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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

E’ il comune più meridionale del Friuli Venezia Giulia, unico frammento dell’Istria insieme al comune di San Dorlingo ad essere rimasto all’Italia dopo i trattati di Parigi e di Osimo, del 1947 e 1975. E’ Muggia, in dialetto triestino Muja, una cittadina italiana di quasi 14 mila abitanti che si sporge sul versante settentrionale dell’omonimo promontorio, separata da Trieste dalle acque del Vallone di Muggia.

Decorata per la Guerra di Liberazione, insignita della medaglia d’argento al valore militare per i sacrifici compiuti dai suoi cittadini, e per la partecipazione alla lotta partigiana fino alla fine della seconda guerra mondiale, Muggia subì le prime amputazioni territoriali dopo il trattato di pace del 1947. Se si considera che attualmente il territorio comunale ha un’estensione di 13 km², si deduce che la città perse in quel periodo circa la metà del territorio originario.

Dopo anni di difficoltà, legate agli esiti della guerra e alla sua posizione di confine, la Muggia di oggi è una località rinata, che punta tutto sul commercio e sul turismo: ottimo punto di partenza per visitare una regione ricca di storia, ma anche per spingersi verso l’Istria e la Croazia, Muggia è un compromesso vincente tra mare e montagna, cultura e divertimento, dove non mancano piccoli gioielli storico-artistici e tante tradizioni affascinanti.

Da vedere, ad esempio, il Parco Archeologico di Muggia Vecchia, creato alla sommità del Colle Muggia, dominato da una bella chiesetta intitolata a Maria Assunta: questo è l’unico edificio superstite dell’abitato medievale, testimone prezioso di un tempo lontano ma ancora magico. Le prime notizie sulla chiesa risalgono al XIII secolo, ma la realizzazione dell’edificio affonda le radici qualche secolo prima, probabilmente nel X secolo. Divisa in tre navate per mezzo di archi, che poggiano su una serie di pilastri, la costruzione presenta varie cappelle al culmine delle navate laterali. Da vedere in particolare gli affreschi del XIV e XV secolo. Altri resti medievali del borgo sono emersi dagli scavi archeologici, come un tratto di strada costellato di case: da un lato si colgono le vestigia di case poggiate alle mura di cinta, e un’abitazione conserva tuttora i resti del piano superiore, raggiungibile per mezzo di una scala interna in muratura: si trattava probabilmente della sede dell’officina di un fabbro.

Ma gli edifici più interessanti di Muggia sono il Castello e il Duomo. Il Castello di Muggia è un maniero affacciato al porto, proprietà dello scultore Villi Bossi e di Gabriella, sua moglie, aperto al pubblico in occasioni speciali per lo svolgimento di eventi culturali e musicali. La prima parte dell’edificio ad essere costruita fu una torre, fatta realizzare dal Patriarca di Aquileia Marquardo nel 1374, poi vennero aggiunti un quadrilatero e delle torri di guardia in pietra, per ospitare una guarnigione di soldati. Il primo progetto di restauro fu avviato nel 1701, ad opera del conte Giovanni Polcenigo, ma partì solo nel 1735 per volere del governo veneziano. Caduto in uno stato di degrado nell’Ottocento, il maniero fu riportato allo splendore di un tempo all’inizio del Terzo Millennio.

L’imponente Duomo di Muggia è invece un’elegante costruzione bianca, dedicata ai Santi Giovanni e Paolo, con una facciata dalle linee sinuose dominata da un rosone prezioso, che sembra fatto di pizzo.

Se vi state chiedendo qual è la stagione migliore per scoprire le meraviglie di Muggia, sappiate che il clima locale è generalmente piacevole, caratterizzato da temperature miti in ogni momento dell’anno. Le temperature medie del mese più freddo, gennaio, vanno da una minima di 3°C a una massima di 7°C, mentre in luglio e agosto oscillano tra i 20°C e i 28°C. Le precipitazioni si distribuiscono in maniera abbastanza equilibrata nell’arco dell’anno, ma il mese più colpito è novembre, con una media di 114 mm di pioggia.

Se i dati climatici non vi bastano per scegliere il periodo del vostro soggiorno, potete scegliere di visitare Muggia nel momento più vivace: in febbraio si svolge qui il famoso Carnevale Muggesano (Carnevale di Mujia), che secondo alcune fonti risalirebbe addirittura al XV secolo. Da quel momento le caratteristiche della festa sono mutate al passo coi tempi, ad esempio sono scomparsi gli spettacoli improvvisati e gli scherzi satirici, ma si sono diffusi sempre di più i carri allegorici e le maschere tradizionali. Oggi si tiene anche un concorso a premi per i carri più belli e i costumi più originali, che sfilano per le vie cittadine e si fanno ammirare dalla folla in festa.

Una volta scelto il periodo più indicato per la vacanza basterà pianificare il viaggio sino a Muggia, scegliendo tra le varie possibilità. Chi viaggia in auto può prendere l’autostrada A4 Venezia-Trieste: da qui si può uscire a Sistiana, passando per la via panoramica Costiera poi attraversando il centro di Trieste, per seguire le indicazioni fino a Muggia; in alternativa si può incontrare sull’autostrada fino alle indicazioni per Muggia: quest’ultima è la strada più comoda e veloce, nonostante sia meno suggestiva della prima.

