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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 14/03/2011 @ 08:00:39, in it - Scienze e Societa, read 1803 times)

La conoscenza delle materie prime e dei processi produttivi non è solo il primo passo da compiere nell'accostarsi alla birra: è anche una chiave per stabilire se il prodotto è di qualità o meno.
 
La birra infatti, anche quella industriale,è un prodotto altamente naturale e per quanto le tecniche di preparazione abbiano subito cambiamenti nel corso dei secoli, rimane strettamente legata alla qualità degli ingredienti impiegati. La certezza è che non esiste altro modo per fare una buona birra se non partire da materie prime scelte: acqua, malto d'orzo e aggiunta di luppolo e lievito. Tralascerei tutto il procedimento e gli accorgimenti per trasformare questi elementi in birra, per non annoiarvi.
 
In Germania si parla di "altbier" diffuse nell'area di Dortmund altre alla "kolsch" la birra di Colonia, e alle Weizenbier, specialità preparate con miscele contenenti da un quarto a un terzo di malto di frumento. La birra più diffusa è la "lager", birra a bassa fermentazione. La piu' famosa tra le "lager" è la "pilsner" detta anche "pilsener" o "pils" che è anche la piu' antica; prende il nome dalla città di Pilsen in Boemia.
 
Spesso le molte "lager" prodotte sono specialità locali come la "Munchner" la "Dortmunder"; altre birre tedesche a bassa fermentazione sono la "bock" la "doppelbock" e la "marzen" bevuta durante l'Oktoberfest.
 
Il bicchiere standard è quello a tulipano, leggermente svasato nella parte alta, molto usato per le birre tipo "lager" e "pils". Bisogna bagnare il bicchiere in precedenza per limitare l'attrito al fine di non far formare eccessiva schiuma; inclinare bottiglia e bicchiere formando un angolo di circa 160° che raddrizzeremo fino a farlo diventare retto.
 
Non si può generalizzare dicendo che sia meglio scegliere la birra alla spina rispetto a quella in bottiglia. Indubbiamente una buona birra fresca di produzione, ben spillata alla giusta temperatura da un fusto appena aperto, sarà più fragrante così come lo è il pane appena sfornato.
 
A questo punto beviamo un sorso di birra e facciamolo circolare con attenzione in tutta la bocca prima di deglutire. E' in bocca che percepiremo le sensazioni di acido, dolce e amaro che ci permetteranno di valutare meglio la qualità di malto e luppolo usati. Le birre "lager" e "pilsner" sono sicuramente più ricche di profumi di orzo, di altri cereali e di differenti varietà di luppolo. In alcuni casi sono arricchite da note fresche floreali e da sentori fruttati, spesso di agrumi e di mela verde.
 
Ora però vorrei consigliarvi alcune tra le migliori birre prodotte in Baviera:
 
AUGUSTINER
Di colore chiaro, questa birra di Monaco ha una schiuma non molto persistente; i profumi sono dominati dal luppolo e dall'intensità del malto che ricorda lo zucchero caramellato.
 
PAULANER HEFE WEISSBIER
La Paulaner è stata fondata nel 1634 dai monaci dell'ordine di S. Francesco da Paola. Oggi è la più grande fabbrica di birre di Monaco e produce 6 o 7 specialità. Ha una schiuma compatta e fine, profumi freschi e floreali con note di lievito; in bocca è fragrante, morbida e fruttata.
 
 LÖWENBRÄU ORIGINAL
Anche questa fabbricata a Monaco, con spuma abbondante, mediamente persistente. Aroma di erba fresca,non intenso e poco persistente. In bocca è frizzante, di media corposità, con luppolo che compare discreto, ben equilibrato con il malto.

AYINGER WEISSE
Ayinger è un villaggio ai piedi delle Alpi poco distante da Monaco. Questa weisse è di colore paglierino e la schiuma è compatta e persistente mentre l'olfatto è caratterizzato da fiori e frutta matura con toni di affumicato. In bocca è fresca, fruttata e con una buona struttura. (ndr: è la mia preferita!)
 
ERDINGER WEISSBIER
La Erdinger è la più importante fabbrica di birre di frumento in tutta la Germania. Ha una schiuma aderente e persistente;il colore è paglierino spento mentre l'olfatto offre profumi fruttati con note floreali e un tocco speziato. In bocca è morbida e fresca.
 
FRANZISKANER
La Spaten di Monaco è molto famosa; al naso si apre con profumi intensi di frutta acidula, fiori freschi, ma anche sentori di cereale, non è molto frizzante.
 
PAULANER SALVATOR
E' una doppelbock di colore bruno rossastro, con poca schiuma, esprime una gamma di profumi intensi: si avvertono caramello, malto tostato, miele di castagno, cioccolato, note speziate. L'impatto in bocca è quasi violento, avvolgente, con un netto sentore di liquirizia.
 
Vi segnalo inoltre EKU 28, HERRNBRÄU ST. MARTINI e SPATEN OKTOBERFEST di cui non posso dilungarmi a descrivere per questioni di spazio e mi congedo dicendovi PROSIT!!!

Fonte: tuttobaviera.it

 
By Admin (from 15/03/2011 @ 08:00:42, in it - Scienze e Societa, read 1659 times)

 

Chi non ha mai sentito ricordare con un certo brivido l'assalto di Dragut al nostro borgo? Ebbene, dietro a questo nome, che nei documenti dell'epoca è storpiato in Droguth, Draguto, Dragute, Dorghutto ed in tante altre forme, si delinea la minacciosa figura di quel Torghud che, catturato nel giugno del 1540 da Giannettino Doria nella baia di Giralata presso Aiaccio, era finito incatenato al banco dei rematori a bordo d'una delle galee genovesi del grande ammiraglio Andrea Doria.
 
Ed in questa miserevole condizione avrebbe certamente terminato le sue avventure se Khair-Ad-Din, il più potente corsaro barbaresco, tristemente noto col nome di 'Barbarossa', non avesse posto fine, dopo qualche anno alla sua prigionia provvedendo al pagamento del cospicuo riscatto.
 
Così Torghud poté ben presto riprendere ancora più spavaldo a correre il mare sotto il vessillo della mezzaluna, gettando ovunque il terrore, in una travolgente ascesa che, di successo in successo, lo porterà prima ad essere il più temuto pirata tra gli 'infedeli' e poi al governo della città di Tripoli. Una palla di cannone, infine, lo ucciderà il 25 giugno 1565 sotto le mura di Malta da lui assediata. Nella primavera del 1549 Torghud, tornato libero, è pronto ad iniziare una nuova serie di scorrerie. Col favore delle tenebre le navi turche si avvicinano alla costa ed alle prime luci dell'alba del 4 luglio 1549 puntano rapide al cuore della baia rapallese. Gli uomini, su veloci imbarcazioni, prendono terra in tre punti: presso la Porta Saline, alla Marina delle Barche, al centro del litorale, e nel quartiere della Stella, in Avenaggi. Brandendo le armi i pirati si gettano assetati di preda sulle abitazioni dilagando in ogni direzione. La sorpresa è assoluta e non si riesce ad organizzare un tentativo di resistenza in qualche modo efficace. Agli abitanti quindi non resta che cercare la salvezza con una fuga disperata.


