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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Dopo due anni passati all’estero la gente mi chiede: ma fuori c’è lavoro? Io rispondo convinto “ Sì, certo che c’è”. E non posso fare a meno di immaginarmi questo lavoro, un’entità con le gambe accavallate in sala d’attesa, che quando arrivi lui si alza e dice: “ Piacere, lavoro”. Ma dopo tre mesi che questa storia va avanti ho capito di aver commesso un grave errore.

No, fuori non c’è lavoro. O meglio: il lavoro c’era. Ma è finito. Ora è più chiaro? Forse no. Allora faccio un passo indietro e cerco di spiegare. Viviamo un periodo difficile. La gente scende in piazza per protestare. Vuole meno tasse, più soldi, una pensione. Vuole, fondamentalmente, essere felice. Dateci il lavoro, urla. Ma cos’è esattamente sto lavoro, mi chiedo.

Č del tempo speso in cambio di denaro? Una stabilità economica che ti permette di programmare la vita privata? Una ricompensa per il miglioramento sociale a cui contribuisci? Una mazzetta per non farti diventare competitor del tuo capo? Un parcheggio spirituale? Questo dubbio è diventato la mia nuova ossessione.

Me lo chiedo quando arrivano dei soldi a fine mese per le campagne pubblicitarie che ho online. Me lo chiedo quando prendo un progetto proveniente da Milano, lo consegno a un project manager belga, lo faccio sviluppare in Sicilia, lo presento a Londra e ricevo un bonifico online. In tutti questi passaggi quand’è che posso dire di aver lavorato? Me lo chiedo quando dedico tutto me stesso ai progetti personali per cui non so se riceverò mai un soldo. Me lo chiedo quando a Londra faccio una consulenza di user experience design che dura tre settimane e vengo pagato come due mesi in Italia.
E nel mese successivo in cui non lavoro, mi chiedo se persino quello è lavoro. Mi chiedo se considerare i vantaggi di scrivere un blog – notorietà, contatti, incontri con i lettori – allo stesso livello di uno stipendio.  Quando parto per una settimana e affitto il mio appartamento per 400 euro la settimana, mi chiedo se quei soldi sono il frutto di un lavoro. All’inizio la mia cultura mi diceva che no, quello che stavo facendo non poteva chiamarsi lavoro. Era un surrogato, un trucchetto con cui non sarei potuto andare avanti per molto. Poi mi sono trasferito a Londra. E cosa scopro? Che la maggior parte delle persone vive così.

Queste persone non sanno cosa sia il risparmio, non sanno cosa sia uno stipendio mensile per avere un futuro facile da determinare. Queste persone - semplicemente - non la vogliono una vita così. A Londra ho conosciuto maghi, giocatori di poker con partita iva e l’indimenticabile regina degli appartamenti; ho seguito casi come quello di Willwoosh e di Equal3, del nerd che vende disegni di gattini online, del libro di Tim Ferries. Dei pazzi. Pazzi che avevano trovato un modo unico di vivere il proprio lavoro. Dice: vabbè a Londra la gente, si sa, è stravagante.

Allora sono andato a San Francisco. E cosa scopro? Che non solo i pazzi esistono anche lì, ma che c’è un intero ecosistema pronto a finanziarli con dei budget che in Italia riusciamo solo a immaginare.
Loro le chiamano startup, ma questa è un’altra storia. E ho immaginato una mappa che raccoglie le città nevralgiche di tutto il mondo fatta da persone che stanno rivoltando il concetto di lavoro, lo stanno facendo proprio e lo esprimono in un modo così affascinante come fosse un’opera d’arte. Così ho smesso di considerare pazza questa gente. Ho ripiegato prima su coraggiosa, poi determinata, ma in realtà non andava bene nemmeno così. E finalmente ho capito.

Queste persone sono molto più banalmente disperate. Sei disperato quando dovresti allinearti al modo comune di fare le cose, ma non ci riesci. Per quanto possa sforzarti, non ce la fai. E allora l’unica soluzione è quella crearti il tuo mondo, con le tue regole, la tua visione. C’è da dire che parte di queste persone non ce la fa. Non sempre la visione si trasforma in realtà e qualcuno rimane intrappolato all’interno dei propri sogni. Però, insomma.

Questo è il nuovo mondo che ho visto, che osservo compiaciuto. Mi piace pensare che questo movimento stia scardinando di nascosto i principali paradigmi sociali a cui siamo abituati. Arriva Facebook e dice: la privacy non esiste. La gente borbotta un po’, magari fa qualche sciopero. Ma poi alla fine accetta il nuovo paradigma. Cerchi un posto per affittare il tuo cervello otto ore al giorno per i prossimi quarant’anni? Mi spiace, il lavoro è finito. Puoi decidere se borbottare anche tu. Magari fare qualche sciopero. E alla fine accettare il nuovo paradigma.

