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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 27/07/2011 @ 08:00:38, in it - Osservatorio Globale, read 1634 times)

Non sono solo sei i passeggeri dello shuttle Endeavour, finalmente partito a maggio 2011 dal Kennedy Space Center alla volta della Stazione spaziale internazionale. A bordo infatti, oltre agli astronauti della Nasa e al nostro Roberto Vittori,ci sono anche sei diversi tipi di microrganismi (tra cui uno soprannominato "Conan il batterio"), parte del Living Interplanetary Flight Experiment (Life) della Planetary Society, e un piccolo calamaretto, un esemplare di Sepiola atlantica per la precisione.

Detail-mollusco-endeavour-nasa

Obiettivo: dimostrare quali tipi di organismi, privi delle attrezzature degli astronauti, possono viaggiare nello Spazio e sopravvivere all'assenza di gravità e alle radiazioni, e verificare la validità dell'ipotesi della transpermia, secondo la quale la vita sulla Terra potrebbe essere arrivata attraverso meteoriti provenienti dalla superficie di altri pianeti come Marte e Venere.

Quella a bordo della navicella, più che una manciata di microrganismi, sembra una squadra di supereroi della Marvel. Il team è composto da estremofili come i terdigradi (soprannominati "orsi d'acqua"), piccolissimi invertebrati in grado di sopportare temperature vicine allo zero assoluto o, al contrario, ai 150°C; poi ci sono i batteri Deinococcus radiodurans (il nostro “Conan”) che possono sopravvivere anche se esposti a una radiazione di15mila Gy, gli archeobatteri Haloarcula marismortui che vivono a livelli di salinità insostenibili per qualunque altro organismo, e i cosiddetti mangiatori di fuoco, Pyrococcus furiosus, resistenti al calore. A chiudere questa sfilata di super poteri ci pensano alcuni esemplari di Cupriavidus metallidurans, bacillo responsabile della formazione di pepite d'oro, e di Bacillus subtilis: organismo modello in molti laboratori, è già stato portato nello Spazio diverse volte e fungerà da controllo.

Questa squadra ha fondamentalmente la funzione di apripista per progetti ben più ambiziosi del Life. La prossima missione, infatti, prevede di spedire un nutrito gruppetto di microrganismi su Phobos, la polverosa luna di Marte. A novembre, invece, un altro team di questo tipo partirà con destinazione Pianeta Rosso a bordo del  Fobos-Grunt lander, per poi tornare a Terra nell'estate del 2014.

Certo e amaro è il destino che aspetta il povero calamaro: non è lui il vero oggetto dello studio, ma alcuni benefici batteri ospiti del suo organismo come i Vibrio fischeri, usati dal mollusco per generare luce. Gli scienziati della Nasa, infatti, vogliono verificare se a questi batteri buoni capiti quanto osservato in quelli cattivi: nelle condizioni estreme di temperatura e radiazioni, questi ultimi diventano ancora più nocivi. Quindi, una volta raggiunta la Stazione spaziale, il piccolo calamaro sarà colonizzato con i batteri esposti allo Spazio, ucciso e conservato per poter poi essere analizzato una volta di ritorno sulla Terra. Così anche lui andrà ad aggiungersi alla lunga lista di animali morti in missione, da Laika a oggi.

Fonte: galileonet.it - Riferimenti: wired.it

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Una piccola piantina sul balcone di casa, qualche zolla ricavata nel giardino oppure un appezzamento preso in prestito nel parco comunale, sono molti i modi con cui si può cercare un rinnovato contatto con la natura. C’è anche chi preferisce la realtà virtuale, e gioca a fare il contadino con Farmville. A metà strada c’è il progetto “Le verdure del mio orto”, che in partnership con l’azienda biologica “Le Spinose”, in Sabina, permette anche a chi vive a Roma e d'intorni di avere un orto biologico a distanza e di coltivarlo virtualmente. In questo caso però, a differenza di quanto avviene nel famoso giochino di Zynga, i frutti della terra sono reali.

