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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Ha riaperto i battenti la Stazione Mario Zucchelli, la base italiana in Antartide che ha ufficialmente avviato la XXVIII campagna che si concluderà a febbraio dell’anno prossimo con il rientro del personale del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide in Nuova Zelanda con la Nave cargo/oceanografica Italica.

Presso la base italiana, che si trova sulla costa, a circa 75 gradi di latitudine Sud nella Baia Terra Nova del Mare di Ross, sono già arrivati i primi 20 tecnici che avranno il compito di riavviare i servizi primari (acqua, riscaldamento, alloggi, etc.), ripristinare l’accesso alla base e organizzare quanto serve per l’utilizzo dei mezzi dopo il rimessaggio invernale.

“Nei prossimi giorni, altri aerei intercontinentali porteranno dalla Nuova Zelanda altro personale scientifico. Successivamente, dei voli cargo depositeranno strumentazione scientifica, viveri e materiale logistico vario. L’operatività sarà ripristinata nell’arco di pochi giorni: per la fine della prossima settimana la base sarà pienamente funzionante e i ricercatori cominceranno a lavorare. Nell’arco di 15 giorni avverrà poi anche il ricambio – e la fine dell’isolamento – con gli scienziati della base italo-francese Concordia (Dome C), che è operativa l’intero anno, quindi anche durante il duro inverno antartico”, spiega Massimo Frezzotti, Responsabile Unità Tecnica Antartide dell’ Enea (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) che è coinvolto nella campagna scientifica con l’ Ingv (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia) e il Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche).

I progetti di ricerca in cui saranno impegnati i 190 fra ricercatori, tecnici e addetti alla logistica, spaziano in molti settori: biodiversità, evoluzione e adattamento degli organismi antartici, glaciologia, contaminazioni ambientali, cambiamenti climatici, attività di monitoraggio presso gli Osservatori permanenti meteo-climatici.

“L’Antartide è un ambiente molto delicato. Essendo poco in contatto col resto del pianeta è abbastanza isolato e quello che succede lì, in termini di cambiamenti climatici, ha un profondo impatto sugli organismi viventi autoctoni”, spiega Guido Di Donfrancesco dell’Unità Tecnica Antartide dell’Enea. Una delle ricerche di cui si occuperanno gli scienziati della base italiana sarà anche volta a capire la sostenibilità ambientale di alcune attività umane che riguardano il continente più meridionale della Terra, come ad esempio la pesca. “Da anni cerchiamo di capire meglio quali sono gli effetti, ad esempio, della pesca del krill, che è il nutrimento di molte specie di pesci della zona e la cui diminuzione drammatica potrebbe avere conseguenze catastrofiche per la loro sopravvivenza”, continua Di Donfrancesco.

Inoltre, gli studi della base italiana si concentreranno sui cambiamenti climatici in quella che è la maggior riserva di acqua dolce del pianeta (basti pensare che si stima che se si sciogliessero i ghiacci antartici il livello medio dei mari si alzerebbe di circa 70 metri) e in particolare sul fenomeno del buco dell’ozono, che è sotto controllo in Antartide ma che “negli ultimi anni sta riguardando in modo più intenso l’Artide, dove si stanno venendo a creare condizioni stratosferiche finora inedite che favoriscono la formazione del buco dell’ozono e che sono molto simili a quelle antartiche. Studiare l’Antartide vuol dire allora capire l’Artide”, spiega Di Donfrancesco.

Un’altra importante attività condotta è infine quella legata all’ osservatorio meteo-climatico italiano che è stato allestito nel corso di circa vent’anni. “ Sono state disposte circa 20 stazioni meteo nel raggio di 100 chilometri a partire dalla Stazione Zucchelli, su torri di 15 metri di altezza. Misuratori di temperatura, umidità, vento, radiometri che inviano ogni giorno all’Enea i dati. Forniscono in tempo reale le condizione del vento e del clima, che sono poi fondamentali per la sicurezza dei voli in elicottero che, a volte, in Antartide possono incontrare condizioni proibitive molto pericolose per gli spostamenti umani", conclude Di Donfrancesco: " Queste informazioni a volte possono fare la differenza fra la vita e la morte”.

