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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

I ragni, soprattutto quello grossi, pelosi e velenosi, non sono certo i migliori amici dell'uomo, ma presto potrebbero diventarlo. Un recente studio condotto da Kenia Nunes, fisiologa presso il Medical College della Georgia e pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, ha evidenziato come il veleno del ragno vagante brasiliano (Phoneutria nigriventer) possa essere impiegato con successo nel trattamento della disfuzione erettile maschile.

Una Phoneutria nigriventer: il suo morso è letale. (© foto João P. Burini)

Un morso... lì?

L'aracnide in questione, detto anche ragno delle banane, è un bestione che da zampa a zampa può arrivare ai 15 centimetri di lunghezza. Vive nelle piantagioni di banane del Brasile e il suo morso, se non curato con uno specifico antidoto, può portare alla paralisi muscolare e alla morte per asfissia.
Chi è sopravvissuto a questa poco piacevole esperienza, ha manifestato, tra gli altri sintomi, delle dolorose erezioni durate anche 4 o 5 ore consecutive: è il priapismo, un malfunzionamento dell'apparato genitale maschile le cui conseguenze possono essere anche gravi.
La Nunes, ha scoperto che questo effetto è causato da un peptide chiamato PnTx2-6 presente nel veleno del ragno. Opportunamente utilizzata, questa molecola si è dimostrata in grado di ridonare la virilità perduta a un gruppo di topi affetti da disfunzione erettile.

Secondo lo studio, il peptide provocherebbe l'erezione utilizzando meccanismi diversi rispetto ai farmaci convenzionali (per esempio il Viagra) e questo potrebbe renderlo efficace anche sui pazienti che non rispondono alle normali terapie.
Prima di poter pensare ad un farmaco a base di veleno di ragno passeranno comunque ancora molti anni. Nel frattempo la Nunes vuole verificare l'utilizzo della tossina nel trattamento delle disfunzioni sessuali femminili.

Chi sono i veri superdotati? Scoprilo nella mappa semiseria della lunghezza del pene.

Fonte: Focus.it

 

"È l'uomo che porta i pantaloni". "Non è un posto per donne, lascia fare al sesso forte". "Il tuo capo è donna? Davvero??" Se frasi come queste vi fanno storcere il naso è tutto merito della vostra corteccia prefrontale. Senza la sua opera instancabile di "mediazione", nemmeno l'uomo più galante si salverebbe da alcuni scivoloni sessisti, come la convinzione che successo e potere non siano prerogative femminili. È quanto svela uno studio dell'Università Milano-Bicocca pubblicato sulla rivista scientifica Neuroimage.

Un po' per uno

Colti in castagna. I ricercatori hanno somministrato a 26 studenti di psicologia, 13 maschi e 13 femmine, un test al computer che misura le convinzioni implicite delle persone sul genere (Gender Implicit Association Test, IAT). In una prima fase ai soggetti è stato chiesto di identificare come maschile o femminile un nome che appariva al centro di uno schermo, premendo il tasto destro o sinistro. Successivamente i volontari dovevano associare alcune parole al concetto di "forza" o "debolezza" premendo gli stessi tasti utilizzati nella fase 1. Quando è stato chiesto di utilizzare lo stesso tasto per indicare "femminile" e "forza" i maschi hanno totalizzato più errori rispetto a quando lo stesso pulsante doveva indicare "femminile" e "debolezza" (viceversa per i nomi maschili). Lo stesso effetto non è stato osservato sulle loro colleghe che, invece, non hanno mostrato alcuna preferenza di genere.

Sentinelle anti-pregiudizi. Per indagare le basi neurologiche di questa peculiarità gli scienziati hanno somministrato lo stesso test a un secondo gruppo di 36 soggetti (18 maschi e 18 femmine) sottoposti a Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) una tecnica non invasiva capace di interferire temporaneamente con le aree cerebrali selezionate. Si è osservato che quando nei maschi venivano inibite la corteccia prefrontale dorsolaterale e la corteccia prefrontale dorsomediale, due aree implicate nel controllo degli stereotipi, l'associazione uomo-forza-successo e donna-debolezza risultava ancora più netta. In sostanza gli uomini, anche se non consapevolmente, avrebbero la tendenza naturale a collegare i concetti di prestigio e affermazione sociale a una figura maschile e solo grazie a queste aree, le ultime in ordine di tempo a maturare durante la crescita (lo sviluppo completo avviene intorno ai 15-16 anni), riuscirebbero a "frenare" gli impulsi potenzialmente discriminatori.

