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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 25/07/2010 @ 17:02:53, in it - Video Alerta, read 1404 times)

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Alice Kingsley è una giovane in età da marito che sta per essere chiesta in moglie da un lord, nella Londra vittoriana. In attesa di trovare una risposta all'imbarazzante richiesta, la giovane volge il proprio sguardo al giardino, attraverso cui intravede un coniglio con un bel panciotto e un orologio da taschino. Alice si incammina in quella direzione e scivola di colpo nel mondo di sogno che sempre popolava tutte le sue notti.

Alice di Tim Burton non è più una ragazzina. Adulta sta per essere chiesta in sposa da un lord, ma lei gli preferisce un coniglio. E "inseguendo una libellula in un prato" in realtà un coniglio con un orologio da taschino e un buffo panciotto, sparisce tra le fronde.

Alice non aveva sognato un passato oggetto di letteratura per l'infanzia, ma l'aveva vissuto e poi relegato nella sfera del sogno, per non doverlo abbandonare con la sopravvenuta età adulta.
Ma i sogni, si sa son desideri, e Alice ne realizza qualcuno inseguendo il suo.

Scopre il suo ruolo nella società vittoriana e si imbarca felice per altri lidi. Tutto questo solo dopo aver ritrovato il Cappellaio Matto, la Regina Rossa e quella Bianca, conigli, stregatti e tanti vecchi amici forse solo immaginati, di certo sognati e a un certo punto pure incontrati lungo la dura strada verso l'età adulta.

Tim Burton mette mano a Lewis Carroll e non c'è più nulla da fare, la sua Alice cresciuta diventa icona e simbolo di una generazione che aveva dati per perduti i propri sogni e che li ritrova al cinema, nello splendore del 3D.

La consolidata coppia Burton/Depp, cui di recente si è aggiunta un'inquietante Helena Bonham Carter, riesce nell'aggiornamento di una delle più famose metafore del potere della fantasia.
Il trucco ovviamente è nell'amare tutti i suoi personaggi, specialmente i più neri, e con loro sfidare tutte le convenzioni.

Il Cappellaio Matto, fascinoso e ambiguo come solo Depp avrebbe potuto inventare, è un complice del lato più ardito della giovane Alice, apparentemente una sperduta fanciulla vittoriana, ma con l'anima di ferro di chi non ha mai mollato i propri sogni e non vede l'ora di realizzarli.

La Regina Rossa invece ci pare un incredibile schiaffo in faccia alla mancanza di umanità, una raffigurazione perfetta dell'ambiguità cui solo i regnanti, di questi tempi, ancora si attengono.
E se sua sorella la Regina Bianca ci pare un pochino svampita, è solo perché non è riuscita mai ad opporsi a lei, e per questo neanche si è mai consentita un'ombra nel suo cammino attraverso il mondo di sogno che si è costruita per sfuggirle.

Alice ha un compito, e nello stesso tempo un destino.
Sfuggire alla noia di un matrimonio vittoriano è solo il primo gradino di un'ascesa inarrestabile, attraverso un mondo che richiede modi nuovi di pensare i vecchi problemi. E soltanto chi tiene vivo il rapporto con la propria fantasia e i propri sogni ci può riuscire.

Passando attraverso la continua verifica di un'identità perduta e ritorvata, Alice, che ci fa sapere subito di non essere "quella Alice", scopre a mano a mano la sua "moltità" e con quella realizza le profezie e combatte le convenzioni.

Mia Wasikowska è perfetta nella sua "moltità" e anche un tantino vittoriana, mentre Il Cappellaio Matto/Depp istilla nello spettatore un desiderio di follia, pari solo a quello di acchiappare la coda dello Stregatto.
La Regina Rossa, una geniale Helena Bonham Carter, è cattiva e ridondante nella sua solitudine, mentre una perfetta Anne Hathaway/Regina Bianca si profila all'orizzonte con la sua algida bellezza, stucchevolemente amata persino dalla mobilia.

