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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 06/03/2011 @ 08:00:49, in it - Osservatorio Globale, read 2288 times)

Hofbräuhaus, la birreria più famosa del mondo.
 
In Baviera nella seconda metà del XVI secolo governava il Duca Wilhelm V e le principali opere erano finanziare il grande cantiere della chiesa di S. Michael, con l'annessa residenza-collegio dei Gesuiti, e riorganizzare-rivitalizzare la produzione di birra: troppo poca (e nemmeno di eccellente qualità) quella prodotta a Monaco, troppa cara quella esportata da Einbeck/Hannover!

 
 Allora il geniale Wittelsbach ebbe l'idea di costruire una fabbrica di birra all'interno della corte e di affidarne la direzione e gestione a Heimeran Pongraz, che già si era distinto come mastro birraio nel convento di Geisenfeld. Era il 27 settembre 1589 e nasceva così l'Hofbräuhaus, la birreria più famosa del mondo.
 
 La birreria si è trasferita nel '600 in un'area più ampia nella zona del Platzl e a partire dal 1610 la birra prodotta non è più esclusiva della corte ma può essere acquistata da privati cittadini e venduta anche in altre birrerie. L'edificio che attualmente ospita l'Hofbräuhaus è stato inaugurato nel 1897 dopo due anni di lavori curati dalla ditta di Monaco "Heilmann & Littmann". Dal 1980 la gestione è affidata alla famiglia Sperger, coadiuvata da circa 200 dipendenti.
 
 Al pianterreno si trova il salone più frequentato, il centro vitale dell'Hofbräuhaus: volte affrescate, lunghe tavolate di legno massiccio, orchestra, orchestranti e camerieri in perfetto stile bavarese, e poi lei... la birra, fiumi di birra bionda! L'atmosfera a pranzo e soprattutto alla sera è molto allegra e vivace. Al primo piano si trovano le sale più tranquille ed eleganti. Si può anche mangiare all'esterno nel biergarten.
 
 La birreria è stata per lungo tempo uno dei principali "teatri" della politica tedesca: in particolare nel 1921 nella cosiddetta "Schlacht [battaglia] im Hofbräuhaus" trovò la ribalta la magnetica arte oratoria di Adolf Hitler.
 
L'Hofbräuhaus, situata al n° 9 di Am Platzl, è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 24. Per raggiungerla: tutte le linee della metropolitana S, U3, U6 - fermata "Marienplatz".


 
Le altre birrerie e biergarten:
 
Hofbräukeller
Dove Wiener Platz
Apertura Tutti i giorni dalle 10 alle 23
Mezzi pubblici U4/U5 fermata "Max Weber Platz", tram 19 "Max Weber Platz", tram 18 "Wiener Platz"
Commento Si trova a pochi minuti dal Maximilianeum (Parlamento bavarese) ed è un locale molto grande con ampio biergarten all'aperto. Molto amato dai giovani anche per i buoni prezzi.
Sito ufficiale www.hofbraeukeller.de
 
Augustiner
Dove Neuhauser Straße 27
Mezzi pubblici Tutte le linee S, U4/U5 fermata "Karlsplatz (Stachus)"
Commento Tra le birrerie di Monaco è la più bella ed elegante: il locale è ricco di affreschi e decorazioni. La cucina è ottima e i prezzi sono accessibili. Il locale è diviso in due parti: la birreria vera e propria (entrata a sinistra della facciata) e il ristorante (entrata a destra).
Sito ufficiale www.augustiner-restaurant.com
 

Augustiner Keller
Dove Arnulfstraße 52
Apertura Tutti i giorni dalle 11.30 all'1 di notte
Mezzi pubblici Tutte le linee S, tram 17 - fermata "Hackerbrücke"
Commento Ottima nella bella stagione, complice l'enorme biergarten immerso, come da tradizione, tra alberi di castagno.
Sito ufficiale www.augustinerkeller.de
 
Löwenbräu
Dove Nymphenburger Str. 2
Apertura Tutti i giorni dalle 11 all'1 di notte
Mezzi pubblici U1, tram 20, 21 - fermata "Stiglmaierplatz"
Commento E' uno dei più grandi locali della città (la Festsaal, sala delle feste, contiene 2.000 persone). Come in tutte le birrerie di Monaco regna la tipica cucina locale; da segnalare il grande biergarten all'aperto.
Sito ufficiale www.loewenbraeukeller.com
 
Paulaner
Dove Kapuziner Platz 5
Apertura Tutti i giorni dalle 11 a Mezzanotte
Mezzi pubblici U3/U6 fermata "Goetheplatz", bus 58 "Kapuzinerplatz"
Commento Birreria appartenente all'antica fabbrica Paulaner. Migliore come semplice birreria che come ristorante.
Sito ufficiale www.paulanerbraeuhaus.de
 
Chinesischer Turm
Dove All'interno degli Englischer Garten
Apertura Tutti i giorni dalle 10 a Mezzanotte
Mezzi pubblici tram 17 "Tivolistraße", bus 54, 154 "Chinesischer Turm"
Commento Frequentatissima birreria-biergarten con circa 7.000 posti a sedere che ha sede presso la Chinesischer Turm, la torre cinese costruita nel 1789 prendendo ispirazione da una pagoda situata nei londinesi Kew Gardens. Il chiosco self-service offre tutte le principali specialità della cucina bavarese.
Sito ufficiale www.chinesischer-turm.de
 
Hirschgarten
Dove All'interno dell'Hirschgarten
Apertura Tutti i giorni dalle 11 a Mezzanotte
Mezzi pubblici tram 12, 16 e 17 "Romanplatz"
Commento E' il più grande biergarten di Monaco (8.000 posti) e si trova all'interno dell'Hirschgarten, il giardino dei cervi, già tenuta di caccia voluta nel 1780 dal principe elettore Karl Theodor. Oltre a bere e mangiare si possono osservare da vicino i cervi che vivono nel parco.

