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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

La più autorevole enciclopedia in lingua inglese sarà d'ora in avanti solo digitale, in Rete e su Dvd. "Č un rito di passaggio in questa era. Qualche persona sarà triste e nostalgica, ma ora abbiamo uno strumento migliore. Il sito è aggiornato costantemente, è molto più espansivo e ha contenuti multimediali", questo il commento di  Jorge Cauz di Encyclopaedia Britannica Inc. rilasciato al New York Times. Dopo 244 anni di carriera, non ci sarà una nuova stampa cartacea della raccolta del sapere. L'ultima, risalente al 2010, aveva venduto solo 8mila delle 12mila copie stampate. Le ragioni del radicale cambio di prospettiva editoriale non sono solo culturali, ma anche di budget. Secondo il New York Times, la vendita delle copie cartacee - che è scesa costantemente dopo gli anni '90 - rappresenterebbe appena l' 1% degli introiti dell'editore mentre gli abbonamenti al portale web toccherebbero già ora il 15% del totale con 100 milioni di utenti su scala mondiale. 

L'ultima versione fisica dell'enciclopedia aveva 32 volumi e pesava circa 58 kg per 1.395 dollari di prezzo di copertina: i suoi maggiori acquirenti erano istituzioni culturali, ambasciate e qualche colto studioso. Per gli utenti normali era impossibile resistere alla concorrenza, leggera e istantanea, della Rete e soprattutto di Wikipedia, che la inseguiva anche sul campo dell'autorevolezza, fiore all'occhiello della Britannica: già nel 2005 uno studio di Nature dimostrò - anche se gli editor dell'encilopedia ufficiale contestarono il dato - come Wikipedia commettesse mediamente 4 errori per articolo, contro i 3 riscontrati nei tomi della Britannica. 

L'abbonamento annuale all'edizione online della Britannica costerà 70 dollari. La prima edizione dell'enciclopedia risale invece al 1771a Edimburgo, in Scozia:  “La fine della stampa era qualcosa che prevedevamo da tempo,  è l’ultimo passo della nostra trasformazione da editore a stampa, quale eravamo, a creatore di prodotti culturali digitali quale siamo oggi” ha chiosato Cauz. Toccherà trovare una nuova definizione per "topo da biblioteca"?

Fonte: wired.it

 

Flussi di gas da piccole, galassie da più grandicelle. Se dovessimo stilare la dieta delle galassie adolescenti, quelle cioè risalenti al periodo tra i 3 e i 5 miliardi di anni dopo il Big Bang, scopriremmo che l’accrescimento di questi ammassi stellari è frutto di questi due diversi processi, come suggeriscono le osservazioni compiute dal Very Large Telescope (Vlt) dell’ European Southern Observatory (Eso) in una serie di articoli in via di pubblicazione su Astronomy and Astrophysics.

L’idea alla base delle osservazioni di Vlt, e la successiva analisi della dieta delle galassie, si basa sul fatto che inizialmente questi ammassi stellari erano più piccoli di quelli osservati oggi (le galassie adolescenti, giovani, sono quelle talmente distanti che la loro luce arriva dal passato remoto, quando l’Universo aveva tra i 3 e i 5 miliardi di anni appunto). Per capire in che modo sia avvenuto questo cambiamento, ovvero come la massa delle galassie si sia accumulata, è nata la missione Massiv - Mass Assembly Survey with Sinfoni in Vvds (Vimos-Vlt Deep Survey) - del Vlt.

Cuore di Massiv sono due strumenti, uno usato per scovare le galassie giovani da studiare, l’altro invece per analizzarle nel dettaglio. Il primo si chiama Vimos ed è uno spettrografo multi-oggetto in grado di ottenere spettri a bassa risoluzione di molte galassie in contemporanea, fino a mille; il secondo, lo spettrografo Sinfoni, è stato invece usato per le osservazioni nel vicino infrarosso (dall’1 a 2.5 μm). Insieme i due sono in grado di monitorare i movimenti della materia stellare e la sua natura chimica. “Lo strumento Sinfoni montato al Vlt dell'Eso è uno dei mezzi più potenti al mondo per dissezionare le giovani galassie distanti e studiarle. Svolge lo stesso ruolo del microscopio per un biologo”, ha spiegato a tal proposito Thierry Contini dell’ Institut de Recherche en Astrophysique et Planétologie (Irap) di Tolosa, a capo del team che si è occupato di analizzare i dati acquisiti da Vlt.

Così, combinando insieme le osservazioni di Sinfoni e Vimos, gli scienziati guidati da Contini hanno potuto estrapolare le caratteristiche delle galassie giovani e lontane. Scoprendo che, a differenza di quelle odierne e vicine, la maggior parte degli elementi pesanti si concentra ai bordi di queste galassie, mentre la componente gassosa non sembra essere in rotazione. Inoltre gli scienziati hanno potuto determinare anche come cresce una galassia adolescente. Come ha ricordato Contini i processi sono sostanzialmente due: “Eventi violenti di fusione, quando galassie più grandi inglobano galassie più piccole, oppure un flusso continuo e più graduale di gas che cade sulle galassie”. Processi che, alla luce delle ultime osservazioni di Vlt, i ricercatori pensano siano caratteristici di età diverse delle galassie: da piccoli questi ammassi stellari si sarebbero nutriti di flussi di gas, mentre in una fase successiva sarebbero cresciuti grazie alla fusione con altre galassie.

