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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 18/11/2010 @ 11:00:15, in it - Scienze e Societa, read 2525 times)

In Friuli Venezia Giulia, nella regione alpina della Carnia, c’è un centro abitato capace di accogliere anche i turisti più esigenti, coccolando i cinque sensi e offrendo una vacanza ricca, intensa, che non trascura nessun dettaglio. Ad Arta Terme, città in provincia di Udine di circa 2300 abitanti, ci si prende cura del corpo e della mente: lo spirito viene rinfrancato dalle bellezze storico-artistiche, incuriosito dalle tradizioni e affascinato dalla cordialità della gente; il benessere fisico riceve una sferzata di energia grazie alle terme e alla natura incontaminata, con i suoi panorami idilliaci e il suo clima salubre.

Questa cittadina nella Val Bût, a 442 metri s.l.m., fu spesso la musa ispiratrice di Giosuè Carducci, a cui suggerì diverse poesie famose, tra cui Comune Rustico, del 1885. Oggi continua ad offrire spunti innumerevoli per trascorrere momenti indimenticabili: ci si può avvolgere di verde passeggiando tra i pascoli e i boschi, si possono visitare le malghe e si possono assaporare i profumi della terra, riproposti dalla cucina tradizionale del luogo.

Chi cerca lo svago, e ha voglia di spegnere le preoccupazioni per riempire la mente di serenità, potrà godersi le escursioni, il trekking e le gite a cavallo, spingendosi nei dintorni del paese, alla scoperta di gioielli nascosti e sorprendenti. Dai sentieri più dolci alle sfide più aspre, non si possono trascurare le malghe, ovvero le casere e i rifugi tipici della zona, ma anche le chiesette votive del XIV e XVI secolo e le borgate suggestive abbarbicate sui monti nella zona.

Il comune di Arta è in realtà una vera e propria costellazione di frazioni: Piano d’Arta, Avosacco, Cabia, Cedarchis e Inquan sono i nomi di alcuni borghi, a cui si aggiungono il disabitato Lavoreit, Piedim ai piedi delle montagne, e Rivalpo con i ruderi degli antichi casolari e i solchi dei campi seminativi. Tutti i borghi del territorio dipendevano, un tempo, dalla chiesa di San Martino in località Valle, fondata probabilmente all’inizio del XV secolo e gestita, fino al 1470, dal Curato di Ogni Santi di Sutrio.

Da vedere, oltre alla chiesa di San Martino, le chiese dedicate al Santo Spirito e a San Nicolò, entrambe del Quattrocento, e la chiesa parrocchiale di Piano d’Arta del 1781. Ma il pezzo forte di Arta Terme sono, come suggerisce il nome, gli impianti termali: immersi in un paesaggio idillico che comunica pace e serenità, gli stabilimenti toccano ogni aspetto della tradizione termale, dalla cura idroponica alla balneoterapia, sino alla dermatologia, la dietologia e la medicina estetica. La preziosa acqua utilizzata è quella della fonte Pudia, già conosciuta in epoca romana, che sgorga a una temperatura di 9°C per una portata di 100 litri al minuto, ed è classificata come acqua minerale solfato-calcico- magnesiaco-solfurea.

Il complesso di Arta Terme ha anche una sezione dedicata alla riabilitazione: degli specialisti del settore garantiscono cure fisioterapiche a chi ha problemi muscolari o articolari, difficoltà di movimento o postumi di infortuni. Per chi invece non ha problemi di salute particolari, ma vuole regalarsi un trattamento speciale, c’è il reparto all’insegna del benessere e della bellezza: dermocosmesi viso e corpo, dimagrimento, abbronzatura e profumeria olistica sono frutto dell’incontro armonioso tra le filosofie orientali e le tecniche ayurvediche.

Dopo aver respirato a pieni polmoni l’aria salubre della montagna, ed essersi rigenerati nel centro termale di Arta, ci si può concedere un po’ di divertimento spensierato e, perché no, qualche peccato di gola. L’occasione più suggestiva è la festa della Stele de Nadal che si tiene nel periodo natalizio, e vede il paese trasformarsi nel regno dei Re Magi. Proprio i tre re andranno di casa in casa, annunciando ai paesani la nascita di Gesù, tenendo in mano la stele de Nadal ovvero una stella di legno multicolore, con al centro un piccolo lume a olio, accompagnati da un gruppo di suonatori che si esibiranno nei canti natalizi più noti. Per ricambiare la cortesia della visita, e dimostrare riconoscenza per la lieta novella, le famiglie di Arta offrono ai Re Magi il “pan di cjase”, il tradizionale pane fatto in casa con la farina di segale. Dal 26 dicembre fino all’Epifania si ripete il tradizionale rito alpino, e anche i paesi nei dintorni fanno festa con i presepi e i mercatini natalizi.

A rendere il tutto ancora più magico ci pensa il clima di Arta, che nonostante l’altitudine non troppo elevata è quello tipico d’alta montagna. Inverni freddi e nevosi, estremamente suggestivi, e estati miti, mai troppo calde, perfette per le passeggiate tra i boschi e i pascoli, vi regaleranno uno scenario sempre piacevole, qualunque stagione si scelga per i proprio viaggio. Le temperature medie di gennaio, il mese più freddo, vanno da una minima di -7°C a una massima di 1°C, mentre in luglio si passa dagli 11°C ai 24°C. Le precipitazioni sono abbondanti per tutta l’estate, quando superano i 130 mm di pioggia mensili.

