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212 sė, 11 no e 27 astenuti. Il Senato taglia i deputati, passano da 630 a 508.
By Admin (from 23/06/2012 @ 14:02:20, in it - Osservatorio Globale, read 1187 times)

Via libera dell'aula del Senato alla riduzione del numero dei deputati. Un sì quasi unanime. L'Assemblea, infatti, ha approvato con 212 sì, 11 no e 27 astenuti il primo articolo delle riforme costituzionali, che prevede che il numero dei deputati scenda dagli attuali 630 a 508, 8 dei quali eletti nella circoscrizione estero. Hanno votato a favore Pdl, Pd, Udc, Idv, Coesione Nazionale e Api. Astensione della Lega Nord. In dissenso dai rispettivi gurppi hanno votato contro l'esponente radicale Donatella Poretti, Luigi Li Gotti (Idv) e Mario Baldassarri (Fli).

Il Senato taglia i deputati, passano da 630 a 508 E per essere eletti basterà avere 21 anni

L'art. 1 del ddl sulle riforme, approvato oggi, dall'aula del Senato interviene sull'art.56 della Costituzione: ad essere modificato, oltre al numero dei deputati, anche i requisiti anagrafici per l'elettorato passivo. La nuova norma prevede che siano eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i ventuno anni di età, invece degli attuali 25. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per cinquecento e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione.

L'articolo due del testo per la riforma costituzionale sarà esaminato a Palazzo Madama nella giornata di mercoledì. L'articolo prevede la riduzione del numero dei senatori.

Scontro Schifani-Finocchiaro. E all'inizio della seduta, tensione in aula tra il presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro e il presidente del Senato Renato Schifani. La senatrice del Pd lamentava la dichiarazione di ammissibilità operata da Schifani per gli emendamenti sul semi-presidenzialismo del Pd, che avrebbero "violato" il patto politico che ha portato all'intesa in commissione: "Lei non è stato nè garante politico nè garante sotto 'notarile' come spesso si richiama del rispetto del Regolamento". Il presidente Schifani, pur riservandosi una risposta nel merito al momento in cui arriveranno al voto quegli emendamenti, ha sottolineato: "Non sono il segretario politico" di un partito, "non impongo scelte politiche che non mi competono", e le cariche istituzionali possono svolgere "solo moral suasion" e del resto "i miei predecessori, di qualunque parte politica, hanno riconosciuto alla sovranità dell'aula il diritto di esprimersi".

Fonte: repubblica.it - © RIPRODUZIONE RISERVATA