Fonte: wired.it

 

Le più colpite sono state le province di Buzau e Vrancea (est), dove è stata istituita l’allerta, perchè la maggior parte delle località disastrate si trovano in zone collinari e montuose a forte rischio frane. Stando all’Ispettorato generale per le Situazioni di Emergenza, in tutto il paese sono state allagate circa 800 masserie e attinenze, ma anche centinaia di ettari di campi coltivati. Sono state inoltre danneggiate diverse strade provinciali e comunali e tratti di ferrovia, e diversi ponti e ponticelli sono stati distrutti dalle piene.

Oltre 600 dipendenti del Ministero degli Interni mobilitati nelle zone con problemi sono stati impegnati accanto a centinaia di volontari a contenere gli effetti disastrosi delle alluvioni. Migliaia di abitanti dei paesini rimasti isolati sono ancora in attesa di aiuto. Il premier Victor Ponta ha chiesto ai ministri un rapporto sulla situazione creata dai recenti nubifragi.

I meteorologi annunciano che le piogge continueranno nei prossimi giorni e che l’allerta allvioni resta valida. Dal canto loro, gli idrologi ammoniscono sul rischio torrenti sui versanti montuosi e sul rischio piene sui fiumi. Come se il maltempo non bastasse, la Romania si confronta questi giorni anche con problemi causati dall’inquinamento. Sul fiume Oltet nella provincia di Olt, nel sud-ovest del Paese, si è rotto un oleodotto causando una macchia di petrolio che si è estesa su un’area di due chilometri e le autorità cercano di limitare i danni ambientali costruendo una diga assorbente. La scorsa settimana, c’era stato un altro spargimento di petrolio sul fiume Cotmeana della provincia di Arges, nel sud. Gli specialisti hanno cercato senza successo di prevenire l’allargamento della macchia di petrolio in seguito ai nubifragi.

Fonte: rri.ro

 

Ad affondare il Titanic non sarebbe stato solo quell’ iceberg. O meglio: quel blocco di ghiaccio avrebbe sì inferto il colpo mortale alla nave, ma a farla inabissare sui fondali oceanici sarebbe stata una combinazione di più fattori. Una tempesta perfetta, come la chiama Richard Corfield su Physics World, dove, a un secolo dal disastro, ripercorre la storia del famoso transatlantico, arricchendola di particolari. Come per esempio quello, poco conosciuto, sullo scafo: sarebbe stato costruito male nei cantieri navali, con prodotti scadenti, usati per risparmiare. Anche per il lussuoso Titanic. Così, dopo l’ipotesi di un coinvolgimento lunare nel disastro, riprende corpo anche quella di un problema fisico, materiale, che avrebbe reso il transatlantico più indifeso.

Perché il Titanic, cento anni dopo essere affondato, continui a far discutere è presto detto. Non era una nave qualunque. Era un gioiello (letteralmente, visto che costò 7,5 milioni di dollari) di tecnologia e di sicurezza, con dispositivi all’avanguardia, come il sistema di comunicazione via radio. Eppure quel gigante da 46mila tonnellate precipitò velocemente, forse anche troppo, sui fondali dell’oceano Atlantico nel giro di neanche tre ore. Il motivo?

Non uno solo. Innanzitutto, l’elevata velocità di crociera tenuta dal capitano Edward John Smith malgrado la presenza (forse segnalata) di iceberg in quelle acque. In secondo luogo, la mancanza di un adeguato numero di scialuppe (sebbene Corfield faccia notare come questo fosse addirittura superiore a quello richiesto dalla legge). In terzo luogo, i problemi di comunicazione via radio, che avrebbero rallentato i soccorsi. Infine, le difficoltà di avvistamento del pericolo, per mancanza di binocoli, e le eccezionali maree verificatesi in quel periodo. Oltre a questi elementi già analizzati, però, ci sarebbero stati almeno altri due fattori fondamentali. Primo fra tutti la fragilità dello scafo, messa in luce dalle analisi effettuate sul relitto compiute dopo la sua scoperta da parte del sottomarino Alvin, e da quelle realizzate sui documenti storici del luogo in cui il Titanic venne assemblato, nei cantieri navali della Harland and Wolff di Belfast, nell’Irlanda del Nord.

A compiere le analisi furono, tra gli altri, due metallurgisti, Tim Foecke del National Institute of Standards and Technology (Usa) e Jennifer Hooper McCarty, della Johns Hopkins University, intorno alla metà degli anni Duemila. Stando a quanto riporta Corfield, quanto scoprirono i due esperti avrebbe avuto un ruolo fondamentale nell’affondamento del Titanic: venne alla luce che i rivetti (i sistemi meccanici utilizzati per tenere unite le lamiere) usati nella costruzione della nave non erano tutti della stessa qualità, né distribuiti uniformemente sulla superficie dello scafo.

