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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 19/01/2011 @ 08:00:05, in ro - Observator Global, read 1833 times)

 Confruntati cu transformari climatice fara precedent, savantii se tem ca ne ameninta o era de calamitati naturale, incalzirea planetei putand provoca, in opinia lor, o catastrofa de proportii. De ani de zile, suntem avertizati, pe toate canalele mass media, de iminenta dezastrului provocat de asa-numitele „gaze cu efect de sera”. O descoperire de ultima ora arata ca, pe langa rolul nociv, aceste gaze pot aduce si importante beneficii omenirii.

Si aceasta dupa ce chimistii de la Universitatea San Diego, California, condusi de profesorul Clifford Kubiak, au demonstrat fezabilitatea exploatarii luminii solare, in transformarea gazelor cu efect de sera intr-un produs util. Ei au realizat chiar un prototip care poate inmagazina energia solara, o poate converti in energie electrica si apoi o poate „separa” in monodix de carbon (CO) si... oxigen.

Rezultatele initiale, prezentate la intrunirea de luna trecuta a Societatii Americane de Chimie, au atras atentia intregii lumi stiintifice asupra descoperirii. „Procesul este mult mai eficace decat cel ce vizeaza separatia apei, pentru producerea de hidrogen. In alta ordine de idei, pe langa oxigen, element indispensabil vietii pe Terra, obtinem monoxid de carbon, un produs chimic foarte cautat care, lichefiat, ar putea fi folosit drept combustibil, fiind mai putin nociv pentru mediu decat actualii combustibili.

 Prin urmare, procedeul inventat de noi duce la economisirea de combustibili conventionali, produce o substanta chimica utila si reduce nivelul gazului cu efect de sera”.  Dispozitivul imaginat de Kubiak si colaboratorii sai pentru a separa dioxidul de carbon utilizeaza un semiconductor si doua straturi extrem de fine de catalizatori, generand monoxid de carbon si oxigen in cadrul unui proces trifazic. Prima faza este capturarea fotonilor solari cu ajutorul semiconductorului, a doua conversia in energie electrica, de catre semiconductor, iar a treia dirijarea acestei energii catre catalizatori. Catalizatorii vor converti dioxidul de carbon in monoxid de carbon, pe o parte a dispozitivului, si in oxigen, pe partea opusa. Pentru ca aceste reactii duceau la o pierdere de electroni, era necesara folosirea unui tip special de catalizator, care sa poata converti energia electrica in energie chimica.

Un puzzle stiintific

Cercetatorii americani au creat o molecula avand in centru trei atomi de nichel, care s-a dovedit catalizatorul ideal in acest proces. Alegerea semiconductorului este fundamentala pentru o separare eficienta a dioxidului de carbon, sunt de parere savantii. Semiconductorii folositi de echipa californiana au astfel ceea ce ar putea fi numit „benzi de energie”, catre care electronii sunt dirijati. Lumina solara ii face pe electroni sa sara de pe o banda pe alta, generand astfel un potential electric. Diferenta de energie dintre benzi determina cata energie solara este absorbita si cata energie electrica va fi produsa.

Kubiak a folosit initial un semiconductor de silicon, dar a realizat curand ca acest material este prea „moale” pentru a asigura suficienta energie. Astfel incat el si-a indreptat atentia spre un semiconductor construit pe baza de fosfura de galiu, capabil sa absoarba de doua ori mai multa energie solara si sa o si transmita mai repede. „Proiectul e pentru noi un fel de puzzle stiintific. Avem toate datele necesare, in teorie ideea functioneaza, ramane sa o definitivam in practica. Exista multe piese care trebuie puse inca la locul lor, dar suntem pe drumul cel bun”, crede Kubiak.

Autor: GABRIEL TUDOR - magazin.ro

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By Admin (from 18/01/2011 @ 12:00:37, in it - Scienze e Societa, read 2119 times)

Noam Chomsky ha elaborato la lista delle 10 strategie della manipolazione attraverso i mass media.

Cercare di spiegare cosa sono e come vengono praticate le cosiddette “tecniche di manipolazione mentale”, in una società quasi completamente controllata e manipolata come la nostra, non è compito facile. Per fortuna il libro scritto dall’avvocato e psicologo Marco Della Luna assieme al neuropsichiatra Paolo Cioni ci viene in aiuto.
Affermare che la nostra società - com’è strutturata - è una vera e propria gabbia mentale, fa subito aizzare i paladini e i difensori dei diritti civili, che sbandierando ai quattro venti termini come “libertà” e “democrazia”, cercano immediatamente di tranquillizzarci tutti, soprattutto le loro coscienze. Forse non capiscono. Forse fanno finta di non capire, che parole bellissime come “libertà” e “democrazia” primo non significano granché e secondo vengono sfruttate e amplificate proprio dall’establishment economico-finanziaria (cioè i veri e propri Burattinai), proprio per dare a noi l’illusione di non essere in gabbia.

“Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo”
Johann Wolfgang von Goethe

Dire alle persone che esse sono prigioniere di un sistema è pericoloso e controproducente perché può scatenare rivolte e ribellioni, mentre convincere gli stessi prigionieri di essere liberi e in democrazia, elimina ogni forma avversa e ogni tentativo di evasione.
Il titolo di un libro [1] del gesuita Anthony De Mello, a tal proposito è interessante, perché se un’aquila, che potrebbe tranquillamente volare libera nei cieli, cresce con la convinzione di essere un pollo, rimarrà per sempre dentro il pollaio. Avrebbe la possibilità di volarsene via, di spiccare il volo, ma tale potenzialità (castrata dalla società intorno) rimarrà latente per il resto della vita o almeno fino al “risveglio”.

Lo aveva perfettamente compreso Edward Bernays, tecnico della propaganda, che nel suo saggio Propaganda del 1929, spiega come sia stato proprio l’avvento delle forme di governo democratico e delle cosiddette libertà individuali, assieme all’industrializzazione, a produrre la necessità oggettiva (da parte della politica e dell’economia) di governare, cioè manipolare dall’alto il pensiero e il comportamento delle masse, sia come elettori che come consumatori.
Questo è il motivo per cui oggi la manipolazione mentale è divenuta una tecnologia e una scienza, nella quale si investono molti più denari che in tutti gli altri campi della psicologia. Non solo, la manipolazione è essenziale e strutturale nella vita quotidiana del mondo in cui viviamo, e se non ci credete leggete fino alla fine.
In un siffatto scenario, dove libertà e consapevolezza sono sempre più minacciate, è indispensabile conoscere gli strumenti che le attaccano. Solo conoscendo possiamo difenderci.

L’importanza dell’informazione
L’importanza dell’informazione è fuori da ogni discussione. Informare, lo dice il nome stesso che deriva da “in-formare”, cioè dare forma. Ma dare forma a cosa, se non alle coscienze? Non a caso, tutte le grandi dittature hanno iniziato sempre con il controllo dei mezzi di comunicazione (mass-media), proprio per plasmare le menti e coscienze delle persone.
Oggi la maggior parte della comunicazione mira non ad informare oggettivamente, ma a influire nella psiche, sui gusti, sulle decisioni delle persone, dei consumatori, dei risparmiatori, degli elettori, ecc.
La totalità delle persone, educata dalla tivù alla passività e pigrizia mentale sin dall’infanzia, non sviluppa la capacità di mantenere l’attenzione autonomamente, se non è emotivamente coinvolta. I manipolatori questo lo sanno bene e per veicolare le loro informazioni (commerciali, politiche, economiche, ecc.), mantengono viva l’attenzione della gente, agendo direttamente nell’emotività. Questo si chiama intrattenimento.
Il paradosso è che sono le persone stesse che esigono di essere intrattenute e non informate, e ovviamente il Sistema le accontenta: informa (a modo loro) attraverso l’intrattenimento.
L’importanza dei mezzi di comunicazione, come detto prima, è enorme. Ai fini della governabilità, soprattutto nelle società basate sul consenso, è indispensabile limitare, ma anche controllare e orientare l’informazione, la costruzione della rappresentazione illusoria del mondo e da cui dipende la produzione e gestione del consenso.
L’informazione proprio per questi motivi, è controllata in modo strettissimo: pochissime agenzia di stampa, di proprietà rigorosamente privata e bancaria, forniscono le informazioni alla quasi totalità dei media (giornali, telegiornali, radio e internet).

Rilassamento e distrazione per meglio controllare
Il rilassamento è la più semplice tra le condizioni mentali che aumentano la suggestionabilità. Tale stato si può indurre facendo in modo che le persone si stanchino fisicamente e mentalmente, oppure tediandole con compiti e discorsi ripetitivi o distraendole con stimoli erotici e/o sessuali (donne bellissime seminude che presentano un programma o vendono un prodotto, ecc.). Anche la musica ha la sua importanza, perché può essere molto dolce per cullare o al contrario usare frastuoni per stordire letteralmente le persone.
Se ad un pubblico rilassato (davanti alla tivù) si somministra una storia con determinati contenuti (la classica storia che si vede nei programmi d’intrattenimento), si ottiene l’induzione di una trance, nelle quale è facile poi operare suggestioni e impianti mentali.
La distrazione è indubbiamente la strategia principe messa in atto dai mezzi di comunicazione di massa.

