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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
 
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 23/08/2011 @ 11:00:19, in ro - Stiinta si Societate, read 591 times)

 Depistarea precoce a maladiilor reprezinta o preocupare de prim ordin a medicilor de pretutindeni. De altfel se stie ca majoritatea bolilor considerate incurabile se pot vindeca in proportie de suta la suta daca sunt identificate la timp. Din pacate, indiferenta, ignoranta sau delasarea ii impiedica pe multi dintre noi sa ajunga la timp la medic si atunci când o fac este prea târziu. O noua metoda de depistare din pripa a bolilor a fost pusa la punct de un genetician american: o metoda care, prin ineditul ei ii va determina, spera acesta, pe oameni sa se adreseze mai des medicilor, spre a-si verifica starea de sanatate.

Transpus pe note muzicale, cancerul de colon pare o insiruire de sunete suave, ca o feerie, intrerupta din când in când de tonuri razlete. Desi pare o fraza a unui artist suprarealist, cuvintele de mai sus reflecta o realitate stiintifica, adica o descoperire a cercetatorului Gil Alterovitz, de la Harvard Medical School: aceea ca genele pot fi folosite pentru a „compune” veritabile melodii, in corpul uman. Alterovitz a realizat un program de computer care transforma genele in note muzicale si a observat ca, in traducerea sa acustica, armonia reprezinta o stare de sanatate buna iar dezacordurile indica aparitia unei boli, cu mult inainte ca aceasta sa se manifeste in plan fizic. Dupa cum se stie, in orice moment al existentei, mii de gene dau nastere unui abundent numar de produse moleculare in vreme ce alte mii au o activitate extrem de redusa. Profilul genelor active si al celor inactive se schimba constant in cazul instalarii in organism a unor anumite maladii, cum ar fi de pilda cancerul.

Corpurile sanatoase „suna” melodios

Cautând un mod mai simplu de a reprezenta complexa baza de informatii inmagazinata in expresia genetica, Alterovitz a decis sa infatiseze toate aceste schimbari sub forma unor note muzicale. Primul pas in conversia genelor in muzica a fost echivalarea unor masuri multiple in câteva semnale fundamentale, fiecare dintre acestea putând fi reprezentat de o nota diferita. Alaturate, notele formeaza un cor armonic, intr-un organism sanatos si devin tot mai stridente si dezacordate, aproape deranjante, atunci când in organism s-a instalat  boala grava.

Cercetatorul american a observat ca, la fel ca diferitele sisteme dintr-un autovehicul, multe semnale psihologice lucreaza in mod sincronizat, pentru a mentine corpul sanatos. „Aceste semnale nu sunt parti izolate. Exista o multime de corelatii intre variabilele fiziologice. Daca ritmul cardiac este mai intens, si alte variabile vor creste, ca raspuns.”

Folosind datele adunate in urma unui studiu  vizând expresia proteinelor in cancerul de colon, Alterovitz a analizat peste trei mii de molecule inrudite, implicate in declansarea acestei boli. El a transpus miile de proteine in patru retele principale, apelând la diverse baze de date generice care catalogheaza relatiile dintre gene si proteine. Apoi a desemnat o nota fiecarei retele, obtinând astfel o inlantuire de sunete si comparând „muzica” dintr-un organism sanatos cu cea dintr-un organism afectat de cancer la colon. Rezultatul? Sunetele produse de corpul bolnav sunau „dizarmonic”.

Pornind de la sistemul imaginat de Alterovitz si alte boli vor fi „transpuse in muzica”. Astfel, cercetatorii pot identifica retelele de proteine legate de maladia care-i intereseaza si le pot desemna note specifice, alcatuind ulterior melodii placute – in cazul unor oameni sanatosi – sau deranjante – in cel al unora bolnavi. In acest fel, maladiile vor fi depistate, in viitor, prematur, gratie unei simple „auditii muzicale” la cabinetul medical...

