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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Buongiorno a tutti. Oggi le parole chiave del Passaparola sono: Vice Re e Ricatti.
I Vice Re chi sono? Sono i personaggi più vicini ai padroni della politica italiana, che sono tutti sotto indagine o sotto processo, alcuni sono già passati per le patrie galere e altri ci stanno, in questo momento, nelle patrie galere e altri, magari, ci finiranno e che se parlassero sarebbero in grado di radere al suolo l’intera classe politica almeno ai massimi vertici.

Tutti i ricatti del Presidente.

Ricatto. Č la conseguenza di questa situazione, e cioè il fatto che c’è una situazione oggettivamente ricattatoria da parte dei vice re nei confronti dei re.
Perché se, appunto, i vice re si lasciassero scappare qualche ricordo o qualche parola compromettente, i re sarebbero politicamente morti.
Ancora una volta, quindi, si vede come le indagini giudiziarie abbiano una ripercussione politica soprattutto a proposito della ricattabilità dei nostri politici, che invece dovrebbero avere le mani libere per decidere per il bene comune anziché per il bene proprio, o per gli interessi propri.

La ricattabilità. In questi giorni, per parlare del re numero 1, ‘il re sola’ come l’ha chiamato il vignettista Giannelli in un suo libro, Berlusconi, si è scoperto che appunto Berlusconi è molto munifico, è una sorta di buon samaritano nei confronti di personaggi ben poco raccomandabili: li paga stabilmente. C’è una lunga lista di persone che vengono o sono state pagate da Berlusconi, l’ultima di questa lista, di queste persone è Giampi Tarantini.
Giampi Tarantini è un signore che fu arrestato l’anno scorso per favoreggiamento della prostituzione, traffico di cocaina e corruzione nella malasanità pugliese, ed è anche colui che portava le prostitute a Palazzo Grazioli e in altre ville del Cavaliere; anzi, era entrato in contatto con il Cavaliere proprio affittando una villa in Sardegna, vicina a Villa Certosa, riempiendola di giovani fanciulle e immediatamente fu contattato da un intermediario, anzi da un’intermediaria di Berlusconi che glielo presentò e di lì iniziò questo rapporto da cui Tarantini sperava di ricavare dei vantaggi.
Tarantini che vendeva protesi sanitarie alle Asl della Puglia, voleva mettersi in grande, voleva ingrandirsi, voleva arrivare a Roma e voleva mettere un piede almeno nel grande business della protezione Civile, c’era ancora Bertolaso. Il suo scopo era quello di diventare indispensabile per Berlusconi affinché Berlusconi si sdebitasse con lui raccomandandolo presso Bertolaso e facendolo entrare in quella ristretta cerchia di fortunati imprenditori che, nel segreto totale degli appalti della Protezione Civile, lucravano sulle disgrazie, sulle catastrofi naturali e sui grandi eventi.
Gli andò male, perché finì per pagare soltanto lui quel progetto che aveva messo in piedi di intesa con Berlusconi, in quanto Berlusconi appunto ne svicolò in quanto utilizzatore finale delle prostitute che gli portava Tarantini, il quale poi pare le pagasse lui di tasca propria, proprio per evitare che Berlusconi capisse che non le aveva conquistate con il suo fantastico charme, ma le aveva semplicemente utilizzate – per usare un orribile verbo dell’Avvocato Ghedini – con Tarantini che dietro la porta poi le remunerava per i loro servigi sessuali al Presidente del Consiglio.
La stessa cosa faceva Tarantini con il vice Presidente della giunta Vendola, Nicola Frisullo, uomo di D’Alema, uomo forte di D’Alema nella giunta Vendola, che fu per questo arrestato, perché? Perché pare favorisse gli affari di Tarantini in cambio, appunto, di tangenti sessuali, ragazze che nei giorni pari venivano portate a Palazzo Grazioli e nei giorni dispari venivano portate a Frisullo.
Bene. Si è scoperto in un’indagine di Napoli, dove Berlusconi figura come vittima di un ricatto, cioè di un’estorsione, che Tarantini prendeva, riceveva soldi dal Cavaliere: 500 mila euro in un’unica soluzione e poi dei versamenti periodici, pare addirittura mensili, che arrivavano fino a 20 mila euro al mese.
Berlusconi non ha negato questa circostanza, l’ha seraficamente ammessa, ormai non si nega più nulla, si ammette tutto come se fossero cose normali, e ha detto – cito testualmente – “ho aiutato una persona e una famiglia con bambini che si trova in gravissime difficoltà economiche, nulla di illecito, mi sono limitato ad assistere un uomo disperato non chiedendo nulla in cambio, sono fatto così”. Ecco, quest’uomo disperato in gravissime difficoltà economiche coi bambini a carico, poveretto, dipinto come un piccolo fiammiferaio, è in realtà questo Giampi Tarantini che a Roma vive in un appartamento nella zona di via Veneto, una delle zone più care di Roma, più lussuose di Roma e che questa estate era segnalato a Cortina, altro covo di piccoli fiammiferai!
Naturalmente non c’è nulla di illecito a dare dei soldi a Tarantini se è tutto avvenuto alla luce del sole. Il problema è che il Presidente del Consiglio se dà soldi a qualcuno dovrebbe spiegare il perché. E dato che di persone in gravissima difficoltà con figli a carico ce ne sono diversi milioni in Italia, e ce ne saranno molti di più quando sarà passata la manovra finanziaria che farà pagare sempre ai soliti noti il prezzo dei furti dei soliti ignoti, non si capisce per quale ragione lui debba aiutare proprio quel signore lì, ammesso e non concesso che fosse in miseria e non sapesse come sfamare i suoi figli.
Nell’indagine e dalle intercettazioni risulta, una cosa che intanto tutti sanno, e cioè che Tarantini sta per essere processato per avere portato le prostitute a casa di Berlusconi, perché organizzare la prostituzione, sfruttarla e favoreggiarla è reato; non è reato esercitarla da parte della prostituta e non è reato utilizzarla – sempre per usare l’orribile termine di Ghedini – da parte del cliente, detto anche utilizzatore finale.
Ma naturalmente il racconto di Tarantini non farebbe, nel processo di Bari, che riportare all’attenzione uno scandalo incredibile, e cioè quello di queste prostitute che entravano e uscivano dalla residenza, mezzo privata e mezzo pubblica di Palazzo Grazioli, del Presidente del Consiglio, munite di fotografie e filmati, conversazioni registrate di nascosto, che avrebbero potuto costituire ovviamente materiale ricattatorio o da parte loro o da parte di altre persone alle quali eventualmente queste ragazze avessero venduto questo materiale. Potrebbero essere interessati i servizi segreti, potrebbero essere interessati uomini della criminalità a ricattare il Presidente del Consiglio italiano con quel materiale compromettente. E quindi si capisce per quale motivo è bene tenersi buono Tarantini.
Ma c’è un fatto in più: quell’indagine, quel processo si fonda in gran parte, oltre che sulle rivelazioni della D’Addario e di altre ragazze, su intercettazioni telefoniche sui telefoni di Tarantini e di quelle ragazze, telefoni ai quali spesso chiamava o dai quali veniva chiamato Berlusconi, che non era intercettato, ma che era dunque ascoltato, perché parlava su telefoni di prostitute e di un pappone, quelli sì intercettati.
Naturalmente se si fa il processo in un pubblico dibattimento tutto questo materiale, che finora è rimasto segreto, diventerebbe pubblico e quindi noi avremmo questo bel quadretto edificante che riguarda il Presidente del Consiglio, le prostitute, il pappone. Ecco perché è assolutamente necessario, visto che il processo non si può non fare, che Tarantini patteggi la pena prima che inizi il processo, così il processo non si celebrerebbe nella forma del dibattimento, ma resterebbe tutto chiuso nell’accordo tra le parti, cioè l’Imputato che patteggia una pena davanti al Pubblico Ministero con il consenso del Gip.
E pare che proprio questo sia lo scopo al quale tende Berlusconi: far patteggiare Tarantini affinché si prenda ovviamente tutte le colpe e non vengano fuori quelle intercettazioni che potrebbero ulteriormente danneggiare, se possibile ovviamente, un’immagine già sputtanata come quella del nostro Presidente del Consiglio.
Vice e re e ricatti.
In questo affare pare che fosse entrato, prendendosi una percentuale, secondo l’Accusa, di quei soldi dati da Berlusconi a Tarantini, il famoso o famigerato Lavitola. Chi è Lavitola? Lavitola è quello strano giovanotto direttore del Nuovo Avanti, l’organo di quello che resta del partito socialista, pensate com’è ridotto, partito socialista che l’anno scorso diventò famoso perché, con i suoi rapporti di diplomatico informale nel Centro America, si era dato molto da fare per cercare di far risultare che l’alloggio di Fini a Montecarlo era in realtà di proprietà del cognato e che quindi Fini aveva di fatto venduto un bene del partito a suo cognato sotto costo. Questa cosa non fu mai dimostrata naturalmente, ma Lavitola si diede molto da fare. Bene. Lavitola non si sa a che titolo è entrato in questa vicenda Tarantini e pare che abbia trattenuto, secondo l’Accusa, una parte di quei soldi.
Un po’ quello che è accusato di avere fatto Emilio Fede con i soldi che Berlusconi ha generosamente elargito a un altro dei suoi vice re, attualmente in carcere, Lele Mora, che era subentrato a Tarantini nel procacciargli le prostitute, secondo l’Accusa della Procura di Milano. Lele Mora è in galera per il suo fallimento e per i suoi maneggi, ed è un altro che se parla... beh, insomma, potrebbe raccontare molte cose. Č sotto processo anche lui per queste vicende di prostituzione a Milano insieme a Emilio Fede e, guarda un po’, risulta avere ricevuto da Berlusconi 2 milioni di euro, 2 milioni di euro mentre aveva una bancarotta in corso delle sue società. Su questi 2 milioni di euro, secondo l’Accusa, Emilio Fede avrebbe fatto una cresta: si sarebbe preso una percentuale perché si era dato molto da fare presso Berlusconi perché Berlusconi aiutasse anche questo altro povero piccolo fiammiferaio di Lele Mora che le portava le ragazze, le olgettine.
Decine e decine, centinaia e centinaia di migliaia di euro a Giampi Tarantini, 2 milioni e passa di euro a Lele Mora, entrambi imputati per prostituzione; soldi alla famiglia di Noemi Letizia, la ragazza che quando compì 18 anni Berlusconi si precipitò a partecipare alla sua festa in uno strano posto a Casoria; soldi a profusione alle ragazze dell’Olgettina, le buste del ragionier Spinelli, prima evidentemente per i servigi che rendevano ad Arcore e poi evidentemente per il timore che dichiarassero cose ai magistrati; tenete presente che in autunno entrerà nel vivo il processo sul caso Ruby, e quindi ci sarà questa sfilata di queste ragazze che andranno a raccontare che cosa facevano ad Arcore, e perché ricevevano tutti quei soldi, e perché avevano la casa gratis nel quartierino dell’Olgettina, e perché venivano loro regalati pacchi di danaro, gioielli, favori, scritture nelle televisioni, particine in film. Ruby ha lasciato nel suo diario la scritta relativa ad una promessa di 5 milioni di euro da parte di Berlusconi che le avrebbe detto “ti coprirò d’oro se tu farai la matta quando verrai interrogata, cioè dirai cose contraddittorie in modo da screditare completamente la tua parola e quindi renderti un testimone inutile in quel processo”, da cui Berlusconi evidentemente ha molto da temere.
I famosi 600 mila euro... scusate, 600 mila dollari all’Avvocato Mills, il quale ha messo anche lui nero su bianco al suo commercialista che ‘Mister B’ si era salvato nei processi Guardia di Finanza All Iberian grazie alla sua testimonianza reticente e subito dopo era stato ringraziato con 600 mila euro.

