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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 18/10/2010 @ 08:00:38, in it - Scienze e Societa, read 2141 times)

La compagnia QS ha redatto anche per il 2010 la singolare classifica delle migliori università al mondo. Confermato il predominio anglosassone, in particolare americano (tra le prime 20 ben 14 sono college Usa), mentre al primo posto, a sorpresa, la britannica University of Cambridge ha scalzato Harvard dalla vetta.

 

Una rimonta cominciata tre anni fa, quando era dietro perfino a Yale (ora terza): un successo tutto inglese, anche perché la QS è una compagnia di ricerca con base negli States.

 

Oxford è solo sesta, superata anche dal Massachusetts Institute of Technology, mentre si mantiene salda in quarta posizione la University College di Londra.

 

La classifica, che a causa delle poco velate tendenze filoamericane è spesso stata critica, ci mostra la prima asiatica al 23mo posto, la University of Hong Kong, davanti alla doppietta giapponese delle università di Tokyo e Kyoto. L’Ecole Normale Superieure di Parigi si mantiene al limite della 30ma posizione, mentre deludono gli atenei russi: il primo, il Lomonosov di Mosca è al 90mo posto, superato dai ‘rivali’ coreani, cinesi e perfino dal college di Auckland in Nuova Zelanda.

 

La prima università europea è lo Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo, che offre comunque corsi di laurea esclusivamente in inglese con partecipazioni di docenti provenienti soprattutto da oltre oceano.

 

L’Italia, nonostante il grave taglio dei fondi, non se la cava male: nelle prime 500 università al mondo ben 15 sono italiane, con due new entry. Le novità sono la Statale di Milano e l’ateneo di Torino. Gran balzo in avanti dell’Università di Padova, che ‘sorpassa’ il Politecnico di Milano.

In quelle che contano però, le prime 200 al mondo, di italiane ne troviamo soltanto due: l’Università di Bologna (che ha perso due posizioni) e La Sapienza di Roma (che ne ha guadagnate una decina).

 

La classifica tiene conto di vari fattori, come la qualità della ricerca e dello staff, quando e dopo quanto trovano lavoro i laureati, gli investimenti nazionali ed esteri, le citazioni internazionali che l’accademia ottiene. Per stilare la graduatoria 2010 sono stati ascoltati quasi 15mila dipendenti universitari e circa un migliaio di rettori.

 

I primi commenti, tra cui quello di Alessandra Migliozzi sul quotidiano Il Mattino, sono stati fondamentalmente critici verso i tagli alla ricerca e ai fondi; al contrario, nei confronti delle nostre accademie e università c’è stato una quasi unanime lode. “Nel complesso la maggior parte degli atenei italiani – spiega la Migliozzi, esperta e studiosa di settore – nonostante il sempre minore afflusso di risorse pubbliche e la mancanza di una riforma di sistema, rimasta solo sulla carta, sono riusciti nell’anno nero dei fondi tagliati a migliorare le loro prestazioni”. 

 

Fonte: voceditalia.it - Autore: Alessandro Gatta

 
By Admin (from 19/10/2010 @ 08:00:14, in it - Scienze e Societa, read 1337 times)

Per i golosi di formaggio con problemi cardiovascolari, potrebbe esserci, tra non molto, una svolta.

 

La novità si chiama “Cladis”, ed è un pecorino ricco di acido linoleico coniugato (CLA), che contribuisce a proteggere l'organismo dalle patologie a carico del cuore e dei vasi sanguigni. Il nuovo formaggio però è ancora in via di sperimentazione e il test durerà 30 mesi.

 

Cladis è stato creato dal team del professor Pierlorenzo Secchiari, della Facoltà di Agraria di Pisa, nutrendo alcune pecore con un mangime ricco di semi di lino estrusi, che contengono una grossa concentrazione di CLA, e a breve sarà posto sotto osservazione dai ricercatori del Policlinico di Abano Terme. Il nuovo formaggio sarà testato su 100 donne con età al di sopra dei 60 anni, ospiti dell'Opera Immacolata Concezione di Padova.