Chi sceglie il treno dovrà arrivare a Trieste e dalla stazione prendere la linea di autobus numero 20, che in mezz’ora conduce direttamente a destinazione. Trieste è collegata a Muggia anche tramite la linea marittima di traghetti, che partono circa ogni ora. Infine l’aeroporto più vicino è quello di Trieste, che garantisce collegamenti diretti giornalieri con le città principali italiane, e con gli aeroporti di Monaco di Baviera e Londra.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 10/12/2010 @ 08:00:17, in it - Scienze e Societa, read 3020 times)

Davanti l’acqua, il bagliore del sole sulla superficie, lo sciacquio dei flutti e quei colori accesi che ricordano il mare; alle spalle, invece, l’odore fresco del bosco, il frusciare di una vegetazione fitta e la sagoma imponente delle montagne: sono questi i contrasti favolosi che abbracciano Cannobio, ridente cittadina piemontese di circa 5 mila abitanti della provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Incastonata lungo la sponda nord-occidentale del Lago Maggiore, allo sbocco della Valle Cannobina, la località è in realtà una costellazione di frazioni più piccole, che come pepite trascinate dalla corrente se ne stanno disseminate vicine all’acqua. Il risultato d’insieme è uno scenario grazioso, pittoresco e solare, dove l’abilità dell’uomo si fonde perfettamente con la generosità del paesaggio: in effetti Cannobio ha ricevuto per molti anni, a partire dal 2002, il prestigioso riconoscimento della Bandiera Blu per le acque pulite, a dimostrazione della situazione geografica idillica.

A dir poco strategica è anche la posizione di Cannobio rispetto alle altre città e attrattive della regione: il paese si trova su una direttrice stradale internazionale, la Strada Statale del Lago Maggiore, e da qui partono collegamenti importanti verso la Valle Cannobina, la Val Vigezzo, la cosiddetta Valle dei Pittori, il Santuario di Re e Domodossola. Per non parlare delle corse in aliscafo e battello, ottime per raggiungere le altre località affacciate alle sponde del lago. Non stupisce, quindi, che l’economia locale si fondi soprattutto sul turismo estivo, proveniente in gran parte dalla Germania , dalla Svizzera , dai Paesi Bassi e dalla Francia, benché anche gli italiani apprezzino sempre di più le bellezze naturali e artistiche di questa graziosa cittadina.

Molti sono i gioielli disseminati nel tessuto urbano, tra cui spicca il Santuario della Pietà edificato nel 1583 per volere di San Carlo Borromeo, progettato da Pietro Beretta e arricchito, nel 1909, con una nuova facciata. All’interno c’è un’unica navata, riccamente decorata secondo il gusto barocco, e sopra l’altare principale si trova una bella pala di Gaudenzio Ferrari raffigurante la salita al Calvario.

Da vedere anche il Palazzo del Ragione, detto Parasio, realizzato negli ultimi anni del Trecento dal podestà Ugolino Mandello ma rimesso a nuovo nel XVII secolo. Sotto il portico frontale, formato da massicci blocchi in granito, si trovano diversi stemmi, lapidi e bassorilievi trecenteschi, oltre a due antiche tombe romane. Ad affiancare l’edificio si erge la Torre Comunale del XII secolo, che costituisce in realtà il vecchio campanile della chiesa di San Vittore.

Tra gli edifici di culto c’è l’Oratorio di Santa Marta, del 1581, con uno sfarzoso altare dorato sormontato dal dipinto della Madonna con Bambino attribuito a Camillo Procaccini; di carattere civile è invece la Rocca Vitaliana, detta “castello di Cannero”, un pittoresco insieme di ruderi che occupano alcuni isolotti rocciosi affioranti dalle acque del lago, risalenti all’XI e XII secolo. Infine vale la pena di vedere il Leone, un interessante monumento appollaiato alle sponde del lago, proprio all’ingresso dell’abitato: realizzato nel 1889, il Leone vuole ricordare la difesa di Cannobio contro un attacco austriaco del 1859.

Dopo aver ammirato le testimonianze storico-artistiche che l’uomo ha regalato alla città, arriva il momento di esplorare le bellezze naturali. Oltre allo splendido panorama sul Lago Maggiore, ci sono innumerevoli sentieri e percorsi escursionistici che solcano la Valle Cannobina, accompagnando i visitatori attraverso prati, boschi, alture e scorci da cartolina. Dalle passeggiate più rilassanti alle sfide più ardue, ma anche più suggestive, tutti potranno trovare il passatempo più adatto alle proprie esigenze. Camminare da un alpeggio all’altro è un’esperienza unica e salutare, che stupisce di continuo grazie alla presenza di borghi e piccoli nuclei rurali nascosti tra i monti.

A favorire le attività all’aria aperta contribuisce il clima della zona, che in estate regala temperature miti e tantissimo sole: in luglio, il mese più caldo dell’anno, le temperature medie vanno da una minima di 15°C a una massima di 29°C, e la brezza dolce che spira dal lago è un vero toccasana per chi vuole esplorare la zona. In inverno invece il clima si fa più rigido: gennaio è il mese più freddo, con una minima media di -4°C e una massima di 6°C. Le precipitazioni si concentrano in primavera e autunno, quando cadono più di 100 mm di pioggia al mese.

