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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

E' quanto emerge da un accordo sottoscritto dalle Poste Italiane e quattro organizzazioni sindacali (UilPoste, Failp-Cisal, ConfsalCom e UglCom) che prevede un taglio di 140 euro di bonus alle future mamme che si assentano dal proprio posto di lavoro per portare a termine la gravidanza. Un colpo magistrale reso possibile dal “ solito passaggio formale” e di cui non occorre stupirsi più di tanto considerato ormai l'appoggio incondizionato delle forze sindacali e della "sinistra che fu" alle sciagurate cure del Dr. Monti.

E pensare che solo qualche anno fa le Poste Italiane avevano ricevuto il "Bollino Rosa S.O.N.O. – Stesse Opportunità Nuove Opportunità", promosso dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale.

L'immediata protesta scritta di Cgil e Cisl inviata alla Ministra Crudelia Demon Fornero e firmata da Barbara Apuzzo (Coordinamento nazionale Donne Slc Cgil) e da Caterina Gaggio (Coordinamento nazionale Donne Sip Cisl), spegne ogni residua fiammella di speranza a chi ancora crede nella forza contrattuale dell'attuale dirigenza sindacale.

Nella lettera , infatti, non si chiede alla Fornero di rendere nullo l'ignobile accordo ma "di revocare l’immeritato riconoscimento e di voler considerare la gravità dell’atto compiuto in termini di ‘cattivo esempio’ per quelle aziende che, pur non essendo paragonabili per storia, dimensioni e risorse a Poste Italiane, contribuiscono ogni giorno ad una reale valorizzazione delle politiche di Pari Opportunità".

Siamo alle comiche finali...

Autore: Hank Aleno - Fonte: cronachelodigiane.net

 

Sono, verosimilmente, i punti cardine del “piano B” in mano all’Unione Europea. Quel piano che, non sia mai, dovrebbe scattare se la Grecia lasciasse l’euro. O se per questo o altro consimile motivo i correntisti, quelli che hanno un conto in banca, corressero tutti in massa a trasformare i loro depositi in cash.  Anticipato dalla Reuters il piano in questione riempie oggi le pagine di tutti i quotidiani ma è, in realtà, un piano disperato nella sua ovvietà. Un piano che dovrebbe fermare l’ondata montante di panico, la prima e la più alta. Ma anche un piano che non appena fosse messo in atto produrrebbe panico ad ondate grandezza tsunami. Per curare la paura che si sta diffondendo, per salvare le banche dall’assalto e da se stesse serve altro: serve una garanzia unica europea per i depositi bancari, serve ora e serve subito.

“Schnell, Frau Merkel” titola oggi (12 giugno) il Sole 24 Ore, con una eco del “Fate presto” che aprì il quotidiano di Confindustria all’indomani della caduta di Berlusconi. “Presto, signora Merkel”, tre mesi e anche meno le hanno dato, a lei a noi tutti, prima il finanziere George Soros e ora Christine Lagarde per salvare la moneta unica. Novanta giorni, un’estate per dare una svolta ad una crisi in cui come europei ci trasciniamo ormai da più di due anni e per portare a compimento un processo politico rimasto monco da più di un decennio. La moneta unica ha bisogno di un’economia unica e, come ha ribadito Mario Draghi, tocca alla politica il compito di fare questo passo. Alla politica e a nessun altro. E la cancelliera Angela Merkel è colei che ha in mano le chiavi per fare questo passo. Certo non è la cancelliera tedesca l’unica attrice di questo processo, devono partecipare anche gli altri leader europei ma la Merkel, oltre ad essere stata sinora quella che ha difeso il rigore senza se e senza ma, e anche il leader del paese europeo economicamente più forte. Senza il suo avallo quindi gli altri possono poco, mentre il suo appoggio garantirebbe quasi certamente la forza politica necessaria per superare le residue difficoltà.

