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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 09/11/2010 @ 11:00:11, in it - Scienze e Societa, read 3598 times)

In valdostano si chiama Votornèntse, e negli anni del fascismo era stata ribattezzata Valtornenza. Il nome di oggi, Valtournenche, a qualcuno potrebbe non suggerire nulla, come se si trattasse di un paesino sperduto e dimenticato dal mondo, in un’imprecisata zona montuosa del Nord Italia.

In realtà Valtournenche, borgo di 2200 abitanti della Valle d’Aosta, è un’affascinante costellazione di frazioni alpine, tra cui spiccano località invernali rinomate, celebri per le fantastiche piste da sci e le strutture turistiche all’avanguardia. Anche il paesaggio circostante contribuisce ad accrescere la magia del luogo: incastonato all’inizio della vallata, il nucleo abitato è distribuito lungo un pendio ripido, con un dislivello notevole che lo fa assomigliare a una suggestiva scultura nella roccia. Particolarmente importante nel Medioevo per i traffici commerciali che transitavano dal colle del Teodulo, Valtournenche conobbe la fama turistica che si merita all’inizio del XIX secolo, quando si sviluppò l’alpinismo e il Monte Cervino, parte del territorio comunale, iniziò ad affascinare alpinisti e sportivi di ogni genere.

In effetti la storia di Valtournenche è intimamente legata a quella di Cervinia, frazione comunale a cui deve gran parte del suo successo, località rinomata e dal nome noto a chiunque ami gli sport invernali. Raggiungibile dal cuore di Valtournenche tramite ovovia, Cervinia è abbarbicata alle montagne a 2012 metri di quota, alle pendici del Monte Cervino. Breuil-Cervinia (il nome completo della frazione) è tra le mete sciistiche più amate e conosciute dell’arco alpino, ed è collegata efficacemente con gli impianti di Zermatt, sul versante svizzero, dando vita a un unico ampio comprensorio, il Matterhorn Ski Paradise, con oltre 350 km di piste.

L’altitudine elevata fa sì che la stagione sciistica vada dall’inizio di novembre all’inizio di maggio, ma anche nei mesi più caldi si può sperimentare “lo sci estivo” sulle piste ghiacciate del Plateau Rosa, servendosi degli impianti svizzeri. La funivia Cime Bianche-Plateau Rosa è tra gli impianti di risalita più moderni, realizzata nei primi anni ’90, e colma un dislivello di ben 700 metri, ma il comprensorio è davvero sconfinato e le strutture sono numerosissime e all’avanguardia. Due cabinovie, due funivie, cinque seggiovie ad agganciamento automatico, quattro seggiovie a morsa fissa, una sciovia e un tappeto per gli sciatori alle prime armi vi consentiranno di raggiungere il tracciato più adatto a voi, in una sorprendente varietà di piste a vari livelli di difficoltà. Da non dimenticare lo splendido percorso per lo sci di fondo, che si snoda attraverso quello che, d’estate, costituisce uno dei campi da golf più elevati del mondo, il Golf Club del Cervino 18 buche.

Per migliorare ulteriormente l’offerta turistica di Valtournenche, ultimamente sono state apportate delle modifiche agli impianti, e i vecchi skilift sono stati sostituiti da seggiovie di nuova generazione: grazie all’efficienza delle strutture le piste non sono mai eccessivamente affollate e non ci sono lunghe file per risalire dopo la discesa. Infine, se non vi accontentate di una vacanza sportiva ma volete assaporare un pizzico di cultura, potete visitare la Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio, in una piccola piazza situata proprio nel cuore del paese. L’aria pacata e familiare dell’edificio e del suo scenario rendono la chiesa particolarmente suggestiva, e sulle pietre della piazzetta sono iscritti i nomi dei personaggi più famosi della storia diValtournenche.

A vivacizzare il paese in ogni stagione dell’anno ci sono le manifestazioni, gli eventi culturali e le feste popolari. Ogni anno, ad esempio, si svolge il festival cinematografico Cervino Cinemountain, e due volte l’anno il borgo è invaso dalle colorate bancarelle del mercatino dell’artigianato valdostano, un’ottima occasione per scoprire gli oggetti tipici e le tradizioni di questa terra generosa. In estate, quando la neve si ritira e i turisti possono ammirare un panorama magnifico, ricco di sentieri che aspettano di essere esplorati, nel centro del paese e nelle frazioni comunali si svolgono tanti eventi diversi, dalle attività sportive per grandi e piccoli alle proiezioni di film, passando per i concerti e gli spettacoli teatrali sotto le stelle.

Raggiungere Valtournenche non è difficile, grazie anche alla vicinanza di importanti aeroporti, come quelli di Milano Malpensa e Torino Caselle, e dei trafori del Monte Bianco e del Gran San Bernardo. Chi viaggia in auto può percorrere l’autostrada A5 Torino-Aosta e uscire a Chatillon-Saint Vincent, poi continuare per circa 21 km sulla strada regionale in direzione Valtournenche-Cervinia. Chi prende il treno può raggiungere la stazione di Chatillon-Saint Vincent, sulla linea Torino-Aosta, e proseguire con l’autobus per l’ultima ventina di chilometri. Infine gli aeroporti più vicini sono quello di Torino, a 118 km, quello di Milano Malpensa a 160 km e Milano Linate a 180 km, e quelli internazionali di Francoforte, Ginevra, Parigi e Zurigo.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 10/11/2010 @ 11:00:13, in it - Scienze e Societa, read 3102 times)

Nel cuore delle Alpi "un'isola" intra montes: la Valle d'Aosta! Nel cuore di questa valle, Saint-Vincent occupa una centralità privilegiata, L'elegante monte Zerbion allungandosi in una sinuosa catena verso il colle di Joux e la rete de Comagne, ne delimita e protegge il territorio degradante, ad ondulazioni ampie, verso il corso della Dora Baltea. Una vasta e soleggiata conca accoglie la cittadina che, sebbene si sia enormemente ingrandita e modificata nel corso degli ultimi decenni, ha saputo mantenere e riqualificare il centro storico con attenti restauri.