 

L'effetto di Cladis sulle pazienti potrebbe essere duplice: se da un lato questo nuovo formaggio le aiuterà nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, dall'altro potrebbe essere un ottimo alleato per combattere l'osteoporosi conseguente alla menopausa.

 

Il formaggio è infatti generalmente ricco di calcio, elemento importante per il nutrimento delle ossa, ma essendo anche pieno di colesterolo potrebbe essere controindicato per le pazienti a rischio cardiovascolare. Se Cladis funzionerà, quest'ultimo "problema" potrebbe essere facilmente "risolto".

Fonte: milanoweb.com -Autore: Caterina Bigliardo

 
By Admin (from 20/10/2010 @ 08:00:20, in it - Scienze e Societa, read 1783 times)

Buttarsi da un balcone alla piscina che si trova al centro del cortile di un hotel, oppure cercare di arrivare con un salto in un’altra camera, da balcone a balcone: ecco una delle tendenze di quest’estate, che sinora ha mietuto già 9 vittime.

 

Senza considerare chi, senza centrare l’obbiettivo, è caduto riportando conseguenze gravi.

 

E’ successo alle Baleari quest’estate, le stupende isole spagnole tanto desiderate dall’Italia durante il ventennio fascista, che negli ultimi decenni sono diventate mete di divertimento, musica, discoteche, alcol ed eccessi per i giovani di tutta Europa.

 

Quello del ‘balconing’ – così è stato battezzato questo estremo fenomeno – è solo l’ennesimo capitolo di una saga di eccessi che caratterizza la vita, spesso noiosa, monotona e senza grandi scopi, di migliaia di giovani provenienti da ogni dove.

 

Per quanto tutto questo possa aver attirato l’attenzione dei media che, scandalizzati dal modo in cui un giovane possa buttare via la propria vita, non hanno fatto altro che speculare sull’accaduto e raccontare la storiella condita di enfasi e tristezza, non si può non interrogarsi sull’inevitabile annichilimento verso il quale le generazioni di oggi si stanno portando.

 

Alcol e droghe caratterizzano le serate di movida di molte generazioni  e non è di certo un caso se le morti per incidenti stradali del fine settimana hanno delle cifre simili ai bollettini di guerra. Ma come risolvere il problema degli eccessi?

 

Come evitare che migliaia di giovani vite vengano troncate in preda all’irresponsabilità?

La tendenza è quella di obbligare il cittadino, tramite leggi, multe e arresti, a non avere determinati comportamenti. Il proibizionismo, in questo caso, la fa da padrone. Eppure i risultati sembrano non mutare: a tutt’oggi, l’alcol risulta al terzo posto tra le cause dei principali incidenti per strada. I divieti aumentano esponenzialmente, l’educazione del cittadino, invece, non trova alcuno spazio se non nelle pubblicità progresso che negli ultimi periodi troviamo nelle stazioni ferroviarie.

 

Quanto alle droghe, leggere e non, la situazione appare sempre più critica. Oltre ad essersi abbassata l’età media della prima “pippata” – è infatti all’ordine del giorno ascoltare tra i giovani adolescenti allusioni a serate passate consumando coca – aumenta anche l’accessibilità economica di questa. Se prima veniva venduta di grammo in grammo, adesso, anche tra le strade dei quartieri più centrali della capitale, non è difficile reperire piccole dosi a minor prezzo.

 

L’annichilimento è quindi alle porte: la più completa perdita di valori e punti di riferimento è all’ordine del giorno. Non è un caso che l’adolescente medio italiano passi due o più ore al giorno a vegetare davanti a facebook o guardando la tv fonte di falsi miti e idoli da seguire. Chi non riesce a tenere il passo del modello creato in una società – dicendolo alla maniera di Bauman, famoso sociologo polacco – rischia quotidianamente di rifugiarsi nelle brame del consumo, abbandonandosi alla libidine e agli eccessi.