Detail-orto

Ecco di cosa si tratta: è possibile prendere in affitto un appezzamento di terreno e farlo coltivare da un contadino esperto secondo le nostre preferenze e indicazioni, espresse tramite internet. Il contadino si prenderà cura dell’orto e una volta maturati i frutti li recapiterà direttamente a casa del proprietario virtuale. Insomma, un modo nuovo di vivere l’agricoltura e di alimentarsi in modo sano. Quello nato in Sabina non è il primo orto a distanza. Il progetto ha preso il via nel 2009 nell’azienda agricola Giacomo Ferraris di Vercelli, destinata alla piantumazione di orti per rifornire (entro ventiquattro ore e senza costi aggiuntivi) di verdure, erbe, piccoli frutti e fiori, le aree metropolitane di Milano, Torino, Vercelli, Biella, Novara e Casale. La novità degli orti della Sabina rispetto agli appezzamenti del nord è che sono coltivati a biologico certificato Aiab (Associazione italiana per l’agricoltura biologica). “Questa iniziativa di filiera corta non solo crea un rapporto diretto tra produttore e consumatore e rappresenta l’ennesimo canale per fruire dei prodotti biologici in garanzia Aiab, ma si inserisce nell’ambito di una tendenza sempre più diffusa: la ‘rivincita’ della campagna sulla città”, commenta Andrea Ferrante, presidente nazionale Aiab.

Creare il proprio orto è semplice. Basta collegarsi al portale www.leverduredelmioorto.it e scegliere tra gli appezzamenti di terreno disponibili: si parte da 16 euro per un orto di 30 mq e una fornitura settimanale di 3-4 kg di orto-frutta per arrivare a 34 euro per 11-12 kg di verdure. Per quantitativi superiori (destinati a ristoranti, gruppi di acquisto, ecc.) il prezzo varia in base alla richiesta. “Con pochi click è possibile costruirsi un orto a misura delle proprie esigenze e dei propri gusti, scegliendo le verdure da piantarci, e anche alcuni optional, come fiori, erbe e piccoli frutti”, spiega Antonella Deledda, titolare dell’azienda Le Spinose. Sarà poi il team di agricoltori a occuparsi della crescita delle colture secondo i metodi di coltivazione tradizionali e le conoscenze locali. Anche se non serve lavorare, seminare e irrigare il terreno, è possibile visitare e seguire l’evoluzione del proprio orto durante il weekend.

Fonte: galileonet.it

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At first glance, the plans for the 10MW Tower have all the trappings of pre-crash Dubai: the improbable height, the flashy facade, the swagger of a newbie in a crowded skyline. On closer inspection, however, it’s an eco-machine. The A-shaped, 1,969-foot concept skyscraper is designed to turn out as much as 10 times the energy it needs, enough to power up to 4,000 nearby homes.

Dubai's 10MW Tower - Courtesy Robert Ferry/Studied Impact Design

Three separate systems make it work. First, a five-megawatt wind turbine in the hollow of the “A” generates energy in the powerful and unpredictable desert gusts. Second, mirrors dot the slanted, south-facing facade, beaming light to a molten-salt-filled collector that hangs off the building like an ultra-tall street lamp. Cooked to 932şF, the liquefied salt transfers heat to a convection loop that runs a three-megawatt steam turbine. Finally, a two-megawatt solar updraft tower produces additional energy in clear weather. Sunlight warms air in a two-foot-wide gap that runs the length of the southern face. The airflow from rising heat powers an internal wind turbine.

Reflective: The facade directs light to a power-producing salt-cooker. Courtesy Robert Ferry/Studied Impact Design

If it were built (at an estimated cost of $400 million), 10MW could pay off its energy debt in 20 years. Extra juice feeds the municipal grid, and other sources in the area would adjust for the tower’s output. The building could house offices or residences or both, says designer Robert Ferry, 35, who helms the Dubai architecture firm Studied Impact with his wife, Elizabeth Monoian. The pair became interested in energy-generating skyscrapers on moving to the United Arab Emirates, where there are superstructures in spades but few that are any greener than their brochures. With the 10MW Tower, they hope to someday create a power plant you can live in. It may sound fantastic, but, Ferry says, “it’s only a matter of time before something like this is built.”