Sito ufficiale www.hirschgarten.de - Fonte: tuttobaviera.it

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By Admin (from 05/03/2011 @ 14:00:26, in en - Global Observatory, read 1962 times)

"Cornell Dots" -- brightly glowing nanoparticles -- may soon be used to light up cancer cells to aid in diagnosing and treating cancer. The U.S. Food and Drug Administration (FDA) has approved the first clinical trial in humans of the new technology. It is the first time the FDA has approved using an inorganic material in the same fashion as a drug in humans.

"The FDA approval finally puts a federal approval stamp on all the assumptions we have been working under for years. This is really, really nice," said Ulrich Wiesner, the Spencer T. Olin Professor of Materials Science and Engineering, who has devoted eight years of research to developing the nanoparticles. "Cancer is a terrible disease, and my family has a long history of it. I, thus, have a particular personal motivation to work in this area."

The trial with five melanoma patients at Memorial Sloan-Kettering Cancer Center (MSKCC) in New York City will seek to verify that the dots, also known as C dots, are safe and effective in humans, and to provide data to guide future applications. "This is the first product of its kind. We want to make sure it does what we expect it to do," said Michelle Bradbury, M.D., radiologist at MSKCC and assistant professor of radiology at Weill Cornell Medical College.

C dots are silica spheres less than 8 nanometers in diameter that enclose several dye molecules. (A nanometer is one-billionth of a meter, about the length of three atoms in a row.) The silica shell, essentially glass, is chemically inert and small enough to pass through the body and out in the urine. For clinical applications, the dots are coated with polyethylene glycol so the body will not recognize them as foreign substances.

To make the dots stick to tumor cells, organic molecules that bind to tumor surfaces or even specific locations within tumors can be attached to the shell. When exposed to near-infrared light, the dots fluoresce much brighter than unencapsulated dye to serve as a beacon to identify the target cells. The technology, the researchers say, can show the extent of a tumor's blood vessels, cell death, treatment response and invasive or metastatic spread to lymph nodes and distant organs. The safety and ability to be cleared from the body by the kidneys has been confirmed by studies in mice at MSKCC, reported in the January 2009 issue of the journal Nano Letters (Vol. 9 No. 1).
For the human trials, the dots will be labeled with radioactive iodine, which makes them visible in PET scans to show how many dots are taken up by tumors and where else in the body they go and for how long.

"We do expect it to go to other organs," Bradbury said. "We get numbers, and from that curve derive how much dose each organ gets. And we need to find out how fast it passes through. Are they cleared from the kidney at the same rate as in mice?

One of many advantages of C dots, Bradbury noted, is that they remain in the body long enough for surgery to be completed. "Surgeons love optical," she said. "They don't need the radioactivity, but [our study] confirms what the optical signal is. As you learn that, eventually you no longer need the radioactivity."

On the other hand, she added, the dots also may serve as a carrier to deliver radioactivity or drugs to tumors. "This is step one to jump-start a process we think will do multiple things with one platform," she said.

First-generation Cornell dots were developed in 2005 by Hooisweng Ow, then a graduate student working with Wiesner. Wiesner, Ow and Kenneth Wang '77 have co-founded the company Hybrid Silica Technologies to commercialize the invention. The dots, Wiesner said, also have possible applications in displays, optical computing, sensors and such microarrays as DNA chips.

Source: Nanowerk News

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By Admin (from 05/03/2011 @ 11:00:12, in ro - Stiinta si Societate, read 1465 times)

 Geofizicianul roman Stefan Sgandar, cu ale carui studii cititorii „Magazinului” au mai avut prilejul sa se intalneasca, ne propune de aceasta data o explicatie extrem de interesanta si de realista a asa-numitului fenomen Tunguska, petrecut acum 100 de ani - mai exact in ziua de 30 iunie 1908, ora 07:17 - pe Platoul Siberian Central. Imensul glob de foc care a explodat atunci in atmosfera terestra a generat efecte mai mult sau mai putin bizare, sesizabile rapid pe o distanta de circa 800 de kilometri. Totusi, nici o interpretare ulterioara nu a elucidat cazul.

Comete, gauri negre, extraterestri...

      Practic, intreaga planeta a receptat, intr-un fel sau altul, insolitul impact. De la mari distante, s-a putut vedea intrand in atmosfera uriasa flacara alb-albastruie si s-a auzit un sunet asurzitor. Traiectoria a avut o forma de curba larga, iar la cadere s-a format un nor negru si a izbucnit o limba de foc ce s-a bifurcat, stralucind orbitor. Ulterior, s-a format o tromba de ciclon care a facut sa cada o ploaie neagra. Undele seismice s-au propagat la multe sute de kilometri in sol, iar in aer au inconjurat Pamantul de doua ori. La altitudini mari, in Europa au aparut nori argintii masivi, care radiau o luminiscenta ciudata. Forta exploziei a fost echivalata cu aproximativ 30 milioane de tone TNT!

Explicatiile cautate de cercetatori, dar si de amatori, au mers pe cai dintre cele mai diferite. Prima presupunere - caderea unui meteorit - a insemnat si prima infirmare, caci la locul impactului nu existau nici urme de crater, nici fragmente ale presupusului corp ceresc. Au urmat alte versiuni: o explozie nucleara, o cometa gazoasa dezintegrata in atmosfera terestra, o gaura neagra si chiar dezintegrarea unei nave extraterestre sau impactul dintre planeta noastra si o farama de antimaterie. Argumentele si contraargumentele pentru fiecare ipoteza au facut ca, vreme de un veac, fenomenul Tunguska sa ramana invaluit in mister.