Fonte: daily.wired.it

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Toate trei sunt asa-numite elemente super-grele sau transuraniene; ele nu exista în natura, ci au fost create pe cale artificiala, în laborator, în acceleratoare de particule, obtinându-se doar un mic numar de atomi din fiecare. Ele sunt foarte instabile si se dezintegreaza rapid, dând nastere altor elemente chimice.

Tabelul lui Mendeleev s-a îmbogăţit cu trei elemente noi

Datorita numarului mic de atomi si instabilitatii lor, dureaza, de obicei, multi ani pâna când existenta unui astfel de element sa fie recunoscuta oficial, astfel încât elementul sa poata fi inclus în tabelul periodic.

Includerea se face numai dupa verificari atente ale rezultatelor experimentelor, de catre comisii speciale ale Uniunii Internationale pentru Fizica Pura si Aplicata (IUPAP) si Uniunii Internationale pentru Chimie Pura si Aplicata (IUPAC).

Numele sunt alese în urma unor propuneri, dupa consultari cu specialisti din domeniu, si trebuie aprobate în adunarile generale ale celor doua organisme internationale.

Darmstadtiul (Ds), elementul cu numarul atomic 110, a fost obtinut în 1994, de catre cercetatorii de la Centrul Helmholtz pentru Cercetari asupra Ionilor Grei (mai cunoscut sub numele de GSI - foto) din Germania. Bombardând un izotop greu de plumb cu atomi de nichel, specialistii au obtinut în total 13 atomi de darmstadtiu. Numele vine de la orasul german Darmstadt, unde se afla laboratorul GSI.

Roentgeniul (Rg) - numarul atomic 111 - a fost obtinut pentru prima data în 1994 (trei atomi); ulterior, pentru a valida rezultatele, cercetatorii au repetat experimentul în 2002, obtinînd alti trei atomi. Numele elementului a fost dat în onoarea fizicianului german Wilhelm Conrad Roentgen (1845 - 1923), laureat al premiului Nobel pentru fizica, cel care a descoperit razele X, în 1895.

Coperniciul (Cn) - elementul cu numarul atomic 112 - a fost fabricat pentru prima data în 1996, prin ciocnirea atomilor de zinc cu cei de plumb. De atunci, au fost obtinuti, în total, 75 de atomi ai acestui element. Numele sau vine de la celebrul astronom Nicolaus Copernicus (1473-1543), primul care a emis teoria ca Pamântul se roteste în jurul Soarelui, contrazicând astfel ideile gresite ale vremii sale si schimbând pentru totdeauna viziunea oamenilor asupra lumii.

Sursa: Live Science & descopera.ro

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The therapy is much more precise than other light-therapy methods attempted to date, and it has the potential to replace chemotherapy and radiation.

Researchers at the National Cancer Institutecoupled cancer-specific antibodies with a heat-sensitive dye that damages cells when exposed to specific wavelengths of light. The antibodies recognize proteins on the exterior of cancer cells, so they would easily and accurately seek out their quarry, leaving healthy cells alone. Once bound to the cancer, the antibodies’ piggyback heat-sensitive molecule could be activated to do its job.

Led by Hisataka Kobayashi, researchers worked with several photosensitizers (light-activated molecules) before settling on one called IR700. It activates in near-infrared light and has the added bonus of fluorescence, so the researchers could easily watch its progress. They attached it to three cancer antibodies that bind to three different proteins: HER2, which is over-expressed by some breast cancers; EGFR, which is over-expressed by some lung, pancreatic, and colon cancers; and PSMA, which is over-expressed by prostate cancers.
Working with mice that had been implanted with tumors, the researchers say the cancer cells bound to the protein antibodies, and when they were exposed to infrared light, the cells died. Even a single dose of IR light made a significant difference, as the image at the top shows. Infrared light has the added benefit of penetrating several centimeters into tissue, much deeper than other wavelengths, the researchers say.