Sono elementi caratterizzanti del paese la chiesa parrocchiale del XII secolo, il fiabesco Grand'Hotel Billia inaugurato nel 1908, il luminoso stabilimento termale realizzato nel 1960, il palazzo municipale del 1967, opera originale ed innovativa dell'architetto E. Viliani e il "Casino de la Vallée" che, con la sua parete vetrata, è specchio del panorama circostante. Saint-Vincent possiede un altro volto! Quello del mondo contadino e dei suoi villaggi rurali, dove, alle austere case in pietra, si contrappongono i "récar", preziose costruzioni lignee testimoni della passata civiltà alpestre legata alle culture cerealicole.

La preistoria della Valle, risale alla fine del quarto, inizio terzo millennio a.C.. Di questo e dei periodi successivi, si hanno testimonianze archeologiche. La civiltà Romana ha lasciato importanti vestigia ad Aosta (arco, porta, mura, teatro) e in tutta la regione. AI medioevo si ascrivono i castelli di Fénis, Verrès, Issogne, solo per citare i più famosi. Impronte di queste epoche sono presenti a Saint-Vincent: delle incisioni rupestri, un ponte Romano (I a.C.), del quale rimane, ancora ben ancorata alla roccia, la spalla sinistra, l'impianto termale (III d.C.) di un'abitazione privata. La romanica chiesa parrocchiale (XII d.C.) conserva una cripta di rara bellezza, affreschi del XV e XVI secolo e preziosi oggetti d'Arte Sacra. I villaggi della collina, testimoni straordinari di un passato di duro lavoro e di grande ingegnosità, hanno saputo conservare numerose strutture di uso comunitario: cappelle, forni, fontane, vasche e canali irrigui, nonché i récar.

Come arrivare? Saint-Vincent è raggiungibile in auto percorrendo l'autostrada A5 Torino-Aosta, dalla Svizzera utilizzando il Tunnel del Gran San Bernardo e dalla Francia mediante il Tunnel del Monte Bianco. In treno Da Torino e da Milano (via Chivasso) con fermata a Chatillon. In pullman Da Torino, da Milano, da Martigny e Vallese, dalla Savoia, da Ivrea e Canavese.

Fonte: Azienda di Accoglienza Turistica di Saint-Vincent

 
By Admin (from 11/11/2010 @ 11:00:02, in it - Scienze e Societa, read 2539 times)

Il grande massiccio del Monte Bianco domina tutta la parte teminale della Valle d'Aosta. Dall'alto dei suoi 4.810 m (in realtà la quota cambia in base all'accumulo di neve) il gigante bianco offre panorami superbi lungo le due valli di Ferret e Veny, oltre alla confluenza delle quali sorge Courmayeur, a 1445 m di altitudine, una delle località sciistiche più importanti delle Alpi, sia per lo sci tradizionale che per lo snowboard.

 

Courmayeur si trova vicino all'ingresso del Tunnel del monte Bianco, il traforo di 11 km che collega l'Italia con la Francia ed in particolare con la località di Chamonix.

 

L'ingresso della galleria si trova più esattamente a Entreves, mentre nelle vicinanze a Lapalud si trova la stazione di partenza della funivia che sale all'Auguille du Midi, per poi discendere sul versante francese, con il collegamento che era l'unica possibilità di passaggio prima dell'apertura del traforo stradale.

A Courmayeur ci sono possibilità di praticare lo sci alpino, con tantissimi impianti di risalita ed anche lo sci di Fondo lungo le belle valli che costeggiano il massiccio.

 

Il comprensorio di sci alpino ha dei numeri che parlano da soli, come ci mostrano i dati tecnici:
26 piste di cui 4 nere, 12 rosse e 7 blu per un totale di oltre 100 km di tracciati a disposizione.
La portata oraria totale degli impianti è pari ad oltre 235.000 sciatori.

 

Il comprensorio è servito da 252 cannoni per innevamento programmato, mentre le postazioni per attacco dei cannoni sono in totale 389. I cannoni servono circa il 14 km delle piste disponibili, garantendo divertimento a tutti gli sciatori anche nel caso di mancanza prolungata di precipitazioni. Gli impianti arrivano fino alla quota di 2.755 della Cresta d'Arp, e partendo da questa cima si hanno circa 1.300 m di dislivello massimo, perfetti per chi ama discese prolungate.

Courmayeur è anche il regno del fuori pista. Qui ci sono tracciati di elevata spettacolarità, come scendere al di là dello spartiacque lungo la Mer de Glace, fino a Chamonix, ma ci sono percorsi mozzafiato lungo la Val Veny e nella zona in direzione di La Thuile. Per gli appasionati di fondo, sono disponibili 5 anelli con diversi livelli di difficoltà. A detta degli esperti le piste della Val Ferret sono tra le più belle d'Europa.

 

Cosa fare a Courmayeur oltre che sciare? La città offre occasioni di sport alternativi e occasioni di divertimento, oltre che a moltissimi negozi di prestigio.

Per chi non si accontenta delle piste consigliamo il Fun Park Dolonne, dove è possibile divertirsi come pazzi sulla neve.

 

Il Courmayeur Sport Center è invece una delle strutture d'alta montagna meglio attrezzate e innovative. Qui è possibile fare sport per 11 mesi all'anno con apertura continuata 10:00 / 21:00.

 

Tra le varie proposte il centro è attrezzato per siddisfare i desideri degli appassionati di Arrampicata, Curling, Fitness, Calcetto, Golf Indoor, Rafting, Pattinaggio, Tennis e Squash.

 

A Courmayeur esiste una bella piscina coperta a Prè-Saint- Didier, competa di sauna e scivolo da 60 m. Da segnalare anche le belle Terme di Pré.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 12/11/2010 @ 13:00:10, in it - Scienze e Societa, read 2664 times)

Come due vedette impettite, ai due lati del paese, le alture di Monte San Michele e del Monte Ceriel gettano lo sguardo verso il paesaggio veneto, godendo uno dei migliori panorami che si possano ammirare sul Lago di Garda. Tra queste due montagne sorge Cavaion Veronese, comune di circa 5400 abitanti in provincia di Verona, situato a 25 km dal capoluogo e incastonato in una natura selvaggia, a metà strada tra l’ambiente lacustre e il sublime scenario montano.

L’abitato è un piccolo scrigno di testimonianze archeologiche, storico-artistiche e architettoniche, poco conosciute dalla maggior parte dei turisti, ma pronte a far innamorare chiunque vi si avventuri con sguardo curioso ed attento. Tutta la cittadina è costellata di opere d’arte più o meno nascoste: sono splendide le corti, i capitelli intarsiati, le ville e i monumenti antichi, tracce di un passato ricco e avvincente, protetto dal’abbraccio dei monti.

