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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Ormai parla da grillino vero. In una intervista al settimanale "Oggi", il vicedirettore de Il Fatto quotidiano Marco Travaglio parla del suo nuovo idolo politico: “Su Grillo per ora ho un giudizio positivo, ha dato a tanta gente l’occasione per fare politica e ha messo un freno all’astensionismo". Ma poi lo "tradisce", ammettendo platealmente quel che lo stessoblogger e comico genovese aveva lasciato intendere a mezze parole nell'intervista allo stesso Travaglio sul Fatto di dieci giorni fa: "Nel giro di dieci giorni e’ passato dal 7-8 al 20 per cento. Non saprebbe quale premier indicare, come fare un governo”.

Travaglio veggente a 5 stelle:

E sul suo elettorato dice: “Il 20 per cento e’ roba da cento deputati, ovvio che il M5S dovra’ cambiare pelle, porsi il problema delle alleanze, darsi un programma completo, comporre le liste. Grillo non puo’ continuare a rispondere ‘vedremo’; dovra’ rinunciare a idee folli come l’attacco all’euro o la sacralita’ della Rete. Se vuole avere un successo elettorale uniforme sul territorio, in tv qualche volta dovra’ tornarci per arrivare a tutti”.

Ma per un ditrologiomane come lui, il moptivo per cui Grillo non vincerà sarà ben altro dalla scarsa organizzazione territoriale del partito: "I poteri forti veri che ci sono in Italia, da sempre garantiti da centrodestra e centrosinistra, non si lasceranno scalzare" spiega Travaglio da novello Cortigiano. "S’inventeranno qualche soluzione gattopardesca per vincere ancora”.

Replica all'ex collega - All’ex collega Luca Telese, che lo ha accusato di censura, dice: “A Telese non rispondo: preferisco ricordarmelo da vivo… scherzo… da quel bravo cronista che ho assunto alla nascita del Fatto. Ora scopro che vuol fare un giornale per “costruire” qualcosa “a sinistra”: e chi sei, un muratore? Saro’ superato, ma mi accontento di dare notizie”.

Fonte: liberoquotidiano.it

 
By Admin (from 28/06/2012 @ 08:06:42, in it - Osservatorio Globale, read 1117 times)

La Cina ha respinto in Myanmar alcuni rifugiati di etnia Kachin, senza offrire loro l'assistenza necessaria. Lo ha denunciato in un rapporto l'organizzazione non governativa Human Right Watch. I Kachin sono una minoranza etnica scappati dalla guerra civile ripresa l'anno scorso dopo una tregua di 17 anni.


Oltre 10.000 appartenenti a questa minoranza hanno cercato rifugio nella provincia meridionale cinese dello Yunnan, ai confini con il Myanmar. Secondo Hrw, la maggior parte di questi rifugiati non hanno accesso a cure, ripari, o altre esigenze basilari, mentre altri sono stati arrestati.

In passato il governo cinese ha accolto i rifugiati, seppur non accogliendoli secondo le obbligazioni internazionali, come ha denunciato l'Ong, ma ora la situazione per queste persone sta peggiorando. Secondo la denuncia, a oltre 300 persone è stato ordinato dalle autorità cinesi di tornare indietro mentre altri sono stati già respinti. Al momento non c'è nessun commento da parte delle autorità cinesi.

Fonte: tio.ch

 
By Admin (from 30/06/2012 @ 08:06:26, in it - Osservatorio Globale, read 1064 times)

In futuro l'Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS) dovrà essere autorizzato a scambiare informazioni finanziarie con i servizi partner all'estero e potrà stipulare autonomamente con essi trattati di collaborazione tecnica. Dovrebbe inoltre disporre di competenze più estese nei confronti degli intermediari finanziari.

Con questa misura il governo, che ha preso atto dei risultati della consultazione, punta a rafforzare la lotta al riciclaggio. Ha quindi trasmesso al parlamento la modifica della legge sul riciclaggio di denaro (LRD), con il relativo messaggio.

MROS attualmente non è autorizzato a scambiare informazioni finanziarie. Questa circostanza si ripercuote negativamente su tutte le parti coinvolte nella lotta al riciclaggio di denaro. Infatti, gli altri servizi di comunicazione esteri applicano il principio di reciprocità e si astengono anch'essi dal fornire informazioni finanziarie a MROS.