„Soarele” cazut pe Pamant

Cercetatorii Stefan Sgandar si Claudiu Sgandar incearca sa lamureasca toate problemele, pornind de la ideea ca explozia a fost provocata de un glob plasmatic expulzat in urma unei eruptii solare. Un prim argument: traiectoria ciudata a globului incandescent, caracteristica fulgerelor globulare. In plus, un amanunt extraordinar: „evolutia” fenomenului a fost calculata sa se fi desfasurat la cel putin 3-400 de kilometri altitudine. Asadar, dincolo de atmosfera, ceea ce inseamna ca acel „corp” nu a luat foc ca urmare a frecarii cu aerul. Ulterior, coliziunea cu atmosfera a determinat un „salt” pana la 2-300 km (cu descrierea ciudatei parabole observate de la sol), apoi reducerea vitezei si caderea „corpului” pe Pamant. Se explica astfel si despicarea arborilor de sus in jos, in doua parti egale: fenomenul s-a petrecut ca in cazul aruncarii unei pietre intr-un lac, stiut fiind faptul ca, atunci cand aceasta atinge apa, unda sare in mod absolut egal, la dreapta si la stanga traiectoriei urmate de piatra.

Sunetul foarte puternic auzit de martori a fost produs, potrivit d-lui Sgandar, de contactul dintre uriasul plasmoid (cu viteza supersonica) si atmosfera, totodata reducandu-se substantial viteza pana la mai putin de 1 km/s. De asemenea, plasmoidul nu avea cum sa dea nastere unui crater, in schimb se putea separa in doua in timpul impactului, determinand bifurcatia limbii de foc observate.

Limpezirea apelor

 La cateva decenii dupa explozie, in probele de sol de la locul impactului s-au gasit niste bile microscopice, a caror existenta geofizicianul roman o atribuie caldurii mari degajate de plasmoid in momentul exploziei. Aceasta a topit minereurile de fier slabe, dupa care, prin racirea brusca, s-au format retele de cristalizare in jurul unor centre microscopice, ceea ce a dus la aparitia amintitelor bile metalice. Puterea extraordinara a exploziei a determinat si undele de aer inregistrate pe toata planeta si, pe de alta parte, condensarea brusca in clima rece a taigalei, urmata de un vartej ca o tromba de ciclon, care a ridicat in aer o cantitate apreciabila de sol mlastinos, ceea ce a generat ulterior o ploaie neagra. Cat despre luminiscenta vie a cerului, observata pana in Anglia, ce a durat mai multe nopti, ea ar fi fost rezultatul condensarii vaporilor de apa in mici cristale de gheata la altitudinea de 80 de kilometri, in conditiile speciale create de trecerea prin atmosfera terestra a imensului plasmoid.

„Concluzia ce se desprinde din toate cele expuse - isi incheie argumentatia d-l Stefan Sgandar - duce fara indoiala la ideea ca presupusul glob plasmatic de origine solara, ce a dat nastere exploziei din Siberia, poate explica in intregime toate fenomenele petrecute in urma coliziunii, fenomene explicate doar partial si contradictoriu de celelalte ipoteze.”

Autor: ADRIAN-NICOLAE POPESCU - Sursa: Magazin.ro

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By Admin (from 05/03/2011 @ 08:00:31, in it - Scienze e Societa, read 1187 times)

Valsugana e Lagorai… esperienze da vivere, attimi da ricordare…


 
Lunghe giornate di piacere distesi a crogiolarsi pigramente al sole, una leggera brezza che solletica il corpo finalmente libero di respirare, il dolce rumore dell’acqua dei laghi che accarezza i sensi più
profondi: benvenuti in Valsugana e Lagorai!

Lasciatevi conquistare dal silenzio della montagna, dai colori della natura che qui si è espressa al meglio delle sue potenzialità regalando paesaggi di poetica bellezza, dai profumi ormai dimenticati, dai sapori di antica tradizione, dall‘ emozione di uno sguardo ed una stretta di mano da chi ha fatto dell’accoglienza un vero e proprio mestiere di vita.
 
L’incanto dell’acqua, quella delle terme di Levico, Vetriolo e Roncegno, dei laghi di Levico e Caldonazzo e dei torrenti di alta montagna; la purezza dell’aria, quella dei boschi e della montagna più selvaggia del Lagorai; l’amore della natura e della terra, quella dei campi coltivati come un tempo, dei lunghi tracciati da scoprire a piedi, a cavallo o in bicicletta.

 
Il senso dell’ozio: un ozio prezioso che cambia la vita, che fa sorridere, che fa tornare felici e spensierati come bambini. Vi offriamo ciò che noi abbiamo la fortuna di vivere ogni giorno: la natura, la montagna, i laghi,… la Valsugana ed il Lagorai.
 
In questo splendido angolo del Trentino innumerevoli sono le occasioni per trasformare la vostra vacanza in un vero e proprio “bagno di salute” e rigenerare il corpo e la mente, ritrovando l’armonia con voi stessi e l’ambiente circostante.
 
È grazie al clima mite, all’aria salubre che si respira, alla vicinanza dei monti e alla presenza dei laghi, che qui tutto diventa più facile e ogni attività più stimolante. I modi per rilassarsi sono molti: dalle passeggiate in mezzo ai boschi, ai voli in parapendio fino ai rilassanti trattamenti termali.
 
 Le terme, che troviamo a Levico, Roncegno e Vetriolo sono avvolte da una magica quanto affascinante leggenda che si perde nella notte dei tempi...
 
