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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 05/01/2011 @ 08:00:35, in ro - Stiinta si Societate, read 1299 times)

 Pe o planeta pe care apa abunda, oceanele acoperindu-i doua treimi din suprafata, milioane de oameni, mai ales din Africa, Asia si America de Sud, sufera de sete ori sunt nevoiti sa strabata zilnic zeci de kilometri pentru a-si procura lichidul vital. Problemele lor ar putea fi rezolvate prin implementarea pe scara larga a unei solutii inedite, propusa de un grup de studenti din Israel.

Tinerii, studenti in ultimul an la Arhitectura, fac practica in cadrul Technion – Israel Institute of Technology, una dintre cele mai importante institutii de acest gen din lume, comparabila, daca vreti, cu faimosul MIT (Massachusetts Institute of Technology), iar ideea lor a fost rasplatita recent la o competitie internationala de inventica, cu premiul intai. WatAir (asa se numeste dispozitivul-minune) reuseste ca, intr-un mod simplu, ieftin si eficient, sa colecteze umiditatea din aer si sa o transforme in apa, chiar si in cele mai indepartate sau mai poluate regiuni din lume. Cei doi studenti care au fost „creierul” inventiei, Iosef Cory si Eyal Malka, spun ca WatAir poate fi instalat foarte rapid si folosit in orice conditii climatice.

Inventia produce 48 litri de apa zilnic!

 Inspirati de capacitatea frunzelor plantelor ce traiesc in desert si reusesc sa absoarba apa din atmosfera, cei doi au pus la punct o piramida cu varful in jos, realizata din panouri dintr-un material plastic special. Aceste panouri au proprietatea de a „atrage” umiditatea din aer si de a condensa apa astfel captata, care este transferata, prin niste santulete, spre recipientul aflat la baza piramidei. Deja primele experimente realizate intr-o regiune muntoasa din Israel, unde precipitatiile sunt foarte rare, s-au incheiat cu un deplin succes: o piramida cu suprafata totala de 90 metri patrati a „produs” intr-o zi nu mai putin de 48 litri de apa potabila! In plus, panourile sunt pliante si o piramida de dimensiunea mai sus mentionata incape lejer intr-o magazie de cativa metri patrati.

De asemenea, atunci cand nu este utilizata pentru scopul ei primordial, piramida poate fi folosita ca adapost de ploaie sau impotriva caniculei si ca loc de joaca pentru copii. „WatAir foloseste un concept extraordinar de simplu, despre care am putea spune ca a fost brevetat de natura”, a declarat presedintele juriului, Jose da Silva, care a selectat proiectul dintre alte 91 de idei similare, apartinand unor inventatori din America de Nord, Europa, Africa si Asia.

„Suntem siguri ca solutia propusa de noi va fi adoptata de guvernele tarilor afectate de seceta din lumea intreaga, ori de cele unde sursele de apa sunt sarace sau poluate. Se stie ca, zilnic, in lume mor peste 5000 de copii din cauza ca beau apa murdara si se imbolnavesc de maladii infectioase grave. Folosind WatAir, aceste probleme vor disparea si vietile celor afectati de lipsa apei sau de consumul de apa nepotabila vor fi salvate”, precizeaza Iosef Cory.

GABRIEL TUDOR - magazin.ro

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Buongiorno a tutti e buon anno, questa è la seconda puntata registrata alla vigilia di Natale, quindi prescinde dall’attualità, non so cosa succede oggi 3 gennaio, posso immaginarlo ma evito di prevederlo, è un’occasione per fare un po’ di memoria come abbiamo fatto lunedì scorso, quindi forse è il caso di fare un po’ il resumè delle situazioni di scandalo che avvolgono da una nube tossica il Governo Berlusconi, governo che è stato lardellato di scandali nell’anno appena passato, che ha perso alcuni suoi elementi, i più compromessi con quelli scandali, a parte il Presidente del Consiglio che naturalmente è il più compromesso di tutti, ma rimane al suo posto, così vediamo da chi siamo governati, speriamo ancora per poco.

Il Presidente imputato del governo imputato.