Allenare alla complessità. "La corteccia prefrontale è la parte di cervello che ci distingue essenzialmente dagli altri primati" spiega Zaira Cattaneo, ricercatrice del Dipartimento di Psicologia a capo dello studio, "media processi complessi, come l'analisi e la sintesi delle informazioni, la pianificazione, i meccanismi che permettono di anticipare gli eventi e di fare previsioni sul futuro. Lo sviluppo dei lobi frontali dipende fortemente dall'educazione: se categorizzare in base al sesso è una pratica diffusa - spesso a scuola i bambini vengono divisi in maschi e femmine durante un gioco ("maschi contro femmine") - la situazione cambia quando a queste distinzioni si aggiunge una connotazione di valore (per esempio, "il sesso debole"). La differenza di genere si carica allora di una valenza emotiva che finisce per sedimentarsi nel cervello". Per allenare la corteccia a resistere agli stereotipi, quindi è importante "che il bambino sia sottoposto a sollecitazioni che ne stimolino la creatività, le capacità di ragionamento, di astrazione, di inferenza, il confronto con il "diverso". Insomma un'educazione alla complessità, contraria ad eccessive semplificazioni".

Fonte: Focus.it

 

La voce del tradimento

Dimmi con che voce lo dici... e ti dirò quanto mi sarai fedele: è questa la sintesi di un singolare studio pubblicato qualche giorno fa da un team di piscologi californiani che mette in relazione il tono della voce di uomini e donne con il livello affidabilità sessuale percepito dai partner. «Abbiamo scoperto che gli uomini e le donne utilizzano la voce del compagno come indice di fedeltà. Più la voce è attraente - bassa e profonda per i maschi, alta e squillante per le femmine - più viene percepito elevato il rischio di essere traditi» spiega Jillian O'Connor, del Department of Psychology, Neuroscience & Behaviour della McMaster University (California).

Se lo ascolti... lo eviti

Lo studio è stato condotto su un gruppo di volontari ai quali sono state fatte ascoltare coppie di voci manipolate elettronicamente per renderle più alte o più basse. É stato poi chiesto loro di dire quale delle due era di un potenziale traditore.

Ma cosa lega il tono della voce alla percezione di fedeltà o infedeltà? É tutta una questione di ormoni: "Gli uomini con un più alto livello di testosterone hanno una voce più bassa, così come le donne con più estrogeni hanno la voce più acuta" spiega David Feinberg, relatore dello studio.
"Il nostro cervello associa gli alti livelli di ormoni con comportamenti potenzialmente adulterini e questo ci guida nella scelta del partner".
L’infedeltà è costosa in termini emozionali, economici e riproduttivi: lo studio della O’Connor proverebbe che il processo evolutivo ci ha dotato di strumenti utili a riconoscere, ed evitare, i partner meno affidabili.

Fonte: Focus.it

 

A prima vista può sembrare la classica scoperta dell’acqua calda, ma fino ad oggi non ci era ancora riuscito nessuno: Daniel Nocera e i suoi colleghi del Massachusetts Institute of Technology, invece che inventarsi complicati e costosi marchingegni per generare energia pulita, si sono limitati a copiare Madre Natura e hanno sviluppato la prima foglia artificiale capace di ricavare energia dal Sole.

Il dispositivo non è altro che una piccola cella fotovoltaica grande come una carta da gioco che, grazie ad un procedimento del tutto analogo alla fotosintesi, utilizza l’energia solare per ricavare idrogeno e ossigeno dall’acqua: i due gas, una volta estratti, vengono impiegati per alimentare una cella a combustibile e produrre energia elettrica quando serve.

Un secchio d’acqua al giorno leva il buio di torno.
 
L'apparecchio messo a punto dagli scienziati del MIT non è solo estremamente efficiente, ma anche low cost: per costruirlo sono sufficienti materiali poveri e relativamente abbondanti come il cobalto e il borato di nichel. In aggiunta a questi, alcuni catalizzatori chimici che accelerano una serie di reazioni che altrimenti non avverrebbero.

Il prototipo è stato presentato qualche giorno fa al convegno annuale della American Chemical Society e ha funzionato ininterrottamente e senza guasti per oltre 45 ore.

Messo in un contenitore con 4 litri di acqua ed esposto in pieno sole,  può produrre abbastanza energia elettrica da soddisfare per un giorno le esigenze di una famiglia in un paese in via di sviluppo.
La foglia artificiale è piaciuta moltissimo agli indiani della Tata, che hanno già siglato un accordo con Nocera per industrializzarla.

L'idea non è comunque del tutto nuovo: la prima foglia artificiale fu realizzata una decina di anni fa da John Turner dello U.S. National Renewable Energy Laboratory di Golden, in Colorado. Il suo apparecchio però richiedeva l’impiego di metalli rari ed era altamente instabile.

Fonte: Focus.it

 

Eccovi lo scoop sulla povera vecchia Ellade, il triste paese a cui la UE ha appena concesso una tregua temporanea prima di essere trasportata alla discarica comunale: la Grecia farà default nel 2012. Se ci sono scettici in giro, questa previsione viene dal grande oracolo di economia Taki, lo stesso Taki che aveva sentito puzza di bruciato anche prima che il governo greco fosse colto in flagrante a "cucinare" i suoi libri aiutato dalla piovra gigante velenosa, Goldman Sachs . Quest'ultima incassò la sua gigantesca commissione e tornò a casa per continuare il suo lavoro di fregare gli ingenui. I greci andarono in spiaggia a godersi il mare e ora pagano le loro follie passate.