In particolare quelli della prua e delle zone posteriori erano più scadenti –usati forse per risparmiare - e messi a mano (probabilmente per le difficoltà nell’utilizzare i sistemi meccanici nelle zone curve, come prua e poppa).

E proprio la cattiva qualità dei rivetti avrebbe contribuito ad affondare il Titanic, visto che avrebbe reso le lamiere – già realizzate in materiale non adatto alle temperature di quelle acque - meno resistenti, e più soggette ad aprirsi. Questo avrebbe determinato l’ingresso dell’acqua in sei dei sedici compartimenti stagni della nave, due in più del numero massimo sostenibile per non far affondare la nave.

Ma insieme ai problemi materiali di costruzione, ci sarebbero state anche le congiure climatiche a svolgere un ruolo fondamentale nel disastro del Titanic. Accanto all’ipotesi di una superluna, che a sua volta avrebbe determinato eccezionali maree e influenzato il cammino degli iceberg fino a metterli sulla rotta del transatlantico, c’è infatti quella di un muro di ghiaccio creato dall’incontro tra due correnti, la corrente del Golfo e quella del Labrador. Come spiega Richard Norris dello Scripps Institution of Oceanography di San Diego: “Nel 1912 fu un’estate insolitamente calda nei Caraibi e perciò la corrente del Golfo fu particolarmente intensa quell’anno. Dal punto di vista oceanografico, il risultato di tutto questo fu che gli iceberg si concentrarono nel luogo della collisione”. Nello specifico, la differenza di temperatura tra le due correnti avrebbe favorito l’allineamento dei blocchi di ghiaccio: un vero e proprio muro contro il quale si sarebbe trovato poi il Titanic.

Lo studio entra quindi nel filone di notizie che stanno spopolando sul centenario dell'affondamento del translatantico. Tra le più curiose un' iniziativa su Twitter. Sulla piattaforma di microblogging c'è infatti la diretta del viaggio, come se il viaggio fosse nel 2012: i follower sono già oltre i 12mila.

Fonte: Wired.it

 

Sarà possibile esplorare 150 musei in più di 40 paesi, per un totale di 30mila opere digitalizzate!

La grande biblioteca del mondo che Google sta pazientemente catalogando, da oggi sarà più vasta. E avrà i suoi saloni d’arte personalizzabili, sul modello delle grandi stanze dove i nobili del Settecento raccoglievano il meglio delle loro collezioni artistiche. Così il progetto Google Art Project, lanciato dal gigante di Mountain View nel febbraio del 2011 per esplorare i più famosi musei del mondo, oggi raggiunge la sua seconda fase, arricchendosi di oltre 30mila opere d’arte e 150 musei in 40 paesi, tutti esplorabili nei dettagli. Google ha appena annunciato di aver espanso la sua collezione artistica, grazie a fotografie ad altissima risoluzione (Gigapixel) e a 360°, non solo di dipinti, sculture e oggetti museali, ma anche di graffiti di strada brasiliani, arti decorative islamiche, antiche opere rupestri africane.

Fra i luoghi d’ arte più particolari, tutti percorribili grazie alla tecnologia di Street View, ci sarà l’ufficio del Presidente degli Stati Uniti. Anche l’Italia ha contribuito ad ampliare la raccolta di Google: i Musei Capitolini di Roma, fondati da Sisto IV nel 1471 per conservare ed ammirare il glorioso passato culturale della Città immortale, sono entrati a far parte del progetto, dopo gli Uffizi di Firenze. Restando comodamente a casa, sarà possibile sbirciare fra i serpenti del Busto di Medusa, capolavoro di Gian Lorenzo Bernini, entrare nella fastosa Aula degli Orazi e dei Curiazi affrescata da Giuseppe Cesari e quasi sfiorare la famosa Lupa Capitolina di bronzo che allatta Romolo e Remo.

Il Google Art Project si arricchisce di nuove funzioni. Con Esplora e Scopri i visitatori virtuali potranno ricercare le opere per collezione ed artista, visualizzando tutte le informazioni necessarie attraverso schede di approfondimento. E grazie alla funzione La mia galleria, tutti potranno creare la propria playlist museale: uno strumento progettato anche in funzione didattica.

Non mancherà la versione del Google Art Project per i tablet. Si partirà con quella destinata ad Android per poi creare, dopo il lancio, anche l'applicazione per la concorrenza.