Su Berlusconi sappiamo si attende ormai a giorni, speriamo che sia la volta buona, la decisione della Corte Costituzionale a proposito del legittimo impedimento, se dovesse esserci un voto positivo Berlusconi continuerebbe fino a ottobre a potersi infischiare dei processi in corso a Milano che lo vedono imputato nel processo Mills per corruzione giudiziaria e nel processo Mediaset per frode fiscale, appropriazione indebita e falso in bilancio, reati quasi tutti cancellati dalla prescrizione e nel processo Media Trade per gli stessi reati.
In più c’è l’inchiesta in corso a Roma per le pressioni, violenza o minaccia al corpo dello Stato fatte a suo tempo, due anni fa contro l’Agcom e la RAI per ottenere la chiusura di Anno Zero e poi ci sono indagini che non lo coinvolgono direttamente sullo scandalo Rubi e poi siamo in attesa della decisione del G.I.P. sulla richiesta di archiviazione per Berlusconi a proposito del suo ruolo nel passaggio di mano della bobina segreta con la telefonata di Fassino a Consorte che la ditta che fece l’intercettazione tramite Paolo Berlusconi, consegnò a Silvio Berlusconi l’intercettazione che poi fu trasmessa brevi manu a un cronica allora de Il Giornale Gianluigi Nuzzi che la pubblicò nel gennaio 2006 in piena campagna elettorale.
Questo è Berlusconi, se invece la Corte Costituzionale dovesse stabilire che il legittimo impedimento è incostituzionale, Berlusconi tornerebbe immediatamente imputato, se poi Berlusconi dovesse cadere e non essere più il Presidente del Consiglio, tornerebbe imputato comunque sia che il legittimo impedimento venga confermato, sia che non venga confermato perché perderebbe la qualifica che gli dà diritto a accedervi e cioè la qualifica di membro del governo.
Poi c’è il Ministro Fitto, quest’ultimo è stato rinviato a giudizio per corruzione e altri gravissimi reati a Bari a due processi: corruzione, associazione a delinquere, truffa e altre cose.
Poi c’è il Ministro Bossi, quest’ultimo ha già una condanna definitiva per finanziamento illecito nel caso Enimont, una per istituzione a delinquere per avere indotto il partito dell’amore, istigato i suoi attivisti a andare a stanare gli uomini di Alleanza Nazionale che lui all’epoca chiamava i fascisti, casa per casa e si è salvato dal processo delle Camice verdi grazie al voto immunitario del
Il Ministro Maroni condannato definitivamente a alcuni mesi di reclusione per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.
Il Ministro Calderoli che è stato coinvolto e poi archiviato per quanto riguarda le accuse a proposito di fondi ricevuti da Giampiero Fiorani, ma ha in ballo una richiesta di sfiducia di una mozione di sfiducia individuale, perciò di cui vi parlavo lunedì scorso, per avere surrettiziamente infilato nel Decreto omnibus sul nuovo codice dell’ordinamento militare una norma che depenalizzava il reato di associazione paramilitare per scopi politici.
Il Ministro Matteoli sotto processo a Livorno per favoreggiamento nei confronti di un ex Prefetto con l’accusa di averlo avvertito delle indagini e delle intercettazioni a suo carico in un'inchiesta per abusi edilizi all’Isola d’Elba.
Il Ministro Bondi, anche lui sottoposto a una mozione di sfiducia individuale per tutti gli scandali che lo hanno coinvolto, per avere sistemato il marito della sua compagna, l’On. Rapetti (è la sua compagna, il marito ha un altro nome) come consulente nel Ministero dei beni culturali, per avere sistemato il figlio della Rapetti al centro di sperimentazione cinematografica presso il Ministero dei beni culturali in un ente finanziato dal Ministero dei beni culturali, per avere finanziato il Teatro e addirittura la banda del paese di Novi Ligure, paese natale della sua compagna e di Fivizzano, paese natale di Bondi, per avere addirittura inventato un falso premio cinematografico a Venezia per accontentare le aspirazioni di produttrici e di attrici e di Michelle Bonev, una signora bulgara molto amica del Premier bulgaro ma anche del Presidente del Consiglio italiano e per avere manifestato incapacità totale nel caso dei crolli di Pompei e nella gestione complessiva dei beni culturali.
Tra l’altro Bondi ha nominato sovrintendente a Venezia Vittorio Sgarbi, definitivamente condannato per truffa ai danni proprio della Sovrintendenza di Venezia.
Michela Vittoria Brambilla sottoposta a un procedimento della Corte dei Conti per avere sistemato parenti, amici, praticamente un bel po’ di dirigenti dei suoi circoli della libertà con ruoli importanti nel Ministero del turismo, si sa cercando di capire se c’è un danno erariale in questo comportamento incredibile.
Mara Carfagna non stiamo qui a ricordare da dove viene, perché è diventata Ministro delle Pari opportunità, poi ha minacciato le dimissioni perché a Napoli il partito era in mano illegali, così disse, poi non si sa bene come e perché si è rimangiata tutto e è rimasta Ministro.
Poi ci sono quelli che se ne sono andati, Brancher che è stato condannato in primo grado per soldi ricevuti da Fiorani che stava scalando l’Antonveneta e è stato condannato questa estate a due anni di reclusione.
Bertolaso, imputato per corruzione nel processo della cricca, della protezione civile, imputato per vicende di rifiuti a Napoli, se ne è andato e ha ceduto il passo al Prefetto Franco Gabrielli che si è subito segnalato per la mirabile gestione della cosiddetta emergenza neve, questo fatto imprevedibile la vigilia di Natale, in Italia ha nevicato e la protezione civile come al solito è stata colta di sorpresa, chi l’avrebbe mai detto che avrebbe nevicato alla vigilia di Natale, infatti Gabrielli ha detto che è colpa degli italiani, degli automobilisti, non naturalmente delle istituzioni, Gabrielli si era già segnalato come Prefetto de L’Aquila per avere brillantemente sequestrato le carriole con cui i cittadini asportavano le macerie dopo un anno che la protezione civile non le aveva neanche rimosse dal centro storico de L’Aquila, carriole sediziose.
Tremonti ha un suo strettissimo collaboratore, un certo Milanese indagato a Milano in un’indagine recentissima, poi c’è il Ministro Rotondi del Ministro Rotondi si è occupato Carlo Tecce su Il Fatto Quotidiano raccontando la sua attenzione agli amici, anche lui, Ministro per l’attuazione del programma scrive Carlo Tecce su Il Fatto, ha spedito il programma a Avellino, la sua città di nascita e residenza anche se eletto tanti chilometri più a nord, a Milano, il Segretario della neonata Democrazia Cristiana per le autonomie non dimentica gli amici di banco e di famiglia, dirigenti e funzionari di partito, il suo. Per un Ministero inutile che costa 8 milioni di Euro l’anno e registra 52% di assenteismo, dati rilevati dallo stesso collega Brunetta, Rotondi ha arruolato 17 persone in parte avellinesi come lui, per consulenze di alta professionalità, esperti a vario titolo e ricercatori di studio per un totale di 170 mila Euro per il 2010, per i consigli giuridici ha chiamato un certo Augusto Pistolesi, un suo compagno di scuola, per una consulenza in materia di politiche governative sull’integrazione europea, tema fondamentale, ha scelto Rosella Caputo, moglie di Raffaele, dentista, sempre suo ex compagno di scuola, 18 mila Euro, è una fortuna essere stati in classe con Rotondi!