Il guaio è che nessun responsabile del disastro è mai stato punito. Un ex-ministro della Difesa sotto il governo socialista di dieci anni fa, tale Akis Tsohatsopoulos, è stato in prima pagina sui giornali perchè gli avevano trovato 180 milioni di euro nel suo conto in una banca privata. Il barbone non aveva soldi di famiglia, tranne il suo stipendio ministeriale. I giornali gridarano allo scandalo, senza alcun risultato. Questi ha minacciato di rivelare la verità sulle tangenti per la difesa, per cui i "conservatori" all'opposizione si sono zittiti. Il risultato è stato un classico fiasco ellenico: il ministro ha tenuto il denaro e tutti sono andati in spiaggia a godersi il mare

Come si può prendere sul serio i politici greci? Costantino Karamanlis, morto da anni, chiamava ladri quelli della giunta militare, ma Taki che li conosceva meglio ha inviato pacchi alimentari alle mogli dei leader del colpo di stato mentre i loro mariti marcivano in galera. Karamanlis ha tenuto banco nel primo grande periodo di corruzione, quando portò la Grecia verso l'UE nei primi anni '80. Andreas Papandreou, padre del greco premier attuale, era conosciuto come Ali Baba perché lui e i suoi ministri hanno fatto del mentire e rubare una nuova forma d'arte greca, un arte molto più redditizia che costruire edifici inutili come il Partenone. Un altro Karamanlis, il nipote, ha dato il colpo di grazia all' economia quando per cinque anni quando seduto sul suo grasso sedere di primo ministro ha presieduto al ladrocinio generale nel settore pubblico dove si è rubato qualsiasi cosa valesse la pena di rubare.

I soli Greci le cui mani sono pulite sono la piccola minoranza che continuano a lavorare tenendo il governo lontano dalle loro attività. Gestire un'impresa in Grecia è un po 'come tenere un ristorante a Brooklyn durante durante il periodo di Don Corleone e Frank Costello. Prima o poi qualche pezzo da novanta - il governo - entra e ti domanda il pizzo. Il business in Grecia dipende da influenze politiche e senza di esse non c'è business. Io non ho lo spazio né la pazienza, per elencare i casi so che di americani di origine greca che hanno portato soldi nella vecchia cara Ellade per avviare un business e sono stati fregati dai funzionari del governo. E' molto semplice: se si vuole fare affari nel paese natale di Archimede, si corrompono funzionari governativi e il governo in Grecia è completamente, totalmente, al 100 per cento corrotto.

Sono stato costretto a vendere un complesso di hotel che ora ha un valore di cento milioni di euro per meno di un decimo del suo valore perché mi sono rifiutato di pagare una tangente alla Banca Nazionale della Grecia, per abbassare i tassi di interesse del 35% che stavo pagando. Sono stato stupido ? Assolutamente. Questo è stato venti anni fa, ma mi ha dato un grande piacere di andarmene dal paese e tornarvi solo sulla mia barca per incontrare le donne sulle spiagge. Alcuni di voi lettori di un tempo ricorderete che alcuni gangster hanno anche fatto saltare in aria la barca che avevo ereditato da mio padre. Mi sono rifiutato di pagare loro una parte dei soldi di assicurazione che ho raccolto e hanno cominciato a far saltare case e beni che appartenevano a persone che hanno lavorato per me. Quando finalmente ho trovato il modo di metterli con le spalle al muro hanno agito come se fossero del governo. Il loro capobastone mi ha detto: "Altri hanno pagato, perché non paghi allora ?" Anni dopo mi ha mandato una cartolina di Natale e mi ha elogiato per avere tenuto duro con la sua banda. (Era stato trovato legato e imbavagliato, ma vivo in un bagagliaio di un'auto nel frattempo.) L'ho perdonato, perché se il governo si comporta come un gangster, cosa deve fare un povero mafioso ?

Così la Grecia ancora una volta viene tratta in salvo dalla UE, ma per quanto tempo? Il debito pubblico dovrebbe raggiungere il 170% del PIL. Come può qualcuno aspettarsi che noi crediamo che la Grecia pagherà quasi il 20% del suo PIL per decenni semplicemente per gli interessi? E' un altro pacco che i banchieri-burocrati e i politici greci hanno confezionato. La Grecia è stata in default dal giorno del suo ingresso nell'UE quando ha cominciato a spendere come il miliardario Abramovich a Londra. (È sempre facile scialacuare soldi ottenuti con la truffa). I contribuenti europei verranno lasciati con il cerino in mano. I burocrati euro-truffatori che gestiscono la nostra vita lo sanno, ma devono semplicemente guadagnare tempo. George Papandreou lo sa. Merkel e Sarkozy lo sanno. Bruxelles lo sa, ma il burlesque va avanti, una farsa ad oltranza

Ci sarà un colpo di stato in Grecia? Spero proprio di sì, ma la risposta è che non succederà mai. La gente ha messo su troppo grasso e si è rammolita dopo anni di banchetti gratis a spese altrui. Sto anche costruendo una casa in Grecia ora, proprio come il re Costantino. Intendiamoci, il re ha una scusa, soffre di eccessiva Hellenophilia, io non ho una scusa, ma mi piace vivere pericolosamente.