GABRIEL TUDOR - magazin.ro

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“Un’eternità”, secondo Joel Fajanas, membro dell’esperimento e docente di Fisica a Berkeley. Si tratta, infatti, di un record assoluto: un tempo 5mila volte superiore a quello raggiunto lo scorso novembre sempre dai ricercatori dell’Alpha. Ma soprattutto, come spiega Jeffrey Hangst, leader dello studio, è un intervallo abbastanza lungo per cominciare a studiare queste particelle. Questo risultato è stato presentato sulle pagine di Nature Physics insieme a un resoconto dettagliato di quanto ottenuto nel corso degli scorsi dodici mesi: 112 atomi di anti-idrogeno creati e catturati per un tempo variabile tra un quinto di secondo e mille secondi.

Detail-antimateria-cern

Da quando, nel 2009, atomi di anti-idrogeno sono stati catturati per la prima volta (sono stati creati per la prima volta, sempre a Ginevra, nel 2002 ma si sono istantaneamente distrutti), la possibilità di studiare l’antimateria, postulata negli anni ’30 da Paul Dirac, si sta velocemente trasformando da sogno impossibile per appassionati di Star Trek e fantascienza, a realtà. Da allora, infatti, nel centro svizzero sono stati creati e catturati 309 atomi di anti-idrogeno. Ma il Cern con il suo Lhc non è il solo istituto occuparsi di antimateria: c’è anche il Relativistic Heavy Ion Collider (Rhic), negli Usa, dove lo scorso aprile è stato catturato l’antiatomo più pesante al mondo: l’antielio-4. Inoltre, non si può dimenticare Ams 02 (Alpha Magnetic Spectrometer), il cacciatore di antimateria che è appena arrivato sulla Stazione Spaziale Internazionale per catturare le particelle elementari nello Spazio.

Le particelle di antimateria sono, secondo il Modello Standard, il corrispettivo delle particelle di materia (elettroni, neutroni, protoni, ecc). Riprodurle in laboratorio non è più un problema per i fisici del Cern o di altri laboratori dotati di un acceleratore di particelle come il Large Hadron Collider. Grazie a questi strumenti, infatti, è lavoro di tutti i giorni creare anti-protoni che vengono poi mescolati con anti-elettroni o positroni (quelli della tomografia a emissioni di positroni) in una camera a vuoto, dove alcuni di questi si combinano per dare origine ad atomi di anti-idrogeno.

È qui che comincia il lavoro più complicato per i ricercatori. Queste particelle infatti si distruggono appena entrano in contatto con la materia, devono quindi essere catturate in complicate trappole: campi magnetici molto potenti e dalle maglie molto strette, chiamati bottiglie magnetiche.
Queste particelle sono create direttamente all’interno delle trappole e individuate semplicemente interrompendo il campo magnetico e registrando la loro distruzione, che provoca un lampo.

Anzi, come ricorda il Guardian, questo processo, chiamato annichilazione, trasforma le masse delle particelle in energia secondo la famosa equazione di Albert Einstein, E=mc 2. Un Kg di antimateria che entra in contatto con altrettanta materia provoca un’esplosione circa 3000 volte superiore a quella di Hiroshima.

L’obiettivo di Hangst e colleghi, tuttavia, non è creare esplosioni (anche se questo tipo di esperimenti affascina molto gli autori di Science Fiction), quanto condurre esperimenti sull’antimateria per stabilire se essa ubbidisce alle stesse leggi della fisica della materia, e per capire perché, rispetto a quest’ultima, sembra essere così poco presente nell’Universo, sebbene durante il Big Bang se ne dovrebbe essere creata una quantità uguale.

Come riportato su Nature Physics, i ricercatori hanno già cominciato a studiare gli anti-atomi misurandone la distribuzione dell’energia. “ Potrebbe non sembrare molto emozionante”, commenta Jonathan Wurtele, coautore dello studio, “ ma si tratta del primo esperimento mai condotto su anti-idrogeno intrappolato. Quest’estate speriamo di riuscire a misurare cambiamenti indotti dalle microonde sullo stato atomico degli anti-atomi”.

Fonte: galileonet.it - Riferimenti: wired.it

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Ma da qualche anno, complice l’innalzamento della temperatura, ha varcato le Colonne d’Ercole del Canale di Suez, e dal Mar Rosso ha colonizzato il Mediterraneo orientale: oggi si trova di frequente, anche vicino riva, nei pressi dell’isola di Rodi, sulle coste turche, egiziane e israeliane.

