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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Certamente uno degli articoli che ha contribuito alla nascita del "fenomeno" Hitchens. Buona lettura.

Serviva una parola ad hoc. Gli Occidentali possono essere definiti imperialisti o razzisti, o " eurocentrici", e molti di loro sono pronti ad accettare questa definizione, o almeno a sottoporsi a un'autocritica. Ma secondo una certa teoria, solo i bianchi possono dirsi propriamente razzisti, perché il " razzismo" è una struttura di potere e non un pregiudizio.

C'è dunque bisogno di un termine distinto per indicare un nero etnicamente fazioso oppure ossessionato dalla razza (qui " razzialista" potrebbe andar bene).

E come definire Osama bin Laden, che vuole ripristinare il vecchio califfato musulmano? Forse non imperialista, ma certamente reazionario. Per non dire del suo odio per gli ebrei, i cristiani, gli sciiti, gli indù, le donne emancipate, gli omosessuali e i miscredenti laici. Qui il termine giusto potrebbe essere "fascista".

In mezzo a tanta confusione, Ian Buruma e Avishai Margalit hanno proposto la nozione di " Occidentalismo".

Prendono spunto, ribaltandola, dalla formula " Orientalismo", proposta da Edward Said, in base alla quale una società o i suoi intellettuali possono essere giudicati secondo il loro atteggiamento verso l'"altro".

Avishai Margalit insegna all'Università ebraica di Gerusalemme e si è identificato molto con l'ala laica e internazionalista dei pacifisti israeliani. Ian Buruma è noto per i suoi brillanti studi sull'Asia, la Germania e l'Inghilterra. Entrambi hanno in comune una forte ammirazione per Isaiah Berlin. Il libro scritto a quattro mani è breve, ma non superficiale.

Gli autori dimostrano che nella tradizione intellettuale dell'"oriente" c'è una lunga storia di paranoia antioccidentale, ma questa ha per lo più radici nel pensiero non musulmano e non orientale.

In realtà, se si può fare un paragone con il fascismo, questa paranoia antioccidentale può essere fatta risalire ad alcune delle origini e degli autori che ispirarono il fascismo.

 In molte aree della cultura tedesca, russa e francese si trova lo stesso odio per la " decadenza", la stessa venerazione dell'eroe spietato, la stessa attrazione per il " capo", la stessa paura di una civiltà meccanicistica contrapposta alla società " organica" basata su tradizione e fedeltà.

Al centro dell'interesse di Buruma e Margalit ci sono gli elementi di quest'odio per il proprio mondo.

 Cosa c'è nell'anima occidentale che porta alla violenza, all'autoritarismo e al fanatismo? Per liquidare subito un problema, non c'è dubbio che l'odio per gli ebrei e una morbosa diffidenza verso l'illuminismo abbiano a che fare con ciò. Dietro alla presunta sicurezza di sé delle comunità etniche europee apparentemente " organiche" si cela un'insicurezza cosciente, in parte, del fatto che lo stato-nazione è un po' una finzione o un costrutto.

Accanto a questa insicurezza c'è il timore ricorrente di un governo segreto o invisibile che manipola tutto.

 La fantasia paranoide dei Protocolli dei savi anziani di Sion è l'apoteosi di questa mentalità. È possibile definirli una fantasia perché sono in grado di spiegare tutto alle menti deboli o disordinate: dal cosmopolitismo ateo al giudeo-bolscevismo (la paura segreta dei nazisti) alla plutocrazia giudaica (l'altra paura segreta del partito nazista e anche di altri). Contrapposta a questa sinistra cospirazione degli oziosi, degli effeminati e degli intellettuali – la stessa parola " intellettuale" fu coniata come insulto dai nemici di Dreyfus – è la difesa del guerriero virile che combatte alla luce del sole.

Questo " modello" trasuda disprezzo per le idee di agio, sicurezza e democrazia che sono la consolazione dei mediocri.

 Buruma e Margalit dicono che " parte della retorica che oggi viene dagli Stati Uniti, specie dagli ambienti neoconservatori, si avvicina a questa visione". Se i due autori scrivono " specie", dovrebbero poter specificare, cosa che non fanno.

 Uccidere e morire

Un capitolo centrale verte sulla macabra questione del suicidio, ovvero la convinzione che la morte va amata più della vita.

Non è una patologia esclusiva di al Qaeda, e ancor meno dell'islam. Anche i cosiddetti guerrieri kamikaze del Giappone imperiale erano terrificanti, finché non furono sconfitti; più vicino a noi, l'omicidio-suicidio è stato usato dalle Tigri tamil dello Sri Lanka, altro gruppo non islamico.

La cosa importante non è il metodo; quel che conta è l'ideologia. Chi è entusiasta di morire sta esprimendo un odio per le banali realizzazioni quotidiane della società umana. La cosa potrebbe essere meno spaventosa di quanto sembra: un qualunque volontario di un esercito democratico deve in ultima istanza esser pronto a morire quanto a uccidere, e anche queste forze ottengono le loro travolgenti vittorie.