Raggiungere Arta Terme non è difficile, qualunque mezzo di trasporto si scelga per gli spostamenti. Se viaggiate in auto dovete percorrere l’autostrada Venezia-Trieste e continuare per Udine-Tarvisio, superare Udine e uscire al casello Carnia-Tolmezzo. A questo punto si continua sulla strada provinciale SS52 in direzione Austria per circa 7 km, si supera Tolmezzo e si continua per altri 8 km seguendo le indicazioni. Se scegliete il treno potete scendere alla stazione di Carnia-Tolmezzo e continuare il percorso in autobus, disponibile ogni 30 minuti, o in taxi. In alternativa raggiungere in treno Udine e continuare coi mezzi pubblici. L’aeroporto più vicino, infine, è quello di Trieste di Ronchi Legionari, a un’ora di taxi da Arta Terme.

Fonte: ilturista.info

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By Admin (from 18/11/2010 @ 08:00:44, in ro - Stiinta si Societate, read 1311 times)

 In timpul unei experiente reusite efectuata in SUA, un obiect aflat intr-un dispozitiv special cu microunde a devenit aproape invizibil. Un succes fulminant care ii anima pe oamenii de stiinta sa relanseze cercetarile legate de un stravechi vis al umanitatii. Nu e, fireste, comparabil cu recuzita lui Harry Potter si nici cu scutul folosit de klingonienii din Star Trek ce confera navelor invizibilitate, ci mai degraba cu un fenomen de tip Fata Morgana (in opinia unor specialisti) in care structurile de aer cu diferite temperaturi (si, in consecinta, cu diferite unghiuri de refractie) curbeaza razele de lumina si produc impresia ca undeva, spre orizont, apare o oglinda sau suprafata unui lac. Matematic, totul se reduce la unele formule propuse de Einstein in teoria relativitatii.

John Pendry este un englez in varsta de 60 de ani, profesor de fizica la Imperial College din Londra. In 2004, regina l-a investit cu titlul de „sir”. Nu are nimic din alura unui savant nebun sau a unui iluzionist abil. Cu toate astea, e autorul unei experiente „magice”, prin care a reusit sa faca un obiect aproape invizibil. In luna mai 2006 si-a publicat secretele uluitoare la care si-au adus contributia doi colaboratori americani de la Universitatea Duke din Durhani (Carolina de Nord): David Schurig si David Smith, specialisti in ingineria materialelor.

Experienta a avut loc intr-un laborator american cinci luni mai tarziu si a fost incununata de succes, cei trei cercetatori reusind sa faca aproape invizibil un obiect din plastic aflat intr-un cilindru din cupru. „Magia” consta de fapt in metamaterialele folosite (materiale compozite cu indice de refractie variabil), proprietatile electromagnetice facandu-le sa interactioneze cu undele ce le ating. „Ideea a venit din partea sotiei mele, a marturisit John Pendry, care a invocat pelerina fermecata care-l face invizibil pe Harry Potter”.

Obiectul n-a disparut insa invaluit intr-o pelerina fermecata ci dupa ce a fost introdus intr-un cilindru special din cupru imbracat in metamateriale, cu o raza de sase centimetri, fara nici o urma de alimentare electrica. Dispozitivul e de fapt constituit din cativa cilindri (cercuri) concentrici pe suprafata carora se afla mici bucle din cupru cu o anvergura de trei milimetri. In centrul cilindrului, se afla obiectul ce urma sa devina „invizibil”. Nu s-a pus, bineinteles problema camuflajului care sa implice o culoare a obiectului identica (asemanatoare) cu mediul, de o tehnica antiradar care sa devieze radiatiile departe de ochii observatorului sau sa le absoarba ori de o iluzie optica.

Lucrurile sunt neindoielnice: in acest caz e vorba de o invizibilitate bazata pe un principiu revolutionar. In momentul in care ating cilindrul, majoritatea undelor nu sunt nici reflectate si nici absorbite de suprafata sa pe care o ating doar ocolindu-o asa cum se intampla cu apa unui rau care intalneste o stanca. Unele unde insa traverseaza materialul. In spatele acestui „scut”, acestui spectru electromagnetic compus din raze X de lungime de unda inferioara nanometrului si unde radio de cativa metri, obiectul devine aproape invizibil. Experienta a demonstrat faptul ca obiectul plasat in interiorul nisei (in mijlocul cilindrului) devine invizibil la microunde (unde cu o lungime de unda de aproximativ 3 centimetri) si nu la unde optice, de milioane de ori mai mici. Lucrurile sunt extrem de complicate si nu in totalitate clare nici pentru realizatorii experimentului.

Cercetarile continua si sistemul ar putea fi imbunatatit, dar asta presupune un set de studii care se vor intinde pe o durata de cel putin cinci ani. Metamaterialele ar putea fi utile in armata pentru a face soldatii sau vehiculele invizibile, la reducerea impactului unor cladiri asupra mediului, la realizarea unor paravane care sa permita semnalelor de telefonie mobila sa ocoleasca obstacolele etc.

Autor: DORIN MARAN - Sursa: magazin.ro

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By Admin (from 17/11/2010 @ 15:00:22, in it - Osservatorio Globale, read 1515 times)
Siete sconvolti anche voi per la battuta di Berlusconi sui gay?
Be', risparmiatevi un po' di indignazione per tutti gli altri politici che, più o meno esplicitamente, hanno espresso posizioni altrettanto omofobiche, se non addirittura peggiori.
Date un'occhiata qua sotto e arrivate fino in fondo: ne varrà la pena, perché fra i giustizieri degli omosessuali ce ne sono alcuni che fino ad oggi avevate considerato assolutamente insospettabili.