Tra le bellezze architettoniche più preziose di Cavaion Veronese ci sono le sue chiese, in particolare la parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, eretta nel Quattrocento su una preesistente chiesetta romanica. E’ del 1480 la pregevole pala d’altare che rappresenta la Madonna con Bambino in Gloria, realizzata da Antonio Badile, mentre il presbiterio fu aggiunto nella prima metà del CVII secolo e il campanile venne alzato nel 1749.
Sulla facciata, in stile neoclassico, si vedono quattro colonne eleganti e un grande orologio, sormontato da un timpano che sostiene una croce tra quattro vasi. All’interno, a navata unica, si colgono le linee neoclassiche con influssi palladiani, e si rimane colpiti dalle forme architettoniche pulite, essenziali e preziose allo stesso tempo.

Altri edifici di culto interessanti sono la chiesa di San Michele del IX secolo, la chiesetta di Santa Croce del XV secolo, la chiesetta di San Martino del XVI secolo e quella di San Gaetano del XVIII secolo, ma non sono meno preziosi gli edifici civili, in particolare le numerose ville signorili. Si tratta di residenze, realizzate in gran parte tra il XVI e il XVIII secolo, nate come dimore estive o come aziende agricole, spesso arricchite da grandi giardini e parchi.

In particolare vale la pena di visitare la Torre Civica e la Villa Trabucchi, un complesso situato proprio nel cuore di Cavaion Veronse, ben riconoscibile per la imponente torre merlata medievale e l’elegante villa ottocentesca. La Torre costituisce una delle prime costruzioni del paese, intorno alla quale si raccolsero gli altri edifici, eretta nell’899 per concessione di Berengario I in difesa dell’abitato. In seguito diventò parte integrante del parco di Villa Trabucchi, un sontuoso palazzo a tre piani, con una facciata ricca, un bel cortile e un incantevole parco con cedri secolari.

Da vedere anche la villa Codevigo del XVII secolo, la Villa Bonazzo del XVIII secolo e la Villa Trombetta del XIX secolo.

Infine un ottimo motivo per scoprire l’accoglienza di Cavaion Veronese sono le sue manifestazioni, che in ogni periodo dell’anno si susseguono con vitalità, pronte a far conoscere le tradizioni locali, le ricette più buone e la storia del paese. Tra gli appuntamenti più rappresentativi c’è la festa della Madonna del Carmine che si svolge alla fine di luglio, ma anche la festa degli asparagi della terza settimana di maggio.

Ad incorniciare il tutto c’è un clima piuttosto gradevole, caratterizzato da inverni freddi ma non molto rigidi e da estati fresche, ideali per le passeggiate all’aria aperta. I valori medi di gennaio vanno infatti da un minimo di -2°C a un massimo di 5°C, mentre in luglio e agosto si va dai 18°C ai 29°C. Le precipitazioni si distribuiscono in maniera piuttosto uniforme nei vari mesi dell’anno, con una media compresa tra i 55 e i 90 mm di pioggia mensili.

Per raggiungere Cavaion Veronese ci sono varie soluzioni possibili. Chi viaggia in auto può percorrere l’autostrada del Brennero A22 e uscire a Affi, mentre gli aeroporti più vicini sono quelli di Verona, Milano Linate, Milano Malpensa e Venezia, rispettivamente a 31 km, 151 km, 189 km e 151 km.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 13/11/2010 @ 13:00:37, in it - Scienze e Societa, read 3314 times)

Padova, splendida città d’arte, è a soli 10 km di distanza, e vicini sono anche i dolci pendii dei Colli Euganei: è questa la posizione privilegiata di cui gode Abano Terme, cittadina veneta incastonata tra campagna e città, affondata in un territorio ricco di storia e paesaggi incantevoli.

Conosciuta come Abano Bagni fino al 1924, la città è popolata da circa 20 mila abitanti ed è il principale centro delle Terme Euganee, nella bellissima provincia di Padova. Cuore di una zona vulcanica spenta, Abano Terme è conosciuta sin dal VI secolo a.C., come testimoniano i reperti conservati nei musei di Padova ed Este e le numerose citazioni di vari scrittori latini.

Se Plinio il Vecchio, Marziale, Tito Livio e Svetonio citarono la località nei loro scritti, un buon motivo doveva esserci. In effetti ancora oggi non è difficile intuire quale fosse la risorsa tanto preziosa offerta da Abano Terme: sono le sue acque termali, che dalle Alpi scorrono per un lungo tratto sotto terra sino a sgorgare dal Poggio di Montirone.
Clorurato-sodiche bromoiodurate litiose e radioattive, le acque miracolose fanno di Abano Terme la stazione termale più importante d’Europa e tra le più rinomate al mondo, grazie anche a una capacità ricettiva di qualità, forte di strutture all’avanguardia e di terapie innovative, il tutto immerso in un ambiente piacevole e armonico.

Sono ben 78 le strutture alberghiere termali, corredate di 120 piscine, 50 campi da tennis, innumerevoli spazi verdi in cui svagarsi e passeggiare, e alle cure vere e proprie si possono affiancare trattamenti estetici, distensivi e attività di fitness. Ogni anno sono più di 250 mila i visitatori che arrivano in città, attratti dalle proprietà delle acque e dei fanghi.

Ma Abano non è solo benessere, cura del corpo e relax: dopo essersi rigenerati, anzi, vale la pena di mettersi in moto e partire alla scoperta dei piccoli tesori disseminati per il centro. Già a partire dal Viale delle Terme, una lunga strada alberata che attraversa la città, iniziano le meraviglie: il viale è l’asse principale della vita cittadina, gremito di gente a ogni ora del giorno grazie alla concentrazione di locali, negozi, alberghi e ristoranti.

Su di esso si affacciano due gioielli storico-artistici di grande valore: prima di tutto la Piazza del Sole e della Pace, di recente inaugurazione, conosciuta anche come “Piazza della Meridiana” per la bellissima meridiana in marmi policromi realizzata dall’astronomo locale Salvador Condé . In secondo luogo il Duomo di San Lorenzo, con il caratteristico campanile costruito a più riprese in epoche storiche diverse: alla base si riconoscono i mattoni grezzi del 900 d.C., mentre salendo verso la cima c’è la parte realizzata più tardi, intorno al 1200. All’interno, come perle di un ricco forziere, si annidano numerose opere di pregio: diverse tele della scuola di Jacopo Ceruti, quadri di Pietro della Vecchia, Amleto Sartori, J. K. Henrici, Mario Pinton, e tanti altri artisti di fama internazionale.