Detail-pesce palla argenteo

Non bisogna lasciarsi trarre in inganno dalla sua espressione un po’ assente. L’animale in questione è pericolosissimo: perché il suo organismo produce una sostanza altamente tossica (tetrodotossina) in grado di provocare paralisi muscolari, fino alla morte, anche nella specie umana.

Quella del Lagocephalus è solo una delle oltre 900 specie aliene provenienti da habitat più caldi che stanno lentamente prendendo piede anche nel mare nostrum. Dell’avanzata tropicale fanno parte, per esempio, anche il barracuda o il pesce flauto (Fistularia commersonii). Un’invasione biologica che ha gravi conseguenze anche a livello della catena alimentare di piante e pesci locali, che ne risulta sconvolta, soprattutto quando gli invasori sono velenosi o carnivori, e diventano specie dominanti rispetto a quelle indigene. Lo conferma uno studio condotto nell’arco di quattro anni lungo le zone costiere dell’isola di Rodi da Stefan Kalogirou, del dipartimento di ecologia marina dell’Università di Goteborg.

Purtroppo, ammette Kalogirou, non è semplice definire nel breve periodo quali potrebbero essere le reali ripercussioni sul territorio: studi del genere hanno bisogno di essere valutati sul lungo periodo, e fino ad ora nessuno ha dato troppa importanza a questi fenomeni in atto nel Mediterraneo. Così il ricercatore, oltre a interpretare gli effetti di questi fenomeni, lancia un monito a livello europeo sull’importanza della valutazione dell’impatto ambientale di queste nuove specie, la cui presenza, oltre ad interferire sul presente ecosistema, potrebbe ripercuotersi sullo sviluppo socioeconomico delle popolazioni costiere.

Fonte: galileonet.it

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Procuratura din Manhattan va cere marti retragerea tuturor acuzatiilor formulate impotriva lui Dominique Strauss-Kahn, au declarat surse judiciare, citate de New York Post, in editia online de duminica.

Acuzarea urmeaza sa depuna o motiune in care va recunoaste ca acuzatiile nu pot fi dovedite dincolo de orice indoiala, din cauza problemelor de credibilitate ale reclamantei.

Surse din cadrul procuraturii au afirmat ca este posibil ca motiunea sa includa si detalii care nu au fost inca dezvaluite in legatura cu camerista care l-a acuzat pe Dominique Strauss-Kahn de agresiune sexuala.

Potrivit New York Post, magistratii aproba in general acest tip de motiune pe loc, ceea ce inseamna ca fostul director FMI ar putea pleca spre Franta in scurt timp.

Biroul procurorului din Manhattan a convocat-o pe Nafissatou Diallo pentru luni la pranz, cu o zi inaintea urmatoarei audieri a lui Dominique Strauss-Kahn. Avocatul ei, Kenneth Thompson, a declarat sambata ca este convins ca nu poate explica aceasta convocare decat prin faptul ca procuratura va renunta complet la acuzatii sau va retrage o parte dintre acestea.

Sursa: bzi.ro

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Computerul IBM Watson, cunoscut pentru că a învins cei mai buni jucători de "Jeopardy" din lume, va fi folosit acum pentru a răspunde rapid unor întrebări din domeniul medical, scrie Daily Mail. Compania spune că, peste maximum doi ani, Watson va oferi doctorilor diagnostice si tratamente, chiar lângă patul pacientilor.

O demonstratie recentă a arătat că Watson poate oferi pe loc date foarte detaliate despre pacienti, inclusiv unde locuiesc. Spre exemplu, când i s-a "spus" că o pacientă este însărcinată, computerul IBM Watson a modificat imediat tratamentul sugerat.

Calculatorul a "citit" mii de cărti de specialitate si a fost bombardat cu întrebări de studentii la medicină. Un doctor care lucrează cu IBM Watson spune că acesta ar putea, în curând, să preia si articolele de pe blogurile despre medicină.

IBM Watson a devenit cunoscut după ce după i-a bătut măr pe campionii jocului "Jeopardy". Numit după fostul presedinte al companiei, Thomas Watson, calculatorul are succes pentru că întelege limbajul uman si poate rezolva probleme cu ajutorul unor algoritmi complecsi.