Siamo messi molto peggio di quanto sembra, o sbaglio?
Se lei mi chiede: "Un maestro dichiaratamente omosessuale può fare il maestro?" Io le dico di no. Capito? Perché ritengo che non sia educativo nei confronti dei bambini. 
(Gianfranco Fini) 

E se ancora non si è capito essere culattoni è un peccato capitale e, pertanto, chi riconosce per legge una cosa del genere è destinato alle fiamme dell'inferno. 
(Roberto Calderoli) 

Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni. 
(Umberto Bossi) 

E' meglio che un bambino stia in Africa con la sua tribù, piuttosto che cresca con due uomini o due donne, con genitori gay. 
(Rosy Bindi) 

Le adozioni gay? Non credo che sia una scelta che la società possa accogliere e neppure penso che sia utile per il bambino essere adottato e crescere con due persone dello stesso sesso. 
(Piero Fassino) 

L’omosessualità è una devianza della personalità: un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico. 
(Paola Binetti) 

Le coppie gay sono costituzionalmente sterili. 
(Mara Carfagna) 

Altre forme di convivenza sono di serie B rispetto alla famiglia. 
(Pierferdinando Casini) 

La fiction che mette in scena due ragazze lesbiche che si sposano veicola l'idea di una parodia di matrimonio che mette a rischio il futuro della nostra società. 
(Carlo Giovanardi) 

Per le coppie omosessuali sono assolutamente contraria alla fecondazione o al fatto che abbiano figli. Lo dico a favore dei bambini perché hanno diritto di avere un padre ed una madre. E’ una questione di principi di riferimento. 
(Giorgia Meloni) 

Le unioni di fatto? Sì al riconoscimento dei diritti per le coppie eterosessuali. Ma il problema sono i gay. 
(Clemente Mastella) 

E' indegno che un drappello di ministri partecipi a una manifestazione vergognosa come il gay pride. 
(Maurizio Gasparri) 

Le minoranze omossessuali non devono essere discriminate, ma è sbagliato quel che ha deciso la Spagna di Zapatero, stabilendo che le coppie omossessuali possono adottare bambini. Noi non lo consentiremo mai. 
(Francesco Rutelli) 

Ma l’omosessualità è una devianza. Quindi niente famiglia e niente adozioni. Il gay dichiarato non può essere né insegnante, né militare, né istruttore sportivo. 
(Pier Gianni Prosperini) 

Baciarsi e denudarsi nella piazza della Cattedrale di Roma è un modo esibizionista che fa molto male ai gay perché genera una reazione. Si lamentano posizioni omofobiche ma quando si offende il sentire comune con forme esibizionistiche poi nessuno può controllare le reazioni. 
(Savino Pezzotta) 

La famiglia è una sola, quella fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna: il resto è ciarpame da non prendere neanche in considerazione. 
(Giuseppe ciarrapico) 

Meglio fascista che frocio. 
(Alessandra Mussolini) 

Sono certa che tutti i genitori italiani sperano di avere figli eterosessuali. 
(Daniela Santanchè) 

Sul piano politico e sociale sono contro ogni disriminazione contro i gay. Ma moralmente penso che sia sbagliato. Come non pagare le tasse. 
(Rocco Buttiglione) 

I gay sono delle persone ammalate, devono essere comprese e posso comprenderle. Però non possono offendere, andando ad occupare un territorio dove ci sono persone che non sono della loro stessa tendenza. Devono farsi curare, se sono curabili, altrimenti devono stare dentro le loro mura, perché non possono invadere la libertà altrui. 
(Riccardo Missiato) 

Ma insomma, dobbiamo fare l'elogio degli invertiti? Ma se lo fossero tutti si estinguerebbe la razza umana! 
(Giulio Andreotti) 

Darò subito disposizioni alla mia comandante dei vigili urbani affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. 
(Giancarlo Gentilini) 

No, non sono favorevole al matrimonio tra omosessuali, perché il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione. E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento. 
(Massimo D'Alema) 

A Firenze non è mica vietato l’accesso agli omosessuali. Non sono stati invitati al convegno perché si parla di famiglie e i gay non lo sono. 
(Antonello Soro) 

I fondatori della psicologia moderna descrivono l’omosessualità come patologia clinica. 
(Luca Volontè) 

Gli omosessuali devono smetterla di vedere discriminazioni dappertutto. Dicano quello che vogliono, la loro non è una condizione di normalità. 
(Flavio Tosi) 

Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga. 
(Renzo Bossi) 

Ho tanti amici gay e non penso che il matrimonio o l'adozione siano una loro priorità. Le persone che conosco io vogliono semplicemente poter vivere serenamente questa loro condizione. 
(Renata Polverini) 

Cosa taglierei per aumentare i fondi della ricostruzione spara? Gli aiuti alle coppie gay. 
(Claudio Scajola) 

Ho tutto il rispetto possibile per le persone omosessuali, li conosco, ho delle amicizie, nessuna discriminazione: ma il Gay Pride è un fatto di esibizionismo sessuale ed io sono contrario all’esibizionismo. 
(Gianni Alemanno) 

Una cosa sono i diritti individuali, e un’altra è equiparare il matrimonio naturale tra persone di sesso diverso con quello tra persone dello stesso sesso, finalizzato alla procreazione, perché quella è la ragione del fatto che il matrimonio sia protetto dal diritto pubblico: di questo non se ne parla. 
(Ignazio La Russa) 

Nel nostro Paese ognuno può vivere come meglio ritiene, basta che stia all'interno delle leggi. Non si possono però trasformare i desideri in diritti illegittimi. Bene quindi ha fatto la Consulta a rigettare le istanze che volevano far introdurre di fatto nel nostro paese il matrimonio gay. 
(Isabella Bertolini) 

Sono sempre stata contraria al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. 
(Livia Turco) 

In Europa si approvano leggi che disgregano la famiglia e si mettono con arroganza e protervia al voto popolare i valori della persona e della vita: il riferimento è chiaramente è alla legge spagnola sulle coppie omosessuali e al referendum italiano sulla fecondazione assistita. 
(Marcello Pera) 

Il PDL ed il centrodestra si sono battuti strenuamente per difendere la famiglia fondata sul matrimonio dagli attacchi, provenienti da sinistra, tesi ad un’odiosa equiparazione tra unioni civili e famiglia tradizionale. 
(Gabriella Carlucci) 