Nel rigido clima invernale di Cannobio non c’è niente di meglio di una festa natalizia: la manifestazione più amata di questo periodo è la festa dell’Epifania, quando la befana giunge in paese dal lago, a bordo di una piccola imbarcazione, sbarcando in Piazza Lago e distribuendo a tutti i bambini un cesto carico di dolciumi. Per i più grandi, ad allietare i cuori e il palato, non mancano la cioccolata calda e il profumatissimo vin brulé.

Grazie alla sua posizione strategica, non è difficile raggiungere Cannobio. Chi viaggia in auto deve percorrere l’Autostrada A26 Voltri-Sempione e uscire a Gravellona Toce-Verbania, quindi proseguire sulla SS34 del Lago Maggiore da Verbania a Cannobio. Per chi preferisce il treno c’è la stazione di Verbania Fondotoce, sulla linea Milano-Domodossola, mentre l’aeroporto più vicino è quello di Milano Malpensa, a 88 km circa. Infine Cannobio è raggiungibile mediante il servizio di navigazione del Lago Maggiore, con attracco dei battelli di linea in corrispondenza del lungolago.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 11/12/2010 @ 08:00:01, in it - Scienze e Societa, read 3384 times)

13 settembre 1786 Goethe scriveva, nel suo Viaggio in Italia, parlando di Limone sul Garda: “Il mattino era magnifico, un po’ nuvoloso, ma, al levar del sole, calmo. Passammo davanti a Limone, con i suoi giardini a terrazze su per il pendio dei monti; uno spettacolo di ricchezza e di grazia. L’intero giardino consta di file di bianchi pilastri quadrangolari che sono collocati ad una certa distanza l’uno dall’altro, su per il declivio del monte, a gradini. Sopra questi pilastri sono collocate delle robuste pertiche per coprire, in inverno, gli alberi che crescono negli intervalli. La lentezza della traversata favoriva l’osservazione e la contemplazione di questo piacevole spettacolo”.

La prima caratteristica che rimane impressa, dunque, di questo paese affacciato sulla parte nord-occidentale del Lago di Garda, sembrano essere le bellissime limonaie che splendono nell’aria limpida. Tuttavia il nome non viene dalla pianta dei limoni, come si potrebbe pensare, bensì dal termine latino “limen”, confine.

Ai confini del mondo conosciuto era relegata Limone sul Garda fino al 1932: prima di questa data, infatti, il centro era raggiungibile esclusivamente via monti o via lago, e l’economia si reggeva sulla pesca e la coltivazione di ulivi e limoni.

La vegetazione, fortunatamente, cresceva florida e rigogliosa grazie al clima mediterraneo, reso piacevole durante l’intero corso dell’anno dall’influsso mitigatore del Benaco, che fa di questo paese una meta sempre valida per trascorrere una vacanza all’insegna del relax.

Finalmente, nel 1932, venne collegata ai paesi limitrofi, in seguito al completamento della strada Gardesana Occidentale, dimenticando i lunghi anni di isolamento e di confine. L'economia locale iniziò a trasformarsi a poco a poco, nel corso del primo dopoguerra, grazie alla venuta dei primi turisti provenienti dalle regioni del Nord Europa, che si spingevano sulle rive del lago a scoprire un inatteso angolo di paradiso mediterraneo. Oggi, nonostante lo sviluppo considerevole a cui Limone è stata soggetta, è bello riconoscere ancora le antiche case dei pescatori, le viuzze tortuose e le vecchie limonaie. Aldilà del chilometro quadrato su cui si concentrano i mille abitanti del paese, ci si addentra poi in vallate impervie, boschi, rocce a picco sull’acqua, in uno scenario che toglie il fiato.

Dalle lontane terre orientali, gli agrumi giunsero in Europa portati dagli arabi, intorno al Mille, per raggiungere il Garda nel corso del XIII sec. ad opera dei frati del convento di San Francesco di Gargnano. Ad essere sinceri la produzione non è andata sempre a gonfie vele: tra Ottocento e Novecento l’economia agricola iniziò a risentire della crisi causata dalla concorrenza dei limoni provenienti dal sud, venduti a prezzi inferiori, dalla scoperta dell’acido citrico sintetico e dalle elevate spese di manutenzione delle serre. Il completamento della Gardesana risollevò le sorti di Limone, e gli abitanti inventarono un nuovo modo per far valere il loro prodotto: molti allestirono nelle piazzole lungo la strada, sotto gli strapiombi di roccia e l’ombra dolce di ulivi e cipressi, treppiedi e carretti per esporre i frutti della loro bella terra, mentre il profumo di limone saliva nell’aria e accompagnava chi solcava il lungolago.

Oltre ai famosissimi agrumi, l'olio prodotto a Limone ha particolari caratteristiche dovute al clima, al terreno, alla varietà delle piante, che lo rendono pregiato e molto apprezzato. La racolta e la lavorazione delle olive si svolgono con cura e amore, seguendo le tradizioni antiche di raccolta a mano e spremitura a freddo. Da aprile a ottobre l’oleificio può essere visitato nei giorni feriali, per vedere da vicino come nasce un prodotto tanto prezioso.