 
Dai documenti si ha notizia della cattura di oltre ventidue rapallesi che, nell'agosto seguente, verranno sbarcati ad Algeri, iniziando per loro indicibili sofferenze e per i parenti il tormento di tentarne il riscatto a prezzo di enormi sacrifici. Ingenti anche i danni materiali subiti dal nostro borgo per la devastazione delle botteghe, dei laboratori artigianali, delle case. In questo contesto si colloca l'eroico episodio del giovane Bartolomeo Maggiocco che, sprezzante del pericolo, scende nel borgo, precipitandosi presso la Porta Saline per affrontare i pirati e salvare la fidanzata Giulia Giudice.
Il Maggiocco, effigiato in un dipinto che decora l'aula consiliare, verrà sempre ricordato per questo gesto e meriterà anche l'intitolazione d'una strada. L'assalto subito determinò i rapallesi a perorare presso il Senato genovese l'erezione di un forte a protezione della spiaggia ed una deputazione, guidata da Fruttuoso Vassallo, sottopose la richiesta che, sollecitamente, ottenne l'assenso desiderato.
 
Il forte subì nel corso degli anni modificazioni ed ampliamenti e mutò anche l'originaria destinazione. Eretto Rapallo nel 1608 in Capitaneato, venne temporaneamente utilizzato quale abitazione del Capitano, mentre operò anche come carcere, disponendo persino d'una cappella per i detenuti. Passato in proprietà dello Stato in forza della legge 1 aprile 1865, il castello, che erroneamente si cominciò a chiamare 'medioevale', fu adattato a sede della Guardia di Finanza pur permanendovi il carcere mandamentale. Con delibera 20 ottobre 1958 esso veniva infine acquistato per Lire 6.700.000 dall'Amministrazione Comunale e nel 1963, si avviavano quelle radicali opere di recupero che lo hanno trasformato in una prestigiosa sede espositiva, resa ancor più suggestiva e valorizzata dai lavori di restauro che, Grazie al contributo della Fondazione della Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, tra il 1997 ed il 1999, hanno ridato nuovo splendore al simbolo della Città.
 
Oggi l'Antico Castello sul mare è stato trasformato in una prestigiosa sede espositiva, resa ancor più suggestiva e valorizzata dai lavori di restauro eseguiti nell'anno 2005.

Fonte: comune di Rapallo

 
By Admin (from 18/03/2011 @ 11:00:58, in it - Scienze e Societa, read 1490 times)

Tra le bellezze di Gorizia da vedere abbiamo il Castello, situato nella terra superiore.
 
La sua struttura esterna è a forma pentagonale, con possenti mura di cinta e torri angolari; posto su un’altura, domina tutta la vallata.
Costruito a partire dall’età medievale, fu in parte distrutto durante la I Guerra Mondiale e ricostruito grazie a imponenti restauri. Riallestito negli arredi con donazione dai maggiori musei della zona, attualmente ospita il Museo del Folklore ed una ricca Pinacoteca di artisti moderni tedeschi e veneti. È inoltre sede di concerti, mostre e conferenze.
Nel borgo antico sono dislocati in due palazzi storici (Dornberg e Tasso) i Musei Provinciali, con raccolte etnografiche, di moda, archeologiche e sulle Guerre Mondiali.

Come gran parte della città, anche il Duomo di Gorizia ha subito danneggiamenti durante le guerre, ma, grazie ad attenti restauri, si è tentato di ricostruirlo il più fedelmente possibile.
La facciata è moderna (1924), mentre all’interno si possono ammirare alcune parti originali dell’antico Duomo, costruito nel 1682. Da vedere sono i numerosi monumenti funebri di illustri cittadini di Gorizia che decorano le navate del Duomo. Sul fianco destro della chiesa vi è una cappella gotica di rara bellezza.

Oltre al Duomo, particolare importanza riveste la chiesa di S. Ignazio, sita in piazza della Vittoria. Furono i Gesuiti che vollero costruire questa chiesa a metà del 1600, per essere terminata solamente un secolo dopo con la realizzazione della grandiosa facciata coronata da due torri campanarie dal gusto tipicamente germanico, opera di un allievo di padre Andrea Pozzo, uno dei massimi artisti del tardo Barocco romano. L’interno della chiesa è decorato da numerosi affreschi raffiguranti la Vita di Sant’Ignazio, realizzati nel corso dei secoli.

Numerosi sono i palazzi storici che fanno bella mostra di sé a Gorizia. Uno dei più importanti è senza dubbio Palazzo Attems-Petzenstein, commissionato da Sigismondo Attems-Petzenstein a metà ‘700.
Gli elementi architettonici che caratterizzano questa costruzione sono le numerose balaustre e statue, nonché le enormi paraste che disegnano la facciata. All’interno le sale sono decorate da bellissimi stucchi e da affreschi del XVIII secolo. Attualmente Palazzo Attems-Petzenstein ospita mostre ed esposizioni temporanee.

Assolutamente da visitare è Villa Coronini, sede della Fondazione omonima che si occupa della conservazione e dell’esposizione delle raccolte Conte Guglielmo Coronini, morto nel 1990.
Costruita nel 1594, la villa è costituita da più di trenta sale e da una cappella del XVII secolo. Nella Pinacoteca si conservano dipinti dal XVI al XX secolo, alcuni attribuiti a Bernardo Strozzi, Prospero Fontana, Tintoretto, , Rosalba Carriera, Elisabeth Vigèe Le Brun, Rubens e Monet. Vi sono inoltre monete, oreficerie, porcellane e ceramiche, arazzi e arti applicate. Bellissimo è il monumentale parco all’inglese, adornato do statue e fontane.

Fonte: paesionline.it

 
By Admin (from 19/03/2011 @ 11:00:53, in it - Scienze e Societa, read 2682 times)

In italiano si chiama Bleda e in tedesco è conosciuto come Veldes, ma il nome originale di questo paesino sloveno è Bled. Comunque lo si chiami, si tratta di un agglomerato di edifici a dir poco fiabesco, situato in uno scenario da sogno che ricorda l’illustrazione di un libro di fate: incastonato nella parte nord-occidentale della Slovenia, alle falde delle imponenti Alpi Giulie, Bled è un piccolo gioiello che fa innamorare. Nonostante le dimensioni, piuttosto ridotte, si tratta di una meta turistica molto importante, frequentata ogni anno da visitatori provenienti dall’Austria, dalla Germania e dall’Italia, e che per questo motivo, in estate, assiste a un aumento notevole della popolazione.

Uno dei dettagli più noti è certamente il suo lago, del diametro di circa 2 km, uno specchio di smalto turchese, con una pietra preziosa incastonata nel centro: è la piccola isola che ospita la chiesetta dell’Assunzione della Vergine. Ad esso, tra le bellezze locali più valide, si aggiungono le favolose fonti termali, benefiche sorgenti scoperte e apprezzate sin dalla seconda metà dell’Ottocento.