Tecnicamente il distrarre l’attenzione cosciente (quindi l’azione dell’emisfero cerebrale dominante) di una persona assorbendola in qualche attività o distraendola con notizie e informazioni assolutamente inutili, lascia il subconscio (o l’emisfero non dominante) sguarnito del suo presidio critico, rendendo possibile l’instillazione di suggestioni, immagini, storie, ecc.
Tutto quello che viene veicolato media (tivù, giornali, telegiornali e radio) in virtù del controllo capillare che esiste, è totale distrazione di massa.
Le telecamere e le luci dei riflettori vengono indirizzate su problematiche del tutto inutili per noi (la casa del partito di governo, i rom, gli stupri, delinquenza, l’assassinio in famiglia, ecc.), ma estremamente funzionali per il Sistema, che in questa maniera non fornisce le Vere informazioni e notizie. Riempiono, per così dire, il palinsesto mediatico, per riempire il nostro cervello con spazzatura, idiozie, gossip, e altre stupidità amene. Una volta raggiunto il limite non c’è più spazio per le cose importanti.

CONTINUA ...

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... CONTINUES.

In the first tell-all book from inside Bush's national security team, Richard A. Clarke wrote in 2004of a meeting he had with Bush the day after 9/11:

The president in a very intimidating way left us, me and my staff, with the clear indication that he wanted us to come back with the word there was an Iraqi hand behind 9/11 because they had been planning to do something about Iraq from before the time they came into office....

I think they had a plan from day one they wanted to do something about Iraq. While the World Trade Center was still smoldering, while they were still digging bodies out, people in the White House were thinking: 'Ah! This gives us the opportunity we have been looking for to go after Iraq.'

 

Clarke notes that the following day, Defense Secretary Donald Rumsfeld complained in a meeting that there were no decent targets for bombing in Afghanistan and that the U.S. should consider bombing Iraq, which had better targets.

At first I thought Rumsfeld was joking. But he was serious and the President did not reject out of hand the idea of attacking Iraq. Instead, he noted that what we needed to do with Iraq was to change the government, not just hit it with more cruise missiles, as Rumsfeld had implied.

Just over two months later, on Nov. 21, 2001, Bush formally instructed Rumsfeld that he wanted to develop a plan for war in Iraq. Sixteen months after that, in March 2003, the invasion began.

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In the period during which Bush claims he was wringing his hands about whether or not to attack, he and his aides were instead intensely focused on building the public case for what was, in their minds, an inevitability.

The first concrete bits of evidence to that effect were the Downing Street Memos, first published in May 1, 2005, which documented the conclusions of British officials after high-level talks in Washington in July 2002:

Military action was now seen as inevitable. Bush wanted to remove Saddam, through military action, justified by the conjunction of terrorism and WMD. But the intelligence and facts were being fixed around the policy.

And just recently, the independent National Security Archives completed a major analysis of the historical record, including a new trove of formerly secret records of both the Bush administration and the British cabinet of Tony Blair. John Prados, co-director of the archives' Iraq Documentation Project, summed up their findings this way: "The more we learn about how the Iraq War began the worse the story gets."

Prados wrote that the cumulative record clearly "demonstrates that the Bush administration swiftly abandoned plans for diplomacy to curb fancied Iraqi adventurism by means of sanctions, never had a plan subsequent to that except for a military solution, and enmeshed British allies in a manipulation of public opinion on both sides of the Atlantic designed to generate support for a war."

That's right: There never was another plan. And therefore -- ironically enough, considering the title of Bush's book -- there never was an actual "decision point" either. There were some debates about how to invade Iraq, and when, but not if.

Prados writes:

In contrast to an extensive record of planning for actual military operations, there is no record that President George W. Bush ever made a considered decision for war. All of the numerous White House and Pentagon meetings concerned moving the project forward, not whether a march into conflict was a proper course for the United States and its allies. Deliberations were instrumental to furthering the war project, not considerations of the basic course.

Former CIA director George Tenet admitted as much in his own memoir, in 2007. "There was never a serious debate that I know of within the administration about the imminence of the Iraqi threat," he wrote, nor "was there ever a significant discussion" about the possibility of containing Iraq without an invasion.

TO BE CONTINUED...

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By Admin (from 18/01/2011 @ 08:00:45, in ro - Stiinta si Societate, read 1370 times)

 Va sugeram o realizare ce pare insolita si... imposibila, pentru fizicienii deschisi exclusiv catre litera manualelor traditionale. Totusi, dispozitivul respectiv exista si inventatorul sau nu poate decat sa-i mai adauge, in joaca, mici noutati, deoarece fondurile necesare imbunatatirii ii lipsesc. Ca mai mereu, cand vine vorba despre energie ieftina, curata si care nu presupune rostogolirea de sume fabuloase, in diverse conturi.