Luca Panzarella è un imprenditore creativo. Autore dell’ebook gratuito  Il lavoro è finito e di un blog che parla di cambiamento e motivazione. Ha vissuto a Roma, Londra, San Francisco, Melbourne, Milano. Ama le startup, il sole e i sogni.

Fonte: Wired.it

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Uno dei suoi disegni più noti, quello dell' Uomo Vitruviano, Leonardo da Vinci potrebbe averlo copiato da un suo collega e amico, Giacomo Andrea da Ferrara. Copiato, in realtà, è una parola forte: sarebbe forse più corretto dire che i due stavano studiando insieme l'opera di Vitruvio, De Architectura, e che Giacomo Andrea ne stava realizzando una copia illustrata. In un incontro, tra il 1490 e il 1498, avrebbero discusso insieme di come tradurre in immagine il concetto dell' uomo ideale, il microcosmo, inscritto sia in un cerchio (simbolo del divino) sia in un quadrato (simbolo del terreno).

E Giacomo Andrea avrebbe mostrato all'amico i suoi schizzi, come riporta lo Smithsonian Magazine. Quel che è certo è che esiste un altro disegno dell'Uomo di Vitruvio molto, molto simile a quello di Leonardo. Il resto, invece, sono ipotesi, seppur convincenti e supportate da diversi dati raccolti dall'architetto  Claudio Sgarbi. Nel 1986 Sgarbi aveva ritrovato, nella Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara, quel manoscritto illustrato, anonimo, dimenticato per secoli, copia dell'opera di Vitruvio. La ciliegina sulla torta è stato scoprirvi, nel 78esimo foglio, un disegno che ricorda incredibilmente quello di Leonardo: un tesoro nel tesoro.

Dopo anni di studi, Sgarbi crede che l'opera sia da attribuire, per l'appunto, a Giacomo Andrea da Ferrara (la sua analisi, già presentata a Vicenza nel 2010, sarà ora pubblicata in un saggio accademico dal Centro Studio Andrea Palladio). “ Mi sono reso conto di alcune straordinarie coincidenze tra il disegno presente nel manoscritto e quello di Leonardo, a partire dalle dimensioni”, ha detto Sgarbi a Wired.it: “ per esempio, la lunghezza del lato del quadrato è quasi identica: 195 millimetri l'uno, 192 l'altro. Sulla base di queste coincidenze, non solo formali, ho rivisto un'ipotesi che avevo già preso in considerazione tempo prima: che il manoscritto fosse di Giacomo Andrea". Il motivo? “ Luca Pacioli, matematico, scienziato e artista contemporaneo dei due, in un suo scritto rivela che Leonardo e Giacomo Andrea erano gli unici architetti milanesi (Leonardo in quegli anni viveva nella città lombarda, nda) intervenuti alla presentazione del suo libro De Divina Proportione e che i due erano amici fraterni”, racconta ancora Sgarbi. Ci sono poi altre corrispondenze che avallano l'ipotesi: elementi presenti nelle opere di Leonardo che compaiono solo nel manoscritto, per esempio.

L'idea che sia Leonardo ad aver preso spunto dall'amico, e non viceversa, si deve invece al fatto che il disegno del manoscritto è pieno di ripensamenti, cancellazioni, tentativi, mentre quello vinciano è come se fosse già una bella copia: uno dei più accurati tra quelli che il maestro ci ha lasciato.

Che le cose siano andate così è dunque probabile: “ Io ne sono convintissimo, e anche molti altri studiosi, che si sono detti sorpresi ed entusiasti”, conclude Sgarbi.

La prova finale, però, può venire solo dal ritrovamento di un manoscritto autografo di Giacomo Andrea da Ferrara; nulla di suo, purtroppo, sembra essersi salvato. Quando, nel 1499 i francesi invasero Milano, infatti, Leonardo riuscì a mettersi in salvo, mentre Giacomo Andrea, per la sua fedeltà a Ludovico il Moro, Duca di Milano, fu trucidato. Così la sua memoria si è persa per lungo tempo, insieme alle sue opere.

Fonte: Wired.it

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By Admin (from 27/03/2012 @ 11:08:20, in ro - TV Network, read 2065 times)

Cercetatorii americani au descoperit ca serpii constrictori - cei care îsi ucid prada prin încolacire si sufocare, si nu prin intermediul muscaturii veninoase-, au capacitatea de a simti momentul în care inima victimei si-a încetat bataile. Dupa ce au simtit ca prada a murit, serpii constrictori îsi slabesc întotdeauna strânsoarea.

