV), tells SINC.

This is just one of the many determining factors of the universal intelligence test. "The others are that it can be applied to any subject – whether biological or not – at any point in its development (child or adult, for example), for any system now or in the future, and with any level of intelligence or speed", points out Hernández-Orallo.

The researcher, along with his colleague David L. Dowe of the Monash University, Clayton (Australia), have suggested the use of mathematical and computational concepts in order to encompass all these conditions. The study has been published in the journal Artificial Intelligence and forms part of the "Anytime Universal Intelligence" project, in which other scientists from the UPV and the Complutense University of Madrid are taking part.

The authors have used interactive exercises in settings with a difficulty level estimated by calculating the so-called 'Kolmogorov complexity' (they measure the number of computational resources needed to describe an object or a piece of information). This makes them different from traditional psychometric tests and artificial intelligence tests (Turing test).

Use in artificial intelligence

The most direct application of this study is in the field of artificial intelligence. Until now there has not been any way of checking whether current systems are more intelligent than the ones in use 20 years ago, "but the existence of tests with these characteristics may make it possible to systematically evaluate the progress of this discipline", says Hernández-Orallo.

And what is even "more important" is that there were no theories or tools to evaluate and compare future intelligent systems that could demonstrate intelligence greater than human intelligence.

The implications of a universal intelligence test also impact on many other disciplines. This could have a significant impact on most cognitive sciences, since any discipline depends largely on the specific techniques and systems used in it and the mathematical basis that underpins it.

"The universal and unified evaluation of intelligence, be it human, non-human animal, artificial or extraterrestrial, has not been approached from a scientific viewpoint before, and this is a first step", the researcher concludes.

Source: PhysOrg

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By Admin (from 07/03/2011 @ 11:00:35, in ro - Stiinta si Societate, read 1368 times)

 Dorinta de a fi nemuritori i-a insufletit dintotdeauna pe pamanteni, mitul „tineretii vesnice” existand in mai toate traditiile si culturile. Chiar daca nimeni nu se poate lauda ca ar fi atins acest ideal - nume precum Saint-Germain sau Ahasverus, „jidovul ratacitor” fiind de domeniul legendei - vechile carti de intelepciune ale omenirii ne vorbesc despre personaje care au trait peste o suta de ani, precum patriarhii biblici. Asemenea performante nu ar fi chiar imposibil de atins, iar dovada cea mai elocventa in acest sens o constituie existenta, in indepartata Siberie, a unui sat unde toti localnicii ating varste matusalemice...

Cand copiii tribului vad oameni din afara asezarii raman socati de obiceiul acestora de a bea si a fuma, caci astfel de vicii le sunt cu desavarsire necunoscute. Membrii tribului siberian, ce sunt in numar de aproape sase mii, isi parasesc insa rareori casele, traind izolati de restul lumii. Ei fac parte dintr-o comunitate stabilita aici in urma cu mai bine de un mileniu si intemeiata pe criterii religioase - crestinii „raskolnici”, o secta care a fugit de persecutiile religioase si de civilizatie tocmai din dorinta de a trai mai aproape de natura. Acesti siberieni traiesc dupa poruncile biblice, nu mananca niciodata carne, nu se imbolnavesc nici macar de o raceala, in ciuda gerurilor naprasnice de aici, si isi serbeaza prima data ziua de nastere cand implinesc o suta de ani! Si absolut toti ajung sa atinga aceasta varsta...

„Legea pasarilor”

 Membrii acestei comunitati ciudate locuiesc in case de forma unor piramide, nu au ceasuri - folosesc un fel de clepsidre cu praf - si traiesc potrivit calendarului lunar. Cu totii urmeaza cu sfintenie, in viata de toate zilele, „legea pasarilor”: se trezesc dimineata, atunci cand pasarelele incep sa ciripeasca si merg la culcare odata cu acestea. In asezarea lor nu exista electricitate, iar oamenii folosesc opaite si sobe primitive, pentru a se incalzi.

Hrana lor consta in radacini, ciuperci, legume si fructe, dar ei consuma cu placere si conifere verzi, inmuiate in miere. Singura bautura permisa, in afara de apa rece ca gheata a torentelor siberiene, este laptele de capra, despre care batranii tribului sustin ca i-ar face „mai destepti”. Consumul de alcool este considerat cel mai mare pacat posibil. O trasatura incredibila a acestui trib de longevivi este ca femeile pot procrea pana la varste inaintate, chiar la peste 60 de ani, majoritatea lor dand nastere la cate douazeci, chiar treizeci de copii!