Laboratorul de... apartament

Se numeste Daniel Bulimar Henciu, are doar 31 de ani si traieste in Lugoj, impreuna cu sotia, din modestele venituri de depanator tv. Pasiunea pentru electronica marturiseste insa ca a aparut pe la 10 ani, cand de altfel a si inceput activitatea practica in domeniu, sub indrumarea unor profesori din localitate. Treptat, teoriile fizicii legate de circuite electrice si electronice au prins un contur fascinant pentru tanarul banatean si, in ultimii 12 ani l-au orientat catre un gen de cercetare pe cont propriu, asumata cu buna-stiinta, inclusiv prin investirea in directia respectiva aproape a tuturor resurselor sale financiare.

Asa se face ca anul trecut a aparut si ceea ce cititorul nostru considera a fi prima invetie cu-adevarat demna de interes: „un dispozitiv care folosea la intrare o baterie de ceas, de tip AG-3, si putea sa aprinda pentru o secunda un bec de 12V/21w”. Daniel Bulimar a avut curajul sa-si faca publica descoperirea, sperand ca va primi macar o vorba de incurajare. Aceasta era insa, cum s-ar zice, „socoteala de-acasa”!

Critici, in loc de incurajari

„In urma acestei aparitii nu am primit decat critici, deoarece toti credeau ca stiu rezolvarea inventiei (...) Am primit un telefon de la un centru de cercetare din Bucuresti si ei imi spuneau sa-mi vad de treaba, ca asa ceva nu se poate si ca bateria probabil are calitati deosebite.”

Desigur, nu avem calitatea de a da verdicte, dar povestea cititorului nostru din Lugoj e trasa la indigo dupa altele, asemanatoare: un inventator oarecare, foarte pasionat, realizeaza prin priceperea si eforturile personale un dispozitiv in masura sa aduca mari avantaje economice (de obicei, in domeniul energiei) si totodata sa urneasca putin din loc o mentalitate autosuficienta, dar avand o anume putere de decizie.

Inventia e ridiculizata, inventatorul marginalizat, iar o idee macar potential valoroasa e strivita in controverse sterile. Daniel Bulimar a continuat totusi sa „se joace” si de curand a trecut la un nivel superior: „un invertor de tensiune, care alimentat la 14V/1,8A aprinde un bec de 220V/4-100W”.

Zarurile au fost aruncate

Cel mai in masura sa-si prezinte (si sa-si apere!) inventia este chiar tanarul Daniel Bulimar Henciu, caruia in final ii dam cuvantul. „Acest dispozitiv, pe care l-am numit BHD, este deosebit din doua motive: nu respecta prima lege pe care o cunoastem din fizica (puterea din primarul unui transformator trebuie sa fie egala cu puterea din secundar); este construit intr-un spatiu foarte redus (initial, o carcasa de CD, dar ulterior la dimensiunile de numai 6x5x1 cm si totusi cu aceleasi performante).

Doresc sa pot demonstra astfel ca putem obtine transformarea curentului continuu in curent alternativ, prin metode mai moderne si mai eficiente. Eu am realizat BHD in conditii artizanale, de amator, dar in conditii de laborator ii va creste eficienta cu cel putin 30%, iar spatiul ocupat va fi chiar mai redus (...) Eu consider ca, atat cat cunosc, e o descoperire noua in fizica, la care am ajuns doar datorita circuitelor digitale. Pare incredibil: o baterie care nu se mai descarca niciodata, fara acizi, ci doar cu un circuit electronic care, odata activat, functioneaza non-stop.”

Sa fie chiar atat de incredibil, incat inventia lugojanului sa-i lase indiferenti pe fizicieni? Mentionam ca, pentru eventualele reactii la cele aratate si realizate de Daniel Bulimar, acesta poate fi contactat prin intermediul redactiei noastre.

ADRIAN-NICOLAE POPESCU - magazin.ro

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Mr Hu also said China was taking steps to replace it with the yuan, its own currency, but acknowledged that would be a "fairly long process".

The remarks to two US newspapers come ahead of a state visit by the Chinese leader to Washington this week.

They reflect continuing tensions over currency issues between the two powers.

The remarks to the Washington Post and Wall Street Journal came in the form of written responses to questions. Mr Hu also reiterated criticism of a decision by the US Federal Reserve to inject $600bn into the economy, which some argue will weaken the dollar at the expense of other countries' exports.

"The monetary policy of the United States has a major impact on global liquidity and capital flows and therefore, the liquidity of the US dollar should be kept at a reasonable and stable level," President Hu said.

'Important contribution'

Meanwhile, he disagreed with suggestions that letting the yuan appreciate in value would help China to combat inflation.

He said inflation, which reached 5.1% in November - its highest level in 28 months - was "on the whole moderate and controllable".

"We have the confidence, conditions and ability to stabilise the overall price level," he said.

Beijing has previously come under pressure over its currency from the US, which has accused China of manipulating the yuan to help boost Chinese exports.

On Sunday night, three Democratic senators announced they would introduce a new bill to increase penalties the US considers to be "currency manipulators".

However, the move is unlikely to receive support from senior Republicans - who recently took control of the House of Representatives.