Da Tremonti a Penati.

Poi c’è Dell’Utri che sulle indagini della P3 si è scoperto avere ricevuto quasi 10 milioni di euro sotto forma di prestito infruttifero da parte di Berlusconi, che lui naturalmente ha detto che restituirà, ma intanto è un modo come un altro per far avere dei soldi a un altro povero amico in difficoltà, un altro piccolo fiammiferaio, che oltre a prendere i soldi da noi come parlamentare, prende privatamente i soldi da Berlusconi.
E beh, insomma, per quale motivo sia opportuno pagare Dell’Utri è inutile che ve lo racconti, ve lo immaginate ben da soli, è dagli anni 60 che Dell’Utri custodisce i segreti delle origini delle fortune di Silvio Berlusconi e certi strani rapporti siciliani.
A Napoli c’è un’altra indagine, sempre con Berlusconi vittima di ricatto ed estorsione, in cui il ricattatore indagato sarebbe Ernesto Sica.
Ernesto Sica era sindaco a Ponte Cagnano, si era messo in testa di fare il governatore della Campania, laddove poi invece fu candidato Caldoro e con l’aiuto, sempre secondo l’Accusa, di Cosentino e di altri, si diede da fare per eliminare Caldoro e fare posto a se stesso. Eliminare Caldoro come? Con un dossier in cui si insinuava che Caldoro fosse un frequentatore di transessuali, come Marrazzo. Dopodiché non ottenne la candidatura a governatore, ma ottenne che Berlusconi e il suo entourage intervenissero su Caldoro per nominarlo assessore nella nuova giunta regionale e fu nominato assessore. E quale arma di ricatto utilizzò per diventare assessore? Secondo l’Accusa ricattò Berlusconi, andandone a parlare con il coordinatore del partito Denis Verdini, a proposito di quello che lui, Sica, sapeva della compravendita dei senatori del centro sinistra, che tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008 dovevano passare, e poi in effetti passarono, al centro destra facendo mancare la maggioranza al centro sinistra al Senato. E infatti il Governo Prodi cadde nel febbraio del 2008 a causa del ritirarsi di alcuni parlamentari proprio al Senato.
E Sica minacciava di rivelare quello che sapeva sulla compravendita dei senatori, nella quale evidentemente aveva avuto un ruolo di primo piano.
Si potrebbe andare avanti all’infinito a parlare di tutti quelli che hanno ricevuto e ricevono soldi dal Presidente del Consiglio. Sempre soldi perché stiano zitti, Sempre soldi perché c’è la paura che ricordino e parlino. Abbiamo il Presidente del Consiglio più ricattabile e più ricattato della storia dell’umanità. E questo spiega per quale motivo non ha tempo di occuparsi dei nostri problemi, ne ha troppi di suo di problemi per pensare anche ai nostri.
Ma non è l’unico: se lui è il più ricattato di tutti quanti ci sono purtroppo altri casi, che noi scopriamo sempre grazie a indagini giudiziarie che vanno a vedere là dove noi non possiamo mettere il naso, perché possono per fortuna ancora usare le intercettazioni telefoniche e ambientali, altri personaggi che appaiono, non si sa se ricattati, sicuramente ricattabili.
Un altro personaggio è Giulio Tremonti. Giulio Tremonti ha il suo ex braccio destro, Marco Milanese, che rischia di finire in galera entro i prossimi due mesi: alla ripresa dell’attività parlamentare il Parlamento e la Camera sarà chiamata a votare pro o contro la richiesta del Gip di Napoli, che ha già disposto la cattura di Milanese, per gravi casi di corruzione, compravendita di nomine, di posti, di favori all’ombra di Tremonti, era Milanese a fare le nomine nelle società controllate o partecipate dal Ministero del Tesoro e, secondo l’Accusa, se le faceva remunerare con soldi, tangenti, regali, gioielli. E sosteneva spesso di dover girare questi regali al Ministro Tremonti, ecco perché nel dicembre dell’anno scorso Tremonti fu interrogato come testimone e i magistrati gli dissero che cosa avevano scoperto che faceva Milanese e che spendeva il suo nome, addirittura a proposito di un preziosissimo orologio d’oro che sarebbe stato destinato a lui. Quindi Tremonti dal dicembre dell’anno scorso sapeva cosa faceva il suo braccio destro. Eppure, dopo averlo saputo, non fece nulla, non mosse un dito: continuò a tenersi Milanese come suo consigliere privilegiato al Ministero del Tesoro, dopo averlo fatto eleggere in Parlamento, e soprattutto continuò ad abitare in un appartamento il cui affitto lo pagava Milanese, ed erano 8 mila e 500 euro al mese. Dove prendesse i soldi per pagare l’affitto a Tremonti, oltre ovviamente alle spese che doveva sostenere per sé, Milanese, non si è mai capito o forse lo sta rivelando l’indagine. Abbiamo scoperto che Tremonti viveva a casa sua girandogli poi informalmente brevi mano, si direbbe in nero, 4000/4500 euro al mese.
In un paese serio non si può fare un così largo uso di contanti senza venire segnalati immediatamente all’antiriciclaggio, ma da noi sotto i 5 mila euro si possono fare movimenti di contanti, perché questo Governo infame ha cancellato una delle poche norme giuste fatte dal centro sinistra, in particolare da Padoa Schioppa e da Visco che avevano reso tracciabile i pagamenti in contanti per somme anche di molto inferiori.
Bene. Tremonti ha mollato la casa di Milanese e ha accettato le dimissioni di Milanese da suo consigliere soltanto a luglio, giugno/luglio, quando è partita la richiesta di autorizzazione all’arresto di Milanese da parte del Gip di Napoli. Perché ha aspettato così tanto visto che sapeva tutto da quando l’avevano interrogato nel dicembre scorso? Lui ha detto “beh, in passato vivevo in una caserma della Guardia di Finanza, ma poi ho deciso di lasciarla perché mi sentivo pedinato e spiato da finanzieri facenti capo alla corrente della Guardia di Finanza fedele a Berlusconi”. Solo che invece di denunciare loro e cacciarli dalla Guardia di Finanza, visto che Tremonti è il superiore diretto della Guardia di Finanza e di lasciare il governo Berlusconi, avendo anche soltanto il sospetto che ci fosse Berlusconi dietro quel caso di spionaggio, Tremonti si è tenuto tutto per sé e lo ha rivelato salvo poi mezzo smentirlo in una intervista a Repubblica.
Ora Milanese rischia di fare la fine di Alfonso Papa, primo e unico caso finora di parlamentare arrestato con l’autorizzazione del Parlamento per reati non di sangue; finora soltanto quattro parlamentari nella storia repubblicana erano stati arrestati ed erano tutti accusati di reati di armi oppure di sangue, come Moranino, come Toni Negri, come Abbatangelo e come Saccucci. Basta, da allora tutte le richieste di arresto per parlamentari erano state respinte, mai nessuno era stato autorizzato all’arresto per reati di soldi contro la pubblica amministrazione. Il primo è stato Alfonso Papa. Il secondo rischia di essere Milanese.
Forte è la tentazione di tutti i nemici che ha Tremonti nella maggioranza di votare per l’arresto del braccio destro di Tremonti, nella segreta speranza che Milanese in carcere dica qualcosa contro Tremonti. E quindi voi immaginate in questo momento che razza di clima ricattatorio c’è intorno all’uomo che deve firmare, che ha già firmato le due manovre finanziarie dell’estate, e che adesso deve trattare con i partiti della sua maggioranza sulle modifiche al decreto di ferragosto. Sarà libero di pensare a quello che succede, oppure in questa vicenda entreranno anche i destini del suo braccio destro che se andasse in carcere ovviamente rischierebbe di fargli del male? E che cos’è succederà alla fine? Il centro destra resterà compatto a difesa del suo parlamentare, come ha fatto per le richieste d’arresto per esempio nei confronti di Cosentino, che fu respinta? Oppure scaricherà Milanese per scaricare Tremonti?
Voi vedete come i nostri soldi e i destini dell’economia sono collegati a questo clima di ricattabilità che collega i vice re ai re.
E arriviamo al caso Penati. Perché Penati sta a Bersani come Milanese sta a Tremonti.
Bersani quando divenne segretario del partito democratico due anni fa dopo il breve interregno di Franceschini e la prima segreteria Veltroni, nominò come suo fedelissimo braccio destro, il capo della sua segreteria politica, cioè il suo principale collaboratore, Filippo Penati. Era stato Presidente della Provincia di Milano, era stato sindaco di Sesto San Giovanni in precedenza e che era favoritissimo nel diventare il candidato del centro sinistra alla Regione Lombardia, cosa che poi fu e fu sconfitto da Formigoni e allora entrò in consiglio regionale e diventò il vice Presidente del consiglio regionale della Lombardia.
Penati sarebbe già in carcere se l’altro giorno il Gip di Monza non avesse derubricato le accuse che gli muove la Procura di Monza da concussione a corruzione.
Qual è la differenza? La concussione è un reato più grave della corruzione, perché è un’estorsione commessa dal pubblico ufficiale “o mi dai i soldi oppure io non ti do gli appalti”, la corruzione invece è: “ci mettiamo d’accordo, io ti do gli appalti e tu mi dai i soldi”. Nel primo caso c’è una violenza del pubblico ufficiale sul privato che paga e quindi concussione, reato commesso soltanto dal pubblico ufficiale, mentre il privato che paga è vittima di quella concussione, è come il commerciante che è costretto a pagare il pizzo alla mafia perché la mafia è più forte e lo mette in soggezione. La corruzione invece si commette insieme, di comune accordo, senza che uno faccia violenza all’altro, perché è più comodo così: io mi becco i soldi della tangente, tu ti becchi l’appalto, e tanti saluti al libero mercato e alla trasparenza.
Secondo la Procura Penati in alcuni casi era colpevole di concussione, e questo cosa cambia? Beh, cambia per quanto riguarda il massimo della pena in base al quale si calcola il termine di prescrizione: per la concussione la pena è più alta e quindi la prescrizione è più lunga, per la corruzione la pena è più bassa e la prescrizione è più corta. Grazie al fatto che il Gip ha stabilito che Penati e gli imprenditori erano parte dello stesso sistema criminoso di compravendita delle pubbliche funzioni, c’era corruzione da parte sia di Penati sia degli imprenditori che gli pagavano le tangenti o che dicono di avergli pagato le tangenti e che adesso stanno collaborando con la giustizia e quindi devono essere processati tutti. Il reato è punito con una pena fino a cinque anni e la prescrizione scatta dopo sette anni e mezzo dal momento in cui è stata data e presa la tangente. Sette anni e mezzo purtroppo non bastano, perché i fatti, secondo il magistrato, già accertati finora, vanno fino al 2004. Voi fate 2004 più sette e mezzo vedete che il reato è attualmente, proprio in questo periodo, prescritto, quindi non c’è modo di fare un processo, a meno che naturalmente l’Imputato non rinunci alla prescrizione, cosa che un politico accusato di reati infamanti, mica reati di opinione o reati bagatellari, dovrebbe sempre fare in un paese serio; fermo restando che non esistono paese nei quali al momento del rinvio a giudizio la prescrizione continui a decorrere, quindi in un altro paese basterebbe rinviare subito a giudizio Penati e la prescrizione non ci sarebbe più, da noi invece c’è questa follia che è costruita per far scattare sempre la prescrizione, soprattutto per certi tipi di reato.