Peccato soltanto che Alice di Tim Burton sia comunque un po' anche un Alice Disney, e pertanto fornita di finale rassicurante. Il tutto si riduce all'appropriazione di un'identità, per poi compiere un passo avanti nell'esplorazione di nuove terre. Come se la scoperta della propria identità non potesse mai essere abbastanza in un mondo in cui tutti devono comunque vivere per sempre "felici e contenti" . ( Fonte: cinemalia.it)

Redazioneonline- Cinema e Spettacoli

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By Admin (from 25/07/2010 @ 15:02:47, in it - Osservatorio Globale, read 3098 times)

WASHINGTON. E' morto da più di sessant'anni ma il mito di Al Capone continua a vivere e a scatenare passioni. Stavolta si tratta dello scontro tra i suoi discendenti, raccontato in prima pagina dal Wall Street Journal. Al centro della guerra tra i 'Capones', non c'é alcun patrimonio da ereditare. Le enormi proprietà di 'Scarface' furono infatti tutte confiscate dallo Stato. Piuttosto, a provocare la faida familiare è un altro bene altrettanto prezioso: la memoria, il marchio, e i possibili guadagni conseguenti.


E' bastato che una pronipote, Deirdre Marie Capone, oggi settantenne, scrivesse un libro di ricordi per far scoppiare la bagarre tra i discendenti, veri o presunti. Il volume in questione, che uscirà in autunno, s'intitola "Uncle Al", dedicato appunto ad Alphonse Gabriel Capone, il boss dei boss, simbolo del gangsterismo americano, morto per un arresto cardiaco nel 1947 a soli 48 anni.


Nel libro, Deirdre, una tranquilla nonna della Florida, vuota il sacco e racconta cosa vuol dire crescere con un cognome così ingombrante. Deirdre scrive che lei, come tantissimi altri parenti, appena ha potuto ha scelto di cambiare cognome e per anni ha tenuto nascosto ai suoi figli la sua vera storia. Un libro che però non è andato giù ad altri discendenti di Al. "Lo zio è morto sessant'anni fa. Lasciamolo riposare in pace...", protesta Theresa Hall, anche lei pronipote del boss. La pensa così anche un'altra parente, citata dal Wall Street Journal: "E' il momento di fermarci, e chiederci tutti a chi giova riparlare di quella storia". Ovviamente Deirdre replica a ogni critica senza battere ciglio: "Sono stata seduta sulle sue ginocchia, ho toccato la sua cicatrice: quanti storici hanno scritto di lui senza aver mai ascoltato la sua voce?".


Ma il libro non è l'unico motivo di scontro tra i 'Capones'. Nessuno di loro ha mai avuto problemi con la giustizia, spesso si tratta di persone umili, al massimo della middle class. Per anni hanno preferito evitare ogni pubblicità. Recentemente però, le cose sono cambiate. Chris Knight Capone, un giovane newyorchese, ha scritto due anni fa un libro in cui sostiene di essere il nipote di Scarface: il padre Bill sarebbe il frutto di una relazione extramatrimoniale. E per dimostrarlo ha chiesto alla Corte di Chicago di riesumare il corpo di Al Capone e fare il test del Dna. Richiesta che ha fatto insorgere indignati decine di eredi. Ma al di là delle prove di laboratorio, ormai a scatenare l'avidità di queste famiglie è la chimera di poter lucrare sulla memoria di un parente così celebre. Tanto che alcuni hanno proposto di mettere in piedi una società in grado di tutelare i diritti d'immagine del 'brand' 'Al Capone'. Deirdre ha già fatto sapere che ci proverà in California, l'unico Stato americano dove è possibile fare i soldi trasformando un proprio caro estinto in un marchio di fabbrica. La stessa idea che ha avuto anche Chris.

Fonte: AmericaOggi.info

WIE VAN DE DRIE

Kati Jacky Ralina
Kati | Jacky | Ralina
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By Admin (from 25/07/2010 @ 13:57:11, in it - Osservatorio Globale, read 1662 times)

Ultimamente diversi politici ed economisti romeni, al posto dei tagli salariali e pensionistici e dei licenziamenti, hanno avanzato l'idea che le spese dello Stato siano coperte dalla riserva della Banca centrale. L'istituzione richiama però l'attenzione che tale fatto non è possibile. Il governatore Mugur Isarescu ha spiegato che la Banca nazionale non può finanziare direttamente il deficit di bilancio, in quanto vietato dalle regole europee. Il governatore ha aggiunto che, fosse anche legale, un finanziamento dalle riserve internazionali del deficit ridurrebbe drasticamente la capacità dello Stato di prendere dei prestiti dai mercati esteri. “Quest'anno, la Romania deve prendere in prestito 8-9 miliardi di euro per il settore governativo, sia dal mercato interno, sia da quello esterno. Dietro ci deve essere una garanzia di poter restituirli ad un certo momento. Tutti questi prestiti non sarebbero stati possibili se il Paese non avesse avuto delle riserve”, ha precisato Mugur Isarescu.

