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Guatemala, 1946: gli Usa sperimentavano su cavie umane. Dopo 65 anni di silenzio, vengono rivelati i retroscena di un test illegale condotto dai medici statunitensi. Ben 1.308 persone furono infettate con i patogeni di gravi malattie sessuali
By Admin (from 28/11/2011 @ 11:03:15, in it - Scienze e Societa, read 1602 times)

A volte gli orrori della storia sono destinati a ripetersi. Era il 1946: il mondo occidentale condannava in modo unanime i feroci crimini compiuti dai medici nazisti sui prigionieri nei campi di concentramento. Tuttavia, nello stesso anno, il Public Health Service (Phs) americano dava inizio a un esperimento illegale nel cuore del Guatemala. Nell'arco di due anni, 1.308 persone furono infettate con i patogeni che causano sifilide, gonorrea e ulcera venerea. Lo scopo era testare la penicillina. Lo svela un inquietante rapporto pubblicato lo scorso 13 settembre dalla Commissione Usa per la Bioetica, che fa luce su una delle pagine più buie della storia statunitense.

Secondo quanto testimoniato nei fascicoli originali del Phs, i medici americani tennero all'oscuro le cavie umane circa la pericolosità delle malattie che dovevano essere studiate. Tra le vittime di questo folle esperimento vi erano soldati, prigionieri e malati psichiatrici. Si calcola che, in totale, almeno 83 persone abbiano perso la vita a causa delle complicazioni dovute alle infezioni.

Già durante la Seconda Guerra mondiale, gli Stati Uniti avevano svolto un test del genere sul territorio nazionale (prima venivano usati i conigli). Nella prigione di Terre Haute, una cittadina nello stato dell'Indiana, i medici avevano inoculato nei prigionieri il patogeno della gonorrea per studiarne lo sviluppo. In quel caso, però, ai detenuti era stato chiesto di firmare un consenso informato. In Guatemala, invece, nessuno sapeva a cosa stesse andando incontro. La disparità del trattamento riservato ai guatemaltechi lascia del tutto increduli. Il silenzio dell'équipe medica, capeggiata da John Cutler, docente all’Università di Pittsburgh, pesa come un macigno. E ancora più difficili da accettare sono le pratiche utilizzate dagli scienziati. Oltre alle iniezioni, infatti, i medici statunitensi pagavano alcune prostitute affette da gonorrea per avere rapporti sessuali non protetti con i soldati guatemaltechi.

Amy Gutmann, coordinatrice della commissione, ha intitolato il rapporto “Eticamente impossibile”. Con queste esatte parole, infatti, il giornalista scientifico Waldemar Kaempffert descriveva la sola idea di voler infettare in modo deliberato degli esseri umani a fini di studiare la sifilide. Il suo breve articolo, tragicamente profetico, apparve nel 1947 sulle pagine del New York Times. A quel tempo, nessuno, Kaempffert incluso, era a conoscenza di cosa stesse accadendo in Guatemala.

La verità è venuta a galla solo nel 2003, quando Susan Reverby, docente a Pittsburgh, entrò in possesso dei documenti lasciati in eredità da Cutler dopo la sua morte. I fascicoli includevano appunti e cartelle mediche, gran parte dei quali erano rimasti segreti per più di 50 anni. Reverby ispezionò il materiale con molta cura, e nel 2010 decise che fosse arrivato il momento di avvertire le autorità.

La notizia arrivò fino alla Casa Bianca e, il 24 novembre dello stesso anno, il presidente Obama incaricò il team guidato da Gutmann di indagare sull'accaduto. Così, dopo aver raccolto nuove prove (più di 125mila pagine di documenti sparsi in decine di archivi), la commissione ha portato alla luce la verità.

Secondo Gutmann, il caso del folle esperimento condotto in Guatemala - per cui Obama si è scusato ufficialmente a nome degli Stati Uniti - può ancora insegnarci una lezione molto importante: “ Gli scienziati di Cutler guardavano alle comuni prassi mediche come se fossero stati fastidiosi ostacoli da aggirare. Dobbiamo assicurarci che i giovani ricercatori di oggi non commettano il medesimo errore. I principi etici con cui trattiamo i pazienti non sono delle inutili scocciature. Essi rappresentano, piuttosto, i pilastri che sostengono la nostra società”.

Fonte: wired.it