Penati corrotto e contento.

Quindi soltanto perché le tangenti, pur ritenute vere, sono state chiamate corruzione anziché concussione Penati non è stato arrestato perché è scattata prima la prescrizione.
Non è sempre stato così. Fino a sei anni fa la prescrizione per i reati di corruzione scattava dopo quindici anni dal momento in cui erano stati commessi i reati medesimi. Da quando è stata approvata la legge Ex Cirielli dal centro destra nel 2005 la prescrizione è stata dimezzata: prima scattava dopo quindici anni, dal 2005 scatta dopo sette anni e mezzo, dal momento in cui sono stati commessi i reati, che di solito vengono scoperti molto dopo rispetto a quando sono stati commessi, per cui c’è la garanzia praticamente assoluta che in sette anni e mezzo, dal momento in cui è stata pagata una tangente, è impossibile riuscire a fare le indagini, l’udienza preliminare, il processo di primo, secondo e terzo grado. In questo caso, visto che le cose sono saltate fuori così tardi, non ci sarebbe il tempo neppure per concludere le indagini.
Per Penati comunque la responsabilità non cambia minimamente perché, perché sia che sia corruzione sia che sia concussione il Giudice terzo, il Gip di Monza, ha stabilito che lui è un corrotto, le tangenti le ha prese.
Cambia semmai la posizione degli imprenditori, che nel caso della concussione sono vittime di una estorsione commessa in ipotesi da Penati, mentre invece nel caso della corruzione sono complici suoi e quindi invece di essere vittime e Parti Civili nel processo diventano complici, coimputati e quindi vengono processati anche loro, ma per Penati le cose non cambiano: tangente era con la concussione, tangente è la corruzione.
Quindi non si capisce come abbia potuto, con quale faccia di bronzo abbia potuto l’altro giorno dire “sono felice perché si sgretolano le accuse nei miei confronti e cadono in pezzi”. Si sgretola che? Cade in pezzi che? Il Giudice ha stabilito che sei un corrotto anziché un concussore, sai che gioia! Sai che differenza, c’è proprio da esultare! Abbi il coraggio di dire: sono felice perché l’ho fatta franca perché è scattata la prescrizione.
E qui usciamo dal campo Penati ed entriamo nel campo PD, perché Penati non è mica un passante o un dirigentunquolo locale. Penati era, fino a qualche mese fa, il braccio destro di Bersani e quindi Bersani dovrebbe spiegare intanto perché l’ha scelto, se davvero un sistema così ramificato e antico che risale a quindici/vent’anni fa e che coinvolge enormi aree industriali dismesse che andavano assegnate a questa o a quella ditta, con sempre le cooperative rosse dietro, beh se questo enorme sistema così ramificato e antico poteva sfuggire al controllo del partito. Č possibile che a Milano nessuno avesse avvertito Bersani di quello che si diceva che stesse facendo Penati da anni, anni e anni? Da quando era sindaco di Sesto San Giovanni per poi diventare Presidente della Provincia e poi diventare candidato a Presidente della Regione? Come funzionano i controlli interni ai partiti? Č possibile che questa cosa l’abbiano scoperta adesso che i magistrati - che sono un po’ come i cornuti, sono sempre gli ultimi a sapere - l’hanno finalmente accertata? Č possibile che non fossero giunte voci al partito di Milano e al partito di Roma? O non sarà invece che Penati avesse fatto carriera fino a diventare il braccio destro di Bersani proprio perché nel partito di solito fanno carriera quelli che portano molti soldi?
Perché Penati probabilmente non si è arricchito personalmente, il sospetto anzi, è che in parte gli imprenditori locali si sdebitassero con lui per finanziare il partito a Milano e in parte - parlo delle cooperative rosse nazionali che sempre erano comprese nel prezzo - si sdebitassero poi con il partito a livello nazionale, il che renderebbe assolutamente impossibile che a livello nazionale non si sapesse quale ruolo giocava Penati nel far lavorare coloro che poi pagavano lui e il partito.
Bersani finora ha balbettato, all’inizio ha detto “ho fiducia nella magistratura, ma anche in Penati”, che è la formula paracula di dire ‘ho fiducia negli accusatori ma anche nell’accusato’, adesso però non ci sono più degli accusatori, cioè dei PM o dei testimoni o degli imprenditori: c’è un Giudice, c’è un Gip, un Giudice terzo e forse le cose cambiano. Infatti dopo le paraculate delle autosospensioni dagli incarichi, ma non dallo stipendio di consigliere regionale, adesso Bersani ha deciso di mandare Penati davanti a una commissione di garanzia del partito, che dovrebbero essere i probiviri.
Il Corriere della Sera racconta che finora i probiviri del PD, con tutto quello che è successo nel PD in questi mesi, si sono occupati di un unico caso e cioè di quattro parlamentari Lumia, Della Seta, Ferrante e Realacci che avevano osato criticare Crisafulli, quello che era stato intercettato e filmato mentre chiacchierava amabilmente di appalti e assunzioni con un boss mafioso a Enna, e che naturalmente fu promosso da Veltroni parlamentare del partito democratico. Bene, la Commissione di Garanzia non si è occupata di Crisafulli, uno scandalo a cielo aperto, che attualmente è pure indagato, ma si è occupata di quelli che avevano osato criticarlo e gli aveva fatto un culo così! A questi quattro reprobi che avevano osato criticare quel bel giglio di Crisafulli. Adesso Penati andrà finalmente davanti a questa Commissione di Garanzia che è rimasta disoccupata evidentemente in tutti questi anni, e vedremo cosa decideranno. Purtroppo pare un sistema un po’ tardivo di risolvere il problema, perché in un partito serio quando un Giudice, un Gip si pronuncia nei termini in cui si è pronunciato il Gip di Monza, parlando di gravissimi casi di corruzione, un partito serio caccia questo signore e gli dice ‘tu adesso se vuoi avere una speranza di rientrare in politica ti fai processare, perché stiamo parlando di reati di corruzione, non di reati lievi o di opinione, ti vai a far processare rinunciando alla prescrizione, se non rinunci alla prescrizione ti cacciamo’, questo dovrebbe essere una regola. Di fronte a certi tipi di reati se non si rinuncia alla prescrizione si è fuori. Perché se si prende la prescrizione e si va a casa si è esattamente come Berlusconi, e chiunque osi criticare Berlusconi perché ha preso sei prescrizioni, spacciandole per assoluzioni, dovrebbe essere coerente, e invece questi signori coerenti non lo sono. Infatti balbettano sulla rinuncia alla prescrizione, perché? E perché creerebbe un pericoloso precedente.
Anche D’Alema dovrebbe spiegarci per quale motivo prese e portò a casa la prescrizione di un vecchio finanziamento illecito che gli veniva contestato e che fu accertato dai magistrati per 20 milioni di lire negli anni 80 dal re delle cliniche private pugliesi, tale Cavallari.
Ecco, adesso il prossimo passo dell’indagine della Procura di Monza è capire dove andasse questa montagna di soldi che gli imprenditori dicono di aver dato a Penati. Andavano a Penati? Andavano a Penati e ai suoi uomini? Andavano in parte a Penati e ai suoi uomini e in parte al partito di Milano? O c’era anche un’altra deviazione dell’oleodotto che portava a Roma? Sto parlando fino ad una certa fase, fino al 2008 dei DS, e dopo quella fase naturalmente se i finanziamenti sono proseguiti sto parlando del partito democratico. Vedremo cosa riservano le indagini. Intanto noi siamo di fronte ad una classe politica che ha i suoi tre uomini più importanti: il Presidente del Consiglio, il Ministro dell’Economia e il leader del maggiore partito di – facciamo finta che sia vero - opposizione, in condizioni di ricattabilità assoluta. Perché è evidente che una sola parola di Penati sui suoi rapporti con Bersani sarebbe in grado di stendere definitivamente quello che resta dell’opposizione proprio nel momento in cui il Governo è in estrema difficoltà.
Io credo che per lavorare ad avere una nuova classe dirigente, non ricattabile possibilmente, sia necessario togliere ai tappi, che impediscono il cambiamento, il ricambio interno dei partiti e il ricambio anche tra forze politiche e impediscono l’ascesa mediatica e quindi anche elettorale di nuove forze e di nuovi movimenti politici, ci siano da un lato il sistema di finanziamento dei partiti, chi tiene la borsa del finanziamento dei partiti, cioè la segreteria e la segreteria amministrativa tiene in pugno i partiti, e impedisce a quelli che potrebbero venire dal basso di insidiarli e di cacciarli fuori. Dall’altro dato la legge elettorale, che consegna ai segretari dei partiti l’altro rubinetto: da un lato tengono in mano il rubinetto dei soldi e dall’altro lato tengono in mano il rubinetto delle nomine al Parlamento, perché se uno vuole andare in Parlamento oggi deve essere nominato dal suo segretario di partito con questa legge elettorale. Ecco perché tornano buoni, i V-Day, tornano buoni i referendum, tornano buone le leggi di iniziativa popolare, una per abrogare - questo sarà più difficile - il finanziamento pubblico ai partiti, così come oggi camuffato da rimborsi elettorali, a prescindere dalle spese elettorali tra l’altro; e dall’altro, cosa più fattibile, staccare l’altro rubinetto che hanno in mano questi signori, eterni e ricattabili, e cioè il potere di nominare i parlamentari. C’è un referendum - Arturo Parisi, Antonio Di Pietro, Prodi ha aderito e altri, io spero che lo facciano in tanti - referendum che si propone di abrogare il ‘porcellum’, cioè la legge elettorale Calderoli, la porcata, quella che fa nominare i parlamentari dai partiti anziché farli scegliere dai cittadini. Il referendum se raccogliesse le firme entro la fine di settembre le 500 mila firme fatidiche e si ottenesse poi l’avallo della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione, avrebbe come conseguenza il ritorno al ‘mattarellum’. Io non sono un tifoso della legge elettorale ‘mattarellum’ sulla quale abbiamo votato dal ‘94 al 2001, ma almeno ci consentiva di scegliere nei collegi elettorali il nostro candidato preferito tra quelli dei due schieramenti. Non è una legge perfetta, anzi io preferirei il sistema francese a doppio turno che ha dunque le primarie incorporate nel primo turno, il primo turno voti il candidato a te più vicino e nel secondo scegli fra i due più votati quello a te meno lontano. Ma questa non è all’ordine del giorno, piuttosto che andare a votare un’altra volta con il ‘porcellum’ di Calderoli meglio tornare a una legge che almeno ci consentiva di scrivere tra due o più candidati nel collegio quali erano i nostri preferiti, per il 75% della quota maggioritaria del Parlamento italiano. Meglio che niente rispetto alla porcheria che abbiamo.