Il governatore ha aggiunto che l'intera riserva d'oro della Romania sarebbe esaurita in un solo anno, se venisse destinata a coprire il deficit nel sistema pensionistico. Il governatore ha spiegato che le riserve internazionali in valuta e oro sono volte a rafforzare la credibilità di uno Stato e di offrirgli la possibilità di prendere dei prestiti in buone condizioni dai mercati esteri e di consolidare l'attendibilità della politica economica e monetaria e del tasso di cambio. “La riserva è un elemento di credibilità. Quindi, nella misura in cui un Paese ha una riserva internazionale, allora può attirare altri soldi”, ha aggiunto Mugur Isarescu. Il governatore ha spiegato che se la riserva venisse destinata al pagamento delle pensioni o di altre forme di assistenza, lo Stato non potrebbe contrarre altri prestiti per coprire il deficit di bilancio, utilizzato proprio a questa meta.

Comunque, l'80% del profitto ricavato dalla Banca centrale dalla gestione della riserva, precisamente gli interessi ottenuti dalle istituzioni dove viene depositata, va al budget dello Stato, ha sottolineato il governatore. L'anno scorso, il contributo ha toccato i 300 milioni di euro, cioè circa 25 milioni di euro al mese, che equivalgono 150.000 pensioni medie. La Banca centrale ha precisato che, alla fine dello scorso mese, le riserve della Romania di valuta e ore ammontavano a circa 35 miliardi di euro.

Fonte: rri.ro

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By Admin (from 25/07/2010 @ 12:14:04, in it - Scienze e Societa, read 2740 times)

In un primo momento sembra di sentire semplicemente lo sciacquio delle onde, o il grido dei gabbiani, ma tendendo meglio l’orecchio ci si accorge che ogni suono, sulla riviera ligure, si trasforma in poesia. Una poesia per tutti i cinque sensi, fatta di sussurri lievi e profumi freschi, luci carezzevoli e rocce che sembrano sculture: è qui che si colloca Andora, cittadina ligure di circa 8 mila abitanti in provincia di Savona, nel lembo orientale della Riviera dei Fiori.

Incastonata tra le insenature di Capo Mele e Capo Mimosa, in corrispondenza della foce del Merula, Andora è a 15 km da Imperia e a 55 km dal capoluogo provinciale, e racchiude in sé le caratteristiche migliori del borgo marinaro tranquillo, ma anche la vivacità delle città più attive dal punto di vista turistico e culturale. Suddivisa nei quartieri storici del Castello, di Colla Micheri, Conna, Rollo, San Bartolomeo, San Giovanni e San Pietro, la località offre innumerevoli testimonianze storico-artistiche interessanti, ma è soprattutto una rinomata meta per le vacanze balneari.

Insignita ininterrottamente, a partire dal 1986, della Bandiera Blu per la qualità delle acque marine, Andora è lambita da un Mediterraneo limpidissimo e cristallino, affascinante nelle giornate di burrasca e placido nelle giornate di sole, quando si vede il fondale in trasparenza e si fanno belle nuotate rilassanti. La cittadina comprende il più ampio arenile di tutta la costa ligure, con un tappeto di sabbia chiara e fine perfetto per rilassarsi sotto il sole, e alla bellezza delle spiagge si aggiunge un’efficienza impeccabile per quanto riguarda i servizi degli stabilimenti balneari. Non stupisce dunque che la popolazione locale, durante la stagione estiva, arrivi a toccare le 70 mila persone, benché l’estate non sia l’unico periodo ricco di proposte avvincenti.

In effetti Andora si lascia visitare volentieri in ogni momento dell’anno, e ogni stagione regala emozioni diverse ma altrettanto indimenticabili, grazie al clima piacevole dellaLiguria e alle sue temperature sempre miti. I valori medi del mese più freddo, gennaio, vanno da un minimo di 7°C a un massimo di 12°C, mentre in luglio, il mese più caldo, variano tra i 20°C e i 27°C. Le precipitazioni non amano guastare l’idillio dell’estate, e si propongono più di frequente soltanto in autunno, quando toccano un picco massimo di 90 mm al mese.