This video has been age-restricted.

Aceasta specializare este una esentiala pentru serpi, deoarece echilibreaza perfect nevoia de a se hrani a unui animal cu sânge rece, cu nevoia de a-si conserva energia. Cu alte cuvinte, daca serpii ar strânge prada chiar si dupa moartea acesteia, ar pierde astfel cantitati mari de energie, foarte greu de recuperat pentru niste animale cu sânge rece, cum sunt aceste reptile.

O echipa de herpetologi condusa de dr. Scott Boback din cadrul Dickinson College, SUA,. a demarat un experiment care a implicat mai multi sobolani de laborator si un sarpe boa, unul dintre cei mai cunoscuti serpi constrictori.

Şerpii constrictori simt bătăile de inimă ale prăzilor

Cercetatorii au implantat perne cu apa în carcasele sobolanilor morti. Pernele cu apa au fost echipate cu mini-pompe de presiune, iar cadavrele sobolanilor au fost prevazute cu senzori de presiune. Când cercetatorii au continuat sa simuleze bataile inimii prin imprimarea unui ritm pompelor cu apa, sarpele continua sa strânga, ca si cum ar fi fost în plin proces de ucidere a prazii.

Când herpetologii au încetat orice fel de presiune asupra pompelor din sobolani, sarpele si-a slabit instantaneu strânsoarea de fiecare data.

Sursa: BBC News - via descopera.ro

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Anyone who has watched as Alzheimer's disease robs a friend or family member of their memories and faculties before ultimately claiming their life knows just what a truly horrible disease it is. According to the World Health Organization, it is the fourth leading cause of death in high-income countries and, due to an aging worldwide population, it is predicted to affect one in 85 people worldwide by 2050 - unless a treatment can be found. Scientists at the Salk Institute for Biological Studies have high hopes for a new drug they have developed that has improved memory and prevented brain damage in mice and is a promising candidate for the first drug capable of halting the progression of Alzheimer's in humans.

Although scientists have as yet been unable to pin down the causes and progression of Alzheimer's, research indicates it is associated with amyloid plaques and neurofibrillary tangles in the brain. For this reason, much of the search for a treatment by the pharmaceutical industry has focused on the biological pathways involved in the formation of amyloid plaques. However, to date, all amyloid-based drugs have failed in clinical trials.

The Salk team decided to take a different approach by developing methods for using living neurons grown in laboratory dishes to test the effectiveness of new synthetic compounds in protecting the brain cells against several pathologies associated with brain aging. Starting with a lead compound originally developed for the treatment of stroke and traumatic brain injury and guided by test results from each chemical iteration of the compound, the team says they were able to alter its chemical structure to make a much more potent Alzheimer's drug, known as J147.

"Alzheimer's is a complex disease, but most drug development in the pharmaceutical world has focused on a single aspect of the disease - the amyloid pathway," says Marguerite Prior, a research associate, who led the project along with Qi Chen, a former Salk postdoctoral researcher, working in Salk's Cellular Neurobiology Laboratory headed by David Schubert. "In contrast, by testing these compounds in living cell cultures, we can determine what they do against a range of age-related problems and select the best candidate that addresses multiple aspects of the disease, not just one."

Testing the promising compound as an oral medication in mice, the team, working with Amanda Roberts, a professor of molecular neurosciences at The Scripps Research Institute, conducted a range of behavioral tests that showed that the drug improved memory in normal rodents.

Further testing showed that the compound prevented brain damage in animals with Alzheimer's and that mice and rats treated with the drug produced more of a protein called brain-derived neurotrophic factor (BDNF) - a molecule involved in memory formation that helps support the survival of existing neurons and encourages the growth and differentiation of new neurons and synapses.

"J147 enhances memory in both normal and Alzheimer's mice and also protects the brain from the loss of synaptic connections," said Schubert. "No drugs on the market for Alzheimer's have both of these properties."

The team says J147 could be tested for treatment of Alzheimer's in humans in the near future and, because of its broad ability to protect nerve cells, may also be effective for treating other neurological disorders, such as Parkinson's disease, Huntington's disease and amyotrophic lateral sclerosis (ALS), as well as stroke.

Source: GIZMAG - via ZeitNews.org

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Un’ossessione tutta americana. Ken Alder, autore di The Lie Detectors, chiama così l’invenzione made in Usa della macchina della verità. E anche se è innegabile che l’America sia la patria della discussa e controversa invenzione, spulciando nella storia si scovano anche protagonisti italiani, come il fisiologo Angelo Mosso e il criminologo Cesare Lombroso. Ma molto tempo prima ci avevano già pensato i cinesi a inventare una rudimentale macchina della verità.