 

Vista in un’ottica del genere, il ‘balconing’ non è più una storiella da raccontare, accaduta quest’estate alle Baleari, ma un problema di fondo della nostra società che troppo spesso perde di vista le nuove generazioni, lasciandole nell’abbandono e nell’autodisciplina. Si, perché se un ragazzino non ha una famiglia alle spalle, oggi, non trova alcun posto dove ricevere uno straccio di formazione.

 

Puntiamo quindi il dito contro la movida di quelle isole, contro certi ragazzi che passano le serate al limite del divertimento, utilizzando ogni tipo di stupefacente, ma non ci rendiamo conto che questo stile di vita è figlio di un abbandono che avvolge tutti noi, dall’informazione, ai programmi televisivi, alle letture alle quali ci dedichiamo, agli interessi che coltiviamo.

 

Se oggi si pratica ‘balconing’, domani quale futuro ci aspetta?

 

Fonte: inviatospeciale.com - Autore: Diego Ruggiano

 
By Admin (from 21/10/2010 @ 08:00:20, in it - Scienze e Societa, read 2250 times)

Una piccola svolta ecologica e sostenibile nella città di Lodi: a breve i lampioni della rete stradale e cittadina saranno a basso consumo e alimentati da pannelli solari.

 

Un progetto congiunto di Comune e Regione, con un investimento di circa 715.000 euro, mirati ad abbattere 115 tonnellate di emissioni di CO2, con un minor consumo di energia elettrica, pari a circa 166mila kilowatt l’ora.

Un’iniziativa chiamata Fossil Free e affidata all’azienda Domec, come spiega il sindaco Lorenzo Guerini:

 

“Si tratta di un’iniziativa che si inserisce nell’ambito di un piano di riqualificazione della rete dell’illuminazione pubblica che dal 2009 ad oggi ha già portato alla sostituzione di 2.830 dei circa 5.000 impianti della città a cui ora si aggiungeranno ulteriori 366 centri luminosi. Gli interventi realizzati sino ad ora hanno riguardato impianti di proprietà di Enel, sostituiti secondo quanto previsto dal nuovo contratto stipulato lo scorso anno con Sole, la società del gruppo a cui è stata affidata la gestione del servizio. Gli impianti coinvolti in questo nuovo progetto sono invece di proprietà comunale”.

 

Saranno necessari circa 200mila kilowatt all’ora per alimentare tutti i 366 lampioni e saranno garantiti dagli impianti fotovoltaici dislocati sulle superfici di diverse costruzioni di proprietà comunale, come scuole, il Palazzo di giustizia o il palazzetto dello sport. Una decisa riduzione delle emissioni, ma anche un contemporaneo risparmio economico, come testimoniano le parole dell’assessore all’ambiente del comune, Simone Uggetti:

“Le iniziative di adeguamento e modernizzazione degli impianti di illuminazione pubblica già realizzate hanno permesso una riduzione dei consumi annui di energia elettrica pari a 920 megawatt/ora ed una diminuzione delle emissioni di CO2 di 480 tonnellate, grazie all’adozione di soluzioni tecnologiche (tra cui le lampade a Led, che Lodi è stata una delle prime città capoluogo a sperimentare in Italia) che a fronte di un maggior potere illuminante richiedono minori fabbisogni energetici. Con questo nuovo progetto faremo un ulteriore passo in avanti, alimentando tutti gli impianti con energia prodotta da fonti rinnovabili“.

Fonte: smartercity.liquida.it

 

Recentemente su una prestigiosa rivista scientifica internazionale, "Global Ecology and Biogeography", è stato pubblicato un lavoro molto interessante, che fornisce il quadro dell'evoluzione dei biomi trasformati dall'intervento umano , dal 1700 al 2000. (vedasi Ellis E.C., et al., 2010 , Anthropogenic Transformation of the Biomes, 1700 to 2000; Global Ecology and Biogeography, 19 (5); 589 - 606).
 