L’escursione a Bled può iniziare proprio dalla navigazione sul lago e dalla conquista dell’isolotto, raggiungibile facilmente con le barchette a remi che si noleggiano lungo la riva. Ogni stagione regala uno scenario differente, ogni volta carico di fascino e atmosfere magiche: in primavera e in estate la natura brilla di tinte accese, agghindata di verdi lucenti e spruzzi di fiori tra la vegetazione; in autunno le foglie tutt’intorno al lago si incendiano di toni caldi e la nebbia vellutata, che si eleva dalle acque, sfuma i colori dorati dando al paesaggio un’espressione misteriosa. Il culmine della magia si raggiunge però in inverno, quando la neve glassa il paesaggio e lo protegge con la sua coperta candida: allora il lago diventa uno scudo argentato immerso nella bambagia, e l’isoletta centrale, con la sua chiesa imbiancata, pare una scultura di zucchero. Per godere di tanta bellezza navigare sull’acqua è l’ideale, ma vale la pena anche di passeggiare intorno al lago via terra, lungo i sentieri che lo circondano. Qui, lungo le sponde, si incontrano i campeggi, gli impianti turistici e gli alberghi, pronti ad accogliervi con cortesia e professionalità.

La Chiesa dell’Assunzione che occupa il punto più alto dell’isolotto è una bella costruzione medievale, poi riadattata in stile barocco, affiancata da una torre campanaria e preceduta da una monumentale scalinata in pietra composta da 99 gradini. All’interno si rimane rapiti dalla bellezza degli affreschi, raffiguranti alcune scende della vita della Madonna, e si incontra la famosa “campana dei desideri”: narra la leggenda che chi suona questa antica campana, realizzata nel 1534, vedrà realizzarsi ogni suo sogno.

Ad ammirare il lago e la chiesa dall’alto, da circa 604 metri di quota, c’è il bellissimo Castello di Bled, appollaiato alla sommità di un colle. Realizzato probabilmente intorno all’anno Mille e in seguito ampliato e modificato più volte, il maniero ospita un interessante museo ed è aperto al pubblico ogni giorno dell’anno dalle 8 di mattina, con chiusura invernale alle 17.00 e chiusura estiva alle 20.00. Non sono da meno le meraviglie naturali, come la “Babji Zob”, una grotta sotterranea di oltre 300 metri di lunghezza, costellata di stalattiti e stalagmiti, visitabile con una guida ogni sabato e domenica da maggio a settembre. Interessanti anche la Gola del Vintgar, lunga 1.6 km, scavata dal torrente Radovna, e la Cascata pod Iglico del torrente Suha, alta circa 18 metri.

Per finire, dopo tanto vagare e esplorare, ci si può dedicare alla cura del corpo e alla distensione della mente nelle terme di Bled. Le fonti vengono convogliate nelle piscine di tre diversi alberghi, dove le acque vengono ulteriormente riscaldate. La temperatura costante alla sorgente è di circa 23°C e l’acqua contiene acidi carbonici liberi e Sali naturali, tra cui cloruro di sodio, cloruro di zolfo e di carbonio, carbonato di calcio e di magnesio e cloruro di calcio.

A conciliare il relax c’è anche il clima di Bled, di tipo temperato subalpino, con la stagione balneare più lunga di tutte le mete turistiche alpine. A proteggere il centro dai gelidi venti del nord ci pensano le vette delle Alpi Giulie e delle Karavanke, e le nebbie sono un fenomeno praticamente assente nei mesi estivi. La temperatura media del mese più caldo, luglio, si aggira intorno ai 18°C, mentre quella di gennaio scende a -1.7°C.

Da non perdere, poi, i numerosi eventi che vengono organizzati in ogni periodo dell’anno nel centro di Bled. Tra le occasioni principali ci sono il Violina Festival che si tiene tra giugno e luglio e porta in città tanti violinisti di fama internazionale; il Blejski dnevi, a fine luglio, una fiera del’artigianato locale accompagnata da concerti, spettacoli e fuochi d’artificio sul lago; infine il concerto di Natale con la fiaccolata lungo lo specchio d’acqua, la festa di capodanno con i giochi pirotecnici sulle rive e il concerto di musica classica di fine anno nella Sala dei Festival.

Per raggiungere la località slovena si possono valutare differenti possibilità. L’aeroporto più vicino è quello di Brnik/Ljubljana (Lubiana), a circa 36 km, mentre la stazione ferroviaria locale si trova sul lato opposto del lago rispetto al paese, a circa 5 km dal centro. Per arrivare in treno da Lubiana occorre circa 1 ora e mezza cambiando a Jesenice, mentre da Nova Gorica, accanto a Gorizia, partono i treni diretti che raggiungono Bled in un paio d’ore. Da Venezia Mestre si giunge a destinazione in 4-6 ore con uno o due cambi di treno.

Giunti a Lubiana una valida soluzione per completare il viaggio possono essere gli autobus, che partono quasi ogni ora a arrivano a destinazione in un’ora e mezzo. Chi viaggia con la propria auto dovrà, da Trieste, prendere l’autostrada per Lubiana e proseguire per Jesenice: Bled si raggiunge in meno di 2 ore.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 20/03/2011 @ 14:00:42, in it - Scienze e Societa, read 2611 times)

Maribor, città universitaria, la metropoli della Stiria slovena, è il secondo centro culturale ed economico della Slovenia. Una volta gigante industriale si sta trasformando velocemente in un centro culturale, d'affari, sportivo, di manifestazioni e in un moderno centro turistico della Slovenia nordorientale. Maribor, conosciuta anche come: "città sotto il verde massiccio del Pohorje", si estende lungo le due rive della Drava. Il suo aspetto ordinato, il verde contorno di colline vinifere e l'antica Vite antica sul Lent (già porto fluviale) regalano al panorama cittadino un'impronta piacevole, cordiale e ospitale.

Maribor è sorta da un abitato antico che mise radici sulle sponde della Drava già nella preistoria. Nel medioevo, nei primi del sec. XIII Maribor o "castello nella Marca" venne promossa a borgo commerciale e nel 1254 a città, la città visse sviluppando il commercio, la vinicoltura, la riscossione del dazio e l'artigianato. Un gruppo economico importante era rappresentato dagli Ebrei, espulsi dalla città nel sec. XV. In tutta la sua storia medievale, Maribar fu protetta dagli Asburgo che alla città conferirono molti privilegi. Una forte spinta economica venne nel 1846, quando il primo treno dell'importantissima arteria Vienna - Trieste arrivò da Graz.
L'aspetto sloveno della città si deve a due uomini: il vescovo Anton Martin Slomsek, che con il trasferimento della diocesi lavantina a Maribor nel 1859 delineò i confini sloveni, e il generale e poeta Rudolf Maister, che nel 1918 con l'esercito sloveno riuscì a difendere questi confini.