Più che rudimentale era essenziale: appena un pugno di riso secco. Nell’antica Cina, per capire se una persona stesse mentendo si metteva in bocca del sospettato un pugno di riso, gli si facevano le domande necessarie a risolvere il caso, e quindi lo si invitava a sputare il rospo, anzi il riso, che veniva poi analizzato. L’idea infatti era che uno stato di ansia o di paura, determinato dal tentativo di mascherare un fattaccio con le bugie, determinasse una diminuzione della salivazione: così anche il riso restava secco.

Le prime macchine Come una visita dal dottore Elettrodi

La storia però non si ferma qui. In Africa, per esempio, si racconta di uova rivelatrici di menzogna: si facevano passare di mano in mano, e chi le rompeva (per il panico) era quello che aveva qualcosa da nascondere. Per scoprire le adultere, nel Medioevo bastava invece poggiare un dito sul polso, pronunciare il nome del presunto amante, e registrare le variazioni del battito.

Tornando alla storia italiana, si fa risalire alla fine del Diciannovesimo secolo il pletismografo di Angelo Mosso, che serviva in realtà a misurare le risposte fisiologiche dell’organismo (variazioni nella respirazione e nella circolazione) alle diverse emozioni, come la paura. Sarebbe stato Cesare Lombroso a trasformare la macchina in uno strumento di criminologia per stabilire se qualcuno stesse mentendo, usando l’ idrosfigmografo, capace di rivelare cambiamenti nel battito e nella pressione nei sospettati. Ma il contributo italiano alla storia vede anche altri protagonisti: Vittorio Benussi agli inizi del Ventesimo secolo metteva in relazione il tempo di inspirazione ed espirazione con il sospetto di menzogna (grazie allo pneumografo). Per il resto la macchina della verità è tutta americana.

Furono infatti gli statunitensi a prendere la cosa sul serio, forse anche troppo, usandola come strumento di indagini. Il primo esempio di una reale macchina della verità – ovvero che combinasse insieme tutti i diversi parametri per rivelare cambiamenti fisiologici potenzialmente legati a specifici stati d’animo – è quello dello studente di medicina arruolato nel dipartimento di polizia di Berkeley (California), John A. Larson, nel 1921, ispirato dai lavori dello psicologo William Moulton Marston. Proprio perché combinava insieme diverse letture venne ribattezzato un poligrafo, capace di monitorare continuamente pressione, battiti e respirazione.

La sua macchina, un insieme di fili e tubicini, permetteva anche di registrare (con un ago che lasciava una traccia su un foglio di carta affumicata) le risposte del sospettato, e di analizzarle anche in un secondo momento.

Appena un anno dopo, nel 1922, Larson avrebbe prodotto un erede della sua invenzione: il detective Leonarde Keeler. A differenza di Larson - che presto cominciò a mettere in discussione l’affidabilità del sistema - Keeler fu appassionato da quell’intrigo di fili, creando poi il suo poligrafo (cui aggiunse lo psicogalvanometro, per la misura delle variazioni della resistenza elettrica della pelle) e diventando il più prolifico esaminatore di macchine della verità, tanto da guadagnarsi il titolo di padre della moderna poligrafia. Avrebbe messo mano alla sua macchina migliaia di volte, la prima il 2 febbraio 1935. Quella volta, a essere condannati per aggressione, anche grazie alle prove della macchina della verità, furono due criminali del Wisconsin. Prove oggi lasciate per lo più fuori dai tribunali, considerata l’ inaffidabilità dell’ ossessione americana.

Fonte: Wired.it

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O noua cercetare efectuata de specialistii de la Universitatea din Hawaii a ajuns la o concluzie socanta: emisiile de carbon de origine antropica au provocat acidificarea oceanelor într-un ritm mult mai mare decât cel natural. Acest lucru va duce la disparitia a numeroase organisme care traiesc în apele Terrei, cele mai afectate fiind molustele si coralii.

Oceanele Terrei s-au acidificat mai mult în ultimii 200 de ani decât în precedenţii 21.000!

În anumite regiuni ale planetei, nivelul aciditatii a crescut mai mult în ultimele doua secole decât în precedentii 21.000 de ani, arata studiul.

Aciditatea crescuta a oceanelor îngreuneaza procesul de constructie a straturilor protectoare de care au nevoie pentru a supravietui în rândul molustelor si a coralilor.

Masurarea schimbarilor înregistrate în nivelul aciditatii oceanelor este o operatiune dificila, deoarece acesta variaza în functie de anotimp, an si de regiuni. Pentru a face acest lucru, oamenii de stiinta au masurat nivelul de saturatie al aragonitului, o forma a carbonatului de calciu. Pe masura ce aciditatea oceanului creste, nivelul de saturatie al aragonitului scade.