Fonte: tio.ch

 

Da lunedì, però, almeno in parte del Nord, il caldo dovrebbe attenuarsi, con l'arrivo di temporali sulle Alpi. Nel resto d'Italia l'allerta resta invece alta, tanto che, appunto per lunedì, il ministero della Salute prevede 'bollino rosso' in 15 città. «Caronte - spiega il direttore del portale www.ilMeteo.it - sta soffiando aria calda a tutte le quote dall' entroterra algerino e tunisino verso il Mediterraneo. Nell' entroterra sahariano i 50 gradi ormai sono la normalit… e l'aria calda sta puntando direttamente verso il Lazio, infatti Roma sar…à tra le citt…à più— calde d'Europa».

Oggi, in particolare tra le ore 13 e le 16, si toccheranno alcuni record storici di caldo: 40 gradi a Bologna e Ferrara, 39 a Roma, 38 a Firenze, 37 quasi ovunque al centrosud come anche sul Triveneto. Tra domenica e lunedì un parziale 'cambio di rotta': sono infatti previsti temporali sulle Alpi, in particolare su Piemonte e Valle d'Aosta, per effetto, come sottolinea la Protezione civile, di un sistema nuvoloso in transito sull'Europa centrale. L'ondata di caldo si attenuerà… dunque al Nord a causa di questa depressione, che gli esperti di 3bmeteo.com hanno battezzato 'kicker' (in inglese 'scalciarè) che allontanerà… l'anticiclone africano. Poi, tra martedì e giovedì, afferma 3bmeteo, il calo di temperature si estenderà…, con Milano che passerà… da una massima prevista per Domenica di 34 gradi ad una di 26 per giovedì prossimo, e Roma da 38 gradi di domenica a 31. Il caldo africano, però, ritorner…à e non mollerà la presa, secondo alcune previsioni, almeno fino al 10 luglio, quando arriveranno correnti fresche dal Mare del Nord.

TRE VITTIME DEL CALDO E TANTI DISAGI E in attesa del picco di oggi, continuano a registrarsi disagi in tutta Italia. A partire dall'Emilia colpita dal terremoto, dove ieri, nelle tende allestite nei campi di accoglienza, la temperatura percepita ha rasentato i 50 gradi. Il caldo, anche se indirettamente, ha oggi fatto altre tre vittime: un ventenne morto per un malore in provincia di Cuneo, mentre faceva un bagno in un torrente per cercare refrigerio, ed un uomo di 42 anni annegato in un piccolo stagno a Monguelfo dopo essersi immerso per rinfrescarsi. Un uomo di 80 anni, inoltre, è morto a Marinella di Sarzana (La Spezia) mentre stava facendo il bagno in mare, alle 8,30 del mattino. Tra le cause del decesso non è escluso un colpo di calore. Disagi a Napoli, dove numerosi cumuli di rifiuti sono stati dati alle fiamme a causa del forte caldo. Il Comando provinciale dei vigili del fuoco ha effettuato circa 50 interventi. È stato invece possibile fuggire dall'afa a 600 'fortunatì: tanti gli irriducibili dello sci che ieri sono saliti ai 3.500 metri di altitudine del Plateau Ros…, sopra Breuil-Cervinia (Aosta) - dove la temperatura registrata è stata di 3 gradi - per la prima giornata di apertura estiva degli impianti. Ma lo stress da caldo non colpisce solo gli uomini. A soffrirne sono anche le mucche che, con le alte temperature, è l'allarme lanciato da Coldiretti, producono fino al 10% di latte in meno. Un calo delle produzioni, rileva l'associazione, al quale si somma anche un aumento dei costi, per i maggiori consumi di acqua ed energia che gli allevatori devono sostenere per aiutare gli animali a resistere al caldo.

Fonte: leggo.it

 

NEW YORK - "Gli Stati Uniti danno il benvenuto al divieto dell'Unione Europea di ogni importazione di petrolio iraniano e ad altre sanzioni all'industria petrolifera dell'Iran, che entrano pienamente in vigore oggi", ha affermato la Casa Bianca.

"Questa decisione collettiva dei 27 Paesi dell'Unione Europea rappresenta un aumento sostanziale dell'impegno dei nostri alleati e partner europei nella ricerca di una soluzione pacifica alle preoccupazioni della comunità internazionale sul programma nucleare iraniano", afferma la Casa Bianca in una nota del portavoce Jay Carney.

"Questa azione è una parte essenziale dei nostri sforzi concertati diplomatici per offrire all'Iran una chiara scelta tra l'isolamento o l'adempimento dei suoi doveri", si legge ancora nella nota, in cui si afferma che Teheran "ha l'opportunità di proseguire i negoziati sostanziali, a cominciare i colloqui a livello di esperti di questa settimana a Istanbul, e deve adottare misure concrete per una soluzione globale delle preoccupazioni della comunità internazionale per le attività nucleari" iraniane.