Ma le bellezze di Limone non si esauriscono con la magnificenza della natura o i frutti rigogliosi che la terra offre: numerose chiesette possono essere visitate, custodi della storia del luogo. Prima fra tutte la chiesa parrocchiale, dedicata a S. Benedetto, ricostruita nel 1691 sui resti di una precedente chiesetta romanica edificata prima del secolo XI. Nell’inverno 2006-07 è stato restaurato il campanile. All’interno sono custoditi capolavori artistici realizzati a partire dagli inizi del ‘500 fino ai giorni nostri.

La Chiesa di San Pietro, inoltre, è la chiesa più antica di Limone; secondo gli ultimi studi risalente al IX. Posta a monte della strada per Tremosine, affiorante tra l’argento degli ulivi, è detta anche S. Pietro in oliveto. Di stile romanico, ad una sola navata, è impreziosita dalla piccola acquasantiera in marmo bianco e da alcuni bellissimi affreschi venuti alla luce nel 1989 e restaurati nel 2006. La semplicità e l’essenzialità degli affreschi danno un’idea chiara di quanto la vita della comunità di un tempo fosse animata da una religiosità profonda.

Da vedere, poi, la Chiesa di San Rocco, a nord del centro storico, eretta nella prima metà del sec. XVI come ringraziamento dei Limonesi scampati alla contagiosa peste che colpì in quegli anni gran parte del Nord-Italia. Si tratta di uno dei luoghi più amati del paese: vi si accede attraverso una caratteristica scalinata sempre adornata di fiori e piante tipiche del Garda che la rendono uno degli scorci più suggestivi della zona.

Per raccogliere documenti, immagini e testimonianze riguardo allo sviluppo turistico di Limone del Garda, l’Amministrazione comunale,in collaborazione con il Consorzio turistico limonese, la Provincia di Brescia e la Regione Lombardia, ha promosso l’allestimento del “Centro di documentazione del turismo”, nell’ex-Palazzo municipale.

La fama di Limone vide una svolta positiva nel 1979, anno in cui fu scoperta la apoliproteina A-1 Milano gene limone, trovata casualmente nel sangue di un nativo.Si tratta di una proteina anomala che preserva cuore ed arterie anche in presenza di elevati valori di colesterolo e trigliceridi eliminando i grassi delle arterie. In auto, la maniera più veloce per raggiungere la zona settentrionale del Lago di Garda, è percorrere l’autostrada A22 (Modena-Brennero), imboccando l’uscita Rovereto Sud/Lago di Garda Nord, seguendo poi le indicazioni per Limone. In treno, la stazione più vicina è quella di Rovereto, a 28 km da Limone, mentre l’aeroporto più vicino è il Gabriele D’Annunizo di Brescia, a 66 km circa.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 12/12/2010 @ 08:00:40, in it - Scienze e Societa, read 4728 times)

Il comune di Bardolino è situato sulla riviera orientale del Lago di Garda, a 30 km da Verona, su di un territorio dai pendii dolci, affacciato ad ovest sulle acque azzurre del lago, e affiancato ad est dalle colline moreniche. Tra i luoghi di interesse artistico e culturale spiccano alcune chiese, prima fra tutte la Chiesa di San Zeno: si tratta di una delle più belle chiese Carolingie del nostro paese, edificata nella seconda metà del IX secolo, con i bracci laterali della pianta a croce latina che ospitano ancora le decorazioni originali. Anticamente parte del feudo monastico dell’Abbazia di San Zeno, è tra le poche chiese del territorio veronese ad essere stata risparmiata dal terribile terremoto del 1117.

Vale la pena, poi, di visitare la Chiesa di San Severo, del XI secolo, con i suoi raffinati affreschi del XII, XIII e XIV secolo; i resti dell’antico monastero di San Colombano, del XI secolo; la Pieve di Santa Maria, che contiene la più antica iscrizione altomedievale della zona; la Chiesetta di San Vito, romanica, in località Cartelline; infine, la Chiesa di San Nicolò, costruita su progetto dell’architetto Bartolomeo Giuliari tra il 1830 e il 1847.

Oltre alle chiese, numerose ville dell’Ottocento fanno bella mostra di sé disseminate nel territorio di Bardolino, alcune delle quali immerse in ampi parchi rigogliosi di verde, altre nascoste tra le case più semplici del paese, pronte a stupire chi non si aspetta tanta bellezza. Dotata di un bel parco, esteso su tutta la parte nord della baia di Bardolino, è Villa Bottagisio; il parco di Villa Guerrieri, invece, in via San Martino, si affaccia direttamente sul Lago di Garda, e custodisce entro i suoi confini i resti di un antico fortilizio. Nel dopoguerra è stato purtroppo distrutto il parco di Villa Bassani Raimondi, in via Fosse, mentre è stata ristrutturata di recente Villa Marzan, la più bella del comune di Cisano. Meritano un’occhiata, per finire, Villa Giuliari-Gianfilippi, e Villa Betteloni.

Bardolino nacque come piccolo borgo, ma nel corso dei secoli il nucleo originario fu più volte ampliato, aumentando di volta in volta le dimensioni della sua cinta muraria: oggi è possibile ammirare i resti delle mura del XII secolo, di cui rimane una ridotta ma comunque afascinante porzione.