Gabriel TUDOR - magazin.ro

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By Admin (from 07/03/2011 @ 08:00:12, in it - Scienze e Societa, read 1612 times)

Lindau (24.000 abitanti) è tra le più rinomate località di villeggiatura della Germania per la sua particolare posizione: è infatti situata in un'isola sul lago di Costanza (Bodensee), collegata alla terraferma da due ponti e al confine tra Germania, Austria e Svizzera.


 Il lago ha altre due isole, che però non fanno parte della Baviera: Mainau, proprietà di un ramo della famiglia Bernadotte (la casa reale di Svezia) e nota per gli splendidi giardini e fiori, e Reichenau, riconosciuta dall'Unesco patrimonio dell'umanità, dove si trova un'antica abbazia benedettina.
 
Cuore della cittadina è la Marktplatz sulla quale si affacciano la chiesa cattolica "Unserer Lieben Frau" dedicata alla Madonna e quella protestante di St. Stephan. Sempre nella piazza ammirare la casa patrizia Haus zum Cavazzen che ospita dal 1929 il museo di storia e arte locale.
 
La via principale è la Maximilianstraße: una serie di case del '500 dai variopinti colori, eleganti negozi ed il quattrocentesco Vecchio Municipio (Alte Rathaus) affiancato da quello Nuovo (Neue Rathaus) in stile barocco.
 
Un'altra chiesa degna di nota è la Peterskirche, risalente all'anno 1000 e tra gli edifici religiosi più antichi del lago di Costanza. All'interno il ciclo pittorico dedicato alla Passione di Cristo (1480), opera di Hans Holbein il Vecchio. Di fianco alla chiesa si erge la trecentesca Diebsturm.

  
Nei secoli passati Lindau era uno dei principali porti della Baviera. Testimoni dell'antica gloria sono la Mangturm che serviva da faro e l'imponente leone di pietra, simbolo della forza e fierezza bavarese.
 
Oggi, oltre che meta turistica, è famosa per gli annuali incontri-conferenze dei vincitori del premio Nobel destinati ad un pubblico di talentuosi studenti e laureati provenienti dalle Università di tutto il mondo.
 
Non può mancare una gita del lago in battello e una gustosa sosta nei ristoranti che affollano i vicoli della città vecchia.

Fonte: tuttobaviera.it

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By Admin (from 06/03/2011 @ 14:00:43, in en - Global Observatory, read 1672 times)

Please behold, another innovative design to join the team of promising Architecture. The Envision Green Hotel designed by Richard Moreta Architecture, with interiors by Miami-based MRA Design for Hospitality Design’s Radical Innovation.

Part wind tower, part urban eco-resort, and all egg, this “lobular” structure is touted as one of the most recognizable landmarks for the city in which it would ultimately be…laid.

The Envision Green Hotel combines wind technology and resort architecture for a one-of-a-kind eco-friendly design. Shaped like a giant egg, it is currently just a concept at the moment. Submitted for Hospitality Design’s Radical Innovation competition, you never know if it’ll become more though.

Designed by Richard Moreta Architecture, the Envision Green Hotel features interiors by Miami-based MRA Design. Powered by a photovoltaic exterior sheathing, the interior is rife with fresh gardens. On the whole, this building is like a living organism.

Operating like a living organism, the Envision literally breathes through its wind and atmospheric conversion systems, which allow natural air into the interior of the building without mechanical intervention. Photovoltaic exterior sheathing provides the building’s energy, while indoor gardens at various levels of the structure act as upward extensions of the earth, creating mini-microclimates that filter the air and act as added insulation. Recycled pools of water around the structure serve as catch basins, water reservoirs, fire barriers, and indispensable decorative aquatic features. Power from the wind turbine heats the boiler and creates steam for the chiller water plant beneath the structure to cool and heat the hotel.

Within the hotel, rooms would be designed on a 4 foot multiple to conform to standard-sized materials and reduce construction waste. A high-efficiency LED system would illuminate the interiors, and non-toxic, non-off-gassing finishes would be employed. Besides the typical water-efficient fixtures, this eco resort would use recovered rainwater for flushing and irrigation. The rooms would also include a mood pad control unit that would allow each guest to control the lighting and choose groovy digital images that would reflect behind glass walls and ceilings.