Si narra che i quattro figli del Monte Fravort, Sidero (ferro), Cobalto (arsenico), Cupro (rame) e Ocra, buoni ed ottimamente istruiti, decisero di lasciare la casa paterna per portare a tutti le ricchezze del loro sapere e la gioia di vivere. Non appena furono lontani, però, si lasciarono contagiare dalla malvagità degli uomini, superando chiunque nella capacità del male.

Portarono discordie, guerre, calunnie e inimicizie.
 
Il Signore decise di fulminarli ma Fravort implorò clemenza. Furono quindi riportati al luogo d’origine e rinchiusi nelle viscere del monte a piangere il loro tristissimo passato. Le loro lacrime filtrarono il terreno fino ad una grotta di Vetriolo, la Caverna dell’Acqua Forte, dove oggi sgorga un’acqua minerale che può ridonare la salute e la gioia di vivere. Ocra fu rinchiusa più in basso dei suoi fratelli, nella Caverna dell’Ocra, e dalle sue lacrime nasce l’acqua minerale leggera. Ogni notte Fravort scende a visitare i figli prigionieri e porta loro notizie del bene operato a chi si affida alle loro acque.

Fonte: valsugana.info

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By Admin (from 04/03/2011 @ 12:00:34, in ro - Stiinta si Societate, read 1576 times)

 In privinta asa-numitului monstru din lacul scotian Loch Ness, lumea este impartita firesc in cei ce cred si cei ce nu cred in existenta lui. Oricum, in 1934, medicul londonez Robert Kenneth Wilson a facut o fotografie destul de confuza, care a inconjurat lumea. Se observa deasupra apei ceva ce aduce cu un gât lung, terminat cu un cap mic, usor alungit si având in urma un fel de cocoasa. Imaginea in alb-negru a deschis calea unui nesfârsit sir de ipoteze, realiste ori fanteziste.

Imposibila creatura

Ideea ca Nessie ar fi un plesiosaur (reptila marina despre care oamenii de stiinta spun ca ar fi disparut acum 65 milioane de ani) a generat cele mai numeroase controverse. O armata de biologi a demontat teoria, pe baza a trei argumente principale. Primul arata ca Loch Ness s-a format la sfârsitul ultimei ere glaciare, ceea ce pune problema modului cum plesiosaurii - daca ar mai fi existat atunci - ar fi putut coloniza acest lac in formare.

In al doilea rând, era vorba despre animale cu sânge rece. Or, apele lacului sunt si ele suficient de reci pentru a nu le fi permis supravietuirea. In fine, pentru perpetuarea in timp a unei specii este nevoie de câteva zeci de masculi si femele, care sa se reproduca. Numarul mare necesar si faptul ca plesiosaurii nu aveau branhii, ci plamâni, impun concluzia ca animalele ar fi trebuit sa iasa frecvent la suprafata: un comportament care le-ar fi facut foarte usor de observat.

Si totusi, pâna si NASA si-a trimis in Scotia o tehnologie moderna de sondare a apelor, fara insa a descoperi macar umbra lui Nessie. Cercetatorii au destul de furca pentru a combate marturiile a sute de persoane, conform carora ar fi vazut „monstrul” (in 2005 au existat patru perioade de asemenea presupuse observatii).

Sute de observatii...

Contrareplicile sunt dintre cele mai diferite. Valuri neobisnuite, produse de vânt, de vapoare sau de miscari seismice de profunzime ar fi putut lua forme asemanatoare unui animal. S-a mai constatat ca lutre sau caprioare care traversau inot lacul evocau uneori creaturi stranii. Si otaria cu gâtul lung a fost luata in calcul, ca si trunchiurile de copaci cazute pe fundul lacului si revenite periodic la suprafata, sub impulsul gazelor acumulate. Pentru paleontologul Neil Clark, nici una dintre respectivele ipoteze nu explica faimoasa fotografie. Dupa o perioada de bâjbâiala, el s-a oprit la o explicatie propusa prin 1980, care ar veni sa dea o dimensiune absolut fireasca siluetei din imagine, aruncând totodata in ridicol teoriile anterioare.

Elefantii adora inotul!

 Ei, da: nimic altceva, decât un elefant facând baie in Loch Ness, aceasta ar fi faimoasa creatura cu renume de monstru. Ce-i drept, ca imagine, totul se potriveste. Totusi, tinuturile scotiene sunt vestite datorita oilor, iar elefanti care sa pasca iarba lor grasa nu prea s-au vazut. Asa ca a venit dezlegarea misterului: fie fotografia era un montaj, fie fusese facuta pe undeva, prin India. Neil Clark nu s-a multumit insa cu asemenea posibile speculatii. Rasfoind arhivele referitoare la regiunile nord-scotiene, a aflat ca in anii 30, circurile care se deplasau intre Glasgow si Inverness faceau popasuri in apropierea lacului Loch Ness.

In 1933, un anume Bertram Mills, directorul unui asemenea circ, a promis o suma exorbitanta (circa 1,5 milioane de euro, astazi!) celui care va captura „monstrul”, pentru menajeria lui. Se presupune ca el nu ar fi riscat atât, daca nu ar fi stiut ca legendarele animale nemaivazute erau, de fapt, propriii sai elefanti. Care ii dadusera si ideea de publicitate de mare clasa, pur si simplu imbaindu-se in apele lacului.

*

Asadar, iata-l pe Nessie „demascat”. Cum ramâne insa cu sutele de observatii anterioare? Poate ca, intr-adevar, e vorba despre trunchiuri de copaci, valuri seismice, caprioare, otarii... Macar pentru amatorii de enigme, un semn de intrebare persista totusi asupra altui aspect: „monstrul” scotian nu e rodul fanteziei unui mercantil director de circ, nici o umbra pe o fotografie din 1934; de sute de ani, localnicii si-au transmis din generatie in generatie credinta ca in adâncurile lacului Loch Ness vietuiesc creaturi terifiante, pesti gigantici si dragoni submarini...