Il più importante e partecipato appuntamento a cui Bardolino partecipa ogni anno è la celebre Regata delle Bisse, organizzata dalla lega Bisse del Garda, di cui costituisce una tappa insieme ad altri numerosi comuni che si affacciano lungo le rive del Garda. Tra giugno e agosto sono molte le imbarcazioni che si sfidano per ottenere il prestigioso, simbolico premio della bandiera del lago. Ma lo sport non è l’unica passione che pulsa nei cuori degli abitanti del luogo: grande importanza viene riconosciuta anche alla musica, grazie al concorso pianistico nazionale “Città di Bardolino”, organizzato dalla Filarmonica Bardolino, un’antica e prestigiosa associazione musicale da lungo tempo attiva sul territorio. Il concorso, che ricorre nel maggio di ogni anno, è una valida occasione di farsi conoscere per giovani artisti dotati di talento, che hanno qui la possibilità di misurarsi con candidati provenienti da ogni parte d’Italia.

Per chi preferisce abbandonarsi ai piaceri del palato, sarà una delizia visitare Bardolino in maggio, quando si tiene la Festa del Chiaretto, in ottobre durante la Festa dell’Uva, o in novembre in occasione della Festa del Novello. Infine, Cisano è animata in primavera dalla tradizionale rassegna campanaria, e in settembre dalla Sagra degli Osei.

Raggiungere Bardolino in aereo è possibile scegliendo il vicino aeroporto Valerio Catullo di Verona, situato a 31 km, per poi usufruire dei mezzi pubblici. Diversamente, volendo servirsi del treno, la stazione più vantaggiosa è quella di Peschiera del Garda, che dista da Bardolino una decina di km. In auto, percorrendo l’autostrada A22, sarà sufficiente imboccare l’uscita per Affi e seguire le indicazioni.

Il clima mite della zona fa di Bardolino una meta indicata per le vacanze in ogni stagione, infatti, grazie all’influsso delle acque del lago, le minime invernali arrivano appena a -2°C, mentre le massime dei mesi più caldi, luglio e agosto, non superano i 28 gradi. I mesi più piovosi dell’anno sono maggio, giugno e agosto.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 13/12/2010 @ 10:00:34, in it - Scienze e Societa, read 3564 times)

Dominata dal Castello di Mildenburg, edificato sulla prospiciente collina nel 1200 dall’arcivescovo di Mainz, Miltenberg è conosciuta come “ La Perla del Meno”. Il riconoscimento quale “ Città” arriva già nel 1237 a solo undici anni dalla sua fondazione, rendendo il giusto onore a questa piccola meraviglia della Franconia.

 

Il terribile periodo della “ caccia alle streghe” la vede, purtroppo, protagonista dal 1615 al 1629: su un totale di 453 donne sospettate di compiere sortilegi, 69 vengono arse sul rogo. Nel 1816 Miltenberg entra a far parte del Regno di Baviera.

 

Ad accogliere il visitatore le storiche porte di accesso, le più pregevoli delle quali, la Mainzer Tor e la Würzburger Turm, datano 1379.

 

La parte vecchia della città non ha eguali: antiche abitazioni dai colori scintillanti le cui facciate, abbellite da cascate di fiori, fan bella mostra di sé, proponendo un effluvio di colori e profumi con i gerani a farla da padrone. Atmosfere fiabesche nella Marktplatz, l’antica Piazza del Mercato, dalle incomparabili case a graticcio che paiono uscite dalle pagine di un libro “ fantasy”.

Concedevi qualche scatto ricordo con la Fontana e la Rokokohaus alle spalle. A tenervi compagnia nella vostra visita i rintocchi della parrocchiale di St. Jakobus i cui campanili gemelli, eretti nel 1830, rapiscono lo sguardo anche del turista più avvezzo a simili architetture per la loro maestosa essenzialità.

 

Per uno spuntino, scelta obbligata la Gasthaus “ Zum Riesen”, la più antica locanda della Germania, nella quale trovarono ristoro Federico Barbarossa (1158), Ludwig il Bavaro (1314), l’imperatrice Maria Teresa d’Austria e in tempi più recenti Richard Strauss e... Elvis Presley. Se volete infine approfondire ulteriormente la conoscenza della città, non mancate di visitare il Museo Civico, ospitato nella rinascimentale “Haus Miltenberg”.

 

Fonte: andareingiro.over-blog.it

 
By Admin (from 14/12/2010 @ 10:00:23, in it - Scienze e Societa, read 2277 times)

In un vocabolo è racchiuso il carattere enologico e il nome stesso di un vino dal color giallo paglierino chiaro, con riflessi verdognoli, di odore leggermente fruttato, di sapore asciutto, fresco, delicatamente amarognolo. Ma non solo! Soave è anche un territorio nobile e discreto, come l'oro leggero prodotto dalle sue vigne, ripartite tra la "zona classica" e la "zona allargata".

 

Soave è la cittadina dalle antiche e nobili origini. Soave è la parola che ci riporta alla mente il popolo nordico della lontana Suavia, l'attuale Svezia, che scese in Italia al seguito di Alboino. Soave vino, Soave paese, due essenze che, l'una senza l'altra, perderebbero ragione di essere.