Fonte: Wired.it

 

Se siamo ancora qui a parlare di fusione fredda 23 anni dopo la conferenza stampa in cui Stanley Pons e Martin Fleischmann (era il 23 marzo del 1989) annunciarono al mondo di aver realizzato la fusione di atomi di deuterio in un reticolo di palladio producendo un eccesso di energia, è perché non sembra facile liquidare il tutto come junk science, cattiva scienza. Ma è altrettanto assurdo illudersi che la fusione fredda – o come oggi si preferisce dire, le reazioni nucleari a debole energia o Lenr (acronimo di Low Energy Nuclear Reactions) – risolvano i problemi energetici e ambientali del pianeta. Se la rivoluzione attesa non c’è stata, non è colpa di un fantomatico complotto ordito dalle lobby dei potenti. Mettiamola così: è la fisica, bellezza.

Riprodurre in una stanza, magari dentro piccoli dispositivi, ciò che tiene acceso il Sole grazie a temperature di decine di milioni di gradi Kelvin, è quanto meno complicato. Soprattutto, è contrario alle leggi fisiche e chimiche conosciute. “ Si tratta di fondere elementi più leggeri in atomi più pesanti, la cui massa finale è inferiore alla somma delle masse iniziali, con rilascio di energia”, spiega Antonio Zoccoli, professore ordinario di fisica all’Università di Bologna, nella giunta dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn). “ Il problema è che per unire protoni carichi positivamente, che si respingono, è necessario vincere la forza elettrostatica e per questo sono necessarie temperature e pressioni elevate, come avviene nelle stelle”. Ammettiamo pure che esista qualche effetto quantico ignoto che permetta quello che oggi sembra inconcepibile, la fusione nucleare a temperatura ambiente. Sta di fatto che tutte le ricerche serie finora condotte – e non sono poche – hanno racimolato scarsi risultati, controversi e - ahinoi - difficilmente riproducibili (il che, in fisica, non è un buon segno). Così, dopo la partenza a razzo dei due scienziati statunitensi (che non erano neppure fisici nucleari, ma elettrochimici), è finita a tarallucci e vino. Molti laboratori provarono, in maniera indipendente, a ripetere gli esperimenti, senza tuttavia riuscirci (gli stessi Fleischmann e Pons avrebbero poi ammesso errori). Qualcosa di simile a una  frode, insomma. Con il passare del tempo la fusione fredda è stata ripudiata dalla gran parte della comunità scientifica. Ma un centinaio di scienziati nel mondo perseverano nell’impresa: sono mosche bianche, eppure continuano a operare all’interno di importanti centri di ricerca, in Italia e all’estero, con soldi pubblici e privati.

Due settimane fa, a fare un punto sui progressi nelle Lenr, è stato Francesco Celani, ricercatore dell’Infn, invitato a tenere una conferenza al Cern di Ginevra con Yogendra Srivastava, dell’Università di Perugia. La più eretica delle materie che entra nel tempio della scienza ufficiale. Forse un segnale che qualcosa sta cambiando? In realtà, c’è ben poco per cui entusiasmarsi.

“ Qualcosa di anomalo ogni tanto si verifica, e questo è documentato da più di vent'anni di ricerche, il problema è che non si conoscono bene i parametri in gioco per rendere il fenomeno riproducibile”, dice Celani.  Se i dati sperimentali sono confusi, si brancola nel buio dal punto di vista teorico: “ Sono stati proposti circa 150 modelli per spiegare le stranezze della materia condensata”, dice Celani, “ la più verosimile è la teoria di Widom-Larsen", ma un impianto solido, in realtà, non esiste. Celani sostiene anche che ricerche di rilievo siano state insabbiate e venute a galla negli ultimi anni. Ma - ammesso che sia vero - ci vuol tanto a dimostrare, una volta per tutte, che la fusione fredda può funzionare? Per di più, anche gli esperimenti favorevoli all’ipotesi pubblicati su riviste scientifiche con peer-review, riferiscono un eccesso di energia di poche decine di watt.

Il Cern, in tutto ciò, come la vede? “ Ci sono fenomeni intriganti nelle reazioni nucleari a bassa energia ancora in fase di studio”, spiega a Wired.it il portavoce James Gillies: “ Il Cern non conduce ricerche in questo campo, ma abbiamo un programma di conferenze molto vasto per consentire ai nostri scienziati di esser aggiornati sugli sviluppi in molte branche della fisica”.

Anche l' Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, non demorde. Non è vero che dopo il famoso Rapporto 41 la partita si è chiusa. L’anno scorso, sulla rivista bimestrale dell’Enea, Vittorio Violante e colleghi del Centro di ricerche di Frascati facevano il punto della situazione scrivendo che “ i risultati raggiunti eliminano dubbi sull’esistenza del fenomeno e aprono interessanti prospettive per la sua definizione”. Già, perché non è affatto chiaro se queste anomalie riportate in vari esperimenti coinvolgano reazioni nucleari, o piuttosto, chimiche. In conclusione del focus, i toni si stemperano: “ non c’è davvero la possibilità di esprimersi né su ipotetiche applicazioni né sulla possibilità di studi di natura tecnologica senza aver prima definito la fisica del sistema. Non sappiamo ancora se potranno esserci applicazioni di qualche genere”. D’altronde, una fonte d’energia dev’essere affidabile: se faccio il pieno dell’automobile so quanti chilometri posso percorrere, se premo l’interruttore della luce so che la lampadina si accende. Sarebbe assai poco pratico un apparecchio Lenr che funziona una volta sì e 100 no, come e quando pare a lui.