Supercomputerul are o memorie echivalentă a 2.800 de calculatoare obisnuite. Masinăria este foarte zgomotoasă, din cauza celor două mari unităti de răcire. Inginerii de la IBM au lucrat timp de patru ani la Watson, iar compania investeste 6 miliarde de dolari anual în cercetare. Scopul este să creeze calculatoare care să înteleagă cât mai bine limbajul uman si să ofere răspunsuri satisfăcătoare.

Sursa: gandul.info - Autor: Mihai SCHIAU

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But there are some compounds that, although they follow the bonding and valence rules, still are thought to not exist because they have unstable structures. Scientists call these compounds "impossible compounds." Nevertheless, some of these impossible compounds have actually been fabricated (for example, single sheets of graphene were once considered impossible compounds). In a new study, scientists have synthesized another one of these impossible compounds -- periodic mesoporous hydridosilica -- which can transform into a photoluminescent material at high temperatures.

Chemists fabricate 'impossible' material

The researchers, led by Professor Geoffrey Ozin of the Chemistry Department at the University of Toronto, along with coauthors from institutions in Canada, China, Turkey, and Germany, have published their study in a recent issue of theJournal of the American Chemical Society.

Like graphene, periodic mesoporous hydridosilica (meso-HSiO1.5) consists of a honeycomb-like lattice structure. Theoretically, the structure should be so thermodynamically unstable that the mesopores (the holes in the honeycomb) should immediately collapse into a denser form, HSiO1.5, upon the removal of the template on which the material was synthesized.

In their study, the researchers synthesized the mesoporous material on an aqueous acid-catalyzed template. When they removed the template, they discovered that the impossible material remains stable up to 300 °C. The researchers attribute the stability to hydrogen bonding effects and steric effects, the latter of which are related to the distance between atoms. Together, these effects contribute to the material’s mechanical stability by making the mesopores resistant to collapse upon removal of the template.

“The prevailing view for more than 50 years in the massive field of micro-, meso-, or macroporous materials is that a four-coordinate, three-connected open framework material (called disrupted frameworks) should be thermodynamically unstable with respect to collapse of the porosity and therefore should not exist,” Ozin told PhysOrg.com. “The discovery that this class of material can indeed exist with impressive stability is not a special effect related to the choice of the template, but rather that intrinsic hydrogen bonding between the silicon hydride O3SiH units and silanol O3SiOH that pervade the pore walls is strong enough to provide the meso-HSiO1.5 open-framework material with sufficient mechanical strength for it to be able to sustain the porosity intact in the as-synthesized template-containing and template-free material. This discovery is the big scientific surprise – so never say never when it comes to chemical synthesis.”

When raising the temperature above 300 °C, the researchers discovered that the mesoporous material undergoes a “metamorphic” transformation. This transformation eventually yields a silicon-silica nanocomposite material embedded with brightly photoluminescent silicon nanocrystals. Because the novel nanocomposite material retains its periodic mesoporous structure, the nanocrystals are evenly distributed throughout the structure. According to the researchers, the origin of the photoluminescence likely arises from quantum confinement effects inside the silicon nanocrystals.

In addition, the researchers found that they could control the photoluminescent properties of the nanocrystals by changing the thermal treatment. They predict that this ability could allow the bright nanocrystals to be used in the development of light-emitting devices, solar energy devices, and biological sensors.

“Now we have a periodic mesoporous hydridosilica in which we can exploit the chemistry of the silicon-hydride bonds that permeate the entire void space of the material,” Ozin said. “Every silicon in the structure has a Si-H bond to play creative synthetic games. This is a big deal in terms of it serving as a novel solid-state reactive host material within which one can perform novel chemistry limited only by one’s imagination, and a myriad new materials will emerge with a cornucopia of opportunities for creative discovery and invention.”

Source: PhysOrg

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La manovra economica in corso di approvazione da parte del governo richiede sacrifici ai cittadini e aumenterà la pressione fiscale. Il momento di difficoltà dei conti pubblici ha fatto tornare di attualità un dibattito che ciclicamente si ripresenta nell’opinione pubblica italiana: quello riguardo i benefici economici che lo Stato assicura alla Chiesa cattolica attraverso riduzioni delle imposte e diverse altre forme di contributi. Negli ultimi giorni ne hanno parlato Beppe Severgnini, Massimo Gramellini sulla Stampa e Filippo Facci su Libero. Se n’è parlato meno nel mondo politico con l’eccezione dei Radicali, che intendono presentare un emendamento alla manovra per eliminare l’esenzione dal pagamento dell’ICI dei beni ecclesiastici. Cerchiamo di capire di che cosa stiamo parlando.