One key thing about this therapy is its selectivity, the researchers say. While other light-therapy methods can damage healthy tissue, just like radiation and chemotherapy can, this method only targets cells that are over-expressing proteins associated with certain types of cancer.
Much more work needs to be done to verify that this can work in humans — for instance, the breast cancer protein used in this study is only present in less than half of breast cancers — but the team says their method shows promise.

Source: Popular Science

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By Admin (from 22/01/2012 @ 15:04:21, in en - Video Alert, read 510 times)

A video that sort of highlights a persons opinion on how the US Government is treating it's voters. Thoughts?

 Ron Paul is America's leading voice for limited, constitutional government, low taxes, free markets, sound money, and a pro-America foreign policy.

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Immaginate di aver smarrito il cane. Come fare per ritrovarlo il prima possibile? Il buon senso suggerisce di spargere la voce, magari usando Facebook o altri social network, e offrire una ricompensa a chi lo riporterà indietro. Dalle pagine di Science, però, un gruppo di ricerca del Massachusetts Institute of Technology di Boston dà un altro consiglio: offrire il premio non solo a chi ritroverà il cane, ma anche a chi contribuirà a diffondere la notizia dello smarrimento. Proprio seguendo questa filosofia, i ricercatori del Media Lab del Mit si sono aggiudicati la Red Balloon Challenge, una competizione indetta dalla Darpa ( Defense Advanced Research Projects Agency) allo scopo di comprendere quale sia il modo migliore per spronare i cittadini all’azione, servendosi di un mezzo di comunicazione immediato come il Web.

La Red Balloon Challenge è stata pensata nel 2009 per celebrare il 40esimo anniversario della nascita dell’ Arpanet, l’antenata di Internet. Ai partecipanti è stato chiesto di sfruttare le potenzialità del Web per risolvere nel minor tempo possibile un compito che richiedeva il coinvolgimento di più persone. Gli sfidanti (un centinaio di team composti da cittadini o ricercatori) dovevano localizzare la posizione di 10 palloni rossi sparsi in tutti gli Stati Uniti. Un problema che un analista della National Geospatial-Intelligence Agency ha definito impossibile da risolvere usando i metodi di intelligence convenzionali.

Eppure, il team del Media Lab ce l’ha fatta in 8 ore e 52 minuti, e ora spiega esattamente come in uno studio. In pratica, ha promesso parte del denaro in palio (40mila dollari) non solo alle persone che avrebbero localizzato i palloni ( finders, che avrebbero intascato 4mila dollari per ciascun pallone), ma anche a chi li avrebbe messi in comunicazione con il Mit ( inviters; i primi che avrebbero fornito le esatte coordinate avrebbero preso 2mila dollari). E riceveva un premio anche chi faceva da tramite tra i ricercatori e gli inviters stessi, a cascata: mille dollari al primo che aveva invitato il finder, 500 al secondo, 250 al terzo e così via. Grazie al Web e a questi incentivi ricorrenti, il gruppo è riuscito a reclutare 4.400 persone nelle 36 ore precedenti l’inizio della gara.

La strategia si è rivelata migliore persino di quelle che facevano leva su sentimenti d’altruismo (il gruppo della Georgia Tech, arrivato secondo, ha cercato di reclutare la gente promettendo di donare il premio alla Croce Rossa). I ricercatori del Mit sono convinti che l’analisi della loro strategia sarà utile a perfezionare sia le campagne di mobilitazione sociale sia quelle di marketing.

Fonte: daily.wired.it

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Electronistul Michael Grätzel de la Institutul Federal de Tehnologie din Lausanne, Elvetia, a gasit o alternativa la costisitoarele celule solare, concepând celulele fotovoltaice ce pot fi tiparite.

Grätzel a creat aceste celule în 1991. Acestea folosesc molecule organice de colorant pentru a absorbi lumina soarelui, energie care va bombarda cu electroni nanoparticulele de dioxid de titaniu pe care se afla pigmentul. Acesti electroni sunt colectati de electrozi pentru a genera un curent electric.