The new House speaker, John Boehner, voted against another bill that failed last year that would have helped US companies challenge currency subsidies.

Currency reservations

Despite criticism of the current system, Mr Hu said he believed it would be a long time before the yuan - or renminbi (RMB) - was accepted as a global currency.

"China has made important contribution to the world economy in terms of total economic output and trade, and the RMB has played a role in the world economic development," he said.

"But making the RMB an international currency will be a fairly long process."

Some economists suggest that China's growth strategy - with its focus on exports and state-led investment - may be incompatible with Mr Hu's currency ambitions.

In order for the yuan to oust the dollar as a global reserve currency, international central banks and investors would need to be able to get their hands on huge amounts of the currency.

Yet neither of the ways in which China could supply the world with more yuan is at all appealing to Beijing, according to Michael Pettis, economist at Beijing University.

He says the country could start running big trade deficits with the rest of the world - just as the US has been doing - and finance them by selling their currency to their trade partners.

Or it could allow foreign investors to pour their money into Chinese financial assets - like shares, bonds or yuan bank accounts - matched by similar Chinese investments in the rest of the world.

But Mr Pettis warns that for the numbers to add up, China would need to do these things on an unprecedented scale, which is likely to be unpalatable to the authorities.

Either of these moves is likely to go with an increase in the yuan's value, making Chinese exporters less competitive.

And they may also fuel speculative asset bubbles in China - something that Beijing has been trying to clamp down on of late.

Source: bbc.co.uk

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By Admin (from 17/01/2011 @ 12:00:52, in it - Scienze e Societa, read 1510 times)

 Faimoasa exploratoare Maria Uca Marinescu cred ca nu mai are nevoie de prezentari detaliate. In schimb, mai mereu ne obliga sa-i actualizam biografia, caci la cei saizeci si... de ani ai sai inca nu are astampar, raspunzand mereu unei vechi chemari a departarilor. De putin timp, s-a intors poate din cea mai stranie, mai tulburatoare expeditie polara, prilej cu care a mai stabilit un record personal, national si mondial: dupa ce a devenit prima femeie din lume care a ajuns (in acelasi an!), pe schiuri, la Polul Nord si la Polul Sud, in martie 2007 a dus tricolorul romanesc pana la Polul Nord magnetic. De data aceasta insa, aventura cunoasterii, prin care a dorit sa marcheze un inceput de sarbatorire a Anului Polar International, a fost dublata de o experienta pe alocuri halucinanta.

„Privirea” din neant

Uca Marinescu este o veritabila enciclopedie, care se pricepe sa te surprinda si sa te fascineze cu toate informatiile si imaginile adunate de-a lungul anilor, din intreaga lume. Totusi, despre anumite intamplari traite vorbeste cu fireasca reticenta a omului rational care stie ca mentalitatea si educatia ne determina deseori sa punem noi insine bariere gandirii.

Exista astfel o limita a credibilului, o zona crepusculara unde putini se incumeta sa se aventureze, chiar daca inteleg destul de bine ce se intampla acolo. Temerara noastra insa nici macar nu fusese avertizata de cunoscatori, inainte sa ia contact direct cu misterele Nordului. Iar primul impact de acest gen a avut loc in conditii speciale. Se afla in Yukon, in anul 1996, intr-o tentativa de a merge spre nordul extrem al Canadei.

Se produsesera insa inundatii si cu foarte mare greutate a gasit un loc intr-un mic avion pentru cercetari stiintifice; cinci persoane, incluzand si membrii echipajului. La un moment dat, s-a zburat mai jos, se vedeau turme de caribu, dar Uca a avut o senzatie nemaitraita: „Cineva” parca o privea insistent in ceafa, incercand sa-i patrunda in minte. O senzatie de panica amestecata cu jena a facut-o sa-i priveasca pe ceilalti, pe furis. Nimic nu parea sa-i deranjeze, oamenii se comportau normal...

Santinelele magnetice

Abia dupa aterizare, spaima inexplicabila a inceput sa mai piarda din forta, dar oricum o domina, astfel ca in camera de cazare si-a luat toate masurile de siguranta pentru a sta la distanta, pe cat posibil, de acea prezenta nevazuta si terifianta. Timp de un an, nu a vorbit nimanui despre strania experienta. S-a intamplat atunci sa cunoasca un experimentat pilot american, care i-a povestit despre o imprejurare absolut similara traita de el, dar avea si explicatia: influenta magnetismului terestru, foarte puternic catre Poli, asupra creierului uman.