Autor: ADRIAN-NICOLAE POPESCU - magazin.ro

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2000

Don Giorgio Mazzoccato condannato a 6 anni per abusi e violenze a 10 bambine e bambini quando era parroco ad Arpinova (Fg). Oggi lavora nella parrocchia di Castelluccio dei Sauri.

Si suicida don Giuseppe Rassello, condannato a 3 anni e 6 mesi, in appello ridotti a 2, per abusi sessuali su un 14enne del rione Sanità, a Napoli. I funerali sono celebrati dal cardinale Michele Giordano.

Don Marco Gamba, parroco a Chiusa San Michele (To) condannato a 4 anni per abusi nei confronti di due chierichetti e possesso di materiale pedo-pornografico.

2001

Don Giuseppe Carpi condannato al pagamento di 30 milioni di lire per molestie ad una ragazza 14enne quando era parroco a Santa Margherita Ligure. Oggi è parroco di S. Maria di Nazareth a Sestri Levante (Ge).

Don Renato Mariani condannato a 4 anni per violenza sessuale a minori quando era parroco a San Giuliano Milanese. Oggi è parroco della Natività di San Giovanni Battista a Melegnano.

2003

Don Bruno Tancredi, parroco di Monticelli (Te), condannato a 6 anni per violenze ai danni di due minori, uno dei quali disabile. Oggi lavora in diocesi, senza alcun incarico specifico.

2004

Don Roberto Volaterra, parroco di Castagnole Piemonte (To), condannato a 1 anno e 8 mesi e pagamento di 45mila euro per violenza sessuale nei confronti di una bambina di 13 anni che frequentava l'oratorio. Oggi è collaboratore parrocchiale a S. Andrea a Savigliano (Cn).

Don Paolo Pellegrini, parroco di San Gioacchino a Colleferro (Roma), in passato già segnalato ai carabinieri per atti osceni, condannato a 6 anni e al pagamento di 60mila euro per violenza sessuale e istigazione all'uso di sostanze stupefacenti su un minorenne.

Don Roberto Mornati, prete di Gavirate (Va), condannato a 3 anni e 4 mesi e al pagamento di 280mila euro per abusi nei confronti di 12 minori. In passato aveva già subito un processo per molestie.

Patteggia 2 anni e 6 mesi don Felice Cini, condannato per aver molestato alcuni bambini della parrocchia di Arcille (Gr).

VIDEO RAI 2 - AnnoZero: Preti pedofili protetti dal Vaticano.

Patteggia 2 anni e 6 mesi don Bruno Puleo per abusi sessuali nei confronti di 7 ragazzi che frequentavano il seminario di Agrigento. A Marco Marchese, una delle vittime, il vescovo di Agrigento, da cui si era recato prima di rivolgersi alla Procura, chiede un risarcimento di 200mila euro per danni arrecati all'immagine della Chiesa agrigentina, salvo poi ritirare la richiesta [Puleo è stato denunciato dapprima al parroco don Giuseppe Veneziano (il vice-rettore), poi al preside del seminario don Gaetano Montana ed in seguito anche all'Arcivescovo metropolita di Agrigento S.E. Mons. Carmelo Ferraro, tutti citati poi nel processo come persone informate sui fatti - n.d.Red.TA].

Patteggia 3 anni per pedofilia padre Domenico Marcanti, animatore alla scuola media dell'Istituto Don Orione di Alessandria.

Don Giorgio Barbacini condannato a 3 anni e mezzo per abusi sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario che aveva in custodia presso la comunità "Migrantes" di Savona. Oggi lavora in un'altra diocesi.

2007

Don Mauro Stefanoni, parroco di Laglio (Co), condannato a 8 anni e al pagamento di 150mila euro per abusi sessuali nei confronti di un minore disabile. Oggi lavora nella diocesi di Como, senza alcun incarico specifico.

Don Pierangelo Bertagna, parroco di Farneta (Ar), condannato a 8 anni per violenze sessuali a diversi minorenni. Viene sospeso dal vescovo di Arezzo e dimesso dallo stato clericale da papa Benedetto XVI. Č la prima volta che l'autorità ecclesiastica punisce un prete pedofilo.

2008

Don Emilio Manzolini condannato a 4 anni per violenze sessuali a due bambine di 9 anni quando era parroco di Santa Rosa da Viterbo, a Roma. Oggi lavora nella comunità di Albavilla (Co) della congregazione del Sacro Cuore di Gesù.

Don Antonio Calcedonio Di Maggio condannato a 4 anni per molestie sessuali a due minorenni della parrocchia romana Madonna di Czestochowa e della scuola media "Salvo D'Acquisto", dove insegnava religione. Già in passato aveva avuto una condanna per reati simili. Oggi risulta essere ancora viceparroco nella stessa parrocchia.

Don Lelio Cantini, ex parroco della Regina della Pace a Firenze, viene dimesso dallo stato clericale da papa Benedetto XVI perchè ritenuto responsabile di abusi e violenze sessuali su decine di minori fra il 1973 e il 1987. Nel 2005, l'allora vescovo di Firenze, il cardinale Ennio Antonelli, a cui le vittime si erano rivolte, si era limitato a vietare a don Cantini di celebrare la messa in pubblico per 5 anni.