Revolutionary: A five-megawatt turbine contributes to the building’s annual output of 20,000 megawatt-hours. Courtesy Robert Ferry/Studied Impact Design

Source: PoPSci

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By Admin (from 26/07/2011 @ 08:00:07, in ro - Observator Global, read 1338 times)

 Nascut in anul 1926 si lider incontestabil al Cubei intre 1959 si aprilie 2008, Fidel Castro este, fara indoiala, cel mai longeviv sef de stat al vremurilor noastre. Sfidandu-si adversarii, sfidand varsta, vremea si vremurile, el a reusit sa supravietuiasca sutelor de tentative de asasinat intreprinse impotriva sa de-a lungul anilor si, desi boala l-a impiedicat sa mai fie conducator al statului cubanez, determinandu-l sa cedeze functia suprema fratelui sau, Raul, Fidel Castro ramane un patriarh al politicienilor de pretutindeni. Nu cu multa vreme in urma, in Occident a fost prezentat un film documetar britanic care s-a bucurat de un succes fulminant: 638 comploturi esuate impotriva lui Castro. Modalitatile prin care CIA a incercat sa-l elimine pe neinfricatul conducator cubanez par, veti vedea, de domeniul fantasticului...

Tigari explozive si saruri de thaliu

Statele Unite au fost intotdeauna, in ultima jumatate de veac, stanjenite de tendintele comuniste ale indraznetului lor vecin, Cuba, aratandu-si in dese randuri ingrijorarea fata masurile luate de liderul acestei tari, Fidel Castro. De-a lungul anilor, au existat cateva tentative de a-l rasturna pe conducatorul de la Havana, cea mai faimoasa fiind invazia esuata din Golful Porcilor, precum si unele initiative diplomatice care nu au facut decat sa afecteze economia si conditiile de trai ale poporului cubanez, fara sa-l atinga insa pe Castro.

Putine lucruri se stiau, pana nu de mult, despre presupusele incercari ale CIA de a-l elimina fizic pe liderul marxist. In 1975, in cadrul audierilor privind scandalul Watergate, Senatul american a examinat si un document strict secret, privind comploturi organizate de CIA pentru asasinarea unor lideri straini. Acest document, declasificat in urma cu putina vreme, a fost rezumat in cartea lui Jonathan Vankin si John Whalen, „Cele mai mari conspiratii ale tuturor timpurilor” si releva fapte incredibile in privinta lui Castro. Prima tentativa de a-l ucide pe acesta dateaza din august 1960, cand agenti ai Biroului pentru Servicii Medicale din cadrul  CIA au reusit sa-i strecoare liderului cubanez, aflat intr-o vizita la sediul ONU din New York, mai multe tigari cu o toxina virulenta.

Metoda fusese preferata unei alteia, ce viza incarcarea tigarilor cu pulbere exploziva, menite sa-l pulverizeze pe Castro. Din motive necunoscute, acesta n-a fumat in acele zile – de altfel, poate si din cauza nenumaratelor incercari ale americanilor de a-l asasina prin intermediul tigarilor, liderul de la Havana s-a lasat de fumat pana la urma, in 1985! Serviciul Tehnic al CIA a incercat apoi imbibarea trabucurilor preferate ale lui Castro cu o substanta halucinogena foarte puternica, pentru a-l pune intr-o situatie penibila. Din nou, esec.

A urmat apoi presararea de saruri de thalium in pantofii lui Castro, substantele respective fiind un puternic epilator, ce ar fi provocat in cateva zile caderea barbii, a parului, a sprancenelor si chiar a parului pubian! Or, un Castro fara barba ar fi fost ridicol... Dupa o noua nereusita, agentii CIA au incercat sa-i impregneze hainele cu sporii unei ciuperci care provoca o grava afectiune dermatologica. Rezultat nul. Stiuta fiind pasiunea lui Castro pentru scufundari, s-a procurat un costum de scafandru, mustiucul tubului de respirat fiind imbibat cu bacilii tuberculozei.