Il Sole 24 Ore, in un editoriale firmato dal direttore Roberto Napoletano, si spinge oltre e individua oltre alla garanzia europea per i depositi anche altri punti ineludibili per far tornare l’Eurozona a “riveder le stelle”. Scrive Napoletano:

“Il tempo delle parole è finito, con dieci anni di ritardo, il disegno di integrazione politica va portato a compimento attraverso scelte concrete, immediatamente operative. Almeno tre.

1 – Garanzia unica per i depositi bancari europei. A chi solleva problemi morali, non del tutto infondati, sulla sua introduzione, va spiegato che, in assenza di questo strumento, rischia di pagare di più anche chi si è comportato bene.

2 – Accesso diretto al Fondo salva-Stati (Efsf) da parte degli istituti di credito. Potrà sembrare un dettaglio ma non lo è: le turbolenze di ieri sui mercati sono figlie proprio della convinzione che gli aiuti arriveranno da un secondo fondo di stabilità, Esm, non dall’Efsf, e questo incide sulla qualità e il tasso di rischiosità dei titoli di Stato spagnoli.

3 – Unificazione dei debiti pubblici europei distinguendo (Paese per Paese) il carico degli interessi ma neutralizzando così l’azione della speculazione sui tassi dei titoli sovrani dei Paesi del Sud Europa (e non solo) che si è rivelata molto onerosa. Questo terzo punto è il più complicato. Si può raggiungere solo a patto che si scambi la protezione in comune con la modifica della Costituzione di ciascun Paese per cedere sovranità nazionale e acquistare sovranità europea sigillata da una nuova, vera carta costituzionale. Perché diventi realtà chi governa i singoli Paesi (Francia e Germania comprese) deve avere la forza di far capire ai suoi elettori gli indubbi benefici di breve e medio termine conquistabili con tale scelta. Può sembrare un processo ardito (di certo non è agevole) ma è addirittura obbligato se non si vuole fare la fine dei dieci piccoli indiani di Agatha Christie”.

Fa bene l’Europa a prepararsi nel frattempo allo scenario peggiore, cioè ad un’uscita della Grecia dalla moneta unica in assenza di quelle riforme indicate sopra. Sarebbe da incoscienti non prendere in esame questa possibilità. Ben vengano dunque le misure anticipate dalla Reuters. “Se la Grecia dovesse uscire dall’Eurozona,- scrive la Stampa – la Bce si troverebbe immediatamente costretta a interrompere i finanziamenti sul mercato della liquidità. Nel giro di una notte il sistema bancario fallirebbe. Con lui, le imprese. La conseguenza più evidente sarebbe una corsa dei correntisti alle filiali per recuperare il proprio denaro. E’ per questo che si è pensato di intervenire sulla liquidità disponibile agli sportelli automatici e alla circolazione dei capitali, cosa che potrebbe essere estesa anche alle persone, dunque con vincoli per i patti di Schengen. La traccia, in fondo, servirebbe a rendere impossibile un impazzimento dei denari e una diffusione rapida del malessere oltre il confine greco. Anche la Svizzera, lo scorso mese, ha detto di essere pronta a introdurre nuove misure di controllo sui capitali. Le fonti sottolineano che si tratta di opzioni teoriche per le quali non è nemmeno chiaro se esista la base legale. L’Unione monetaria è un matrimonio che non prevede divorzio. Da questo deriva che se la Grecia, o un altro paese, pensassero di lasciare il club, la procedura andrebbe inventata”.

Ben venga lo studio di queste misure perché la prudenza in questo caso è d’obbligo ma, facendo un paragone medico, il “piano B” somiglia tanto ad un’aspirina data ad un paziente affetto da una qualche grave infezione. L’aspirina abbasserà la febbre per qualche ora ma questa, poco dopo, tornerà ancora più violenta di prima. Di aspirine sinora, al sistema economico europeo, ne sono state somministrate diverse, per guarire serve dell’altro. E medici autorevoli hanno dato tre mesi di tempo per salvarsi al paziente euro.