Già cinque anni fa Forza Nuova aveva fatto un manifesto in cui si diceva che dietro ad un pedofilo si nasconde un omosessuale, il che non significa dire che tutti gli omosessuali siano pedofili, bensì che tra i pedofili è forte l'omosessualità latente o manifesta. 
(Roberto Fiore) 

Nel nostro Paese non c’è spazio per il riconoscimento della coppia omosessuale. 
(Italo Bocchino)

Fonte: metilparaben.blogspot.com

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Constantin Dutu si Dan Grigore au iscat un scandal în sedinta CNA de astãzi (16 Noiembrie 2010 - n.Red.TA). Mãrul discordiei a fost un dezacord fãcut de Constantin Dutu. Greseala gramaticalã a fost corectatã prompt de Dan Grigore. De aici a urmat o ploaie de acuze si insulte. Greseala buclucasã a fost “mi se interzice anumite lucruri”.

Cine credeti cã sunteti, al doilea Mircea Badea? a spus Dan Grigore. “Scleroza v-a adus aici. Nu ti-e rusine, mãgarule? i-a replicat Dutu.

Pentru cã a râs în timpul disputei dintre cei doi, Narcisa Iorga a intrat si ea în vizor. “Astâmpãrã-te!”, i-a strigat Dutu.

Salvatorul situatiei a fost Ioan Onisei, care a cerut o pauzã de zece minute pentru calmarea spiritelor.

Stenograma disputei, de la reporterul paginademedia.ro prezent în salã:

Constantin Dutu: (…) Mi se interzice anumite lucruri (de cãtre CSM ti DNA)

Dan Grigore: Mi se interzic anumite lucruri, domnule Dutu, folositi corect limba românã.

Dutu: Cãutati scandal..ne-ati fãcut de rusine CNA-ul si continuati acum sã faceti ce faceti..nu vreti sã vã astâmpãrati? Cine esti dumneata sã mã corectezi pe mine?

Grigore: În calitate de cetãtean român care îsi iubeste tara si patria.

Dutu: Sunt si profesor universitar…mã înveti sã vorbesc?

Constantin Dutu la adresa Narcisei Iorga (N.I): Ia uite ce râde. Astâmpãrã-te!

Iorga: Trebuie sã mã astâmpãr în fata cui, dar cine sunteti dumneavoastrã?

Dutu: Dar cine esti dumneata, esti un neica nimeni. Au strigat oamenii ãia în stradã cine esti.

Iorga: Si n-ati fost si dumneavoastrã în stradã?

Dutu: Nu.

Iorga: Foarte rãu, ca stâlp al democratiei vã regãseati acolo foarte bine.

Dutu: Astãmpãrã-te!

Iorga: Asta este o amenintare publicã.

Ioan Onisei: Haideti sã facem o pauzã de 10 minute.

Dan Grigore: Cine credeti cã sunteti, al doilea Mircea Badea?
Dutu
 : Nu ti-e rusine, mãgarule?

Grigore: Eu vã cer sã aveti respect pentru limba românã, atât. Acest lucru este o dovadã elementarã de patriotism.

Iorga: Eu mãcar nu îmi fac promovarea propriei afaceri în plenul CNA. Nu mã mai amenintati.

Dutu: Cu ce îmi fac promovarea?

Iorga: Cu DVD-uri cu CD-uri, cu case de productie s.a. Nu mã mai amenintati, vã rog frumos.

Grigore: Eu nu vorbesc cu habar n-ai. Aveti grijã cum vorbiti cu mine. Sã vorbiti politicos cu mine, asa cum vorbesc si eu cu dumneavoastrã. Chiar dacã vã corectez agramatismele eu vã vorbesc respectuos.

Dutu: Uiti cã aici ai fost trimis de PNTCD?

Grigore: Habar nu aveti, nici mãcar atâta lucru nu stiti, pe lângã faptul cã nu stiti nimic din ce se întâmplã în CNA în afarã de nivelul dumneavoastrã de la nivelul piciorului broastei.

Dutu: Du-te mã de aici!

Grigore: Nu vã este rusine sã vorbiti asa? Cine credeti cã sunteti, al doilea Mircea Badea?

Constantin Dutu cãtre Dan Grigore: Vrei sã faci scandal cu mine în CNA, esti un nimeni, ai înteles? Scleroza v-a adus aici. Da tie nu ti-e rusine, bã, tu nu te astâmpãri? Nu ti-e rusine, mãgarule?

Grigore: Vreti sã mã luati la bãtaie? Eu v-am corectat la limba românã, dumneavoastrã vorbiti în halul ãsta, asta este o acuzatie, cã m-a trimis PNTCD-ul aici.

Scris de: Carmen Maria Andronache - Sursa: paginademedia.ro
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By Admin (from 17/11/2010 @ 13:00:16, in ro - Stiinta si Societate, read 1961 times)

 Aventurieri sau arheologi? La drept vorbind, aceasta alaturare de pasiuni constituie reteta perfecta pentru succese cinematografice de top mondial. Totusi, sedusi de dinamica actiunii filmului, nici macar nu ne mai intrebam daca poate exista macar un sambure de adevar in imaginile de pe ecran. Ei, bine, va putem spune ca Indiana Jones nu numai ca are el insusi un model real, ci si ca a fost probabil „clonat” dupa modelul mai multor pseudo-bunici ai sai intr-ale arheo-aventurii, care au facut cu-adevarat descoperiri epocale. Sa facem prezentarile!

„Rusul” Schliemann a vazut Troia cu ochii lui

Legendele nu sunt ce par a fi. O senzationala demonstratie in acest sens o constituie destinul lui Heinrich Schliemann, fiul unui pastor german sarac. Copil fiind, si-a imaginat ca legendara cetate Troia nu e o fantasma si ca urmele ei vor fi fost pastrate undeva. Anii au trecut, el a invatat mai multe limbi straine, s-a stabilit in Rusia, unde a facut o avere considerabila, dupa care a pornit catre aventura considerata de multi omeni de stiinta o utopie, ceva numai bun de luat in deradere. Schliemann a reusit insa, dupa un tur al lumii, sa gaseasca in Turcia locul visat: Troia.