Fonte: cobraf.com - Autore: Taki Theodoracopulos - Articolo originale: http://takimag.com/article/a_coup_de_greece

 

Si parla da tempo e con preoccupazione di razionalizzazioni della piazza finanziaria e di chiusure di banche, specie di matrice estera, di cessazioni d’attività di fiduciarie e di fusioni e acquisizioni tra istituti. Tutto questo si traduce in licenziamenti, sempre camuffati da partenze spontanee o incentivi, che colpiscono in primo luogo gli over-50, ma non solo.

Come si può prevedere un rischio incombente di pericolo per il proprio posto di lavoro? Esistono segni premonitori che possono far capire che qualcosa si sta muovendo, naturalmente in peggio, nell’azienda, grande o piccola che sia e praticamente in qualunque piazza finanziaria ci si trovi. Le vecchie volpi aziendali hanno imparato a riconoscere le avvisaglie di pericolo per la poltrona, ma sarebbe meglio dire per la sopravvivenza minima di ciascuno e della propria famiglia. Sulla base delle esperienze sul campo e dopo averle comparate con una lista stilata nella City dalla Entrepreneur Ltd, si possono identificare quindici punti chiave che, a prima vista anche abbastanza spiritosi, in realtà sono stati -purtroppo- ampiamente verificati in concreto. Almeno un paio proprio in questi ultimi giorni, in riferimento a banche elvetiche.  


Manuale di sopravvivenza

1. Voci di razionalizzazioni della piazza iniziano a circolare sui media (i giornalisti sanno sempre cosa fa la vostra banca prima che ve lo dica la DG e se vengono smentite con stizza dal vostro ufficio stampa, sono certamente vere - anche perché spesso è il direttore stesso ad averlo detto al Rotary o Lions al suo amico direttore di giornale)
2. Viene annunciato il blocco delle assunzioni (ma, misteriosamente, qualche faccia nuova la si vede arrivare lo stesso. (Vedi punto 10.)
3. Vengono tagliate le spese, specie le più ridicole (come biro, block-notes intestati, fiammiferi e cioccolatini nei salottini) che non influiscono certo sul budget. Le Mercedes e le Audi 8 aziendali cedono il garage alle Smart ‘per essere ecologici’
4. Si chiede ai dipendenti di vestirsi meglio in ufficio (anche il venerdì, ma da noi il casual Friday non ha mai attecchito molto. Invece, nessuno vi dirà che un banchiere non indossa mai scarpe marroni con il vestito blu)
5. Consulenti e personale interinale vengono mollati e interrotti i contratti con i fornitori tradizionali (prima parte della spasmodica ricerca dell’uomo miracolo – che non esiste e in genere viene impersonato da un venditore di fumo milanese, scuro in volto, che non parla mai e più costoso dei consulenti precedenti messi assieme. Bravissimo a ‘coccolare’ il Presidente cui dà del tu e gli telefona di continuo, ma non fa assolutamente niente di concreto per la banca)
6. Le riunioni in sala conferenze si moltiplicano, su temi ignoti e/o si decidono continui spostamenti (inutili) di personale da un ufficio all’altro. La catastrofe è se viene convocata una riunione collettiva di tutti i dipendenti (naturalmente dopo l’orario di lavoro)  
7. Si vedono sempre più visite di estranei (specie giovani o stranieri) condotti per gli uffici dai dirigenti ‘per far conoscere la nostra realtà’
8. Alcuni colleghi sono convocati in conferenza a porte chiuse, e voi no. E non vi dicono niente quando escono
9. Quelli delle Risorse umane, improvvisamente, girano per gli uffici, in silenzio, guardando con muta riprovazione tutto e tutti
10. I manager cercano di affrettare le nuove assunzioni (di loro protetti) che avevano in previsione da tempo (vedi 2. e 13.)
11. Il vostro capo diretto viene festeggiato perché ‘ha chiesto il prepensionamento’ o ‘vuole accettare nuove sfide’ e non viene sostituito
12. Vi viene richiesto di compilare una ‘job description’ (senza spiegare di cosa si tratta, né perché)
13. Vi chiedono di spiegare il vostro lavoro a un collega più giovane (in genere quello del punto 10) 
14. Se domandate quando potete prendere le ferie, vi rispondono ‘quando vuoi’
15. Vi continuano a domandare ‘a che punto sei con il tuo lavoro’, mentre prima non interessava a nessuno.

Infine, un fatto di recente avvenuto a Lugano: se circolano voci di fusione o vendita della vostra società X e vengono recisamente smentite, con relative invettive contro i giornalisti e annunci scritti ai dipendenti per e-mail o in bacheca, ma vedete il CEO della banca Y salire in Foresteria, dispensando sorrisi a segretarie e fattorini, sapete con certezza cosa vi sta per capitare.

Fonte: tio.ch - L.M.V.