 

Ecco una fratellanza sana e genuina che solo mani innamorate e tenaci hanno saputo valorizzare. Come non restare ammaliati dal verde che acquerella le colline dai rigogliosi pergolati di viti, o dal bianco che colora le pietre merlate dello stupendo maniero scaligero? Il vero segreto di questo suggestivo paesaggio sta nell'uomo, che ha saputo distillare l'anima di questa terra, posta nella parte più orientale del ridente arco collinare che si leva dalla piana suavese

Anche qui, in un mare di vigne, il vitreo e trasparente acino, ancor prima di sublimarsi in vino, regala momenti di laboriosità contadina, di tradizione, di sapere colturale e culturale millenario. La tenacia dei viticoltori, in sinergia con la valente opera di tecnici specializzati, ha fatto emergere le migliori caratteristiche del Soave.

Fonte: viaggialitalia.it

 
By Admin (from 14/12/2010 @ 14:00:57, in it - Scienze e Societa, read 2823 times)

(1 agosto 2010)

“Dietro l’apparente governo siede sul trono un invisibile governo che non possiede obbedienza e non conosce responsabilità verso il popolo. Distruggere questo invisibile governo, insudiciare questa empia alleanza fra aziende corrotte e politici corrotti è il primo compito dello statista.”
(il presidente Theodore Roosevelt)

“Mentre giaci qui russando,
La congiura ad occhi aperti ne approfitta.”
(La Tempesta; Ariel nel secondo atto)

INTRODUZIONE
Per cambiare radicalmente il comportamento del regime dobbiamo pensare chiaramente e arditamente perchè, se c’è una cosa che abbiamo imparato, è che i regimi non vogliono essere cambiati. Dobbiamo guardare oltre a quelli che sono venuti prima di noi, e scoprire cambiamenti tecnologici che ci incoraggiano con possibilità che i nostri antenati non avevano.

Per prima cosa dobbiamo capire quale aspetto del comportamento del governo o dei neocorporatisti vorremmo cambiare o rimuovere. Secondo, dobbiamo sviluppare un modo di pensare riguardante questo comportamento che sia forte abbastanza da portarci attraeverso le mire del linguaggio politicamente distorto, e in una posizione di chiarezza. Infine, dobbiamo utilizzare queste intuizioni per ispirare in noi e negli altri un percorso di azioni nobilitanti ed efficaci.

IL POTERE AUTORITARIO E’ MANTENUTO DALLA COSPIRAZIONE
Cospirazione, cospirare: fare piani segreti congiuntamente ad atti dannosi; lavorare assieme per realizzare un certo risultato, in genere a discapito di qualcuno. ORIGINE tardo Medio Inglese: dal Francese Antico: conspirer, dal Latino: Conspirare; concordare, tramare, comp. di CON = COM insieme e SPIRARE soffiare, respirare

“Il migliore è partito non è che una sorta di cospirazione contro il resto della nazione”. (Lord Halifax)

Dove i dettagli sono conosciuti, per quanto riguarda il funzionamento interno dei regimi autoritari, noi vediamo interazioni cospirative fra l’elite politica non semplicemente per promozioni o favori dentro al regime, ma come principale metodologia di pianificazione per il mantenimento o il rafforzamento del potere autoritario.

I regimi autoritari danno luogo a forze che li oppongono mettendoli contro la volontà di libertà individuale e collettiva, contro la verità e contro l’autorealizzazione. I piani che assistono il governo autoritario, una volta scoperti, inducono alla resistenza. Perciò questi piani restano nascosti nei poteri autoritari coronati da successo. Questo è sufficiente per definire il loro comportamento come cospiratorio.

“Così interviene nelle cose di stato, perché conoscendo discosto (il che non è dato se non a uno prudente) e’ mali che nascono in quello, si guariscono presto; ma quando per non li avere conosciuti si lasciono crescere in modo che ognuno li conosce, non vi è più remedio.”
(Il Principe, Niccolo Machiavelli [1469-1527])

COSPIRAZIONI TERRORISTICHE COME GRAFI CONNESSI
Prima e dopo l’11 settembre il Maryland Procurement Office (chiara copertura della National Security Agency per finanziamenti accademici, cercate in google il codice di concessione “MDA904”) e altri hanno finanziato i matematici per visualizzare le cospirazioni terroristiche come grafi connessi (non sono necessarie basi matematiche per proseguire con la lettura).

Estendiamo questa comprensione delle organizzazioni terroristiche calibrandola sui suoi creatori, dove diventa un coltello per la dissezione delle cospirazioni del potere usate per mantenere i governi autoritari.

Useremo i grafi connessi come un modo per imbrigliare la capacità di ragionamento spaziale del cervello per pensare in modo nuovo alle relazioni politiche. Questi grafi sono facili da visualizzare. Prima di tutto prendiamo alcuni chiodi (“cospiratori”) e martelliamoli a caso su una lavagna. Poi prendiamo dello spago (“comunicazione”) e facciamolo passare di chiodo in chiodo senza interruzioni. Chiamiamo lo spago che unisce due chiodi “collegamento”. Se lo spago non viene mai spezzato significa che è possibile passare da un chiodo qualsiasi a un altro attraverso lo spago diretto o passando per altri chiodi. I matematici chiamano questo tipo di grafo “connesso”.

L’informazione scorre da cospiratore a cospiratore. Non tutti i cospiratori si fidano o conoscono ogni altro cospiratore, anche se sono tutti connessi. Alcuni sono ai margini della cospirazione, altri sono centrali e comunicano con molti cospiratori, e altri ancora potrebbero conoscere solo due cospiratori, ma essere un ponte fra importanti sezioni o gruppi di cospirazione.

