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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Buongiorno a tutti, anche questo passaparola è registrato qualche giorno prima di oggi quando va in onda e per la precisione è registrato mercoledì scorso, non so quello che è successo nel frattempo da oggi, mercoledì mentre vi parlo a oggi lunedì mentre vado in onda.

G8: dieci anni dopo.

Ma gli scandali che lambiscano, toccano i vertici della Guardia di Finanza e portano a parlare di un fatto che credo sia di grande attualità anche in vista del decimo anniversario dei fatti di Genova che si commemora proprio in questi giorni, fatti di Genova che portarono all’evento luttuoso dell’uccisione di Carlo Giuliani durante il G8 famigerato del luglio 2001, ma anche a altri fatti che avrebbero potuto essere luttuosi e che non lo furono soltanto perché i feriti anche gravi delle violenze a Bolzaneto e alla scuola Diaz, avrebbero potuto anche finire peggio di come già non sono finiti.

Il tema quindi è l’affidabilità e l’imparzialità delle forze dell’ordine, non tanto della truppa, conosco personalmente credo e salvo smentite fattuali la stragrandissima maggioranza dei poliziotti, Carabinieri, finanzieri siano servitori dello Stato, spesso malpagati e lavorano anche al prezzo di sacrifici importanti, ma che purtroppo a mano a mano che ci si avvicina ai vertici della Polizia di Stato, dell’arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza, gli inquinamenti aumentano a dismisura e non sempre chi dovrebbe provvedere a fare pulizia la fa, spesso prevale il corporativismo un po’ mafioso per cui una mano lava l’altra.
In questi giorni abbiamo pubblicato su Il Fatto Quotidiano un articolo di Ferruccio Sansa che ricorda come uno dei personaggi più negativi di quei giorni a Genova di 10 anni fa e cioè il Dott. Giacomo Toccafondi medico in tuta mimetica a Bolzaneto, ritenuto responsabile anche se poi il reato si è prescritto, di un comportamento di particolare crudeltà, scrivono i giudici, è stato promosso, premiato all’A.S.L., è soltanto uno dei casi, perché delle decine di uomini delle forze dell’ ordine che si sono resi responsabili di pestaggi, sevizie gratuite su personaggi di solito poco pericolosi o per nulla pericolosi o addirittura inermi e innocenti in quella feroce repressione sono stati prima ritenuti colpevoli dalla magistratura e poi nel frattempo promossi dalla Polizia di Stato, per esempio Vincenzo Canterini condannato a 4 anni in primo grado per la mattanza alla Scuola Diaz, è stato promosso Questore e ufficiale di collegamento dell'Interpol a Bucarest , Michelangelo Fournier condannato a 2 anni in primo grado è finito al vertice della direzione centrale antidroga, Alessandro Perugini, famoso perché tra l’altro prese a calci in faccia un quindicenne e più condannato in primo grado a due anni e 4 mesi per le sevizie a Bolzaneto e a altri due anni e 3 mesi per vari arresti illegali, è diventato il capo del personale alla Questura di Genova e poi dirigente alla Questura di Alessandria e poi abbiamo questo medico.
Leggo alcuni stralci dell’articolo di Ferruccio Sansa su Il Fatto Quotidiano “è il medico in mimetica ricordato da tanti ragazzi rinchiusi nella caserma di Bolzaneto, è uno dei durante tori chiamati a rispondere civilmente per gli orrori del G8 ma per lui nessuna sanzione, anzi la sua A.S.L. ha deciso di premiarlo, Genova il 23 luglio ricorderà le giornate più buie della sua storia recente, 10 anni fa si teneva il G8 segnato dalla morte di Carlo Giuliani, dalle violenze inaugurate nelle strade della città nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto, la città vuole chiudere le ferite etc.”, il Dott. Giacomo Toccafondi a 10 anni dal G8 il medico genovese non ha subito alcuna conseguenza, eppure è uno dei 4 dottori che secondo i magistrati avrebbero partecipato alle violenze di Bolzaneto, il processo penale con decine di testimonianze, ha ricostruito nei dettagli le violenze nella caserma alle porte di Genova, furono ore di delirio, sopraffazione, umiliazioni, libero sfogo alle peggiori inclinazioni di alcuni poliziotti e agenti penitenziari, è perfino difficile riuscire a leggere le parole dei testimoni, i magistrati nella sentenza parlano di un inferno, ricordano che lo shock di questa esperienza fu tale che a molte donne iniziò il ciclo mestruale prima del ritmo naturale. Il Dott. Toccafondi – scrive Sansa – è uscito indenne dal processo e ha ottenuto la prescrizione anche se dovrà rispondere civilmente, per la Corte d’Appello di Genova è stato un medico “che anziché lenire la sofferenza delle vittime di altri reati, la aggravò agendo con particolare crudeltà su chi, inerme e ferito non era in grado di opporre alcuna difesa, subendo in profondità sia il danno fisico che determina il dolore, sia quello psicologico dell’umiliazione causato dal rito dei suoi aguzzini”. Toccafondi è il dottore che visitava – scrive Sansa – in mimetica ricordato da tanti ragazzi ospiti di Bolzaneto, ma neanche l’ombra di una sanzione è arrivata da parte del suo ordine professionale, è ora di abolirli questi ordini professionali.
Già non sono state soltanto le forze dell’ ordine a fare muro per difendere i loro appartenenti, dall’ordine dei medici non è arrivato alcun provvedimento per Toccafondi, ma il medico di Bolzaneto oltre a non essere punito, è stato anche premiato, oggi è un dirigente medico dell’A.S.L. 3 genovese, la più importante della Liguria e una delle maggiori l’Italia , non solo nel 2004 è stato invitato proprio dalla sua azienda sanitaria locale a fare il capo del medical service in Kosovo al seguito dell’esercito, un onore cui molti medici aspirano. Adesso però ecco l’ultima sorpresa, nel 2010 lo stesso anno della sentenza l’A.S.L. 3 oltre a riconoscergli lo stipendio, gli ha attribuito la cosiddetta retribuzione di risultato, ossia il premio per il conseguimento degli obiettivi, così Toccafondi ha intascato 4.548 Euro, una decisione contro cui Sel, Sinistra e libertà ha presentato un ordine del giorno al Consiglio regionale della Liguria, scrive Simone Leoncini coordinatore di Sel , esprimiamo sdegno per questa decisione. Alessandro Benzi capogruppo della Federazione della Sinistra aggiunge: il Dott. Toccafondi ha chiaramente violato le norme etiche alla base della sua professione, quelle norme che sarebbe stato normale considerare prima di assegnargli un riconoscimento e poi ci sono altri esponenti politici da Ferrando del PD, a Rossi di Sel che sono ancora più duri e chiedono al governatore Burlando di verificare al più presto se il comportamento di Toccafondi non si configuri come incompatibile con l’esercizio della professione medica in una struttura pubblica.
Pensare che la sentenza d’appello per le violenze di Bolzaneto dove passarono 252 ragazzi fermati dopo gli scontri in piazza, era stata particolarmente severa, tutti colpevoli, 44 imputati tra funzionari, agenti, ufficiali dell’arma, generali, guardie carcerarie, militari, medici, pochi o nessuno pagherà, la Commissione parlamentare di inchiesta non è stata fatta e questo non è che sia un grande danno perché le commissioni parlamentari di inchiesta sono fatte a posta per confondere le acque anche di quel poco che la Magistratura è riuscita a accertare.
La quasi totalità dei reati, calunnie, lesioni non gravi, abusi gravi contestati ai poliziotti della Diaz così agli imputati di Bolzaneto sono stati spazzati dalla prescrizione, restano in piedi le lesioni gravi che però vanno in prescrizione dopo 10 anni e 6 mesi nel gennaio dell’anno prossimo e i falsi che di anni ne prevedono 12,5, gennaio 2014. A 10 anni dal G8 si celebreranno all’insegna dell’impunità, così diversa dal perdono invocato da molti. Questo medico non era un esponente delle forze dell’ ordine, ma l’imparzialità delle forze dell’ ordine è in discussione, soprattutto in questi giorni in cui si torna a parlare dei vertici della Guardia di Finanza, se ne parla per due inchieste, l’inchiesta sulla P4 e l’inchiesta sullo scandalo Milanese – Tremonti, in entrambe le indagini è indagato Milanese, Milanese è un deputato del Pdl, ex ufficiale della Guardia di Finanza che poi si è dato alla politica e da 10 anni è il consigliere più ascoltato, è la persona più vicina a Tremonti, questo Signor Milanese, Marco Milanese ha una richiesta di arresto che il Parlamento deve esaminare in questi giorni, non una richiesta di arresto, un ordine di cattura del magistrato che per essere eseguito necessita dell’autorizzazione della Camera, esattamente come l’ex Magistrato Alfonso Papa in attesa di un responso della Camera sulla richiesta di autorizzazione a eseguire l’arresto nei suoi confronti.
Cosa sta avvenendo fuori ancora una volta? Che ai vertici della Guardia di Finanza si bada molto alle guerre per bande politiche e molto poco alla missione che deve avere la Guardia di Finanza che è un corpo armato dello Stato, incaricata di combattere l’evasione fiscale, di scoprire gli evasori fiscali, di denunciarli e insieme a tutti i vari organismi fiscali, agenzia delle entrate etc., far pagare le tasse a chi non le paga, quindi stiamo parlando di una funzione delicatissima e cioè uno dei capisaldi della democrazia, quanto corrispondono i contribuenti per le esigenze dello Stato, più evasori ci sono, meno mezzi ci sono per dare servizi ai cittadini, più i cittadini onesti devono pagare al posto di quelli disonesti che non pagano, l’imparzialità di chi deve sorvegliare questo settore è fondamentale, perché? Perché la Guardia di Finanza viene a conoscenza, grazie ai suoi poteri investigativi, di dati sensibili, i redditi delle persone, i contributi fiscali delle persone e delle aziende e quindi dato che non può controllare tutti, ma deve controllare a campione, come viene deciso quel campione? Chi decide i bersagli delle ispezioni fiscali, delle visite fiscali, delle verifiche fiscali e chi no? Quando arriva la verifica fiscale è a sorpresa o è programmata come le interrogazioni a scuola? Perché la verifica fiscale deve essere a sorpresa, se ti avverto arrivo a fare la verifica, quelli mettono a posto le carte, distruggono i documenti, impapocchiano le prove, quindi la verifica deve essere a sorpresa, se invece avverti che stai arrivando, dai modo all’evasore potenziale di mettere al sicuro le prove della sua evasione.
Ecco perché ai vertici di questo organo militare, militarizzato dello Stato, dovrebbero esserci persone di assoluta imparzialità, di assoluta onestà e di assoluta un avvicinabilità, nessuno dovrebbe poterli chiamare, nessuno dovrebbe avere neanche i loro numeri di telefono, dovrebbero essere persone che vivono nell’isolamento più totale, almeno rispetto a quegli ambienti sui quali devono esercitare un controllo così intrusivo e così delicato.