Occidentalismo è importante perché ci ricorda che il suicidio della nostra società è stato progettato all'interno delle sue mura e quanto questo progetto sia reazionario e antiumanistico. In " occidente" le idee di pluralismo liberale sono molto più recenti di quanto si pensi, e potrebbero in realtà aver bisogno anche di qualche spietato combattente.

Autore: Christopher Hitchens - Fonte: Internazionale.it

WIE VAN DE DRIE [DUO'S]

Veronika & Liza Danika & Julia Alena & Anna
Veronika & Liza | Danika & Julia | Alena & Anna
 
By Admin (from 10/09/2010 @ 08:05:38, in it - Osservatorio Globale, read 1676 times)

Routine di ordinaria follia: un mattino piovoso e decine di persone accalcate alla fermata dell’autobus. Finalmente arriva il mezzo, puntualmente in ritardo, e ci si fa largo tra ombrelli e sgomitate. Ma niente da fare, il traffico dell’ora di punta non dà tregua e il ritardo si accumula sempre di più.

 

La congestione del traffico nella rush hour è un problema comune a tutte le metropoli mondiali, e non solo. Se siete del parere che l’unica soluzione sia armarsi di pazienza e partire con largo anticipo, non siete al passo coi tempi.

 

In Cina è in arrivo 3D Express Coach, un autobus-galleria che scavalca il traffico passando sopra le auto. Conosciuto anche come bus veloce tridimensionale, il mezzo sarà alto quasi 5 metri, avrà 6 metri di lunghezza e potrà imbarcare fino a 1400 passeggeri al piano superiore. Al di sotto scorrerà il flusso delle automobili, come un vero e proprio tunnel mobile.

La soluzione è davvero smart per una nazione popolosa come la Cina, che conta oltre 60 milioni di autovetture. E i vantaggi sono anche di natura economica ed ecologica: si risparmieranno i fondi destinati ad allargare le strade, a costruire arterie più ampie e corsie preferenziali per il trasporto pubblico, o nuove linee della metropolitana, riducendo quindi l’impatto del cemento sul paesaggio urbano. Non è finita: il bus gigante è anche a impatto zero, perché è alimentato ad energia elettrica ed energia solare.

 

Il mezzo, presentato recentemente a Chitech, la fiera internazionale dell’Hi-Tech a Pechino, presenta qualche problema da risolvere: si tratta di un veicolo ingombrante e solamente i mezzi alti meno di due metri potranno transitarvi al di sotto. I progettisti del 3D Express Coach non si danno tuttavia per vinti, nella convinzione che il mezzo ridurrà del 20-30% la congestione del traffico: entro la fine del 2010 comincerà a Pechino la costruzione della prima tratta, lunga 186 km.

Arriverà anche da noi la mobilità urbana intelligente?

 Fonte: smartercity.liquida.it

 


Ma guarda guarda. Con 337 voti a favore, 245 contrari e 51 astensioni il Parlamento Europeo ha approvato una mozione presentata dal centrosinistra (sorpresa!) che censura la politica francese sui Rom, definendola illegale in quanto da configurarsi come espulsione di massa.

È stata inoltre espressa “grande preoccupazione per le misure di espulsione prese dalle autorità francesi e di altri paesi nei confronti dei Rom (l’Italia?, NdR - PolisBlog) e sollecita tali autorità all’immediata sospensione di tutte le espulsioni”.

Si invitano inoltre i politici a evitare «la retorica provocatoria e discriminatoria» che questi provvedimenti implicano.

Bene. Cosa dire di questo curioso evento? Magari ribaltarlo, sottolineando che invece la retorica sta tutta in una risoluzione che ignora artatamente la situazione vigente e chiude gli occhi di fronte alla diversità dei popoli nomadi rispetto al resto d’Europa?

Vogliamo magari dire una volte per tutte che è ora di finirla di mantenere accampamenti zingareschi di gente nullafacente (nel migliore dei casi) quando non ladra (in tutti gli altri) regalando loro acqua, corrente e talvolta persino un sussidio?

No. Tutto questo non si può dire perché è “razzismo”. E invece vi dimostro che non è così. Sì, perché nessuno ce l’ha con tutte le persone (tantissime) di origine sinti o rom o chicchessia che si sono perfettamente integrate e lavorano nei paesi d’Europa. E aggiungo: chi se ne frega di che origine sono. Sono persone oneste e basta.

Bene invece Sarkozy, e benissimo le ultime iniziative milanesi di sgombero dei campi, a partire da via Triboniano. E chi non è d’accordo vada a vivere in zona o a chiedere agli abitanti della zona cosa ne pensano. Facile essere buonisti se si abita altrove.

Fonte: PolisBlog.it

 
By Admin (from 11/09/2010 @ 09:10:53, in it - Osservatorio Globale, read 1953 times)

L'occupazione in Italia continua a soffrire la crisi economica ma il dato dei senza lavoro resta migliore di quello medio dell'Eurozona: a luglio - secondo i dati provvisori diffusi ieri dall'Istat - gli occupati sono diminuiti di 18.000 unità rispetto a giugno (-0,1%) e di 172.000 rispetto a luglio 2009 (-0,7%) ma il tasso di disoccupazione è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al mese precedente fissandosi all'8,4%, oltre un punto e mezzo al di sotto di quello medio dell'Ue a 16 pubblicato ieri da Eurostat.