I sostenitori delle Lenr non mancano alla Nasa, al Mit, all' Agenzia di ricerca della Marina statunitense, anche se si tratta più che altro di esperienze isolate. Stringi stringi, la fusione fredda o qualunque cosa essa sia, sembra dannatamente elusiva: tanti indizi, nessuna prova.

Poi l’anno scorso, spunta un imprenditore: Andrea Rossi, già salito alla ribalta delle cronache giudiziarie in passato per una pesante ecotruffa (20 anni fa prometteva di trasformare i rifiuti in petrolio).

Rossi si affianca a un anziano professore di fisica in pensione, Sergio Focardi, dell’Università di Bologna, e insieme i due annunciano di aver realizzato la macchina perfetta della fusione fredda: E-Cat, che sta per catalizzatore di energia, un dispositivo grande come due scatole di scarpe che fonderebbe nuclei di idrogeno e atomi di nichel (con l’aggiunta di un misterioso ingrediente segreto), generando come unica scoria dell’innocuo rame. Niente radiazioni, niente gas inquinanti, materia prima a basso costo e abbondante. La produzione d’energia sarebbe enorme: 10 kW, a fronte di meno di un 1 kW in entrata. E, dulcis in fundo, il processo è controllato, riproducibile, funziona sempre. Insomma, tutti i problemi con cui si è scontrata per vent’anni la ricerca sulle Lenr, risolti in un colpo solo. Wow. Sarebbe fantastico, se fosse vero. Questa sì, la soluzione ai mali del mondo.

Peccato ci siano mille ragioni per essere davvero molto perplessi sulla vicenda. Nessun ricercatore ha potuto guardare nel dispositivo e fare verifiche indipendenti di cosa avvenga dentro E-Cat. Nel corso delle dimostrazioni a porte chiuse avvenute a Bologna - con l’apparecchio completamente avvolto dalla carta stagnola -, l’unica misura esterna effettuata ha dato esito negativo. “ Se nel dispositivo avvenisse davvero la fusione nucleare (con la produzione d’energia dichiarata, non potrebbe essere una reazione chimica), be', dovrebbero prodursi raggi gamma”, dice Antonio Zoccoli: “ Ma quando abbiamo posizionato rivelatori accanto all’apparecchio, praticando dei fori nella schermatura di protezione, non abbiamo osservato alcuna emissione”. Se d’altronde quell’emissione ci fosse stata, avrebbe incenerito gli astanti. Come spiega dettagliatamente in questo post Ethan Siegel, astrofisico statunitense, anche i pochi dati a disposizione su E-Cat sono sufficienti per affermare che le reazioni proclamate sono semplicemente impossibili. Su E-Cat non sono stati pubblicati lavori scientifici (non inganni il Journal of Nuclear Physics, che a dispetto del nome altisonante, è un blog aperto dagli stessi Rossi e Focardi).

Credere a E-Cat è come credere a un miracolo: un atto di fede. Intanto, il tempo passa, e i nodi vengono al pettine: il brevetto non approvato, il contratto non onorato con l’Università di Bologna e rescisso, altisonanti  affermazioni ritrattate. Eppure, basterebbe poco per zittire le malelingue: accettare il processo di revisione scientifica. L’appello è bipartisan, sia da parte di chi studia la fusione fredda come Celani, sia di chi appartiene alla corrente mainstream, come Zoccoli. “ Non abbiano timori di sottoporre il dispositivo alle verifiche sperimentali”, rinnova l’invito Zoccoli: “ Vincerebbero il Nobel, altro che brevetto”. Č più che legittimo sospettare che, in buona fede, sia stato fatto un errore di misura. A pensar male, invece, che dentro E-Cat si nasconda l’inganno. E per la fusione fredda sarebbe il colpo di grazia.

Fonte: Wired.it

 

In caso di compravendita in Rete non c'è pseudonimo che tenga: la reale identità dell'internauta deve essere esplicitata in fase di registrazione. È quanto ha stabilito la terza sezione penale della Cassazione, con la  sentenza 12479/2012, pubblicata il 3 aprile. Chi, recita la sentenza, crea un account di posta elettronica usando le generalità di un altro utente " al fine di trarne profitto o di procurare a quest'ultimo un danno" commette reato di sostituzione di persona ( articolo 494 del Codice penale). Nello specifico caso in oggetto è stata confermata una multa di 1.140 euro, già comminata dalla Corte d'appello di Roma, a un 42enne che aveva partecipato a una serie di aste online con un nome di fantasia. A monte, l'iscrizione era stata fatta a nome di un'ignara donna che si è vista addebitare i pagamenti. L'uomo si è difeso dichiarando che " non c'è alcuna necessità di servirsi di una vera identità per comprare oggetti online, ben potendo usare uno pseudonimo". Da qui la chiara presa di posizione della Cassazione.