I finanzieri e il Corruttore.

Invece da almeno 30 anni a questa parte, se non di più, spesso e volentieri capita che le indagini evidenzino che ai vertici della Guardia di Finanza ci sono degli ufficiali o degli alti ufficiali infedeli, non imparziali, partigiani, con rapporti pericolosi con i poteri forti che sono naturalmente quelli che dal punto di vista fiscale devono di più e che quindi se evadono fanno più danni
Da quando poi in politica c’è il conflitto di interessi e quindi ci sono soggetti economici e finanziari dentro la politica, le amicizie politiche possono condizionare anche direttamente l’attività della Guardia di Finanza perché comunque la Guardia di Finanza dipende dal governo, dipende dal Ministero delle Finanze, così come i Carabinieri dipendono dal Ministero della Difesa e la Polizia di Stato dipende dal Ministero dell’Interno.
La prima indagine che mi viene in mente che evidenziò gravissime collusioni ai vertici della Guardia di Finanza era lo scandalo dei petroli N. 2, quello scoperto a Torino da giudici come Mario Vaudano, si scoprì che i petrolieri godevano di protezioni da parte della Guardia di Finanza che guarda caso in quel periodo aveva ai suoi vertici dei generali affiliati alla loggia P2, per cui il vertice della Guardia di Finanza nel 1981 fu azzerato praticamente dall’inchiesta P2 perché si scoprì che i vertici dei servizi segreti anche della Guardia di Finanza era pieno di piduisti. Qualche anno prima un finanziere insieme a due colleghi si era recato a ispezionare nel 1979 i cantieri di Milano 2 , cantieri gestiti dalla Edilnord di Silvio Berlusconi, uno proprietario, incontrarono i finanzieri questo signore che si aggirava nei capanni del cantiere, gli chiesero se fosse il proprietario e se conoscesse Berlusconi, lui disse: sì sono Berlusconi, ma sono soltanto il progettista, un consulente incaricato della progettazione, quelli si bevvero la superballa, Berlusconi ha sempre mentito fino da quando andava all’asilo, mentì quel giorno alla Finanza, era facilissimo verificare che stava mentendo, si sono presi per buona quella balla e hanno chiuso in quattro e quattr’otto l’ispezione anche se avevano riscontrato delle anomalie di tipo valutario.
Chiusa l’ispezione dopo un po’ uno dei tre finanzieri, si chiamava Gallo e fu scoperto nelle liste della P2 , un altro dei finanzieri si chiamava Massimo Maria Berruti e lasciò dopo poco la Guardia di Finanza per diventare Avvocato e per andare a lavorare nel comparto estero del gruppo Fininvest per il Milan e per alcune società estere del gruppo Fininvest. Il fatto che fosse stato nella Guardia di Finanza, naturalmente, faceva sì che diventasse molto utile per il gruppo Berlusconi, che aveva una particolare predilezione per gli ex finanzieri, perché a capo dei servizi fiscali del gruppo Fininvest, Berlusconi aveva nominato un altro ex finanziere, un certo Salvatore Sciascia, l’ex Finanziere Sciascia e l’ex finanziere Berruti li ritroviamo nel 1994 nell’indagine di Mani pulite che è un po’ l’ultima grande indagine del pool Mani Pulite, dopo due anni dall’inizio dell’inchiesta su Tangentopoli, quando all’inizio del 1994 si scoprì grazie alla confessione, alla denuncia di un giovane sottufficiale che non voleva farsi corrompere, che a Milano sotto lo sguardo del Comandante, il Gen. Cercello ufficiali e sottufficiali della Guardia di Finanza erano soliti addomesticare le verifiche fiscali prendendo tangenti dalle aziende, dall’una all’altra confessione si scoprì, grazie a Di Pietro, Davigo, Colombo, Greco e Ielo che componenti il pool Mani Pulite che ben 500 aziende, alcune tra le maggiori esistenti sul mercato borsistico, corrompevano i finanzieri affinché chiudessero un occhio o due nelle verifiche fiscali, fingessero di non vedere le irregolarità o i reati fiscali commessi da quelle aziende, pensate il danno per l’erario, 500 aziende che corrompono la Guardia di Finanza, furono arrestati quasi 100 finanzieri a cominciare dal loro capo, il Gen. Cercello che poi è stato condannato a pene altissime perché faceva la cresta su tutte le tangenti che prendevano i suoi sottoposti, una percentuale andava a lui, 4 di quelle aziende Tele +, Mediolanum, Video Time e Mondadori appartenevano all’allora Presidente del Consiglio che è anche l’attuale Presidente del Consiglio, che evidentemente aveva delle cose da nascondere, evasioni fiscali, fondi neri all’estero e giri di prestanomi per far arrivare i soldi a quei prestanomi a cui lui aveva intestato le sue quote di Tele + che aveva dovuto cedere almeno pro forma per non incappare nelle sanzioni previste dalla Legge Mammì che già gli consentiva di possedere tre reti televisive nazionali in chiaro, a patto che non possedesse giornali e Il Giornale l’aveva passato a suo fratello e a patto che non possedesse pay tv e le aveva girate a questi prestanomi, questo avrebbero potuto scoprire i finanzieri se avessero fatto delle serie ispezioni, invece al termine di quelle ispezioni venivano corrotti regolarmente da chi? Da Salvatore Sciascia che aveva ottimi addentellati e quando scoppiò l’inchiesta chi si incaricò per conto del gruppo Fininvest di depistare le indagini, suggerendo la strategia del silenzio ai finanzieri che stavano per essere arrestati? L’altro ex finanziere che lavorava per Berlusconi, l’Avvocato Berruti, Berruti alla fine è stato condannato a 8 mesi per favoreggiamento e è stato immediatamente promosso in Parlamento dove siede tutt’ora, pregiudicato.
Sciascia è stato pure lui condannato perché pagava materialmente le tangenti per conto della Fininvest ai finanzieri, non solo non l’hanno cacciato dalla Fininvest, anche lui 3 anni fa è stato promosso parlamentare, quindi siede anche lui in Parlamento, un pregiudicato corruttore. Nei diari di Umberto Cicconi, fotografo, amico intimo di Craxi, c’è un documento che Craxi conservava, vi lascio immaginare perché, che era una letterina che gli aveva scritto nel 1980 Berlusconi che in quegli anni era letteralmente terrorizzato dalla Guardia di Finanza, era il 1980, quindi l’anno dopo della missione interrotta in quel bel modo da Berruti e di nuovo la finanza minacciava di andare a visitare le sue aziende, allora Berlusconi scrisse un appunto a Craxi che diceva “Caro Bettino come ti ho accennato verbalmente Radio Fante, cioè le voci militari che lui aveva raccolto, evidentemente tramite i suoi amichetti ex finanzieri, ha annunciato che la Polizia tributaria si interesserà a me – se uno non ha niente da nascondere che problema c’è? Invece lui aveva molto da nascondere, tant’è che si rivolgeva a Craxi che all’epoca era uno dei politici più importanti d’Italia e gli diceva – ti ringrazio per quello che crederai sia giusto fare” cioè? Evidentemente bloccare o pilotare la nuova ispezione della Guardia di Finanza dalle parti di Berlusconi che già controllava tramite Craxi la finanza prima ancora di entrare in politica, anche perché Berlusconi stava nella P2 insieme ai vertici della Guardia di Finanza, eppure non gli bastava e ha bisogno anche di un appoggio politico, il che vuole dire che Berlusconi sapeva che Craxi poteva intervenire per bloccare o addomesticare o ammorbidire verifiche fiscali, poi ci meravigliamo se abbiamo un’evasione fiscale che ormai tocca i 140 miliardi di Euro l’anno, è grazie a queste cose, è grazie a questi comportamenti qua!
Adesso la Guardia di Finanza è di nuovo nell’occhio del ciclone perché nel caso P4 sono indagati due altissimi ufficiali della Guardia di Finanza sospettati di avere passato notizie su indagini che stavano facendo loro e i magistrati, a chi? A Alfonso Papa, ex magistrato deputato Pdl, sulla cui testa pende la richiesta di autorizzazione all’esecuzione di un arresto che è già stato disposto dal G.I.P. di Napoli, chi sono questi signori? Il più importante di loro, indagato con quel sospetto è il Gen. Michele Adinolfi, Capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, indagato per rivelazione di segreti e favoreggiamento, secondo il PM avrebbe informato Bisignani e il suo giro di cui faceva parte anche Papa di indagini che interessavano a questi signori, i quali poi facevano mercato di queste notizie riservate sulle indagini.
Il nome di Adinolfi è emerso in un territorio del deputato Milanese, è anche lui ex ufficiale della Guardia di Finanza, braccio destro di Tremonti, il Capo di Stato Maggiore è accusato di avere avvertito Bisignani di alcune notizie relative all’inchiesta sulla P4 non direttamente, per far arrivare le informazioni si sarebbe servito di un intermediario pure lui indagato e chi passava ne notizie a Adinolfi? Secondo il PM avrebbe potuto essere e infatti è stato indagato pure lui, il Comandante interregionale della Guardia di Finanza per l’Italia meridionale, Gen. Vito Bardi che è in servizio a Napoli, ma non basta, non basta perché proprio in questi giorni emerge che il vizio di pilotare le verifiche fiscali non si era fermato agli anni 70/80, anzi pare, lo racconta sempre Milanese, braccio destro di Tremonti perché ormai l’hanno preso con le mani nel sacco regali, Ferrari, gioielli, arricchimenti incredibili, la casa da 8500 Euro di affitto al mese prestata gratis a Tremonti etc., Milanese cosa racconta? Senza scusate non è Milanese, Milanese che fa il nome di chi potrebbe raccontarlo che è un altro ufficiale della Guardia di Finanza e questo racconta che la Mediolanum fu avvertita di un imminente verifiche fiscale, cos’è la Mediolanum? La Mediolanum è una società quotata in borsa che capitalizza 2 miliardi e passa, di cui 2/3 appartengono a Ennio Doris, quello che fa la pubblicità disegnando cerchi nel deserto e 1/3 appartiene a Berlusconi, è una banca – assicurazione.
L’Agenzia delle entrate ha contestato a Mediolanum in questi anni, accertamenti per 250 milioni per il passato sul fronte assicurativo e altri 150 milioni di Euro sul fronte bancario per gli anni dal 2005 al 2009, l’aliquota di tassazione reale, scrive Marco Lillo su Il Fatto del gruppo di banca - assicurazione, sarebbe particolarmente bassa, il 18%, grazie alla domiciliazione in Irlanda delle holding. Allora il Gen. Adinolfi è indagato per favoreggiamento di Bisignani per avergli passato quelle notizie, è nei guai per questa presunta soffiata a Mediolanum, in quanto Adinolfi è considerato molto vicino al gruppo Fininvest, è un vecchio amico di Adriano Galliani fino a quando Galliani era Presidente di una società di calcio a Monza e Adinolfi era Comandante dei Carabinieri a Monza, pare che sia molto legato anche a Gianni Letta e a Marcello Dell’Utri e in terzo luogo Adinolfi è nell’occhio del ciclone perché è tirato pesantemente in ballo da Milanese, l’uomo di Tremonti, come uno di coloro che di intesa con Berlusconi, dava una mano a sputtanare Tremonti per stroncargli la carriera politica nel momento in cui Berlusconi che ormai è ossessionato dal nemico interno, dopo aver fatto fuori Casini e Fini, adesso vuole far fuori Tremonti considerandolo un traditore.