Nella zona più antica di Abano Terme si incontrano le ville patrizie, splendidi esempi di architettura Seicentesca e Settecentesca: tra le più sorprendenti si ricordano la Villa Rigoni Savioli del 1557, realizzata in stile palladiano da Nicolò Malipiero, con splendidi affreschi aggiunti da Giovan Battista Zelotti, e la Villa Bassi Rathgeb, con gli affreschi del Buttafogo. Nella parte più turistica di Abano Terme c’è la ricca Pinacoteca del Montirone, che contiene tra le altre cose la Collezione Bassi, ricca di opere pittoriche veneziane del Settecento.

Chi non si accontenta del centro cittadino e ha voglia di spingersi un po’ fuori città troverà il Santuario della Beata Vergine della salute in località Monteortone, decorato dagli affreschi di Jacopo da Montagnana e dal dipinto della Crocifissione di Palma il Giovane. Subito fuori Abano ci si imbatte nel monastero di San Daniele, mentre lungo la strada che collega il centro a Feriole, frazione vicina, c’è la bella villa Gottardo, dove si ritirò Ugo Foscolo per dedicarsi al suo celebre romanzo epistolare “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”.

Prima però di lasciare definitivamente il centro di Abano Terme, vale la pena di prender parte a qualche evento organizzato in città: per tutto l’arco dell’anno, infatti, sono numerose le manifestazioni tradizionali o culturali, occasioni perfette per conoscere da vicino lo spirito della gente locale. Tra le manifestazioni da non perdere c’è il festival “So far so good” che si tiene tra la fine di luglio e l’inizio di agosto nel parco di Villa Bassi Rathgeb, con una vasta offerta di spettacoli, concerti e esposizioni artistiche; da aprile a agosto si susseguono gli spettacoli del Festival Internazionale di Danza.

Infine, per chi non disdegna una festa leggera e divertente, dal 2008 c’è la Festa della Birra, che dura circa una settimana e si svolge nella prima metà di luglio.

Per raggiungere Abano Terme ci sono varie possibilità. Per chi sceglie il treno le stazioni ferroviarie più vicine sono quella di Padova e quella di Terme Euganee, mentre gli aeroporti più vicini sono quelli di Venezia, Treviso e Verona, rispettivamente a 60 km, 76.8 km e 109 km circa. Chi si muove in auto deve uscire a Padova Ovest sulla A4 Milano - Venezia, o a Terme Euganee se viaggia lungo la A13 Bologna - Padova, quindi seguire le indicazioni fino a destinazione.

Giunti alla meta si viene accolti da un clima freddo d’inverno, con valori talvolta al di sotto dello zero, e caldo d’estate, afoso nelle giornate più soleggiate: le temperature medie del mese più freddo, gennaio, vanno da una minima di -2°C a una massima di 6°C, mentre in luglio e agosto si passa dai 17°C ai 29°C. A rinfrescare la calura estiva arrivano abbastanza spesso dei rapidi temporali: i mesi più piovosi sono proprio giugno e agosto, con una media di 100 mm ciascuno.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 14/11/2010 @ 13:00:46, in it - Scienze e Societa, read 3466 times)

Il grande boom di Cortina risale ad appena sessanta anni fa, eppure questo nome è ora diventato il sinonimo naturale di Dolomiti che, proprio in questa area, raggiungono l’apice assoluto della magnificenza dei paesaggi montani. Ma fino all’inizio del diciannovesimo secolo qui erano solo pascoli e vita agreste, semplice e tranquilla, e neanche durante la dominazione austriaca tutto l’ampezzano aveva avuto quella notorietà che un luogo così incantevole doveva possedere. Solo negli ultimo 80 anni il mondo s‘accorge dei tesori di Cortina, di quella valle remota circondata da bastioni imponenti, di quelle cime maestose che ogni hanno richiamano centinaia di migliaia di turisti, sia in inverno a caccia delle piste da sci e snowbord, sia in estate, tra vie ferrate mozzafiato, sentieri e rifugi d’alta quota.

 

Per arrivare a Cortina la strada quasi obbligata risale la valle del Fiume Piave prima attraverso l’A27, l’autostrada che termina poco dopo Ponte delle Alpi, e di li proseguire lungo la statale di fondovalle che attraversa il Cadore prima di giungere a Cortina. Altri percorsi da nord e da ovest richiedono molto più tempo e l’attraversamento di passi di montagna che, seppur allietati da panorami splendidi, richiedono lunghi tempi di percorrenza.

 

A Cortina non c’è molto fa vedere dal punto di vista artistico o architettonico, ma se siete giunti fin qua lo avete fatto sicuramente per il richiamo della natura e per quel pizzico di mondanità che arricchisce la vita sociale e notturna della città. Il centro si sviluppa principalmente in sinistra idrografica del torrente Boite e tra gli edifici più antichi si può ricordare la chiesa parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo, del diciottesimo secolo, e la Casa delle regole, detta in lingua ladina Ciasa de ra Regoles. Per il resto invece ottima scelta di hotel, anche esclusivi e di lusso, negozi d’abbigliamento, sport, artigianato e tutto quanto serve per rendere più interessante e piacevole il soggiorno dei turisti.

 

Ciò che comunque colpisce è lo sfondo di rara bellezza che fa da palcoscenico alle giornate Cortinesi, specie quando il cielo terso e limpido aggiunge spazio e profondità alla vista che si goda dalla conca di Cortina: le Tofane, la Croda da Lago, le Cinque Torri, il Cristallo, e il Sorapiss vegliano da milioni di anni sulle valli ampezzane e costituiscono gli obiettivi principali degli appassionati di alpinismo e trekking che giungono qui da tutto il mondo. Nel 1956 Cortina fu sede dei giochi Olimpici invernali, e la manifestazione ha lasciato un edificio che fa parte della storia della città, lo Stadio Olimpico del Ghiaccio, dotato di una grande pista. Nelle vicinanze un monumento ricorda il geologo francese Deodat de Dolomieu, che per primo descrisse le rocce che formano queste montagne, che poi furono denominate Dolomiti in suo onore. Ed è proprio al tramonto e all’alba che questi monti detti anche “pallidi” acquistano la magnifica colorazione rosa che tinge il paesaggio di un atmosfera da sogno , quasi surreale.