Dar, desi costumul a intrat pana la urma in posesia liderului cubanez, acesta a refuzat sa-l poarte! Agentii CIA nu s-au lasat, si planuit sa planteze, pe fundul marii, in zona unde Castro facea de obicei scufundari, explozibili in scoici. Din fericire, sefii lor au gasit ideea „absurda” si au abandonat-o. Un fost coleg de scoala al lui Castro a incercat sa-l impuste in plina strada; un lunetist a fost prins in ultima clipa, pe cladirea Universitatii din Havana, pe cand se pregatea sa traga in Castro, ce tocmai tinea un discurs.

Americanii l-au prezentat drept „Antichristul”!

In autobiografia sa, „Luptatorul din umbra”, fostul agent CIA Felix Rodriguez pretinde ca ar fi calatorit de trei ori in Cuba, spre a-l ucide pe Fidel Castro. In 1987, convocat de Comitetul Iran-Contra, pentru a marturisi daca participase sau nu la o actiune de otravire a lui Castro, Rodriguez a raspuns negativ dar a sustinut cu curaj ca incercase in 1961 sa-l ucida pe liderul cubanez, cu ajutorul unei pusti cu luneta. Americanii au apelat chiar si la o iubita a lui Fidel, spre a-l ucide. Femeia a primit pastile otravite, pe care urma sa i le bage in gura liderului de la Havana in timp ce acesta dormea.

Dar pastilele, ascunse intr-o cutie de farduri, s-au topit... Castro si-a dat seama ca ceva nu este in ordine si, calm, si-a scos pistolul de la brau si i l-a dat: „Poti sa ma impusti. E mai sigur asa!”. Femeia a inceput sa planga: „Nu, Fidel, nu pot sa fac asa ceva!”... Desigur, cea mai nostima idee de a-l elimina pe Castro ii apartine generalului Edward Landsdale, insarcinat de presedintele J.F. Kennedy cu operatiunile secrete impotriva Cubei. Militarul spera sa poata declansa o contrarevolutie pe insula, imprastiind, printre catolicii ferventi din Cuba zvonul ca a doua venire a Mantuitorului este iminenta si ca Fidel Castro ar fi insusi Antichristul, impotriva caruia ei trebuie sa lupte.

La momentul stabilit, un actor interpetandu-l pe Iisus Hristos ar fi debarcat pe tarm, de la bordul unui submarin american iluminat spectaculos, pentru a-i elibera pe cubanezi de sub dominatia Raului. Landsdale era convins ca aceasta aparitie va provoca o ridicare generala la arme a cubanezilor, pentru alungarea liderului lor satanist.

Kennedy i-a cerut ajutorul lui Ian Fleming!

In total, au existat nu mai putin de 638 de tentative de asasinat impotriva lui Castro, organizate fie de CIA fie de numeroasele organizatii aflate in slujba acesteia. „Unele dintre aceste comploturi au fost de maniera celor pe care le-ar fi pus la cale hazliul inspector Clousseau, din filmele cu Pantera Roz, spune Peter Moore, producatorul executiv al documentarului 638 Ways To Kill Castro. Este absolut clar ca toate tentativele au esuat din pricina unui amestec de hazard, incompetenta si planificari eronate.”

Castro a iesit teafar din toate aceste incercari si se poate lauda ca este singurul sef de stat care a vazut perindandu-se pe la Casa Alba nu mai putin de opt presedinti, care mai de care mai inversunat impotriva sa. Moore spune ca s-a mers pana intr-acolo incat presedintele Kennedy i-a cerut lui Ian Fleming, autorul celebrului personaj James Bond, sa-i dea o idee pentru a scapa de Castro si de asemenea au existat planuri privind incredintarea acestei „afaceri murdare” Mafiei italo-americane!