Ecco, sappiate che se firmate per quel referendum, oltre naturalmente ad agevolare il fatto che alle prossime elezioni si possa tornare a scegliere i nostri rappresentanti, seppure con quel meccanismo del ‘mattarellum’ che non era proprio l’ideale, si toglie in mano ai segretari dei partiti, che non si muovono di lì, il rubinetto della nomina dei parlamentari, che è la vera ragione insieme al finanziamento pubblico, per la quale siamo sempre ogni giorno, da venti, trent’anni nelle mani delle stesse facce.
Passate parola e possibilmente firmate.

Fonte: beppegrillo.it

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 Dar stiinta moderna pare sa fi gasit o solutie pentru a oferi oricarui pamantean sansa de a deveni genial. Cu ajutorul unei cusme „fermecate”, precum cele care in basmele copilariei te faceau invizibil, vom putea avea instantaneu creierul lui Einstein, eufemistic vorbind...

Inventia la care ne referim vizeaza descatusarea uimitorului potential al creierului uman prin intermediul unor mici impulsuri magnetice care modifica radical felul in care acest organ functioneaza si determina obtinerea de rezultate exceptionale la testele de inteligenta. De asemenea, aceasta „cusma magica” poate imbunatati abilitatile artistice si capacitatea de memorare la doar cateva minute dupa ce subiectul si-o asaza pe cap. Profesorul Allan Snyder, cel care a imaginat aceasta minune tehnologica, in urma cu cativa ani, si a pus-o recent in practica, sustine ca ea va da posibilitatea de a produce creativitatea „la comanda”. Snyder promite ca tehnica va fi imbunatatita, astfel incat va fi suficient ca orice om aflat in pana de inspiratie sa si-o aseze pe cap pentru ca „muza” sa soseasca urgent...

Puterile nestiute ale creierului uman

Experimentele ingeniosului savant australian au fost inspirate de personaje precum cel interpretat de Dustin Hoffman in filmul Rain Man, oameni care au uluitoare capacitati si talente, in ciuda unor severe dizabilitati mentale. Unii dintre ei au o memorie atat de prodigioasa incat sunt capabili sa execute calcule matematice complicate si sa retina, cuvant cu cuvant, pana si cartile de telefon! Altii sunt artisti exceptionali, putand reproduce cele mai complexe bucati muzicale dupa ce le-au auzit o singura data.

De altfel, se apreciaza ca circa 10% dintre copiii suferinzi de autism devin, la maturitate, savanti sau artisti remarcabili. Cercetatorii de la Universitatea Sidney au cerut unui numar de voluntari sa citeasca un text si sa deseneze din memorie un caine, un cal si o figura umana; ulterior, subiectilor li s-a pus pe cap casca magnetica, prin intermediul careia emisfera stanga, ce ofera o perspectiva de ansamblu asupra celor intamplate in jurul nostru, a fost inhibata, iar emisfera dreapta, responsabila de retinerea amanuntelor, lucrurilor de finete – stimulata. Dupa ce au tinut cusma minune pe cap doar 15 minute, voluntarii au putut sa deseneze cu mai multa acuratete imaginile vazute si sa observe, in text, doua greseli pe care le trecusera anterior cu vederea.

Al treilea test a vizat numararea rapida a unor puncte negre, aparute pe ecranul unui computer. Purtarea castii magnetice timp de o ora le-a permis subiectilor sa dea raspunsuri corecte si mult mai rapide decat cele oferite inainte de a o fi pus pe cap. Tehnica, numita stimulare magnetica transcraniana, a dat rezultate promitatoare si in tratamentul unor boli precum depresia sau schizofrenia. Desi nu s-a evidentiat in mod clar de ce apar aceste transformari, este evident ca impulsurile magnetice permit unor regiuni cerebrale putin active sa se evidentieze, fiind vorba mai ales de ariile responsabile de detaliile aparent ascunse.

Profesorul Allan Snyder crede ca experimentul demonstreaza ca toti avem talente nestiute si in mod obisnuit nici nu ni le putem releva singuri, fara un ajutor exterior, artificial, precum dispozitivul pus la punct de el. „Sunt convins ca fiecare dintre noi are in creier o masinarie de care nu este constient si care poate realiza lucrari de arta extraordinare, calcule matematice complexe si poate releva o memorie fabuloasa. Scopul nostru final este sa realizam un dispozitiv care sa declanseze creativitatea la momentul dorit si in domeniul dorit – matematica, arta, memorizare”, precizeaza Snyder.

GABRIEL TUDOR - magazin.ro

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By Admin (from 05/09/2011 @ 11:00:14, in it - Osservatorio Globale, read 689 times)

L’attivista David Icke, che mise in guardia sulla natura fittizia della “primavera araba” da quando iniziò e cioè ben 6 mesi fà, ha rispolverato un articolo del 3 agosto 1981, intitolato: “Un piano per rovesciare Gheddafi “.

‘I dettagli del piano erano imprecisi, ma sembrava essere una classica campagna di destabilizzazione della CIA. Un elemento per portare a termine la missione era un programma di “disinformazione”, progettato per mettere in imbarazzo Gheddafi e il suo governo. Un altro era la creazione di un “governo di opposizione” che sfidasse la sua pretesa di leadership nazionale. Un terzo – potenzialmente più rischioso – era una campagna paramilitare, probabilmente composta da cittadini libici delusi, di far saltare ponti, condotta su scala ridotta attraverso operazioni di guerriglia per dimostrare che a Gheddafi si opponeva una forza politica indigena “.
….