 

Rispetto al 7,9% di luglio 2009 la disoccupazione è aumentata di 0,5 punti percentuali portando i senza lavoro a quota 2.105.000. Rimane però l'allarme giovani. Il tasso di disoccupazione, anche se cala di 0,6 punti percentuali, rimane altissimo, al 26,8%: in pratica resta senza lavoro oltre un giovane su quattro. Negativo è anche il dato degli inattivi, cioé di coloro che tra 15 e 64 anni restano fuori dal mercato del lavoro.

 

Se a luglio la disoccupazione frena leggermente (15.000 senza lavoro in meno rispetto a giugno), gli inattivi crescono di 76.000 unità: sono a quota 14.948.000 persone, il livello più alto dall'inizio delle serie storiche nel 2004. Questo - secondo i tecnici dell'Istat - è dovuto anche all'effetto scoraggiamento, ovvero alla rinuncia di una parte di persone disponibili al lavoro alla ricerca di un'occupazione a causa della scarsa fiducia nella possibilità di trovarla.

Continua a scendere il tasso di occupazione (ora al 56,9% con un calo di 0,1 punti su giugno e di 0,7 punti su luglio 2009) mentre cresce il tasso di inattività (al 37,8% con un aumento di 0,2 punti su giugno e di 0,3 sullo stesso mese del 2009) mentre nel mese si è verificato un calo del tasso di disoccupazione giovanile (-0,6 punti al 26,8%) anche se resta senza lavoro oltre un giovane su quattro.

 

A fronte di 172.000 occupati in meno in un anno sono stati gli uomini a subire l'arretramento maggiore (115.000 in meno pari a un calo di 0,8 punti) mentre le donne hanno perso 57.000 posti (-0,6 punti). Su 153.000 inattivi in più in un anno (un punto percentuale in più) le donne sono state 60.000 (+0,6 punti) e gli uomini 93.000 (+1,8 punti). Per gli uomini il tasso di disoccupazione a luglio è al 7,5% mentre per le donne è all'8,4%. Per le donne il tasso di inattività resta consistente con una donna su due (il 49%) tra i 15 e i 64 anni fuori dal mercato del lavoro.

 

"La situazione rimane preoccupante - dice il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi - ma sarebbe colpevole non riconoscere il dato oggettivo di un differenziale positivo con l'Europa e di una tendenza negativa sostanzialmente fermatasi". "È una Waterloo sociale - sottolinea il capogruppo Pd in Commissione lavoro, Cesare Damiano - ma il governo non trova niente di meglio che discutere del processo breve per dare l'ennesimo salvacondotto a Berlusconi".

Preoccupazione viene poi espressa dai sindacati. "La ripresa non si traduce in aumento dell'occupazione", dice Giorgio Santini della Cisl che chiede interventi così come Giorgio Fammoni della Cgil indicando il massimo storico del tasso di inattività. "Politiche per i giovani e per il Sud", è il pensiero di Guglielmo Loy della Uil.

Fonte: americaoggi.info

 
By Admin (from 12/09/2010 @ 09:12:26, in it - Osservatorio Globale, read 1286 times)

Sono le regioni del Mezzogiorno d'Italia a guidare la triste classifica delle aree del Paese che contano il maggior numero di reati contro la Pubblica Amministrazione.

 

Una "mappa del malaffare", afferma un'indagine della Cgia di Mestre su dati tratti dalla relazione della Corte dei Conti, che vede concentrato nel Sud il 74% dei procedimenti avviati dalla giustizia amministrativa.

 

Quelli in corso sono 3.680, 2.721 dei quali relativi a contenzioni riguardanti regioni del Meridione.

Le cause avviate in Italia nel 2009 sono state 1.652, pari a 2,75 ogni 100 mila abitanti.

 

Lo stock di giudizi ancora in corso ha toccato, al 31 dicembre 2009, quota 3.680, pari a 6,13 cause ogni 100 mila abitanti. Ma quali sono le fattispecie di reati che aggrediscono la pubblica amministrazione? Si tratta di procedimenti per tangenti, frodi comunitarie, illiceità nel conferimento di consulenze o nella retribuzione di incarichi a personale esterno, irregolarità gestionali nella realizzazione di opere pubbliche, illiceità nella gestione di servizi pubblici e della sanità.

Un fenomeno, sottolinea il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, che "mette a rischio la tenuta dei bilanci delle amministrazioni".

 

Al Molise spetta la maglia nera, con 31,48 cause aperte ogni 100 mila abitanti, mentre il Veneto è la regione più virtuosa con 0,88 giudizi rimasti ancora in piedi al 31 dicembre del 2009.

 

Gli esperti della Cgia hanno così delineato la "mappa del malaffare" che mina l'amministrazione pubblica.