Observatiile directe ale acidificarii oceanelor dateaza de doar 30 de ani, însa gratie acestei noi tehnici, oamenii de stiinta au putut simula conditiile din oceane de acum 21.000 de ani pâna în zilele noastre.

În anumite regiuni cheie în care se gasesc recife de corali nivelul de saturatie al aragonitului este de 5 ori mai mic decât cel mai scazut nivel înregistrat vreodata înaintea erei industriale. Oamenii de stiinta afirma ca acest lucru conduce la o scadere cu 15% a nivelului de calcifiere a coralilor si a altor organisme oceanice.

Cercetatorii avertizeaza ca în urmatorii 90 de ani, rata de calcifiere înregistrata în rândul organismelor marine va înregistra o scadere de peste 40%.

"Orice scadere semnificativa sub nivelul minim cu care organismele s-au obisnuit de-a lungul a mii de ani va constitui un stres considerabil pentru acestea si pentru ecosistemele în care traiesc", a explicat Dr. Tobias Friedrich de la Universitatea din Hawaii.

"În anumite regiuni ale planetei, rata de modificare a aciditatii oceanelor în urma activitatii umane este de 100 de ori mai mare decât cea întâlnita în precedentii 21.000 de ani", a adaugat Friedrich.

Co-autorul studiului, profesorul Axel Timmermann, a adaugat: "Rezultatele cercetarii noastre indica faptul ca urmeaza sa fim martori la o reducere considerabila a diversitatii, complexitatii si rezistentei coralilor pâna la jumatatea acestui secol".

Sursa: Daily Mail - via descopera.ro

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A cunoaste adversarul, a-i cunoaste tehnicile de manipulare, este indispensabil pentru a ne elibera de robie!!!

Lingvistul nord-american Noam Chomsky a stabilit lista celor ''Zece strategii de Manipulare" prin mediile de informare în masa. Evreu si de sensibilitate anarhista, semnase o petitie pentru a apara libertatea de exprimare a lui Robert Faurisson. Pentru Chomsky, ''libertatea de exprimare este mai importanta decât orice versiune a faptelor sustinuta de ordinea stabilita, oricare ar fi raportul pe care aceasta îl întretine cu adevarul faptelor în sine." Chomsky evoca diferitele tehnici de manipulare si, în primul rând, strategia diversiunii.

Strategia diversiunii consista în deturnarea atentiei publicului de la problemele importante si de la schimbarile hotarâte de elitele politice si economice, printr-un potop continuu de distractii si de informatii neînsemnate. Chomsky analizeaza diferitele tehnici de spalare a creierului, pe care o îndura poporul nostru.

Zece strategii de manipulare a poporului nostru:

1. ''A distrage în permanenta atentia publicului, departe de adevaratele probleme sociale, captivata de subiecte fara importanta adevarata. A tine mereu publicul ocupat, ocupat, ocupat, fara nici "un timp pentru gândire" scrie Chomsky.

2. A cauza probleme si apoi, a oferi solutii.

Aceasta metoda se mai numeste si '' problema – reactie – solutie". La început, se creeaza problema, sau „situatia", prevazuta pentru a suscita o anume reactie a publicului, pentru ca tocmai acesta sa ceara masurile mai dinainte stabilite pentru a fi acceptate.De exemplu: dezvoltarea intentionata a violentei urbane sau organizarea de atentate sângeroase, pretinse antisemite, pentru ca publicul sa ceara legi represive, în detrimentrul libertatii.

3. Strategia „în degradeu".

Pentru ca publicul sa accepte o masura inacceptabila, este de ajuns sa fie aplicata în mod progresiv, în ''degradeu", pe o durata de zece ani. În acest fel, au fost impuse conditii sociale si economice absolut noi din 1980 pâna în 1990. Somaj masiv, imigratie – invazie, precaritate, flexibilitate, delocalizari, salarii care nu mai asigura un venit decent, iata schimbarile care ar fi provocat o revolutie daca ar fi fost aplicate în mod brutal.

4. Strategia actiunii cu date diferite.

O alta maniera de a obliga publicul sa accepte o hotarâre nepopulara este de a o prezenta ca "dureroasa, dar necesara'', obtinând acordul publicului în prezent, pentru aplicarea în viitor. Este mult mai usoara acceptarea unui sacrificiu viitor decât al unuia apropiat. În primul rând, pentru ca efortul nu trebuie facut imediat, apoi, pentru ca publicul are mereu tendinta de a nadajdui ''totul va merge mai bine mâine" si ca sacrificiul cerut va putea fi evitat. În fine, aceasta maniera lasa publicului timp pentru a se obisnui cu ideea schimbarii, pe care o va accepta cu resemnare la momentul venit. Exemplu recent: trecerea la Euro si pierderea suveranitatii monetare si economice, acceptate de tarile europene între 1992 – 1995 si aplicate în 2002.