Fonte: blitzquotidiano.it

 

Nelle parole dell' inviato speciale delle Nazioni Unite Kofi Annan, è stato il "punto critico" nel conflitto in Siria: un massacro selvaggio di oltre 90 persone, prevalentemente donne e bambini, per i quali il regime siriano di Bashar al-Assad è stato immediatamente accusato da praticamente la totalità dei media occidentali. Pochi giorni dopo le prime notizie della strage di Houla, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Germania, e diversi altri paesi occidentali hanno annunciato che stavano espellendo gli ambasciatori della Siria in segno di protesta.

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Ma secondo un nuovo rapporto condotto dal quotidiano tedesco, la Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), il massacro di Houla è stato in realtà commesso da militanti sunniti anti-Assad, e la maggior parte delle vittime erano membri alawiti e di minoranze sciite, che in gran parte sostengono Assad. Per il racconto della strage, il rapporto cita oppositori di Assad, che, tuttavia, hanno rifiutato di dare le loro generalità per paura di rappresaglie da parte di gruppi armati dell' opposizione.

Secondo le fonti dell'articolo, il massacro si è verificato dopo che le forze ribelli hanno attaccato tre posti di blocco controllate dall'esercito al di fuori di Houla. I posti di blocco erano stati istituiti per proteggere i vicini villaggi a maggioranza alauita da attacchi da parte delle milizie sunnite. L’attacco dei ribelli ha provocato una richiesta di rinforzi da parte delle unità dell'esercito assediati. Le forze armate siriane e ribelli, viene riportato, si sono impegnate nella battaglia per circa 90 minuti, durante i quali "dozzine di soldati e ribelli" sono stati uccisi.

"Secondo testimoni oculari," la relazione FAZ continua il massacro è avvenuto in questo frangente. Quelli uccisi erano quasi esclusivamente di famiglie alawita di Houla e minoranze sciite. Oltre il 90% della popolazione di Houla sono sunniti. Diverse decine di membri di una famiglia sono stati massacrati, che si erano convertiti da sunnita a sciita. I membri del Shomaliya, una famiglia alawita , sono stati uccisi, così come la famiglia di un membro sunnita del parlamento siriano, considerato un collaboratore. Subito dopo il massacro, gli autori si suppone abbiano filmato i corpi per poi presentarli come vittime sunnite nei video pubblicati su internet.

Il rapporto del Frankfurter Allgemeine Zeitung conta testimonianze oculari raccolte dai rifugiati provenienti dalla regione Houla dai membri del Monastero di San Giacomo a Qara, in Siria. Secondo queste fonti citate dal monastero secondo l’esperto tedesco di Medio Oriente Martin Janssen, ribelli armati hanno ucciso "intere famiglie alauiti" nel villaggio di Taldo nella regione Houla.

Già all'inizio di aprile, Madre Agnès-Mariam della Croce del Monastero di San Giacomo ha messo in guardia sulle atrocità commesse di ribelli 'resoconti riconfezionati dai media sia arabi e occidentali come atrocità di regime. Ha citato il caso di un massacro nel quartiere Khalidiya a Homs. Secondo un resoconto pubblicato in francese sul sito del monastero, i ribelli riuniti gli ostaggi cristiani e alawiti in un edificio a Khalidiya l'hanno fatto saltare in aria con la dinamite. Hanno poi attribuito questo massacro all’'esercito regolare siriano. "Anche se questa azione è stata attribuita alle forze dell'esercito regolare.. le prove e le testimonianze sono inconfutabili: E 'stata un'operazione intrapresa da parte di gruppi armati affiliati con l'opposizione," ha scritto Madre Agnès-Mariam.

Fonte: informationclearinghouse.info - Traduzione a cura di comedonchisciotte.org

 

Il nostro problema non è la Grecia. In Italia già due banche hanno bloccato gli accessi ai prelievi. Questo non accadeva dalla crisi dagli anni '30. Oggi i conti correnti non sono più sicuri come un tempo. Un'uscita dall'Euro? Vorrebbe dire la fine della moneta unica.