Anche per Tremonti il "metodo Boffo".

Come fa? Lo fa come fa sempre, raccogliendo dossier, non sappiamo se sia vero, ma quello che raccontano Milanese e un po’ più sfumato Tremonti e i magistrati di Napoli è che c’è stato uno scazzo furibondo tra i due, tra Tremonti e Berlusconi e Tremonti a un certo punto ha detto a Berlusconi “contro di me il metodo Boffo non attacca!” e Milanese racconta molto di più e cioè che Tremonti sosteneva di essere pedinato e dossierato.
A me personalmente delle sorti di Tremonti come di quelle di Berlusconi, come di tutti i politici non importa un fico secco, ma il fatto che ci possa essere la finanza dietro manovre per fregare qualcuno e salvare qualcos’altro sì, quello mi interessa molto e deve interessare tutti noi, perché l’imparzialità dei vertici della Guardia di Finanza è fondamentale per garantire un sistema democratico e anche un sistema fiscale equo, nelle guerre per bande c’è da avere paura perché o si appartiene alla banda vincente, oppure? Oppure ti possono massacrare, perché? Perché è un corpo armato dello Stato che può decidere di perseguitare tizio e di salvare caio, di far apparire tizio core un evasore e caio come un santo mentre magari la verità è il contrario! Si può decidere di usare la Guardia di Finanza come arma di ricatto, se non fai il bravo ti mando la finanza, come arma di rappresaglia, non hai fatto il bravo, ti mando la finanza!
Dice Milanese a verbale: ho visto il Ministro Tremonti qualche giorno fa - stiamo parlando del mese scorso, sono verbali e fatti avvenuti poche settimane fa, a giugno – e mi ha detto che ha avuto uno sfogo con il Presidente del Consiglio Berlusconi, perché aveva saputo che lui, il Ministro Tremonti, era seguito, o comunque negli ambienti politici si dice che stanno attuando il metodo Boffo anche nei confronti di Tremonti, anche utilizzando intercettazioni fatte nei miei confronti per le mie vicissitudini giudiziarie” Milanese è stato indirettamente intercettato, direttamente non si può perché è parlamentare, mentre parlava con altri della P4 etc., è indagato da mesi, quelle telefonate non sono venute fuori per usarle bisogna aspettare l’autorizzazione della Camera per usarle almeno nei confronti di Milanese, ma è ovvio che se le indagini le fa la Guardia di Finanza e ai vertici della finanza ci sono ufficiali infedeli, usano quelle telefonate come arma di ricatto per fare dossier, non per fare indagini.
“I miei problemi giudiziari vengono usati per contrastare la scesa politica del Ministro Tremonti – aggiunge Milanese – Tremonti mi ha ribadito che ha riferito a Berlusconi che stanno cercando cose per metterlo in difficoltà dal punto di vista politico”, Tremonti poi ci è cascato con tutti e due i piedi perché avrebbe dovuto quantomeno lasciare la casa che gentilmente gli metteva a disposizione Milanese, visto che sapeva da dicembre che Milanese era sotto indagine per avere speso il nome di Tremonti e fatto affari in cambio di nomine e si era fatto regalare un sacco di roba in cambio di nomine e favori veri o millantati, invece Tremonti è rimasto in quella casa fino alla settimana scorsa, quindi se sapeva che c’era un complotto contro di lui, come al solito con il suo comportamento ha collaborato al complotto, perché ha aiutato coloro che lo volevano sputtanare, se avesse lasciato la casa che gli metteva a disposizione Milanese quando seppe che Milanese era sotto indagine per quelle brutte storie che coinvolgevano anche la sua persona, avrebbe fatto un figurone, invece si è fatto prendere come tutti con il sorcio in bocca!
“Ho capito – aggiunge Milanese – che Tremonti faceva riferimento anche alla finanza e al Gen. Adinolfi come partecipanti a questo piano ordito nei suoi confronti, Berlusconi ha negato che ciò potesse essere vero e che nessuno stata ordendo piani nei suoi confronti. Ma il Ministro è convinto che tutto ciò sia vero e che nella questione ci sia anche la nomina del futuro Comandante generale della Guardia di Finanza, dove si contrastavano due correnti: gli amici di Adinolfi e dietro Gianni Letta e Berlusconi e dall’altra parte gli amici di Tremonti e cioè il Gen. Spaziante. Ricordo – dice ancora Milanese – che sono molto stretti i rapporti tra la Presidenza del Consiglio e Adinolfi, c’è un filo diretto con il Dott. Letta, l’anno scorso alla festa del compleanno di Adinolfi, Letta verso mezzanotte lo chiamò al telefono direttamente per fargli gli e Adinolfi era a cena con chi? Con la Ministro Gelmini accompagnata dal marito, Adriano Galliani Milan, Lasco responsabile sicurezza di Terna, anche egli ex ufficiale di Finanza, Stefano Grassi delle Poste, l’Avvocato Fischetti, il Prof. Cognetti, Lello Pagnozzi del Coni, Colaninno padre, pensate imprenditori, finanzieri, che fanno a festeggiare il compleanno del Capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza che ogni tanto dovrebbe anche controllare se pagano le tasse, pensate che cena da conflitto di interessi, a un certo punto chiama Letta per fargli gli auguri.
Se è vero quello che viene raccontato in questi verbali e cioè che la Guardia di Finanza viene utilizzata per pedinare o per screditare o per cercare cose su un Ministro, figuratevi come può stare tranquillo un cittadino normale che non ha neanche la protezione di una delle due bande che sovrintendono ai vertici della Finanza, ma si ritrova inerme e con quale fiducia potrà ricevere i finanzieri in casa sua, nella sua aziendina anche se i finanzieri che vanno lì per i 9 casi su 10, sono persone oneste che fanno soltanto il loro lavoro? E’ così che a poco a poco se ne va lo Stato, lo Stato se ne va quando non c’è più la garanzia dell’imparzialità delle figure istituzionali, quando tu sospetti che la multa per divieto di sosta te l’abbiano fatta non perché hai parcheggiato in divieto di sosta, ma perché i Vigili Urbani ce l’hanno con te. Di solito è un sospetto assurdo, però quando si leggono queste cose, non sulle multe per divieto di sosta, ma per cose ben più delicate come il ruolo della Guardia di Finanza, qualcuno sarà autorizzato a sentirsi vittima di una persecuzione anche se magari non lo è, perché comunque questi intrallazzi che minano l’imparzialità delle Fiamme Gialle, ormai sono sotto gli occhi di tutti, intercettazioni e verbali, se ne parla tranquillamente, attualmente al Governo abbiamo un Ministro dell’economia, il cui braccio destro sostiene che è stato pedinato e dossierato con la collaborazione del Presidente del Consiglio e dei suoi amici e del Capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza e nello stesso Governo continuano a rimanere seduti allo stesso tavolo il pedinato e l’ipotetico pedinatore, quello che usa il metodo Boffo è quello che doveva esserne la vittima.