Aldilà delle spiagge accoglienti e incontaminate, il paese stupisce i visitatori con monumenti di grande pregio, tra cui spicca la Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo. Situata nella frazione di Castello, un poco al di fuori del vero e proprio centro, la chiesa si erge nelle vicinanze dell’antico Castello Andorese e forma con esso e la vicina torre un unico, grande complesso. La chiesa è a pianta basilicale, divisa internamente in tre navate e tre absidi, ed è affiancata da una porta-torre di dimensioni monumentali, realizzata in pietra viva e culminante nella tipica merlatura in stile ghibellino. La torre svolge la funzione di campanile della vicina chiesa, ma nel periodo estivo diventa lo scenario di un rinomato festival di musica classica.

Da vedere il vicino Castello, anticamente nominato Paraxo e sede del primo insediamento locale. Immersi in una vegetazione rigogliosa, oggi si conservano soltanto i ruderi dell’originaria struttura duecentesca, in particolare le mura e alcune torri difensive, ma il fascino dell’edificio ha resistito all’usura dei secoli. Rifugio per i primi cittadini di
 
Andora nel periodo alto-medievale, il maniero divenne nel XII secolo residenza dei marchesi di Clavesana, per poi essere venduto nel 1252 alla Repubblica di Genova e trasformato in dimora del podestà genovese.

Testimonianze di un passato più vicino, ma decisamente appassionante, sono le manifestazioni tradizionali che si svolgono durante l’anno nel centro di Andora, a carattere religioso, popolare e culturale. Tra gli appuntamenti da non perdere, specialmente se si è avvezzi ai peccati di gola, c’è la rassegna gastronomica “Sale&Pesce” che si svolge nel mese di maggio, e che per due giorni interi dà la possibilità di degustare il pescato fresco, condito con il famoso basilico della zona, in un connubio delizioso tra prodotti di mare e di terra.

 

Il 22 maggio si festeggia Santa Rita, nell’omonima piazzetta affacciata sul mare: è questa la celebrazione cittadina più antica, caratterizzata dalla benedizione delle rose nella cappella dedicata alla santa. Di tutt’altro stampo è la Festa della Birra di luglio, che costituisce la manifestazioni andorese più vivace e partecipata, con migliaia di turisti provenienti da ogni parte d’Italia.

Ma per divertirsi nella stagione stiva non è necessario prendere parte a qualche festeggiamento particolare: la cittadina è sempre sveglia e brulicante di gente, a partire dal mattino presto, quando i pescatori espongono nelle bancarelle del molo i pesci freschissimi che hanno catturato, sino alle ore serali, quando al “Parco delle Farfalle” si tengono spettacoli di vario tipo che si protraggono fino a notte fonda. Per i più piccoli c’è un bel parco giochi lungo il fiume Merula.

Se avete deciso che Andora è la meta vacanziera che fa per voi, con il suo incontro armonioso tra pace e divertimento, cultura e mare, non vi resta che scegliere un mezzo di trasporto e progettare il viaggio. Chi viaggia in auto deve percorrere l’Autostrada A10 Genova-Ventimiglia ed uscire ad Andora, mentre se scegliete il treno troverete la stazione ferroviaria locale in pieno centro, sulla linea Genova-Vetimiglia nel tratto tra Savona e Ventimiglia. Gli aeroporti più vicini sono quelli di Villanova d’Albenga, Genova e Nizza.
( Fonte: ilturista.info)

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By Admin (from 25/07/2010 @ 10:59:57, in it - Scienze e Societa, read 1218 times)

WASHINGTON. Al lavoro andate in bicicletta, oppure prendete l'autobus o la metropolitana. La priorità - ha detto Barack Obama ai funzionari del governo americano - è ridurre l'inquinamento. La Casa Bianca questa settimana ha inviato un nota alle agenzie del governo con un appello ad essere più rispettosi dell'ambiente. Ha chiesto di tagliare le emissioni di anidride carbonica e di altri gas che provocano l'effetto serra del 13% entro il 2020.