Nel numero di giudizi aperti dopo il Molise si trova la Sicilia, con 23,2 cause rimanenti ogni 100 mila abitanti, la Basilicata (16,09), la Calabria (13,29), la Campania (13,28) e la Sardegna (9, 22). Dopo il Veneto, tra le regioni meno interessate da questo fenomeno, ci sono Emilia Romagna (0,97 ogni 100.000 abitanti), Lombardia (1,06), Piemonte (1,20), Liguria (1,80) e Friuli Venezia Giulia (2,36). La classifica rimane pressoché invariata anche quando si tratta di analizzare le cause sorte nel 2009.

 

"Specie sul fronte delle consulenze, - commenta la Cgia di Mestre - ci si trova di fronte ad una vera e propria emergenza.

Non si tratta di fatti episodici o di incapacità di gestione, bensì di una vera e propria patologia". 

Fonte: americaoggi.info

 

Il gruppo anti-islamico English Defence League si prepara a manifestare ad Amsterdam a sostegno del leader del Pvv Geert Wilders. La sua formula trasversale sta trovando imitatori in tutta Europa.

 

La English Defence League (Edl), "esercito di strada" islamofobo apparso l'anno scorso sulle prime pagine dei giornali britannici a causa delle sue violente dimostrazioni, si prepara a sbarcare ad Amsterdam il prossimo ottobre. L'Edl marcerà a sostegno di Geert Wilders, il portabandiera del movimento xenofobo olandese. Alla manifestazione parteciperanno anche la Ligue Francaise de Defense e la Dutch Defence League, recentemente fondate sul modello ingese, insieme ad altri militanti di tutta Europa.

 

Fondata nel 2009, nel corso dell'ultimo anno l'Edl ha organizzato più di una dozzina di marce e dimostrazioni, spesso violente, in tutto il Regno Unito. Le manifestazioni che alla fine dell'anno scorso attiravano appena un paio di centinaia di militanti vedono oggi la partecipazione di migliaia di cittadini.

 

Il 28 agosto una dimostrazione a Bradford, West Yorkshire, sede della seconda comunità di sud asiatici del Regno Unito, ha preso una brutta piega quando i militanti si sono scontrati con la polizia e hanno attaccato gli attivisti antirazzisti con mattoni, bottiglie e fumogeni. Sono stati arrestati in 13.  

Le organizzazioni di controllo sui fenomeni razzisti sostengono che l'Edl sia una delle creature più preoccupanti apparse sulla scena dell'estrema destra britannica dal 1970 e dai giorni del National Front, un partito politico apertamente basato sulla supremazia della razza bianca e le teorie naziste.

Sembra che l'Edl stia riuscendo a esportare nel continente la sua formula, una combinazione tra l'invettiva anti-islamica, la violenza e la pratica di agganciarsi ai gruppi di hooligans, fissando le marce allo stesso orario delle partite di calcio.  

Diversamente da quanto accadeva con l'estrema destra tradizionale, l'Edl, originariamente sviluppatasi nell'ambito della subcultura "football casual", si considera un movimento multietnico, nato per combattere il "jihadismo" più che i musulmani in generale. L'organizzazione fa uso di una retorica legata alle nuove teorie dell'anti-islamismo e del neoconservatorismo, trascurando la nostalgia per il nazismo cara alle altre formazioni di estrema destra.

"La English Defence League vuole fermare la minaccia a ogni costo. I nostri amici cristiani, ebrei, sikh e induisti hanno molto da raccontare a proposito dell'imperialismo islamico", si legge sulla pagina "smascherare i falsi miti" del sito del gruppo. Guramit Singh è uno dei leader dell'Edl. Sikh nato in Gran Bretagna, come Geert Wilders si dichara filoisraeliano e utilizza la colonna ebrea e quella Lgbt (gay, lesbiche, bisessuali e transgender) nella sua lotta alla costruzione di nuove moschee e nella missione di far dichiarare il burqa fuori legge. Durante una dimostrazione tenutasi in marzo a Bolton, un uomo reggeva un triangolo rosa insieme ai cartelloni e alle bandiere anti-islamiche. In questo momento la divisione Lgbt del movimento conta 107 membri. 
 
In totale contrasto con la tradizione dell'estrema destra antisemita, il gruppo ha cominciato a sventolare durante le manifestazioni la bandiera di Israele, e secondo il Jewish Chronicle la divisione ebrea ha ricevuto il sostegno di migliaia di cittadini su Facebook, fino a quando, di recente, la sua pagina è stata cancellata.

Xenofobia light

Al pari di altre formazioni che le organizzazioni di monitoraggio definiscono "estrema destra light", in particolare quella di Wilders, il Partito popolare danese e gli accoliti del deceduto Pim Fortuyn, alcuni membri dell'Edl cercano di prendere le distanze dai  "cavernicoli adoratori di Adolf" (definizione tratta dal sito del gruppo). Tuttavia, nonostante l'Edl non sia propriamente una formazione neo-nazista e neo-fascista, i collegamenti con l'estrema destra tradizionale non sembrano essere stati eliminati. 
 