Poi ci meravigliamo se l’affidabilità dei nostri titoli di Stato è sottozero, poi ci meravigliamo se gli speculatori hanno individuato l’Italia come il nuovo ventre molle da colpire, il problema non è se l’opposizione collabora o meno con il governo, il problema è che un governo del genere e istituzioni del genere sono talmente sputtanate da diventare un po’ come Tremonti con la casa, i migliori alleati di chi vuole speculare e complottare contro l’Italia, il problema non è se l’opposizione aiuta o non aiuta il governo, il problema è il governo che per rendere credibilità al nostro paese se ne dovrebbe andare al più presto, passate parola!

Fonte: BeppeGrillo.it

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The study has just been published online in the latest edition of the top international journal Development and Psychopathology.

Common stressful events included financial and relationship problems, difficult pregnancy, job loss and issues with other children and major life stressors were events such as a death in the family.

Lead author, Registered Psychologist Dr Monique Robinson, said while previous studies have shown a link between stress and poorer outcomes, this study goes further by analysing the timing, amount and kinds of events that lead to poorer outcomes.

"What we have found is that it is the overall number of stresses that is most related to child behaviour outcomes," Dr Robinson said. "Two or fewer stresses during pregnancy are not associated with poor child behavioural development, but as the number of stresses increase to three or more, then the risks of more difficult child behaviour increase."

Dr Robinson said the actual type of stress experienced was of less importance than the number of stresses, and there was no specific risk associated with the timing of these stress events – early or late – in the pregnancy.

The analysis was undertaken on data from Western Australia's long-term cohort Raine Study, which recruited nearly 3000 pregnant women and recorded life stress events experienced at 18 and 34 weeks of pregnancy, as well as collecting sociodemographic data. The mother's experience of life stress events and child behavioural assessments were also recorded when the children were followed-up ages 2, 5, 8, 10, and 14 years using a questionnaire called the Child Behaviour Checklist.

The percentage of women with more than two stress events was 37.2%, while the percentage with six or more was 7.6%.

Dr Robinson said the study should not make pregnant women stress further about the stress in their lives.

"These types of analyses look at overall population risk, and of course individuals can have very differing responses," Dr Robinson said.

"Regardless of exposure to stress in the womb, a nurturing environment after birth can provide the child with enormous potential to change their course of development. This is known as "developmental plasticity", which means that the brain can adapt and change as the child grows with a positive environment.

"The important message here is in how we as a community support pregnant women. If we think about people who lead stressful lives, they are most often linked with socioeconomic disadvantage. This research shows we should be targeting these women with support programs to ensure the stress does not negatively affect the unborn child."

Dr Robinson said further research is needed to understand the mechanisms behind how stress in pregnancy affects the developing baby, including the impact of maternal stress hormones, attachment and parenting issues and socioeconomic factors.

Provided by Research Australia

Source: MedicalXpress.com

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By Admin (from 20/07/2011 @ 11:00:53, in ro - Stiinta si Societate, read 1676 times)

 La cateva decenii de la dramaticul incident care a curmat viata primului pamantean ajuns in spatiul extraterestru – Iuri Gagarin – disparitia sa este inca invaluita in mister. Asa se face ca astazi, toata lumea stie ca Gagarin a fost cel dintai cosmonaut dar nimeni nu cunoaste motivul exact al mortii sale. Concluziile comitetului guvernamental, insarcinat la data respectiva de conducerea Uniunii Sovietice sa analizeze circumstantele in care Gagarin si-a pierdut viata nu au fost date nici acum publicitatii.

Prabusirea

 Acest comitet a fost infiintat pe data de 28 martie 1968, la doar o zi dupa producerea tragediei. La patru decenii de atunci, toate documentele legate de investigatie sunt inca mentinute secrete, in arhivele rusesti. Pe de alta parte, comitetul si-a incetat de mult activitatea si nici unul dintre membri sai nu mai traieste. Singurul act oficial legat de moartea lui Iuri Gagarin este necrologul, publicat in toate ziarele sovietice ale vremii, in care se scrie, sec, „decesul s-a produs ca urmare a unui accident, in timpul unui zbor de antrenament.” Semnatarii acestui necrolog au fost membrii Biroului Politic al Partidului Comunist din URSS, dar nicaieri nu se precizeaza despre ce accident a putut fi vorba...

Pe 27 martie, Iuri Gagarin si copilotul sau, Sereghin, s-au urcat in carlinga unui MIG-15 cu reactie, pentru un zbor de rutina. Dupa putin timp, aeronava, grea de cinci tone, avea sa se zdrobeasca la contactul cu solul, provocand decesul instantaneu al celor doi aviatori. Imediat, trupe speciale ale KGB au fost aduse, incercuind o zona de 12 km patrati in jurul locului impactului. Specialistii au reusit sa adune peste 90% din corpul avionului, un lucru surprinzator, deoarece in cazul unor asemenea accidente nu se pot recupera mai mult de 40-60% din componentele aparatului de zbor.

Un temerar stanjenitor pentru Brejnev

 Locul accidentului n-a fost gasit imediat. Echipe de piloti au decolat, pentru a cauta, din aer, parasutele albe ale lui Gagarin si Sereghin. Toata lumea spera, la acel moment, ca pilotii reusisera sa se catapulteze. Dar nici o parasuta n-a fost gasita. Craterul produs de impact a fost descoperit, peste sase ore, intr-o padure. Expertii care au ajuns la fata locului in primele ore ale diminetii de 28 martie au fost socati sa descopere ca echipamentele de zbor ale celor doi aviatori nu contineau deloc parasute. Ei au gasit doar corzile parasutelor, taiate, dupa toate aparentele, cu cutitul!

Dupa aceasta descoperire, s-a speculat ca la mijloc fusese un act terorist. Cineva taiase corzile pentru a nu le mai permite pilotilor sa se catapulteze, ca si cum ar fi vrut sa se asigure ca Gagarin si Sereghin n-ar avea nici o sansa, in caz de accident. Imediat au inceput speculatiile, legate de o presupusa implicare a lui Leonid Brejnev, liderul sovietic, in disparitia lui Gagarin. Se stia de altfel ca Brejnev era foarte invidios pe faima lui Gagarin si manifestarile curajoase ale acestuia il enervasera si mai tare. Totusi, doar cativa oameni au stiut, in toti acesti ani, ca ofiterii KGB au reusit sa dea de urma parasutelor la trei zile dupa accident, intr-un sat din apropiere. Niste tarani, care auzisera bubuitura produsa de impact, au mers imediat la locul accidentului si au taiat parasutele, sperand sa-si faca imbracaminte din matasea lor, de o calitate deosebita.

Sa fie de vina bautura?

 Membrii comitetului de ancheta au gasit o pasare moarta, o gaita, in crater, si au presupus ca avionul lui Gagarin intrase in coliziune cu ea si se prabusise. Ornitologii care au studiat cadavrul pasarii au precizat insa ca pasarea nu fusese motivul accidentului, reusind chiar sa stabileasca faptul ca ea fusese ucisa de un soim. O versiune pe care s-a batut moneda, mai ales in ultima vreme, a fost ca pilotii erau, la momentul accidentului, mahmuri, dupa o betie crancena, petrecuta in urma cu doua zile.