L'indulto mascherato.

Doppio contratto da 12 mila a tale Roberta Piano, figlia del Segretario al Comune di Avellino, incaricata di studiare le principali politiche governative adottate dall’esecutivo, riguardanti i rapporti con i paesi europei, chissà che studio! L’ex responsabile commerciale dell’Avellino Calcio, Antonio Eder Pirrello, 7 mila Euro, analizza i provvedimenti adottati e i conseguenti risultati ottenuti nell’ambito delle azioni intraprese, vuoi mettere? Non sarà una facile analisi con un titolo così chiaro, “mbei coglioni” come dicono a Roma, un importantissimo incarico di alto concetto!
La DC sarà pure piccola ma nel Ministero per l’attuazione ha la maggioranza, ricordate Fausto Sacco, già coordinatore della DC per le autonomie a Avellino? Casco in testa, intervista sul motorino, organizzava il premio per giornalisti Balena Bianca, la balena di Rotondi naturalmente, manifestazione voluta per mettere in evidenza i giornalisti a livello di direttori responsabili di organi nazionali, curato da una giuria a 360°, Sacco si accontenta di 6 mila Euro per il monitoraggio delle politiche governative, non si sa bene la differenza con gli altri incaricati, ma lui monitora le attività governative, quindi deve avere molto tempo libero!
Non poteva mancare il superiore di Sacco, l’ex segretario provinciale della DC per le autonomie, Gianfranco Picariello, 10 mila Euro per le problematiche turistiche e il rilancio dello sviluppo, il programma c’è, il governo più o meno conclude Carlo Tecce, questo signore fa ancora il Ministro e nessuno lo ha chiamato a spiegare.
Poi ci sono i sottosegretari, qui è evidente che possiamo citare soltanto i principali, il Ministro Scotti che era già stato coinvolto nella Prima Repubblica, stiamo parlando di un dinosauro della Prima Repubblica, ebbe un problema penale poi risolto e un problema davanti alla Corte dei Conti non risolto per certe faccenduole che riguardavano i fondi riservati dei servizi di sicurezza, lui era stato Ministro dell’Interno, poi c’è Gianni Letta che risulta ancora indagato a Lago Negro per un’indagine avviata a suo tempo da Woodcock su appalti per la ristorazione, per il catering nelle mense dei centri di raccolta per i profughi giunti dall’estero, si parlava di favoritismi a aziende vicine a Comunione e Liberazione, al movimento popolare, alla Cdo .
Poi c’è Caliendo, indagato con l’accusa di far parte della P3 insieme a Dell’Utri, a Verdini che rimane coordinatore nazionale del Pdl naturalmente e Caliendo è sottosegretario alla giustizia con l’accusa di avere fatto parte della P3, un’organizzazione nata per pilotare sentenze di tribunali e della Corte Costituzionale ai tempi del sì o no al lodo Alfano.
Poi c’è Castelli condannato al primo grado dalla Corte dei Conti a risarcire lo Stato per strane, facili, consulenze date a amici suoi quando era Ministro della Giustizia, celeberrima la famosa consulenza data a un negoziante di pesce del suo paese, questo tizio avrebbe dovuto studiare l’edilizia carceraria, infatti non abbiamo visto costruire le famose nuove carceri e recentemente il governo ha varato un indultino mascherato con il quale consente ai detenuti di scontare l’ultimo anno della pena agli arresti domiciliari in un paese dove già gli ultimi anni della pena si scontano in libertà, in affidamento al servizio sociale e quindi potendo scontare un altro anno a casa, fuori dal carcere, significa che chi prende condanne di 4 anni non fa un giorno di carcere e se il delitto lo ha commesso prima del 2006, prima dell’indulto che ti sconta altri 3 anni di pena, 4 più 3 fa 7, chi ottiene condanne fino a 7 anni, sa di non scontare la pena in carcere.
Così da metà dicembre vengono liberate alcune migliaia di detenuti per cercare di sfoltire quelle carceri che avrebbero dovuto essere sollevate dal sovraffollamento con la costruzione di nuove carceri, ma ce le promettono Castelli, Mastella, Alfano, non si vedono nuove carceri e si continuano a risolvere i problemi aprendo le porte e facendo uscire qualcuno, da parte del governo della sicurezza e della tolleranza zero!
Poi abbiamo naturalmente Cosentino che si è dimesso da sottosegretario perché è sotto inchiesta per camorra e ha avuto recentemente un provvedimento in cui viene addirittura imputato per avere favorito la camorra, lasciando che l’emergenza mondezza esplodesse a Napoli, quindi è stato individuato come uno dei responsabili del non smaltimento dei rifiuti per favorire camorristi e imprese collegate.