 

Se sporgervi da un balcone, salire in cima a un campanile o ammirare il panorama dalla cima di una montagna vi terrorizza, pensereste che l'ultima cosa che vi serve è una dose di stress aggiuntiva. Eppure un po' di tensione è proprio quello che ci vuole per provare a sconfiggere la vostra paura dell'altezza: è quanto sostiene un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences.

Allenamenti faticosi. Una delle tecniche più rodate per sconfiggere una fobia è quella di sottoporre chi ne soffre a un'opera di progressiva desensibilizzazione, esponendolo allo stimolo che lo spaventa in condizioni controllate e sostanzialmente "insegnandogli" che non c'è nulla da temere (per approfondire vai allo speciale sulle fobie).

Paura scaccia paura. Studi precedenti indicavano che il cortisolo - un ormone secreto dalle ghiandole surrenali i cui livelli aumentano in condizioni di stress - può potenziare questo tipo di terapia. Un'equipe di ricercatori dell'Università di Basilea, in Svizzera, ha provato così a somministrare a 40 soggetti con la fobia dell'altezza 20 milligrammi di cortisolo, o semplice placebo, prima di sottoporli a tre diverse sessioni di trattamenti desensibilizzanti attraverso un visore a realtà virtuale. In un eccesso di sadismo (ma per il loro bene!) i poverini sono stati anche fatti salire in cima a una scala di tre piani, all'aperto.

Tre giorni più tardi, chi aveva assunto cortisolo ha dimostrato di avere significativamente meno paura delle altezze sia reali sia virtuali rispetto ai membri del gruppo di controllo.

I livelli di panico sono stati misurati attraverso questionari standardizzati e con l'aiuto della conduttanza cutanea (Skin Conductance Response), un dispositivo che riflette l'attività dei dotti sudoripari della pelle misurando indirettamente l'attivazione emotiva del soggetto.

Benefici a lungo termine. L'effetto positivo era ancora visibile a un mese dall'esperimento. I risultati, secondo Dominique de Quervain, a capo dello studio, potrebbero aprire nuove prospettive nel trattamento di altre patologie legate alla paura, come la sindrome da stress post-traumatico.

Fonte: Focus.it

 

I 108 minuti che seguirono la videro compiere un'orbita completa intorno alla Terra per poi atterrare con successo, inaugurando trionfalmente l'era delle missioni celesti. All'interno della capsula, guidato da Terra, c'era l'uomo che in seguito sarebbe stato ribattezzato il "Cristoforo Colombo dei cieli": il pilota sovietico appena 27enne Jurij  Gagarin. Tra inediti dietro le quinte e pericolosi imprevisti, la cronaca di una mattinata che fece la storia.

Prima dell'impresa

3461. I candidati piloti selezionati per la missione Vostok. Di questi, solo 20 affrontarono un anno di duro addestramento psicofisico basato su prove di resistenza alle vibrazioni e alle alte temperature, permanenza in camera di isolamento e risposta alle accelerazioni improvvise. Il 25 gennaio 1961 ne furono selezionati 6: Gagarin era tra questi.

Colazione. La mattina del lancio Gagarin e German Titov, il cosmonauta di riserva, furono svegliati alle 5:30. Jurij eseguì i consueti esercizi, si lavò e fece colazione con un menù "spaziale": carne trita, marmellata di more e caffè. Poi i due cosmonauti indossarono una sottotuta blu, calda e leggera, e sopra una tuta protettiva arancione dotata di un sistema di pressurizzazione, ventilazione e alimentazione. In testa un paio di cuffie e un casco bianco con la scritta CCCP (URSS).

Sangue freddo. Secondo lo storico spaziale Asif Azam Siddiqi, l'ingegnere sovietico Sergej Pavloviè Korolëv, supervisore della missione Vostok 1, era talmente agitato la mattina del 12 aprile 1961 che dovette prendere una pillola per il cuore. Gagarin invece sembrava calmo, e a mezz'ora dal lancio il suo polso registrava 64 battiti cardiaci al minuto.
 
Pipì. Durante il tragitto verso la rampa di lancio, Gagarin si fermò a far pipì sulla ruota posteriore dell'autobus che lo trasportava. Da allora questo è diventato un rito obbligato e propiziatorio per tutti gli astronauti del Soyuz. Altre tradizioni perpetuate in memoria di Gagarin sono: tagliarsi i capelli due giorni prima del lancio, non assistere al trasporto e al posizionamento dei razzi e della navicella, bere un bicchiere di Champagne la mattina della partenza e firmare la porta della camera dell'hotel prima di uscire per raggiungere la rampa.

L'interno della capsula spaziale Vostok 1 che ospitò Gagarin durante la sua missione.

"Si va!". La frase pronunciata da Gagarin alle 9:07 del 12 aprile 1961 quando, chiuso il portellone, cominciò il decollo.

43. I giorni di vita di Galya, secondogenita di Gagarin e della moglie Valya, quando il padre fu lanciato nello spazio. All'epoca Gagarin era già padre di una bambina di due anni, Yelena.