Già nel 1852 a Maribor sorse il primo teatro, edificio che oggi ospita la sede delle massime istituzioni professionali del Teatro nazionale sloveno di Maribor: teatro di prosa, teatro lirico e balletto. Il ricco Museo provinciale di Maribor (Pokrajinski muzej), ospitato nel monumentale castello civico, costruito nel 1483, rappresenta il cuore del centro storico. La ricca cultura esportata dalla città di Maribor, con orgoglio, anche oltre i confini cittadini, viene ampliata da musei e gallerie civici, dal Centro culturale e di manifestazioni (Kulturno-prireditveni center) Narodni dom Maribor nonché da numerosi gruppi di dilettanti. Le radici della vita accademica risalgono al lontano 1859, quando la città ebbe la sua prima scuola a livello universitario: il seminario. L'odierna università vanta nove facoltà, una ricca biblioteca, un maestoso rettorato uno dei più begli edifici della città - e, naturalmente, una frenetica vita studentesca allegra e culturale.

Maribor è sempre stata la città della cultura, dello sport e dell'intrattenimento, dei festival ...
Non a caso proprio qui nel 1966 nacque la prima rassegna dei teatri sloveni, chiamata National Festival Borstnikovo Sreèanje, che ancor'oggi rappresenta l'apice della creatività teatrale slovena. l cittadini e i numerosi ospiti, anche oggi, sono giustamente orgogliosi delle manifestazioni di Maribor. Grazie a più di una, Maribor è famosa in tutto il mondo. Una delle più rinomate e più frequentate è sicuramente la tradizionale Volpe d'Oro, gara femminile di slalom speciale e slalom gigante valida per la Coppa del mondo di sci alpino (sulla piste sciistiche del Pohorje). Rappresentano un orgoglio particolare il Festival internazionale e multiculturale di Lent, una delle più grandi manifestazioni di questa zona d'Europa, la manifestazione enologica chiamata "Nell'abbraccio della vite antica", il Settembre musicale, il battesimo degli zatterieri, le manifestazioni carnevalesche nella città, le massime gare internazionali sportive ecc.

Le storia legata al vino, a Maribor ha una tradizione secolare. La guerra del vino di trecento anni, provocata dai privilegi asburgici per il commercio del vino nelle regioni dell'Austria superiore che "infuriava" tra le medievali città di Ptuj e di Maribor, è un'evidente prova che a Maribor il vino era una cosa seria. La zona vinicola di Maribor vanta vini di prestigio: nobili ed eccellenti fondamenta sono state gettate da uno dei pretendenti al trono austriaco, l'arciduca Giovanni, grande amico, maestro e mecenate dei viticoltori stiriani. La vite antica, la più antica vite del mondo, è una prova di tenacità e di ferma perseveranza nella produzione dei vini a Maribor. ln città e dintorni ad ogni passo incontrerete segni indelebili di questa tradizione. Le lussureggianti colline vinicole con numerose strade del vino e fattorie vinicole, abbracciano piacevolmente la città che nel suo seno nasconde una delle più grandi e classiche cantine vinicole d'Europa, nota per i vini bianclli di prestigio nonché per l'amato Mariborèan. Gli abitanti di Maribor apprezzano i propri vini così come apprezzano le specialità della cucina stiriana slovena.

Lo sviluppo della città non si è fermato agli antichi muri della città prima medievale e più tardi industriale. Maribor si sta sviluppando in una moderna città commerciale e in uno dei più grandi centri turistici del Paese. Qui, sotto il Pohorje, l'anno la loro sede anche Terme di Maribor di cui fa parte l'albergo Habakuk di categoria lusso, con annesso Centro congressi, centro salute e bellezza nonchè centro medico e ricreativo Fontana. Offrono, inoltre, ottime opportunità per trascorrere una vacanza: l'albergo Arena, i villaggi turistici Martin e Bolfenk, il residence Pohorje e i numerosi rifugi alpini nelle immediate vicinanze delle piste da sci e degli impianti di risalita.
 
Sul Pohorje si estendono i più grandi campi da sci sloveni, con le più moderne attrezzature per la preparazione delle piste sciistiche. Le ricche foreste con il parco "adrenalinico" e con altri sentieri o parchi tematici offrono l'opportunità di vivere esperienze indimenticabili in tutte le stagioni, sia per gli amanti del movimento sia per gli amanti del relax.
Si parte per le numerose fattorie vinicole ubicate lungo le strade del vino, proprio dalle vie del centro cittadino, dove si può pernottare negli alberghi Piramida, Orel, Garni Hotel Tabor ... e per divertirsi ci sono numerevoli e piacevoli manifestazioni nonché il casinò.

Fonte: Ufficio del Turismo di Maribor

 

Costa Azzurra: sono due parole che, al solo leggerle, potrebbero evocare, nell'immaginazione dei più fantasiosi, quella fascia di terra verde e felice, irta di promontori e riflessa nel Mediterraneo, che vide al tempo della belle époque le follie floreali di principi e regnanti invaghiti di affascinanti avventuriere; che divenne celebre nel primo dopoguerra per i capricci patetici dei miliardari americani esaltati da Scott Fitzgerald in Tenera è la notte; e che, più recentemente, ha visto i propri allori rinverditi da spiagge soprannominate Tahiti e dagli scandaletti veri o inventati di stelle e stelline del cinema.

La Costa Azzurra che suggeriamo in questa guida, però, non è questa. È quella non meno bella, non meno verde e non meno felice dell'entroterra. Sono i villaggi non ancora o non ancora tutti contaminati dal turismo di massa, le strade che non conoscono gli scoraggianti intasamenti della costa, gli alberghi e i ristoranti i cui prezzi - benché non troppo modesti, come dappertutto in Francia non hanno tuttavia raggiunto i livelli astronomici dei locali lungo il mare. Un viaggio nell'entroterra, a cavallo tra la Costa Azzurra, i rilievi delle Alpi Marittime e le colline bianche dell'Alta Provenza, potrebbe essere una gradita sorpresa per tutti; addirittura una vacanza affascinante per chi ha la passione per l'arte perché, tra le pieghe di queste colline, sono vissuti, hanno lavorato ed hanno lasciato la loro opera Fragonard, Renoir, Matisse, Léger, Picasso. E potrebbe piacere anche a chi ha il gusto per .la gastronomia, per i fragranti profumi, per il buon miele di montagna, per le memorie napoleoniche, per gli straordinari spettacoli della natura, per i musei, per i silenzi profondi che danno l'impressione di essere fuori dal mondo, su un altro pianeta.

Un viaggio nell'entroterra della Costa Azzurra, dunque. Chi supera il confìne italo-francese dovrebbe fado al mattino, dopo aver pernottato sulla riviera ligure. Il mattino, con il sole alle spalle, è il momento migliore per affrontare, subito dopo Mentone, la Grande Comiche. Che la strada corra alta sulla montagna non deve preoccupare: la salita è condensata tutta nelle prime rampe che conducono al villaggio di Roquebrune. Chi desidera visitare il castello, che è tra i più belli della Francia, deve fare molta attenzione a non perdere la strada a gomito, sulla destra, che porta in piazza della Repubblica, antico barbacane della fortezza ed oggi unico parcheggio del villaggio.