Questo è il governo che pretende dai cittadini comuni, dagli immigrati, dagli studenti il più rigoroso rispetto delle leggi, un governo che se ne infischia delle leggi e che pretende dagli altri il rispetto delle leggi e poi si meraviglia se qualcuno non le rispetta, forse dovrebbero prima o poi rendersi conto che non si può pretendere dai cittadini un tasso di legalità superiore rispetto a quello che tengono coloro che le leggi le fanno e poi non rispettandole pretendono che le rispettino soltanto gli altri, passate parola, vi ricordo che c’è ancora qualche giorno di tempo per regalare a prezzi scontati un abbonamento de Il Fatto Quotidiano a qualche amico e ci vediamo lunedì prossimo!

Fonte: beppegrillo.it

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By Admin (from 04/01/2011 @ 12:00:11, in it - Scienze e Societa, read 2112 times)

Gravedona è un incantevole comune lombardo di poco meno di 3.000 abitanti situato sulla sponda nord-occidentale del lago di Como, distante 52 chilometri dal capoluogo comasco. Dal punto di vista geografico, il paesino sorge all’interno della pianura alluvionale del torrente Liro, esattamente di fronte rispetto al lago alla penisola di Piona ed al Monte Legnone, l’ultima grande altura lariana prima dell’inizio della Valtellina. Dall’1 settembre 2009 Gravedona è divenuta capoluogo della Comunità Montana Valli del Lario e del Cereso, nata dall’accorpamento di due piccole entità preesistenti: la Comunità Montana dell’Alto Lario Occidentale e la Comunità Montana delle Alpi Lepontine. L’offerta turistica del comune è ricca e variegata, potendo contare sulle numerose testimonianze di carattere storico e artistico, oltre che su un paesaggio contraddistinto da scenari paradisiaci nel quale convivono il fascino delle montagne ed i divertimenti del litorale del lago.

 

Abitata fin dalla preistoria, la zona di Gravedona fu segnata profondamente dall’occupazione romana, con la quale cominciò a radicarsi sul territorio il cristianesimo. Attorno al 550 d.C. tutta la provincia di Como cadde sotto l’influenza dei Franchi, dei quali sono visibili tutt’oggi alcuni splendidi monasteri. Con la progressiva disgregazione dell’impero Carolingio, buona parte dei territori circostanti al lago di Como finirono per essere contesi tra le città di Como e Milano, che diedero vita alla decennale guerra che si combatté tra il 1118 e il 1127 concludendosi con la celebre pace di Costanza. Dopo la successiva reggenza dei Visconti, Gravedona venne amministrata prima dagli svizzeri e poi dagli spagnoli, fino a quando la guerra di Indipendenza, alla quale parteciparono anche numerosi gravedonesi, ne sancì il definitivo ingresso nel Regno d’Italia. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale qui si rifugiarono numerosi partigiani, ed il 25 aprile 1945, proprio in queste zone, venne fermata la carovana nazista che scortava il Duce e i suoi ufficiali.

 

Cullato da un meraviglioso golfo verdeggiante e protetto a nord da un’impenetrabile distesa di montagne, il centro di Gravedona è un libro aperto sul passato della provincia, con le piazzette e gli stretti vicoli acciottolati che si diramano tra chiese e monumenti di grande valore architettonico. Il cuore della città antica è la piccolissima Piazza di Prà Castello, anche se tutta la zona conosciuta come il “Castello” è ricca di edifici storici.

 

Tra le attrattive principali del comune spicca lo splendido Palazzo Gallio, l’architettura civile più rinomata della zona, edificato nel 1582 e da alcuni anni riconosciuto come monumento nazionale. A disegnare il progetto, commissionato dal Cardinale Tolomeo Gallio, fu Pellegrino De’Pellegrini, che optò per una struttura imponente e chiaramente distinguibile anche da molto lontano in quanto posta su un promontorio roccioso tra i monti e le acque del lago. Rimanendo nelle immediate vicinanze di Gravedona ricordiamo le splendide chiese costruite prevalentemente tra l’XI ed il XV secolo; tra le più suggestive vi sono: S. Maria del Tiglio, maestosa testimonianza del medioevo comasco; la parrocchiale di San Vincenzo, innalzata secondo i classici canoni romanici nel 1072; S. Maria delle Grazie, che comprende la chiesa ed il convento agostiniano completato nel 1467; e SS. Guemeo e Matteo, una fabbrica romanica immersa in un fitto parco di platani.