Ovviamente questo piano è stato eseguito alla lettera, con la necessaria aggiunta di un intervento della NATO per salvare quei “paramilitari” citati nello spezzone sopra, dalle forze di sicurezza libiche – un piano di emergenza esplicitamente enunciato in un altro report dal titolo “Which Path to Persia?”, creato dalla Brookings Institution e sovvenzionata da Wall Street e da Londra.


Usare la forza militare per assistere le rivoluzioni popolari, pagina 109-110 (pagine 122-123 del pdf): “Di conseguenza, se gli Stati Uniti riuscissero mai ad innescare una rivolta contro il regime dei mullah, Washington potrebbe essere costretta ad intervenire fornendo una qualche forma di sostegno militare per evitare che Teheran la schiacci.” ” Questo requisito implica che una rivoluzione popolare in Iran non sembrerebbe adattarsi al modello delle “rivoluzioni di velluto” che si sono verificate altrove. Il punto è, che il regime iraniano non accetterà tranquillamente questa “buonanotte”, come invece, è accaduto con tanti regimi dell’Est europeo, potrebbe scegliere di combattere fino alla morte. In tali circostanze, se non c’è assistenza esterna militare per i rivoluzionari, potrebbero non solo perdere la battaglia, ma essere anche massacrati.
Di conseguenza, se gli Stati Uniti perseguono questa politica, Washington dovrà prendere in considerazione questa possibilità. Ci sono anche altri interessanti dettagli nei piani: è necessario includere sistemi per indebolire l’esercito iraniano, o indebolire la volontà dei leader del regime, oppure che gli Stati Uniti siano pronti ad intervenire per sconfiggere definitivamente il regime “.

….

La campagna di disinformazione è iniziata in febbraio, come risaputo sono state dette molte falsità al pubblico, sia per quanto riguarda la natura della rivolta sia per quanto riguarda la reazione del governo libico ad essa. Mentre i carri solcavano le strade libiche, e i jet volavano nei cieli la battaglia si faceva più dura e i mercenari di Al Qaeda mossero guerra contro l’esercito libico, i media corporativi in tandem con gli stati membri della NATO si preparavano ad intervenire, ritraendo una rivolta costituita da attivisti pacifici che venivano crivellati dai colpi delle mitragliatrici e bombardati dagli aerei. Ci sono ora le prove che confermano che tali atrocità non sono mai avvenute, ma l’Onu citando questa DISinformazione ha autorizzato l’intervento della NATO.

La natura stessa dei ribelli Bengasi è stata presentata in maniera ingannevolmente al pubblico. In realtà, erano una miscellanea di estremisti e mercenari, molti dei quali avevano combattuto di recente in Iraq e in Afghanistan contro le forze Usa. Questi mercenari, pagati dalla CIA e dall’MI6 negli ultimi 30 anni (vedi linea del tempo), vengono raffigurati come “una forza politica indigena” di opposizione al governo libico. Recentemente è stato rivelato che il comandante dei ribelli che hanno tentato la conquista di Tripoli altro non è che Abdelhakim Belhadj, una pedina di Al Qaeda che venne precedentemente catturato in Malesia, torturato dalla Cia a Bangkok, in Thailandia nel 2003, prima di saltar fuori di nuovo in Libia dove sta ora combattendo per conto della NATO.

Un’altra via in cui è stata propagata disinformazione è stato il tentativo di rappresentare Gheddafi come un pazzo vagabondo che, nonostante la denigrazione, si rivelò essere uno dei pochi capi di stato “sinceri” sul conflitto che assediava la sua nazione. Dalle sue prime dichiarazioni sul fatto che la rivolta fosse fomentata dall’esterno e che fosse coinvolta Al Qaeda, alle affermazioni ormai certe del fatto che la ribellione servisse per inaugurare una nuova occupazione straniera assieme alla depredazione delle risorse della Libia, aveva colto nel segno.

Quello a cui stiamo assistendo in Libia è una di aggressione orchestrata da finanziatori/capi corporativi per i loro interessi. Hanno cospirato apertamente sul fatto di effettuare una campagna di conquista militare ed economica in tutto il Medio Oriente (e oltre), includendo il Nord Africa e specificamente anche la Libia. Dal discorso di Wesley Clark nel 2007, all’articolo del Newsweek del 1981, ci sono state consegnate delle confessioni firmate sul fatto che sono i “nostri” governi i veri nemici da cui l’umanità si deve liberare, mascherano la loro agenda con la sottile patina della giustificazione morale. Ancora una volta, dobbiamo impegnarci ad individuare  i veri interessi che hanno messo in moto questo conflitto, guardando dietro i leader militari e politici meri esecutori della “politica internazionale.”

Fonte: prisonplanet.com & neovitruvian.wordpress.com

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The cancer-killing properties of marijuana were the subject of discussion in a PBS documentary that aired last week to little media fanfare.

While using marijuana to kill cancer may sound like a wild claim to some, it struck Dr. Prakash Nagarkatti as a great idea. In his studies as professor of pathology and microbiology for the University of South Carolina, he tested synthetic cannabis drugs on cancer cells and developed a formula that was able to completely eradicate cancer cells in a test tube.

Watch the full episode. See more MontanaPBS Presents.

A follow-up on mice afflicted with cancer found that up to 30 percent in the test group completely rejected their disease, while others had their tumors significantly reduced. The same drug is now being tested on humans with Leukemia.

But it’s not just Dr. Nagarkatti who sees the medical value of marijuana: it’s the whole pharmaceutical industry. And that’s another point the documentary makes, examining the patents various companies have filed, and what they claim marijuana-based drugs could one day be used to treat.

The video below is just an excerpt from the full documentary, which originally aired in Montana amid a debate about repealing that state’s medical marijuana law. The full, nearly hour-long film is available to watch online for free.

Author: Stephen C. Webster - Source: rawstory.com

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... CONTINUES.

Russell's mother Katharine Louisa (1844–1874) was the daughter of Edward Stanley, 2nd Baron Stanley of Alderley, and was the sister of Rosalind Howard, Countess of Carlisle. Kate and Rosalind's mother was one of the founders of Girton College, Cambridge. Russell's parents were radical for their times. Russell's father, Viscount Amberley, was an atheist and consented to his wife's affair with their children's tutor, the biologist Douglas Spalding. Both were early advocates of birth control at a time when this was considered scandalous. John Russell's atheism was evident when he asked the philosopher John Stuart Mill to act as Russell's secular godfather. Mill died the year after Russell's birth, but his writings had a great effect on Russell's life.

File:Russell1907-2.jpg

Sources of Intolerance

The intolerance that spread over the world with the advent of Christianity is one of the most curious features, due, I think, to the Jewish belief in righteousness and in the exclusive reality of the Jewish God. Why the Jews should have had these peculiarities I do not know. They seem to have developed during the captivity as a reaction against the attempt to absorb the Jews into alien populations. However that may be, the Jews, and more especially the prophets, invented emphasis upon personal righteousness and the idea that it is wicked to tolerate any religion except one. These two ideas have had an extraordinarily disastrous effect upon Occidental history. The church made much of the persecution of Christians by the Roman State before the time of Constantine. This persecution, however, was slight and intermittent and wholly political. At all times, from the age of Constantine to the end of the seventeenth century, Christians were far more fiercely persecuted by other Christians than they ever were by the Roman emperors. Before the rise of Christianity this persecuting attitude was unknown to the ancient world except among the Jews. If you read, for example, Herodotus, you find a bland and tolerant account of the habits of the foreign nations he visited. Sometimes, it is true, a peculiarly barbarous custom may shock him, but in general he is hospitable to foreign gods and foreign customs. He is not anxious to prove that people who call Zeus by some other name will suffer eternal punishment and ought to be put to death in order that their punishment may begin as soon as possible. This attitude has been reserved for Christians. It is true that the modern Christian is less robust, but that is not thanks to Christianity; it is thanks to the generations of freethinkers, who from the Renaissance to the present day, have made Christians ashamed of many of their traditional beliefs. It is amusing to hear the modern Christian telling you how mild and rationalistic Christianity really is and ignoring the fact that all its mildness and rationalism is due to the teaching of men who in their own day were persecuted by all orthodox Christians. Nobody nowadays believes that the world was created in 4004 b.c.; but not so very long ago skepticism on this point was thought an abominable crime. My great-great-grandfather, after observing the depth of the lava on the slopes of Etna, came to the conclusion that the world must be older than the orthodox supposed and published this opinion in a book. For this offense he was cut by the county and ostracized from society. Had he been a man in humbler circumstances, his punishment would doubtless have been more severe. It is no credit to the orthodox that they do not now believe all the absurdities that were believed 150 years ago. The gradual emasculation of the Christian doctrine has been effected in spite of the most vigorous resistance, and solely as the result of the onslaughts of freethinkers.

 
The Doctrine of Free Will

The attitude of the Christians on the subject of natural law has been curiously vacillating and uncertain. There was, on the one hand, the doctrine of free will, in which the great majority of Christians believed; and this doctrine required that the acts of human beings at least should not be subject to natural law. There was, on the other hand, especially in the eighteenth and nineteenth centuries, a belief in God as the Lawgiver and in natural law as one of the main evidences of the existence of a Creator. In recent times the objection to the reign of law in the interests of free will has begun to be felt more strongly than the belief in natural law as affording evidence for a Lawgiver. Materialists used the laws of physics to show, or attempt to show, that the movements of human bodies are mechanically determined, and that consequently everything that we say and every change of position that we effect fall outside the sphere of any possible free will. If this be so, whatever may be left for our unfettered volitions is of little value. If, when a man writes a poem or commits a murder, the bodily movements involved in his act result solely from physical causes, it would seem absurd to put up a statue to him in the one case and to hang him in the other. There might in certain metaphysical systems remain a region of pure thought in which the will would be free; but, since that can be communicated to others only by means of bodily movement, the realm of freedom would be one that could never be the subject of communication and could never have any social importance.