Le agevolazioni fiscali

La Chiesa cattolica usufruisce di forti agevolazioni fiscali, motivate soprattutto dalle finalità assistenziali, sanitarie o educative di alcune sue attività. Ad esempio l’IRES, l’imposta sul reddito delle società introdotta nel 2003 al posto di un’imposta precedente, è ridotta del 50 per cento per tutti gli enti che hanno un fine di assistenza, beneficenza e istruzione (non solo quelli riconducibili alla Chiesa, dunque).

Quello che la Chiesa non paga

foto: CESAR MANSO/AFP/Getty Images

La Chiesa cattolica italiana non ha mai pagato l’ICI (Imposta Comunale sugli Immobili) sui beni immobiliari che utilizzava per fini non commerciali, come previsto già dal decreto legislativo che introdusse la tassa nel 1992 e con un risparmio per la Chiesa che venne stimato dall’associazione dei comuni italiani in diverse centinaia di milioni di euro l’anno. Quanto agli immobili utilizzati per attività commerciali, la questione è stata oggetto di diversi pronunciamenti giuridici e di modifiche legislative nel corso degli anni: a partire dal 2005, la legge ha previsto l’esenzione tout court per tutti gli immobili. Questa decisione, presa dal governo Berlusconi a pochi mesi dallo scioglimento delle camere e all’inizio della campagna elettorale, fece molto discutere. Nel 2007 il governo Prodi limò la normativa, prevedendo che l’esenzione dell’ICI si potesse applicare solo agli immobili dalle finalità “non esclusivamente commerciali”. Quell’avverbio – “esclusivamente” – ha permesso alla Chiesa di usufruire dell’esenzione anche per strutture turistiche, alberghi, ospedali, centri vacanze, negozi: è sufficiente la presenza di una cappella all’interno della struttura. Il risparmio annuo per la Chiesa – e la perdita netta, per il fisco italiano – si avvicina ai due miliardi di euro. La legge in questione è da tempo oggetto di indagini da parte dell’Unione Europea.

Ci sono inoltre diverse altre agevolazioni fiscali di minor rilievo. Le merci dirette dall’estero alla Città del Vaticano e a tutti gli uffici vaticani del territorio italiano sono esenti da imposte doganali e daziarie. I lavoratori italiani che lavorano in società con sede in Vaticano, anche se la loro sede di lavoro è in territorio italiano, non pagano l’IRPEF (la tassa sul reddito delle persone fisiche).

L’otto per mille e gli altri finanziamenti alla Chiesa cattolica

Oltre alle esenzioni fiscali che abbiamo elencato, lo Stato italiano dà direttamente o indirettamente molti fondi alla Chiesa cattolica per le sue attività religiose, caritative e educative.

Il principale strumento è quello dell’otto per mille: lo Stato italiano decise, con la legge 222 del 1985, di destinare l’otto per mille del gettito raccolto tramite l’IRPEF “in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica” a partire dall’anno fiscale 1990. Negli anni successivi, altre confessioni religiose hanno firmato intese con lo Stato italiano, e oggi tutti i singoli cittadini (non quindi enti o aziende) che presentano la dichiarazione dei redditi possono scegliere di esprimersi sulla destinazione dell’otto per mille dell’IRPEF scegliendo tra sette opzioni: lo Stato italiano, la Chiesa cattolica, l’Unione delle Chiese cristiane avventiste del Settimo giorno, le Assemblee di Dio in Italia, l’Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, la Chiesa Evangelica Luterana in Italia oppure l’Unione Comunità Ebraiche Italiane.