Il governo federale, scrive il Washington Post, ha a disposizione 600.000 veicoli, quasi 500.000 edifici e nel 2008 ha speso 24,5 miliardi di dollari in bollette per gas, luce e carburante. E' quindi il maggior consumatore d'energia del paese.
"Il governo ha la responsabilità di usare l'energia in modo saggio, di ridurre i consumi, migliorare l'efficienza , e soprattutto, incrementare l'utilizza di fonti d'energia rinnovabili, come quella solare, idrica e eolico", ha detto Obama.
Obama ha voluto avviare anche un altro programma. Ha chiesto agli uffici del governo maggiore sicurezza sul luogo di lavoro in modo da ridurre il numero di incidenti che ogni anno capitano ai dipendenti pubblici. Poi il presidente vuole che in caso di infortunio le procedure di risarcimento siano velocizzate e che sia anche più rapido il ritorno in ufficio degli impiegati.


L'anno scorso sono state compilate 79.000 nuove richieste di risarcimento e i dipendenti federali hanno ricevuto in tutto 1,6 miliardi di dollari. "Molti di questi incidenti si possono evitare aumentando la sicurezza negli uffici, in questo modo si ridurrebbe anche il carico fiscale che grava sui contribuenti", ha concluso Obama.

Fonte: AmericaOggi.info

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By Admin (from 25/07/2010 @ 10:38:48, in it - Scienze e Societa, read 1352 times)

EARTHLINGS (Terrestri) è un documentario che ripropone il tema dell'assoluta dipendenza dell'umanità dagli animali (usati come compagnia, come cibo, come vestiario, per divertimento o per la ricerca scientifica) illustrando quanto sia grande la nostra mancanza di rispetto per questi cosiddetti "fornitori non umani". Il film è narrato dall'attore Joaquin Phoenix, candidato due volte al premio Oscar e vincitore di un Golden Globe nel 2006. La colonna sonora è di Moby, artista acclamato dalla critica.

Attraverso uno studio approfondito svolto all'interno di negozi di animali, allevamenti di animali domestici, rifugi, ma anche negli allevamenti intensivi, nell'industria della pelle e della pelliccia, in quella dello sport e dell'intrattenimento, e infine nella professione medica e scientifica, EARTHLINGS usa telecamere nascoste e filmati inediti per tracciare la cronaca quotidiana di alcune delle più grandi industrie del mondo, che basano i loro profitti interamente sugli animali.

Potente e informativo, EARTHLINGS è un film che fa riflettere ed è finora il più completo documentario mai prodotto sulla correlazione tra la natura, gli animali e gli interessi economici degli umani. Ci sono molti film ben fatti sui diritti animali, ma questo li supera tutti. ( Fonte: laverabestia.org)


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By Admin (from 24/07/2010 @ 13:56:19, in it - Video Alerta, read 1838 times)

GINEVRA. Roman Polanski è libero: a circa dieci mesi dal clamoroso arresto del regista franco-polacco a Zurigo su mandato d'arresto della giustizia americana, la Svizzera ha annunciato ieri che non estraderà l'artista 76enne negli Stati Uniti dove è ricercato per aver avuto rapporti sessuali con una minorenne più di 30 anni fa. "Polanski non sarà estradato. Le misure restrittive della libertà nei suoi confronti sono state revocate", ha affermato a Berna il ministro svizzero di giustizia e polizia Eveline Widmer-Schlumpf annunciando la decisione di respingere la domanda Usa di estradizione. Secondo la radio svizzera, Polanski - che dal dicembre scorso era agli arresti domiciliari nel suo chalet nella stazione turistica elvetica di Gstaad - avrebbe già discretamente lasciato lo chalet e sarebbe salito a bordo di un jet privato decollato dal vicino aeroporto di Saanen.


Il braccialetto elettronico che sorvegliava Polanski gli era già stato ritirato poche ore prima. Forse il regista era diretto a Parigi mentre la moglie Emmanuelle Seigner dichiarava alla France Press, "é la fine di un incubo che è durato più di nove mesi. Fremo all'idea di ricominciare a fare dei progetti - ha aggiunto - e a riprendere una normale vita di famiglia, soprattutto per i miei bambini che non meritavano tutte queste sofferenze".