Fonte: agenzia Adista & rivista La Voce delle Voci

LEGGI ANCHE: Il prete che ha violentato bambini per vent’anni rimarrà impunito! L’inchiesta su Don Lelio Cantini, accusato di abusi sessuali su minori, è stata archiviata: i reati sono prescritti o mancano le querele. (ARTICOLO DISPONIBILE DAL 14/08/2012)

LEGGI ANCHE: Chiesa: ennesimo caso di perversione. Sicilia, arrestato a Sciacca Don Davide Mordino, pagava minorenni per fare sesso! (ARTICOLO DISPONIBILE DAL 16/08/2012)

LEGGI ANCHE: Don Antonio Calcedonio Di Maggio in passato condannato dieci anni fa per una storia di pedofilia, scontata la pena, era tornato alla sua attività a scuola e all’oratorio. (ARTICOLO DISPONIBILE DAL 24/08/2012)

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By Admin (from 04/03/2011 @ 08:00:17, in en - Global Observatory, read 1452 times)

A potentially ‘green’ energy storage device which will help to power electric transport is to be officially launched at The University of Nottingham’s Malaysia Campus (UNMC) this week.

The Sahz-UNMC Pilot Plant produces ‘supercapacitors’ which are electrochemical storage devices with high power density. They are used to improve the lifetime of the batteries in electric vehicles.

The plant has developed the new supercapacitors under the brand name Enerstora. They are cost-saving and more environmentally-friendly when used in the manufacturing of electric cars, trains and other electric transportation. The supercapacitor also has important applications in other areas like solar energy and mobile devices where extremely fast charging is a valuable feature.

The unit was established by the UNMC Faculty of Engineering with industry partner Sahz Holdings to design and manufacture the devices with the eventual aim of building a high volume manufacturing plant in Malaysia. The fabrication process for this new technology was developed in collaboration with the Chemical Engineering Department at the University Park campus in Nottingham, UK.

The plant is sponsored by the Malaysian government and the country’s former Prime Minister, Tun Mahathir, will conduct the official opening on Tuesday 11 January 2011. The event will also see the signing of a memorandum of understanding between Sahz and two future partners, 2M Engineering of the Netherlands and Semyung Ever Energy Co.Ltd of South Korea.

Electric vehicles and ‘green’ cars will account for up to a third of total global sales by 2020, according to a recent report from Deloitte's global manufacturing industry group. At present most electric vehicle batteries typically need replacing every three to five years. The motivation for establishing the pilot plant was to develop the supercapacitor which will extend and maximise the life of the batteries to help conserve the natural environment and global energy resources.

A low state of battery charge leads to sulphurication and stratification, both of which shorten the life of the cell. Short battery life is caused by continuous draining and charging which has a detrimental effect on the battery. By using the new supercapacitor-battery hybrid technology for energy storage in electric vehicles the battery life can be lengthened, the battery size reduced and a higher state of charge can be maintained for a longer period of time.
The pilot plant is now manufacturing Electronic Double Layer Capacitors (EDLCs) in a reproducible and economically viable way. Historically it has been difficult to scale up production to economically viable levels without losing quality and performance of the product because the equipment and processes in a large plant are significantly different to a pilot plant. The Sahz-UNMC plant is also aiming to design a system capable of predicting the yield and quality of the product when it is eventually manufactured on a large scale.

At the launch and signing ceremony Malaysia’s former Prime Minister Tun Mahathir will be given a guided tour of the lab facilities. Leading the pilot plant at UNMC, Professor Dino Isa said:

“The project is one which is leading the market. We are gambling on the demise of hydrocarbon driven vehicles and the eventual emergence of the pure electric vehicle as the dominant means of transport in the next ten years.

“We are also looking to capitalize on the popularity of mobile devices which, as platforms and technologies converge, will require energy storage systems to deliver pulsed voltage and current that drains and eventually kills normal batteries if unaided by a supercapacitor integrated within the system. We thank the Malaysian Ministry of Science, Technology and Innovation (MOSTI) and Sahz for their trust and insight, I personally thank the University for providing me with an environment conducive to inquisitive research, my students for their patience and hard work and not least Prof George Chen for his input during the initial stages of the project."

Source: PhysOrg

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By Admin (from 03/03/2011 @ 12:00:12, in it - Scienze e Societa, read 1942 times)

Nella piazza al centro del paese, volgendo lo sguardo all’insù, ci si sente protetti da una culla verdeggiante, imponente e rassicurante allo stesso tempo: il borgo montano è Pergine Valsugana, in provincia di Trento, e la cornice tutt’intorno è fatta di montagne e foreste, di vallate che si intersecano fondendo le proprie storie millenarie, avvicinando tradizioni diverse e confondendo la leggenda con la realtà. Siamo nel capoluogo del comprensorio Alta Valsugana, in Trentino Alto Adige, all’inizio della Valsugana e allo sbocco della Valle del Fersina, dove comincia la Valle dei Mocheni.

Posizionata in un’ampia valle, inondata di sole per molte ore al giorno, Pergine si trova a 490 metri di quota ed è circondata da vari rilievi: le curve dolci del colle Tegazzo, la sagoma del Monte Marzola e quella del Monte Celva, il Cimirlo verso Trento, la Panarotta con le sue piste da sci e tanti altri giganti, che come imponenti sculture abbelliscono una regione fiabesca. Un ricamo argenteo e alcune chiazze di cielo spezzano il velluto verde: sono il fiume Fersina, che scivola lungo la catena dei Lagorai e raggiunge l’Adige, il Lago di Caldonazzo e altri specchi d’acqua cristallini, come il lago di Costa, il lago Pudro, il Canzolino e il lago di Madrano.