Circa il 40 per cento dei cittadini decide a chi destinare l’otto per mille, e tra questi più dell’80 per cento sceglie la Chiesa cattolica. Chi dice esplicitamente che intende destinare l’otto per mille alla Chiesa cattolica è insomma circa un terzo dei contribuenti. C’è un però: stando alla legge, non è il singolo contribuente a decidere a chi destinare la sua quota di IRPEF ma è lo Stato che consulta i cittadini – facendo quindi una sorta di “sondaggio” – per decidere a chi dare l’otto per mille del gettito dell’IRPEF. In questo modo alla Chiesa cattolica va l’80 per cento di tutto l’otto per mille, non solo di quelli che l’hanno dichiarato esplicitamente: una cifra che si aggira intorno al miliardo di euro l’anno. Come dichiara la stessa Chiesa cattolica, più di un terzo della cifra viene utilizzato per pagare gli “stipendi” dei sacerdoti, mentre agli “interventi caritativi” va circa un quarto del totale. Le modalità di destinazione dell’otto per mille e il suo impiego da parte della Chiesa sono stati spesso oggetto di discussione e polemiche.

Altri fondi che lo Stato versa a vario titolo alla Chiesa cattolica o per finanziare attività confessionali cattoliche sono: i sovvenzionamenti statali alle scuole private confessionali; gli stipendi degli insegnanti di religione cattolica nelle scuole pubbliche; altre agevolazioni, una delle più curiose delle quali è forse la fornitura idrica gratuita alla Città del Vaticano, prevista dall’articolo 6 del Trattato tra il Vaticano e il Regno d’Italia del 1929 (accordo non toccato dalla revisione del Concordato del 1985).

Fonte: ilpost.it

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A Madrid si è svolta la manifestazione contro la Giornata Mondiale della Gioventù, l’evento che raduna i fan della Chiesa Cattolica di tutto il mondo. La kermesse, finanziata per il 50% dallo stato spagnolo, e il cui costo complessivo si aggira intorno ai 50 milioni di euro, è giudicata da molti spagnoli come “inopportuna” dato il momento di crisi lavorativa ed economica che affronta il paese.

Stride vedere con che facilità lo Stato (laico) spenda 25 milioni di euro di denaro pubblico e allo stesso tempo imponga misure di austerità alla popolazione. Il pretesto usato dagli organizzatori è che “i cattolici stanno aiutando a riattivare l’economia spagnola”, ma non tutti sono d’accordo: “La Chiesa riattiva l’economia con i soldi che tolgono dalla nostra busta paga?!”, chiede uno dei manifestanti. La sfilata pacifica (organizzata da Europa Laica, “Reti Cristiane e atei liberi pensatori di Madrid”, insieme ad altre 150 organizzazioni) ha seguito il percorso autorizzato dalle autorità, con meta finale nel chilometro zero della città: la Porta del Sol (* nota a fine articolo).

Quando il corteo è giunto alla Porta del Sol ha trovato un consistente schieramento di Papa Boys che aspettavano i manifestanti (insieme alla polizia) per impedire loro l’accesso alla piazza. Una provocazione inutile e pericolosa, dato che il percorso della manifestazione era stato deciso previamente proprio per evitare scontri con i pellegrini.

Non vogliamo entrare in polemica con i tanti credenti che probabilmente stanno vivendo un’esperienza unica nella vita partecipanto a questo evento, però è triste vedere giovani cattolici incitare la polizia a intervenire per bloccare una protesta pacifica in questo modo.

Inutile dire che la polizia, invece di allontanare i Papa Boys, ha preferito caricare sui manifestanti nonostante la loro marcia fosse stata autorizzata dal Governo. Nel nome di Dio? Spero di no…

* nota: Matteo da Madrid ci fa giustamente notare che la marcia doveva passare per Porta del Sol, ma sarebbe dovuta terminare in Piazza Tirso de Molina (dove era iniziata). Grazie per la correzione

Autore: di Marco Nurra - da Madrid - Fonte: isoladeicassintegrati.com

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By Admin (from 22/08/2011 @ 08:00:57, in ro - Observator Global, read 762 times)

 La ora actuala, Cristofor Columb este considerat în întreaga lume ca fiind exploratorul care a descoperit America, în octombrie 1492, deschizând astfel drumul unei întregi pleiade de conchistadori care au adus „civilizatia” indigenilor din Lumea Noua, exterminându-i aproape definitiv. Si totusi, în ultima vreme s-au facut cunoscute unele teorii care pun la îndoiala actiunea de pionierat a controversatului aventurier de origine italiana. Unii sustin ca vikingii ar fi gasit de fapt primii drumul spre America, altii spun ca africanii ar fi facut mai întâi drumul peste Atlantic, în vreme ce teorii de ultima ora acrediteaza ideea ca adevaratul descoperitor al noului continent ar fi fost un amiral chinez sau chiar un navigator mongol!