„Nu exista nici o indoiala ca Eisenhower si Kennedy au semnat personal misiunile pentru uciderea lui Castro. Probabil ca si Johnson si Nixon au facut-o, desi nu exista documente in acest sens. Jimmy Carter, care ne-a acordat un interviu, a precizat ca el nu a intreprins nimic contra lui Castro”, afirma Moore. O lume intreaga a privit cu uimire atitudinea sfidatoare cu care Castro, acest personaj „greu de ucis” a tratat America.

Un banc spunea chiar ca, atunci cand i s-a oferit, drept cadou, o broasca testoasa, afland ca aceasta poate trai chiar si o suta de ani, el a refuzat: „Nu pot sa o primesc, risc sa ma atasez prea mult de ea si mi-ar fi greu sa o vad murind!” Lasand gluma deoparte, sa spunem ca acum, Castro s-a retras si se pare ca nu mai are mult de trait, starea lui de sanatate fiind tot mai precara, din cauza varstei si bolii. Probabil insa ca pe 2 decembrie el va apuca sa-si mai sarbatoreasca si aniversarea a 82 de ani de viata, sufland in lumanarile din tort. Desigur, dupa ce atat lumanarile cat si tortul vor fi verificate atent de serviciile cubaneze de securitate...

GABRIEL TUDOR - magazin.ro

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È il risultato di una ricerca svolta dal Virginia Institute of Marine Science (VIMS - Gloucester Point, USA) per la localizzazione di contaminazioni ambientali. Tale sensore ha mostrato la capacità di identificare inquinanti marini come il petrolio in modo più economico e rapido delle tecnologie attualmente disponibili. I risultati dei primi test, pubblicati su Environmental Toxicology and Chemistry, rivelano come il biosensore potrebbe essere utilizzato per il rapido rilevamento e il monitoraggio delle maree nere.

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Gli anticorpi sono proteine prodotte dal sistema immunitario degli organismi quando vengono “attaccati” da elementi estranei. Tali proteine sono in grado di riconoscere virus e altre molecole organiche, ai quali si legano in modo specifico. Gli scienziati del VIMS hanno pensato quindi di sfruttare questa importante capacità degli organismi per produrre anticorpi in grado di riconoscere alcuni inquinanti ambientali.

Per ottenere gli anticorpi, i ricercatori hanno “vaccinato” dei topi contro i contaminanti, somministrando loro un composto di proteine e IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici, sostanze presenti nel petrolio). Quando i linfociti del loro sistema immunitario hanno iniziato a produrre gli anticorpi IPA-specifici, gli scienziati li hanno isolati, prelevati e fatti crescere in coltura, in modo da ottenere una quantità sufficiente di anticorpi da inserire in un sensore elettronico sviluppato appositamente.

Gli esperimenti condotti dai ricercatori nel fiume Elizabeth, in Virginia, hanno dimostrato che il biosensore è in grado di processare campioni di acqua in meno di 10 minuti, e di rilevare livelli estremamente bassi di inquinanti. Inoltre, l’analisi dei campioni direttamente sul campo (e non in laboratorio) ha permesso una diminuzione significativa dei tempi e dei costi di analisi, pur mantenendo lo stesso livello di accuratezza delle tecnologie attuali.

“Se questi biosensori fossero posizionati vicino a uno stabilimento petrolifero e se ci fosse una perdita, lo sapremmo immediatamente” ha concluso Stephen Kaattari, uno degli autori dello studio. “E siccome potremmo identificare concentrazioni crescenti o decrescenti, potremmo anche seguire la dispersione della perdita in tempo reale”. 

Fonte: galileonet.it - via: Environmental Toxicology and Chemistry

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The EU project UpWind started five years ago with an ambitious plan: more than 120 wind scientists' efforts and a budget of 23 million Euro were to provide the answer to the big question: Is it possible to build a 20 MW wind turbine using the methods and materials we know today? One single wind turbine of this type in the North Sea would provide electricity for 15,000 to 20,000 dwellings.

Is it technically possible and economically feasible?