SEPARARE UNA COSPIRAZIONE
Se tutti i collegamenti fra i cospiratori venissero tagliati, non ci sarebbe cospirazione. In genere questa è una cosa difficile da fare, così ci facciamo la prima domanda: Qual è il numero minimo di collegamenti che devono venir tagliati per separare la cospirazione in due gruppi uguali numericamente? (divide et impera). La risposta dipende dalla struttura della cospirazione. A volte non ci sono percorsi alternativi per far passare le informazioni fra i cospiratori, altre volte ce ne sono molti. Questa è una caratteristica utile e interessante delle cospirazioni. Per esempio, assassinando il cospiratore “ponte”, potrebbe essere possibile dividere la cospirazione. Ma vogliamo dire qualcos’altro su tutte le cospirazioni.

ALCUNI COSPIRATORI BALLANO PIU’ VICINI DEGLI ALTRI
I cospiratori sono esigenti, alcuni si fidano e dipendono l’uno dall’altro, altri dicono poco. Le informazioni importanti scorrono frequentemente attraverso alcuni collegamenti, informazioni banali scorrono attraverso altri canali. Così espandiamo il nostro semplice modello di grafo connesso per includere non solo i collegamenti, ma la loro “importanza”.
Ritorniamo alla nostra lavagna con i chiodi. Immaginiamo una corda più spessa per collegare alcuni chiodi e una più sottile per collegare gli altri. Chiamiamo l’importanza, spessore o pesantezza di un link, il suo peso. Fra i cospiratori che non hanno mai comunicato, il peso è zero. L’”importanza” di una comunicazione che passa attraverso un collegamento è difficile da valutare a priori, poiché il suo valore reale dipende dal successo della cospirazione. Diciamo semplicemente che l’”importanza” della comunicazione contribuisce al peso di un collegamento nel più ovvio dei modi: il peso di un collegamento è proporzionale alla quantità di comunicazioni importanti che ci passano in mezzo. Le domande sulle cospirazioni in generale non richiedono la conoscenza del peso di ogni collegamento, poiché questo cambia da cospirazione a cospirazione.

Le cospirazioni sono dispositivi cognitivi. Sono capaci di pensare al di fuori dello stesso gruppo di individui agendo da sole.
Le cospirazioni si informano sul mondo nel quale operano (l’ambiente cospirativo), passano attorno ai cospiratori e poi agiscono sul risultato. Possiamo vedere le cospirazioni come una sorta di dispositivo che ha degli input (informazioni sull’ambiente) e degli output (azioni intese a cambiare o mantenere l’ambiente).

Che cosa elabora una cospirazione? Elabora la prossima azione della cospirazione.
Ora vi faccio una domanda: quanto efficiente è questo dispositivo? Possiamo compararlo a se stesso in tempi diversi? La cospirazione sta diventando più forte o più debole? Questa è una domanda che ci chiede di confrontare due valori.

Possiamo trovare un valore che descrive il potere di una cospirazione?
Potremmo contare il numero dei cospiratori, ma questo non coglierebbe la differenza fra una cospirazione e gli individui che la includono. Come differiscono? Gli individui in una cospirazione cospirano. Individui isolati no. Possiamo catturare la differenza sommando tutte le comunicazioni importanti (pesi) fra i cospiratori, e chiameremo questo il potere cospirativo totale.

Potere cospirativo totale
Questo numero è un’astrazione. Lo schema di connessioni in una cospirazione è insolitamente unico. Ma analizzando questo valore che è indipendente dalla disposizione delle connessioni cospirative possiamo fare qualche generalizzazione.

Se il potere cospirativo totale è zero, non c’è cospirazione.
Se il potere cospirativo totale è zero, non cìè flusso di informazioni fra i cospiratori, pertanto non c’è cospirazione.
Un sostanziale aumento o decremento del potere cospirativo totale quasi sempre significa quello che ci aspettiamo: un aumento o decremento della capacità della cospirazione di pensare, agire e modificare.

Separare cospirazioni pesate
Ora ritorno alla nostra originaria idea sul dimezzare una cospirazione. Avevamo pensato di dividere una cospirazione in due gruppi uguali numericamente tagliando i collegamenti fra i cospiratori. Ora vediamo che un’idea più interessante consiste nel tagliare il potere cospirativo totale a metà. Poiché ogni metà isolata può essere vista come una cospirazione a sé stante, possiamo continuare a tagliare indefinitivamente.

Come possiamo ridurre la capacità di azione di una cospirazione?
Possiamo marginalizzare l’abilità di agire di una cospirazione diminuendo il potere cospirativo totale fino a quando non sarà più in grado di capire, e pertanto di rispondere efficacemente, al suo ambiente.

Possiamo dividere la cospirazione, ridurre o eliminare le comunicazioni importanti fra pochi che hanno collegamenti pesanti o fra tanti che hanno collegamenti più leggeri.
Gli attacchi tradizionali ai gruppi cospiratori del potere, come gli omicidi, hanno tagliato collegamenti pesanti, uccidendo, rapindo, ricattando o altrimenti marginalizzando o isolando alcuni dei cospiratori collegati.