Tutte le manifestazioni dello scorso anno (tranne due) si sono concluse con decine di arresti. Le marce dell'Edl passano frequentemente dagli slogan anti-islamici all'uso della violenza. Durante una manifestazione a Dudley svoltasi a giugno sono stati presi d'assalto negozi, macchine, abitazioni private e anche un tempio induista.
È difficile trovare statistiche affidabili sulle dimensioni dell'organizzazione, e mancano i dati sulle filiali continentali. Il gruppo sostiene di avere "migliaia" di sostenitori. La polizia ha stimato che durante la marcia di Newcastle upon Tyne di maggio, una delle più grandi organizzate dall'Edl, hanno partecipato fra le 1.500 e le 2.000 persone. 

Stando al sito dell'Edl la manifestazione di Amsterdam dovrebbe svolgersi il prossimo 30 ottobre. Geert wilders dovrà presentarsi in tribunale alla fine del mese prossimo per rispondere dell'accusa di incitamento all'odio razziale. Il processo inizierà il 5 ottobre e il verdetto è atteso per il 2 novembre. 
 
In occasione della marcia saranno presenti i membri della Ligue Francaise de Defense e della Dutch Defence League, formatesi di recente ed entrambe modellate sulla struttura dell'Edl. La Ligue Francaise de Defense si presenta anche con la denominazione anglofona "French Defence League", e recentemente ha adottato il nome di Ligue 732, in onore di un gruppo di tifosi del Paris Saint Gemain nato con la missione di "unificare tutti i tifosi, gli ultras e gli appassionati di calcio francesi per lottare contro l'Islam radicale". Il numero 732 è un riferimento all'anno in cui il re francese Carlo Martello, nonno di Carlo Magno, riportò la vittoria nella Battaglia di Tours, fermando l'avanzata islamica nell'Europa occidentale. 
 
Steve Simmons, portavoce dell'English Defence League, ha dichiarato a EUObserver che i militanti del "movimento anti Jihad" in Germania, Belgio, Svizzera e "altri paesi europei" si uniranno all'Edl ad Amsterdam per fondare quella che dovrebbe chiamarsi "European Defence League", o in alternativa, ricorrendo a un eufemismo, "European Friendship Initiative".
 
"Come saprete, Geert Wilders sta subendo un processo per odio razziale", prosegue Simmons. "Noi siamo convinti che sia in atto un attacco alla libertà di parola, e in generale una sorta di sottomissione al radicalismo islamico e all'Islam. Geert ha il coraggio di affrontare questo problema, e noi intendiamo sostenerlo". 
Simmons minimizza sulla violenza del movimento: "Vogliamo che l'evento sia una festa più che un momento di protesta, con cibo, alcol e divertimento". Il portavoce sostiene che alcuni soldati britannici, olandesi e tedeschi fuori servizio legati alle "Armed Forces Unite" (nate dalla "Armed Forces Defence League", un gruppo Facebook di militari e marinai sostenitori della Edl), si sono offerti di aiutare la polizia olandese a mantenere l'ordine durante l'evento.

Traduzione: Andrea Sparacino; Fonte: EUobserver.com - Bruxelles - presseurop.eu

WIE VAN DE DRIE [+BONUS]

Caprice  
Caprice | Monica | Miguela

Bonus: 4 Hot chicks on a Holiday!
 

Il governo rumeno ha approvato la lettera supplementare di intenti verso il Fondo Monetario Internazionale, con cui Bucarest ha firmato nel 2009 un accordo di prestito. Nel documento, le autorità di Bucarest si impegnano a licenziare entro fine anno 74.000 pubblici dipendenti, oltre ai 27.000 già mandati a casa. Inoltre, le spese per beni e servizi sarano diminuite del 10%. Le misure sono volte a rispettare il deficit del 6,8%. Per il 2011, Bucarest ha come target un deficit del 4,4%, ciò che richiederebbe, tra l’altro, il proseguimento dei licenziamenti nel settore pubblico. Altre restrizioni consistono nel congelamento delle pensioni nel 2011, l’eliminazione della tredicesima e la modifica del sistema di previdenza sociale.

L’Esecutivo di Bucarest ha modificato il modo di pagamento delle assicurazioni per le persone che ottengono dei redditi dai diritti d’autore. Il ministro del Lavoro, Ioan Botis, ha annunciato che l’ordinanza entrerà in vigore all’inizio della prossima settimana. “Il datore di lavoro dovrà fare la dichiarazione di reddito e pagherà i contributi mensilmente. Così, eliminiamo i problemi creati dal fatto che erano i contribuenti a dover inoltrare la dichiarazione. Il valore totale dei contributi individuali resta al 16,5%”, ha spiegato il ministro. Il mese scorso, la maniera in cui venivano raccolti i contributi dalle persone che incassavano diritti d’autore, introdotti di recente nel Codice fiscale, ha generato malconteto tra gli interessati, costretti a ore di file davanti a più sportelli.