Lo studio presenta una mappatura dei biomi per il 1700, il 1800, il 1900 ed il 2000 utilizzando tutti i dati a disposizione e un modello di classificazione dei biomi antropogenici, applicato ai dati globali relativi alla densità della popolazione umana ed all'utilizzo e alla trasformazione del suolo.

Risulta che nel 1700, più della metà dell'intera biosfera si trovava in condizioni selvatiche, mentre il 45% era in uno stato seminaturale, con modeste trasformazioni del suolo dovute all'agricoltura e agli insediamenti umani. Nel 2000 invece la maggioranza della biosfera appare interessata da aree agricole ed altri biomi antropogenici, meno del 20% si trova in uno stato seminaturale e solo Ľ può essere considerato in una situazione selvatica.
 

L'ecologo Erle Ellis ha coniato, da vari anni, il termine Anthropogenic biomes, detti anche Anthromes, che sono l'oggetto della sua ricerca (vedasi il sito del suo Laboratory for anthropogenic landscape ecology all'Università del Maryland, www.ecotope.org)

 

Nel 2008 uno studio pubblicato sempre da Erle Ellis e Navin Ramankutty apparso sulla prestigiosa rivista "Frontiers in ecology and the environment" dell'Ecological society of America (ESA), ha fornito a noi tutti una prima nuova, rivoluzionaria, mappa del globo (vedasi Ellis E.C. e Ramankutty N., 2008, Putting people in the map: anthropogenic biomes of the world , Frontiers in Ecology and the Environment 6 ; 439 - 447).
 

Alcuni blog scientifici hanno dichiarato che questa mappa ha rivoluzionato la nostra concezione degli ecosistemi del pianeta. La visione convenzionale che è presente in tanti testi universitari e negli atlanti geografici riporta, infatti, la classificazione degli ecosistemi della Terra in aggregazioni definite biomi. I biomi sono classificati in base alla vegetazione, alla situazione climatica, alla localizzazione geografica e sono definiti come tundre, foreste temperate decidue, praterie temperate, foreste pluviali tropicali, ecc.

Ma le ricerche di chi studia le trasformazione prodotte dall'intervento umano ci presentano biomi profondamente alterati rispetto alle loro evoluzioni originali ed una complessiva, straordinaria modificazione della superficie del pianeta stesso, tanto che le forme vegetazionali presenti originariamente nei diversi biomi sono molto spesso raramente riscontrabili. Oggi più di tre quarti della superficie del pianeta è stato "ridisegnato" dalle attività umane. Il nuovo framework previsto dagli studiosi è basato sui biomi antropogenici (Anthropogenic biomes) e la nuova mappa è basata sulle immagine da satellite, le statistiche della popolazione umana e le analisi GIS (Geographicali information system).

Questa ricerca non fa che confermare quanto già alcuni studiosi avevano pubblicato anni fa relativamente alla mappa dell'"impronta umana" sul pianeta. (Vedasi Sanderson E. W. et al., 2002, The Human Footprint and the Last of the Wild, BioScience, 52, 10; 891-904, e Kareiva P. et al., 2007, Domesticated Nature: Shaping Landscapes and Ecosystems for Human Welfare, Science, 316; 1866-1869).

Un'impronta che ha trasformato fisicamente le terre emerse almeno fino all'83% dell'intera loro superficie.
Le nuove ricerche dimostrano chiaramente che ormai il nuovo modello della biosfera è costituito dal riconoscimento delle grandi trasformazioni provocate dalla specie umana sul pianeta e indicano la necessità di agire per ricondurre su percorsi di maggiore sostenibilità le relazioni esistenti tra i sistemi naturali e i sistemi sociali prodotti dalla specie umana.

Nel 2008 un team di noti scienziati esperti degli ecosistemi marini ha concluso un lungo ed interessantissimo lavoro per tratteggiare la mappa globale dell'impatto umano sugli ecosistemi marini. (vedasi Halpern B.S. et al., 2008, A Global Map of Human Impact on Marine Ecosystems, Science , 319; 948 - 952).