Intr-adevar, exista marturii ca pe 25 martie, Gagarin si Sereghin au participat la o petrecere stropita din belsug cu vodca, dar in ziua urmatoare, deci cea premergatoare zborului, ei nu s-au mai atins de bautura. Trebuie precizat ca, dupa deosebita sa performanta, obtinuta in aprilie 1961, cand a devenit primul om care a iesit in spatiu, Gagarin daduse, incet-incet, in patima alcoolului. Tanarul aviator era mai mereu invitat la receptii si dineuri si toti oficialii voiau sa ciocneasca un paharel cu el. Si totusi, medicii sunt de parere ca, si in eventualitatea in care bause foarte mult, cu doua zile inainte de accident, alcoolul nu poate fi considerat drept o cauza directa a acestuia.

Lantul slabiciunilor

 Tot mai multe voci inclina insa sa creada ca a fost vorba pur si simplu de o defectiune tehnica, insotita de erori umane. Aparatul cu care zburau cei doi era unul vechi si uzat moral. De asemenea, meteorologii nu verificasera daca vremea permite un zbor fara probleme iar radarul insarcinat cu observarea altitudinii de zbor al aparatului de vanatoare era defect, in acea zi. Unul dintre cei mai apreciati investigatori ai tragediei, generalul Serghei Beloterkovski, era sigur ca MIG-ul fusese atras intr-un vartej cauzat de un alt avion, de dimensiuni mai mari, iar cosmonautul Gherman Titov avansa ipoteza ciocnirii accidentale cu un balon meteorologic – in zona existau zeci de asemenea dispozitive, multe dintre ele foarte vechi.

GABRIEL TUDOR - Revista Magazin

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Il compleanno di Amnesty International, che si è celebrato il 28 maggio 2011, è l’occasione per fare il punto sulla situazione dei diritti umani nel mondo. Il rapporto annuale 2011, presentato e pubblicato in Italia da Fandango Libri, racconta di cambiamenti storici nella lotta alle oppressioni, messi in moto dalle comunità più colpite dalle violazioni e resi possibili grazie anche all’uso delle nuove tecnologie e dei social media. Ma la repressione delle rivolte è sempre dietro l’angolo, e c’è ancora molta strada da fare per garantire le libertà e i diritti nel mondo.

Detail-11

Il segnale più forte è quello che viene dal Medio Oriente e dall’Africa del Nord. Il vento di libertà e giustizia partito dal basso offre un’opportunità senza precedenti per i diritti umani, mette in evidenza Amnesty, ma si tratta di un cambiamento che corre sul filo del rasoio. “La gente sfida la paura. Persone coraggiose, guidate soprattutto dai giovani, scendono in strada e prendono la parola nonostante le pallottole, le percosse, i gas lacrimogeni e i carri armati”, spiega Christine Weise, presidente della sezione italiana dell’organizzazione. “Questo coraggio, insieme alle nuove tecnologie che aiutano le attiviste e gli attivisti ad aggirare e denunciare la soppressione della libertà di parola e la violenta repressione delle proteste pacifiche, sta dicendo ai governi repressivi che i loro giorni sono contati”. I governi di Libia, Siria, Yemen e Bahrein hanno dimostrato però di voler restare al potere, a costo di soffocare nel sangue le proteste pacifiche, mentre è forte anche la battaglia per il controllo dell’informazione e i tentativi di limitare l’accesso ai mezzi di comunicazione e alle nuove tecnologie della rete, come avvenuto in Egitto e Tunisia. In questo clima, quindi, il sostegno alle rivolte e alla successiva ricostruzione degli stati sarà il banco di prova per tutta la comunità internazionale, dice Amnesty.

Ma veniamo ai dati. Il rapporto, che illustra la situazione dei diritti umani in 157 paesi e territori nel 2010, documenta restrizioni alla libertà di parola in 89 paesi (erano 96 nel 2009), casi di prigionieri di coscienza in almeno 48 paesi, torture e altri maltrattamenti in almeno 98 paesi (111 nel 2009) e riferisce di processi iniqui in almeno 54 paesi. In 23 paesi ci sono state esecuzioni capitali (18 nel 2009), in 67 paesi sono state emesse condanne a morte (56 nel 2009) e due terzi della popolazione mondiale non ha avuto possibilità di accesso alla giustizia a causa di sistemi giudiziari assenti, corrotti o discriminatori. Nel corso del 2010, inoltre, è peggiorata la situazione dei diritti umani in vari paesi, con ripercussioni sull’azione degli attivisti in Bielorussia, Kirghizistan e Ucraina; c’è stata la spirale di violenza in Nigeria e l’escalation della crisi causata dall’insurrezione armata dei maoisti nell’India centrale e nordorientale; e le crescenti minacce nei confronti dei popoli nativi delle Americhe. Non si possono dimenticare i conflitti che hanno provocato distruzione in Ciad, Colombia, Iraq, Israele e Territori Palestinesi Occupati, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, la regione nord caucasica della Russia, Somalia, Sri Lanka e Sudan, dove i civili sono stati spesso presi di mira da gruppi armati e forze governative. Amnesty documenta anche il peggioramento della situazione legale per le donne che scelgono d’indossare il velo integrale in Europa e l’aumentata propensione, sempre nel Vecchio Continente, a rinviare persone verso paesi dove rischiano la persecuzione.

E l’Italia? Secondo il rapporto, i richiedenti asilo e i migranti non hanno potuto accedere a procedure efficaci per ottenere protezione internazionale. I diritti dei rom hanno continuato a essere violati e gli sgomberi forzati hanno contribuito a spingere sempre più nella povertà e nell’emarginazione le persone colpite. I commenti dispregiativi e discriminatori di alcuni politici hanno alimentato un clima di crescente intolleranza nei confronti di rom, migranti e persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Infine, l’Italia ha rifiutato di introdurre il reato di tortura nella legislazione nazionale e Amnesty è preoccupata circa le segnalazioni di maltrattamenti da parte delle forze di polizia o di sicurezza e l’accuratezza delle indagini sui decessi in carcere e sui presunti maltrattamenti.

Fonte: galileonet.it

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By Admin (from 19/07/2011 @ 14:00:17, in en - Global Observatory, read 1357 times)

Modeling crowd behavior can help engineers design buildings and other public spaces so as to prevent deaths and injuries during emergencies. But it is hard to design virtual crowds that realistically mimic real ones.

European researchers have now shown that a simple model based on one cognitive factor—vision—can predict pedestrian behavior in various types of crowds. It represents significant progress in a field that has been trying to move away from purely physics-based models.

"There's no clear way to describe the cognitive processes of each individual, but with this vision-based approach, it's actually very simple," says Dirk Helbing, of the Swiss Federal Institute of Technology in Zurich, who carried out the work with Mehdi Moussaïd and Guy Theraulaz, of Université Paul Sabatier in Toulouse, France.

The study, which appears in this week's issue of Proceedings of the National Academy of Sciences, was inspired by previous research that used eye-tracking data to determine how people predict the trajectory of an airborne ball in order to catch it. Numerous other studies have suggested that walking, like catching a ball, is primarily governed by vision. So the researchers hypothesized that using visual factors, mainly line of sight and visibility, would allow them to better model crowd behavior.

The researchers gave virtual crowd members the ability to "see" their surroundings and navigate accordingly. They found that their vision-based model predicted pedestrian behavior surprisingly well for both small and large crowds as long as the physical influence of the crowd as a whole was also considered. They suggest that the model could help avert such crowd disasters as the Love Parade incident that killed 19 concertgoers in Germany last summer, by providing designers with new information about how pedestrians will attempt to move quickly through a specific space.

The model primarily indicates how vision affects pedestrians' direction and speed—two forces that often compete when a person is navigating pedestrian traffic. The researchers predicted pedestrian trajectories using the model and then compared their predictions with data from real-life pedestrian scenarios. They found the trajectories matched up almost exactly.

To model crowd disasters, though, they had to consider involuntary as well as voluntary behaviors. What the pedestrian can see remains important, but sometimes the push and pull of the crowd can be even more so. "When the crowd becomes high-density, the simple model isn't enough," says Theraulaz. "You have to take into account the rules of physical contact."

Adding a physical-force component to the vision-based model allowed the study authors to predict pedestrian behavior in different types of overcrowding situations, such as a bottleneck around a blocked exit or a pileup that forms behind a fallen pedestrian.

When the study authors applied their modified model to a real-world bottleneck disaster, they were able to predict the location of the highest-risk areas and map out how pedestrian collisions would spread once the situation became critical. "This is the most dangerous type of case," says Helbing. "You can do video analysis afterward, but even then it's hard to see exactly what's going on, because people are hardly moving."

One of the biggest advantages of the vision-based model is its versatility, says Michael Batty, an urban planning researcher at University College London, who studies crowd modeling. "It's relevant to a whole range of pedestrian situations, and that's what makes it more testable," he says. The study authors suggest that the model could also be used to analyze crowd disasters in low-visibility cases, such as fires, and could help improve the design of crowd-navigating robots.

Source: Technology Review

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By Admin (from 19/07/2011 @ 11:00:23, in ro - Observator Global, read 1500 times)

 Exista orase si locuri care, desi adevarate muzee in aer liber, rod al muncii sutelor de artisti, par dominate de umbra unuia dintre ei. Valea Loirei, cu castelele sale, este marcata de amintirea marelui Leonardo, Roma de cea a lui Michelangelo, Londra de a lui Christopher Wren si Barcelona de cea a lui Gaudi. Parisul „Orasul luminilor” cu multimea palatelor si catedralelor, a podurilor si a gradinilor, pare a fi dominat de personalitatea lui Rodin.