Then, again, evolution has had a considerable influence upon those Christians who have accepted it. They have seen that it will not do to make claims on behalf of man which are totally different from those which are made on behalf of other forms of life. Therefore, in order to safeguard free will in man, they have objected to every attempt at explaining the behaviour of living matter in terms of physical and chemical laws. The position of Descartes, to the effect that all lower animals are automata, no longer finds favor with liberal theologians. The doctrine of continuity makes them inclined to go a step further still and maintain that even what is called dead matter is not rigidly governed in its behaviour by unalterable laws. They seem to have overlooked the fact that, if you abolish the reign of law, you also abolish the possibility of miracles, since miracles are acts of God which contravene the laws governing ordinary phenomena. I can, however, imagine the modern liberal theologian maintaining with an air of profundity that all creation is miraculous, so that he no longer needs to fasten upon certain occurrences as special evidence of Divine intervention.

Under the influence of this reaction against natural law, some Christian apologists have seized upon the latest doctrines of the atom, which tend to show that the physical laws in which we have hitherto believed have only an approximate and average truth as applied to large numbers of atoms, while the individual electron behaves pretty much as it likes. My own belief is that this is a temporary phase, and that the physicists will in time discover laws governing minute phenomena, although these laws may differ considerably from those of traditional physics. However that may be, it is worth while to observe that the modern doctrines as to minute phenomena have no bearing upon anything that is of practical importance. Visible motions, and indeed all motions that make any difference to anybody, involve such large numbers of atoms that they come well within the scope of the old laws. To write a poem or commit a murder (reverting to our previous illustration), it is necessary to move an appreciable mass of ink or lead. The electrons composing the ink may be dancing freely around their little ballroom, but the ballroom as a whole is moving according to the old laws of physics, and this alone is what concerns the poet and his publisher. The modern doctrines, therefore, have no appreciable bearing upon any of those problems of human interest with which the theologian is concerned.

The free-will question consequently remains just where it was. Whatever may be thought about it as a matter of ultimate metaphysics, it is quite clear that nobody believes it in practice. Everyone has always believed that it is possible to train character; everyone has always known that alcohol or opium will have a certain effect on behaviour. The apostle of free will maintains that a man can by will power avoid getting drunk, but he does not maintain that when drunk a man can say "British Constitution" as clearly as if he were sober. And everybody who has ever had to do with children knows that a suitable diet does more to make them virtuous than the most eloquent preaching in the world. The one effect that the free-will doctrine has in practice is to prevent people from following out such common-sense knowledge to its rational conclusion. When a man acts in ways that annoy us we wish to think him wicked, and we refuse to face the fact that his annoying behaviour is a result of antecedent causes which, if you follow them long enough, will take you beyond the moment of his birth and therefore to events for which he cannot be held responsible by any stretch of imagination.

No man treats a motorcar as foolishly as he treats another human being. When the car will not go, he does not attribute its annoying behaviour to sin; he does not say, "You are a wicked motorcar, and I shall not give you any more petrol until you go." He attempts to find out what is wrong and to set it right. An analogous way of treating human beings is, however, considered to be contrary to the truths of our holy religion. And this applies even in the treatment of little children. Many children have bad habits which are perpetuated by punishment but will probably pass away of themselves if left unnoticed. Nevertheless, nurses, with very few exceptions, consider it right to inflict punishment, although by so doing they run the risk of causing insanity. When insanity has been caused it is cited in courts of law as a proof of the harmfulness of the habit, not of the punishment. (I am alluding to a recent prosecution for obscenity in the State of New York.)

Reforms in education have come very largely through the study of the insane and feeble-minded, because they have not been held morally responsible for their failures and have therefore been treated more scientifically than normal children. Until very recently it was held that, if a boy could not learn his lesson, the proper cure was caning or flogging. This view is nearly extinct in the treatment of children, but it survives in the criminal law. It is evident that a man with a propensity to crime must be stopped, but so must a man who has hydrophobia and wants to bite people, although nobody considers him morally responsible. A man who is suffering from plague has to be imprisoned until he is cured, although nobody thinks him wicked. The same thing should be done with a man who suffers from a propensity to commit forgery; but there should be no more idea of guilt in the one case than in the other. And this is only common sense, though it is a form of common sense to which Christian ethics and metaphysics are opposed.

To judge of the moral influence of any institution upon a community, we have to consider the kind of impulse which is embodied in the institution and the degree to which the institution increases the efficacy of the impulse in that community. Sometimes the impulse concerned is quite obvious, sometimes it is more hidden. An Alpine club, for example, obviously embodies the impulse to adventure, and a learned society embodies the impulse toward knowledge. The family as an institution embodies jealousy and parental feeling; a football club or a political party embodies the impulse toward competitive play; but the two greatest social institutions -- namely, the church and the state -- are more complex in their psychological motivation. The primary purpose of the state is clearly security against both internal criminals and external enemies. It is rooted in the tendency of children to huddle together when they are frightened and to look for a grown-up person who will give them a sense of security. The church has more complex origins. Undoubtedly the most important source of religion is fear; this can be seen in the present day, since anything that causes alarm is apt to turn people's thoughts to God. Battle, pestilence, and shipwreck all tend to make people religious. Religion has, however, other appeals besides that of terror; it appeals specifically to our human self-esteem. If Christianity is true, mankind are not such pitiful worms as they seem to be; they are of interest to the Creator of the universe, who takes the trouble to be pleased with them when they behave well and displeased when they behave badly. This is a great compliment. We should not think of studying an ants' nest to find out which of the ants performed their formicular duty, and we should certainly not think of picking out those individual ants who were remiss and putting them into a bonfire. If God does this for us, it is a compliment to our importance; and it is even a pleasanter compliment if he awards to the good among us everlasting happiness in heaven. Then there is the comparitively modern idea that cosmic evolution is all designed to bring about the sort of results which we call good -- that is to say, the sort of results that give us pleasure. Here again it is flattering to suppose that the universe is controlled by a Being who shares our tastes and prejudices.

TO BE CONTINUED ...

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 Daca un mare scriitor rus spunea candva „omul, ce mandru suna acest cuvant”, sa ne aducem aminte ca latinii aveau o vorba la fel de adevarata: homo homini lupus. Si din pacate, mult prea adesea, in decursul secolelor, omul a fost lup pentru semenii sai, comportandu-se fata de acestia cu o cruzime demna mai curand de fiarele salbatice. Mai grav e faptul ca, pe langa violenta dovedita in razboaie, cand oamenii s-au ucis unii pe altii luptand de la egal la egal, agresivitatea umana s-a manifestat si fata de persoane lipsite de aparare. Despre cateva dintre cele mai faimoase masacre ale istoriei va invitam sa cititi in randurile ce urmeaza.

Masacrul de la Thessaloniki

 Una dintre actiunile represive intreprinse de imparatul roman Teodosie I, la 390, i-a vizat pe locuitorii orasului grecesc Thessaloniki, rasculati impotriva sa. Motivul revoltei? Porunca imparatului ca un popular conducator de care, la spectacolele de circ, sa fie arestat, fiindca avusese o idila cu o slujnica de la Palat. Vizitiul a fost arestat dar „fanii” sai s-au razvratit, cerand eliberarea lui. Multi dintre rasculati au fost prinsi si adusi in hipodromul orasului unde trupele gotice din serviciul lui Teodosie i-au masacrat – numarul victimelor fiind estimat la 7000 de oameni.

Masacrul de la Granada

 Pe 30 decembrie 1066, o multime furioasa de musulmani a luat cu asalt palatul regal din Granada, aflata atunci sub stapanire maura, si l-au asasinat pe vizirul evreu Iosef ibn Naghrela, declansand apoi un pogrom crancen impotriva populatiei iudaice din oras. Potrivit cronicarului arab Abu Ishaq, peste 4000 de evrei au fost ucisi intr-o singura zi.

Masacrul din ziua Sf. Bartolomeu

Apogeul conflictelor religioase dintre catolicii si protestantii (hughenoti) din Franta secolului XVI, masacrul din ziua Sf. Bartolomeu a fost, se pare, instigat de catre Caterina de Medici, mama tanarului rege Carol IX, la sase zile de la nunta sorei acestuia cu protestantul Henric de Navarra. Cu acest prilej, cei mai renumiti lideri catolici au venit la Paris, capitala catolicismului si vicleana regina-mama a vazut in acest fapt un excelent prilej pentru a lichida partida adversarilor religiosi. Dupa o tentativa de asasinare a liderului militar protestant Gaspard de Coligny, pe 24 august 1572 s-a dat semnalul inceperii masacrului. In Paris au fost ucisi peste 2000 de hughenoti, mai ales capeteniile partidei, alti 3000 de protestanti fiind omorati, in zilele ce au urmat, in intreaga Franta.

Masacrul armatei lui Elphinstone

 Akbar Khan a fost unul dintre cei mai temerari luptatori afgani de gherila, in razboiul contra britanicilor, desfasurat la mjlocul secolului XIX. Dupa ce trupele britanice si indiene au cucerit capitala Afganistanului, in ianuarie 1842, o revolta a patriotilor autohtoni a alungat garnizoana lasata de englezi, constand in 4500 soldati britanici si 12.000 auxiliari indieni. Acestia au incercat sa ajunga la garnizoana britanica din Jalalabad, situata la circa 160 km distanta, dar partizanii afgani i-au hartuit neincetat, ultimele ramasite ale armatei conduse de generalul Elphinstone fiind anihilate langa Gandamak. Un singur om, chirurgul William Brydon, a reusit sa scape cu viata si sa ajunga la Jalalabad.