 

Gravedona offre anche svariate possibilità in termini di svago e sport, sia estivi che invernali. Da maggio a settembre a monopolizzare l’attenzione dei turisti è il lido comunale, presso il quale si trovano anche due piscine; in alternativa c’è il campo sportivo, dove si possono praticare indifferentemente tennis, calcio e atletica. Molto inflazionati sono gli sport acquatici, wind-surf, vela e sci nautico su tutti, tenendo conto che per i principianti vi sono i corsi organizzati da scuole altamente specializzate. Le alture circostanti sono invece il terreno di conquista di escursionisti e appassionati di mountain-bike, con la quale inerpicarsi lungo irti sentieri tra i boschi. Particolarmente suggestivo, anche se adatto ad escursionisti esperti, è il sentiero del lago Darengo, mentre gli appassionati di bici da strada hanno solo l’imbarazzo della scelta tra le tante salite impegnative della zona.

Ad allietare ulteriormente il soggiorno vi sono i numerosi eventi organizzati ogni anno dal comune o dalla comunità montana. Tra i più importanti ricordiamo: la festa patronale di San Vincenzo, in calendario il 22 gennaio; la Fiera di Sant’Antonio, sempre in gennaio; la Fiera di San Marco, ad aprile, quando si tiene anche la Mostra delle Camelie; la Fiera di Santa Maria Maddalena, in programma a luglio; e la Festa del lago, che ogni anno la notte del 14 agosto accende il cielo sopra Gravedona con una miriade di fuochi artificiali.

 

Il periodo più affollato dell’anno è quello estivo, quando molti turisti si recano a Gravedona anche per cercare un po’ di refrigerio dalla calura delle metropoli del nord Italia. In questa stagione, infatti, il lago e le montagne riescono a tenere la temperatura della zona di qualche grado più bassa rispetto al resto della Lombardia, con precipitazioni temporalesche che, pur essendo piuttosto rare, possono però rovinare qualche pomeriggio di relax in spiaggia. D’inverno il lago riesce a mitigare soprattutto le minime, che non scendono mai di troppi gradi al di sotto dello zero.

Per quanto riguarda i trasporti, Gravedona dista pochissimi chilometri dal corso della SS 340, la statale che costeggia tutto il margine occidentale del lago fino a Como, da cui è separata da circa un’ora e un quarto d’automobile. A pochi chilometri di distanza dal centro si trova invece il confine svizzero, con Lugano e Bellinzona raggiungibili in poche decine di minuti.

Fonte: ilturista.info

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By Admin (from 04/01/2011 @ 10:00:27, in en - Video Alert, read 1286 times)

Favorite husband-and-wife-readin' the paper cartoons from The New Yorker:

Source: http://lost.co.nz

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By Admin (from 04/01/2011 @ 08:00:43, in ro - Stiinta si Societate, read 1209 times)

 Se spune, si pe buna dreptate, ca daca niste fiinte extraterestre inzestrate cu ratiune ar ajunge sa ne viziteze planeta, ele ar considera Terra ca fiind stapanita de insecte (in primul rand, de furnici), printre alte specii autohtone numarandu-se si cea umana! Nimic amuzant aici, mai ales ca, de peste un secol, asa-numita furnica de Argentina – Linepithema humile – a invadat, incet si sigur, toate continentele. O declaratie de razboi ad-hoc, care ne dezvaluie aspecte fascinante si terifiante, deopotriva.

Debarcarea trupelor de elita

 Reperate pentru prima data in 1868, in America de Sud, furnicile argentiniene au ajuns in 1891 in Louisiana (sudul SUA), apoi o expansiune rapida le-a adus in Africa de Sud (1901) si in Europa continentala (1905). De unde, fireste, s-au raspandit mai departe: Australia si Noua-Zeelanda, Mexic si Emiratele Arabe Unite. Ultima zona ramasa necucerita de redutabilii soldati mereu victoriosi era Asia.

Pana in 1993, cand au debarcat si in Japonia, la doi pasi de continent. Am folosit corect verbul, deoarece exact aceasta este metoda prin care micile vietati au strabatut si cutreiera necuprinsul oceanelor: la bordul vaselor de transport acvatic. Regine si larve ascunse in pamant au fost „plimbate” si apoi debarcate pe noile teritorii, o data cu plantele de cafea si cu orhideele; iar mareea vie numara multe, foarte multe miliarde de combatanti.