La navicella. Del peso totale di 4,7 tonnellate e alta 4,4 metri, la Vostok 1 ("Oriente 1" in russo) era costituita da due parti: un modulo abitabile di forma sferica, che ospitava l'astronauta, e un modulo di servizio provvisto della strumentazione di bordo, dei retrorazzi necessari a frenare e far ricadere la sonda a Terra e di 16 serbatoi contenenti ossigeno e azoto. La capsula abitata era dotata di tre oblò, un visore ottico da orientare a mano, una telecamera, la strumentazione per rilevare pressione, temperatura e parametri orbitali, un portellone e un sedile eiettabile lungo più o meno quanto l'abitacolo di una Fiat 500 (all'epoca il cosmonauta non atterrava insieme alla navicella, ma veniva espulso all'esterno e paracadutato a Terra in fase di rientro).

Il volo. Partita da Bajkonur (Kazakistan), la Vostok 1 compì un'orbita completa intorno alla Terra per atterrare, dopo 108 minuti, a Smielkova (Russia occidentale). Inizialmente la capsula fu diretta verso la Siberia; quindi sorvolò l'oceano Pacifico e, già quando si trovava sopra l'Africa, si accesero i retrorazzi per frenare la navicella e consentirne il rientro. L'altitudine massima raggiunta fu di 302 chilometri e la minima di 175. La Vostok viaggiava a una velocità di 27400 chilometri orari.

Data. Quella del 12 aprile 1961 era probabilmente la prima data utile per battere sul tempo - in piena Guerra Fredda - l'Agenzia Spaziale Statunitense nella corsa alla conquista dello spazio. Alan Shepard, il primo americano nello spazio, avrebbe tentato l'impresa il 5 maggio dello stesso anno. Quello di Shepard a bordo della capsula Freedom 7, però, fu un volo balistico che non raggiunse l'orbita terrestre (la missione non lo prevedeva) e durò poco più di 15 minuti.

L'orbita tracciata dalla Vostok 1. Evidenziata sulla sinistra la località di Shemya (Alaska) dove l'Agenzia per la Sicurezza Nazionale Statunitense intercettò le immagini del cosmonauta all'interno dell'abitacolo.

Musica. Per permettere a Gagarin di scegliere la frequenza migliore con cui comunicare, quattro stazioni radio terrestri trasmisero musica intervallata ogni 30 secondi da un messaggio di chiamata in codice morse, per tutta la durata della missione.

Prova TV. In piena Guerra Fredda, per gli Americani era prioritario avere la prova che i Sovietici avrebbero effettivamente mandato il primo uomo nello spazio, come da tempo si vociferava, e che non si trattasse di pura propaganda. Per questo già prima del lancio, l'Agenzia per la Sicurezza Nazionale americana progettò e fece realizzare speciali stazioni in grado di intercettare le comunicazioni dei Russi. Una di queste, posizionata a Shemya, nell'arcipelago delle Aleutine (Alaska), riuscì a captare le comunicazioni tra il cosmonauta e la base terrestre demodulando la trasmissione video e permettendo pertanto di vedere le immagini di Gagarin all'interno della Vostok (cosa già avvenuta nei due lanci precedenti della navicella che avevano però ciascuno, come passeggeri, un cane e un manichino). Così a soli 58 minuti dal lancio, i vertici militari statunitensi ebbero la conferma che l'Unione Sovietica stava facendo sul serio.

Scorte. A bordo della Vostok 1 c'erano viveri e acqua sufficienti per dieci giorni: in caso di avaria dei retrorazzi, infatti, la capsula avrebbe impiegato questo lasso di tempo a ricadere sulla Terra, per effetto della forza d'attrito presente sulla traiettoria di arrivo studiata. L'eventualità di un rientro "naturale" sulla Terra non venne mai trascurata in fase di progettazione e fu tenuta come possibilità di emergenza.

Luna. Quella secondo cui Gagarin avrebbe desiderato vedere la Luna durante il suo viaggio è probabilmente soltanto una leggenda. La fase lunare di quel 12 aprile 1961 (Luna quasi nuova) e la distanza angolare dal Sole (20 gradi) rendevano impossibile vedere il nostro satellite, e pare improbabile che l'astronauta non fosse a conoscenza di queste condizioni.

Pianeta azzurro. "La Terra è blu… che meraviglia. È bellissima" le parole che Gagarin pronunciò sbirciando fuori dall'oblò.

Una delle prime pagine dei giornali americani che raccontarono l'impresa.

Pilota automatico. Poiché agli albori dell'era spaziale non si conoscevano i dettagli sugli effetti della permanenza del corpo umano in assenza di gravità, i medici sostenevano che durante la missione il cosmonauta avrebbe sofferto di disorientamento, e che fosse pertanto consigliabile fargli fare la parte del passeggero. Ma gli astronauti erano di diverso avviso e fu raggiunto un compromesso: mentre i controlli di volo erano affidati a un autopilota, i comandi manuali potevano essere sbloccati in caso di necessità attraverso una combinazione numerica di tre cifre custodita in una busta sigillata. Nel caso di Gagarin, non fu necessario aprirla perché la capsula rientrò nell'atmosfera guidata da Terra.

