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77 anni fa, Leonarde Keeler inizia a utilizzare il suo rivelatore di menzogne per risolvere crimini. I primi però erano stati i cinesi, usando solo un pugno di riso.
By Admin (from 26/03/2012 @ 14:05:15, in it - Scienze e Societa, read 1399 times)

Un’ossessione tutta americana. Ken Alder, autore di The Lie Detectors, chiama così l’invenzione made in Usa della macchina della verità. E anche se è innegabile che l’America sia la patria della discussa e controversa invenzione, spulciando nella storia si scovano anche protagonisti italiani, come il fisiologo Angelo Mosso e il criminologo Cesare Lombroso. Ma molto tempo prima ci avevano già pensato i cinesi a inventare una rudimentale macchina della verità.

Più che rudimentale era essenziale: appena un pugno di riso secco. Nell’antica Cina, per capire se una persona stesse mentendo si metteva in bocca del sospettato un pugno di riso, gli si facevano le domande necessarie a risolvere il caso, e quindi lo si invitava a sputare il rospo, anzi il riso, che veniva poi analizzato. L’idea infatti era che uno stato di ansia o di paura, determinato dal tentativo di mascherare un fattaccio con le bugie, determinasse una diminuzione della salivazione: così anche il riso restava secco.

Le prime macchine Come una visita dal dottore Elettrodi

La storia però non si ferma qui. In Africa, per esempio, si racconta di uova rivelatrici di menzogna: si facevano passare di mano in mano, e chi le rompeva (per il panico) era quello che aveva qualcosa da nascondere. Per scoprire le adultere, nel Medioevo bastava invece poggiare un dito sul polso, pronunciare il nome del presunto amante, e registrare le variazioni del battito.

Tornando alla storia italiana, si fa risalire alla fine del Diciannovesimo secolo il pletismografo di Angelo Mosso, che serviva in realtà a misurare le risposte fisiologiche dell’organismo (variazioni nella respirazione e nella circolazione) alle diverse emozioni, come la paura. Sarebbe stato Cesare Lombroso a trasformare la macchina in uno strumento di criminologia per stabilire se qualcuno stesse mentendo, usando l’ idrosfigmografo, capace di rivelare cambiamenti nel battito e nella pressione nei sospettati. Ma il contributo italiano alla storia vede anche altri protagonisti: Vittorio Benussi agli inizi del Ventesimo secolo metteva in relazione il tempo di inspirazione ed espirazione con il sospetto di menzogna (grazie allo pneumografo). Per il resto la macchina della verità è tutta americana.

Furono infatti gli statunitensi a prendere la cosa sul serio, forse anche troppo, usandola come strumento di indagini. Il primo esempio di una reale macchina della verità – ovvero che combinasse insieme tutti i diversi parametri per rivelare cambiamenti fisiologici potenzialmente legati a specifici stati d’animo – è quello dello studente di medicina arruolato nel dipartimento di polizia di Berkeley (California), John A. Larson, nel 1921, ispirato dai lavori dello psicologo William Moulton Marston. Proprio perché combinava insieme diverse letture venne ribattezzato un poligrafo, capace di monitorare continuamente pressione, battiti e respirazione.

La sua macchina, un insieme di fili e tubicini, permetteva anche di registrare (con un ago che lasciava una traccia su un foglio di carta affumicata) le risposte del sospettato, e di analizzarle anche in un secondo momento.

Appena un anno dopo, nel 1922, Larson avrebbe prodotto un erede della sua invenzione: il detective Leonarde Keeler. A differenza di Larson - che presto cominciò a mettere in discussione l’affidabilità del sistema - Keeler fu appassionato da quell’intrigo di fili, creando poi il suo poligrafo (cui aggiunse lo psicogalvanometro, per la misura delle variazioni della resistenza elettrica della pelle) e diventando il più prolifico esaminatore di macchine della verità, tanto da guadagnarsi il titolo di padre della moderna poligrafia. Avrebbe messo mano alla sua macchina migliaia di volte, la prima il 2 febbraio 1935. Quella volta, a essere condannati per aggressione, anche grazie alle prove della macchina della verità, furono due criminali del Wisconsin. Prove oggi lasciate per lo più fuori dai tribunali, considerata l’ inaffidabilità dell’ ossessione americana.

Fonte: Wired.it