There are 16,000-20,000 components in a wind turbine. The researchers focused on the main components in wind turbines to find answers to two fundamental questions: Is it technically possible to build a 20 megawatt wind turbine? Is it economically feasible to build it?

"The overall conclusion we can draw from the UpWind project is that if you built a 20 MW wind turbine based on existing technologies and methods, it will be 15-20 percent more expensive than today's wind turbines. I find that far from discouraging, for immediately I would expect that such a simple upscaling would give even higher energy prices, "says Peter Hjuler Jensen, Risø DTU, who has been in charge of the project.

An intelligent wind turbine blade is one of the solutions

Risø DTU and DTU Mechanical Engineering has significantly contributed in the development of aeroelastic design methods for wind turbines of up to 20 MW. Aeroelastic methods are used to calculate the wind turbine's dynamic response to turbulence in the wind. In the UpWind project, Risø DTU and DTU Mechanical Engineering studied aeroelastic methods, materials, management and regulation and many other technologies to be developed for designing a 20 M wind turbine.

Risø DTU has contributed very significantly to UpWind through the development of smart rotor blades with trailing edge-regulation. That means that the trailing edge of the blade can move up and down like flaps on an airplane.

"We have worked on developing several different types of sensor systems such as pitot tubes which are also used to measure the wind speed of aircrafts. Should we introduce these innovations to existing wind turbines, they would probably be more expensive, but if they are implemented on very large turbines the savings from load reductions probably would be competitive. Our conclusion is that upscaling opens up for new technologies, "says Peter Hjuler Jensen.

Various types of movable trailing edges for turbine blades and different mechanisms for activating the trailing edge movement have been tested, and the aerodynamic properties of the movable trailing edge have been studied in wind tunnels.

Laser technology to measure wind conditions

The second area in which Risø DTU has been making a substantial contribution to UpWind, is in the development of LIDAR technologies. A LIDAR measures the properties of the wind by means of laser beams. When UpWind started, Risø was the only research institution with a prototype of LIDAR to measure wind speed and with applications in wind energy research.

"During the five years of the UpWind project we have succeeded in developing the technology from this first prototype to a total of more than 200 LIDARs, of which 40 have been calibrated at Risø DTUs test station in Høvsøre in the western, more windy part of Denmark. LIDARs has now been developed into a stage where they easily can compete with the traditional anemometers used to measure wind speeds, and in amazingly short time, we managed to start using this new technology, says Peter Hjuler Jensen.

"You can imagine the difference between the two methods by thinking of a football field. With an anemometer you can measure the wind conditions in an area corresponding to the dot in the middle of the football field. The LIDAR is able to measure the wind on the whole football field in one go," says Peter Hjuler Jensen. It will open up new opportunities to gain insights into the wind turbulence, which affects wind turbines. Risø DTU has further explored the possibility of placing the LIDAR in the hub of a wind turbine, where it will be possible to let the LIDAR regulate the trailing edge. This would reduce fatigue and extreme loads on wind turbines.

Source: ScienceDaily

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By Admin (from 25/07/2011 @ 08:00:27, in ro - Observator Global, read 1339 times)

 Orasul Innsbruck a constituit din cele mai vechi timpuri un punct de referinta pentru viata, arta si politica Tirolului. Intemeiat de romani, devenit apoi leagan al crestinismului bavarez, atestat documentar in 1187, a intrat in stapanirea Contilor de Andecht, pentru ca in cele din urma sa fie administrat de Habsburgi din 1363. Acestia au facut din oras o resedinta regala construind palate si biserici.

Maximilian I, devenit in 1493 rege al Germaniei si imparat din 1507, a unit toate posesiunile Habsburgilor, a facut din Tirol, „inima Imperiului” dupa cum singur declara si din Innsbruck un loc de placuta odihna fizica si spirituala, celebrandu-si aici, in 1494, casatoria cu Bianca Sforza. Aducand arhitecti vestiti, a construit „balconul de aur” si „Palatul Imperial”, gasind uriase satisfactii in aceasta munca de infrumusetare a orasului.