Fonte: tio.ch

 

Nel giorno in cui il presidente del Senato torna a lanciare un monito affinché le forze politiche mettano mano con coraggio alla riforma del finanziamento pubblico ai partiti, l’attribuzionedell’ultima tranche dei rimborsi elettorali ai terremotati si allontana ulteriormente. Il decreto che doveva accelerare i tempi per bloccare lo stanziamento di fine luglio alle forze politiche, infatti, è stato (almeno per ora) bloccato.

«Il finanziamento pubblico dei partiti deve essere ridotto», ha dettato ieri Schifani, «ma soprattutto servono regole da codificare e da rendere obbligatorie all'interno di ogni compagine politica, possibilmente accompagnate da sanzioni severe per coloro che le disattendono». Il presidente del Senato è intervenuto a palazzo Madama alla presentazione di un libro del ministro Riccardi alla presenza del presidente del Consiglio. E proprio in Senato è in corso l’esame della riforma sul finanziamento pubblico.

Intanto, come si diceva, si infittisce il mistero dell’ultima tranche dei rimborsi elettorali da destinare ai terremotati dell’Abruzzo e dell’Emilia, in un rimpallo di responsabilità tra governo, partiti e Camere. Ricapitoliamo. L’articolo 16 del disegno di legge n. 3321 approvato dalla Camera dei Deputati il 24 maggio scorso, votato in modo trasversale dalle forze politiche sull’onda dell’emozione per il sisma, prevedeva che «i risparmi derivati dall’attuazione dell’articolo 1 negli anni 2012 e 2013» (e cioè il dimezzamento dei rimborsi elettorali pari a 91 milioni nel 2012 e a 69 nel 2013 per un totale di 160 milioni) venissero destinati ai terremotati «colpiti da calamità naturali a partire dal I gennaio 2009». E dunque non solo quelli dell’Emilia ma anche dell’Aquila. Sulla carta, però.

La Camera ha infatti varato un ddl che non prevede l’immediata entrata in vigore del testo, ma che si rifà ai rituali 15 giorni per la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, più altri 15 necessari al Tesoro per stornare i fondi. Il fatto è che il 31 luglio prossimo i rimborsi elettorali, se non interviene prima una norma ad hoc, entreranno nella piena disponibilità dei partiti. Il tam tam della Rete e la denuncia di due senatori radicali, Poretti e Perduca, aveva sollevato nei giorni scorsi l’allarme: il termine, sostenevano, sarebbe scaduto il primo luglio. Ergo: serve un decreto d’urgenza del governo che eviti il furto dei soldi per i terremotati. Molti, Pd in testa, negano che quella sia la data giusta e ne indicano un’altra: il 31 luglio, appunto, quando effettivamente la rata di finanziamento ai partiti verrebbe a scadenza. In più, giudicano già «indisponibili» per i partiti quei soldi, visto che un ramo del Parlamento ha già deciso sul loro utilizzo. Perduca e i radicali ribattono ironici: le leggi diventano tali quando ad approvarle sono le due Camere... E il guaio è che il ddl sui partiti è stato trasmesso al Senato il 20 giugno, ma ad oggi non ha fatto un passo in avanti.

E’ all’esame della I commissione, Affari costituzionali, presieduta da Carlo Vizzini, nell’occhio del ciclone per le riforme istituzionali che si rimpalla con l’aula, già ingolfata da tre decreti da convertire. Insomma, tutto esaurito. Senza dire che se il ddl venisse cambiato anche in un solo articolo (cosa molto probabile) dovrebbe tornare un’altra volta alla Camera. Stando così le cose, e prefigurando già l’inevitabile flop, Vizzini aveva ottenuto nelle scorse settimane formale garanzia dal ministro per la Funzione pubblica, Patroni Griffi, che il governo avrebbe fatto un decreto ad hoc. Decreto che però non è arrivato né il 27 giugno né, come molti senatori credevano, ieri, 2 luglio, nonostante una riunione lampo del Consiglio dei ministri convocato per altre scadenze.

Il governo, infatti, per il momento di nuovi decreti non vuol sentir parlare: «E’ il Senato che ha perso tempo, ma possono recuperare», spiegano al ministero per i Rapporti con il Parlamento. Vizzini non ci sta: «Il governo si era impegnato solennemente a fare e subito il decreto, vorrà dire che farò ritirare tutti gli emendamenti e manderò il ddl sui partiti in aula subito, anche senza relatore». Il guaio è che gli emendamenti sono oltre duecento e che alcuni partiti (radicali in testa) non intendono ritirarli. Si prevedono due settimane, almeno, di passione, tra commissione e aula. «Al massimo riusciamo ad approvarlo prima della pausa agostana», sospira il democrat Stefano Ceccanti. I soldi per i terremotati finirebbero così dritti nelle tasche dei partiti. Il tesoriere del Pd, Antonio Misiani, lo nega: «I nostri 29 milioni no di certo, li daremo ai terremotati in ogni caso».