Le elezioni greche sembrano il bivio cruciale per la sopravvivenza dell'Euro. I conti correnti italiani sono a rischio?

Per i conti correnti italiani il problema non è tanto la Grecia o quello che succederà alle elezioni greche. Il problema è che in Italia il comportamento verso le banche è cambiato.

Si è lasciato che finissero sull'orlo del fallimento alcune banche, bloccando anche i conti correnti. E' successo sul finire del 2010 col banco Emiliano-Romagnolo, e pochi giorni fa con la banca Network. Banche piccole, d'accordo, ma quello che non era mai capitato in Italia (dagli anni '30), ovvero trovarsi il proprio conto in banca bloccato, è avvenuto già due volte.
Io credo che la possibile uscita della Grecia dall'Euro è un problema per i conti correnti in Grecia, non per quelli italiani o degli altri paesi. Però è vero, oggi, che i conti correnti non sono più sicuri come un tempo. La famosa frase "paga come un banchiere" non sembra più molto attuale.

I conti deposito tanto pubblicizzati, dove gli italiani magari hanno qualche risparmio, sono a rischio?

I conti deposito sono conti correnti bancari, quindi sono soldi prestati a delle banche. C'è un fondo di tutela dei depositi, che copre fino a 100mila euro e che verrà probabilmente attivato per la banca Network. Ma se si teme un crack generalizzato del sistema bancario, qualche paura si può avere.
E' molto probabile che gli stati cercheranno in tutti i modi di impedire una catena di fallimenti delle banche, perché questo causerebbe un blocco dei pagamenti. Una catastrofe economica. In un certo senso è più sicuro avere dei titoli che dei soldi sul conto corrente, perché i soldi sul conto corrente sono soldi prestati alle banche. I titoli, invece, almeno in prima istanza sono del cliente, non sono della banca.

Un'uscita dell'Italia dall'Euro se la immagina? E cosa significherebbe?

Un'uscita dell'Italia dall'Euro vorrebbe dire la fine della moneta unica. L'Italia è il terzo Stato più importante dell'Unione Europea. Poi gli eventi storici sono imprevedibili. Sembra tuttavia molto improbabile che si arrivi a tanto. Sembra molto improbabile che anche la Grecia esca dall'Euro, poiché l'uscita di un singolo Stato sarebbe già devastante per l'intero sistema monetario. Su questo tema, comunque, c'è una paura che hanno molti, ed è quella relativa ai mutui. C'è chi ha il mutuo in Euro e teme che un ritorno alla lira sarebbe insopportabile perché si prenderebbe lo stipendio in lire e si pagherebbe il mutuo in Euro. Beh, non è così. Se l'Italia uscisse dall'Euro anche i mutui verrebbero convertiti in lire.

Qual è lo scenario peggiore che possiamo aspettarci?

L'insolvenza degli stati. Lo Stato italiano non paga più gli interessi nel rimborso dei titoli, lo stesso fa quello spagnolo, quello francese ecc. ecc. Le banche falliscono, le obbligazioni pure, l'Euro finisce e si torna alle monete di un tempo, o a nuove monete. Per gli europei sarebbe questo il quadro peggiore. Come ci si può difendere da questo? Trasformare i propri risparmi in banconote non dell'area dell'Euro. Cioè: prelevare dalla banca il proprio denaro, cambiare valuta (in franchi svizzeri, sterline britanniche, dollari americani o canadesi...) e tenere il tutto in cassette di sicurezza. Questa sarebbe da un crack. Tuttavia non credo si sia arrivati a questo punto.

Fonte: www.cadoinpiedi.it

 

Paura del terremoto? Sono affari tuoi! Se dormi in tenda 140 € di multa!

L’ULTIMA VERGOGNA: Se avete paura del terremoto (nelle zone che dal 20 Maggio non hanno tregua...)

NON DORMITE IN TENDA: rischiate 140€ di multa per “campeggio abusivo”, come se chi decide di dormire in tenda facesse una allegra scampagnata… la normativa in alcuni Comuni è già in vigore, a Correggio lo sarà da Lunedì…

...roba da Italia...