Questa mappa ci fornisce una straordinaria sistematizzazione dei dati esistenti circa il nostro impatto sugli oceani ed i mari del mondo ed il quadro che ne emerge non è certo confortante.
L'analisi del team di studiosi indica che nessuna area può definirsi non influenzata in qualche modo dall'intervento umano e che un'ampia frazione degli ecosistemi marini (il 41%) risulta fortemente impattata da diversi fattori antropogenici. Restano comunque ancora alcune aree dove l'impatto umano è relativamente scarso, soprattutto negli ecosistemi marini delle zone polari.
Alcuni ecosistemi marini presentano gli effetti sinergici di numerosi impatti a causa dell'intervento umano sia di origine terrestre che marino.

Recentemente (dicembre 2009) si è concluso l' Anno internazionale del pianeta Terra, il cui principale scopo è stato quello di assicurare la massima diffusione e l'utilizzo da parte delle nostre società delle conoscenze acquisite da oltre 400.000 scienziati della Terra ( Si veda www.yearoftheplanetearth.org). Purtroppo, ancora oggi, nell'opinione pubblica in generale e in numerosi settori professionali, in particolare nel mondo politico ed economico, è presente una scarsa conoscenza scientifica della storia della Terra, della sua evoluzione, delle dinamiche evolutive delle interrelazioni presenti tra le diverse sfere che operano su questo nostro pianeta.

Il divario che esiste tra conoscenza scientifica e consapevolezza di tali problemi da parte del mondo politico sembra aumentare sempre più, nonostante lo straordinario avanzamento conoscitivo delle cosiddette scienze del sistema Terra che, negli ultimi decenni, è stato veramente ragguardevole, sia grazie ai raffinati sensori dei numerosi satelliti da telerilevamento, sia grazie all'utilizzo di eccezionali megacomputer dalle straordinarie capacità di calcolo.

Il divario che esiste tra conoscenza scientifica e consapevolezza di tali problemi da parte del mondo politico sembra aumentare sempre più, nonostante lo straordinario avanzamento conoscitivo delle cosiddette scienze del sistema Terra che, negli ultimi decenni, è stato veramente ragguardevole, sia grazie ai raffinati sensori dei numerosi satelliti da telerilevamento, sia grazie all'utilizzo di eccezionali megacomputer dalle straordinarie capacità di calcolo.

Le conoscenze di base su quanto sinora acquisito sul Geological time scale (la scala del tempo geologico) sono ancora molto poco diffuse nel mondo dei decisori politici ed economici, la confusione esistente tra i grandi cambiamenti globali che hanno sempre accompagnato la storia del nostro pianeta e il ruolo che la specie umana sta invece esercitando nel causare un vasto e accelerato cambiamento ambientale globale, sono ancora mal percepiti e spesso confusi.

E' quindi fondamentale un'operazione di continua alfabetizzazione.

Fonte: greenreport.it - Autore: Gianfranco Bologna

 

Al giorno d’oggi la somministrazione di farmaci psicoattivi (psicofarmaci) ai bambini (6-17), è troppo comune e cresce con una cadenza allarmante.

Questi farmaci spesso causano l’effetto opposto a quanto si era inteso, e condannano il bambino ad una vita infelice e alla malattia.

 

La loro prescrizione servirebbe a trattare gli “squilibri chimici” che, si dice, siano la causa di ADHD (Disturbo di Attenzione), depressione e disturbo bipolare, ma in realtà è proprio l'uso improprio di questi farmaci a causare diversi squilibri chimici, che a loro volta provocano disturbi mentali, molti dei quali sono sia permanenti che debilitanti.

 

In aggiunta è ormai evidente che stiamo di fatto diagnosticando come disturbi mentali il normale comportamento di bambini e adolescenti (ma i bambini non dovrebbero essere pieni di energia? e non è normale per un adolescente essere lunatico e distaccato?).

 

Questa diagnosi non si basa solo su questa concezione di "squilibri chimici", ma anche su un’idea generale e pervasiva che ogni comportamento non accettabile sia dovuto ad una malattia mentale. E per ultimo, ma certamente non meno importante, la prescrizione di questi farmaci da parte dei medici è basata su informazione fornita dalle autorità e dall’industria farmaceutica, informazione spesso sostenuta da studi fraudolenti, il cui fine è solo quello di fare soldi sulle teste dei nostri figli.