In Gradinile Luxemburg, in Tuileries si in multe, multe alte locuri, vezi tasnind din iarba statui de bronz purtand semnatura maestrului, muzeul Orsey si alte cateva ii etaleaza opere la loc de cinste, dar fantasticul sau talent, imensa lui forta se degaja, invaluindu-te cu totul, in muzeul care ii poarta numele.

Aflat nu departe de vestita Place de la Concorde si de Podul Alexandru, pe malul stang al Senei, muzeul este gazduit de Palatul Biron, construit intre 1728-1732 dupa planurile arhitectilor Gabriel si Jean Aubert. Initial, edificiul a apartinut familiei bancherului Abraham Peyrene de Moras si a devenit un loc de petreceri stralucitoare, apoi intre 1737-1753 a fost inchiriat de ducesa de Maine si vandut in cele din urma ducelui de Biron, maresal al Frantei si locuit de acesta pana in 1788. In anii care au urmat a fost ocupat de mai multe personalitati politice si in 1820 a fost transformat in scoala confesionala si manastire apartinand calugaritelor ordinului Sacré-Coeur, loc unde erau educate fetele din familii nobile.

In 1904, asezamantul a fost desfiintat ca institutie si palatul devine in scurt timp locul de intalnire a artistilor vremii printre care Isadora Duncan, Jean Cocteau, Matisse, Rilke si Rodin, aflat atunci in culmea gloriei. In 1911 cladirea intra in proprietatea statului. In 1916, Rodin (1840-1917), aflat in casa de la Meudon, se angajeaza sa lase statului intreaga sa opera si colectiile de arta si in 1919, la doi ani dupa moartea artistului, Muzeul Rodin isi deschide portile. E greu de imaginat bogatia si, varietatea operelor care innobileaza acest locas.

In holul de onoare esti intampinat, printre alte capodopere de „Mainile lui Dumnezeu” si de vestita „Catedrala”, acea eleganta impletire de alte doua maini, una de barbat si una de femeie, inaltate spre cer si simbolizand prin deschiderea dintre ele ogiva. In partea dreapta este expus celebrul „Sarut”, iar in partea stanga exista o sala inchinata iubitei artistului, Camille Claudel careia i se expun cele mai importante creatii, printre care „Valul”, statuie realizata in onix si bronz. Pe peretii salilor de la parter si etaj atarna panze semnate de cei mai vestiti pictori ai vremii si peste tot sunt risipite mobile pretioase care au apartinut artistului.

Daca interiorul adaposteste sute de exponate, un numar impresionant de opere se afla si in gradinile din jur. In curtea de onoare, pe langa galeria cu antichitati, este expus, in partea stanga, grupul statuar reprezentandu-i pe „Burghezii din Calais” si nu departe de acesta se inalta „Poarta Infernului”, sinteza a creatiei sale. In partea dreapta printre boschetele frumos aliniate rasar statuia lui Balzac si Ganditorul pe soclul sau inalt.

Noul pavilion de la poarta este dedicat desenelor iar gradina din spate, cu aleile ei umbroase si multimea statuilor te invita la clipe de odihna unica. Printre arborii de aici se zareste cupola aurita a Domului Invalizilor, mormantul lui Napoleon, o alta umbra care domina Parisul. Cele doua personalitati fantastice, sunt intr-un fel alaturi, sfidand moartea si parand sa traiasca inca in sufletele tuturor locuitorilor tarii.

IRINA STOICA - magazin.ro

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Nel primo caso il paziente è capace solo di movimenti riflessi, al contrario una persona in stato di minima coscienza dà segni, seppur minimi, di attività motoria volontaria, come il movimento degli occhi per seguire un famigliare. Ma cosa cambia a livello cerebrale? Se lo sono chiesti i ricercatori dell’Università di Liegi, dell’University College of London e dell’Università di Milano, scoprendo che la presenza di un certo grado di coscienza è associata all’abilità di diverse parti del nostro cervello di interagire tra loro in modo bidirezionale. Il loro studio è stato pubblicato su Science. Marcello Massimini, neurofisiologo dell’Università di Milano, che ha preso parte allo studio, spiega a Galileo l’importanza e il significato delle scoperta.

Dottor Massimini, perché è così difficile distinguere tra stato vegetativo e stato di minima coscienza?

“La difficoltà deriva dal fatto che, tipicamente, valutiamo la presenza di coscienza sulla base della capacità di un soggetto di interagire e comunicare con il mondo esterno, un metodo efficace ma non sempre sensibile. È infatti possibile che un soggetto sia completamente isolato dal mondo esterno, incapace di comunicare e sia, tuttavia, cosciente. Una situazione di questo tipo può occorrere a tutti noi durante la fase REM del sonno quando, benché incapaci di ricevere stimoli dall’ambiente esterno e benché paralizzati, sogniamo. A maggior ragione questa dissociazione tra capacità di coscienza e capacità di comunicare con il mondo esterno può occorrere in pazienti affetti da gravi lesioni cerebrali nei quali le vie sensoriali e le vie motorie possono essere interrotte”.     

Come viene stabilità oggi a livello clinico la differenza tra i due stati?

“La diagnosi differenziale tra questi due stati si basa sulla somministrazione di test neuropsicologici specifici come la Coma Recovery Scale Revised. Fondamentalmente, queste scale valutano la capacità del paziente di fornire risposte motorie adeguate a fronte di stimoli più o meno specifici. Se queste risposte sono presenti, non vi è dubbio che il paziente sia, in qualche misura, cosciente. Il problema si pone quando la persona non risponde: in questo caso rimane il dubbio che il paziente sia cosciente, pur senza riuscire a scambiare informazione con l’ambiente esterno. Dunque, nel caso dell’esame clinico di chi ha subito una grave lesione cerebrale, l’assenza di una prova di coscienza non è necessariamente prova dell’assenza".

Quali sono invece le differenze tra stato vegetativo e stato di minima coscienza a livello cerebrale da voi studiate?

“Utilizzando l’elettroencefalogramma ad alta densità e un protocollo di stimolazione acustica (un tono acustico diverso, nel contesto di una sequenza di toni omogenei) abbiamo osservato un’importante differenza nel modo in cui l’informazione sensoriale viene processata dal cervello di pazienti in stato vegetativo rispetto a pazienti che sono in uno stato di coscienza minima. Come accade nel caso di soggetti sani, nei pazienti in stato di coscienza minimale uno stimolo sensoriale rilevante (un tono acustico diverso appunto) genera prima un’onda di attivazione neurale che procede dal basso verso l’alto, dalle aree corticali sensoriali primarie del lobo temporale verso le aree associative frontali, e poi un’onda in direzione opposta (top-down). Proprio quest’onda di rientro, dalle aree frontali associative a quelle sensoriali, manca nei pazienti con una chiara diagnosi di stato vegetativo”.

Che significato hanno queste differenze?

“Questi risultati confermano l’ipotesi che la coscienza derivi dalla capacità di diverse aree cerebrali di influenzarsi reciprocamente e dinamicamente. In altre parole, la coscienza dipende dalla capacità di un cervello di sostenere una complessa rete di comunicazione al suo interno e dallo svolgersi di un dialogo continuo e bidirezionale tra le aree corticali primarie e quelle associative. In futuro, lo sviluppo di metodiche in grado di ascoltare direttamente questo dialogo interno al cervello rappresenterà un passo importante per la diagnosi e la comprensione dei disturbi della coscienza in pazienti portatori di gravi lesioni cerebrali”.

Detail-coscienza

In che modo sarà possibile comprendere meglio il “dialogo interno del cervello”?

“Il nostro studio era focalizzato su un particolare circuito, quello temporo-frontale, ma in realtà bisognerebbe valutare la capacità di comunicazione su una scala più vasta e generale. Per questo vale la pena sviluppare nuove tecniche di misura, come la combinazione di stimolazione magnetica transcranica e di elettroencefalografia, che siano in grado di accedere direttamente alla molteplicità di circuiti che costituiscono il sistema talamo-corticale”.

Fonte: galileonet.it

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It's code red on Mars. A storm has knocked out our Martian colony's main power supply and the base has been running on backup power from a nearby array of solar panels.

But as the storm continues to rage, the winds tear the solar panels from their anchors, dashing them across the Martian rocks. The colonists can't risk venturing outside in these treacherous conditions. There's nothing else for it: time to deploy the programmable matter.

That scenario is a long way in the future, but the first programmable materials are already on their way. Essentially, programmable matter is a clay-like, electronic material that can shape itself into different functional configurations at your command. The simulated Martian scene, which recently played out at a conference on robotics and automation technology, illustrates its potential. One day some innocuous-looking, amorphous material could, at the touch of a button, turn itself into a tool to repair a broken solar panel, an entirely new solar panel, or even a robot to install it for you. And it is not just future Martian pioneers who will benefit. The stuff could make the Swiss army knife look as inadequate as a "spork", put an end to electronic waste, and even revolutionise medicine.