La discesa su Nizza rappresenta un momento particolare del viaggio.
Per non perdersi nell'intrico delle strade del centro è bene seguire le indicazioni che conducono al porto, imboccare lo celebre passeggiata degli Inglesi e percorrerla fìno in fondo, oltre l'aeroporto e Gros de Cagnes. AI bivio dell'autostrada con lo Nazionale n. 7 è meglio seguire quest'ultima, sulla sinistra, percorrere altri 2 chilometri e salire poi, voltando a destra, verso Biot. Il museo di Fernand Léger è prima del villaggio, a circa 300 metri sulla destra della strada. Biot non offre molte possibilità di parcheggio. Chi non lascia l'auto sulla piazza all'ingresso del paese, può trovarsi in serie difficoltà per fare poi lo retromarcia o per districarsi dai vicoli strettissimi, con curve impossibili. Biot, del resto, merita una visita a piedi: si tratta, fra tutto, di 500 metri.
Lasciata Biot è bene prendere l'autostrada fìno a Cannes e, usciti al casello di Le Cannet, imboccare lo strada per Grasse. Dopo 3 chilometri i cartelli segnalano lo deviazione per Mougins, che potrebbe essere lo sede ideale per il primo giorno di viaggio o, addirittura, per una lunga vacanza.

Ripartendo da Mougins la strada da seguire è quella per Grasse, la stessa che percorse, con il cuore in gola, il fuggiasco Napoleone per gli ultimi cento giorni di gloria. Grasse è una città difficile per gli automobilisti. Chi proviene da Mougins, cioè dalla strada di Cannes,percorre fatalmente i boulevards leclerc e Victor Hugo fino all' avenue De Gaulle. Qui è opportuno parcheggiare e inoltrarsi a piedi fino al museo di Fragonard (il pittore nacque a Grasse nel 1732), alla Cattedrade di Notre-Dame e al belvedere della piazza 24 agosto. Grasse, se ha fama di «stazione climatica », lo deve a Paolina Bonaparte che tra il 1807 e il 1808 venne qui a ritemprarsi. Il suo giardino - stupendo per la vegetazione e per il panorama che offre - è a 4 chilometri.

Imboccata l'avenue Baudoin (strada per Digne), bisogna svoltare quasi subito a destra sul boulevard Cnarabot, praseguire sul boulevard Albert I e seguire le indicazioni.
La route Napoléon è tra le più belle strade di montagna che attraversino la Francia da sud a nord. Ai suoi margini si incontrano numerosi chioschi che vendono, a prezzi convenienti, acqua di lavanda e miele.
Vi consigliamo di pernottare poco più avanti a Castellane per affrontare, la mattina dopo, il circuito del gran canyon del Verdon. Il fìume taglia Castellane e lo si incontra di nuovo poco più avanti, già verde smeraldo e alle prese con le rocce a strapiombo che esso ha scavato nei corso della sua esistenza. Il nostro suggerimento è di percorrere prima la strada settentrionale (direziore Moustiers) per una ragione di prudenza. Poiché la strada non è molto larga, è opportuno trovarsi sempre dalla parte della montagna piuttosto che dalla parte dei precipizio. Numerosi cartelli segnalano le deviazioni per scendere ai belvedere, quasi tutti raggiungibili in auto.

Moustiers è celebre per le faiences esposte nel suo glorioso museo.
Le maioliche smaltate di Moustiers si diffusero in tutta la Francia quando nel 1672, per risanare le fìnanze, Luigi XIV ordinò la requisizione di tutto il vasellame d'oro e d'argento. La nobiltà sostituì allora i vassoi e i piatti con i prodotti delle industrie locali che ebbero qui, fìno al 1873, i più grandi maestri. La tradizione, spenta per molti anni, è ripresa nel 1925. Da Moustiers, oltrepassato il ponte sul Verdon, e raggiunto l'abitato di Aiguines, dominato da un vecchio castello, si può prendere la Corniche Sublime, cioè lo strada meridionale che costeggia il canyon. È una strada da vertigini, in molti punti senza protezioni sul precipizio: è perciò opportuno, anche in questo caso, trovarsi dalla parte della montagna.

Giunti a Comps, la strada da seguire è quella che scende da Draguignan, dove si può pernottare o a Frejus i cui alberghi, aperti da giugno a settembre, sono tutti sulla spiaggia, Da qui una bella strada panoramica attraversa le colline dell'Esterel e scende a Cannes. Proseguendo lungo il mare, all'altezza di Golf-Juan si può salire a Vallauris scendere ad Antibes e, arrivati a Gros de Cagnes, tornare nell' entroterra.

Da Vence altri 14 chilometri portano - attraverso il villaggio di Tourrettes - al canyon del loup e da qui, percorrendo la strada secondaria D 6, all'incantevole St. Paul.

Da St. Paul, tornati a Cagnes, si prosegue lungo la Nazionale 7 fìno a Nizza e, giunti al porto, si sale verso la Moyenne Corniche per evitare il traffico sempre intenso che scorre lungo il mare. Non solo per questo, ma per avere lo possibilità, prima di varcare il confìne, di visitare il villaggio di Eze. L'itinerario, partendo dal confìne italiano e tornandovi, è di 450 chilometri.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 22/03/2011 @ 14:00:50, in it - Scienze e Societa, read 1771 times)

Il fiume Rodano nasce in Svizzera, presso il Furka pass,nel massicccio del S. Gottardo, e da qui scende nel cantone vallese prima di gettarsi nelle placide acque del lago di Ginevra. E' proprio dalla grande città eveltica che il fiume inizia il suo percorso francese che lo porterà fino al delta situato nella Camargue dopo un percorso di oltre 813 km dalle sue sorgenti.

La parte più settentrionale della valle del Rodano in francia fa parte della regione Rhône-Alpes (Rodano-Alpi), una area ricca d'attrattive turistiche e svariate possibilità di viaggio.
La regione Rhône-Alpes comprende alcuni importanti dipartimenti tra cui quello di Lyon (Lione) la terza città per importanza della Francia. Il suo territorio si presenta vario e spettacolare. La regione Rodano-Alpi si trova nella zona sud-est della Francia, confinando con l'Italia e la Svizzera a est, a sud con la Provenza, la Borgogna a nord, metre ad ovest troviamo l'Auvergne e la regione della Linguadoca. Si tratta di una regione tra le più selvagge e belle di tutta la Francia.

La parte orientale della regione è l'area decisamente più montuosa, ed include la Haute Savoie e la Savoie (Alta Savoia e Savoia) comprendendo la più alta montagna della Francia e dell'Europa il Monte Bianco (Mont Blanc). Visibile da tutte le direzioni il massiccio del Mont Blanc è davvero impressionante, con i suoi 4807 m rappresenta una facile vetta, ma sempre ambita cima tutti gli appassionati della montagna. La parte orientale p quindi quella più vocata alle vacanze attive e a contatto con la natura, ed è uno dei comprensori più vocati allo sci di tutta la nazione francese. Le località principali sono Albertville, Annecy, Chambéry, Grenoble, poi Briancon (Briançon).