Pista africana

În urma cu câteva decenii, unele descoperiri facute pe coasta nord-estica a Americii de Nord i-au facut pe arheologi sa sugereze o posibila colonizare a acestor teritorii de catre navigatorii vikingi, înainte de anul 1000. Dar, potrivit unei teorii de ultima ora, avansata de istoricul american Frank Joseph, de la Universitatea Minnesotta, primii calatori veniti în America, de peste mari, ar fi fost africani! În cartea sa, Comoara pierduta a regelui Juba, istoricul aminteste ca pe la anul 40 î.Chr., în timpul domniei tiranicului împarat Caligula, în nordul Africii exista un regat care a intrat în conflict cu Roma.

Amenintati cu distrugerea sau sclavia, pe masura ce legiunile romane se apropiau, amenintatoare, conducatorii acestui regat african s-au suit pe corabii si au navigat, purtati de vânturi favorabile, spre coastele Americii. Aici au pus bazele unei asezari si probabil ca nu s-au mai întors niciodata în Africa. Pe seama lor pune istoricul din Minnesotta obiectele misterioase descoperite într-o pestera din apropierea orasului Olney, Illinois, în 1992. Cele aproape 7000 de artefacte, incluzând statuete, obiecte de cult, sau componente ale unor ritualuri de sacrificiu nu ar fi putut apartine, sustin cercetatorii, populatiei native amerindiene, a carei cultura era net inferioara, si nu i-ar fi permis realizarea unor asemenea veritabile „opere de arta”.

Ele sunt foarte asemanatoare cu piese similare, descoperite în Africa, apartinând aceleiasi perioade si prezinta clare influente ale artei romane din primul secol al Imperiului. Întâmpinat cu critici vehemente din partea confratilor de breasla, Joseph a declarat ca, desi pare exagerata, teoria descoperirii Americii de catre africani, acum doua milenii, reprezinta singura explicatie ce poate fi data bizarelor artefacte de la Olney.

Pista chineza

Luna trecuta, istoricul britanic Gavin Menzies a stârnit, la rândul sau, senzatie, sustinând ca a descoperit dovezile ce atesta ca America a fost descoperita de catre un amiral chinez cu sapte decenii înainte de Columb – teorie emisa în urma cu câtiva ani. Menzies spune ca o flota chineza a adus, în 1434, în Italia, enciclopedii cuprinzând referiri la tehnologii nedescoperite în Occident si care au pus bazele unor minuni ingineresti precum masinariile zburatoare schitate ulterior de Leonardo da Vinci. „Toate lucrurile cunoscute de chinezi pâna la anul 1430 au fost aduse la Venetia: De aici, ambasadorii împaratului chinez au pornit spre Florenta si apoi au ajuns la curtea papei Eugeniu IV.

Ele au reprezentat scânteia care va declansa toate inventiile si descoperirile Renasterii. Leonardo da Vinci si Galileo Galilei si-au bazat activitatea pe cunoasterea acestor tehnologii. Este adevarat, meritul lui Leonardo este ca a redesenat toate aceste schite în trei dimensiuni, ceea ce a reprezentat un urias progres”, scrie Menzies, în cartea sa 1434: Anul când chinezii au declansat Renasterea. Precedenta lucrare a britanicului în vârsta de 70 de ani, 1421, a fost best-seller în Europa, vânzându-se în peste un milion de exemplare.

„Ipotezele potrivit carora europenii ar fi descoperit întreaga lume, prin expeditii de explorare, sunt false. Chinezii au ajuns în America, Australia si Noua Zeelanda cu mult timp înaintea acestor expediti.” În recenta sa carte, Menzies afirma ca patru corabii chinezesti au ajuns în peninsula italica în prima jumatate a secolului XV, aducând cu ele harti ale lumii, atlase astronomice si enciclopedii mult mai avansate decât orice exista în Eurpa la acea vreme. Potrivit lui, Leonardo da Vinci ar fi intrat în contact cu informatiile din lucrarile respective prin intermediul copiilor realizate de eruditii italieni Taccola si Francesco di Giorgio.