Dal canto suo Polanski in una dichiarazione scritta letta dal suo avvocato ha espresso "grande soddisfazione" e ha inviato un "immenso grazie" a tutti coloro che lo hanno sostenuto. La decisione di negare l'estradizione del regista verso gli Usa è stata presa "dopo intensi accertamenti" che non hanno consentito di "escludere con la necessaria certezza la presenza di un vizio nella domanda di estradizione statunitense", ha spiegato la ministro precisando che la Svizzera non aveva il compito di stabilire se il regista de Il Pianista è "colpevole o non colpevole". Berna avrebbe infatti voluto leggere il verbale dell'interrogatorio del gennaio 2010 al pubblico ministero Roger Gunson: "Da tale verbale - spiega un comunicato delle autorità svizzere - dovrebbe risultare che il giudice allora competente, nell'udienza del 1977, aveva espressamente assicurato ai rappresentanti delle parti che i 42 giorni di detenzione trascorsi da Polanski nel reparto psichiatrico di un carcere californiano costituivano la pena detentiva complessiva da scontare". Ma gli Usa hanno rifiutato di trasmettere il verbale alla Svizzera e "alla luce della situazione - afferma il comunicato di Berna - non è possibile escludere con la necessaria certezza che Polanski abbia già scontato la pena inflittagli all'epoca e che la domanda di estrazione sia gravemente viziata". Inoltre, le circostanze dell'arresto sono particolari. "Occorre tenere conto del fatto ben noto che Roman Polanski ha, sin dall'acquisto della sua casa di Gstaad nel 2006, per anni soggiornato regolarmente in Svizzera" indisturbato, ha ricordato Berna. Questo ha creato "una situazione di fiducia": Polanski non avrebbe mai deciso di venire in Svizzera e di partecipare al Festival del film di Zurigo, nel settembre del 2009, "se non fosse stato convinto che il viaggio non gli avrebbe comportato alcuno svantaggio legale".


Ma la decisione di Berna sul caso - ha detto la ministra - non è stato unicamente giuridica. "Diritto e politica non si possono mai distinguere completamente", ha affermato. L'arresto del premio Oscar aveva suscitato numerose reazioni nel mondo della cultura ed anche la decisione odierna non ha mancato di suscitare commenti. Dalla Francia sono così giunte le reazioni soddisfatte dei ministri della cultura Frederic Mitterrand e degli affari esteri Bernard Kouchner e dell'intellettuale Bernard-Henri Levy, nonché quella dell'avvocato del cineasta Georges.


Decisamente insoddisfatti gli Stati Uniti che si sono dichiarati "delusi" e hanno fatto sapere che continueranno a cercare "giustizia in questa vicenda", dato che - ha tenuto a sottolineare il portavoce del Dipartimento di Stato, Philip Crowley, "lo stupro di una ragazza di 13 anni da parte di un adulto è un delitto". Roman Polanski era stato arrestato il 26 settembre 2009 all'aeroporto di Zurigo-Kloten, in esecuzione di un mandato di cattura spiccato a fine 2005 dalla Procura di Los Angeles per lo stupro di una 13enne nel marzo 1977.
Dallo scorso 4 dicembre Polanski si trovava assegnato a residenza coatta nel suo chalet di Gstaad.

Fonte: AmericaOggi.info

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Il parco terrestre e marino del Monte di Portofino è uno scrigno dalle inesauribili sorprese, colmo di gioielli naturalistici, storici e culturali in attesa di ispirare un’emozione, raccontare il proprio passato, diventare una poesia o una cartolina. Tra bellezze che costellano la zona, come perle portate dal mare in questo lembo di Liguria, c’è il bel comune di Camogli in provincia di Genova, con la sua Baia di San Fruttuoso.

Qui, tra i pini che profumano di resina e il mar Ligure, spettinato dal vento, si erge la splendida Abbazia di San Fruttuoso, che come una dama elegante domina la piccola baia omonima. Per arrivarvi le alternative sono poche, avventurose e appassionanti: le auto e i mezzi pubblici non raggiungono questo piccolo paradiso, che può essere conquistato soltanto a piedi, tramite un sentiero tortuoso che si snoda a picco sul mare, tra le rocce, oppure via mare, fendendo le onde con una barca o uno dei battelli diretti qui ogni giorno da Camogli, Genova e Santa Margherita.