La lettera inviata ai cittadini dal Comune di Correggio:
http://www.comune.correggio.re.it/servizi/notizie/notizie_fase02.aspx?ID=6059

“Il Comune di Correggio sfratta le tende dai parchi pubblici.”
http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2012/06/14/news/il-comune-di-correggio-sfratta-le-tende-dai-parchi-1.5257478

“Correggio, il comune scrive ai cittadini, basta accamparsi nei parchi pubblici”
http://www.4minuti.it/showPage.php?template=newsreggio&id=10738&masterPage=articoloreggio.htm

Fonte: http://www.nocensura.com/2012/06/paura-del-terremoto-sono-affari-tuoi-se.html via http://armysoftport.wordpress.com/

 
By Admin (from 21/06/2012 @ 14:10:58, in it - Osservatorio Globale, read 1224 times)

Le forze armate di Russia, Cina, Iran e Siria faranno "esercitazioni anfibie congiunte lungo le coste siriana nelle prossime settimane". Lo scrive l'agenzia semi-ufficiale iraniana Fars citando "fonti informate".

Alle esercitazioni di terra, aria e mare parteciperanno 90 mila uomini assieme ad unità di contraerea e missilistiche.

Nelle manovre saranno coinvolti anche 400 aerei da guerra e mille carri armati.


Fonte: ATS via Tio.ch

 

È stata costruita «una campagna di insinuazioni e sospetti nei confronti del presidente della Repubblica e dei suoi collaboratori: una campagna costruita sul nulla».Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, avvicinato dai giornalisti all'Aquila, dopo aver partecipato alle celebrazioni del 238° anniversario della Guardia di Finanza. Da qualche giorno alcuni quotidiani hanno sollevato l'ipotesi, pubblicando delle intercettazioni, di un coinvolgimento del Colle nel tentativo dell'ex ministro dell'Interno ed ex vicepresidente del Csm Nicola Mancino di fare pressioni sui magistrati di Palermo, che lo indagano per falsa testimonianza nell'ambito delle stragi mafiose del '92-'93.

Il Capo dello Stato ha spiegato con toni estremamente decisi che questa «campagna» è stata costruita «sul nulla». Cioè, ha spiegato, «si sono riempite pagine di quotidiani con le conversazioni telefoniche intercettate in ordine alle indagini giudiziarie in corso sugli anni delle più sanguinose stragi di mafia degli anni 1992-93». E, ha detto ancora, «sono state fatte interpretazioni arbitrarie e tendenziose, ci sono state talvolta persino versioni manipolate». Ma Napolitano ha voluto anche sottolineare che «coloro che sono intervenuti sulla vicenda, e stanno intervenendo, avendo una seria conoscenza del diritto e delle leggi, e dando una lettura obiettiva dei fatti, hanno ribadito l'assoluta correttezza del comportamento della presidenza della Repubblica». Un comportamento «ispirato soltanto a favorire la causa dell'accertamento della verità anche su quegli anni».

«Ho reagito con serenità e la massima trasparenza» agli attacchi che hanno investito il Quirinale, ha garantito il presidente, che continuerà «ad andare avanti nel modo più corretto ed efficace anche attraverso i necessari coordinamenti dell'azione della magistratura».

Intercettazioni. Quella della riforma delle norme sulle intercettazioni è «una scelta che spetta al Parlamento», ma è una questione che già da tempo andava «affrontata e risolta sulla base di un'intesa la più larga possibile», ha aggiunto.

Di Pietro. «Il presidente della Repubblica dovrebbe sapere bene che nessuno, neppure lui è al di sopra e al di fuori della legge. Prendiamo atto che avalla il comportamento dei suoi più stretti collaboratori che hanno tentato di interferire in una inchiesta penale in corso», afferma il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro.