Domnia nepotului sau, Ferdinand al II-lea (1564-1595) a fost de asemenea o perioada de intensa activitate culturala. El si-a concentrat eforturile in renovarea si restaurarea Castelului Ambras si colectionarea unor obiecte de arta. Aflat in sudul orasului, dominand vechiul sat Ambras, castelul se inalta in mijlocul unui parc de dimensiuni impresionante. Initial o fortareata medievala apartinand Contilor de Andecht, fusese achizitionata de Ferdinand al II-lea.

Acesta se casatorise in secret cu Philippina Welser, o femeie de origine burgheza, careia nu i se pemitea sa apara la curte. De aceea intre 1564-1589 a fost refacut pentru ea Castelul Ambras, care i-a devenit casa si unic adapost regal, fiind in acelasi timp loc de pastrare a colectiilor augustului ei sot. Constructia are trei componente: Castelul de Sus, Sala Spaniola si Castelul de Jos.

Castelul de Sus, inaltat pe trei nivele, contine si citadela medievala. 19 semineuri, construite in stilul Renasterii, impodobesc interioarele, fiecare avand un alt model si o alta culoare. Peretii dinspre curtea interioara sunt decorati de sus si pana jos cu picturi in tonuri cenusii, basoreliefuri si statui amplasate in nise nu foarte adanci.

Lucrarea a fost executata de pictorul curtii Heinrich Teufel. Cladirea adaposteste o parte din faimoasa Colectie de Arta Ambras, „Camera Minunilor” (Wunderkammer) si o colectie de arta medievala tarzie. Asa-numita Sala Spaniola, construita intre 1570-1572 este una dintre cele mai minunate sali Renaisance, destinata spectacolelor. Are o lungime de 43 metri, o latime de 10 metri si o inaltime de 5 m iar peretii sunt decorati din plin cu imagini simbolice si cu portrete ale printeselor tiroleze, realizate de Antonis van Brackh.

Castelul de jos este un amestec de arta si kitch, de lucruri valoroase si altele, cel putin curioase. Cea mai pretioasa piesa de aici este Camera de Arme, una dintre preferatele colectionarului. Ferdinand al II-lea a fost unul dintre cei mai pasionati colectionari ai epocii. Doi secretari si o multime de agenti lucrau la imbogatirea colectiei sale, devenita faimoasa in intreaga lume. Contrar dorintelor sale insa, o mare parte din adevaratul muzeu pe care l-a creat a fost transferata la Viena si risipita in mai multe muzee.

IRINA STOICA - magazin.ro

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Become a member and join us as we initiate a movement for real change.

"The Plan" 1 year. 3 phases. A world of change.
Share this message with everyone you can.

PHASE 1: Better yourself. Spread the message. Be the message.

*Educate yourself on the depths of the system, the functions put it place to inhibit true freedom as well as the mechanisms within the system that motivate the masses to subconsciously accept giving up those freedoms. The structures within the system that promote division within the people of the countries of this world and the injustices that are placed upon the people.

*Spread the message. Share this video and the website with everyone you can. Make your own videos, songs, art, graffiti etc... spreading the word that we are here, the movement is taking hold. Expect us.

*Learn ways that will allow you to break free from the system. Start small and implement them in your daily lives. This will be implemented as a focus of Phase 2 as well, escalating what you have learned.

*ANON hackers - begin supporting the movement. This is a calling to all of you for the aid of this movement. Low-priority targets are your engagement. Assist with the movement and spread the message of "The Plan".

The resistance is here.
Expect us.

http://www.whatis-theplan.org

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Il Sol Levante sostiene di uccidere i cetacei per scopo scientifico (consentito dalla Convenzione Internazionale sulla Caccia Baleniera) e l’Australia dice che non è vero. Così il ministro degli Esteri Kevin Rudd e il ministro dell'Ambiente Tony Burke hanno presentato alla Corte di Giustizia dell'Aja un rapporto che denuncia le violazioni dei cacciatori nipponici alle norme internazionali. Il Giappone dovrà rispondere alle accuse entro il 9 marzo 2012.