Vista la posizione isolata, non è difficile immaginare la magia silenziosa ed intima di questo luogo: la piccola spiaggia, il sussurro dei flutti e il canto dei gabbiani fanno da cornice all’abbazia monumentale, con la sua chiesa, la torre dei Doria e una manciata di casette che paiono pietre gettate sul litorale dal vento. Ad illuminare San Fruttuoso ci sono il turchese intenso dell’acqua e il verde saturo dei pini sullo sfondo.

Entrata a far parte del Fondo per l’Ambiente Italiano nel 1983, San Fruttuoso comprende una bellissima chiesa di origine medievale, cui si accede mediante la sacrestia, realizzata in una zona sopraelevata della struttura nel XVI secolo. La chiesa è composta di due parti distinte, la prima delle quali, quella anteriore, serviva probabilmente come coro per i monaci, mentre la cripta sul fondo è del XIII secolo, così come il sepolcro familiare nei sotterranei.

Solo dopo che i monaci abbandonarono l’abbazia vene creata la chiesa, innalzando l’edificio medievale preesistente. All’interno si può vedere un bell’altare maggiore con un cofanetto d’argento in cui sono conservate le reliquie dei martiri Fruttuoso, Augurio ed Eulogio. Notevole l’abside, ricavata a ridosso della roccia viva, la cupola di età bizantina con le sue diciassette piccole arcate in pietra, e infine la grande torre ottagonale.

Realizzata intorno al X secolo, la torre nolare è considerata una delle architetture più antiche di tutta la Liguria, nonché un edificio di grande bellezza e originalità, con la sua calotta sferica lievemente ovale, a cui fu sovrapposta in seguito la torre ottagonale con pregevoli lesene a vista.

Inoltre alcune sale del complesso monastico sono occupate da un interessante museo, fondato negli anni Novanta, dedicato alla storia dell’abbazia: in tre teche si possono vedere le raffiate ceramiche da tavola rinvenute in un antico deposito e provenienti da varie parti del mondo, usate dai monaci tra il XIII secolo e il XIV secolo.

Chi visita San Fruttuoso poi vedere il chiostro superiore del XII secolo, in gran parte restaurato nel XVI secolo da Andrea Doria, e, al livello inferiore del chiostro, il già citato sepolcro della famiglia. Le sette tombe nobiliari, in marmo bianco e pietra grigia, sono schierate sui tre lati del vano e sorrette da piccole colonne marmoree. Inoltre sono presenti due sepolcri e un sarcofago romano, ma non si conoscono le identità dei personaggi tumulati.

Infine si può ammirare la torre, intitolata ad Andrea Doria e ai suoi eredi, edificata nel 1562 sulla strada che unisce l’abbazia al borgo di pescatori più vicino. Inizialmente aveva lo scopo di difendere il villaggio e la sorgente d’acqua locale, preziosa per i monaci, dagli attacchi pirateschi piuttosto frequenti via mare.

Ma alle bellezze architettoniche, la baia unisce un paesaggio meraviglioso che vi tenterà con le sue acque limpide e il suo clima mediterraneo gradevolissimo, caratterizzato da temperature sempre miti e un sole praticamente onnipresente dalla primavera all’autunno. Le temperature medie di gennaio, il mese più freddo, vanno da una minima di 5°C a una massima di 11°C, mentre in luglio e agosto si passa dai 21°C ai 27°C. Le precipitazioni si concentrano in autunno e in particolare nel mese in ottobre, quando cadono mediamente 153 mm di pioggia.

Come già detto, San Fruttuoso va raggiunto a piedi o via mare. I battelli diretti alla baia partono dai porticcioli di Camogli, Portofino, Santa Margherita, Rapallo, Sestri Levante, Lavagna, Chiavari o dal porto di Genova. Sfruttato specialmente nel periodo che va da Pasqua a settembre, il servizio è in parte attivo anche in inverno. Se ad esempio si parte da Camogli, da ottobre a marzo sono previste 3 corse giornaliere che diventano 5 nei fine settimana e ancora di più a partire da aprile, aggiungendo di mese in mese più viaggi, sino alle 11 corse giornaliere dei mesi di luglio e agosto. Inoltre, nei mesi più caldi, vengono organizzate delle affascinanti corse notturne. ( Fonte: ilturista.info)
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By Admin (from 24/07/2010 @ 10:36:25, in it - Scienze e Societa, read 1278 times)
Ad appena un mese di vita verrà strappato alla mamma e stipato in un tir per essere trasportato. Se sopravviverà al viaggio estenuante, senza cibo né acqua, arriverà nell’inferno del macello.