In linea generale, l'argomento è di stretta attualità. Online e soprattutto sui social network spopolano le utenze false, i cosiddetti fake, legate all'identità di personaggi noti. Il caso di Fiorello, scomparso da Twitter la scorsa settimana, è un esempio eclatante: non passa giorno in cui qualche bontempone non si registri con il vecchio account dello showman siciliano (@sarofiorello) e cinguetti il sospirato ritorno. Intanto, il diretto interessato gioca con l'interesse virtuale scatenatosi in seguito alla sua cancellazione in azzurro e fa capolino su Youtube.

Tornando alle questioni giudiziarie, la registrazione con altrui e noto nome non è stata toccata dalle corti nostrane. " L'anonimato", spiega a Wired.it l'avvocato esperto di diritto digitale Fulvio Sarzana di Sant'Ippolito, " è protetto fino a prova contraria". Fino a quando il reale proprietario dell'identità non viene danneggiato in qualche modo, come recita la sentenza sopracitata e come la Cassazione - ricorda Sarzana - aveva già stabilito il 14 dicembre del 2007. La sentenza 46674 condannava un uomo reo di aver stretto rapporti in Rete a scopo sessuale utilizzando le generalità di un'altra persona, tutelata anche in questo caso dal 494 del Codice penale. Se, precisa invece Sarzana, un anonimo qualunque acquista il dominio erosramazzotti.it o crea l'account Twitter @alessiamarcuzzi, il cantante e la presentatrice " possono agire in difesa della loro reputazione online" e chiedere la cancellazione di indirizzo e profilo ma " non non ci si sta più muovendo, non essendoci danno o profitto, entro i confini del reato di sostituzione".

Fonte: Wired.it

 

Cosa è stato davvero fatto dopo il terremoto?

C’è un ritornello spettrale che aleggia sopra il terzo anniversario del terremoto che ha sconvolto L’Aquila, una frase che rimbalza cristallina dall’Aquila nella Rete e nell’Italia tutta: “ Tre anni dopo, nulla è cambiato”. Si tratta di un frase piuttosto vera, soprattutto se si concentra l’attenzione sul centro storico della città e sui cittadini che lì avevano le proprie case e che da quello sciagurato 6 aprile 2009 non ci sono più potuti tornare. Per questo Wired Italia ha deciso di organizzare la campagna #occupylaquila.


A 36 mesi di distanza dal terribile sisma che ha sfregiato per sempre il volto dell’Aquila almeno 26.787 persone non hanno ancora fatto ritorno alle proprie case (più della metà dei 45mila sfollati iniziali). Di questi 13mila vivono attualmente nelle abitazione del progetto C.A.S.E. (organizzate nelle famose 19 new town volute dal Governo Berlusconi), 2.700 occupano moduli abitativi prefabbricati, mentre altri 380 ancora tirano avanti negli alberghi.

Con una situazione del genere verrebbe da pensare a una mancanza di fondi. E invece i fondi ci sono, in tre anni il Governo Italiano ha stanziato la bellezza di 10,6 miliardi di euro, dei quali 2,9 sono stati utilizzati per gestire l’emergenza nell’immediato, rimangono 7,7 miliardi ancora da sbloccare. Per ricostruire le abitazioni del centro storico servirebbero quasi 4 miliardi di euro, eppure lo stato di attuazione dei lavori è ancora ai primordi. Perché? Secondo alcuni esperti urbanisti è in parte colpa di rallentamenti burocratici, e della scelta di attende la realizzazione di Piani di Ricostruzione non sempre necessari e che hanno chiesto tempi lunghissimi per essere approvato.

L'Aquila L'Aquila

“ Tre anni dopo, nulla cambiato” è dunque una frase vera, ma solo in parte. Se il centro storico versa ancora in condizioni di devasto, qualcosa è stato ricostruito. Merito delle attività autonome di ricostruzione dei beni culturali che, stando ai dati forniti dal Ministro Fabrizio Barca, hanno portato alla ristrutturazione di 119 chiese e all’apertura di 40 cantieri per altrettanti edifici adibiti al culto.

Cosa è cambiato, dunque? O per formulare meglio l’interrogativo: quanti lavori sono stati effettuati in questi tre anni, quali edifici e quali monumenti sono stati messi in sicurezza, e quanti cantieri devono ancora essere aperti?

In un cronoprogramma pubblicato dal sindaco Massimo Cialente intorno a gennaio, viene fatta una stima (da alcuni considerata volutamente ottimista) della tabella di marcia per i lavori pubblici (sia ordinari che di ricostruzione post-terremoto). Secondo il cronoprogramma, a inizio dell’anno i cantieri aperti ammontavano al 39% di quelli previsti, i lavori portati a compimento invece costituivano una fetta minima della torta.

Nelle previsioni di Sindaco e Amministrazione Comunale di qui a giugno la percentuale di lavori terminati potrebbe raggiungere quota 47%, lasciando un 41% di lavori in esecuzione e solo il 12% in fase di bando di gara o contratto.