Masacrul de la Batak

 Lupta poporului bulgar pentru eliberarea de sub jugul otoman, la sfarsitul secolului XIX, a fost eroica dar si sangeroasa. Unul dintre cele mai intunecate episoade ale sale l-a constituit masacrul de la Batak. Pe 30 aprilie 1876, 8000 de soldati turci, sub conducerea lui Ahmet Aga Barun, au inconjurat orasul, ocupat de insurgentii bulgari. Dupa primul asalt, net inferior numeric si logistic, acestia au cerut sa negocieze capitularea. Ahmet Aga a fost de acord si a jurat sa isi retraga trupele daca rasculatii vor renunta la arme. Dupa ce rebelii au fost dezarmati, perfidul comandant turc a dat ordin detasamentelor de basbuzuci sa ia cu asalt orasul. Aproape 5000 de locuitori au fost ucisi, majoritatea fiind decapitati.

Masacrul de la Katyn

 La 5 martie 1940, intr-o padure situata in apropierea localitatii Katyn a fost comis un teribil genocid, circa 22.000 de oamenii fiind ucisi si aruncati in gropi comune de catre soldatii Armatei Rosii. 8000 dintre victime au fost ofiteri ai armatei poloneze luati prizonieri in timpul invadarii Poloniei de catre rusi iar restul au fost arestati sub acuzatia ca ar fi fost „membri ai agenturilor de spionaj straine, jandarmi, spioni, sabotori, mosieri, patroni, avocati sau preoti” si ca ar fi propaganda contra sovieticilor.

Masacrul de la Bai Yar

 Bai Yar este o rapa situata nu departe de Kiev, capitala Ucrainei. Aici, in decurs de doar doua zile, pe 29 si 30 septembrie 1941, echipe ale SS, alaturi de colaborationisti locali si politisti ucrainieni au executat sumar 33.771 de evrei civili. Acesta este considerat unul dintre cele mai mari masacre din istoria Holocaustului.

Masacrurile comise de NKVD

 In cursul retragerii rapide a Armatei Rosii din fata trupelor naziste, in vara anului 1941, membri NKVD au comis o serie intreaga de executii in masa asupra prizonierilor in Polonia, Tarile Baltice si acele regiuni din URSS pe care sovieticii le lasau in mana invadatorilor. Cifra totala a mortilor este estimata de istoricii rusi post-sovietici, potrivit datelor din arhive, la peste 100.000, dintre care 10.000 numai in partea vestica a Ucrainei.

Masacrul de la Nanjing

 Cunoscut si sub denumirea de „ororile de la Nanjing”, episodul se refera la groaznicele crime de razboi comise de invadatorii japonezi dupa cucerirea orasului Nanjing, pe atunci capitala a Chinei, la 13 decembrie 1937. Intr-un interval de sase saptamani, armata imperiala nipona s-a dedat la fapte terifiante, la crime, violuri, incendieri, jafuri, asupra prizonierilor de razboi si civililor. Desi executile au debutat sub pretextul eliminarii soldatilor chinezi deghizati in civili, un mare numar de persoane nevinovate au fost intentionat ucise, multe dintre ele fiind mai intai torturate sau violate. Potrivit informatiilor adunate de Tribunalul Militar International pentru Orientul Extrem, intrunit dupa razboi, aproape 200.000 chinezi ar fi fost ucisi, fiind identificate, in gropi comune, ramasitele pamantesti a mai bine de trei sferturi dintre ei.

Masacrul de la Srebenica

 Unul dintre cele mai socante episoade ale istoriei contemporane s-a produs in iulie 1995, in localitatea bosniaca Srebenica. Circa 8000 de barbati si copii musulmani au fost impuscati de catre unitati ale Armatei Republicii Srpska (VRS), sub comanda generalului Ratko Mladici, la masacru participand si membri ai unitatilor paramilitare din Serbia, cunoscute sub denumirea de „Scorpionii”. Pana acum, circa 5600 de victime ale genocidului au fost identificate, gratie analizei ADN. Inainte de declansarea acestui genocid, Natiunile Unite declarasera Srebenica „zona sigura”, protejata de ONU, dar nu a facut nimic pentru a impiedica masacrul, desi circa 400 de militari olandezi din trupele de mentinere a pacii se aflau in regiune.

Autor: GABRIEL TUDOR - magazin.ro

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Si parlano l’uno su un cellulare panamense, l’altro con una scheda wind intestata a tale Ceron Caceres, cittadino peruviano. L’uno e l’altro sono Valter Lavitola e Silvio Berlusconi. Entrambe le schede sono un’idea del direttore dell’Avanti, che poche settimane prima ha consegnato a Palazzo Grazioli le sim card e i telefoni che poi il premier userà con lui. “Tra qualche mese me ne vado …vado via da questo paese di merda…di cui…sono nauseato…punto e basta…”. Comincia così lo sfogo del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in una conversazione intercettata la sera del 13 luglio scorso.

Secondo il gip di Napoli – che ha disposto l’arresto dello stesso Lavitola, di Giampaolo Tarantini e della moglie per estorsione a Berlusconi – la conversazione in questione è “rilevante” in quanto attesta la “speciale vicinanza” tra il premier e Lavitola e la “natura dei rapporti” tra i due, “rivelandosi Lavitola impegnato sostanzialmente quale attivo e riservato ‘informatore’ su vicende giudiziarie che, benché riguardanti terzi, appaiono di specifico e rilevante interesse dello stesso Berlusconi”.

Viene quindi riportato il contenuto della conversazione nella quale, scrive il gip, “al di là del merito delle considerazioni che provengono dal Lavitola, è soprattutto di procedimenti giudiziari che egli discorre, riferendosi in particolare a quello condotto qui a Napoli sulla cosiddetta ‘P4′ nonché ad altri potenziali procedimenti riguardanti fatti accaduti a Bari e di cui il Lavitola sembra avere notizie”.

E’ Berlusconi a contattare Lavitola sull’utenza panamense di quest’ultimo alle ore 23 e 14 del 13 luglio facendosi introdurre da un tale Alfredo. La telefonata dura più di 13 minuti, durante i quali si parla di vari argomenti, in particolare di vicende giudiziarie..

”Anche di questo – sostiene un Berlusconi che sembra essere molto consapevole che la telefonata sia intercettata – non me ne può importare di meno… perché io …sono così trasparente..così pulito nelle mie cose..che non c’è nulla che mi possa dare fastidio..capito?..io sono uno..che non fa niente che possa essere assunto come notizia di reato…quindi..io sono assolutamente tranquillo…a me possono dire che scopo..è l’unica cosa che possono dire di me…è chiaro?..quindi io..mi mettono le spie dove vogliono..mi controllano le telefonate..non me ne fotte niente…io..tra qualche mese me ne vado per i cazzi miei…da un’altra parte e quindi…vado via da questo paese di merda…di cui…sono nauseato…punto e basta…”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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... CONTINUES.

Bertrand Russell was born on 18 May 1872 at Ravenscroft, Trellech, Monmouthshire, Wales, into an influential and liberal family of the British aristocracy. His paternal grandfather, John Russell, 1st Earl Russell, was the third son of John Russell, 6th Duke of Bedford, and had twice been asked by Queen Victoria to form a government, serving her as Prime Minister in the 1840s and 1860s. The Russells had been prominent in England for several centuries before this, coming to power and the peerage with the rise of the Tudor dynasty. They established themselves as one of Britain's leading Whig families, and participated in every great political event from the Dissolution of the Monasteries in 1536–40 to the Glorious Revolution in 1688–89 to the Great Reform Act in 1832.

The Soul and Immortality

The Christian emphasis on the individual soul has had a profound influence upon the ethics of Christian communities. It is a doctrine fundamentally akin to that of the Stoics, arising as theirs did in communities that could no longer cherish political hopes. The natural impulse of the vigorous person of decent character is to attempt to do good, but if he is deprived of all political power and of all opportunity to influence events, he will be deflected from his natural course and will decide that the important thing is to be good. This is what happened to the early Christians; it led to a conception of personal holiness as something quite independent of beneficient action, since holiness had to be something that could be achieved by people who were impotent in action. Social virtue came therefore to be excluded from Christian ethics. To this day conventional Christians think an adulterer more wicked than a politician who takes bribes, although the latter probably does a thousand times as much harm. The medieval conception of virtue, as one sees in their pictures, was of something wishy-washy, feeble, and sentimental. The most virtuous man was the man who retired from the world; the only men of action who were regarded as saints were those who wasted the lives and substance of their subjects in fighting the Turks, like St. Louis. The church would never regard a man as a saint because he reformed the finances, or the criminal law, or the judiciary. Such mere contributions to human welfare would be regarded as of no importance. I do not believe there is a single saint in the whole calendar whose saintship is due to work of public utility. With this separation between the social and the moral person there went an increasing separation between soul and body, which has survived in Christian metaphysics and in the systems derived from Descartes. One may say, broadly speaking, that the body represents the social and public part of a man, whereas the soul represents the private part. In emphasizing the soul, Christian ethics has made itself completely individualistic. I think it is clear that the net result of all the centuries of Christianity has been to make men more egotistic, more shut up in themselves, than nature made them; for the impulses that naturally take a man outside the walls of his ego are those of sex, parenthood, and patriotism or herd instinct. Sex the church did everything it could to decry and degrade; family affection was decried by Christ himself and the bulk of his followers; and patriotism could find no place among the subject populations of the Roman Empire. The polemic against the family in the Gospels is a matter that has not received the attention it deserves. The church treats the Mother of Christ with reverence, but He Himself showed little of this attitude. "Woman, what have I to do with thee?" (John ii, 4) is His way of speaking to her. He says also that He has come to set a man at variance against his father, the daughter against her mother, and the daughter-in-law against her mother-in-law, and that he that loveth father and mother more than Him is not worthy of Him (Matt. x, 35-37). All this means the breakup of the biological family tie for the sake of creed -- an attitude which had a great deal to do with the intolerance that came into the world with the spread of Christianity.