 Oarecum linistita, Uca nu s-a gandit ca avea sa mai intalneasca sfredelitoarea „privire” a neantului. In aprilie 2001, mergand pe schiuri catre Polul Nord geografic, alaturi de alti zece exploratori din mai multe tari, incerca sa-si invinga un sentiment de atingere a propriilor limite, gandindu-se la lucruri placute. Mai aveau vreo 40 de kilometri pana la punctul terminus, stia ca in urma se afla Kim, un coleg chinez, cand l-a observat pe acesta in dreptul ei, in timp ce o depasea. A fost un moment derutant. Brusc, desi se afla in aer liber, a simtit ca trebuie sa se aplece, ca pentru a trece pe sub o bariera nevazuta. Facand miscarea respectiva, l-a vazut pe Kim procedand la fel, evitand in mod inexplicabil ceva ce nu exista pentru cele cinci simturi omenesti!

Dincolo de spatiu si de timp

Totusi, explicatia a venit si de la data aceasta. Viktor, colegul rus care studia magnetismul terestru, le-a vorbit despre niste centuri magnetice extrem de puternice, care isi fac simtita prezenta... nevazuta, in apropierea relativa a Polilor terestri. De altfel, fenomenele care se petrec aici depasesc pana si fantezia unui Jules Verne. O „joaca” inegala si innebunitoare pentru orice om mai slab de inger, intre cei doi Poli, ajunge sa spulbere pana si granitele fixate de simturile noastre pentru spatiu si timp.

„Grupul celor 11” a fost permanent supravegheat si indrumat prin satelit, astfel ca stiau in permanenta distanta exacta pana la Polul Nord. Pana pe la 41-42 km, cand au constatat, dimineata, ca de fapt au mai putin de mers. Insa, dupa kilometrul 37, in ziua urmatoare s-a intamplat invers, distanta era mai mare, ceea ce le dadea un sentiment acut de zadarnicie. Totusi s-au obisnuit, asa ca, dupa atingerea punctului extrem-nordic al planetei, cand au constatat ca saniile lasate la 2 km spre sud se aflau de fapt la 4 km, au inteles ca au de-a face cu un (alt) fenomen explicabil: „plimbarea” insesizabila a banchizei, sub influenta amintitului joc intre nord si sud.

*

Am lasat la urma poate cel mai senzational episod din timpul recentei aventuri nordice a Ucai Marinescu. Foarte pasionata si talentata autoare de fotografii, a surprins cateva instantanee, pe cand se afla intr-un avion de cercetari care zbura spre nord, la -48 grade Celsius. Era inceputul lunii martie 2007. Cu toate acestea, data inregistrata pe imaginile aparatului foto este 01.01.2025 sau 05.01.2025! O calatorie in timp?

Aici, e cazul sa ne abtinem de la comentarii. Cel putin, fiindca atat in zona Polului Nord, cat si in cea a Polului Sud, se efectueaza de multi ani si alt gen de cercetari decat cele stiintifice... Pe de alta parte, trebuie sa spunem ca episoadele insolite traite de Uca in calatoriile sale sunt mult mai numeroase si speram sa avem prilejul de a vi le impartasi, in articole viitoare.

ADRIAN-NICOLAE POPESCU - Sursa: Revista Magazin
(Imaginile fac parte din fototeca exploratoarei Uca Marinescu)

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These days, when we think of George W. Bush, we think mostly of what a horrible mess he made of the economy. But his even more tragic legacy is the loss of our moral authority, and the transformation of the United States of America from global champion of human rights into an outlaw nation.

History is likely to judge Bush most harshly for two things in particular: Launching a war against a country that had not attacked us, and approving the use of cruel and inhumane interrogation techniques.

And that's why the two most essential lies -- among the many -- in his new memoir are that he had a legitimate reason to invade Iraq, and that he had a legitimate reason to torture detainees.

Neither is remotely true. But Bush must figure that if he keeps making the case for himself -- particularly if it goes largely unrebutted by the traditional media, as it has thus far -- then perhaps he can blunt history's verdict.

It may even be working. Extrapolating from the response to the book, former vice president Dick Cheney on Tuesday told a crowd gathered for Bush's presidential library groundbreaking in Dallas that "judgments are a little more measured than they were" and that "history is coming around."

The 'Decision' to Go to War

In "Decision Points," Bush describes the invasion of Iraq as something he came to support only reluctantly and after a long period of reflection. This is a flat-out lie. Anyone who paid any attention to the news at the time knew Bush was dead-set on war long before he sent in the troops in March 2003. And there is now an abundant amount of documentation, in the form of leaks, unclassified memos, witness interviews and other people's memoirs to prove it.

The historical record clearly shows that Bush had long harbored a desire to strike out at Saddam Hussein, was trying to link Iraq to 9/11 within a day of the terrorist attacks, and finally found the excuse he was looking for in skewed intelligence about alleged Iraqi weapons of mass destruction.

The only real question is whether he actively deceived the American public and the world -- or whether he was so passionate about selling the public on the war that he intentionally blinded himself to how brazenly Vice President Cheney had politicized and abused the intelligence process.