The idea of programmable matter dates back to 1952, though not under that name. John Von Neumann, the father of the architecture used almost ubiquitously in today's computers, was on the hunt for a mechanism that could ape, in silicon, biology's trick of self-reproduction. But his so-called cellular automata stayed in the realm of mathematical fantasy until 1991, when two engineers, Tommaso Toffoli and Norman Margolus, penned a manifesto calling for experiments on machines based on the principles of cellular automata, which they rechristened programmable matter (Physica D, vol 47, p 263). But even by that point, computers were neither small nor powerful enough to bring the idea of microscopic, self-replicating machines much closer to reality.

That's about to change. The astonishing computing advances of the past 10 years have convinced many engineers that programmable matter's time is at hand. To that end, the engineers working on the problem have defined the criteria programmable matter must meet in order to fulfil Von Neumann's original dream. Most crucially, it needs building blocks that can act individually but also as part of a network. Each of these must have an energy source, some way of receiving and processing information and some physical means of acting on that information. And to get to the stage where it can form itself into something useful, these building blocks need to be very small indeed, and they must be mobilised in enormous numbers.

Natural inspiration

These criteria might seem familiar to biologists: they are the same for every multicellular organism on Earth. Consider the basic piece of biological hardware, the cell. It can grow, obtain fuel and carry out complex operations at the behest of its DNA software, while also operating as part of a much larger whole. If part of the organism is damaged, the cells recognise and process the signals, and effect a repair. And when the organism dies, it disintegrates, breaking down into a molecular buffet that can be reused by other organisms. Electronics don't do such things. A smashed-up cellphone stays broken, and when it becomes obsolete, it cannot recycle itself.

The obvious temptation, then, is to hack actual biological cells to our own advantage. At Harvard University, David Liu and his group started down this avenue. Liu's group used complementary DNA base pairs as a "Velcro" to bind together millimetre-scale synthetic building blocks (Nature, vol 394, p 539).

But there is a problem with turning biological systems into programmable matter - the strength of the bond. "It was not nearly as strong as conventional adhesives such as epoxy," Liu says. "The bond's strong enough to hold a glass of water, maybe, but not much more." And that is why other teams have looked to electronics instead.

But while plastic and metal are strong, electronics has its own limitations. Chief among them is the way its intelligence is distributed: whereas a cell has all its sensing and processing mechanisms contained within, electronic devices have just a few "thinking" parts - microchips - in charge of a whole lot of dumb metal. The key to turning an electronic device into programmable matter is to give it more thinking parts. In fact, the intelligence of the whole should be imbued throughout the parts. "We want a robot's body to also be its brain," says Daniela Rus, a roboticist at the Massachusetts Institute of Technology, who is working on several approaches to programmable matter.

And indeed, some of the first working prototypes of programmable matter consist of groups of scaled-down, reconfigurable robots. Mark Yim of the University of Pennsylvania, Philadelphia, has built a set of programmable, 6-centimetre-wide "CKBots"(pictured, right) that can sense and communicate with each other and work as a team. Some of the cubes have cameras, LED lights and accelerometers, while others have embedded computers, positioning sensors and servo motors that allow them to rotate and manoeuvre.

In 2008, Yim's lab demonstrated the potential of the CKBots by assembling 15 cubes into a crude humanoid shape with two legs and a torso. With a swift kick the modules broke apart and scattered, lying on their sides with their LED lights blinking like the eyes of stunned animals. In reality, though, they were communicating. Each module pulsed a pattern of flashing light that identified its position in the original configuration, and the cameras scanned the scene to catch the signal from their former neighbours. Soon, the clusters began to twitch, flipped up and snaked towards each other. Within a few moments, they had reassumed their humanoid shape and the reconfigured robot took a couple of tentative steps. When Yim and his team uploaded a video of the reassembling robot to the web, it quickly went viral.

Yim's CKBots were largely the tools of choice for the Mars simulation, part of the Planetary Contingency Challenge at last year's International Conference on Robotics and Automation in Anchorage, Alaska. Teams were tasked with designing and assembling a remotely operated robot that could scramble across the uneven surface of Mars, pick up the strewn solar panels and reattach them to their original structure. Unless they brought systems of their own devising, the contestants were supplied with CKBots that they could assemble into modular robots with various appendages. The CKBot-based team that covered the ground and reattached the most solar panels in the time allowed was from Harvard University.

Compared with nature's efforts, though, the CKBot is still a decidedly clunky affair. To create real programmable matter, consisting of thousands or millions of bits that can be moulded and remoulded like clay, those units will need to be far smaller than Yim's.

The solution might just be to start smaller. That's what Seth Goldstein is doing at Carnegie Mellon University in Pittsburgh, Pennsylvania, using building blocks he calls claytronic atoms, or catoms (IEEE Computer, vol 38, issue 6, p 99). Rather than designing a fully endowed robotic cube, he has coaxed flat silicon to curl into tiny spheres and cylinders 1 millimetre across or less. The obvious problem with this approach, though, is finding space for the robot's innards.

Fluid movement

Goldstein solved the problem by reducing the robot's insides to circuitry and electrodes printed onto the silicon. The fundamental idea is that when two catoms get near each other, their electrodes become either positively or negatively charged, and that is how they stick to each other. Movement and power comes from an external track that is akin to the third rail of a railroad track, and the electrostatic force it creates attracts the catoms to it. Changing the current running in separate sections along the track drags the catoms along.

Now the team is trying to work out whether they can find a way to get the catoms to move without the track, using only the electrostatic forces between catoms.

Goldstein is dreaming big: hundreds of thousands, if not millions, of these catoms could be deployed at a moment's notice. That could have applications in medicine. "If you could take a pill of this stuff," he says, "it would change its shape inside you, do its job, and then flush itself out." Such applications depend on making the basic unit of programmable matter a lot smaller than a millimetre, and it is as yet not clear how that can be achieved while still allowing them to be smart enough to communicate with each other.

But is that component-to-component coordination strictly necessary? Hod Lipson, a researcher at Cornell University in Ithaca, New York, thinks not. Instead of imbuing individual components with the intelligence to adhere to each other, he and his team are manipulating the surrounding environment to coax the components into place. After all, that's how nature does it: biological structures assemble themselves in liquid environments, using random fluid motion as a transit system. Amino acids and proteins might eddy about for several minutes before they find another molecule to which they can attach.

Lipson simply translated that principle. His centimetre-sized cubes are perforated, waterproof computers with a valve on each face. Submerged in water, each cube can autonomously open and close any of its valves. The flow of water through one free-floating cube will subtly pull a second cube toward it. When the second cube latches onto the first, both automatically open the correct valves that will form a new path for the water to flow through. This attracts more and more cubes. Using this method, the team was able to assemble a structure of 10 cubes (IEEE Transactions on Robotics, vol 26, p 518). They have similarly experimented with assembling structures out of 500-micrometre silicon tiles (Applied Physics Letters, vol 93, p 254105). "Ultimately, we want to find ways to assemble a million millimetre-scale cubes," Lipson says. "So we still have some way to go."

But there's another option for programmable matter, and it's a bit of a radical departure. Perhaps programmable matter doesn't need to consist of separate bits, says Rus. She and her colleague Robert Wood, at Harvard University, have taken their inspiration from origami to reconceive programmable matter as a single, rigid sheet with inlaid circuitry and predefined creases (Proceedings of the National Academy of Sciences, vol 107, p 12441). This approach bypasses the tricky problem of getting large numbers of robots to talk to each other.

Each crease is created from a shape-memory alloy - a metal that "remembers" its original shape - which bends when electricity flows through the sheet. The sheets are identical, consisting of interconnected triangles, but different programming induces them to adopt one of a number of predetermined shapes. So far, the shapes are small and fairly rudimentary, but it's a good start. Eventually, the researchers hope the shapes could be determined by stickers that would contain programming instructions that direct electricity through the desired circuitry. So, for example, applying a "tripod" sticker would cause the sheet to fold itself into the shape of a tripod. "If you had a stack of smart sheets in your backpack, you could grab one and make it turn into anything on demand," says Rus.

Some of these approaches might not see applications for decades. That's why some researchers, like Neil Gershenfeld of MIT, are focusing instead on a parallel research effort called functional digital materials, which may deliver benefits in the shorter term. Like programmable matter, these building blocks can be assembled into relatively complex structures. Unlike programmable matter, however, they can't do it themselves, instead requiring a machine to assemble them. Gershenfeld's mechanism is a cross between a 3D printer and a rapid-prototyping machine. The machine can assemble complex structures out of different building blocks, printing, for example, a cellphone's circuit board out of lego-like conductors and insulators. But here's the kicker. After the machine has created a structure, it can disassemble it back into the original constituent bits, and then reuse those parts to make something new. "It's just like when a plant dies in the forest, and its components turn to mulch," he says. "It's going to mean the end of trash."

Gershenfeld predicts that his prototypes will be mass-produced within about five years. Commercial applications of programmable matter, by contrast, are at least 20 years away. Nonetheless, he says, all the research now under way is solving different parts of what were once thought fundamental roadblocks. Catoms are small; shape-memory sheets can create specific designs; fluid cubes can self-assemble. One thing is for sure, however. The precursor fields to programmable matter - including functional digital materials and reconfigurable robotics - will soon bear fruit. For reconfigurable robots in particular, real-life applications aren't far off: Yim is already using CKBots to build search-and-rescue robots for operations that are too dangerous for humans.