Lo sci è ovviamente una delle maggiori attrattive della regione, per esempio intorno a Chamonix e di altri importanti centri di fama mondiale, come ad esempio Morzine. Allo stesso modo le Alpi sono un importante riferimento per l'intero anno di attività all'aperto. Ogni anno a luglio le tappe più entusiasmantid el tour de France si svolgono qui, tra cui il celebre arrivo all' Alpe d'Huez ma che risulta celebre anche tra i sciatori, durante la stagione invernale come del resto la vicina località di Les Deux-Alpes .

L'alta Savoia offre i paesaggi del lago di Ginevra e le città lungo le sue rive, mentre altre magnifiche viste si possono godere nella regione di Gex, intorno Divonne-les-Bains, Ferney-Voltaire e Bellegarde-sur-Valserine lungo la valle Valserine che fa parte del parco regionale Haut Jura .

Il sud della regione Rodano-Alpi è caratterizzato da paesaggi meno aspri ma comunque di grande interesse. Ci sono anche villaggi interessanti che hanno molta storia ed arte da mostrare. L'Ardeche, situata a sud-ovest della regione Rodano-Alpi, mette in evidenza diversi luoghi di grande bellezza naturale. Tra questi meritano una visita le selavagge gole dell'Ardeche - sorprendentemente belle, create dal fiume Ardeche poco prima di gettarsi nel Rodano, a nord dui Orange.Un'altra vista da non perdere in Ardeche è Bois de Paiolive, dove gli ulivi sono intervallate con formazioni rocciose dalla forma curiosa, e la vicina località di Chambonas.

Rodano-Alpi è comoda da raggiungere, con voli diretti su Parigi, Ginevra, Lione e numerose altre città europee, oltre ai collegamenti invernali per Chambéry e Grenoble organizzati per facilitare l’accesso alle località sciistiche. Il treno a grande velocità (TGV) permette di raggiungere Lione in partenza da Parigi in due ore. Lione è a meno di cinque ore da Parigi in auto con l’autostrada A6.

In aereo:
Lione – Aeroporto di Lione Saint-Exupéry 30 paesi e circa 100 destinazioni con voli diretti in partenza da Lione-Saint Exupéry. Numerosi voli diretti fino a Lione o con scalo a Parigi-CDG, o in una capitale europea. Durata del volo Parigi-CDG - Lione: un’ora. Apertura della linea Lione - New York operata da Delta Airlines dall’estate 2008.
Ginevra - Aeroporto Internazionale di Ginevra (2 ore da Lione) Dall’estate 2008, sono 104 le destinazioni servite da voli di linea diretti in partenza dall’Aeroporto Internazionale di Ginevra di cui 80 in Europa e 24 per gli altri continenti. Questo grazie a 45 compagnie di cui 28 europee. Londra è da tempo la città meglio collegata a Ginevra: i suoi cinque aeroporti (Heathrow, Gatwick, London City, Luton e Stansted) vedono ogni settimana 203 voli da e verso l’aeroporto di Ginevra; in seconda posizione si trovano i due aeroporti parigini con 112 voli, seguiti da Zurigo (63 voli), Amsterdam (63), Francoforte (49), Monaco (42), Barcellona e Madrid (42).
Chambéry/Aix-les-Bains L’aeroporto di Chambery, vicino alle Alpi, assicura collegamenti stagionali da dicembre ad aprile per un accesso facile alle località di sport invernali della regione dalle destinazioni internazionali di Danimarca, Gran Bretagna, Norvegia e Svezia.
Grenoble/Saint-Geoirs L’aeroporto di Grenoble, vicino alle Alpi, assicura collegamenti stagionali da dicembre ad aprile per un accesso facile alle località di sport invernali della regione dalle destinazioni internazionali di Germania, Belgio, Danimarca, Gran Bretagna e Scozia, Irlanda, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia e Svezia . Inoltre, offre due collegamenti regolari annuali per Londra e Dublino- grenoble-airport.com

In treno:
In partenza dalle capitali europee Eurostar con partenza da Bruxelles e Londra – 2 ore e 15 di viaggio fino a Parigi! e 5 ore da Lione a Londra passando per Lille. L’Eurostar offre corrispondenze verso oltre 100 destinazioni in Europa.
Thalys con partenza da Bruxelles, Amsterdam, Rotterdam, Anversa, Colonia per Lione, Ginevra e le località sciistiche delle Alpi!
In Francia Percorso Durata del viaggio Parigi – Lione in TGV 2 ore, 30 andate e ritorni quotidiani Lille - Lione in TGV 3 ore e 10 Marsiglia - Lione in TGV 1 ora e 35 Lione - Annecy 2 ore e 10 Lione - Grenoble 1 ora e 30 Lione - Ginevra 1 ora e 50

In auto In partenza dalle capitali europee La regione Rodano-Alpi possiede un’eccellente rete autostradale che collega ogni città. Noleggiare un’auto - Per usufruire delle migliori tariffe e di forfait di noleggio, è consigliabile prenotare l’auto prima di partire, che si arrivi a Parigi, Lione, o in un’altra città francese o europea.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 23/03/2011 @ 08:00:19, in it - Scienze e Societa, read 3923 times)

Il massicio dei Maures lo protegge dai venti guardandogli le spalle, il mar Mediterraneo lo accarezza con il suo tocco fresco che profuma di sale, manciate d’oro e argento ne agghindano la costa e qua e là, nel centro e nei dintorni, ricami di fiori e di colture lussureggianti arricchiscono di colori il comune di Cavalaire-sur-Mer. A tesserne le lodi ci sono i canti dei gabbiani, ma anche dei numerosi turisti che ogni anno vi si recano attirati dal mare e dal sole: siamo nel dipartimento francese del Var, nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra, in un paese marittimo di circa 5 mila abitanti.
 
Incastonata tra Saint-Tropez e Le Lavandou, la cittadina è incorniciata dai pini marittimi, dalle mimose e dal blu intenso di un Mediterraneo limpidissimo, che crea un contrasto sublime con i toni caldi della costa: l’oro e il bronzo della sabbia si fondono con l’ocra della terra e le sfumature plumbee degli scogli, in un rincorrersi irresistibile di scorci selvaggi e spiaggette curate. Spiagge che si snodano per circa 4 km, e fanno di Cavalaire sin dagli anni Cinquanta una delle mete balneari più incantevoli della zona, offrendo relax, divertimento, comfort e paesaggi da favola. Se i più esigenti non si accontentassero degli arenili del paese, potrebbero comunque prendere il largo e dirigersi verso le cosiddette Iles d’Or, un trio di isolotti che affiorano nella baia proprio di fronte all’abitato e regalano fondali mozzafiato.
 