Nell’ambito di una parziale operazione di trasparenza, sul sito del Commissario delegato per la Ricostruzione, la Presidenza della Regione Abbruzzo ha recentemente pubblicato una planimetria che consente di farsi un’idea chiara degli interventi pubblici eseguiti, quelli in corso d’opera e quelli ancora inchiodati sulla linea di partenza. È interessante notare come dei 38 interventi pianificati, solo 6 siano stati portati a termine e solo 8 cantieri siano tuttora in attività. Gli altri 24 interventi sono ancora in attesa di superare la fase d’appalto o della formalizzazione di un progetto esecutivo.

Uno dei primi lavori portati è a termine è stato il restauro della Fontana delle 99 cannelle, uno dei monumenti più antichi e memorabili della città. Grazie ai 500mila euro del Fai (Fondo Ambiente Italiano), la ristrutturazione è stata terminata nel dicembre del 2010. Un altro importante lavoro consegnato è la ristrutturazione delle Mura Urbiche a Borgo Rivera, mentre i lavori di restauro di Porta Rivera sono ancora in fase di esecuzione, il costo dei due interventi ammonta a 800mila euro.

Tra le Porte colpite dal sisma ci sono poi Porta Castello e Porta Napoli. Porta Castello, edificata nel Cinquecento e distrutta già in precedenza da un terremoto nel 1703, ha già subito l’intervento necessario: riportava danni diffusi in tutta la struttura e ci sono voluti 25mila euro (donati da Lions Club – L’Aquila Host) per rimetterla in sesto. Porta Napoli invece è stata interessata da diversi crolli e la sua ricostruzione ha richiesto oltre 260mila euro (Fondazione Carispaq), i lavori sono ancora in corso.

Altri due interventi completati sono quelli che hanno interessato Caserma Campomizzi (13 milioni di euro) e la Casa della Giovane Italiana – Ex Isef che ora ospiterà gli uffici della struttura commissariale per la ricostruzione (1,9 milioni di euro).

Passando agli edifici religiosi, sono stati già smantellati i cantieri per la ricostruzione del Complesso di Sant’Amico, un ex-convento che per i danni riportati in seguito al sisma ha richiesto lavori per un totale di un milione di euro.

Tra i cantieri aperti ci sono quello della Chiesa di San Biagio d’Aminterum (termine previsto per il 18 luglio 2012, con 2,9 milioni di euro di finanziamento) e la Chiesa di San Giuseppe dei Minimi (chiusura cantiere prevista per fine 2012, con 1,7 milioni stanziati dal Governo del Lazio). Procedono anche i lavori alla Chiesa di San Pietro di Coppito, il luogo di culto fu edificato intorno alla fine del 1200 e in seguito al terremoto ha riportato gravi lesioni alle strutture portanti, con il conseguente crollo del campanile e di parte della facciata. Per l’intervento sono stati erogati 750mila euro.

Per la Chiesa di Cristo Re invece sono stati stanziati 720mila euro e anche in questo caso il cantiere è ancora aperto.

Sono stati poi completati i lavori preliminari di messa in sicurezza della cupola e del tamburo della Basilica di San Bernardino, le cui condizioni sono ora favorevoli all’inizio dei lavori previsti per Luglio 2012, per cui il Cipe ha stanziato 25 milioni di euro. Quasi ultimata invece la ristrutturazione della Basilica di Santa Maria di Collemaggio che ha richiesto finora oltre tre milioni di euro.

Tra gli edifici non adibiti al culto, quelli attualmente in fase di effettiva ricostruzione sono il Palazzetto dei Nobili (1,1 milioni di euro donati dalla Camera dei Deputati), l’edificio della Questura, per cui il Cipe ha stanziato quasi 13 milioni di euro (conclusione prevista per settembre 2012) e il Palazzo di Giustizia. In quest’ultimo caso, i 40 milioni stanziati dal Cipe sono stati in parte impiegati per i lavori sul corpo centrale, che verranno indicativamente portati a termine entro fine estate 2012. I lavori relativi all’Ala Uffici sono invece ancora in corso d’appalto e dovrebbero essere terminati entro l’estate del 2013.

In alcuni casi, agli interventi di ricostruzione sono stati affiancati lavori di costruzione di nuovi edifici, è il caso del complesso che oggi ospita la Procura Generale e la Corte D’Appello, i 7 milioni di euro stanziati dal Cipe hanno consentito di riqualificare la palazzina dell’ex-stazione ferroviaria e di procedere alla costruzione di un nuovo edificio circolare inaugurato lo scorso 23 settembre.