Celulele fotovoltaice tipăribile ar putea revoluţiona energia solară

Dar utilizarea tehnologiei a fost imposibila pâna în zilele noastre, întâmpinând mai multe probleme. Unul din cele mai dificile momente a fost atunci când specialistii au realizat ca acei coloranti utilizati pentru a atrage lumina soarelui contineau atomi de ruteniu, un metal scump. Din cauza ineficientei de conversie, celulele lui Grätzel tind sa produca numai tensiuni joase. Din fericire, însa, Grätzel si colegii sai au reusi sa gaseasca un înlocuitor al ruteniului.

Celulele fotovoltaice concepute de Grätzel au un nivel de tensiune record (0,97 V) si o eficienta de pâna la 12,3%. Daca randamentul acestor celule tiparite va ajunge la 15%, atunci ele se vor dovedi o investitie rentabila si vor constitui adevarate concurente ale celulelor fotovoltaice din siliciu.

Sursa: Nature & descopera.ro

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The computer controlled flashes of light to start and stop this gene expression, "learning" how to reach and maintain a set value.

The groundbreaking approach could find use in future efforts to control biological processes, such as the production of biofuel from microbes.

It appears in Nature Biotechnology.

The approach is a comparatively simple means to take control of fantastically complex biochemical processes to achieve a desired result.

"The neat thing about this is that there are many people who have tried to do things like this by, for example, coding in the cell itself a synthetic circuit, putting genes and mechanisms in the cell," said co-author John Lygeros, of the Automatic Control Laboratory at the Swiss Federal Institute of Technology (ETH) Zurich.

"That's had limited success up to now."

Prof Lygeros joined Prof Mustafa Khammash of the ETH's Biosystems Science and Engineering department and Prof Hana El-Samada's group at the University of California San Francisco to try to achieve better control.

The team started with the yeast Saccharomyces cerevisiae - a well-studied strain of yeast familiar since ancient times in brewing and baking.

A study in the same journal in 2002 found that when S. cerevisiae is exposed to light, a molecule called phytochrome within it can switch forms; red light converts it to an "active form" and a deeper red converts it back.

The activity of the phytochrome can start or stop the genetic machinery that results in the production of a given protein.

The team used this trick to ensure that when the yeast was producing that protein - corresponding to the gene being switched on - it could be tracked by using a "reporter" molecule that itself gives off light in a process called fluorescence.

In that way, the team had a full loop of control: upon shining red light in, they could track how much a population of yeast cells was expressing the gene, and apply the deeper red to curb that gene expression.

Better behaviour

The process is not simply an on-off switch, Prof Lygeros explained.

"Experimentally, it s a fairly challenging thing to do," he told BBC News.

"The fluorescence is not the only thing - there are half a dozen chemical reactions involved in this process."

The team developed a computer model to track how long each burst of light should take to precisely maintain a given amount of gene expression, allowing it to control the light tightly in a feedback loop.

The work adds to a growing amount of scientific literature in which the delicate machinery within life can be bent to the will of experimenters.

Most recently, researchers at the University of California San Francisco showed that a substantially similar approach could direct a prescribed amount of a protein to the cell wall.

Their findings should help us better understand cell signalling - the chemical messages that cells share as they co-operate within an organism.

Such methods are helping to complement time-honoured but labour-intensive genetic trickery to accomplish similar goals, Prof Lygeros explained.

"It's quite difficult to engineer synthetic circuits that do something robustly in the cell, and the hope is that by augmenting this with external signals, you can get them to behave better," he said.

"That for example may have applications in biofuel production, or antibiotic production, where they use genetically engineered organisms to increase the yields of reactions."

Source: BBC News

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By Admin (from 21/01/2012 @ 18:03:35, in en - Video Alert, read 1578 times)

Anonymous is NOT your personal army.

Anonymous has no face, no race, and no origin. Anonymous is a force and as such, simply is.

Anonymous is not I, you, or we. Anonymous is all without name, blame, and restraint.

Anonymous cannot be hurt, damaged, or stopped. Anonymous grows at a rate that only itself can comprehend.

Anonymous has no leader, no organization. Anonymous is a wandering mass of both order and chaos.

Anonymous is here, Anonymous is now, Anonymous will always be.



The Man Who Was Thursday: A Nightmare is a novel by G. K. Chesterton, first published in 1908. The book is sometimes referred to as a metaphysical thriller.