Si nu s-a oprit aici. Alta legenda, alta aventura: regele Agamemnon si Micene. Probabil o intuitie providentiala, bazata pe citirea si interpretarea corecta a multor scrieri, l-a purtat catre estul Peloponesului, in apropiere de celebra „poarta a leilor”. S-a produs aici un alt miracol – descoperirea unor morminte din epoca miceniana, pline de bijuterii, masti de aur si alte asemenea obiecte nepretuite.

Vanatorul de fluturi verzi pe pereti

Naturalistul francez Henri Mouhot a pornit in primavara lui 1858 catre regatul Siam (Thailanda de azi), cu misiunea de a studia bazinul fluviului Mekong. Intr-un lung si obositor drum prin jungla umeda si plina de pericole, a auzit vorbindu-se despre ruinele misterioase numite de indigeni Onco. Pe jumatate sceptic, intrucat mai cunoscuse asemenea legende ce se dovedisera ulterior false, a pastrat totusi un sambure de speranta intr-o descoperire importanta si in 1860 s-a petrecut miracolul.

Insotit de un misionar si de hamali cambodgieni, a ajuns intr-o zona cu hatisuri populate de maimute, pasari exotice, tigri, serpi. Dar toate pericolele au pierit ca prin farmec cand, ajuns pe o inaltime a reliefului, peisajul s-a deschis, infatisandu-i o incredibila intindere pietroasa, pe suprafata careia trona o veritabila padure de monumente napadite de vegetatie. Erau zidurile celebrului Angkor, capitala imperiului khmer, ale carui urme se pierdusera, dupa ce fusese abandonata cu aproape o jumatate de mileniu in urma. Trei saptamani avea sa cerceteze Mouhot templele decorate cu basoreliefuri fascinante, apoi a pornit pe drumul de intoarcere, ducand cu el numeroase relicve si schite. Drum care nu i-a mai oferit prilej de revenire, intrucat naturalistul a murit in scurt timp, inca tanar, bolnav de malarie.

Cetatea plina-ochi cu extraterestri

Multi ani calator in Orient, stabilit ca avocat in New York, in 1836, John Lloyd Stephen ramasese totusi bantuit de magia aventurii, asa ca s-a lasat sedus de ideea aproape de neconceput, ca jungla tropicala din sudul Mexicului gazduise candva o civilizatie extraordinara, informatie preluata de la un ofiter spaniol pe nume Del Rio. Insotit de un foarte bun desenator si arhitect englez, Frederick Catherwood, avocatul-aventurier a angajat mai multi ghizi si hamali si a patruns in infernul verde, in care vesmintele nu ajungeau sa li se mai usuce, din pricina atmosferei tropicale extrem de umede.

Dar tenacitatea le-a fost rasplatita din plin. In inima padurii salbatice, in fata lor a aparut deodata fatada unui impozant edificiu de piatra, incarcat de o adevarata bogatie de basoreliefuri. Era Palenque, una dintre cele mai puternice si mai bogate cetati ale mayasilor. Intre altele, aici s-a descoperit incredibila imagine a unui aparat de zbor complex, pilotat de un personaj necunoscut. O „fotografie” in piatra realizata cu mai mult de un mileniu in urma! Inca un mister, pe care astazi doar Indiana Jones mai stie sa-l dezlege. Prin tertipuri cinematografice, fireste...

Autor: ADRIAN-NICOLAE POPESCU - Sursa: magazin.ro

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... CONTINUES.

The Heliocentric Theory of the solar system was first publicly suggested by Copernicus in 1543, the year he died (Hewitt 20). For a period of two millenia prior, Aristotle’s theory that the Earth was the center of the universe, and that all other things moved about it had been the commonly accepted viewpoint, with strong backing from the Church. With trepidation, and at the urging of his closest contemporaries, Copernicus presented his findings, which were based on observation and critical analysis. The methods he used to discern the difference and the general concepts that both the Sun and the Earth were distinct bodies, at least one of which was able to move, were not new. Copernicus used both the observational methods of the time and the concept of heavenly bodies in motion to arrive at his conclusion, making a connection, using these pre-existing ideas. While his findings were contradictory to the accepted norms of the time, they weren’t new as much as they were different. Consider also the dual wave and particle nature of light defined by Einstein’s photon. Einstein combined the wave theory of Huygens with the quantum theory advanced by Planck, mathematically proving that light has properties of both waves and particles dependent on what it interacts with (Hewitt 560). At the same time, he made another scientific discovery, the Special Theory of Relativity, modifying and combining the findings of Newton and Maxwell (Hewitt 635). Each of these discoveries, while novel in presented form, is simply a combination of previous ideas. Since the time of Copernicus, who was the precursor to and inspiration for Galileo’s scientific method, Man has made scientific discoveries based on the findings and methods of those who came before them (Hewitt 21).