Mentre le forze della natura, nel corso dei secoli, davano il meglio di sé per creare il magnifico paesaggio trentino, la maggior parte degli italiani non conosceva le meraviglie che se ne stavano nascoste tra le Alpi: la Valle dei Mocheni ad esempio, culla di una delle minoranze linguistiche del nostro paese, fu raggiunta dalle vie di comunicazione nella seconda metà del Novencento, e presenta tutt’ora un sapore misterioso, dove le tradizioni sono rimaste intatte e genuine come un tempo. Un clima autentico che si respira anche a Pergine Valsugana, con i suoi 20 mila abitanti, le sue testimonianze storiche e architettoniche, le abitazioni rustiche ma anche i palazzi eleganti, per non parlare delle attività economiche ancora legate alla terra e l’irresistibile arte culinaria, che fa innamorare qualunque forestiero.

Tra gli edifici più affascinanti, degno di un libro illustrato, c’è il Castello di Pergine, che impettito e fiero si erge sulla cima del colle Tegazzo. Fondato in epoca medievale, il maniero occupa una posizione strategica sulle terre che spaziano dall’Alta Valsugana ai monti Celva e Calisio, facendo da spartiacque tra il Veneto e il Trentino. La cinta muraria esterna, costellata di torri di guardia, si interrompe in corrispondenza di una torre quadrata per consentire l’accesso alla fortezza: al pianterreno si scoprono così le cucine, le cantine e l’ingresso al giardino, mentre la sala del trono (oggi utilizzata come reception), la Cappella di sant’Andrea, un bar e un prestigioso ristorante si trovano il primo piano. Le cinque sale del secondo piano sono occupate da mostre di vario tipo, dedicate alla storia della regione e alle tradizioni paesane.
Il mistero non manca nel castello: narra la leggenda che il fantasma di una dama bianca sia stato avvistato tra i corridoi del castello, e lungo le scale si apre una macabra sala di tortura, dove i prigionieri venivano sottoposti al temutissimo stillicidio.

Ma lo spirito autentico di Pergine si respira soprattutto nel centro storico, ad esempio nel cosiddetto Spiaz de le Oche, antica piazza originariamente destinata all’agricoltura, costeggiata sino alla fine del Settecento dalla palude compresa tra il paese e la vicina località di San Cristoforo. Oggi si possono ammirare le vecchie case tipiche, strette le une alle altre, coi loro ballatoi in legno e i caratteristici graticci in cui si essiccava il granturco.

Interessante anche l’edificio del Municipio, formato da due nuclei distinti e di età differenti. La parte più antica risale al 1697, e originariamente consisteva in un piano terra adibito a Dogana e in un primo piano con le stanze del Monte dei Pegni, la sala riunioni del Consiglio e un piccolo archivio. Danneggiata da un incendio all’inizio del Settecento, la Casa Comunale venne ampliata nella seconda metà del secolo, mentre a metà Ottocento venne sopraelevato assumendo l’aspetto attuale. Da vedere, nelle immediate vicinanze, la casa Ochner a pianta decagonale e il Capitello dei Cerri, con un pregevole affresco di Raffaele Fanton, datato 1984.

Numerose sono le chiese, testimoni della devozione popolare. Tra le più belle c’è quella di San Rocco, di piccole dimensioni, fondata nel 1631 dopo un’epidemia di peste per ringraziare della grazia ricevuta. Ampliata a più riprese nell’arco del Seicento, nel 1908 ha visto la rimessa a nuovo dell’affresco del timpano, raffigurante San Sebastiano e San Rocco.
A due passi dalla chiesa, in via della Pontara, si incontra il Museo della Banda Sociale di Pergine.

Chi visita Pergine Valsugana, aldilà del centro storico grazioso e curato, cerca il contatto con la natura e il relax assoluto che solo l’alta montagna può regalare. I più sportivi potranno optare per le escursioni nella stagione estiva, oppure per lo sci nel periodo invernale: a una decina di chilometri da Levico, nota città termale, ci sono le piste della Panarotta 2002, maggiore centro sciistico della Valsugana, situato alle porte del Lagorai; in alternativa, se si cercano maggiore adrenalina e una scelta di piste più ampia, ci si può spostare nella vicina Val di Fassa.

Per rilassarsi e divertirsi in paese, invece, si può contare su numerosi eventi e manifestazioni. A inizio luglio c’è la Notte Bianca affiancata dalla Festa dei Piccoli Frutti, in occasione della rassegna culturale ‘Pergine Spettacolo Aperto’. Alla fine di luglio, con le Serate e le Feste Medievali, il Castello e le vie del borgo trasportano i visitatori indietro nel tempo, alla riscoperta di un’epoca intrigante, mentre alla fine di agosto si fa onore alla tradizione culinaria locale con il trekking gastronomico ‘Perzenando’, una passeggiata a tappe lungo le frazioni del Perginese, tra aperitivi e stuzzichini, pasti gustosi e fresche golosità, accompagnati dall’animazione dei cittadini, trasformati per l’occasione in briganti e cavalieri, dame e cortigiane. L’autunno colora di oro il bellissimo Parco ai Tre Castagni, dove si svolge la golosa Festa della Zucca, ma è l’inverno a portare la vera magia in paese: nel 2010 parte il progetto Perzenland – La Valle Incantata e Il Villaggio delle Meraviglie, realizzato dal Comune e pro loco di Pergine, dal Consorzio delle pro loco della Valle dei Mocheni e dall’associazione Pergine Spettacolo Aperto. Dal 23 novembre al 24 dicembre si mette in atto una nuova sfida: proporre nell’arco di pochi chilometri un ventaglio innovativo di mercatini, spettacoli e eventi collaterali, rispettando l’antica tradizione delle feste natalizie ma con alcune peculiarità inedite. La ristorazione a chilometro zero e le luminarie ecologiche testimonieranno la sensibilità per l’ambiente montano; il villaggio per bambini, la ricerca dell’oro nel Fersina, la giostra settecentesca e lo spazio per inviare le e-mail a Babbo Natale saranno apprezzati dai più piccoli, e non mancheranno gli intrattenimenti per i più grandi, che potranno cimentarsi nello sport e imparare a conoscere questa valle incantata.