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Bush repeatedly insists in his memoir that he tried to avoid war. He describes his preferred approach to Iraq as "coercive diplomacy" and tries to explain away the military planning, the troop movements and the constant saber-rattling as being intended primarily to scare Saddam into "disarming". He even tries to retroactively justify one of his notoriously long vacations by suggesting that he needed the time to think. "I spent much of August 2002 in Crawford, a good place to reflect on the next decision I faced: how to move forward on the diplomatic track," he writes.

In an interview with NBC's Matt Lauer aired on Nov. 8, Bush declared, "I gave diplomacy every chance to work." But as David Corn put it ever so succinctly on Politics Daily, that is a "super-sized whopper." U.N. weapons inspectors had found nothing and were getting more cooperation from the Iraqi government just prior to the invasion. And Corn offered up one particularly telling anecdote from the book he co-authored, "Hubris: The Inside Story of Spin, Scandal, and the Selling of the Iraq War": On May 1, 2002 -- almost a year prior to the invasion -- Bush told press secretary Ari Fleischer of Saddam, "I'm going to kick his sorry motherfucking ass all over the Mideast."

Bush writes in his memoir that the idea of attacking Iraq came up at a meeting of his national security team at Camp David, four days after the 9/11 attacks. By his account, it was then Deputy Defense Secretary Paul Wolfowitz who "suggested that we consider confronting Iraq as well as the Taliban." Bush writes that he eventually decided that "[u]nless I received definitive evidence tying Saddam Hussein to the 9/11 plot I would work to resolve the Iraq problem diplomatically."

But that's a hugely disingenuous version of events. It didn't take Wolfowitz and four days after 9/11 for the idea of attacking Iraq to occur to Bush. As the 9/11 Commission report documented: "President Bush had wondered immediately after the attack whether Saddam Hussein's regime might have had a hand in it."

TO BE CONTINUED ...

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eleonora_brigliadoriE: Dieci anni fa mi dissero che sarei morta entro sei mesi. Avendo già perso mia madre e mia nonna di tumore, e avendole viste spegnersi tra atroci sofferenze dovute alla chemioterapia, mi convinsi che il percorso ospedaliero era solo un modo per morire nel peggiore dei modi. Quindi non ho fatto alcuna cura e neppure esami invasivi. In una situazione d’emergenza, come era quella che stavo vivendo, ritenevo assurdo dovermi far bucare, tagliare, aprire. Non ho fatto neppure la chemioterapia. Non solo perchè cosi si vanno a creare nuovi problemi fisici, ma vengono anche innescati meccanismi di paura. Dopo tre anni il carcinoma che avevo al fegato è scomparso, è andato via quando il virus dell’epatite l’ha metabolizzato…

I: Il virus dell’epatite?
Al livello del fegato è un “simbionte” che, terminato il conflitto, risolve il carcinoma al fegato.

I:Non capisco…
E: Questa spiegazione tecnica l’ho avuta tempo dopo, quando ho scoperto le teorie di Hamer sui tumori. Dopo la mia guarigione, infatti, ho iniziato un percorso di conoscenza su questo tema. Tra i sistemi per l’attivazione dell’autoguarigione dell’individuo che ho studiato, la “Nuova Medicina Germanica” mi è parsa la frontiera più avanzata. Il suo ispiratore è il dottor Ryke Geer Hamer, più conosciuto per la vicenda accaduta in Corsica, quando il figlio fu ucciso da un colpo di fucile per il quale venne accusato il principe Emanuele di Savoia. Proprio a seguito di questa triste vicenda, il medico sviluppò un tumore ai testicoli e la moglie uno al seno. Da li ebbe un’intuizione che lo portò a rivoluzionare i fondamenti stessi della medicina: Hamer capi che i meccanismi cancerogeni hanno una funzione biologica. Il suo stesso tumore era il tentativo estremo del corpo, anche a livello psicologico, di fornire lo strumento per fecondare e avere presto un altro figlio, mentre quello della moglie era il tentativo simbolico di innescare la produzione di latte. Quindi, quando una donna scopre di avere un tumore al seno, dovrebbe cercare di capire la connessione tra quel tipo di tumore e ciò che sta accadendo nella sua vita interiore.

I:Cosi, secondo lei, il corpo guarirebbe da solo dai tumori…
E: Si, quando una persona va a fare la diagnosi, il tumore si sta già riparando da solo. I medici, però interrompono il processo naturale di guarigione e provocano le metastasi, che non sono altro che ulteriori conflitti dovuti al loro stesso intervento.

I: Quindi lei non ha fatto nulla per curarsi?
E: Ho fatto tante cose, ma che avevano a che fare solo con le mie scelte alimentari, con il fatto di rimanere a casa mentre stavo male. C’è gente infatti, che ha un tumore e vive benissimo. Secondo Hamer, tutte le terapie naturali hanno la loro ragione d’essere, perciò basta digiunare o praticare l’omeopatia per risolvere un problema. Che uno decida di guarire con i colori, con le “acque di luce” o con l’urinoterapia, va sempre bene. Purchè non si ostacolino i processi naturali, si può cercare una propria via. Il tumore parte sempre dal cervello, cioè da un’esigenza nascosta ed è “costruttivo”, quindi non bisogna averne paura.