Whether they contradict, combine, or expand accepted knowledge, scientific discoveries are not original thought. This serves to illuminate a concept which, in my opinion, is worthy of celebration: any student of the scientific method could be the next Copernicus, Galileo, Newton, or Einstein. While it is highly improbable that a person will invent a truly novel idea, it is quite probable, and even likely that future scientists will expand, combine, or contradict previously accepted scientific knowledge. I say this due to the great volume of scientists who have contributed in such a way over the past 2000 years and in ever-increasing numbers within the past century. As science leads human beings directly to technology, the main contributor to improved quality of life, this distinction can hardly be viewed negatively. Sir Isaac Newton was not ashamed that his discoveries had benefited from the work of his predecessors. If anything, his words paint him as proud to be a part of the bigger picture; the ongoing pursuit of knowledge, and the celebration inherent in discovery. In this light, so-called “intellectual materialism”, or ownership of ideas, especially those scientific in nature, is an affront to the enormous body of work leading to each nuance that is discovered about our universe and its properties through the scientific method. The US Patent and Trademark Office claims to “promote the progress of science and the useful arts by securing for limited times to inventors the exclusive right to their respective discoveries” (USPTO). To whom, then, go the rights? Scientific discoveries, being not original to any one person or team, cannot be attributed to any one person or team. They must be attributed to the entire body of scientists who provided the background research that made the discoveries possible. So states the old proverb, “Credit where credit is due.”

Science is a tool meant to help us gain knowledge for the benefit of all people, and is the result of the work of many contributors. Each contributor along the way must remember that the distance of their vision comes from the lofty perch they have attained by standing on the shoulders of those who have come before them, and that they too will provide such a place for future contributors to stand and gaze into the unknown.

Bellis, Mary. “The Invention of the Wheel.” about.com. The New York Times Company, 2010. Web. 27 Feb. 2010.

Hewitt, Paul G. Conceptual Physics. 8th Ed. Reading: Addison Wesley, 1998. Print.

“The USPTO: Who We Are.” uspto.gov. United States Patent and Trademark Office, 30 Dec. 2009. Web. 8 Mar. 2010.

Source: thezeitgeistmovement.com

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By Admin (from 17/11/2010 @ 08:00:04, in it - Scienze e Societa, read 2459 times)

Nell'arco alpino sono oramai rimasti in pochi i paesi di montagna che hanno mantenuto negli anni intatto il loro fascino, uno di questi è Alagna. Qui la speculazione edilizia, che ha portato alla realizzazione di troppe seconde case, non è mai arrivata, così che il centro abitato non ha perso la sua identità walser, che è ancora evidente nell'architettura delle case.

I Walser sono i discendenti di tribu' germaniche che nel XIII secolo abbandonarono le loro terre per stabilirsi in alcune valli alpine, tra le quali appunto la parte alta della Valsesia, queste popolazioni hanno mantenuto nel tempo le loro tradizioni, i loro costumi e la loro lingua, le cui tracce sono ancora presenti nel dialetto Walser. Intorno alla metà del secolo scorso sono state costruite le tre funivie che raggiungevano i 3260 metri di Punta Indren, panoramicissima cresta sul versante sud del Monte Rosa.

Il primo tronco saliva dal pease fino al bordo degli alpeggi di Zaroltu, il secondo invece arrivava fino alla Bocchetta delle Pisse, stretto intaglio nella montagna che costituiva il centro nevralgico dell'offerta sciistica dell'epoca, infatti da qui partiva un terzo ed assai ardito tronco di funivia che arrivava appunto fino al bordo dei ghiacciai del Monte Rosa, consentendo anche la pratica dello sci estivo, sui due ghiacciai di Indren e di Bors, proprio sulle nevi di quest'ultimo aveva inizio una delle discese più entusiasmanti di tutto l'arco alpino, la Balma.

Questa pista percorreva tutto il vallone omonimo, per oltre sette chilometri, attraversando un paesaggio unico. Al ternime della discesa una caratteristica cestovia riportava gli sciatori alla Bocchetta, permettendo ai più allenati un’ immediata ripetizione della pista. Oggi le prime due funivie sono state sostituite da una moderna telecabina ad agganciamento automatico e da una seggiovia biposto fino alla Bocchetta. Purtroppo da un paio di stagioni la funivia di punta Indren ha raggiunto i limiti della pensione e quindi la discesa della Balma è diventata territorio riservato agli scialpinisti, ma basta avere ancora solo un altro inverno di pazienza per poterla nuovamente percorrere in tutta la sua lunghezza, sempre comunque come itinerario fuoripista segnalato.

Questa sarà possibile sfruttando i nuovi impianti di cui si è dotata Alagna per collegarsi con il confinante comprensorio del Monterosaski, infatti a Pianalunga all'arrivo della telecabina che sale dal paese è stato costruito un importante funifor (funivia bifune di nuova concezione, particolarmente stabile al vento), che sale fino al passo dei Salati. Dal passo posso ridiscendere a Pianalunga lungo il pistone medio-difficile che percorre il vallone d'Olen, oppure scendere in territorio valdostano e percorrere tutte le magnifiche piste del Monterosaski, ma tra una stagione un nuovo funifor ancora in costruzione raggiungerà i pressi di Punta Indren dando nuovamente accesso alla Balma ed all'infinità di canaloni che caratterizzano la zona.

Infatti Alagna oltre ad offrire ottime piste per gli sciatori normali, è diventata una stazione di richiamo internazionale per gli appassionati del freeride. Le guide alpine sono a disposizione per offire pacchetti di offerte che vanno dalla giornata di freeride accompagnati, fino al corso di più giornate.

Ovviamente qui non mancano le possibilità per gli sciatori meno esperti infatti in fondovalle in frazione Wold, sono presenti due ottimi campi scuola attrezzati da un valido impianto d'innevamento artificiale. In quota invece dal passo dei Salati una comoda pista blu, arriva fino a Cimalegna, dove è posizionata la stazione intermedia del funifor che sale al passo dei Salati.

Nel corso dell'ultima estate sono stati condotti degli importanti lavori di estensione dell'impianto d'innevamento programmato, portanto i cannoni a servire la pista dell'Olen in tutta la sua lunghezza, così in stagioni particolarmente avare di precipitazioni nevose, qui ad Alagna si potrà sciare su di un dislivello di 1800 metri arrivando fino in paese, si tratta di uno dei maggiori dislivelli coperti da innevamento artificiale di tutte le alpi.