Una cospirazione autoritaria che non può pensare efficacemente, non può agire per preservare se stessa contro gli oppositori che crea.
Quando guardiamo la cospirazione come un tutto organico, possiamo vedere un sistema di organi che interagiscono, un corpo con vene e arterie il cui sangue può venir addensato e rallentato fino a quando cade, incapace di includere e controllare le forze nel suo ambiente.

Fonte: thecommentfactory.com - wikileaksitalia.org

 

Lungo le due valli che formano la Comunità Montana non può non essere notata la lussureggiante forza di una natura ancora incontaminata, a volte violenta nel contrasto dei suoi colori e nell'intensità dei profumi; risalendo le antiche vie Francigena e Romea, un tempo meta di pellegrini diretti verso la Lunigiana e verso Roma, si ha la sensazione di tornare indietro nel tempo, attraverso due valli simili, più ricca di testimonianze del passato la val d'Arda e più selvaggia la val Nure.

 

I Castelli di Vigoleno e Gropparello rappresentano due fiori all'occhiello di questo territorio, mentre dall'antica Pieve di Vernasca si possono scorgere i ricchi boschi del comune di Morfasso con il Parco provinciale del monte Moria e la violenza della roccia del monte Menegosa.

Numerosi sono i passi che conducono verso la val Nure dove il respiro sembra arrestarsi di fronte allo splendore della natura della val d'Aveto costellata di piccoli paesini incastonati nella roccia e sopravvissuti orgogliosamente nei secoli.

 

Il lago Nero, lago Bino, lago Moo, magnifici laghetti sulla vetta dei monti, meta preferita dagli amanti del trekking e dai cercatori di funghi, mentre discendendo verso Farini è possibile sostare nei centri turistici di Groppallo e Pianazze, arrivando sino a valle, dove Piazza Colombo di Bettola ricorda i vantati natali dello scopritore del nuovo mondo.

Fonte: viaggialitalia.it

 
By Admin (from 16/12/2010 @ 12:00:44, in it - Scienze e Societa, read 1583 times)

Borbera è il nome del caratteristico torrente che per millenni ha modellato questa valle creando un ambiente suggestivo e unico.

 

Il suo corso, lungo una quarantina di chilometri, e i suoi affluenti, interessano un ampio territorio. Un territorio strategicamente collocato a est del torrente Scrivia, che pur rimanendo nel confine della parte più meridionale del Piemonte, si arricchisce delle forti influenze climatiche della non lontana costa.

 

Genova è molto vicina, e se ne toccano quasi le frontiere alle Capanne di Cosola dove è posto il crocevia di quattro regioni: il Piemonte, la Liguria, la Lombardia e l'Emilia. Parallela alla val Borbera e più prossima al confine con la Liguria, troviamo la valle Spinti che, prendendo il nome dall'omonimo torrente, trova nella parlata e nelle tradizioni affinità culturali con la confinante valle.

 

Dalle realtà e dalle tradizioni delle due valli nasce un'unica Comunità Montana: "Valli Borbera e Spinti". La Comunità Montana comprende undici comuni di cui sette nell'alta valle Borbera (Cantalupo Ligure, Albera Ligure, Cabella Ligure, Carrega Ligure, Rocchetta Ligure, Roccaforte Ligure, Mongiardino Ligure), due nella bassa valle (Borghetto Borbera e Vignole Borbera), uno in valle Spinti (Grondona) ed uno tra la val Borbera e la valle Scrivia (Stazzano).

Fonte: viaggialitalia.it

 
By Admin (from 17/12/2010 @ 12:00:48, in it - Scienze e Societa, read 1786 times)

Romantici specchi d'acqua dolce, freschi e limpidi, con verdi e soleggiati prati rivieraschi e magari qualche barchetta a remi che invita a scoprire la sponda opposta. Sono i laghi balneari dell'Alto Adige, piccoli gioielli della natura che sembrano spuntare come d'incanto qua e là in mezzo al paesaggio.

 

Gioielli come lo sono ad esempio i due laghi di Monticolo in mezzo ai boschi dell'Oltradige, con uno splendido lido attrezzato con vasca riscaldata, trampolino e reparto bambini con maxiscivolo. Un piccolo paradiso per i bagnanti e per gli amanti della natura è il laghetto di Fiè, situato a 1.036 m a Fiè allo Sciliar e un vero passaparola è anche il lago di Favogna, nella bassa atesina.

Poi, ovviamente, c'è il lago di Caldaro, che con i suoi 147 ettari è il più grande tra i laghi naturali altoatesini. Con l'acqua che spesso raggiunge una temperatura di 28 °C, questo splendido lago balneare circondato da vigneti è uno tra i più temperati dell'arco alpino.

Oltre ai laghi balneari veri e propri, ci sono poi alcuni piccoli laghetti naturali adibiti alla balneazione, alimentati con acqua potabile che rimane pulitissima grazie all'effetto filtrante del ghiaino e della vegetazione acquatica e rivierasca adeguatamente scelta e curata. Attualmente di questi laghetti in Alto Adige ce ne sono quattro e si trovano a Dobbiaco, a Campo Tures (il primo del genere in Italia), a Luson e a Gargazzone. Per saperne di più cliccate su laghetti balneari naturali in Alto Adige.

Fonte: dolomiten.eu

 
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