Tra i progetti ancora fermi è il caso di menzionare il Teatro San Filippo, la Scuola De Amicis e il Conservatorio Alfredo Casella. Al Teatro San Filippo i lavori sarebbero dovuti partire lo scorso Agosto e durare in tutto quattro mesi, a otto mesi di distanza il Teatro San Filippo è ancora inagibile e la Compagnia dell’Uovo ha lamentato il rischio di perdere i finanziamenti ministeriali

I lavori di ricostruzione alla Scuola De Amicis sono ancora fermi, nonostante sul sito CommissarioPerLaRicostruzione.it l’inizio fosse stato previsto per febbraio/marzo. Parte del finanziamento per questo cantiere era stato raccolto nella cornice dell’iniziativa Amiche Per l’Abruzzo, patrocinate da una serie di star femminili della musica italiana. Una sorte simile è toccata a un’altra iniziativa, patrocinata da Jovanotti, che a due settimane dal terremoto aveva raccolto 1,2 milioni di euro con la canzone all-star “Domani”: gran parte dei fondi sono stati allocati per la ricostruzione del Conservatorio Alfredo Casella, i lavori però non sono ancora partiti.

Una piccola parte delle donazioni raccolte con “Domani” erano invece destinati alla ricostruzione del Teatro Comunale, per il quale l’avvio dei lavori è previsto per inizio maggio.

Ma al di là delle cifre e dei progetti che abbiamo elencato, la situazione intorno alla ricostruzione de l’Aquila rimane tuttaltro che trasparente, e a tre anni di distanza i cittadini non possono più attendere. Per questo nelle scorse settimane un gruppo di cittadini ha lanciato un’operazione di trasparenza chiamata Appello Per L’Aquila. L’obbiettivo: la diffusione dei dati che le istituzioni possiedono e la costituzione di un osservatorio partecipato per vegliare sulla ricostruzione.

Fonte: Wired.it

 

La Corte Suprema Usa ha respinto un ricorso avanzato da sette detenuti del carcere nella base Usa di Guantanamo Bay, a Cuba, che contestavano i termini e la legalità della loro detenzione.

La decisione fa seguito ad un pronunciamento del 2008 da parte della stessa Corte Suprema secondo cui i detenuti di Guantanamo hanno il diritto di contestare la legalità della loro detenzione.

I detenuti si erano già rivolti a una Corte d'appello di Washington, che respinse il ricorso.

Source: ansa.it - RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

 

Il FT ha pubblicato la mia risposta: "Internet movement promises real democracy for Italy".

Traduzione.
"Gentile editore, ho letto l'articolo di Beppe Severgnini su di me e sul MoVimento 5 Stelle, L'articolo è un attacco deliberato a un movimento democratico che rappresento. Il M5S non ha "soluzioni semplicistiche a problemi complessi", ma un programma completo discusso in Rete per mesi e pubblicato on line sul sito www.beppegrillo.it. Qualunque giornalista può leggerlo, persino Beppe Severgnini. Io sono stato comparato a Benito Mussolini, un dittatore. Questo per me è offensivo. Il M5S è accusato di essere "populismo 2.0". E' esattamente l'opposto.

In Italia, i partiti politici hanno occupato ogni spazio nell'industria, nelle banche, nei media, ecc. Noi viviamo ormai in una partitocrazia, non più in una democrazia. Al contrario dei partiti politici, il M5S ha rifiutato ogni finanziamento pubblico. Alcune proiezioni lo valutano seconda forza politica con il 20% dei voti dopo solo due anni e mezzo dalla sua fondazione. Il M5S ha come obiettivo lo sviluppo di una vera democrazia e consentire ai cittadini di essere coinvolti in ogni decisione che li riguarda senza l'intermediazione dei partiti. Lo spirito del M5S può essere riassunto in due parole; trasparenza e partecipazione, entrambi possibili grazie alla diffusione di Internet. In futuro spero di leggere sul suo prestigioso giornale articoli più qualificati ed obiettivi sulla politica italiana."

Beppe Grillo, Genova, Italia

"Sir, I’ve read your June 5 Comment piece “The chirruping allure of Italy’s Jiminy Cricket”, talking about myself and the Italian Five Star Movement.
The article is a deliberate attack on the democratic movement that I represent. The Five Star Movement does not have “simplistic solutions to difficult problems”, but a complete programme that has been discussed on the internet for months and published online at www.beppegrillo.it. Any journalist can read it, even Beppe Severgnini. I have been compared to Benito Mussolini, a dictator. To me, this is an outrage.
The Five Star Movement is accused of being “Populism 2.0”. It is exactly the opposite.

In Italy, the political parties have occupied every space in industry, in the banks, in the media, etc. We live in a partitocracy, not in a democracy any more.
Unlike the political parties, the Five Star Movement has refused any public financing. It is actually predicted to be the second political force in Italy with 20 per cent of the votes, after only two and a half years since it came into being. It has the goal of achieving a real democracy and of giving the opportunity to citizens to be involved in any decision that affects their life without the intermediation of the parties.

The spirit of the Five Star Movement can be summarised in two words: transparency and participation, both possible thanks to the diffusion of the internet.
In the future I hope to read more qualified and objective articles with reference to Italian politics in your prestigious newspaper."

Beppe Grillo, Genoa, Italy

 
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