Fonte: ilmessaggero.it - © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Via libera dell'aula del Senato alla riduzione del numero dei deputati. Un sì quasi unanime. L'Assemblea, infatti, ha approvato con 212 sì, 11 no e 27 astenuti il primo articolo delle riforme costituzionali, che prevede che il numero dei deputati scenda dagli attuali 630 a 508, 8 dei quali eletti nella circoscrizione estero. Hanno votato a favore Pdl, Pd, Udc, Idv, Coesione Nazionale e Api. Astensione della Lega Nord. In dissenso dai rispettivi gurppi hanno votato contro l'esponente radicale Donatella Poretti, Luigi Li Gotti (Idv) e Mario Baldassarri (Fli).

Il Senato taglia i deputati, passano da 630 a 508 E per essere eletti basterà avere 21 anni

L'art. 1 del ddl sulle riforme, approvato oggi, dall'aula del Senato interviene sull'art.56 della Costituzione: ad essere modificato, oltre al numero dei deputati, anche i requisiti anagrafici per l'elettorato passivo. La nuova norma prevede che siano eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i ventuno anni di età, invece degli attuali 25. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per cinquecento e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione.

L'articolo due del testo per la riforma costituzionale sarà esaminato a Palazzo Madama nella giornata di mercoledì. L'articolo prevede la riduzione del numero dei senatori.

Scontro Schifani-Finocchiaro. E all'inizio della seduta, tensione in aula tra il presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro e il presidente del Senato Renato Schifani. La senatrice del Pd lamentava la dichiarazione di ammissibilità operata da Schifani per gli emendamenti sul semi-presidenzialismo del Pd, che avrebbero "violato" il patto politico che ha portato all'intesa in commissione: "Lei non è stato nè garante politico nè garante sotto 'notarile' come spesso si richiama del rispetto del Regolamento". Il presidente Schifani, pur riservandosi una risposta nel merito al momento in cui arriveranno al voto quegli emendamenti, ha sottolineato: "Non sono il segretario politico" di un partito, "non impongo scelte politiche che non mi competono", e le cariche istituzionali possono svolgere "solo moral suasion" e del resto "i miei predecessori, di qualunque parte politica, hanno riconosciuto alla sovranità dell'aula il diritto di esprimersi".

Fonte: repubblica.it - © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

La crisi si è trasformata in un attacco ai diritti di cittadinanza e del lavoro. Ma lo stesso sistema che ha generato la crisi non riesce a trovare vie d'uscita.

ll Rapporto sui diritti globali (Ediesse), curato dall'Associazione Società Informazione e promosso dalla CGIL, compie i suoi primi 10 anni di vita. Si tratta di un rapporto a tutto campo con analisi e documentazione sulla globalizzazione. Ogni anno, ovviamente, prende il titolo dalla questione emergente. Il Rapporto 2012, presentato questa mattina a Corso Italia, si intitola, non casualmente, “la Grecia è vicina” e anche quest'anno alla sua stesura hanno contribuito varie associazioni, tra cui l'Arci, Legambiente, Antigone, Cnca, Redattore Sociale, Gruppo Abele, Fondazione Basso, ecc.

Per gli operatori delle associazioni, per chi lavora nella pubblica amministrazione e nella scuola in particolare e per molti giornalisti è diventato uno strumento fondamentale d’informazione e formazione. Nell'edizione 2012 la prefazione è del Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, “Con la crisi cresce la divaricazione tra l'Europa dei governi e quella dei cittadini”, mentre l'introduzione di Sergio Segio propone il titolo “crisi come guerra globale”. Moltissimi i contributi (tra cui quelli dei segretari confederali CGIL) su tutti gli aspetti della vita economica, sociale e politica.

“E' vero che la crisi, come dice Segio, rischia di trasformarsi in una guerra globale contro i più deboli – ha detto Danilo Barbi, segretario confederale CGIL che è intervenuto oggi alla presentazione del Rapporto – ma dobbiamo anche dire che la crisi rimane senza soluzioni. Stiamo vivendo ancora un tempo dell'ambiguità”.