Detail-caccia alle balene

Le ragioni del governo australiano non sono infondate. Nel giugno del 2008 due attivisti di Greenpeace, Junichi Sato e Toru Suzuki, noti come i “Tokyo Two”, smascherarono un traffico di carne di contrabbando nel deposito postale di Amaori nel nord del Giappone per un valore di circa 3.000 dollari. Per il primo ministro australiano Julia Gillard fu la conferma di ciò che da tempo già sapeva: le baleniere giapponesi che solcano l’Oceano Antartico perseguono esclusivamente scopi commerciali, lasciando tra l’altro tonnellate di carne invenduta. Se a ciò si aggiunge l’inconsistenza degli studi scientifici finora presentati dal Giappone, diventa sempre più difficile per gli australiani dare credito a quel millantato “piano di ricerca scientifica” nelle acque intorno al polo Sud.

Ma se non viaggiano in nome della scienza, le baleniere sono fuori legge. La Convenzione Internazionale sulla Caccia Baleniera firmata nel 1986 introdusse infatti una moratoria mondiale che consentiva solo due tipi di caccia: per sostentamento, permessa solo ad alcune popolazioni indigene (l'appiglio a cui si aggrappano Islanda e Groenlandia) e per ricerche scientifiche (l’ancora di salvezza del Giappone).

Negli anni si sono succeduti tentativi per rendere le norme internazionali più restrittive, vietando la caccia alle balene tout court, ma anche, al contrario, proposte per liberalizzarla. Per esempio, un anno fa i vertici della Commissione baleniera invitarono ad abbandonare il lungo atteggiamento proibizionista per consentire nei prossimi dieci anni ai paesi cacciatori (Norvegia, Giappone, Islanda) la cattura dei cetacei in quote stabilite.

La proposta, che sollevò un vespaio di critiche, non fu approvata: cacciare per scopi commerciali resta quindi un reato. Spetterà alla corte dell’Aja stabilire se il Giappone se ne è macchiato.

Fonte: galileonet.it

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Dr Steve Liddle, an expert in molecular depleted uranium chemistry, has created a new molecule containing two Uranium atoms which, if kept at a very low temperature, will maintain its magnetism. This type of single-molecule magnet (SMM) has the potential to increase data storage capacity by many hundreds, even thousands of times — as a result huge volumes of data could be stored in tiny places.
Dr Liddle, a Royal Society University Research Fellow and Reader in the School of Chemistry, has received numerous accolades for his ground breaking research. His latest discovery has just been published in the journal Nature Chemistry.

Dr Liddle said: “This work is exciting because it suggests a new way of generating SMM behaviour and it shines a light on poorly understood uranium phenomena. It could help point the way to making scientific advances with more technologically amenable metals such as the lanthanides. The challenge now is to see if we can build bigger clusters to improve the blocking temperatures and apply this more generally.
Computer hard discs are made up of magnetic material which record digital signals. The smaller you can make these tiny magnets the more information you can store.

Although it may have somewhat negative PR it seems depleted Uranium — a by-product from uranium enrichment and of no use in nuclear applications because the radioactive component has been removed — could now hold some of the key to their research. Dr Liddle has shown that by linking more than one uranium atom together via a bridging toluene molecule SMM behaviour is exhibited.

He said: “At this stage it is too early to say where this research might lead but single-molecule magnets have been the subject of intense study because of their potential applications to make a step change in data storage capacity and realise high performance computing techniques such as quantum information processing and spintronics.”

Dr Liddle said: “The inherent properties of uranium place it between popularly researched transition and lanthanide metals and this means it has the best of both worlds. It is therefore an attractive candidate for SMM chemistry, but this has never been realised in polymetallic systems which is necessary to make them work at room temperature.”
Dr Liddle is a regular contributor to the School of Chemistry’s award winning Periodic Table of Videos — periodicvideos.com. The website, created by Brady Haran, the University’s film maker in residence, won the 2008 IChemE Petronas Award for excellence in education and training.

Source: PhysOrg

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