Fonte: ilmessaggero.it - ˆ RIPRODUZIONE RISERVATA

 

L'assenso al pacchetto di aiuti alla Spagna da parte del Parlamento di Helsinki rappresenta inoltre un voto di fiducia per la coalizione di governo guidata dal primo ministro Jyrki Katainen, duramente criticata dai partiti dell'opposizione.

Location of  Finland  (dark green)– in Europe  (green & dark grey)– in the European Union  (green)  —  [Legend]

Il Parlamento finlandese ha approvato il sostegno al programma europeo di assistenza al sistema bancario spagnolo, con 109 voti favorevoli e 73 contrari, a seguito di un acceso dibattito.

L'assenso al pacchetto di aiuti alla Spagna da parte del Parlamento di Helsinki rappresenta inoltre un voto di fiducia per la coalizione di governo guidata dal primo ministro Jyrki Katainen, duramente criticata dai partiti dell'opposizione, che ritengono che il programma di assistenza al sistema bancario iberico avrà forti ripercussioni sui contribuenti finlandesi.

Katainen ha dichiarato che un voto negativo al pacchetto di aiuti alla Spagna avrebbe fatto crollare il Governo di Madrid, scatenando un contagio che in ultima istanza avrebbe potuto colpire anche l'economia finlandese.

Fonte: italiaoggi.it

 
By Admin (from 25/07/2012 @ 07:04:59, in it - Osservatorio Globale, read 1935 times)

«Sappiamo già che l’attuale sistema crollerà tra il 2030 e il 2070. Il vero esercizio di fantascienza è prevedere che cosa succederà tra cinque anni». Serge Latouche non ha dubbi: faremo la fine dell’Impero Romano, o del Sacro Romano Impero di Carlo Magno che fu travolto dai Barbari. «Purtroppo siamo già dentro il capitalismo catastrofico». Ed è solo l’inizio, nel bluff chiamato Europa. «La barca affonda e andremo giù tutti insieme. Ma non è detto che questo avverrà senza violenza e dolore». Quanto all’Italia, «l’unica soluzione è la bancarotta: da Monti in giù, tutti sanno che il debito non potrà essere ripagato». Sono alcune delle affermazioni che l’ideologo francese della Decrescita ha rilasciato a Giovanna Faggionato per “Lettera 43”. Il sistema, dice Latouche, non ha mantenuto nessuna promessa: «Dicevano che la concorrenza ci avrebbe fatto lavorare di più per guadagnare di più, e invece ci fa lavorare di più e guadagnare sempre meno: questo è sotto gli occhi di tutti».

Serge Latouche

Lei ha un’idea?
L’Europa nata nel Dopoguerra farà la fine del Sacro Romano Impero di Carlo Magno che cercò di restaurare un regno crollato, durò per 50 anni e fu travolto dai barbari.

Che cosa c’entra l’impero romano?
Crollò alla fine del V secolo, ma non morì: continuò a sopravvivere per centinaia di anni con Carlo Magno, l’impero d’Oriente e poi quello germanico. Un declino proseguito nel tempo, con disastri in successione. Come succederà a noi.

È la fine della globalizzazione?
Io la considero una crisi di civiltà, della civiltà occidentale. Solo che, visto che l’Occidente è mondializzato, si tratta di crisi globale. Ecologica, culturale e sociale insieme.

Più di un crollo finanziario…
Se vogliamo andare oltre è la crisi dell’Antropocene: l’era in cui l’uomo ha cominciato a modificare e perturbare l’ecosistema.

E il sogno degli Stati Uniti europei?
È un’illusione. Perché è solo un prodotto della globalizzazione: non hanno costruito un’Unione, ma un mercato liberista.

Che fine farà il Vecchio continente?
L’Europa è schiacciata tra due movimenti. Uno politico e centrifugo che si è sviluppato anche in Italia con la stessa Padania. E uno economico e centripeto, la globalizzazione.

Per ora l’economia batte la politica…
Sì, il movimento centripeto ha il sopravvento. Ma è anche quello che nel lungo periodo andrà a crollare. Non può funzionare senza il petrolio e il blocco delle risorse materiali. Alla fine, con tutta probabilità l’Europa si dividerà in macro regioni autonome.

Come ci arriveremo?
La barca affonda e andremo giù tutti insieme. Ma non è detto che questo avverrà senza violenza e dolore.