5. A se adresa publicului ca unor copii mici.

Cea mai mare parte a publicitatilor destinate marelui public folosesc discursuri, argumente, personaje si un ton absolut copilaresti, aproape debile, ca si cum spectatorul ar fi un copil mic sau un handicapat mental. De ce oare ? ''de 12 ani." Daca ne adresam unei persoane ca si cum ar avea 12 ani, atunci aceasta, prin sugestibilitate si cu o oarecare probabilitate, va avea un raspuns sau o reactie tot atât de lipsita de simt critic ca a unui copil de 12 ani" analizeaza Chomsky.

6. A face apel mai mult la partea emotionala decât la gândire.

Este o tehnica clasica pentru a opri analiza rationala si, deci, simtul critic al oamenilor. Ïn plus, folosirea emotionalului deschide accesul la subconstient, pentru implantarea unor anumite idei, dorinte, spaime, pulsiuni sau comportamente.

7. Mentinerea poporului în nestiinta si prostie.

A face în asa fel ca poporul sa nu înteleaga tehnologiile si metodele folosite pentru controlarea si robirea lui. Calitatea educatiei data claselor inferioare trebuie sa fie cât mai slaba, încât prapastia de nestiinta, care separa clasele de jos de cele de sus sa fie si sa ramâna de neînteles de cele dintâi.

8. A încuraja publicul sa se complaca în mediocritate.

A încuraja publicul sa creada ca e "bine" sa fii prost, vulgar si incult. A-l îndopa cu seriale americane si emisiuni de tele-realitate, niste dobitocenii monstruoase.

9. A înlocui revolta cu învinovatirea.

A face omul sa creada ca numai el singur este vinovat de propria-i nenorocire, din cauza unei inteligente insuficiente, sau a capacitatilor si eforturilor necorespunzatoare. Astfel, în loc sa se ridice împotriva sistemului, individul se subestimeaza si se învinovateste, ceea ce creaza o stare depresiva, având ca efect abtinerea de la actiune. Si, fara actiune, nu exista revolutie !

10. Si, ultimul punct, a cunoaste oamenii mai bine decât se cunosc ei însisi.

În ultimii 50 de ani, progresele fulgeratoare ale stiintei au sapat o prapastie crescânda între cunostintele publicului si acelea detinute si folosite de elitele conducatoare. Multumita biologiei, neurobiologiei ai psihologiei aplicate, "sistemul" a ajuns la cunoasterea avansata a fapturii omenesti, fizic si psihic. Sistemul cunoaste individul mediu mai bine decât el însusi. Aceasta înseamna ca, în majoritea cazurilor, sistemul detine un control mai mare si o putere mai importanta asupra oamenilor decât ei însisi.

Sursa: Cotidianul.ro

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Portugal faces a general strike by workers angered by austerity measures imposed as a condition of a 78-billion euro bailout last year but doubts remain as to whether Thursday's stoppage will receive widespread support. [REUTERS/Hugo Correia]

Portuguese strikers halted trains, shut ports and paralysed most public transport on Thursday in protest at austerity measures that is nevertheless unlikely to temper the government's resolve in implementing the terms of an EU/IMF bailout.

There was little impact outside of the transport sector from the general strike that caused no major output disruptions at companies. The country's second-largest union UGT did not back the strike, unlike in previous work stoppages.

Armenio Carlos, the new Communist leader of CGTP, the country's largest union confederation, wants its 700,000 members to send a signal to the centre-right government that the country will no longer tolerate the erosion of workers' rights, lower salaries and record high unemployment.

"We have to keep staging strikes, struggling. These policies do not resolve anything, we are on the same path as Greece," said Pedro Ramos, 38, and a union coordinator who works for a state waste management company.

Ramos was one of a few hundred CGTP members who gathered on the Rossio Square in downtown Lisbon, preparing to march towards parliament. Many were singing old Communist songs from the days of the 1974 bloodless Carnation revolution that re-established democracy in Portugal.

Asked about the turn-up, he shrugged his shoulders, saying "it's so-so". Other groups were meeting in other points of Lisbon, but their numbers were far below those in last month's peaceful rally that brought together over 100,000 protesters.

The CGTP could not say how many workers had responded to the strike call, but said the railway system was crippled, including the international Lisbon-Madrid route. Lisbon's underground was shut. Many hospitals were only accepting emergencies. It also said rubbish collectors, ports and some schools had shut down across the country.

Many struggled into work, unconvinced by the call to strike and reluctant to lose money in support of it.