Chi non pratica lo sci da discesa troverà un anello di dieci chilometri perfettamente tracciato e dotato anche questo d'innevamento artificiale in località Balma, chi invece vuole provare qualche brivido in più si può fare accompagnare da una guida alpina e cimentarsi nell'arrampicata su ghiaccio in una delle numerose cascate che scendono dalle pareti del Monte Rosa.

Le strutture ricettive di Alagna sono in numero limitato, ma di sicuro affidamento, tutte ristrutturate di recente ed alcune dotate anche di piscina e centro benessere, sono ovviamente disponibili appartamenti da affittare, alcuni anche di particolare fascino perchè ricavati nelle tipiche case Walser. Il vero appassionato qui può anche regalarsi un periodo di full immersion nella montagna, infatti in quota alcuni rifugi offrono la possibilità di pernottare, in camere che offrono comunque tutti i confort.

Alagna si raggiunge comodamente uscendo dall'autostrada A26 al casello di Romagnano Sesia, da qui mancano ancora circa 60 chilometri di comode strade. La vicinanza alla pianura ed agli aeroporti del nord Italia la rendono una meta ambita anche dai turisti stranieri, che cercano una vancanza di qualità in un ambiete tranquillo e rilassante.

Fonte: ilturista.info

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PORT-AU-PRINCE. Diverse persone sono rimaste ferite ieri a Cap-Haitian, seconda città di Haiti, dove un consistente gruppo di persone ha manifestato contro il contingente nepalese dei caschi blu dell'Onu, considerato da alcune fonti responsabile dell'epidemia di colera che ha già ucciso un migliaio di persone in tutto il paese.

 Proprio ieri, le Nazioni Unite hanno d'altra parte fatto sapere di attendersi un "aumento significativo" dei morti - 917 secondo gli ultimi dati del governo - a causa del colera. Citando esperti in epidemie, il rappresentante aggiunto Onu a Port-au-Prince, Nigel Fisher, ha detto a New York che l'epidemia "durerà sicuramente dei mesi", senza escludere che possa protrarsi "per anni". Casi della malattia, ha aggiunto, "sono ormai stati riscontrati in tutti i dieci dipartimenti nei quali é suddiviso il paese". A rendere note le manifestazioni di ieri sono state in particolare le emittenti locali.
Secondo Radio Metropole, a Cap-Haitien "migliaia di persone si sono riversate nelle strade, criticando la gestione dell'epidemia da parte delle autorità e chiedendo la partenza dei soldati della missione dell'Onu". Proprio a causa dei disordini, la città è rimasta "paralizzata", ha aggiunto l'emittente, precisando che i manifestanti "hanno lanciato sassi e bruciato pneumatici".

A intervenire, bloccando le proteste, sono stati poi gli uomini della polizia e della Minustah, la missione Onu per la stabilizzazione del paese, che hanno lanciato gas lacrimogeni. Ormai da tempo circola nel paese l'ipotesi - sostenuta anche da alcuni studiosi - che i responsabili dell'epidemia possano essere i militari del Nepal che fanno parte del contingente Onu e che sono di stanza nei pressi del fiume Artibonite, nord del paese, l'area dove è cominciata l'epidemia. Nell'isola di Hispaniola da decenni non si registravano casi di colera. La malattia è invece relativamente più presente in Nepal.
Il ministero dell'educazione ha d'altra parte lanciato una campagna di sensibilizzazione sulla malattia in tutto il Paese.
La situazione haitiana viene in particolare seguita attentamente dalla confinante Repubblica Dominicana. La polizia inviata da Port-au-Prince ha oggi bloccato a Dajabon, alla frontiera, l'ingresso nella Repubblica Domenicana di centinaia di haitiani, che come ogni lunedì intendevano attraversare il confine per vendere i propri prodotti nei mercati locali.

Proseguono d'altra parte in tutto il paese i preparativi in vista delle elezioni presidenziali e legislative in programma il 28 novembre. Secondo alcuni esperti, il voto dovrebbe essere rinviato e il governo dovrebbe concentrare i propri sforzi proprio sull'emergenza colera, e sugli aiuti e la ricostruzione del Paese dopo il mega-terremoto dello scorso 12 gennaio, nel quale hanno perso la vita circa 250 mila persone.

Fonte: AmericaOggi.info

The Republic of Haiti is a Caribbean country. It was the first independent nation in Latin America and the first black-led republic in the world. Despite these facts, Haiti is the poorest country in the Western Hemisphere. On January 12, 2010, a 7.0 magnitude earthquake struck Haiti and devastated the capital city of Port-au-Prince. Reportedly, more than 150,000 (source: RussiaToday — 20.02.2010) people were killed and many buildings were destroyed and damaged in the quake.

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By Admin (from 16/11/2010 @ 15:00:59, in it - Osservatorio Globale, read 2359 times)

Afghanistan: trent’anni di guerra e di obiettivi geostrategici e politici che sono nettamente diversi da ciò che danno a intendere i discorsi ufficiali. Se sotto il regime talebano la produzione di oppiacei era stata quasi completamente sradicata, oggi raggiunge invece diverse migliaia di tonnellate all’anno, da quando Hamid Karzai presiede al destino del Paese. Un traffico che si misura in miliardi di dollari e il cui controllo, molto lucrativo, si dimostra uno degli “obiettivi nascosti” della guerra. E’ quel che ci ricorda Rimbus, il nostro blogger francese, con questo post che evoca irresistibilmente la favola dell’apprendista stregone incapace di ammaestrare i mostri che ha creato…

Campo di papaveri. Foto: Arthur Chapman, Flickr, sotto licenza CC

Ieri il presidente Hamid Karzai ha protestato energicamente contro un’operazione antidroga condotta in sinergia dall’Alleanza Atlantica e la Russia in Afghanistan, che egli qualifica come una violazione della sovranità.