This individualism culminated in the doctrine of the immortality of the individual soul, which was to enjoy hereafter endless bliss or endless woe according to circumstances. The circumstances upon which this momentous difference depended were somewhat curious. For example, if you died immediately after a priest had sprinkled water upon you while pronouncing certain words, you inherited eternal bliss; whereas, if after a long and virtuous life you happened to be struck by lightning at a moment when you were using bad language because you had broken a bootlace, you would inherit eternal torment. I do not say that the modern Protestant Christian believes this, nor even perhaps the modern Catholic Christian who has not been adequately instructed in theology; but I do say that this is the orthodox doctrine and was firmly believed until recent times. The Spaniards in Mexico and Peru used to baptize Indian infants and then immediately dash their brains out: by this means they secured that these infants went to Heaven. No orthodox Christian can find any logical reason for condemning their action, although all nowadays do so. In countless ways the doctrine of personal immortality in its Christian form has had disastrous effects upon morals, and the metaphysical separation of soul and body has had disastrous effects upon philosophy.

TO BE CONTINUED ...

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... CONTINUES.

Russell was a prominent anti-war activist; he championed free trade and anti-imperialism. Russell went to prison for his pacifism during World War I. Later, he campaigned against Adolf Hitler, then criticised Stalinist totalitarianism, attacked the United States of America's involvement in the Vietnam War, and was an outspoken proponent of nuclear disarmament. One of his last acts was to issue a statement which condemned Israeli aggression in the Middle East.
In 1950, Russell was awarded the Nobel Prize in Literature, "in recognition of his varied and significant writings in which he champions humanitarian ideals and freedom of thought."

File:Bertrand Russell 1950.jpg

The Objections to Religion

The objections to religion are of two sorts -- intellectual and moral. The intellectual objection is that there is no reason to suppose any religion true; the moral objection is that religious precepts date from a time when men were more cruel than they are and therefore tend to perpetuate inhumanities which the moral conscience of the age would otherwise outgrow.

To take the intellectual objection first: there is a certain tendency in our practical age to consider that it does not much matter whether religious teaching is true or not, since the important question is whether it is useful. One question cannot, however, well be decided without the other. If we believe the Christian religion, our notions of what is good will be different from what they will be if we do not believe it. Therefore, to Christians, the effects of Christianity may seem good, while to unbelievers they may seem bad. Moreover, the attitude that one ought to believe such and such a proposition, independently of the question whether there is evidence in its favor, is an attitude which produces hostility to evidence and causes us to close our minds to every fact that does not suit our prejudices.

A certain kind of scientific candor is a very important quality, and it is one which can hardly exist in a man who imagines that there are things which it is his duty to believe. We cannot, therefore, really decide whether religion does good without investigating the question whether religion is true. To Christians, Mohammedans, and Jews the most fundamental question involved in the truth of religion is the existence of God. In the days when religion was still triumphant the word "God" had a perfectly definite meaning; but as a result of the onslaughts of the Rationalists the word has become paler and paler, until it is difficult to see what people mean when they assert that they believe in God. Let us take, for purposes of argument, Matthew Arnold's definition: "A power not ourselves that makes for righteousness." Perhaps we might make this even more vague and ask ourselves whether we have any evidence of purpose in this universe apart from the purposes of living beings on the surface of this planet.

The usual argument of religious people on this subject is roughly as follows: "I and my friends are persons of amazing intelligence and virtue. It is hardly conceivable that so much intelligence and virtue could have come about by chance. There must, therefore, be someone at least as intelligent and virtuous as we are who set the cosmic machinery in motion with a view to producing Us." I am sorry to say that I do not find this argument so impressive as it is found by those who use it. The universe is large; yet, if we are to believe Eddington, there are probably nowhere else in the universe beings as intelligent as men. If you consider the total amount of matter in the world and compare it with the amount forming the bodies of intelligent beings, you will see that the latter bears an almost infinitesimal proportion to the former. Consequently, even if it is enormously improbable that the laws of chance will produce an organism capable of intelligence out of a casual selection of atoms, it is nevertheless probable that there will be in the universe that very small number of such organisms that we do in fact find.

Then again, considered as the climax to such a vast process, we do not really seem to me sufficiently marvelous. Of course, I am aware that many divines are far more marvelous than I am, and that I cannot wholly appreciate merits so far transcending my own. Nevertheless, even after making allowances under this head, I cannot but think that Omnipotence operating through all eternity might have produced something better. And then we have to reflect that even this result is only a flash in the pan. The earth will not always remain habitable; the human race will die out, and if the cosmic process is to justify itself hereafter it will have to do so elsewhere than on the surface of our planet.. And even if this should occur, it must stop sooner or later. The second law of thermodynamics makes it scarcely possible to doubt that the universe is running down, and that ultimately nothing of the slightest interest will be possible anywhere. Of course, it is open to us to say that when that time comes God will wind up the machinery again; but if we do not say this, we can base our assertion only upon faith, not upon one shred of scientific evidence. So far as scientific evidence goes, the universe has crawled by slow stages to a somewhat pitiful result on this earth and is going to crawl by still more pitiful stages to a condition of universal death. If this is to be taken as evidence of a purpose, I can only say that the purpose is one that does not appeal to me. I see no reason, therefore, to believe in any sort of God, however vague and however attenuated. I leave on one side the old metaphysical arguments, since religious apologists themselves have thrown them over.

TO BE CONTINUED ...

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By Admin (from 03/09/2011 @ 11:00:13, in ro - TV Network, read 636 times)

 In marea tara a rasaritului care este China, tara a Marelui Zid si a unei impresionante armate de statui de lut, a pagodelor indraznete si a barajelor impunatoare, exista inca un loc magic in care totul pare mai presus de puterea imaginatiei noastre. Acesta este „Orasul sau Palatul Interzis”, fosta resedinta imperiala a dinastiilor Ming si Qing. Transformat in muzeu, este cel mai bine prezervat complex de palate din zilele noastre.

Numele sau intreg este „Orasul purpuriu interzis” si se trage pe de-o parte de la credinta straveche ca aici locuiau doar zeii, si, bineinteles, imparatul, ca fiu de zei, si pe de alta de la faptul ca, in afara imparatului, a familiei si favoritelor sale si a celor care slujeau aici, nimeni nu avea voie sa patrunda pe acest teritoriu sacru.
 Constructia a durat 14 ani. A inceput in 1406, in al patrulea an de domnie al imparatului Young-te si s-a terminat in 1420 in al 18-lea an de domnie a aceluiasi imparat.

Un an mai tarziu, el a schimbat capitala tarii de la Nanjing la Beijing si, din acel moment, 24 de imparati au locuit in Orasul Interzis, 14 din dinastia Ming si 10 din dinastia Qing. Ocupand o suprafata de 720.000 metri patrati, complexul are patru porti marete, este inconjurat de un zid inalt de 12,5 metri si de un sant cu o latime de 5,2 metri si este presarat cu mici torente si o multime de arbori si flori.

Exista peste 8700 camere in constructiile de lemn, toate acoperite cu tigle emailate galbene, culoare pe care numai imparatii aveau voie sa o foloseasca la acoperisuri. Aceste incaperi splendid ornamentate sunt impartite simetric intre partea de nord si cea de sud, palatele fiind plasate pe ambele parti ale unei axe centrale. Totul indica atat maiestria constructorului, cat si incredibilila creativitate a arhitecturii chineze in general. Bijuterie a culturii tarii, Palatul isi pastreaza fata sa originala capatata in timpul dinastiei Ming. Multe dintre cladiri au cazut prada unor incendii dar au fost refacute identic. De aceea cele mai multe dintre pavilioane dateaza din primii ani ai dinastiei Qing.

Complexul adaposteste, pe langa palate si pavilioane, sali de receptie, curti interioare si temple, cele mai multe camere apartinand, evident, imparatului. Conform traditiei, acest „fiu al cerului” putea avea trei neveste principale, sase favorite si 72 de concubine de rang mai marunt. Au existat insa imparati care au ajuns la 2000 de concubine care purtau un fel de ecusoane aurite, cu data nasterii, care le dadea statutul de musafiri de onoare,

Cea mai importanta sala din complex este cea a „Supremei Armonii”. Dateaza din secolul al XVII-lea, are 35 metri inaltime si acoperisul este sustinut de 24 de stalpi. Pe un podium de lemn de jacarta este tronul principal si, din tavan, atarna un dragon de aur, simbol al puterii imperiale. Revolutia din 1911 a alungat dinastia Qing, exilandu-l pe imparatul Pu Yi la marginea Orasului interzis, in 1924 fiind alungat cu totul. In 1914 a fost deschisa aici prima expozitie de antichitati si, in 1925 s-a hotarat ca Palatul sa devina muzeu. In 1961, Consiliul de Stat a hotarat sa acorde o atentie speciala complexului care, din 1987, a intrat sub protectie UNESCO.

Autor: IRINA STOICA - magazin.ro

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Asta e marihoana nu?ei cine te poate opri so faci ,eu nu prefer astfel de fistractie deoarece am vazut ca dupa nu mai faci altceva fecit ca dormi bine,nu am incercat nu incerc dar nu opresc pe nimeni ...
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By Miulesvu Corina Lucia
tovaraseilor .. nu confundati un sifonar sau turnator cuun ofiter sub acoperire.. e o mare diferenta ...
29/09/2014 @ 13:07:51
By Alex Andu
... deci şi Toma e securist, logic!
27/09/2014 @ 15:49:04
By Bogdan Sith Huşanu
Mai voinicilor,voi nu stiati ca inainte de 89,securistii erau omul si copacul,,ei acum sint si mai multi,cred ca au dat si lastari,ce naiba..!..
27/09/2014 @ 15:45:01
By Toma Pasculea
E greu de crezut că mişcă ceva de calibru în massmedia din orice ţară care să nu aibă vre-o treabă cu 'serviciile'. Cred că massmedia, instituţiile me...
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