Entro fine anno, le autorità romene elaboreranno una strategia per l’integrazione dei rrom e collaboreranno con quelle francesi ad un piano in base al quale siano ottenuti dei fondi europei per l’inclusione sociale di questa minoranza. Le decisioni sono state annunciate giovedì, dopo i colloqui svolti con le autorità di Bucarest dal segretario di stato agli Affari Europei francese Pierre Lellouche e dal ministro per l’Immigrazione Eric Besson. I due ministri hanno detto, d’altra parte, che “non è neppure in discussione” che Parigi sospenda i rimpatri, come richiesto in una risoluzione votata dal Parlamento Europeo.

Bruxelles ha condannato le azioni del governo francese di rimpatriare alcuni gruppi di rrom, provenienti dalla Romania e Bulgaria, e ha chiesto l’immediata cessazione di queste misure. Il documento menziona, inoltre, che la problematica dei rrom non deve influenzare l’ingresso dei due Paesi nell’area Schengen. A Bucarest, il capo della diplomazia romena, Teodor Baconschi, ha dichiarato che desidera evitare le polemiche. “Non leggiamo la risoluzione adottata nel Parlamento Europeo come una mano porsa alla Romania. Abbiamo degli obiettivi da raggiungere, dobbiamo mobilitarci di più e lo faremo”, ha sottolineato Teodor Baconschi.

I deputati romeni hanno bocciato una mozione sull’agricoltura promossa dall’opposizione socialdemocratica, che accusava il governo di non avere un programma di investimenti coerente. Un’altra critica era che gli agricoltori romeni non hanno ricevuto sostegno, motivo per cui la maggior parte delle colture agricole di quest’anno sono andate perse. Il Governo, tramite il ministro dell’agricoltura, Valeriu Tabara, che ha assunto di recente questo dicastero, considera che la responsabilità per la situazione è di tutti i partiti, della maggioranza o all’opposizione. Il ministro ha ricordato che i problemi sottolineati nella mozione sono stati sollevati periodicamente negli ultimi 20 anni e sinora non ne sono state trovate delle soluzioni.

Fonte: rri.ro

 
By Admin (from 13/09/2010 @ 12:14:30, in it - Osservatorio Globale, read 15005 times)

La strategia dell’Unione Europea sulla regione del Danubio si propone di puntare su trasporti, ambiente e sviluppo economico. Come anche la strategia per il Mar Baltico – la prima iniziativa coordinata di Bruxelles a favore di una macro-regione, la strategia per il Danubio include misure che verranno applicate da tutti gli stati rivieraschi. Si tratta di dieci Paesi, di cui sei membri dell’UE, che ocntano complessivamente 200 milioni di abitanti, di cui 75 milioni vivono sulle rive del fiume. Il progetto regionale di cooperazione è stato promosso a livello dell’Unione Europea dalla Romania e dall’Austria e punta su tre direzioni: connettività, tutela ambientale e sviluppo socio-economico. Il documento che sta alla base del progetto, avviato a marzo 2009, ricorda “l’unicità e la fragilità del Danubio e del suo Delta, ecosistema che conserva specie rare di piante, minacciate dall’inquinamento provocato dalle azioni umane intense, che potrebbe causare danni irreparabili”. Situata alle foci del Danubio, bagnata da un lungo tratto dello stesso fiume e con una superficie importante del Delta sul suo territorio, la Romania concede una grande importanza alla strategia. Per le autorità romene le opportunità di sviluppo coprono settori che vanno dai trasporti, alla ricostruzione dell’infrastruttura portuale e del canale navigabile, fino a investimenti nella tutela ambientale e della biodiversità.

Parlando dei benefici dell’applicazione di questo progetto europeo, l’eurodeputata romena Ramona Manescu, che si è impegnata nell’elaborazione della strategia per il Danubio, ricorda l’ottimizzazione del trasporto sul Danubio dopo l’ampliamento del canale navigabile, soprattutto del settore vicino alle foci. “Il grosso problema del Danubio e del canale navigabile nella zona è che le navi di grande tonnellaggio, che trasportavano merci sul Mar Nero, non potevano passare. Arrivavano sul Danubio fino ad un certo punto, dopo di che non ce la facevano più a passare. Un settore di circa 300 km era impraticabile. A quel punto la nave veniva scaricata, le merci - spostate su navi più piccole, oppure trasportate via terra. Ciò faceva aumentare anche i costi. Con l’ampliamento del canale navigabile, le navi di grande tonnellaggio potranno viaggiare sul Danubio e arrivare più vicino all’Europa Occidentale”, spiega Ramona Manescu.

Ciò non è un fatto privo di importanza, perché il Danubio rappresenta un’asse prioritaria di trasporto all’interno dell’Unione Europea. “Sono stati compiuti molti studi e siamo stati sostenuti anche dal governo olandese, che ha pagato il più costoso studio di fattibilità, il quale ha rilevato chiaramente che per l’Europa Occidentale la variante più economica è quella di ricevere delle merci dall’Asia attraverso il Mar Nero, sul percorso Costanza - Danubio - Rotterdam. Costa molto meno del classico itinerario sul Mediterraneo. Tale fatto è, in primo luogo, a nostro vantaggio. Le città sul Danubio sono al momento quasi deserte. Il tasso di disoccupazione è alto, ci sono poche scuole e pochi ospedali, per non parlare dell’infrastruttura, che è quasi inesistente. Potete immaginare quanti posti di lavoro saranno creati in quelle città. Questo progetto contribuirà allo sviluppo dei porti sul Danubio. E mi riferisco non solo alla zona di deposito, ma anche al trasporto multimodale, allo sviluppo dell’infrastruttura stradale e ferroviaria”, aggiunge l’eurodeputata Ramona Manescu.