Cortina, un'autentica regina: a farle da corona i monti che la cingono, e da morbida veste la conca di prati e boschi su cui è adagiata. Un patrimonio di piante e animali protetti, racchiuso dal Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, istituito il 22 marzo 1990 per preservare questo tesoro meraviglioso quanto delicato. Esteso su un'area di 11.200 ettari a nord del centro di Cortina, al confine tra Veneto e Alto Adige, il parco è amministrato dalla Comunanza delle Regole d’Ampezzo che ha saputo mantenere integra questa oasi naturalistica. Nelle diverse stagioni dell’anno stupisce la varietà di fiori dai mille colori, che a volte crescono in condizioni estreme. Non a caso come simbolo del Parco è stato scelto un piccolo fiore, il 'sempervivum Dolomiticum', pianta grassa dal colore rosso a forma di stella. Armati di binocolo e di un buon paio di scarponi si possono percorrere numerosi sentieri per tutti i livelli, ben segnalati e corredati da cartelli informativi.

Avvicinandosi in punta di piedi, si possono ammirare da vicino gli animali nel loro habitat naturale: stambecchi, caprioli, cervi e il camoscio, l’ungulato più rappresentativo delle Dolomiti ampezzane. Tra gli abitanti più difficili da scorgere, la volpe, la donnola, l’ermellino, la martora, il gufo reale, la civetta, il falco e l’aquila reale. Alcuni di loro non si vedono ma si sentono, come le simpatiche marmotte che scorazzano sui prati emettendo un acuto fischio in caso di presunto pericolo. E non si possono dimenticare il francolino di monte, la pernice bianca, il gallo cedrone e il gallo forcello. Nei boschi del piano montano e subalpino domina l’abete rosso che forma delle stupende foreste secolari nelle zone di Ra Stua e Antruìles. I cembri e gli abeti centenari, veri monumenti naturali, troneggiano nell’Alpe di Leròsa. Uno degli spettacoli naturali assolutamente da non perdere è costituito dalle cascate originate dalle abbondanti acque del rio Fanes. La più famosa si trova presso la forra del Travenànzes ed è composta da tre salti successivi di oltre 50 metri ciascuno.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 16/11/2010 @ 08:00:19, in it - Scienze e Societa, read 3754 times)

In posizione spettacolare, dominata dalla imponente parete nord del monte Civetta, Alleghe ridente località dell'Agordino è uno dei centri turistici più importanti delle Dolomiti, forte di una ottima posizione geografica, equidistante tra Cortina, Canazei e San Martino di Castrozza, in grado di soddisfare la voglia di montagna di tutti gli appassionati, sia per l'estate che per la sua offerta di piste ed impianti della stagione invernale. Alleghe si trova a poco meno di mille metri d'altitudine, nella vallata del Torrente Cordevole che proprio in questa parte del suo percorso si allarga a formare un pittoresco lago, formatosi nel lontano 1771 a causa di una catastrofica frana che ostruì il percorso del torrente.

Sicuramente il lago è oggi un motivo di attrazione e richiamo turistico, ma è indubbio che l'11 gennaio del 1771 l'evento franoso fu una vera catastrofe per alleghe che subì gravi danni. La stessa parrocchiale che possiamo ammirare oggi fu ricostruita proprio dopo l'evento franoso del 18° secolo. L'aspetto che colpisce maggiormente il visitatore è comunque il versante nord del Civetta, la “parete delle pareti” come amano chiamarla i locali, e non stupisce che la tradizione più radicata di Alleghe sia proprio l'alpinismo, e il primo sviluppo turistico della città fu proprio con la creazione degli alberghi con vista lago, che accoglievano gli appassionati di montagna che volevano cimentarsi con la grande parete nord del Civetta.

La parete nord della montagna chiamata la Zuita, in dialetto locale, è una cascata verticale di roccia che compie un balzo di oltre un chilometro di altezza ed un fronte di circa 4.000 metri. Fu conquistata verso la metà dell'800 ed è attraversata da alcune vie famose ed impegnative che richiamano numerosi appassionati di montagna. Se la parete nord è pane per gli alpinisti più esperti, l'ascesa pur impegnativa, può essere compiuta sul lato orientale e la ferrata degli Alleghesi è una di queste, che conduce con un percorso attrezzato fino alla cima della montagna posta a 3.220 di altitudine. Da qui passa anche l' Alta via delle Dolomiti n°1 e non distante dalla vetta si trova il rifugio Torrani posto a 2.984 metri di quota.

Se d'estate Alleghe è il regno degli alpinisti e degli amanti del trekking, in inverno arrivano gli appassionati della neve che qui trovano il Comprensorio Sciistico del Civetta, con una offerta di quasi 100 km di piste che collegano le località di Alleghe con Zoldo Alto, e le altre località della Valzoldana- Val Fiorentina con Selva di Cadore e Palafavera e. Il centro sciistico è collegato al Dolomiti Superski e l'offerta comprende 27 impianti di risalita, con ottime portate orarie e quindi con ridotto problema di code ed affollamento agli impianti. Le piste vanno da una quota minima di 1.000 metri fino ai 2100 metri del monte Fernazza. Da Alleghe si sale sui Piani di Pezze e poi da li ci si collega alle altre piste del comprensorio. Presso la cima La Tiezza si trova uno Snow Park. Alleghe comunque non rimane distante da Arabba e ci collega quindi facilmente al celebre Sella Ronda Tour.

Il centro città offre un dopo sci con un parecchie possibilità. Molto noto è il Palaghiaccio di Alleghe, in riva al lago, dove trascorrere serate pattinando, oppure assistendo agli spettacolari incontri di hockey su ghiaccio, o partecipare alle escursioni notturne in motoslitta con cena in rifugio. Ovviamente, se non sapete rinunciare allo sci anche nel dopo cena, il comprensorio offre 5 km di pista perfettamente illuminate fino alle 23.