Supercolonii canibale

Acolo unde ajung, furnicile argentiniene ataca in bande cuiburile altor specii de furnici, pe care le extermina pentru a le ocupa teritoriile si a-si insusi hrana lor. Nu se stabilesc insa intr-un singur furnicar, pentru a duce ulterior razboaie de uzura cu vecinii. Fortand putin lucrurile, am putea spune ca organizarea lor urmeaza modelul mafiot: „familiile” razboinice coopereaza in cadrul unor supercolonii, indivizii recunoscandu-se intre ei datorita unui singur feromon, inconfundabil.

Acestia nu se ataca totusi intre ei (atributul negativ se pare ca e caracteristic omului), nici macar pentru putere sau pentru hrana. Dimpotriva, se ajuta in orice imprejurare, se apara reciproc, miliardele de membri circuland liberi intre diversele „locatii”, pe raze de cativa metri. Pare putin? Nu e nici pe departe: un singur asemenea imperiu – dintre cele doua existente in Europa – se intinde pe circa 6000 km, in Franta, Italia, Spania si Portugalia. Deocamdata...

Lupta cu metode „securiste”

Omul este direct amenintat de invazia furnicilor argentiniene. Trupele acestora patruleaza in gradini si in case, rechizitioneaza fructe, zahar, scotocesc prin pubele. Mai rau, ele cresc omizi si purici de plante, inamici ai agriculturii, care insa le ofera armatelor protectoare pretioase substante hranitoare. Pentru pomii fructiferi este un adevarat dezastru aceasta simbioza. Cea mai recenta conspiratie, descoperita in America de Sud, se refera la transportarea intr-un spital a unor paraziti responsabili de infectii foarte grave.

Strategia furnicilor pare fara fisura. Desi omul a declarat razboi acestei specii, el nu poate folosi obisnuitele pesticide drept arma, deoarece – din cauza numarului urias al inamicilor cu sase picioare – ar fi nevoie de cantitati imense de chimicale, adica o distrugere inevitabila a mediului. De aceea, oamenii de stiinta s-au gandit la metode, le-am zice noi, securiste: data fiind coeziunea impresionanta a micilor invadatori, se incearca formarea unor „agitatori” capabili sa declanseze adevarate razboaie civile in cadrul supercoloniilor.

Tratati cu substante speciale, ei ar fi recunoscuti drept congeneri de adevaratele Linepithema, dar la randul lor le-ar considera intrusi si le-ar ataca. Deruta generata astfel creeaza premisele transferarii razboiului, din sfera armelor cu care, fatalmente, ne-am familiarizat, in cea a unor confruntari subtile si nimictoare. Numai ca, de la insecte, la oameni, se pare ca nu e decat un mic pas. De furnica!

ADRIAN-NICOLAE POPESCU - magazin.ro

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By Admin (from 03/01/2011 @ 12:00:50, in it - Scienze e Societa, read 2211 times)

La ferrovia dell'Albula/Bernina, patrimonio mondiale dell'Unesco, non è soltanto un importante collegamento tra Svizzera e Italia. Il celebre trenino rosso offre pure un viaggio nella storia e tra le bellezze naturali dei Grigioni.

 

I passeggeri in partenza da Tirano lo possono constatare sin dai primi minuti: quello del Bernina non è un treno come gli altri.

Appena uscito dalla stazione del comune valtellinese, il treno lascia la linea ferrata per immettersi nel traffico stradale e attraversare - tra pedoni, biciclette e donne con la borsa della spesa - la piazza del Santuario della Madonna. Più che di convoglio ferroviario, narra la voce registrata che accompagna i viaggiatori, ci troviamo a bordo di un «tram» che collega i villaggi della valle.

«A volte capitano incidenti con i veicoli. Nulla di grave, a parte i ritardi sulla tabella di marcia», ci dice Marco Costa dalla cabina di comando.


Storia e paesaggio

Da Tirano (429 m.s.l.m.) il trenino rosso sale lungo la val Poschiavo, accarezza laghi e ghiacciai, supera due massicci montuosi (Bernina e Albula), fa tappa in numerose località turistiche prima di giungere a Thusis. Il convoglio prosegue poi verso Coira, capoluogo dei Grigioni e città più antica della Svizzera.

Con i suoi 196 ponti e viadotti, 55 gallerie e 128 km di tracciato, la ferrovia retica è descritta come un miracolo della tecnica. Un'opera che a oltre un secolo dalla sua costruzione continua ad affascinare ingegneri e turisti.

Concepita da noti specialisti dell'epoca, la linea sposa - con efficacia e senso estetico - la tecnologia della ferrovia di alta quota e la valorizzazione del patrimonio alpino. La vista che si gode dalla carrozza panoramica è mozzafiato e il percorso impregnato di storia.

«Quella è una vecchia postazione utilizzata per sorvegliare le valanghe», spiega Marco Costa, indicando una costruzione conica in pietra a lato dei binari, con due fessure rivolte verso la montagna. «Non credo ne rimangano molte in Svizzera».

«I ponti e i viadotti hanno mantenuto la struttura originale. Fino a qualche mese fa c'erano addirittura ancora i vecchi pali in legno dell'alta tensione».