A garantire il divertimento sul litorale e la piacevolezza delle giornate in spiaggia ci pensa il clima, che a Cavalaire-sur-Mer presenta i tipici tratti mediterranei: un’estate calda, lunga e soleggiata, con temperature sempre piacevoli grazie al soffio fresco che spira sempre dal mare; ma anche inverni miti, mai troppo freddi, e precipitazioni limitate, quasi assenti nella stagione calda e ridotte anche nel periodo più freddo. Il mese più freddo è gennaio, con temperature medie comprese tra i 3°C e gli 11°C, mentre in più caldo è luglio, quando si passa dai 18°C ai 29°C.

 Con un clima così gradevole sarebbe però un peccato limitarsi alla vita di mare: anche altre zone della cittadina meritano uno sguardo, perché Cavalaire è un concentrato prezioso di storia, cultura e tradizioni. Ad ovest del centro, ad esempio, si estende la Domaine Foncin, una grande tenuta dominata da una casa colonica bianca che si erge dalla cima di un colle, protesa verso il mare. Il grande parco venne acquistato nel 1890 da Pierre Foncin, geografo e scrittore, che quattro anni dopo vi fece realizzare il ‘Casteu Souleu Dou’ perché la famiglia potesse trascorrervi le vacanze, ed oggi viene utilizzato per lo studio della natura e l’educazione al rispetto verso l’ambiente.
 
Un’altra attrazione interessante è lo spazio archeologico di Cavalaire, con collezioni archeologiche che riguardano sia l’epoca romana che l’Età del Ferro, testimoniando il ricco passato gallo-romano della cittadina e degli altri paesi della baia.
 
Dopo una giornata trascorsa all’aria aperta, o curiosando tra le testimonianze storiche, i più golosi potranno rifocillarsi gustando le prelibatezze tipiche della cucina provenzale: qui, sulla costa, il pesce fresco è l’ingrediente principale di piatti squisiti, come la ‘bouillabaisse’e la zuppa di pescato, ma non sarebbe altrettanto gustoso senza il pregiato olio d’oliva, l’aglio e gli ottimi vini prodotti dai vitigni locali.
 
Per gustare le specialità della gastronomia locale vale la pena di partecipare alle manifestazioni che si svolgono periodicamente in centro, occasioni ideali per lasciarsi tentare da qualche stand gastronomico. L’evento più atteso è il ‘Corso du Mimosa’, che si celebra nel periodo invernale e consiste in una grande sfilata di carri addobbati con fiori variopinti, che a ritmo di musica percorrono le vie del centro e raggiungono il luogo in cui si disputerà la ‘Bataille de Fleurs’.
 
Da non perdere anche la Festa di Saint-Pierre del primo weekend di luglio, dedicata al patrono dei pescatori, la Festa di Saint-Jean del 21 giugno, e il Festival di musica jazz in settembre.
 A metà strada tra Marsiglia e Nizza, stretto tra Le Lavandou e Saint-Tropez, il paese è facilmente raggiungibile con ogni mezzo di trasporto. Chi viaggia in auto deve percorrere l’autostrada A8, per poi scegliere tra due uscite possibili e seguire le indicazioni: la prima è quella di Le Cannet des Maures/Le Luc, la seconda quella per Sainte-Maxime. L’aeroporto più vicino è quello di Toulon-Hyères, a 46 km circa.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 24/03/2011 @ 08:00:06, in it - Scienze e Societa, read 1933 times)

Ogni stagione dell’anno riempie Le Pradet di una nuova musica: in inverno il paese francese della Costa Azzurra è intriso di suoni dolci, piacevolmente malinconici, come in ogni borgo marittimo nei suoi giorni argentati di quiete; in primavera le grida solitarie dei gabbiani iniziano a fondersi con un clima di festa, che sboccerà in estate in un tripudio di vivacità e tramonterà in autunno, quando le luci si fanno calde e il sole è un arancia matura. Questa la poesia che domina Le Pradet, cittadina di quasi 11 mila abitanti nel dipartimento francese del Var, nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra.
 
Incastonata lungo il litorale tra Toulon e Hyères, la città si distribuisce su un territorio vario e disomogeneo, che va da una piana settentrionale denominata Le Plan alla zona meridionale, occupata dal Porto di Toulon, frastagliata di insenature, scogli e calette pittoresche, sino alla punta sud-orientale costituita dal Cap de Carqueiranne. Su tutta l’area il clima mediterraneo ha disteso una coperta profumata e variopinta, tappezzata di giardini fioriti, colture di limoni, vigneti, uliveti, sugheri, pini e mimose, mentre la striscia di terra affacciata al mare è dominata dagli arbusti odorosi e selvaggi della macchia.

 
Profumi e colori nutriti quotidianamente dal sole generoso della Costa Azzurra, e dal clima mite che accarezza Le Pradet in ogni mese dell’anno: le temperature sempre dolci e la scarsità delle piogge assicurano non solo un paesaggio lussureggiante, ma anche uno scenario ideale per trascorrere in totale relax le proprie vacanze. Qui infatti i valori medi del mese più freddo, gennaio, vanno da un minimo di 3°C a un massimo di 11°C, mentre in luglio e agosto, i mesi più freddi, si passa dai 18°C ai 29°C. Le precipitazioni, quasi assenti in estate, toccano il picco massimo in gennaio, quando piove in media per 7 giorni sul totale.
 
Una delle attrazioni più interessanti di Le Pradet è un museo che unisce curiosità storiche, usi tradizionali e meraviglie naturalistiche: si tratta del Musée de la Mine de Cap Garonne, ovvero del Museo della Miniera, inaugurato nel 1994 e allestito all’interno delle vecchia gallerie di rame, creato con lo scopo di raccontare un’importante componente della storia locale attraverso il gioco.
 
Chi visita la mostra viene fornito di casco e appeso, mediante una rete di sicurezza, al soffitto basso della miniera, per esplorare il deposito di rame e apprendere alcune nozioni riguardo al suo utilizzo.
 
Questo è il solo museo francese dedicato al rame e ai micro-minerali, ed è classificato tra i cinque più belli del mondo nel suo genere.
Ma non mancano gli edifici storici di grande pregio architettonico, come il Château du Clos Meunier, realizzato tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII, appartenuto nel corso dei secoli a vari padroni e più spesso menzionato semplicemente come ‘chateau du Pradet’. In origine la tenuta di oltre 30 ettari era quasi completamente ricoperta di vigneti, e costeggiava tutta la strada principale cittadina, ma da quando è diventata di proprietà del Comune, nel 1973, è stata rimessa a nuovo e trasformata in un grande parco pubblico.
 
E’ il Parc Cravéro, un paradiso di sentieri squisitamente ombreggiati, con una coltivazione di palme che raccoglie più di 70 specie, tantissime varietà floreali mediterranee e un piccolo zoo.
 
Da vedere la Villa de Mandrot, progettata da Le Corbusier nel 1930, in pietra grezza, iscritta tra i Monumenti Storici a partire dal 1987, ma anche la Galerie d’art Cravéro, la chiesa Saint-Raymond, il forte de la Gavaresse, il giardino e il bosco di Courbebaisse e il sentiero ‘Jean Francois Jubé che raggiunge il Cap Garonne.
 