I: In conclusione, questo che cosa significa?
E: Il concetto di cura, inteso secondo l’approccio tradizionale, non aiuta, perchè la persona pensa che la sua guarigione dipenda dalla “corsa agli armamenti”, cioè dalle pillole che gli vengono date. Occorre, invece, capire che si guarisce solo con l’integrazione dei sistemi biologici: i virus e i batteri, invece di essere combattuti, vanno compresi nella loro funzione positiva. Spesso, quando c’è un virus, l’organismo sta solo tentando di completare un processo “riparativo”, come nel caso dell’epatite come nel tumore al fegato. Il cancro non si origina da una cellula impazzita, ma è il segnale di una necessità di una persona. Questo mette in moto meccanismi che hanno uno scopo biologico. Se li si lascia completare il percorso, ricomporanno il conflitto. Il tumore infatti, guarisce da solo nel 90 % dei casi.

I: Il metodo Hamer viene praticato in Italia?
E: Io, da quando ho seguito un corso sulle leggi di Hamer riservato ai medici, non ho più amici che muoiono di cancro, perchè consiglio loro, senza fare il “dottore” (perchè non lo sono), come comportarsi. I medici di Nuova Medicina non curano più le persone chemioterapizzate perchè sono comunque destinate a morire, più o meno tardi, a causa della devastazione compiuta dalla medicina ospedaliera.

I: Tutto ciò è legale?
E: Il problema è all’interno dell’ospedale, dove, secondo me,ci si deve andare solo per la diagnostica. poi si decida in piena libertà. da quando conosco il rapporto tra anima e corpo, non prendo più farmaci. la mia salute è migliore oggi di quando avevo vent’anni, e credo di averlo dimostrato a “Notti sul ghiaccio”, dove ho dato “la paga” alle ragazzine.

Intervista tratta da “Viversani e belli” di marzo 2007.

Link: http://www.meetup.com/beppegrillo-24/messages/boards/thread/2921736?thread=2921736

Fonte: stampalibera.com - Autore: Alessandra Drago

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Zeitgeist Moving Forward: successo incredibile in tutto il mondo e in Italia: sale stracolme, superato il limite di connessioni alla conferenza di ieri sera con Federico e Daniele, dovremo fare un upgrade per il futuro. Una rivoluzione culturale e non violenta senza precedenti è iniziata, e se ci state leggendo significa che ne siete parte.

Grazie a tutti!



Fonte: zeitgeistitalia.org
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By Admin (from 16/01/2011 @ 12:00:16, in en - Video Alert, read 1592 times)

In adjusting to their new positions in the hospital, the residents embark on a search for different identities. J.D., feeling more like a doctor, proudly dons a white lab coat and attempts to stand up to the Janitor and Dr. Cox. Turk finds himself with intense back pains after being stuck working with Dr. Amato, a very short surgeon. Meanwhile, Elliot is getting some extra attention from Dr. Di Stefano, a handsome surgeon, and Turk's boss, who constantly assigns Turk to work with Dr. Amato to punish him for skipping guy's night out with the other surgeons. When they all get together later, Carla brands them each with an identity: J.D. is the geek; Turk is the jocky frat boy with back problems; and Elliot is... white, an identity that Elliot hates because J.D. is also white.

A new patient, Mr. Blair, has been admitted for a severe sinus infection and J.D. is treating him. As Mr. Blair's infection persists, J.D. decides to administer a stronger antibiotic intravenously. The patient ends up losing his sense of smell and blames J.D. After much anxiety, J.D. finds that it wasn't his fault after all and confronts Dr. Cox for seemingly placing the blame on him.

 

Looking to change her straight-laced reputation, Elliot has a one-night stand with Dr. Di Stefano. Soon after, rumors of her tryst spreads like wildfire throughout the hospital. At first she is upset, but later revels in her new reputation as a sex expert.

 

Carla and Elliot are treating Mrs. Brumbry when Carla realizes that the patient's age disqualifies her from a beneficial G.I. clinical trial. Dr. Cox decides to break the rules and enters her in the trial anyway. Dr. Kelso takes pleasure in reprimanding Dr. Cox, but later finds that the patient actually was qualified. He apologizes, but Cox states he would have broken the rules anyway.

 

In an attempt to fit in with the other jocky surgeons, Turk betrays his friendship with Elliot. Later, after having an eye opening talk with Dr. Amato, he stands up against the other surgeons.

Read more: http://scrubs.wikia.com/wiki/My_New_Coat#ixzz14hg2Yqxw

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