Meanwhile, competitors are flexing their muscles for a rerun of last year's modular robotics competition in Alaska, which this year will be in Shanghai. And here's another sign that the field is advancing: unlike in previous years, when most contenders had to be furnished with CKBots, all the contestaVnts are now expected to bring their own robotic modules.

Source: NewScientist

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By Admin (from 18/07/2011 @ 11:00:20, in ro - Stiinta si Societate, read 1172 times)

 Se agata de traiul nostru cotidian, ca scaiul de un pulovar din lana, si cu greu te descotorosesti de ea fara sa te intepi, macar putin. Anxietatea, se spune, poate fi insa si prietena, pentru ca pune organismul in alerta si-l pregateste pentru defensiva. Mai simplu vorbind, e vorba despre o teama mai mult sau mai putin accentuata, fata de un eveniment ce pare iminent. La un nivel scazut, nu trebuie sa ne speriem, ci sa ne mobilizam. Problemele adevarate intervin atunci cand temerile devin coplesitoare si, cum s-ar zice, la ordinea zilei.

O avalansa de lucruri incomode

 Daca ne uitam la cateva date succinte referitoare la americani, chiar ca ne apuca spaima: peste 10% din populatia de peste Ocean e bantuita de anxietate, patologie ce se caracterizeaza inclusiv printr-o destabilizare atat de mare, incat unii nu-si mai parasesc locuintele, nu mai urca in lift, nu mai merg la cumparaturi, nu mai participa la adunari de grup. Apar veritabile obsesii nefondate; de pilda, legate de probleme financiare (desi respectivii au un echilibru constant, din acest punct de vedere) sau de copilul lor (aflat, de fapt, in siguranta la scoala si perfect sanatos) etc.

Asemenea persoane sufera si de depresie. In descrierea starii lor, oamenii dominati de tulburari de anxietate includ: o grija nefondata si excesiva; temeri nejustificate privind obiecte sau situatii; reactii de frica, nemotivate; imagini ale unor traume trecute; insomnii; comportament superstitios; nesiguranta; tremurat; dureri de muschi; transpiratie; maini reci sau fierbinti; ameteli; neastampar; tensiune; oboseala; palpitatii; gura uscata; anchilozari, furnicaturi ale mainilor, picioarelor sau altor parti ale corpului; greata; diaree; noduri in gat; respiratie neregulata. Se mai adauga faptul ca anxiosii sunt mereu impacientati, irascibili si usor distrati; iar lista ar putea continua.

Variante ale... nelinistilor noastre

Ca fiecare nenorocire ce ne paste cand ne e lumea mai draga, anxietatea are si ea diverse nuante. Fobiile apar ca reactii de groaza, de teroare sau panica, la confruntarea cu anumite obiecte, situatii sau activitati: aparitii si vorbit in public (fobia sociala); teama de serpi, de zbor, de spatii inchise (fobii simple); frica de spatii deschise (agorafobia). Panica apare de multe ori subit si suferinzii pot ajunge la disperare extrema, soferii pericliteaza vietile mai multor persoane, cei ajunsi in stari foarte grave pot avea tentative de sinucidere.

Tulburarile obsesiv-compulsive se traduc prin diferite „ritualuri” persistente sau trecatoare. De pilda, curatatul sau spalatul foarte frecvent al mainilor, de teama unei imbolnaviri, verificarea repetata daca usile sunt incuiate, daca lumina e stinsa, daca gazele si apa sunt oprite. Stresul post-traumatic apare din pacate relativ frecvent, in urma unor experiente caracterizate prin violenta: participare la conflicte grave, violuri, victime sau martori la accidente tragice etc. Simptomele cele mai intalnite si de durata sunt cosmarurile, terorile nocturne sau amintirile vizualizate, prefacatoria sau anestezia emotionala, alerta excesiva, depresia, insomnia, memoria slabita, sentiment de culpabilitate.

Cum (si cat) ne tratam?

 In general, tulburarile de anxietate se trateaza printr-o abordare combinata. Fobiile si tulburarile obsesive beneficiaza frecvent de terapia comportamentala, care implica expunerea pacientului fata de obiectul sau de situatia de care se teme, intr-un context controlat, pana cand frica insasi este controlata sau redusa la maximum. Tratamentul are succes dupa perioade lungi de timp, lucru ce trebuie cunoscut de pacient si de cei apropiati lui. Medicatia are eficacitate, uneori fiind folosita singura, alteori combinata cu terapia comportamentala sau cu alte tehnici psiho-terapeutice.

Acestea se adauga la tehnica discutiilor. Chiar si in dereglarile serioase, exista suficiente motive de optimism. Potrivit medicilor, cel putin 65% din pacientii cu asemenea tulburari isi revin, iar in timpul medicatiei peste 70% din subiecti scapa de starile negative. Oricum, sansa de vindecare nu trebuie sa ne faca nici sa ne lasam „linistiti” prada anxietatii, in ideea ca oricum vom scapa de ea, nici sa ne arunce in fatalism. Vorbim despre o patologie cotidiana foarte raspandita, ceea ce ar trebui si sa ne impuna o vigilenta sporita.

ADRIAN-NICOLAE POPESCU - magazin.ro

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By Admin (from 18/07/2011 @ 08:00:03, in it - Osservatorio Globale, read 2064 times)

Detail-titano

La formazione dell'atmosfera di Titano, considerata uno dei più grandi misteri dell'astronomia, potrebbe essere avvenuta in seguito a un intenso bombardamento di comete, asteroidi e altri corpi celesti, avvenuto circa 3,9 miliardi di anni fa. A sostenerlo, sulle pagine di Nature Geoscience, è un team di ricercatori dell'Università di Tokyo, dell'ateneo di Osaka e del Chiba Institute of Technology (Giappone).
“Ciò che rende tanto speciale l'atmosfera di Titano è la sua densità e l'altissima concentrazione di azoto”, ha spiegato nell’articolo di accompagnamento Catherine Neish, astronoma del Laboratorio di Fisica Applicata dell'Università Johns Hopkins (Maryland, Stati Uniti): “Sulla superficie della luna, infatti, la pressione atmosferica è circa due volte quella della Terra, e più del 95% di questo mantello gassoso è fatto di azoto”.

Nel corso degli anni si sono succedute diverse teorie sulla formazione di questo velo gassoso. Prima della missione Cassini-Huygens intorno a Saturno, nel 2004, gli scienziati non erano in grado di dire se Titano e la sua atmosfera si fossero formati contemporaneamente dalla stessa nuvola di materiale, oppure se lo strato gassoso fosse comparso successivamente.

“I dati raccolti dalla sonda Huygens – ha spiegato Yasuhito Sekine, autore principale dello studio - hanno negato la prima ipotesi”. Se l'atmosfera avesse avuto origine assieme alla luna, infatti, il suo ingrediente principale sarebbe stato l'argon che, essendo un gas più pesante dell'azoto, avrebbe avuto più possibilità di rimanere intrappolato dalla gravità. La scarsità di argon e la ricchezza di azoto, dunque, fanno pensare che Titano abbia perso la sua atmosfera originaria (ammesso che l'avesse) e che il mantello gassoso che conosciamo oggi si sia formato solo in un secondo momento.

Altre teorie più recenti giustificano la presenza di una così grande quantità di azoto chiamando in causa fenomeni vulcanici e reazioni fotochimiche, ma sono plausibili soltanto se si assume che le temperature del giovane Titano fossero molto più elevate di quelle attuali. Tuttavia, i dati raccolti dagli strumenti a bordo dell'orbiter Cassini suggeriscono una storia diversa. L'ipotesi più accreditata, infatti, è che a generare l'azoto atmosferico sia stato il bombardamento di comete, asteroidi e altri corpi celesti sulla crosta ghiacciata di Titano. Questi oggetti, in particolare, si sarebbero abbattuti con tanta energia sulla superficie da rompere chimicamente i legami dei ghiacci ricchi di ammoniaca.

Per testare questa ipotesi, i ricercatori hanno ricostruito lo scenario in laboratorio: hanno “sparato” a diverse velocità dei piccoli proiettili (accelerati da laser) di oro, platino e rame contro diverse miscele di ghiaccio e ammoniaca ghiacciata. Dall'esperimento è emerso che il forte calore e la forte pressione che si generano a velocità d'impatto maggiori a 5,5 chilometri al secondo rompono efficacemente il ghiaccio di ammoniaca in azoto, idrogeno e vapore acqueo.

Secondo Sekine, se anche (come sembra) Titano fosse stato freddo e privo di aria, il numero e la dimensione degli impatti che lo avrebbero colpito sarebbero bastati a generare la quantità di azoto presente oggi nella sua atmosfera. E se anche la luna di Saturno fosse stata relativamente più calda e avvolta da un'atmosfera primordiale, quel primo mantello gassoso potrebbe essere stato rimpiazzato.

“In entrambi i casi – concludono i ricercatori – il modello è in grado di spiegare la scarsità di argon”. Ora resta da capire se, a sua volta, l'ammoniaca su Titano sia apparsa durante la formazione della luna oppure successivamente.

Fonte: galileonet.it - Riferimento: doi:10.1038/ngeo1147

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