Doppio imprevisto. Alle 10:25 il modulo di servizio con gli la strumentazione e i motori per sulla Terra accese i retrorazzi per 42 secondi, ma poi fallì il distacco dalla capsula in cui si trovava il pilota. L'incoveniente modificò  l'assetto della navicella che iniziò a roteare su se stessa fino a quando il calore dovuto all'entrata in atmosfera non sciolse i lacci che legavano i due moduli. A 7 mila metri di quota la capsula espulse il sedile con a bordo Gagarin: oltre al primo paracadute, però, si aprì anche quello di emergenza, e per qualche momento il cosmonauta, che nel frattempo si era separato dal sedile, temette che i lacci dei suoi due salvavita si potessero aggrovigliare.

Ivan Ivanovich. È il nome del manichino che veniva utilizzato per testare le navicelle Vostok durante la fase di preparazione ai voli con cosmonauti in carne e ossa. Munito di una tuta spaziale e di un viso dai lineamenti umani, aveva sotto al visore la scritta MAKET ("fantoccio" in russo) in modo tale che vedendolo, nessuno potesse scambiarlo per un vero astronauta. Ciò nonostante, quando il pupazzo atterrava al suolo dopo essere stato espulso dalla capsula spaziale, ai contadini sovietici ignari della sua vera natura faceva sempre una certa impressione vedere i militari affannarsi attorno ai resti del velivolo piuttosto che precipitarsi a soccorrere il pilota.

Terra! Alle 10.55 del 12 aprile 1961, dopo 108 minuti dal lancio, Gagarin toccò il suolo di una fattoria collettiva nella provincia di Saratov, Russia occidentale. Le prime persone che incontrò una volta atterrato furono la terrorizzata contadina Anna Taktatova e sua figlia, accompagnate da un vitellino.

Prima e ultima. Quella a bordo del Vostok fu l'unica missione di Gagarin nello spazio. Nella prima fase successiva all'impresa è probabile che i vertici sovietici non volessero offuscare la sua immagine con un nuovo, rischioso incarico. In seguito il cosmonauta fu inserito tra le riserve del Soyuz 1 (la cui missione fallì tragicamente nell'aprile del 1967 con la morte del colonnello Vladimir Komarov, prima vittima ufficiale nella storia del volo spaziale) ma morì prima di avere una nuova opportunità.
 
L'ultimo volo. Il 27 marzo 1968 Gagarin decollò dalla base sovietica di Chkalovskij a bordo di un aereo supersonico, un MiG-15 UTI: con lui c'era l'esperto istruttore e collaudatore Vladimir Sergeyevich Seryogin. Alle 10:31 si interruppero le comunicazioni con la torre di controllo. I relitti del velivolo, insieme a quel che resta dei corpi dei piloti, erano avvolti da una fitta nube di fumo. Le cause dell'incidente non sono del tutto note, ma c'è chi dice di aver sentito due forti esplosioni. Le ceneri di Gagarin si trovano all'interno delle mura del Cremlino, nella Piazza Rossa a Mosca.

Si ringrazia per la collaborazione Paolo Amoroso, collaboratore del Civico Planetario "Ulrico Hoepli" di Milano e del Museo Astronomico di Brera, esperto di astronautica e volo spaziale.

Fonte: Focus.it

 

Loro, le 300 mucche geneticamente modificate per produrre latte simile a quello umano, non sanno di essere finite al centro di una feroce polemica e continuano a ruminare beate nelle loro stalle. Ma sui media di tutto il mondo sostenitori e detrattori di questa nuova conquista, o presunta tale, si affrontano a suon di argomentazioni etiche e scientifiche. Ma cosa è successo?

Latte materno dalle mucche

Dalla stalla al biberon

Una settimana fa, siti web e giornali hanno annunciato che un team di ricercatori cinesi è riuscito a introdurre dei geni umani nel DNA di alcune mucche da latte di razza olandese, rendendole così capaci di produrre un latte nutrizionalmente simile a quello materno. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica PLOS e sottoposto a revisione paritaria.

Secondo il Professor Ning Li, responsabile della ricerca e direttore dei laboratori di Stato per le agro-biotecnologie, si tratta di un risultato straordinario: il latte delle mucche GM sarebbe una valida alternativa al latte materno e al latte formulato (comunemente detto "latte artificiale").
Per raggiungere questo risultato, gli scienziati cinesi hanno impiegato tecnologie simili a quelle utilizzate nella clonazione, intervenendo direttamente sugli embrioni delle mucche.

A rendere il latte di questi bovini simile a quello delle mamme sono due proteine: la lisozima, utile nel combattere le infezioni nei primi giorni di vita, e la lattoferrina, deputata allo sviluppo del sistema immunitario del bambino.
Non solo: gli scienziati cinesi sono riusciti anche a modificare la consistenza del latte elevando la quota di grassi al 20% e intervenendo sui livelli della parte solida. Il latte umanizzato sarebbe insomma molto simile a quello umano sotto ogni aspetto e, proprio come il latte della mamma, aiuterebbe lo sviluppo del sistema immunitario del bambino.
Anzi, secondo quanto dichiarato da Ning Li al The Sunday Telegraph, il latte transgenico sarebbe molto più ricco di nutrienti di quello umano.