Appuntamenti e manifestazioni ad Alleghe.
Alcuni eventi sportivi richiamano numerosi visitatori durante la stagione estiva: sono la Transcivetta, una competizione di corsa in montagna con un dislivello totale di 1.950 m, che la rende davvero impegnativa. Ad essa, per gli appassionati di mountain bike si è aggiunta la gran fondo internazionale della Civetta Superbike, che si tiene ad agosto, con un percorso di 45 km, ridotti a 21 nella pedalata non competitiva.

Alleghe, clima e meteorologia.
L'inverno ad Alleghe presenta temperature rigide, e non stupisce che il lago si presenti ghiacciato. La temperatura media tra dicembre e febbraio rimane sempre negativa, e le minime più basse si raggiungono a gennaio, con una media di -9 °C. In primavera si ha un rapido recupero delle temperature che a fine aprile raggiungono già valori massimi prossimi ai 15 °C. L'apeci del caldo si ha in estate ed in particolare nel mese di luglio con massime intorno ai 24 °C e minime comprese tra i 10-11 °C. L'estate è il periodo più piovoso, anche se le piogge abbondanti si concentrano in episodi temporaleschi in genere di breve durata. Anche l'autunno è abbastanza piovoso, con peggioramenti in genere di più lunga durata.

E' facile e veloce arrivare ad Alleghe, se si proviene da sud basta seguire l'autostrada A27 che collega Venezia a Belluno. Arrivati a Ponte nelle Alpi si esce per il capoluogo di provincia e per la strada regionale 204 in direzione di Agordo. Una volta raggiunta la valle del Cordevole si segue la SR 203 in direzione nord oltrepassando Agordo e Ciancenighe, arrivando quindi ad Alleghe. Un percorso alternativo è quello che si segue dall'autostrada del Brennero A22, seguendo poi per la Val di Fassa. Da Moena, il percorso più rapido, si utilizza il passo S. Pellegrino, da Canazei si sale sul passo Fedaia (Marmolada) e si scende ad Arabba, Caprile (Colle Santa Lucia) fino ad arrivare ad Alleghe. Per chi proviene da Cortina d'Ampezzo il percorso più diretto è dato dal passo di Giau, in alternativa si può utilizzare il passo Falzarego.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 17/11/2010 @ 08:00:04, in it - Scienze e Societa, read 2533 times)

Nell'arco alpino sono oramai rimasti in pochi i paesi di montagna che hanno mantenuto negli anni intatto il loro fascino, uno di questi è Alagna. Qui la speculazione edilizia, che ha portato alla realizzazione di troppe seconde case, non è mai arrivata, così che il centro abitato non ha perso la sua identità walser, che è ancora evidente nell'architettura delle case.

I Walser sono i discendenti di tribu' germaniche che nel XIII secolo abbandonarono le loro terre per stabilirsi in alcune valli alpine, tra le quali appunto la parte alta della Valsesia, queste popolazioni hanno mantenuto nel tempo le loro tradizioni, i loro costumi e la loro lingua, le cui tracce sono ancora presenti nel dialetto Walser. Intorno alla metà del secolo scorso sono state costruite le tre funivie che raggiungevano i 3260 metri di Punta Indren, panoramicissima cresta sul versante sud del Monte Rosa.

Il primo tronco saliva dal pease fino al bordo degli alpeggi di Zaroltu, il secondo invece arrivava fino alla Bocchetta delle Pisse, stretto intaglio nella montagna che costituiva il centro nevralgico dell'offerta sciistica dell'epoca, infatti da qui partiva un terzo ed assai ardito tronco di funivia che arrivava appunto fino al bordo dei ghiacciai del Monte Rosa, consentendo anche la pratica dello sci estivo, sui due ghiacciai di Indren e di Bors, proprio sulle nevi di quest'ultimo aveva inizio una delle discese più entusiasmanti di tutto l'arco alpino, la Balma.

Questa pista percorreva tutto il vallone omonimo, per oltre sette chilometri, attraversando un paesaggio unico. Al ternime della discesa una caratteristica cestovia riportava gli sciatori alla Bocchetta, permettendo ai più allenati un’ immediata ripetizione della pista. Oggi le prime due funivie sono state sostituite da una moderna telecabina ad agganciamento automatico e da una seggiovia biposto fino alla Bocchetta. Purtroppo da un paio di stagioni la funivia di punta Indren ha raggiunto i limiti della pensione e quindi la discesa della Balma è diventata territorio riservato agli scialpinisti, ma basta avere ancora solo un altro inverno di pazienza per poterla nuovamente percorrere in tutta la sua lunghezza, sempre comunque come itinerario fuoripista segnalato.

Questa sarà possibile sfruttando i nuovi impianti di cui si è dotata Alagna per collegarsi con il confinante comprensorio del Monterosaski, infatti a Pianalunga all'arrivo della telecabina che sale dal paese è stato costruito un importante funifor (funivia bifune di nuova concezione, particolarmente stabile al vento), che sale fino al passo dei Salati. Dal passo posso ridiscendere a Pianalunga lungo il pistone medio-difficile che percorre il vallone d'Olen, oppure scendere in territorio valdostano e percorrere tutte le magnifiche piste del Monterosaski, ma tra una stagione un nuovo funifor ancora in costruzione raggiungerà i pressi di Punta Indren dando nuovamente accesso alla Balma ed all'infinità di canaloni che caratterizzano la zona.

Infatti Alagna oltre ad offrire ottime piste per gli sciatori normali, è diventata una stazione di richiamo internazionale per gli appassionati del freeride. Le guide alpine sono a disposizione per offire pacchetti di offerte che vanno dalla giornata di freeride accompagnati, fino al corso di più giornate.

Ovviamente qui non mancano le possibilità per gli sciatori meno esperti infatti in fondovalle in frazione Wold, sono presenti due ottimi campi scuola attrezzati da un valido impianto d'innevamento artificiale. In quota invece dal passo dei Salati una comoda pista blu, arriva fino a Cimalegna, dove è posizionata la stazione intermedia del funifor che sale al passo dei Salati.

Nel corso dell'ultima estate sono stati condotti degli importanti lavori di estensione dell'impianto d'innevamento programmato, portanto i cannoni a servire la pista dell'Olen in tutta la sua lunghezza, così in stagioni particolarmente avare di precipitazioni nevose, qui ad Alagna si potrà sciare su di un dislivello di 1800 metri arrivando fino in paese, si tratta di uno dei maggiori dislivelli coperti da innevamento artificiale di tutte le alpi.