To help this giant eco-egg blend even more subtly into the surrounding urban context, exterior LED curtain walls would change color throughout the night to indicate the progression of time, making the Envision glow in the night like a giant, moody Fabergé egg.

Source: Inhabitat

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By Admin (from 06/03/2011 @ 11:00:42, in ro - Observator Global, read 2522 times)

 Disparitia, in august 1997, a neuitatei „printese a inimilor”, una dintre cele mai iubite personalitati din lumea contemporana, a produs soc si consternare in intreaga lume. Si inca de la inceput, multa lume a suspectat ca moartea printesei Diana nu s-a datorat unui accident rutier banal. Unii adepti ai „teoriei conspiratiei” au sustinut ca responsabili de tragicul eveniment ar fi chiar serviciile secrete britanice, care au actionat astfel pentru ca nu se dorea ca mostenitorii tronului sa aiba drept tata vitreg un om de origine araba... Dincolo de toate aceste speculatii, mai mult sau mai putin absurde, se pare totusi ca accidentul Dianei nu a fost unul obisnuit. La aproape zece ani de la accident, un martor ocular face dezvaluiri senzationale.

Producatorul muzical Jacques Morel, acum in varsta de 59 de ani, isi aminteste foarte bine ca in noaptea accidentului, trecand prin tunelul unde avea sa-si gaseasca sfarsitul fosta printesa de Walles, a vazut acolo cativa barbati imbracati in costume de culoare inchisa, cu mai putin de un minut inainte de producerea accidentului.

„Ma intorceam acasa, cu sotia mea, dupa ce servisem cina la un restaurant chinezesc. Intrand in turneul Alma, am vazut in stanga, pe sensul opus de mers, mai multe siluete invaluite in umbra, stand pe o portiune ingusta de trotuar. Acei oameni stateau insirati, in linie dreapta si pareau sa astepte ceva. M-am mirat, fiindca trotuarul e foarte ingust si traficul e foarte intens, e riscant sa stai mult timp acolo. La doar cateva secunde dupa aceea, am auzit un zgomot infernal si am vazut, in oglinda, o inlantuire de lumini. Imediat m-am gandit ca s-a intamplat un accident si ca barbatii aceia nu sunt straini de acesta. Am oprit masina si am mers sa vad despre ce vorba. O masina luxoasa se izbise de un stalp si se zdrobise complet.

 A urmat un zgomot infernal de clacsoane si un fum alb a umplut tunelul. Dodi Fayed si soferul, Henri Paul, erau deja morti... Am fost devastat vazand-o pe printesa Diana, in pantalonii ei albi, pe bancheta din spate. Parea atat de senina si linistita, dar mi-am dat seama ca era muribunda. A fost una dintre cele mai tulburatoare scene din viata mea. Niciodata nu-i voi uita chipul. Apoi am vazut un Fiat Uno alb, indepartandu-se in viteza. Dar pe acei oameni misteriosi nu i-am mai vazut. Disparusera de parca intrasera in pamant”, spune Morel care, de teama consecintelor declaratiilor sale, s-a refugiat in Tunisia.

Producatorul francez crede ca accidentul a fost de fapt o inscenare, dar intentia nu era de a-i ucide pe pasagerii Mercedesului lui Dodi Al Fayed, ci doar de a-i speria. El nu a putut insa afla cine erau acei misteriosi „oameni in negru” si daca James Andanson soferul Fiatului, care se pare ca „l-a orbit” cu faza lunga pe Henri Paul facea parte din complot sau nu. In mod bizar, Andanson, cunoscut informator al ziaristilor de scandal dar si al serviciilor secrete, s-a sinucis trei ani mai tarziu si acel Fiat alb nu a mai fost gasit niciodata.

Morel isi va publica propria versiune asupra accidentului in care printesa Diana si-a pierdut viata intr-o carte intitulata „The Witness” (Martorul). Ideea carti e ca Diana de Walles a cazut victima unui complot, de care chiar ea se temea. De altfel, in octombrie 2003, ziarul britanic „Daily Mirror” a publicat o scrisoare de-a Dianei, trimisa unei prietene cu zece luni inainte de accident, unde se vorbea despre un posibil accident de masina „care sa-i lase lui Charles cale libera spre a se casatori”. Ceea ce, pana la urma, chiar s-a intamplat...

Gabriel TUDOR - magazin.ro

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