La strategia dell’Unione Europea per la regione del Danubio è anche un’occasione per un approccio integrato ai progetti di sviluppo turistico, spiega da parte sua Viorel Ardeleanu, il coordinatore romeno per la strategia del Danubio. E’ già in via di svolgimento una strategia nazionale di sviluppo durevole della zona rivierasca del Danubio, con emfasi sul turismo, alla quale partecipano 16 istituzioni di sette paesi. Viorel Ardeleanu sottolinea inoltre che la strategia UE per il Danubio rappresenta un’occasione straordinaria per lanciare progetti connessi allo sviluppo urbano delle località in riva al Danubio. Non in ultimo, la strategia includerà anche progetti per la ricostruzione del patrimonio culturale della zona.

Fonte: rri.ro

 

Qualche giorno fa il ministro bulgaro dell'energia, Traicho Traikov,ha annunciato che il costo del progetto per la costruzione della seconda centrale nucleare a Belene ha raggiunto ormai i 9 miliardi di euro e che sono in corso negoziati con la Russia per ridurre il prezzo. Il costo iniziale previsto per la centrale nucleare era di 4 miliardi di euro.

 

Eppure, secondo Traikov, anche la Grecia avrebbe espresso interesse per il progetto nell'ultimo incontro bilaterale con la Bulgaria, ma è difficile che un Paese in crisi nera possa investire un solo centesimo di euro quando la proposta di partecipazione è stata avanzata ad Atene ormai da più di un anno.

 

I lavori sul sito di Belene, sulla riva del Danubio, nel nord della Bulgaria, sono addirittura partiti nel 1981, quando Sofia era il più fedele alleato dell'Urss, ma poi non solo mai decollati ed ora il nuovo governo di destra si trova con un ferrovecchio sovietico da completare.

 

La scorsa primavera la russa Atomstroyexport, che dovrebbe costruire la centrale di Belene, ha offerto alla Bulgaria un prestito statale di 2 miliardi di euro solo per continur ere a mantenere in piedi l'impianto fino a quando il governo di Sofia non troverà quel nuovo investitore strategico dell'Europa occidentale che sogna il primo ministro Boyko Borisov. Purtroppo per lui fino ad ora si è fatta avanti solo la Serbia che ha espresso interesse per la centrale nucleare durante i recenti colloqui tra Borisov e presidente serbo Boris Tadic.

Della questione dei costi crescenti ed imprevisti delle centrali nucleari se ne occupa anche James Janter sul suo "Blog about energy and the environment" del New York Times che, oltre al caso limite di Belene, fa una breve disamina dei costi presunti e quelli effettivi di diverse centrali nucleari in costruzione in giro per l'Europa.

 

A fine agosto il ministro dell'energia della Gran Bretagna, Charles Hendry, in un'intervista a l Bloomberg News ha detto di aspettarsi che il costo di ogni nuovo impianto nucleare nel Regno Unito salga a circa 6 miliardi di sterline, cioè 9,3 miliardi dollari. Hendry ha anche detto di sperare che le industria del nucleare trovino da sole tutti questi soldi, senza il sostegno dello Stato, ma poi non ha trovato di meglio che prospettare di trovare i necessari incentivi per la costruzione di centrali nucleari imponendo una specie di carbon tax sulle emissioni di CO2 delle centrali a gas e carbone che andrebbe a finanziare il nucleare. Insomma, i contribuenti quel che lo Stato dice di non voler dare lo pagherebbero in bolletta e una tassa "virtuosa" andrebbe al nucleare invece che alle energie rinnovabili.

 

Il problema per Hendry e per gli altri cantori del Rinascimento nucleare è che sempre più esperti, non necessariamente anti-nuke, dicono che molti nuovi progetti nucleari sono semplicemente troppo grandi e che non potranno mai essere costruiti senza massicci finanziamenti pubblici.

 

La cosa è venuta clamorosamente a galla con l'Epr di Olkiluoto, in Finlandia, dove la francese Areva sta ancora costruendo una centrale che avrebbe dovuto essere operativa nel 2009 e che nel 2005 avrebbe dovuto costare 3 miliardi di euro. Orai costi sono praticamente raddoppiati e forse l'impianto entrerà in funzione nel 2012, mentre le liti sugli aspetti tecnici, economici e di sicurezza tra Areva e il suo cliente finlandese, l'utility finlandese Teollisuuden Voima Oyj, sono all'ordine del giorno.

 

Dei costi del nucleare "pubblico" cinese e russo si sa solo quello che fanno filtrare i governi, ma la Russia non disdegna nel continuare a costruire centrali nucleari in Paesi come l'Iran e si tiene stretta la sua eredità nucleare sovietica di cui fanno parte anche Chernobyl ed i vetusti impianti nucleari militari e civili, circondati dai recenti incendi, e per i quali nessuno parla di dismissione.

