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C’era il musicista che condivideva musica con colleghi dall’altra parte del mondo, chi spediva i suoi video chi distribuiva le proprie app. Con la chiusura del sito dov'è andato a finire tutto questo materiale?
By Admin (from 05/03/2012 @ 11:03:28, in it - Osservatorio Globale, read 1435 times)

Non ci sono solo video, musica e software pirata nel calderone di Megaupload, il sito chiuso tempo fa dall’Fbi. C’è anche l’altra metà della mela: contenuti legali, con tanto di copyright e distribuiti in maniera del tutto legittima. Che adesso rischiano di andare perduti per sempre, insieme, forse, ai soldi per l’acquisto di spazi premium di data storage. Perché ci sono utenti che usavano il servizio di Kim Shmitz per immagazzinare foto e video da mostrare a parenti lontani, o per raccogliere file musicali da condividere con colleghi dall’altra parte del mondo, in modo del tutto legale. Adesso, oltre a rischiare di perdere i propri contenuti, si ritrovano a ripiegare su servizi come Dropbox. Non senza però, come spiega Ars Technica. Perché, parola agli utenti, Megaupload rappresentava la soluzione ideale in termini di capacità storage, velocità di caricamento dei file e semplicità di condivisione.

Se è vero che il danno collaterale - come lo chiama uno degli utenti sul forum di Ars Technica riferendosi all’oscuramento anche dei file condivisi in maniera legale - c’è, è altresì vero che Megaupload nelle sue Faq aveva messo in guardia i propri clienti, invitandoli a salvare copie dei propri file e paventando anche il rischio che un giorno, senza preavviso, i dati sarebbero potuti diventare indisponibili o addirittura andare perduti.

Eppure questo non basta a calmare la sfilza di utenti che reclamano i propri contenuti immagazzinati nel tesoriere di Megaupload, come spiega Mark Ellul, che usava il servizio per scopi tutt’altro che illegali: “Usavo il mio account per lo storage online e per backup, e anche per inviare i miei video personali dalla Spagna all’Australia, così che i miei genitori potessero vedere i filmati in hd delle loro nipoti”.

Ma c’è anche tanta musica (legale) su Megaupload. Dai file mp3 dei concerti della banda rock Phish (che permette di registrare i propri pezzi), a tracce musicali originali inviate a distanza, dal Colorando all’Alaska (per citare un esempio): si poteva caricare file fino a 8GB senza alcun problema. Ancora, c’è chi lo usava come un raccoglitore: “Alcuni dei miei progetti sono troppo grandi per servizi come YouSendIt. Un account gratis su Megaupload invece ti permette di inviare file fino a 2GB. E io non ho idea di dove caricherò i miei file ora” scrive ancora la musicista Suzanne Barbieri.

Ma a quanto pare Megaupload era la piattaforma perfetta anche per gli sviluppatori di Android, come Massimiliano Fanciulli, che su Google+ scrive: “Usavo il servizio per distribuire le versioni beta della mia app Sleepy, prima di pubblicarla sull’Android Market”. 

E mentre comincia la migrazione degli utenti arrabbiati verso servizi alternativi (la lista è lunga, da Dropbox a Google Docs, a RapidShare, a FileSonic) c’è anche chi spera un giorno di poter aver indietro il lavoro e i ricordi imprigionati sul sito, come spiega l’editor Cassandra Olivia ad Ars Technica: “Chiudere Megaupload senza distinguere tra contenuti che infrangono il copyright e quelli che non lo fanno ha causato agli utenti che lo utilizzano in modo legale un disservizio ed è stata una violazione. Troppo generalizzata. Spero di riavere il mio account e le mie foto indietro”. 

Fonte: Wired.it