Secondo Barbi, insomma, è vero che la crisi si è tradotta in un attacco senza precedenti al diritti di cittadinanza e del lavoro, ma è anche vero che il capitalismo non ha ancora trovato una soluzione alla crisi stessa, mentre i mercati rimangono tuttora in crisi. Siamo dunque in presenza di pericolose politiche difensive (si attaccano i più deboli perché è più facile e perché non si sa cosa fare d'altro); politiche che mostrano tutta l'attuale debolezza del sistema economico dominante.
I segni di questa crisi di egemonia e leadership globale sono diversi: dal diverso ruolo del Fondo monetario internazionale che non è più una pura emanazione della politica statunitense (vista anche la presenza e il peso dei nuovi entrati come la Cina e il Brasile), alle riunioni del G8 costruite per cercare di mettere in minoranza le posizioni rigidi alla Merkel, oppure il fatto che sono almeno quattro anni che non si riunisce più il Wto, mentre prendono sempre più piede politiche protezionistiche.

Le forze che lavorano per il cambiamento – è il suggerimento di Barbi – devono perciò tenere conto di queste contraddizioni e lavorare per una soluzione politica dei tanti problemi che rimangono aperti. La speculazione finanziaria – dice Barbi – se si vuole si può imbrigliare. Ma servono scelte politiche. Servono delle leggi.

Infine Barbi ha voluto sottolineare l'importanza del lavoro coordinato delle associazioni della società civile. Precisando di non essere particolarmente innamorato del concetto di società civile e mettendo comunque in guarda da semplici contrapposizioni buono-cattivo, la società civile sempre buona, la politica sempre cattiva. In realtà – ha concluso – sarebbe meglio parlare di “bella società” che resiste ed elabora pensieri lunghi alternativi per arrivare alle scelte politiche di cambiamento.

Fonte: cgil.it

 

Dopo l'annuncio della vittoria di Mohamed Morsi, in Egitto, piazza Tahrir è esplosa, folle di gioia. Il Paese, dopo aver deposto Hosni Mubarak, svolta verso l'Islam: alle elezioni vince il candidato dei Fratelli Musulmani. Morsi ha ottenuto 13 milioni di voti contro gli oltre 12 milioni raggranellanti dallo sfidante, Ahmad Shafiq, l'ex premier di Mubarak. Alle consultazioni ha votato il 51% degli aventi diritto.

Chi è Morsi - La parabola di Morsi è sorprendente: solo un anno e mezzo fa l'islamista era detenuto in carcere da Mubarak, e ora diventa il primo presidente egiziano dopo la deposizione del Raìs. Morsi è un ingegnere formatosi negli Stati Uniti,  membro del parlamento egizioano a partire dal 2005 come deputato formalmente indipendente, è diventuo il candidato dei Fratelli musulmani dopo che al leader del movimento, Khairat Saad El-Shater, è stata vietata la candidatura dalla commissione elettorale. Il programma di Morsi - favorevole al libero mercato - è quello di ridurre la disoccupazione al 7%, abbassare il tasso di inflazione e i debiti del settore pubblico. Il neo-presidente ha anche proposto un sostegno agli egiziani poveri attraverso un aumento della tassazione del 2 per cento.

"Sostegno alla Palestina" - Il leader dei Fratelli musulmani, per quel che concerne la politica estera, ha già espresso il suo sostegno ai palestinesi "nella loro lotta legittima". Morsi intende sviluppare migliori relazioni con i Paesi arabi del golfo persico, e di voler emancipare l'Egitto dagli Stati Uniti. Il presidente ha promesso di non voler trasformare il Paese in una teocrazia, e ha assicurato il rispetto dei diritti anche per le altre religioni, anche se riserverà all'Islam una parte centrale del suo governo.

Festa a Gaza - La svolta islamica avvenuta in Egitto è stata festeggiata anche a Gaza, dove in strada sono stati esplosi dei colpi di arma da fuoco per festeggiare il trionfo di Morsi. Hamas ha subito definito l'elezione dei Fratelli musulmani "un momento storico".

Fonte: liberoquotidiano.it

 
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