 

Il Giappone sta rinunciando a un accordo nucleare con l'India perché la nuova legge sul nucleare civile sulla quale il governo di New Delhi ha trovato un accordo con l'opposizione della destra induista sarebbe troppo oneroso, in caso di incidente, per i costruttori e i fornitori di attrezzature nucleari. La cosa non sembra piacere nemmeno a russi e americani eppure è stato proprio l'accordo con quest'ultimi a rendere necessaria la nuova legge.

Solo i sudcoreani sembrano a loro agio in questo mercato concorrenziale al rialzo, come dimostra il "colpo" fatto negli Emirati Arabi Uniti a danno dei francesi.

 

I cinesi vanno come sempre avanti per la loro strada ed usano anche il nucleare come strumento din scambio con americani, francesi e russi e per espandere la loro egemonia economica (sempre più anche politica) in Asia, magari in Pakistan, dove le recenti devastanti alluvioni hanno dimostrato tutta la pericolosità del nucleare autoctono e come investire sull'atomo non incida minimamente sul livello di benessere della popolazione e sullo sviluppo tecnologico del Paese... anzi.

Fonte: greenreport.it

 
By Admin (from 16/09/2010 @ 08:55:26, in it - Osservatorio Globale, read 1612 times)

Definitivo via libera del Parlamento francese al progetto di legge per mettere al bando il velo integrale islamico su tutto il territorio nazionale, incluse strade e piazze, nonostante il parere negativo del consiglio di Stato e il disagio espresso dalle comunità musulmane. La Francia diventa così il primo Stato europeo a censurare il burqa, una misura allo studio anche in Belgio, dove la sua adozione si è però arenata a causa della crisi politica. Un esempio che il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, chiede di seguire in Italia. Dopo l'ok dell'Assemblea nazionale, lo scorso luglio, il testo - fortemente voluto dal presidente Nicolas Sarkozy - è stato approvato ieri dalla maggioranza dei senatori (246 a favore, 1 contrario).

L'adozione definitiva dovrà però essere convalidata dalla corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi nelle prossime settimane. "Vivere la Repubblica a volto scoperto" è "una questione di dignità e di eguaglianza", ha detto il ministro della Giustizia, Michele Alliot-Marie. Lanciata da un parlamentare comunista, André Gerin, l'idea di censurare il velo è stata poi ripresa dall'Ump, il partito di destra al potere. Sarkozy ha più volte ripetuto che il burqa "non è benvenuto nel territorio della Repubblica".

Ieri,i senatori della destra hanno votato compatti insieme con i centristi. Benché contrari all'uso del velo integrale, la maggior parte dei deputati della sinistra all'opposizione (socialisti, verdi e comunisti), non hanno partecipato al voto, evocando il "rischio giuridico" di un bando totale, visto che a loro avviso una censura del consiglio costituzionale rappresenterebbe "un regalo" per gli integralisti.

Il consiglio di Stato ha già espresso le sue riserve su un bando generalizzato, e secondo diversi giuristi la Francia si espone anche a una condanna della Corte europea dei diritti umani.
 Commentando il voto, il ministro Carfagna - pur ricordando che in Italia non esiste "un'emergenza burqa", ha affermato che questo indumento islamico rappresenta "la negazione dei diritti della donna e la sua sottomissione". Per questo e altri motivi ha ‘auspicato' che il Parlamento porti "a compimento la discussione del progetto di legge che vieta l'uso del burqa nei luoghi pubblici anche in Italia". In Francia, a inizio estate, critiche erano state espresse da Amnesty International. Mentre il consiglio del culto musulmano (Cfcm) dice che il progetto "rischia di stigmatizzare l'Islam". Per mesi, la diplomazia di Parigi ha effettuato un pressing sui Paesi musulmani per scongiurare boicottaggi e proteste, evitando l'errore del 2004, quando la legge per il divieto del velo nelle scuole scatenò dure campagne anti-francesi.

Secondo diversi esperti, è tuttavia probabile che reazioni ostili giungeranno da Paesi come l'Iran, l'Algeria o il Pakistan. Chi viola la legge incorrerà in una multa di 150 euro e/o in un corso di educazione civica. Sanzioni che entreranno vigore solo dopo 6 mesi dalla promulgazione. Chi obbliga una donna a coprirsi integralmente rischia invece un anno di carcere e una multa da 30.000 euro. Pene raddoppiate se la donna è minore.
Quella francese è prima comunità musulmana d'Europa (tra i 5 e i 6 milioni di persone, ma solo 2.000 donne indossano il burqa o il niqab).

In Italia lo stesso auspicio di bando fatto dalla Carfagna è stato formulato da una europarlamentare della Lega Nord, Mara Bizzotto, che chiede un divieto a livello europeo mentre la deputata del Pdl Margherita Boniver ha espresso rammarico dicendosi "contraria a legiferare su una materia che riguarda un'assoluta minoranza di donne" senza ricorrere invece all' "arma della persuasione".

Fonte: americaoggi.info

 
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