Chi non pratica lo sci da discesa troverà un anello di dieci chilometri perfettamente tracciato e dotato anche questo d'innevamento artificiale in località Balma, chi invece vuole provare qualche brivido in più si può fare accompagnare da una guida alpina e cimentarsi nell'arrampicata su ghiaccio in una delle numerose cascate che scendono dalle pareti del Monte Rosa.

Le strutture ricettive di Alagna sono in numero limitato, ma di sicuro affidamento, tutte ristrutturate di recente ed alcune dotate anche di piscina e centro benessere, sono ovviamente disponibili appartamenti da affittare, alcuni anche di particolare fascino perchè ricavati nelle tipiche case Walser. Il vero appassionato qui può anche regalarsi un periodo di full immersion nella montagna, infatti in quota alcuni rifugi offrono la possibilità di pernottare, in camere che offrono comunque tutti i confort.

Alagna si raggiunge comodamente uscendo dall'autostrada A26 al casello di Romagnano Sesia, da qui mancano ancora circa 60 chilometri di comode strade. La vicinanza alla pianura ed agli aeroporti del nord Italia la rendono una meta ambita anche dai turisti stranieri, che cercano una vancanza di qualità in un ambiete tranquillo e rilassante.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 18/11/2010 @ 11:00:15, in it - Scienze e Societa, read 2547 times)

In Friuli Venezia Giulia, nella regione alpina della Carnia, c’è un centro abitato capace di accogliere anche i turisti più esigenti, coccolando i cinque sensi e offrendo una vacanza ricca, intensa, che non trascura nessun dettaglio. Ad Arta Terme, città in provincia di Udine di circa 2300 abitanti, ci si prende cura del corpo e della mente: lo spirito viene rinfrancato dalle bellezze storico-artistiche, incuriosito dalle tradizioni e affascinato dalla cordialità della gente; il benessere fisico riceve una sferzata di energia grazie alle terme e alla natura incontaminata, con i suoi panorami idilliaci e il suo clima salubre.

Questa cittadina nella Val Bût, a 442 metri s.l.m., fu spesso la musa ispiratrice di Giosuè Carducci, a cui suggerì diverse poesie famose, tra cui Comune Rustico, del 1885. Oggi continua ad offrire spunti innumerevoli per trascorrere momenti indimenticabili: ci si può avvolgere di verde passeggiando tra i pascoli e i boschi, si possono visitare le malghe e si possono assaporare i profumi della terra, riproposti dalla cucina tradizionale del luogo.

Chi cerca lo svago, e ha voglia di spegnere le preoccupazioni per riempire la mente di serenità, potrà godersi le escursioni, il trekking e le gite a cavallo, spingendosi nei dintorni del paese, alla scoperta di gioielli nascosti e sorprendenti. Dai sentieri più dolci alle sfide più aspre, non si possono trascurare le malghe, ovvero le casere e i rifugi tipici della zona, ma anche le chiesette votive del XIV e XVI secolo e le borgate suggestive abbarbicate sui monti nella zona.

Il comune di Arta è in realtà una vera e propria costellazione di frazioni: Piano d’Arta, Avosacco, Cabia, Cedarchis e Inquan sono i nomi di alcuni borghi, a cui si aggiungono il disabitato Lavoreit, Piedim ai piedi delle montagne, e Rivalpo con i ruderi degli antichi casolari e i solchi dei campi seminativi. Tutti i borghi del territorio dipendevano, un tempo, dalla chiesa di San Martino in località Valle, fondata probabilmente all’inizio del XV secolo e gestita, fino al 1470, dal Curato di Ogni Santi di Sutrio.

Da vedere, oltre alla chiesa di San Martino, le chiese dedicate al Santo Spirito e a San Nicolò, entrambe del Quattrocento, e la chiesa parrocchiale di Piano d’Arta del 1781. Ma il pezzo forte di Arta Terme sono, come suggerisce il nome, gli impianti termali: immersi in un paesaggio idillico che comunica pace e serenità, gli stabilimenti toccano ogni aspetto della tradizione termale, dalla cura idroponica alla balneoterapia, sino alla dermatologia, la dietologia e la medicina estetica. La preziosa acqua utilizzata è quella della fonte Pudia, già conosciuta in epoca romana, che sgorga a una temperatura di 9°C per una portata di 100 litri al minuto, ed è classificata come acqua minerale solfato-calcico- magnesiaco-solfurea.

Il complesso di Arta Terme ha anche una sezione dedicata alla riabilitazione: degli specialisti del settore garantiscono cure fisioterapiche a chi ha problemi muscolari o articolari, difficoltà di movimento o postumi di infortuni. Per chi invece non ha problemi di salute particolari, ma vuole regalarsi un trattamento speciale, c’è il reparto all’insegna del benessere e della bellezza: dermocosmesi viso e corpo, dimagrimento, abbronzatura e profumeria olistica sono frutto dell’incontro armonioso tra le filosofie orientali e le tecniche ayurvediche.

Dopo aver respirato a pieni polmoni l’aria salubre della montagna, ed essersi rigenerati nel centro termale di Arta, ci si può concedere un po’ di divertimento spensierato e, perché no, qualche peccato di gola. L’occasione più suggestiva è la festa della Stele de Nadal che si tiene nel periodo natalizio, e vede il paese trasformarsi nel regno dei Re Magi. Proprio i tre re andranno di casa in casa, annunciando ai paesani la nascita di Gesù, tenendo in mano la stele de Nadal ovvero una stella di legno multicolore, con al centro un piccolo lume a olio, accompagnati da un gruppo di suonatori che si esibiranno nei canti natalizi più noti. Per ricambiare la cortesia della visita, e dimostrare riconoscenza per la lieta novella, le famiglie di Arta offrono ai Re Magi il “pan di cjase”, il tradizionale pane fatto in casa con la farina di segale. Dal 26 dicembre fino all’Epifania si ripete il tradizionale rito alpino, e anche i paesi nei dintorni fanno festa con i presepi e i mercatini natalizi.

A rendere il tutto ancora più magico ci pensa il clima di Arta, che nonostante l’altitudine non troppo elevata è quello tipico d’alta montagna. Inverni freddi e nevosi, estremamente suggestivi, e estati miti, mai troppo calde, perfette per le passeggiate tra i boschi e i pascoli, vi regaleranno uno scenario sempre piacevole, qualunque stagione si scelga per i proprio viaggio. Le temperature medie di gennaio, il mese più freddo, vanno da una minima di -7°C a una massima di 1°C, mentre in luglio si passa dagli 11°C ai 24°C. Le precipitazioni sono abbondanti per tutta l’estate, quando superano i 130 mm di pioggia mensili.