Il clima è fondamentale per creare l’incantesimo, e qui le caratteristiche sono quelle tipiche dell’ambiente montano: inverni freddi e secchi e estati piacevolissime, ideali per assaporare il paesaggio. Il gennaio, il mese più freddo, le temperature medie vanno da una minima di -5°C a una massima di 6°C, mentre in luglio e agosto si passa dai 15°C ai 29°C. Le precipitazioni sono nevose nei mesi più freddi, mentre la pioggia si concentra tra luglio e agosto, quando cadono in media 92-93 mm al mese.

Per raggiungere Pergine Valsugana si possono valutare diverse soluzioni: chi viaggia in auto deve percorrere l’autostrada A22 del Brennero, uscire a Trento Centro e continuare sulla SS47 della Valsugana per circa 13 km. La stazione ferroviaria di Pergine Valsugana si trova sulla linea Valsugana-Trento-Venezia, mentre l’aeroporto più vicino è quello di Bolzano.

Fonte: ilturista.info

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By Admin (from 03/03/2011 @ 10:00:31, in en - Science and Society, read 2413 times)

Southwest Windpower, maker of the Skystream 3.7, unveiled a new version of the popular turbine at CES 2011 called Skystream 600.  The turbine features an improved design with larger blades, enhanced software, and an improved integrated inverter.  And, according to a press release, Skystream 600 will be the “first fully smart grid-enabled wind turbine” on the market when available in April 2011.

With the improvements, Skystream 600 is estimated to produce about 74% more energy than Skystream 3.7.  The small wind turbine can provide an average of 7,400 kWh of energy per year in 12 mph average annual wind speeds.

These numbers are pretty good — about 60% of an average American’s home energy needs — but everything depends on siting, wind conditions, tower height, and several other factors.

Skystream 600 comes with the internet-accessible Skyview system showing users how much energy is produced in real time.  Southwest Windpower told Jetson Green in an email that the company has not yet decided on a price for the new turbine.

Source: JetsonGreen

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By Admin (from 03/03/2011 @ 08:00:32, in ro - Observator Global, read 1323 times)

 De miliarde de ani, Soarele da lumina si caldura Pamantului, intretinand viata pe planeta albastra si - probabil - si pe alte corpuri ceresti din Sistemul Solar. Venerat de oameni din cele mai vechi timpuri, numit fie Ra, fie Helios si considerat un zeu atotputernic, astrul aducator de belsug a reprezentat intotdeauna „steaua buna” a pamantenilor. Dar Soarele pare sa fi devenit, in ultimii ani, un adevarat pericol pentru viata pe Terra, intrucat din cauza diminuarii stratului de ozon, radiatiile electromagnetice emise de el sunt tot mai puternice si mai periculoase. Cum vom scapa, in aceste conditii, de cosmarul incalzirii globale?

De trei decenii, semnalele de alarma sunt tot mai dese: planeta se incalzeste ingrijorator de rapid si de periculos. Gaura din stratul de ozon, la Poli, a atins proportii nemaiintalnite, variatiile climatice sunt tot mai haotice si mai greu de prevazut. Savantii pledeaza pentru masuri ferme: reducerea numarului de autovehicule, inchiderea uzinelor poluante, promovarea surselor de energie neconventionala (eoliana, solara etc.).

Dar o descoperire de ultima ora arata ca Pamantul ar putea fi salvat de la o catastrofa considerata de specialisti drept „iminenta” de catre un aliat neasteptat: insusi Soarele! Studiind schimbarile climatice din ultimele secole, oamenii de stiinta britanici au ajuns la concluzia ca exista multe similitudini intre perioada actuala si mini-glaciatiunea din jurul anului 1700, cand Europa a fost traversata de un val de frig fara precedent iar petele solare au disparut de pe suprafata astrului zilei.

Un balon de oxigen pentru planeta

      „Se stie ca numarul mare de pete solare este asociat cu o crestere a activitatii solare. Or, la sfarsitul secolului XVIII, astronomii au remarcat ca petele disparusera complet de pe suprafata Soarelui”, spune profesorul Sami Solanki, de la Institutul Max Planck pentru Cercetari Solare din Katlenberg-Lindau. Pana nu demult se stia ca Soarele atinge un apogeu al activitatii sale la intervale regulate, de aproximativ 11 ani. La ora actuala, savantii iau in considerare faptul ca ar putea sa apara, la intervale mult mai mari de timp, de ordinul secolelor, cicluri inverse, cand activitatea solara se diminueza considerabil.

Cercetarea atenta a suprafetei astrului zilei ii determina pe astronomi sa creada ca tocmai am intrat intr-un asemenea ciclu, in conditiile in care numarul petelor solare s-a redus cu circa 40%. Potrivit lui Solanki, acest lucru s-ar traduce printr-o scadere sensibila a temperaturii globale, de pana la cateva grade.

„Este un fel de balon de oxigen primit de planeta, o amanare cu cateva decenii a colapsului pe care incalzirea globala l-ar putea provoca. Avem deci o perioada de timp in care am putea lua masuri drastice pentru reducerea poluarii, in asa fel incat refacerea stratului de ozon, ce se va produce cu siguranta, sa nu fie urmata apoi de o degradare si mai rapida a acestuia, din cauza poluarii. Sa speram ca macar in al doisprezecelea ceas, omenirea se va trezi si va constientiza pericolul la care se expune”, afirma dr. Joanna Haigh, de la Colegiul Imperial din Londra.

Autor: Gabriel TUDOR - Revista Magazin

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