Parla del conflitto sociale in Grecia e Spagna?
Ecco, purtroppo siamo già dentro il capitalismo catastrofico. È solo l’inizio del processo, ma vediamo già gli effetti del mix di austerità e crescita voluto dai leader europei.

È comunque meglio della sola austerità…
Crede che l’imperativo della crescita funzioni? Basta guardare alla Francia: questo governo socialista vuole allo stesso tempo la prosperità e l’austerità. Ma non riuscirà a ottenere la crescita. O, se avverrà, sarà per pochi. Mentre l’austerità è sicura per molti.

Mario Monti

Perché?
Perché non hanno scelta.

In che senso?
Sono chiusi dentro questo paradigma del produttivismo, del Prodotto interno lordo (Pil). È per questo che la decrescita è una rivoluzione. Perché prima di tutto è un cambiamento di paradigma.

Facile dirlo. Ma lei che cosa farebbe se fosse il premier italiano?
L’Italia dovrebbe andare in bancarotta.

Che cosa intende?
Pensi al debito.

Secondo l’Fmi quello italiano è quasi al 140% del Pil.
Appunto: non sarà ripagato, lo sanno tutti. Ne è consapevole anche Mario Monti. Il problema, per l’attuale classe dirigente, non è ripagare il debito. Ma è fingere di poter continuare il gioco: cioè ottenere prestiti e rilanciare un’economia che è solo speculativa.

Peugeot

Quali sono le prime cinque misure che adotterebbe al posto di Monti?
Innanzitutto, cancellerei il debito. Parlo come teorico, so che ci sono cose che Monti non potrebbe fare comunque, neppure se fosse di sinistra o un decrescente. Ma sto parlando di bancarotta dello Stato.

La bancarotta è la soluzione?
È più che altro la condizione per trovare le soluzioni.

In che senso?
Non porta necessariamente alla soluzione, anzi in un primo momento le cose possono peggiorare. Ma non c’è altro modo, perché non esiste via d’uscita dentro la gabbia di ferro del sistema attuale. L’Italia non sarebbe la prima né l’ultima. Tutti quelli che l’hanno fatto si sono sentiti meglio, da Carlo V all’Argentina.

Ma l’Argentina non era dentro una moneta unica.
Questo significherebbe uscire dall’euro, ovviamente, dentro non si può fare niente. Per questo dico che parlo come teorico: nemmeno i greci hanno avuto il coraggio di abbandonare l’Unione.

Siamo al terzo punto allora: uscire dall’euro, cancellare il debito e poi?
Rilocalizzare l’attività. C’è tutto un sistema di piccole imprese, di saper fare diffuso, che è stato distrutto dalla concorrenza globale.

Sì, ma come si fa?
Devo usare una parola che in Italia fa sempre paura: serve una politica risolutamente protezionista.

Bce

Su questo, il dibattito è annoso…
Esiste un cattivo protezionismo, è vero. Ma c’è anche un cattivissimo libero scambio. Mentre esiste un buon protezionismo, ma non un buon libero scambio.

Perché no?
Perché la concorrenza leale sempre invocata non esiste. E non esisterà mai. Semplicemente perché tutti i Paesi sono diversi. Come si può competere con la Cina? È una barzelletta.

Parla come se facesse parte della Lega Nord.
Lo so, lo so. E anche come uno del Front National. Sa perché ha successo l’estrema destra?

Frédéric Lordon

Me lo dica lei…
Perché non tutto quel che dicono è stupido. C’è una parte insopportabile, ma se sono popolari – e lo saranno sempre di più – è perché hanno capito alcune cose, hanno ragione. È questo che fa paura.

Quindi qual è la ricetta della decrescita?
Il protezionismo ci permette di non essere competitivi per forza. Se lo siamo in alcuni settori, bene. Ma possiamo anche sviluppare produzioni non concorrenziali. Stimoliamo la concorrenza all’interno, ma con Paesi che hanno altri sistemi sociali, altre norme ambientali, altri livelli salariali, questo non è possibile. D’altra parte, è stata l’eccessiva specializzazione a renderci così fragili.

Siamo alla quarta misura, quindi.
La tragedia attuale, per me, è soprattutto la disoccupazione.

E come pensa di risolverla?
Lavorando meno, ma lavorando tutti.

Una formula già sentita…
Sì, ma ci dicevano anche che la concorrenza attuale ci avrebbe fatto lavorare di più per guadagnare di più, come ha dichiarato quello sciagurato di Nicolas Sarkozy. E invece ci fa lavorare di più e guadagnare sempre meno: questo è sotto gli occhi di tutti.

Ma è una questione di denaro?
No, si tratta di vivere. Dobbiamo ritrovare il tempo per dedicarci al resto, alla vita. Questa è un’utopia, ma l’utopia concreta della decrescita: superare il lavoro.