 

In una recente conferenza, il rispettabile giornalista, scrittore e candidato al Premio Nobel, Robert Whitaker (PBS, Boston, 15 giugno 2010) ha evidenziato non solo la non scientificità della metodologia utilizzata nello sviluppo, prescrizione e uso di psicofarmaci nei bambini in età scolare, ma anche come siano irrimediabilmente corrotti e fallimentari i sistemi che dovrebbero regolamentare la sicurezza dei medicinali in questo paese (USA).

 

Inevitabilmente, le aziende farmaceutiche esistono per creare profitto. Il loro successo non si basa dunque sull'utilità di un farmaco o la sicurezza dei suoi prodotti.

Il percorso per aumentare i profitti è semplice: trovare nuovi impieghi per i loro vecchi farmaci, inventarne di nuovi e trovare nuovi mercati per entrambi i farmaci - vecchi e nuovi. Purtroppo, i bambini sono il nuovo mercato di oggi.

Le autorità, per approvare un nuovo farmaco, richiedono uno studio che ne provi l’efficacia e la non pericolosità. "Studio" è spesso un termine improprio, dato che la parola implica una qualche imparzialità e un risultato a priori sconosciuto.

Questi "studi" spesso sono più simili ad un procedere a tentativi: in uno di questi, corruzione e disonestà sono stati la regola. I bambini che hanno risposto al placebo sono stati rimossi dai dati, considerandoli come se avessero risposto negativamente al farmaco vero e proprio.

Ciò significava che gli unici bambini che sono rimasti nel gruppo di studio sono stati i cosiddetti "positivi alla reazione." E, per di più, i ricercatori il cui “fondo di ricerca” era finanziato dal produttore del farmaco, decidevano quali fossero i soggetti che rispondevano ‘positivamente’ al trattamento.

Questo, naturalmente, è un enorme conflitto di interessi in quanto ricercatori e industria farmaceutica hanno come unico obiettivo l’approvazione del farmaco da parte dell’autorità.

In un articolo pubblicato nel 2004, forse la più prestigiosa rivista medica britannica, Lancet ha detto che gli studi utilizzati per fornire la prova dell’utilità di molti farmaci anti-depressivi nei bambini erano "niente altro che frodi." In seguito a tale valutazione, l'uso su bambini di questi anti-depressivi è stato vietato in Gran Bretagna.

 

Il danno reale causato dall'uso di farmaci anti-depressivi conosciuti come SSRI (Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina - Prozac, Zoloft, Seroxat ecc.) su bambini in età scolare si trova solo in studi legittimi e più lunghi come quelli che continuano dai 17 mesi ai sei anni.

 

In uno di questi studi, il 25 per cento dei bambini “bi-polari” che erano stati trattati con SSRI per tre anni, sono stati riesaminati e diagnosticati con un disturbo ben più grave della malattia Bi-polare.

Questo numero è aumentato a 50 per cento dopo sei anni di uso del farmaco SSRI.

L'uso a lungo termine di nuovi anti-psicotici può portare a problemi molto più gravi rispetto alla malattia iniziale; diabete, obesità e morte prematura sono stati tutti legati all'uso di questi farmaci.

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani consiglia di informarsi attentamente sugli effetti dei farmaci antidepressivi.

 

Avvertenze su questi ed altri psicofarmaci sia per adulti che per bambini è possibile trovarli anche consultando il sito dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).

 

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani onlus

Tel 0236510685

Email:info@ccdu.org

www.ccdu.org

 
By Admin (from 24/10/2010 @ 08:00:42, in it - Scienze e Societa, read 2167 times)

E’ risaputo che la libertà d’informazione passa attraverso una pluralità di vedute cui venga concessa una concreta possibilità di esprimersi. Ne abbiamo avuto un esempio con la tanto discussa ed esecrata "legge bavaglio" che ha scatenato il (meritato) vespaio mediatico.