"They go on strike and hurt us," said Ana Maria Verissimo, 53, a cleaning lady, as she waited for one of the few buses still running in Lisbon. "This won't resolve anything. They'll have to find another way. If I go on strike, my pay cheque will be lower at the end of the month."

ONE OF SMALLER STRIKES ON MEMORY

There was little evidence of stoppages in the private sector, with Portugal's main exporter, Volkswagen's (VOWG_p.DE) AutoEuropa plant, turning out cars. The government hopes exports will help lead the country out its recession by next year.

Flag carrier airline TAP was flying, and Lisbon airport functioning as normal. Output at Portugal's both oil refineries run by Galp (GALP.LS) was unaffected, according to the company.

"If you compare this strike to the previous general strikes in Portugal's democracy, this one clearly is in the low end," said Antonio Costa Pinto, research professor at the Institute of Social Sciences.

He said the fact that the UGT was not onboard was one factor affecting participation, while the government's recent about-turn regarding pay cuts in public companies due to be privatised "must have dissuaded a certain part of the public sector".

Government spokesman Luis Marques Guedes told a briefing that "the strike does not solve the country's problems and it seems to us that the majority of Portuguese understand that".

The government said it would not provide any figures on participation until the strike is over.

SECOND BAILOUT?

The Portuguese have so far shown little inclination for the kind of frequent and violent protests seen in Greece. The 520,000-strong UGT union has signed up to labour market reforms required by the European Union and IMF in return for the bailout and did not take part in the strike.

The country, facing its worst recession since the 1970s, was forced to take a bailout in May last year after running up large debts. Many economists say it might need a second bailout as the recession deepens, putting its budget targets in doubt and jeopardising its planned return to the bond market in late 2013.

Portugal's core deficit tripled in the first two months of 2012, showing that the economic slump is denting tax revenues and stoking concerns over the fiscal targets.

Still, Standard & Poor's ratings agency said on Thursday a Portuguese debt restructuring is avoidable as its debt level is lower than Greece's and it has shown more capacity to reform.

Portugal is western Europe's poorest country and followed Greece and Ireland in seeking a bailout to handle their crippling debts. Spain and Italy are also now facing austerity measures, and Italy's largest trade union is planning a general strike over labour market reforms.

UGT, which is allied to the opposition Socialist Party, has urged opponents of austerity to show restraint, warning that Portugal could descend into the kind of chaos seen in Greece.

The strikers say the new labour laws, which make it easier to hire and fire staff and which cut compensation for workers, mark the biggest step backwards for workers since Portugal's return to democracy in 1974 after military rule.

Source: Reuters.com

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The first evidence of empathy-driven helping behavior in rodents has been observed in laboratory rats that repeatedly free companions from a restraint, according to a new study by University of Chicago neuroscientists.

The observation, published today in Science, places the origin of pro-social helping behavior earlier in the evolutionary tree than previously thought. Though empathetic behavior has been observed anecdotally in non-human primates and other wild species, the concept had not previously been observed in rodents in a laboratory setting.

"This is the first evidence of helping behavior triggered by empathy in rats," said Jean Decety, PhD, Irving B. Harris Professor of Psychology and Psychiatry at the University of Chicago. "There are a lot of ideas in the literature showing that empathy is not unique to humans, and it has been well demonstrated in apes, but in rodents it was not very clear. We put together in one series of experiments evidence of helping behavior based on empathy in rodents, and that's really the first time it's been seen."

The study demonstrates the deep evolutionary roots of empathy-driven behavior, said Jeffrey Mogil, the E.P. Taylor Professor in Pain Studies at McGill University, who has studied emotional contagion of pain in mice.

"On its face, this is more than empathy, this is pro-social behavior," said Mogil, who was not involved in the study. "It's more than has been shown before by a long shot, and that's very impressive, especially since there's no advanced technology here."

The experiments, designed by psychology graduate student and first author Inbal Ben-Ami Bartal with co-authors Decety and Peggy Mason, placed two rats that normally share a cage into a special test arena. One rat was held in a restrainer device — a closed tube with a door that can be nudged open from the outside. The second rat roamed free in the cage around the restrainer, able to see and hear the trapped cagemate but not required to take action.

The researchers observed that the free rat acted more agitated when its cagemate was restrained, compared to its activity when the rat was placed in a cage with an empty restrainer. This response offered evidence of an "emotional contagion," a frequently observed phenomenon in humans and animals in which a subject shares in the fear, distress or even pain suffered by another subject.

While emotional contagion is the simplest form of empathy, the rats' subsequent actions clearly comprised active helping behavior, a far more complex expression of empathy. After several daily restraint sessions, the free rat learned how to open the restrainer door and free its cagemate. Though slow to act at first, once the rat discovered the ability to free its companion, it would take action almost immediately upon placement in the test arena.