Sì, ma come?
Partendo dalla riconversione ecologica. Tornando a un’agricoltura contadina, senza pesticidi e concimi chimici. In questo modo, la produttività per l’uomo sarà più bassa, ma si creeranno milioni di posti di lavoro nel settore agricolo. E questa è la quinta misura.

Basta l’agricoltura?
Dobbiamo affrontare la fine degli idrocarburi, sviluppare le energie rinnovabili e riconvertire le attività parassitarie che danneggiano l’ambiente.

Per esempio?
Le fabbriche di automobili, che oggi sono in crisi.

Peugeot ha annunciato 8 mila licenziamenti...
Bisognava aspettarselo da anni. Si sa che l’industria dell’auto non ha futuro: con lo stesso know how potrebbero essere trasformati in stabilimenti che producono sistemi di cogenerazione.

Parla di una globale ristrutturazione del mercato del lavoro?
La quota di occupati in agricoltura potrebbe arrivare al 10%. Ci sono industrie nocive come l’automobile, il nucleare, la grande distribuzione che vanno ripensate. E c’è la necessità di una riconversione energetica. In Germania, con le energie rinnovabili hanno creato decine di migliaia di posti di lavoro.

Ma sono dati contestati…
Il dibattito è aperto: si dice che chiudere le centrali nucleari francesi cancellerà 30 mila posti di lavoro ma, allo stesso tempo, prima bisogna smantellare. E nessuno lo sa fare. Quanti posti di lavoro si potrebbero creare allora?

Norberto Bobbio

E la grande distribuzione?
Sicuramente ha effetti distruttivi per l’ambiente e alimenta un alto tasso di spreco alimentare, pari a circa il 40% della produzione.

E allora?
Cancellarla significa essere pronti a ripensare tutto il sistema della città e soprattutto delle periferie.

Come?
La gente ha bisogno di piccoli negozi. Di fare la spesa più spesso, con più tempo a disposizione. Quando si comincia a cambiare un anello, come in una catena cambia tutto.

E i trasporti?
Dobbiamo pensare che il 99% dell’umanità ha passato la propria vita senza allontanarsi più di 30 chilometri dal proprio luogo di nascita. Quelli che si sono spostati di più, cioè noi, sono solo l’1%. Anche questo è un fenomeno molto recente e la maggioranza delle persone non ne soffrirà, poi ci saranno sempre i grandi viaggiatori alla Marco Polo.

Ne è certo?
È stata la pubblicità a creare il turismo di massa. In ogni modo, con la fine del petrolio, non ci sarà il traffico aereo di oggi, i trasporti costeranno sempre di più, andranno meno veloce. Muoversi sarà sempre più difficile.

E a livello fiscale?
Bisognerebbe introdurre una tassazione diretta e progressiva. Che può arrivare anche al 100%, se i redditi superano un certo livello. E poi una tassazione sul sovraconsumo dei beni comuni. A partire dall’acqua.

Quindi meno lavoro e più agricoltura. Per ottenere cosa?
Un mondo di abbondanza frugale.

Cioè?
Una società capace di non creare bisogni inutili, ma di soddisfarli. E per soddisfarli, bisogna limitarli.
Le sembra possibile, quando gli operai cinesi si suicidano per un iPad?
In una società sana non esiste questa forma di patologia dell’insoddisfazione.

Ci può essere una forma di seduzione, ma non un’insoddisfazione permanente. Questo fenomeno è esacerbato dalla pubblicità.

Cioè?
Ci convince che siamo insoddisfatti di ciò che abbiamo, per farci desiderare ciò che non abbiamo.

Vorrebbe spazzare via il marketing?
Una delle prime misure della società della decrescita riguarda la pubblicità: non si tratta di cancellarla – perché non siamo terroristi – ma di tassarla fortemente, questo sì.

Con che motivazione?
È lo strumento di una gigantesca manipolazione, il veicolo della colonizzazione dell’immaginario.

E la finanza che rappresenta il 10% del Pil britannico?
Penso che questa crollerà da sola. Sarebbe già successo se questi sciagurati di governi non avessero salvato le banche.

Che cosa intende?
È colossale quello che è stato fatto per le banche negli Usa: secondo l’Ocse, 11.400 miliardi di dollari di fondi pubblici sono stati destinati agli istituti di credito.

Se facciamo crollare le banche si affossa il sistema...
Sì, meglio così. Abbiamo bisogno che il sistema crolli.

E i cittadini?
Dobbiamo pensare a come riorganizzare il funzionamento della società. Ma bisogna ricordarsi che questo sistema così come lo conosciamo è piuttosto recente.