 

Di recente tuttavia a picconare questa pluralità di vedute hanno contribuito altri due sassi lanciati in una piccionaia ahinoi rimasta pressoché inerte.

 

Ci riferiamo ai recenti danni subiti dalla piccola editoria indipendente, i cui prodotti spesso contribuiscono a immettere nel panorama culturale  – così solerte a promuovere letture “usa e getta” – buoni elementi di riflessione. Il primo di questi sassi lo ha lanciato quatto quatto la scorsa primavera il decreto interministeriale che sopprime le tariffe agevolate per l'editoria (eccezion fatta per le onlus, la cui sorte è tuttavia ancora incerta ).

 

Questo significa che i piccoli editori – i quali non possono avvalersi di un sistema di distribuzione capillare ed esclusivo – sono costretti a mettere in conto un aumento non proprio irrisorio delle spese di spedizione, a danno loro, del lettore e dell’offerta in generale.

Il secondo sasso è una pasticciata "legge sul prezzo del libro" (il cui primo firmatario è, guarda caso, colui che già nel precedente governo vagheggiava di bavagli ), che ufficialmente avrebbe lo scopo di contribuire allo sviluppo della lettura e della cultura libraria nel Paese, ma che di fatto allo stato attuale liberalizza le campagne promozionali del prodotto-libro a vantaggio dei grandi gruppi editoriali (con annesse catene) e a detrimento di piccoli editori e librai indipendenti (che non possono permettersi una perenne promozione), arrecando in ultima analisi un danno anche al lettore, che pur beneficiando di promozioni per undici mesi all’anno, correrà il rischio di veder minato l’accesso a una varietà culturale già sofferente.

 

Spiega infatti una libraia indipendente: “Il problema ovviamente non è solo quello degli sconti, gli sconti illudono il lettore di potersi avvicinare ai libri — e in parte è così – ma il dramma è che i lettori in questo modo si avvicinano in realtà solo ai libri che decidono gli editori“.

 

La proposta di legge verrà discussa in Senato il prossimo 21 settembre.

 

Fonte: minitrue.it

 
By Admin (from 25/10/2010 @ 08:00:04, in it - Scienze e Societa, read 1653 times)

La qualità dell'acqua che i bambini bevono influisce sulla loro intelligenza: è in sintesi il risultato di una ricerca condotta da alcuni studiosi dell'Università del Quebec, a Montreal, che hanno dimostrato che il manganese, un metallo presente nelle falde sotterranee, influisce sul quoziente intellettivo dei bambini.

 

Durante la loro ricerca, gli scienziati hanno preso in esame 363 bambini tra i 6 e i 13 anni e analizzato la composizione chimica dell'acqua da loro bevuta.

 

Hanno così scoperto che i bambini la cui acqua conteneva concentrazioni più alte di manganese mostravano un QI minore, inferiore di 6 punti rispetto a quello dei bimbi che bevevano acqua con bassi o nulli livelli del minerale, minori capacità motorie, intellettive e comportamentali.

 

Gli scienziati però raccomandano di non trarre facili conseguenze dalla loro scoperta, anche perché sul quoziente intellettivo influiscono tanti altri fattori, e la sua stessa validità non è riconosciuta a livello universale. Questo non vuol dire prenderla alla leggera, ma, nell'incertezza, sempre meglio prevenire, riducendo la concentrazione di manganese nell'acqua del rubinetto mediante dei filtri.

Inoltre, visti gli effetti neurotossici di tale metallo anche a basse concentrazioni, il team di scienziati ritiene che sia necessario rivedere le soglie di sicurezza nazionali e internazionali della sua concentrazione nell'acqua.

Fonte: milanoweb.com

 
By Admin (from 26/10/2010 @ 08:00:47, in it - Scienze e Societa, read 1565 times)

Scuola e tecnologia. Un binomio che può essere davvero vincente, a patto che sia insegnanti che studenti siano in grado di fare degli strumenti tecnologici un mezzo di apprendimento e conoscenza, e non un ulteriore modo per disperdere energie. Si tratta di una bella sfida, sulla quale si gioca -- in parte -- il futuro dell’insegnamento e dell’istruzione.