"We are not training these rats in any way," Bartal said. "These rats are learning because they are motivated by something internal. We're not showing them how to open the door, they don't get any previous exposure on opening the door, and it's hard to open the door. But they keep trying and trying, and it eventually works."

To control for motivations other than empathy that would lead the rat to free its companion, the researchers conducted further experiments. When a stuffed toy rat was placed in the restrainer, the free rat did not open the door. When opening the restrainer door released his companion into a separate compartment, the free rat continued to nudge open the door, ruling out the reward of social interaction as motivation. The experiments left behavior motivated by empathy as the simplest explanation for the rats' behavior.

"There was no other reason to take this action, except to terminate the distress of the trapped rats," Bartal said. "In the rat model world, seeing the same behavior repeated over and over basically means that this action is rewarding to the rat."

As a test of the power of this reward, another experiment was designed to give the free rats a choice: free their companion or feast on chocolate. Two restrainers were placed in the cage with the rat, one containing the cagemate, another containing a pile of chocolate chips. Though the free rat had the option of eating all the chocolate before freeing its companion, the rat was equally likely to open the restrainer containing the cagemate before opening the chocolate container.

"That was very compelling," said Mason, PhD, Professor of Neurobiology. "It said to us that essentially helping their cagemate is on a par with chocolate. He can hog the entire chocolate stash if he wanted to, and he does not. We were shocked."

Now that this model of empathic behavior has been established, the researchers are carrying out additional experiments. Because not every rat learned to open the door and free its companion, studies can compare these individuals to look for the biological source of these behavioral differences. Early results suggested that females were more likely to become door openers than males, perhaps reflecting the important role of empathy in motherhood and providing another avenue for study.

"This model of empathy and helping behavior opens the path for elucidating aspects of the underlying neurophysiological mechanisms that were not accessible until now." Bartal said.

The experiments also provide further evidence that empathy-driven helping behavior is not unique to humans – and suggest that Homo sapiens could learn a lesson from its rat cousins.

"When we act without empathy we are acting against our biological inheritance," Mason said. "If humans would listen and act on their biological inheritance more often, we'd be better off."

Source: University of Chicago Medical Center - via ZeitNews.org

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Se vivete in un paese in cui il Web è tenuto sotto controllo e filtrato, è probabile che Google censuri alcuni contenuti pubblicati su Blogger lì dove vi trovate. Come già annunciato da Twitter, anche Mountain View ha introdotto un sistema di controllo dei contenuti elastico che si adatta alla condizione di libera espressione di ogni singolo paese. In questo modo, qualora una nazione facesse richiesta di oscuramento di un determinato contenuto pubblicato su un blog il cui dominio è blogspot.com questo non sarebbe più accessibile dai naviganti di quello specifico paese. In poche parole se un blogger iraniano pubblicase sulla sua pagina le immagini di una protesta a Tehran e il governo locale ne chiedesse la rimozione quegli scatti sarebbero visibili dal mondo interno, esclusi i cittadini iraniani. Per via di un filtro gestito direttamente da Google.

La modifica era stata annunciata da BigG stessa anche se con non troppa evidenza in una pagina di supporto di Blogger ma è arrivata allo scoperto da quando il sito TechDows ha portato in superficie la cosa. Sostanzialmente, chiunque accederà a una pagina personale aperta tramite Blogger verrà indirizzato sul dominio nazionale del paese in cui si trova, settato secondo le preferenze del luogo. Secondo TechDows questo starebbe già accadendo in India dove le Url dei blog gestiti da Google, se visitati da Nuova Delhi ad esempio, cambiano e si concludono con .in. Google fa sapere di attuare questa policy nazionale per "promuovee la libera espressione e la pubblicazione responsabile fornendo allo stesso tempo maggiore flessibilità nel soddisfare valide richieste di rimozione ai sensi di leggi locali", una motivazione molto simile a quanto comunicato da Twitter negli scorsi giorni.

Inoltre, si difende sempre Google, aggiungendo la sigla " /ncr" (" No country redirect") in coda al dominio di un blog si potrà sempre avere accesso a pagine non geolocalizzate: http://[blogname].blogspot.com/ncr, per intenderci, porterà sempre alla versione non filtrata del blog in questione. La censura localizzata per ora funzionerebbe in India e Australia, ma sarà presto estesa altrove. Č chiaro che le ragioni di preoccupazione nei paesi in cui la libertà di espressione non è garantita non sono poche, dato che un algoritmo potrà autocensurare eventuali contenuti scomodi.

Fonte: Wired.it

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