Quanto?
Non ha più di 30-40 anni, prima era un sistema capitalista, ma non funzionava su queste basi finanziarie.

Che misure bisognerebbe adottare?
Il primo passo, prima di rimettere in discussione l’intero sistema bancario, è cancellare il mercato dei futures: pura speculazione. Un economista francese, Frédéric Lordon, ha anche proposto di chiudere le Borse. E non sarebbe un’idea stupida.

Che cosa succede alle società che ci lavorano? E ai dipendenti?
La situazione attuale è talmente tragica che possiamo affrontare con serenità anche un cambiamento difficile.

Nella società della decrescita circola denaro?
La moneta è un bene comune che favorisce lo scambio tra i cittadini. Ma se è un bene comune non deve essere privatizzata. Le banche sono degli enti privati. E allora dico sempre che noi vogliamo riappropriarci della moneta.

Come?
Magari partendo dai sistemi di scambio locali che utilizzano monete regionali. Come ha funzionato per due o tre anni in Argentina, dopo il crollo del peso.

E chi governa il commercio?
Diciamo che sarà necessario trovare un coordinamento tra le varie autonomie.

Ma nel suo modello ogni regione fa da sé?
Ogni Paese deve trovare la sua strada. Una volta che siamo riusciti a uscire dal mondo del pensiero unico, dell’homo oeconomicus, a una sola dimensione, allora ritroviamo la diversità. Ogni cultura ha il suo modo di concepire e realizzare la felicità.

Esistono già esperienze in questa direzione?
In Sud America sono sulla strada giusta. In Ecuador e Bolivia, ispirandosi alla cultura india, hanno inserito nella Costituzione il principio del bien vivìr: del buon vivere. Ma, con la crisi, la decrescita ha avuto un successo incredibile anche in Giappone.

Come mai?
I giapponesi stanno riscoprendo i valori del buddismo zen che si basa sul principio di autolimitazione. E sono convinto che la stessa cosa potrebbe succedere in Cina nei prossimi anni, anche attraverso il confucianesimo.

La Cina però è anche la più grande fabbrica del mondo...
Lì la crisi è già arrivata. La situazione cinese è bifronte: 200 milioni di abitanti hanno un livello di vita quasi occidentale e altri 700 milioni sono stati proletarizzati. Cacciati dalla terra, si accumulano nelle periferie delle metropoli, dove c’è un tasso di suicidi altissimo.

Ma l’economia continua comunque a crescere.
Anche il ministro dell’Ambiente cinese ha riconosciuto che se si dovesse sottrarre dal Pil di Pechino la quota di distruzione dell’ambiente questo calerebbe del 12%.

Come immagina la transizione?
Può avvenire spontaneamente, dolcemente. Ma anche in un modo violento.

Lei sogna la democrazia diretta?
Se si deve prendere la parola sul serio, ha senso solo la democrazia diretta. Ma direi che su questo punto, recentemente, le mie idee sono cambiate.

In che direzione?
Prima immaginavo un’organizzazione piramidale con alla base piccole democrazie locali e delegati al livello superiore.

E ora?
Oggi penso che la democrazia sia un’utopia che ha senso come direzione. Ma la cosa importante è che il potere, quale che sia, porti avanti una politica che corrisponde al bene comune, alla volontà popolare, anche se si tratta di una dittatura o di un dispotismo illuminato.

Si spieghi meglio.
Norberto Bobbio si chiedeva quale è la differenza tra un buono e un cattivo governo. Il primo lavora per il bene comune. Il secondo lo fa per se stesso. Questa è la vera differenza.

Va bene, ma come si ottiene un buon governo?
Con un contropotere forte. Un sistema è democratico – non è la democrazia, attenzione, ma è democratico – quando il popolo ha la possibilità di fare pressione sul governo, qualunque esso sia, in modo da far pesare le proprie esigenze e idee.

Ma non sta rinnegando la democrazia?
L’ideale sarebbe naturalmente l’autogoverno del popolo, ma questo è un sogno che forse non arriverà mai.

Non pensa alla presa del potere?
Gandhi l’aveva spiegato a proposito del suo Paese: «Al limite gli inglesi possono restare a governare, ma allora devono fare una politica che corrisponde alla volontà dell’India. Meglio avere degli inglesi piuttosto che degli indiani corrotti». Mi sembrano parole di saggezza.

Sa che Silvio Berlusconi vuole tornare in politica?
Ah, lo so, ma lui è pazzo.

(Giovanna Faggionato, “Il debito non sarà ripagato, meglio partire da zero”, intervista a Serge Latouche pubblicata su “Lettera 43” il 17 luglio 2012).