Plot summary

In Edwardian era London, Gabriel Syme is recruited at Scotland Yard to a secret anti-anarchist police corps. Lucian Gregory, an anarchistic poet, lives in the suburb of Saffron Park. Syme meets him at a party and they debate the meaning of poetry. Gregory argues that revolt is the basis of poetry. Syme demurs, insisting that the essence of poetry is not revolution, but rather law. He antagonizes Gregory by asserting that the most poetical of human creations is the timetable for the London Underground. He suggests that Gregory isn't really serious about his anarchism. This so irritates Gregory that he takes Syme to an underground anarchist meeting place, revealing that his public endorsement of anarchy is a ruse to make him seem harmless, when in fact he is an influential member of the local chapter of the European anarchist council.

The central council consists of seven men, each using the name of a day of the week as a code name, and the position of Thursday is about to be elected by Gregory's local chapter. Gregory expects to win the election, but just before the election Syme reveals to Gregory after an oath of secrecy that he is a secret policeman. Fearful Syme may use his speech in evidence of a prosecution, Gregory's weakened words fail to convince the local chapter that he is sufficiently dangerous for the job. Syme makes a rousing anarchist speech and wins the vote. He is sent immediately as the chapter's delegate to the central council.

In his efforts to thwart the council's intentions, however, Syme discovers that five of the other six members are also undercover detectives; each was employed just as mysteriously and assigned to defeat the Council. They all soon find out that they were fighting each other and not real anarchists; such was the mastermind plan of their president Sunday. In a surreal conclusion, Sunday himself is unmasked as only seeming to be terrible; in fact, he is a force of good like the detectives. However, he is unable to give an answer to the question of why he caused so much trouble and pain for the detectives. Gregory, the only real anarchist, seems to challenge the good council. His accusation is that they, as rulers, have never suffered like Gregory and their other subjects, and so their power is illegitimate. However, Syme is able to refute this accusation immediately because of the terrors inflicted by Sunday on the rest of the council.

The dream ends when Sunday himself is asked if he has ever suffered. His last words, "can ye drink of the cup that I drink of?", is the question that Jesus asks St. James and St. John in the Gospel of Mark, chapter 10, vs 38–39, to challenge their commitment in becoming his disciples.

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The World Diabetes Foundation estimated that some 285 million people, or around 6 percent of the world's adult population, were living with diabetes in 2010. For type 1 diabetics and up to 27 percent of type 2 diabetics, that means daily insulin injections, which can be uncomfortable and inconvenient. Since most people would rather pop a pill than get a shot, researchers have been trying to develop an oral form of insulin. However, this has proven difficult because insulin is a protein that is broken down in the stomach and gut. Now a team of researchers from Australia's Curtin University has found an insulin substitute to treat diabetes orally that they hope could help take the needle out of diabetes for many people.

In an effort to find a compound that emulates the molecular map of insulin, Professor Erik Helmerhorst and his colleagues at Curtin University in research undertaken with Australian pharmaceutical company Epichem searched the structures of three million compounds.

"We took a 3D molecular map of insulin and identified the key features within this map that are needed for insulin's activity," Prof. Helmerhorst told Gizmag. "We then searched over 3 million small molecules 3D structures for their ability to fit the key features within this insulin map. We found a lead drug molecule that fitted the map and mimicked insulin in specific biological assays and animal models. We have already spent nearly 10 years optimizing this lead molecule."

Unlike insulin, the small drug molecule isn't broken down in the stomach so can be taken orally as a tablet. As well as appealing to people who aren't fond of needles, Prof. Helmerhorst says a tablet would also be cheaper to produce and easier to store than insulin. This would make it easier to distribute in developing countries where the rates of diabetes are on the rise.

Although Prof. Helmerhorst says the insulin substitute could potentially replace the need for injections for sufferers of both type 1 and type 2 diabetes, because type 1 diabetics depend on insulin for their survival, the researchers plan to initially target type 2 diabetics prior to them developing full insulin dependency.

The research is still in the lead optimization stage with clinical trials not expected to begin for another five years or so. Looking for licensees to market the insulin substitute and investors to fund the next stage of development, the Curtin University team recently presented their research and generated a lot of interest at Univation 2011, which aims to showcase research being developed at West Australia's universities to potential investors.