Raggiungere Arta Terme non è difficile, qualunque mezzo di trasporto si scelga per gli spostamenti. Se viaggiate in auto dovete percorrere l’autostrada Venezia-Trieste e continuare per Udine-Tarvisio, superare Udine e uscire al casello Carnia-Tolmezzo. A questo punto si continua sulla strada provinciale SS52 in direzione Austria per circa 7 km, si supera Tolmezzo e si continua per altri 8 km seguendo le indicazioni. Se scegliete il treno potete scendere alla stazione di Carnia-Tolmezzo e continuare il percorso in autobus, disponibile ogni 30 minuti, o in taxi. In alternativa raggiungere in treno Udine e continuare coi mezzi pubblici. L’aeroporto più vicino, infine, è quello di Trieste di Ronchi Legionari, a un’ora di taxi da Arta Terme.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 19/11/2010 @ 11:00:08, in it - Scienze e Societa, read 1379 times)

In una cornice riposante di dolci colline, lungo la tranquilla valle del fiume Montone che scendendo dall’Appennino si prepara ad entrare in pianura poco prima del capoluogo di Provincia Forlì, Castrocaro Terme accoglie i turisti forte della presenza delle sue acque salsobromoiodiche, rese celebri a cavallo del 1830-1838 dal sapiente lavoro di Targioni Tozzetti e Corrado Taddei che fecero conoscere al mondo le proprietà terapeutiche di queste acque. Siamo nella prima porzione dell’Appennino romagnolo, e proprio grazie alla conformazione geologica delle montagne, alcune sorgenti minerali di queste regione si nono rese famose nel mondo e si trovano allineate con sorprendente geometria: Riolo Terme, Brisighella e Castrocaro Terme formano un percorso della salute ormai diventato sinonimo di benessere e cura del corpo e lungo questa importante direttrice l’offerta turistica romagnolo completa la sua offerta di prodotti volti ad un turismo sempre più raffinato ed attento agli aspetti naturali e di cura della propria persona.

Per arrivare a Castrocaro Terme si possono utilizzare varie modalità: se si utilizza l’Autostrada A14
L’uscita consigliata è il Casello di Forlì poi si deve seguire la SS67 Tosco-Romagnola con direzione Firenze (Rocca San Casciano) fino a Terra del Sole-Castrocaro Terme.
Per chi vuole utilizzare l’aereo l’aeroporto più vicino è Forlì, situato a soli 14Km, in alternativa quello di Rimini (60Km) mentre l’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna rimane a circa 70Km.
Se si utilizza la Ferrovia si deve scendere alla stazione di Forlì che si trova sulla linea Bologna- Lecce e poi si può utilizzare il collegamento via autobus che collega la Stazione FFSS con Castrocaro Terme (ATR).

Il periodo giusto per un vacanza a Castrocaro Terme di solito corrisponde al periodo tardo primaverile o quello compreso tra settembre ed ottobre, periodi in cui il caldo lascia spazio a temperature gradevoli che consentono anche di compiere escursioni nei dintorni senza troppi disagi per il caldo estivo. In estate le temperature risultano piuttosto elevate, con punte di 30-32 °C ad anche valori più elevati quando spira il vento di libeccio, il garbino, che discende dal crinale appenninico. L’inverno di contro ha temperature abbastanza rigide ed elevati valori di umidità, e ci sono possibilità di nevicate da novembre a febbraio inoltrato, anche se in definitiva si tratta del periodo più secco dell’anno, al pari dei due mesi estivi centrali.

Castrocaro Terme: cosa fare e cosa vedere.

Il grande centro termale è sicuramente il punto di riferimento cittadino, e consta di 3 grandi divisioni: le classiche Terme, il Centro Benessere e il Grand Hotel Terme.
Le Terme sono avvolte dal grande parco, che conta di 8 ettari di verdi, attraversati da 16 km di percorsi tutti da camminare con tranquillità e passione. Le terme presentano varie piscine termali a differenti temperature. Le cure termali vengono effettuate grazie alla presenza di due acque principali: quella l'acqua salsobromoiodica e l’acqua sulfurea, che offrono soluzioni a molte affezioni delle vie aeree e ai problemi gastro-intestinali. Il centro termale è dotato di poliambulatorio in modo da poter tener sotto controllo i pazienti, e calcolare dei calibrati percorsi delle salute personalizzati su ogni singolo paziente.
Il Centro Benessere si prende invece cura di tutti gli aspetti relativi alla cura estetica del vostro corpo: è dotato di un centro di medicina estetica, una palestra un centro di dimagrimento con diversi programmi, un centro antiaging, un centro massaggi e specializzato in medicina naturale (dalla mesoterapia alla osteopatia).

La città di Castrocaro ha qualche monumento interessante: meritano certamente una visita il Borgo medievaleche possiede alcuni edifici di epoca medioevale e rinascimentale tra cui emerge per interesse il Palazzo dei Commissari del’400 la bella la dimora dei Capitani di giustizia e la Fortezza iniziata nel medievo ma terminata nel rinascimento che si erge al di sopra della città e dove vengono svolti delle esibizioni di tipo medievale.

 

Al suo interno si trova un museo e un ottima enoteca. La Torre Campanaria è anche detta 'e Campanon ed è un suggestivo torrione che è ormai un simbolo cittadino. Tra gli edifici religiosi è da ricordare il Battistero di San Giovanni alla Murata , situati nei pressi della Fortezza. Castrocaro e Terra del Sole fanno parte della Strada dei vini e dei sapori dei Colli di Forlì-Cesena, e hanno interessanti aziende produttrici di ottimo sangiovese ed albana, i vini tipici della Romagna, tutte da visitare e… degustare con grande passione.

Castrocaro è anche famosa per il celebre festival, che si svolge da oltre 50 anni, con la prima edizione che vide la luce nel lontano 1957, una manifestazione rivolta alla scoperta di nuove voci e cantanti tra i giovani e che da sempre è stato un bacino di talenti per il Festival di Sanremo.

Fonte: ilturista.info

 
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