Immobilizzato, stordito e infine sgozzato, morirà lentamente, per dissanguamento. Mentre ciò avviene gli altri agnellini assistono al massacro, percepiscono l’odore del sangue e attendono terrorizzati il loro turno, per essere poi uccisi allo stesso modo.

Ogni anno 900.000 agnelli, tolti prematuramente alle proprie madri, vengono immolati per le tavole degli italiani, in nome della tradizione.
( Fonte: laverabestia.org)


 
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By Admin (from 24/07/2010 @ 09:55:00, in it - Scienze e Societa, read 3625 times)

 Costanza è la città più antica del territorio della Romania, attestata per la prima volta nell’anno 657 avanti Cristo, ai tempi della colonia greca di Tomi. Conquistata in seguito dai romani, la città-porto al Mar Nero è stata rinominata Constantiana, in onore di Flavia Giulia Costanza, la sorella dell’imperatore Costantino il Grande. La storia della città rispecchia in gran parte le tribolazioni e le trasformazioni subite dai territori romeni. Alcuni segni sono ancora presenti: vestigia delle mura di recinto, colonne, palazzi o il faro portuale, situato nel lungomare, vicino alla statua del poeta nazionale romeno Mihai Eminescu. Nonostante sia conosciuto come il Faro Genovese, esso non ha alcun legame con il porto di Genova, anche se nel XIII° secolo il Mar Nero era praticamente sotto il dominio dei genovesi, che contribuirono allo sviluppo della città. La storia del Faro comincia in realtà all’inizio del XIX° secolo, quando la città era sotto occupazione turca. 

L’ingegnere Petre Covacef, autore del libro “La storia del faro genovese”, ci ha spiegato quali sono state la decisioni prese all'epoca dall'amministrazione turca dei fari portuali. “Questa amministrazione costruì nel 1802 a Sulina il vecchio faro, conservatosi a tutt'oggi. Poi, nel 1822, a Costanza fu eretto un altro faro, su un promontorio e, infine, nella località Sabla, fu costruito anche un faro in legno. Nel 1828, la città di Costanza fu occupata dall’esercito russo, che aveva iniziato una guerra contro i turchi, durata due anni e svoltasi parzialmente anche in Dobrugea. La guerra si è conclusa con la firma del Trattato di Adrianopoli nel 1829. A Costanza, l’esercito russo aveva portato tante armi e munizioni, specialmente polvere da sparo, depositate in vari locali pubblici e nei vecchi silos di cereali della città, svuotati per farne posto. Il faro, esistito fino al 1829, funzionò nelle condizioni tecniche specifiche alla prima metà del XIX° secolo. La luce del faro proveniva dal fuoco acceso nella sua cupola e alimentato da una miscela speciale a base di paraffina. Si conosce anche il nome dell'allora custode, un certo Toma Radicevici”, ha spiegato il nostro ospite. 

Purtroppo, il faro sarebbe stato distrutto dall'incendio provocato dalle munizioni dell'esercito russo, che avrebbe devastato anche gran parte della città. La ricostruzione del faro è stata decisa molto più tardi, quando la città di Costanza rinacque, in seguito alla costruzione della ferrovia che la collega a Cernavoda, nel 1865. La stessa società che aveva costruito la ferrovia costruì anche un nuovo faro. "Per il faro, furono portati costruttori italiani che all’epoca lavoravano a Costantinopoli. Erano muratori, marmisti, tagliapietre ed altri e probabilmente provenivano dal genovese. La gente del posto, all'apprendere dell’arrivo dei costruttori in città, chiese chi fossero. La risposta: italiani di Genova. E così, la gente andava a vederli al lavoro. Cosa costruivano i genovesi? Un faro. Ecco perché questo faro, costruito in un anno, si chiama il Faro Genovese”, spiega inoltre l’ingegnere Petre Covacef. Alto 21 metri, il faro di Costanza era visibile dal mare da una distanza di circa 24 km. Si conferma a tutt'oggi un importante reperto della storia di Costanza.

Fonte: rri.ro

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