Il sentiero costiero regala panorami magnifici sulla baia, incanta con le campiture di turchese che dominano il mare, e consente di scoprire una collana affascinante di calette e arenili, ottimi per distendersi al sole e lasciarsi cullare dal sussurro delle onde.
 
E dopo il relax sulla spiaggia ci si può concedere qualche serata di festa e di svago, ad esempio prendendo parte a qualche evento organizzato nel cuore di Le Pradet. La cittadina è infatti spesso animata da sagre, manifestazioni popolari e appuntamenti culturali, come la fiera gastronomica ‘Le Pradet Gourmand’ che si svolge a metà novembre e permette di assaporare le delizie tipiche della zona. Dimostrazioni di ricette, convegni a tema, ma anche spettacoli e intrattenimenti vi accompagneranno in un viaggio irresistibile tra i sapori della Francia e di Le Pradet.
 
Per raggiungere la città ci sono diverse possibilità. Chi viaggia in auto e viene dall’Italia o da Nizza deve percorrere la A57 in direzione Toulon, uscire a La Garde e seguire le indicazioni fino alla meta. Chi sceglie il treno può raggiungere Toulon e proseguire in taxi o in autobus, mentre l’aeroporto più vicino è quello di Hyères, a soli 11 km.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 25/03/2011 @ 08:00:17, in it - Scienze e Societa, read 1265 times)

Sin dall’antichità il golfo di La Ciotat ha offerto riparo alle navi che solcavano il Mediterraneo: di quei popoli dimenticati, che già avevano capito l’incanto della Costa Azzurra, rimane oggi la cittadina francese di La Ciotat, perla arenata sul litorale nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzura.
 
La popolazione, che oggi ammonta a circa 32 mila abitanti, ha iniziato a radunarsi qui in epoche molto remote: dagli scavi archeologici d’Ellianac e della grotta di Terrevaine si intuisce che le prime tribù sedentarie neolitiche si siano stabilite qui già tra il 3000 e il 2000 a.C., mentre i navigatori vi sarebbero approdati per la prima volta intorno al V secolo.
 
Fu soltanto nel XVI secolo, tuttavia, che la fortuna della località decollò davvero: in quel periodo buona parte dell’aristocrazia genovese si vide costretta ad abbandonare l’Italia, a causa delle rivoluzioni locali, e riparò proprio a La Ciotat, dove nel 1622 sorsero i primi importanti cantieri navali. Da quel momento in poi, fatta eccezione per una breve parentesi di declino nel Setteento, la città continuò ad evolversi e a reinventarsi costantemente, anche grazie alla figura dell’industriale Louis Benet che nel 1836 modernizzò notevolmente i cantieri locali, rendendoli la componente fondamentale dell’economia locale.

 
Un’economia e uno splendore che a poco a poco, nel corso degli anni, hanno iniziato a svilupparsi anche grazie al turismo: patria del cinema, dove il celebri fratelli Lumière concepirono la loro strabiliante invenzione, La Ciotat è si è mostrata nel tempo per ciò che ha da offrire. Un litorale suggestivo agghindato di calette e scorci incantevoli sulla scogliera, spiagge accoglienti e moderne e porticcioli dal sapore intimo e antico rendono la città perfetta per le vacanze balneari, mentre un ricco patrimonio storico-artistico è pronto ad accontentare anche chi preferisce una gita culturale. Nel centro storico si possono ammirare innumerevoli edifici interessanti, dalle architetture raffinate e caratteristiche, realizzati tra la fine del XV secolo e il XIX secolo. Durante la passeggiata al cospetto dei palazzi, mentre si percorrono le strade curate e graziose di La Ciotat, di tanto in tanto si incontra una bella piazza, ciascuna con una storia da raccontare.
Tra le più famose c’è la Place de la Liberté, del 1796, dominata dal monumento dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, a cui si aggiungono molte altre piazze da non perdere: in Place Esquiros c’era un tempo l’antica porta di Cassis, che consentiva l’ingresso in città; la Place Evariste Gras ha ospitato a lungo il mercato per poi divenire sede del complesso cinematografico e della biblioteca municipale; la Place Sadi Carnot è la più vivace di tutte, privilegiata da chi passeggia per il centro senza fretta e con la voglia di chiacchierare; infine Place du 8 mai 1945 si apre verso il golfo con una splendida gradinata ad anfiteatro, particolarmente suggestiva alla luce del tramonto.
 
Tra le costruzioni più belle di La Ciotat ci sono poi gli edifici di culto, tra cui si distinguono molte cappelle e chiesette interessanti. La Chapelle des Pénitemts Bleus esiste dal 1618, e dal 1992 è tutelata come Monumento Storico: così come la Chapelle des Pénitents Noir, del 1630, si tratta di un tipico esempio di architettura della Controriforma.
 
Nella parte alta della città si può ammirare l’originalissima Chapelle Notre-Dame de la Garde, decorata da ex-voto donati da marinai e pescatori locali. Da percorrere con calma il molo del Beruard, costruito nel 1551, un tempo ingresso al porto cittadino. Il Beruard era la prigione ma, grazie al grande fanale posizionato sulla torre, veniva utilizzato anche come faro. Infine, non si può abbandonare la patria del cinematografo senza aver visitato l’Eden Théatre: realizzato nel 1889, è l’ambiente più antico ad aver mai ospitato spettacoli di cinematografo pubblici a pagamento, e vi vennero trasmessi i primi film di Luois e Auguste Lumière. Divenuto proprietà del comune nel 1992, il teatro è stato classificato come Monumento Storico nel 1996.
 
Il cinema è protagonista anche di alcuni eventi molto importanti che si svolgono a La Ciotat durante l’anno, in particolare la rassegna di cortometraggi “Best of Short Film Festival”, che si tiene nel mese di settembre. Altre occasioni interessanti sono il Festival di Arte Contemporanea, che va dalla fine di luglio alla fine di agosto, e il Festival del Jazz nel mese di agosto.
Un ultimo buon motivo per visitare La Ciotat è il suo clima, mite e soleggiato come in tutta la Costa Azzurra: le temperature medie so mantengono gradevoli per tutto l’anno, infatti in gennaio, il mese più freddo, si va da una minima di 3°C a una massima di 11°C, mentre in agosto si passa dai 18°C ai 29°C.
 
Le precipitazioni sono scarse nel periodo estivo, tanto che in luglio piove appena per due giorni sul totale, mentre si concentrano maggiormente in inverno: in gennaio, il mese più colpito, piove in media per una settimana.
 
Chi si è lasciato convincere dalle attrattive di La Ciotat e decide di visitarla, può raggiungere la meta in vari modi. L’aeroporto più vicino è quello di Marseille-Marignane, a 57 km circa, mentre la stazione ferroviaria cittadina si trova a poca distanza dal centro. Chi viaggia in auto deve percorrere l’Autostrada A50 e uscire a Saint Cyr sur Mer, per poi seguire le indicazioni verso La Ciotat.

Fonte: ilturista.info

 
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