Sicuro? Mah...

L'idea non è piaciuta per niente agli animalisti e agli oppositori degli alimenti geneticamente modificati: non è infatti ancora chiaro quali possono essere gli effetti del latte umanizzato sulla salute e quali le conseguenze per le mucche modificate.
Ma prima di vedere il latte GM sui banconi del supermercato passeranno comunque non meno di 10 anni di test, analisi e studi.

Vale la pena ricordare che l'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l'allattamento materno esclusivo per almeno i primi sei mesi di vita del bambino, mantenendo il latte materno come alimento principale fino al primo anno di vita pur introducendo gradualmente cibi complementari. L' OMS suggerisce inoltre di proseguire l'allattamento fino ai due anni e oltre, se il bambino si dimostra interessato e la mamma lo desidera.

Fonte: Focus.it

 

Questa storia che gli italiani stiano diventando poveri, di una povertà insopportabile, mi convince fino a un certo punto. Nei '50, a parte una sottile striscia di alta borghesia che si guardava bene dall'ostentare, eravamo tutti più poveri della media di coloro che oggi sono considerati tali. Certo, avevamo molte meno esigenze. I bambini non venivano iscritti ai corsi di tennis, di nuoto, di danza.

Noi ragazzini giocavamo a pallone nei terrain vague dove anche ci scazzottavamo allegramente (era la nostra 'educazione sentimentale') e tornavamo a casa la sera con le ginocchia nere e sbucciate (chi mai riesce, oggi, a vedere un bambino, vestito col suo paltoncino, come un cane di lusso, con le ginocchia sbucciate?). A nuotare (parlo di Milano) si andava all'Idroscalo oppure, durante le vacanze scolastiche, accompagnati dalla mamma (il padre rimaneva in città, perchè allora per mantenere la famiglia bastava uno solo) sulla Riviera di Ponente. Gli adulti non sognavano i Caraibi, non sapevamo nemmeno che esistessero. Vivevamo in un mondo circoscritto. La fabbrica o l'ufficio, a Milano, erano quasi sempre vicino a casa. In altre zone del Paese invece si doveva fare anche trenta chilometri. Allora si inforcava la bicicletta, che a quei tempi era un mezzo di locomozione (negli anni Trenta avevano la targa, come le automobili) e non un gadget per tipi snob. In compenso non c'era bisogno di fare jogging. Eppoi la povertà aiuta la povertà. Passava lo strascè ("strascè, strasciaio") e gli buttavi dalla finestra qualche vecchio lenzuolo bucato. Passava l'arrotino e ti affilava i coltelli per poche lire. Veniva il contadino (la città era ancora compenetrata con la campagna) e ti portava le uova, i pomodori, la frutta.

Essere poveri dove tutti, più o meno, lo sono non è un dramma e nemmeno un problema. Quando uno ha da abitare, da vestire, da mangiare (nessuno nei '50 moriva di Fame, anche se la minaccia paterna, dopo la marachella, "Stasera vai a letto senza cena", non era da prendere sottogamba), gli amici, la ragazza e, più tardi, una moglie e dei figli, cosa gli manca per essere non dico felice (parola proibita, che non dovrebbe essere mai pronunciata), ma almeno sereno?

La povertà nasce con la ricchezza. Quando una fetta consistente della popolazione la raggiunge. Innanzitutto per la concreta ragione che tutti i prezzi dei beni essenziali si alzano. Lo si vede bene nella Russia di oggi dove accanto agli Abramovich ci sono professori universitari che col loro stipendio ci comprano un mezzo pollo. Nei '50 e nei primi '60, in Italia, un pasto competo in trattoria con una bottiglia di buon Barbera costava 250 lire che, anche fatta la tara dell'inflazione, non hanno nulla a che vedere con i 25/30 euro con cui si paga oggi una pizza. Gli affitti erano abbordabili, oggi bisogna strangolarsi di mutui per andare ad abitare nell'anonimato dell'hinterland. Inoltre scatta il meccanismo dell'emulazione, dell'invidia, su cui del resto si basa l'intero nostro modello di sviluppo. Raggiunto un obbiettivo bisogna inseguire immediatamente un altro e poi un altro ancora - a ciò costretti dall'ineludibile meccanismo produttivo, che ci sovrasta - e, sempre inappagati, non possiamo mai raggiungere un momento di equilibrio, di quiete, di serenità.

Ludwig von Mises, il più estremo ma anche coerente teorico dell'industrial-capitalismo, rovesciando venti secoli di pensiero occidentale e orientale, ha affermato:"Non è bene accontentarsi di ciò che si ha". Ha interpretato lo spirito del tempo coniugato con le esigenze del sistema. Ma poichè "ciò che non si ha" non ha limiti abbiamo creato il meccanismo perfetto dell'infelicità.
 
Autore: Massimo Fini - Fonte: Il Fatto Quotidiano

 
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