 

Perché da un lato le nuove tecnologie invadono sempre più la vita degli studenti e gli adulti non possono sottrarsi alla sfida educativa dell’insegnare il modo migliore per utilizzarle. D’altra parte le stesse nuove tecnologie possono essere strumenti davvero efficaci proprio nel processo d’apprendimento.

 

Ed è quello che credono fortemente all’University of Notre Dame, nello stato americano dell’Indiana. A tal punto che il professor Corey Angst, del corso di Project Management, ha imposto l’iPad come unico strumento per prendere appunti e studiare. L’obiettivo è di far lavorare gli studenti, anche in gruppo, imparando a sfruttare appieno le capacità di comunicazione del tablet di Cupertino.

 

Un’iniziativa non di certo isolata, specie se pensiamo al progetto del governo indiano di dotare tutti gli studenti delle superiori di un tablet low cost. O se pensiamo anche ad iTunes U, uno strumento scelto dalle università di tutto il mondo per condividere in rete i file audio e video dei propri corsi, ovviamente fruibili -- soprattutto -- tramite iPod o iPad.

Il futuro dell’istruzione passerà dunque per i tablet?

Ci sono certamente alcuni aspetti che giocano a favore dello strumento tecnologico, anche di ordine pratico: meno libri e più eBook, quindi meno peso e meno carta utilizzata, ma anche fin da subito un approccio ad un utilizzo consapevole dei device di domani. Se sarà una vera rivoluzione sarà il tempo a dirlo: la speranza è che possa rendere la conoscenza accessibile davvero a tutti, nessuno escluso. 

Fonte: smartercity.liquida.it

 

In Italia è depresso un adulto su 4, mentre in Europa il numero delle persone colpite da depressione sale a circa 60 milioni. A soffrirne di più, nel Bel Paese, sono le donne, il 12% della popolazione rispetto al 5,9% degli uomini, e sono tante (54%) coloro che ritengono che curare la depressione sia più difficile di curare un tumore al seno.

 

Forse la loro percezione è un po' esagerata, ma effettivamente una persona su 3 è ancora ammalata dopo 1 anno, 1 su 10 deve continuare la terapia per almeno 5 anni, più della metà sarà nuovamente depresso nell'arco della sua vita.

 

Secondo le ultime ricerche scientifiche, la depressione può essere determinata già quando si è nel grembo materno.

 

Se una donna incinta abusa di alcol e droghe, viene maltrattata o subisce pesanti stress, trasmette al feto comportamenti negativi ma anche un patrimonio genetico compromesso.

 

I geni che regolano lo sviluppo cerebrale non cambiano però nella struttura, ma nella funzione da input ambientali.

Secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità, la depressione, tanto difficile da debellare, diventerà, entro il 2020, la seconda causa di invalidità dopo le patologie cardiache. I farmaci usati fino ad ora non offrono un sollievo immediato dai sintomi depressivi, ma, anzi, causano una serie di effetti collaterali difficili da sopportare per i pazienti, che spesso interrompono le cure. Tuttavia, di recente alcuni ricercatori sono arrivati allo sviluppo di una nuova classe di farmaci basata sull'agomelatina, una sostanza che offrirebbe sollievo già dalla prima settimana di trattamento, senza avere gli effetti collaterali presentati dai farmaci attuali.

Fonte: milanoweb.com

 
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Now Colorado is one love, I'm already packing suitcases;)
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By Napasechnik
Nice read, I just passed this onto a friend who was doing some research on that. And he just bought me lunch since I found it for him smile So let me rephrase that Thank you for lunch! Whenever you ha...
21/11/2016 @ 09:41:39
By Anonimo
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21/11/2016 @ 09:40:41
By Anonimo


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28/11/2021 @ 15:35:20
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