 

Vivere un sogno

La scelta del tracciato, in particolare quello della linea del Bernina, è stata dettata dalla volontà di far conoscere le attrazioni turistiche della regione, riducendo il più possibile l'impatto ambientale sul territorio. Ancora oggi, la maggior parte delle 700'000 persone che ogni anno utilizzano la ferrovia nei due sensi sono turisti.

«Mi è sembrato di vivere un sogno», ci racconta Joree, in vacanza in Svizzera e Italia da Bangkok. «Le montagne, le vette innevate, i ghiacciai... è un'esperienza straordinaria, sicuramente da ripetere».

Per collegare Tirano a Thusis, la ferrovia retica attraversa zone climatiche, paesaggi, spazi culturali e linguistici molto diversi. L'ospizio del Bernina rappresenta ad esempio la barriera linguistica tra l'italiano (a sud) e il tedesco e il romancio dell'Engadina. Anche per questi motivi, l'iscrizione nella lista dell'Unesco (luglio 2008) comprende non soltanto la linea ferroviaria, ma pure il paesaggio circostante.

Il viadotto della Landwasser (Albula) e il viadotto elicoidale di Brusio (Bernina), che in poche decine di metri consente di superare un brusco dislivello, sono poi costruzioni famose in tutto il mondo.


Pendenza massima

Completata nel 1903 (linea dell'Albula) e nel 1910 (Bernina), la ferrovia retica è «un'opera unica al mondo», si legge sul suo sito internet. Si tratta in effetti della «trasversale alpina più alta di tutta Europa e di una delle ferrovie ad aderenza naturale più ripide al mondo».

Lungo i binari a scartamento ridotto, il trenino rosso s'inerpica senza cremagliera fino ai 2'253 metri del passo del Bernina. «La pendenza raggiunge il 7 per cento: è il massimo che si può affrontare con la semplice trazione», spiega Marco Costa.

«Altra particolarità - aggiunge, mentre il trenino s'infila nell'oscurità di uno stretto tunnel - è l'alimentazione: questo è uno dei pochi treni a viaggiare a corrente continua».


Ogni giorno una scoperta

Se la locomotiva non ne vuol più sapere di continuare il viaggio - «le panne non sono rare», confida Marco Costa - i colleghi alle officine di Poschiavo sono pronti a intervenire.

«Da quando la ferrovia è patrimonio mondiale i tempi di lavoro si sono accorciati. In estate ci sono molti turisti ed è essenziale risolvere i problemi con rapidità», afferma Davide Menghini, responsabile della manutenzione delle locomotive.

«Per noi l'Unesco è una sorta di garanzia: non credo che qualcuno oserà toccare le officine, diventate nel frattempo un polo di competenza nella manutenzione del treno del Bernina».

Con o senza Unesco, il lavoro di Marco Costa - macchinista da 20 anni - è rimasto uguale. Una professione monotona? «Per nulla. In pochi minuti si passa dalla primavera dei prati in fiore all'inverno dei passi innevati. Ogni giorno scopro qualcosa di nuovo. E il paesaggio al tramonto... è incredibile».

Luigi Jorio, Poschiavo, swissinfo.ch

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By Admin (from 03/01/2011 @ 10:00:34, in en - Video Alert, read 1076 times)

SUPER-FUN-PAK COMIX

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By Admin (from 03/01/2011 @ 08:00:53, in ro - Stiinta si Societate, read 1826 times)

 Sir Isaac Newton nu a fost doar un genial fizician si astronom, ci si un destoinic cercetator al cartilor religioase. Recent, la Biblioteca Nationala din Ierusalim, a fost descoperit un manuscris, considerat de catre grafologi ca fiind scris chiar de mana lui Newton, in care acesta isi exprima temerile fata de venirea „sfarsitului lumii” in anul 2060.

Documentul a fost, se pare, cumparat de un erudit evreu, la o licitatie organizata in 1936, la Casa Sotheby’s din Londra, si dupa moartea colectionarului, familia a donat manuscrisul bibliotecii din Ierusalim. Paginile ingalbenite de vreme releva faptul ca Isaac Newton incerca sa descifreze un presupus cod secret, incifrat in Biblie, care, credea el, continea legile secrete ale lui Dumnezeu pentru Univers.

Savantul englez a prezis ca sfarsitul lumii va avea loc la putina vreme dupa reintoarcerea evreilor in Tara Sfanta – eveniment petrecut deja, dupa cel de-al doilea razboi mondial. In opinia descoperitorului legilor atractiei universale, a doua venire a lui Christos va urma unei perioade de lungi razboaie si molime si va preceda o perioada de o mie de ani de pace, in care sfintii vor domni pe Pamant. Un eveniment la care Newton face referire precisa este intemeierea Sfantului Imperiu Roman, de catre Charlemagne, pe la 800. Studiind Cartea profetului Daniel precum si versete din Noul Testament, Newton trage concluzia ca lumea se va sfarsi la exact 1260 de ani de la acest eveniment.