În sprijinul teoriilor sale, Menzies a publicat desene ale unor arme de asediu, mori si pompe hidraulice extrase dintr-un tratat chinez de agricultura, datând din anul 1313, Nung Shu, în paralel cu ilustratii realizate de di Giorgio si Leonardo. Totodata, Menzies arata ca Cristofor Columb era la curent cu hartile aduse de chinezi, prezentând copia unei scrisori datate 1474 si apartinând matematicianului italian Toscanelli, copie descoperita printre documentele ce i-au apartinut „amiralului Marii Ocean”. Dar se pune întrebarea: cum de aceste harti nu au atras atentia si altor oameni ai epocii, ci doar lui Columb?

Cercetatorul britanic sustine ca pentru majoritatea contemporanilor genovezului, hartile nu spuneau mai nimic, dar ca singur acesta a avut rabdare sa le studieze, sa puna cap la cap datele obtinute si în final sa traga concluzia – partial gresita, este adevarat – ca în China se poate ajunge nu doar mergând pe uscat, spre est, ci si strabatând marea, spre vest. Desigur, academicienii au primit cu reticenta teoriile lui Menzies. Felipe Fernandez-Armesto, profesor de istorie la Queen Mary College din Londra afirma ca nu exista dovezi certe care sa ateste ca persoanele la care facea referire Toscanelli erau chinezi.

„Este evident ca unele idei si descoperiri ale chinezilor au ajuns în Europa iar ideile europene au patruns, prin intermediul Drumului Matasii, în China. Dar premisele de la care porneste cartea lui Menzies mi se par total lipsite de substanta si nu se bazeaza pe nici o marturie istorica indubitabila”, spune Fernandez-Armesto.

Pista mongola

 Dar convingerile lui Menzies nu sunt nici pe departe cele mai spectaculoase referitoare la descoperirea Americii. O noua ipoteza face înconjurul lumii: în acest sens: nici vikingii, nici Columb si nici chinezii nu au pus prima data piciorul în patria tomatelor si a curcanilor, ci... mongolii! Este teoria pe care o sustine profesorul Sumiya Jambaldorj de la Universitatea Genghis-Han din Ulan Bator. Ilustrul om de stiinta, specialist în lingvistica, a facut un studiu comparativ al denumirilor topografice din America si termeni din limba mongola, ajungând la concluzia ca între cei doi factori exista numeroase puncte comune.   „Probabil în urma cu circa 2000 de ani, înaintasii triburilor de mongoli din zilele noastre au traversat insulele Aleutine si au ajuns în America. Aici si în Alaska eu am gasit peste 20 de denumiri care ar putea fi de origine mongola. Sunt nume de râuri si de locuri, pastrate aproape nealterate de milenii. De altfel si în ziua populatiilor indigene din Alaska exista cuvinte similare cu cele din mongola – „haagan” înseamna stramos, si la ei, si la noi. Un argument în plus ar fi, sustine Sumiya Jambaldorj, ca uneltele stravechi descoperite în Alaska sunt similare cu cele utilizate de mongolii din vechime.

GABRIEL TUDOR - magazin.ro

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Libyan rebels enter Tripoli

Gaddafi forces offer little resistance as rebels moved from the western outskirts into the capital.

Source: Al Jazeera English: Live Stream

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sir are you encouraging people participate in some kind of game? ...where people give up their power? It never worked before .... that’s why I suggest instead of give up your power, exercise it from y...
05/10/2014 @ 08:45:09
By James Smith
Asta e marihoana nu?ei cine te poate opri so faci ,eu nu prefer astfel de fistractie deoarece am vazut ca dupa nu mai faci altceva fecit ca dormi bine,nu am incercat nu incerc dar nu opresc pe nimeni ...
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tovaraseilor .. nu confundati un sifonar sau turnator cuun ofiter sub acoperire.. e o mare diferenta ...
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By Alex Andu
... deci şi Toma e securist, logic!
27/09/2014 @ 15:49:04
By Bogdan Sith Huşanu
Mai voinicilor,voi nu stiati ca inainte de 89,securistii erau omul si copacul,,ei acum sint si mai multi,cred ca au dat si lastari,ce naiba..!..
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By Toma Pasculea
E greu de crezut că mişcă ceva de calibru în massmedia din orice ţară care să nu aibă vre-o treabă cu 'serviciile'. Cred că massmedia, instituţiile me...
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