“Nessuna istituzione è autorizzata a condurre una tale operazione in territorio afghano senza previo consenso del governo”, afferma la presidenza afghana in un comunicato. “Tali operazioni condotte senza la coordinazione sbeffeggiano palesemente lo stato sovrano. L’Afghanistan risponderà con fermezza a qualunque reiterazione di un simile atto.”

Oppio…

L’Afghanistan, primo produttore mondiale di oppio (quasi 7000 tonnellate all’anno), viene preso nella trappola della sua dipendenza da questa droga millenaria. L’oppio è talmente presente negli ingranaggi dell’economia del Paese che le voci fanno del suo presidente un drogato, e i suoi fratelli sono sospettati di essere i primi trafficanti del Paese. In certe province produttrici di papaveri (Badakhshan, in terra Tadjik e soprattutto Helmand, in terra Pashtun), la pasta marrone rimpiazza anche i soldi. L’ONU stima che l’8% della popolazione sia dipendente da oppiacei.

In queste condizioni risulta comprensibile la reazione di Hamid Karzai: attaccare la coltura del papavero porterebbe alla rovina i coltivatori, attaccare il traffico rovinerebbe i negoziati coi capi della guerra che lo controllano, e un caos economico (il mercato dell’oppio rappresenta un terzo del PIL afghano, quasi 3 miliardi di dollari) andrebbe ad aggiungersi alle disgrazie di una popolazione già distrutta da trent’anni di guerra.

Come si è arrivati a tutto questo?

Sequestro di oppio in Afghanistan. Foto: Caporale Sean K. Harp, Forze Aeree USA, pubblico dominio.

L’oppio veniva utilizzato da sempre in Afghanistan, ma in modo moderato e come medicinale, con una produzione locale.

L’invasione sovietica del 1979 ha cambiato le carte in tavola. A quell’epoca la coltura del papavero si è fortemente sviluppata presso i mudjahiddin, a un ritmo che corrispondeva al loro bisogno di armamenti moderni (missili anti-elicottero Stinger).

L’uso dell’oppio per destabilizzare il nemico è un grande classico. La guerra dell’oppio condotta dagli Inglesi per indebolire la Cina all’inizio del XX secolo ne è un esempio. Incitare i contadini afghani a piantare il papavero da oppio aveva un duplice effetto: intossicare i soldati russi e generare miliardi di dollari.

Secondo l’universitario canadese Michel Chossudovsky, l’economia afghana della droga è stato un progetto concepito minuziosamente dalla CIA, con l’assistenza della politica estera americana e nel 1995 l’ex direttore delle operazioni della CIA in Afghanistan, Charles Cogan, ha ammesso che la CIA aveva in effetti sacrificato “la guerra alla droga alla Guerra Fredda” (fonte).

Perciò, dopo aver favorito la nascita dell’islamismo, gli apprendisti stregoni dello spionaggio americano avrebbero fatto dell’Afghanistan il primo produttore mondiale di droga.

Come nei peggiori film dell’orrore, spesso i mostri fuggono dai loro creatori. La probabile sconfitta delle truppe della coalizione occidentale non potrà impedire il ritorno al potere dei principali capi della guerra afghani, e l’economia della droga è lontana dall’essere sradicata.

Mentre il regime dittatoriale dei talebani aveva fatto abbassare radicalmente il traffico di oppio nel 2001, l’invasione occidentale ha fatto ripartire la produzione a pieno ritmo.

Non bisogna certo vedere una teoria del complotto dietro questi errori che sono oggi i principali pericoli che minacciano la nostra società (terrorismo islamico e tossicomania), ma piuttosto il segno di una politica incosciente e di una visione a breve termine, che non calcola gli effetti della sua incompetenza.

Il discorso ufficiale che vorrebbe farci credere che i nostri eserciti che aiutano gli Afghani è abbastanza cinico da parte di coloro che hanno completamente distrutto questo Paese. Ciò che questa guerra avrà ottenuto, sarà il reinsediarsi di un narco-regime per mano di un governo fantoccio.

Scritto da Rimbus sul suo blog, 31/10/2010 - Tradotto da Sara Gianfelici. Vedere post originale in francese. Fonte: e-blogs.wikio.it

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By Admin (from 16/11/2010 @ 13:00:43, in ro - Stiinta si Societate, read 1245 times)

Nimeni nu crede ca valoarea si notorietatea sunt doua fete ale aceluiasi taler. Traim azi într-o era a notorietatii, ba chiar unii au ajuns sa spuna ca daca nu ai notorietate nu existi. O idee ridicola pe care, iata, revista „Magazin”, care în acest an a implinit o jumatate de secol de existenta, poate sa o infirme cu lejeritate. Valoarea traieste în umbra anonimatului si doar ochii iscoditori si inteligenti, în cazul revistei „Magazin”, ai cititorilor, o pot descoperi. Ca pe un diamant în mijlocul unui munte de cenusa. Si revista noastra are cititori care o citesc si azi, asa cum o citeau si în 1957. Si ce este asta, daca nu un semn al valorii?

 Cum vedeti, in paginile de remember, „Magazin” a fost si a ramas, si dupa 50 de ani, o revista care aduce în fata omuluiinteligent, dornic de informare reala si consistenta, spectacolul cunoasterii umane. Gratie si sutelor de semnaturi apartinand unor autori de reala suprafata intelectuala (si i-am aminti aici pe Victor Kernbach, Dorel Dorian, Ion Tugui, Coman Sova, Catinca Muscan, Aurel Dragos Munteanu etc.). La care se adauga cei pe care îi cititi în ultimi 10 ani. La jubileul revistei „Magazin”, putem spune ca ei sunt valoarea noastra incontestabila si notorietatea noastra decenta. Speram ca aceleasi cuvinte sa fim în stare sa le rostim si peste alti 50 de ani...

Autor: GEORGE CUSNARENCU - Sursa: magazin.ro

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