Fonte: libreidee.org

 

I pm di Palermo hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio dei 12 indagati per la trattativa Stato-mafia tra i quali l'ex presidente del Senato Nicola Mancino, l'ex ministro Calogero Mannino, capi mafia, ufficiali dell'Arma e Ciancimino Jr. Il procuratore avrebbe vistato la richiesta che sarà trasmessa al gip nelle prossime ore.

I destinatari del provvedimento. La richiesta, firmata dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai pm Nino Di Matteo, Lia Sava e Francesco Del Bene e vistata ma non firmata dal procuratore, riguarda i capimafia Totò Riina, Giovanni Brusca, Nino Cinà, Leoluca Bagarella e Bernardo Provenzano. Il processo verrà richiesto anche per il figlio dell'ex sindaco Vito Ciancimino, Massimo, per il generale dei carabinieri, Mario Mori, per l'ex capitano dell'Arma, Giuseppe De Donno e per l'ex capo del Ros, Antonio Subranni. L'istanza riguarda, inoltre, l'ex ministro dell'Interno, Nicola Mancino, il senatore del Pdl, Marcello Dell'Utri e l'ex ministro Calogero Mannino.

Le accuse. Gli imputati sono accusati a vario titolo di violenza o minaccia a corpo politico dello Stato e concorso in associazione mafiosa. Mancino risponde di falsa testimonianza e Ciancimino, oltre che di concorso in associazione mafiosa, di calunnia.

Mancino: dimostrerò mia estraneità. «Preferisco farmi giudicare da un giudice terzo. Dimostrerò la mia estraneità ai fatti addebitatimi ritenuti falsa testimonianza, e la mia fedeltà allo Stato», commenta Nicola Mancino. «Dopo la comunicazione della conclusione delle indagini sulla cosiddetta trattativa fra uomini dello Stato ed esponenti della mafia, ho chiesto inutilmente al Pubblico ministero di Palermo di ascoltare i responsabili nazionale dell'ordine e della sicurezza pubblica (capi di gabinetto, direttori della Dia, capi della mia segreteria, prof. Arlacchi, ad esempio), i soli in grado di dichiarare se erano mai stati a conoscenza o se mi avessero parlato di contatti fra gli ufficiali dei carabinieri e Vito Ciancimino e, tramite questi, con esponenti di Cosa Nostra. A questo punto - aggiunge - ho rinunciato al proposito di farmi di nuovo interrogare e di esibire documenti».

Fonte: ilmessaggero.it - © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Il presidente del consiglio è convinto che l'Italia e l'Unione europea vedano già la luce in fondo al tunnel e che il vertice di Parigi servirà a mettere in sicurezza l'euro e dare impulso alla crescita. Hollande: faremo tutto il possibile per attuare decisioni del vertice Ue.

Hollande e Monti

Italia e Francia riaffermano la loro volontà di impegnarsi e di fare «tutto il possibile» affinché «le decisioni del Consiglio europeo siano applicate» e la zona euro sia «difesa, preservata, consolidata», ha detto Hollande dopo l'incontro. Sul futuro della zona euro, «sono stati fatti progressi molto significativi, e nei giorni scorsi sono state pronunciate parole importanti da parte del presidente della Bce e dei capi di Stato e di Governo», ha aggiunto il presidente francese.

Monti. «Condivido parola per parola quanto dichiarato dal presidente francese Hollande sul graduale schiarirsi delle prospettive dell'Eurozona»: lo ha detto il premier Mario Monti, al termine del suo incontro con il presidente francese all'Eliseo. «La posta in gioco è talmente vitale che non possiamo permetterci neanche un minuto di disattenzione, la posta in palio è talmente vitale per tutti e per ciascuno di noi» e riguarda «la stabilità e la forza dell'eurozona e la sua capacità di contribuire alla crescita economica e sociale dell'Europa», ha detto Monti.

Borse. Piazza Affari inverte rotta in scia all'andamento ribassista di alcuni titoli che stanno appesantendo i mercati europei. Il Ftse Mib scende quindi in campo negativo, perdendo più di un punto percentuale. A pesare sono in particolare i conti sotto le attese di alcuni big. Tra questi, sul listino milanese, si guarda alla Fiat che sta perdendo oltre il 4% dopo aver registrato un utile sotto le attese degli analisti.

Spread. Lo spread Btp-Bund si attesta sopra quota 470, in crescita rispetto alla chiusura di ieri a 466 punti base. Il rendimento sulla scadenza decennale italiana si porta al 6,04%.

Fonte: ilmattino.it - © RIPRODUZIONE RISERVATA 

 
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