Source: GIZMAG

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Quand’è che la nostra specie ha messo piede per la prima volta in Europa? A rispondere a questa domanda ci stanno provando in molti, e da tanto tempo. Ornamenti e utensili - attribuiti a Homo sapiens piuttosto che ai Neanderthal - ci dicono che i nostri antenati dovevano trovarsi entro i confini europei già tra i 44 e i 42mila anni fa. I primi fossili di un essere umano moderno, però, non compaiono che tra 41 e 39 mila anni fa. Quindi?

Come in una trama poliziesca, a offrire una soluzione al rompicapo spuntano due piccoli denti da latte (inizialmente attribuiti a Neanderthal) ritrovati nel lontano 1964 in Puglia, nella Grotta del Cavallo, e ora riesaminati e ridatati. I nuovi risultati fanno felici parecchi paleontologi: i denti appartengono indiscutibilmente alla specie umana e hanno tra 43 e 45mila anni. Per adesso, quindi, sono italiani i fossili di Homo sapiens più antichi d’Europa. Il nuovo studio è stato condotto da un team internazionale guidato da Stefano Benazzi e Gerhard Weber del Virtual Antrophology lab dell’Università di Vienna, e il verdetto è apparso su Nature.

La stessa identica storia è accaduta a un altro gruppo di ricercatori dell’ università di Oxford e del Natural History Museum di Londra, che da dieci anni studiano un frammento di mascella superiore con tre denti, ritrovata nel 1927 nella Kent’s Cavern di Devon, in Gran Bretagna, anche questa inizialmente attribuita a Neanderthal. Ora l’etichetta sul fossile dovrà cambiare: appartiene all’essere umano anatomicamente moderno ed è datata tra 44mila e 41mila anni fa. Anche questo studio si è meritato le pagine di Nature.

Sembra quindi che H. sapiens fosse presente in Europa contemporaneamente sia a Nordovest sia a Sudest oltre 40mila anni fa. Le nuove ricerche suggeriscono una rapida dispersione dei primi esseri umani attraverso il continente e fanno scattare immediatamente una considerazione: la nostra specie ha convissuto in queste lande con i cugini Neanderthal per qualche migliaia di anni in più di quanto si pensasse.

Anche per le indagini i due gruppi hanno agito in maniera simile. In entrambi i casi sono state eseguite delle scansioni digitali dettagliate dei reperti, per comparare le caratteristiche dei denti con quelle di un ampio campione di altri fossili disponibili. Benazzi si dice più che certo che si tratti di molari da latte umani e lo stesso vale per la mascella.

Quanto alla datazione, non è stato possibile eseguirla direttamente sui campioni, perché troppo piccoli; gli studiosi sono quindi ricorsi a un sistema indiretto: nel caso italiano sono state datate le conchiglie rinvenute nello stesso strato archeologico; nel caso inglese (dove dei resti di colla avevano sollevato questioni circa la bontà della precedente datazione) ci si è serviti di ossa di lupi, cervi, orsi e rinoceronti trovati accanto alla mascella e datati tra 50mila e 26mila anni fa. L’analisi statistica ha poi indicato l’età più probabile per il reperto. Ora non resta che aspettare nuovi fossili o nuove analisi per capire da dove siano arrivati e come si siano diffusi nel Vecchio Continente.

Fonte: daily.wired.it

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30/09/2014 @ 09:34:56
By Miulesvu Corina Lucia
tovaraseilor .. nu confundati un sifonar sau turnator cuun ofiter sub acoperire.. e o mare diferenta ...
29/09/2014 @ 13:07:51
By Alex Andu
... deci şi Toma e securist, logic!
27/09/2014 @ 15:49:04
By Bogdan Sith Huşanu
Mai voinicilor,voi nu stiati ca inainte de 89,securistii erau omul si copacul,,ei acum sint si mai multi,cred ca au dat si lastari,ce naiba..!..
27/09/2014 @ 15:45:01
By Toma Pasculea


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03/03/2015 @ 4.07.36
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