Codul secret al Bibliei

 Controversatul manuscris, in care Newton si-a incercat talentul de caligraf asternand pe hartie cateva fraze intr-o ebraica foarte ingrijita, va face obiectul unei emisiuni pe postul BBC2, emisiune intitulata „Ereticul ascuns” si in care academicianul canadian Stephen Snobelen – „redescoperitorul” ineditului document – va prezenta o descriere „surprinzatoare” a marelui fizician. „Opiniile sale despre Apocalipsa nu difera prea mult de cele ale oamenilor din epoca in care Newton a trait. Dar faptul ca a dat, pentru sfarsitul lumii, o data certa – anul 2060 – ne face sa credem ca el s-a bazat pe informatii concrete, vizavi de aceasta data. Desi savantul nu da detalii, in manuscrisul gasit la Ierusalim, despre cauza Apocalipsei, astronomii care au analizat manuscrisul sunt de parere ca Newton s-a referit, probabil, la impactul Terrei cu un asteroid.

Surse contemporane, apropiate lui Newton, spun ca acesta studiase cu pasiune, timp de aproape jumatate de veac, subiectul Apocalipsei, dar era reticent in a vorbi public despre el. Totusi, se stia inca de pe atunci interesul manifestat de Newton fata de lucrarea Clavis Apocalyptica (Cheia Apocalipsei) a lui Joseph Mede”, afirma Snobelen. Alaturi de consideratiile privind sfarsitul lumii, savantul englez incearca o discutie matematica asupra proportiilor templului din Ierusalim, fiind de parere ca planurile acestuia corespundeau cu dispunerea anumitor stele.

„Este clar ca Newton credea ca in Biblie exista o intelepciune al carei sens contemporanii sai il pierdusera. El credea ca Biblia fusese codata si prin studiul profetiilor si al versetelor legate de cifre si date, el ar fi putut-o decoda. Acest document ne infatiseaza un savant ghidat de fervoare religioasa, de dorinta de a vedea faptele divinitatii in lumea reala”, afirma curatorul bibliotecii din Ierusalim, Yemima Ben-Menahem.

GABRIEL TUDOR - magazin.ro

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By Admin (from 02/01/2011 @ 12:00:01, in ro - Stiinta si Societate, read 1401 times)

 Ne intereseaza cel putin la fel de mult ca viata. Totusi, moartea exercita o atractie in plus – fara indoiala, cu o componenta morbida – prin enigmele aparent inaccesibile noua, celor vii. Fascinatia si spaima, trairi-pereche ale fapturii umane, au facut ca intotdeauna sa se nasca mituri, legende ori pure speculatii, pentru a fi puse acolo unde misterul era atotstapanitor.

Aproape in toate cazurile, doar stiintele care au ridicat pe soclul suprem ratiunea au incercat sa explice fenomene specifice trecerii in „lumea de apoi”. Si uneori chiar au reusit sa se faca perfect credibile, chiar daca alteori, fara a aborda corect situatia, s-au aratat ingenuncheate de ceea ce numim simplu inexplicabil.

„Ortul popii”

Despre trecerea omului in moarte, poate ca stiinta nici nu ar trebui sa caute cu atatea obstinatie demonstratii palpabile. Cuvantul cel ziditor a toate ne ofera nebanuite cai de cunoastere si revelatii (dar la care suntem surzi si orbi), prin texte relativ incifrate, vechi de sute sau de mii de ani: asa-numitele carti ale mortilor, Biblia, Coranul, dar si folclorul si unele traditii ale popoarelor. Cand anume murim?

Sa ne gandim numai la o expresie romaneasca, astazi vulgarizata, care insa ne talmaceste multe: „a da ortul popii”, ortul fiind o moneda de argint pusa in mana ori pe pleoapele mortului, pentru a-si plati trecerea (vama) in lumea cealalta. Or, preotul primea plata ajutorului ritual dat raposatului, pentru a parasi mai usor lumea materiala, dupa trei zile de la declararea mortii. Interval in care – extrem de rareori, e adevarat – indivizi considerati decedati si-au revenit, zice-se, in mod miraculos. De unde sa fi stiut omul de rand ca, in cele trei zile dupa ultima suflare, ar fi perfect posibil ca mortul sa nu fie chiar mort de tot (sic!)?

Legile decesului

Societatea moderna a inventat tot felul de legi ciudate, unele aberante, bazandu-se pe „principii” aflate in interesul unor grupuri de oameni puternici: vezi avortul, homosexualitatea, consumul de droguri, drepturile criminalilor etc. etc. Iar acolo unde banul si puterea fac legea, deviza fara frontiere „Cine nu e cu noi e impotriva noastra” face ravagii. Asa e uneori si cu moartea, cand omul e ispitit sa se considere un fel de Dumnezeu.

Asa ca, pesemne sub protectia unei prezumtii de... vinovatie, s-au dat legi care stabilesc termenii relativi de constatare a mortii. Daca inima si respiratia s-au oprit, decesul va fi declarat doar daca sunt prezente si urmatoarele criterii clinice: inconstienta totala si lipsa activitatii motrice spontane; pierderea oricaror reflexe ale trunchiului cerebral; absenta totala a oxigenarii spontane.

Principiile respective – traduse succint in ideea mortii intregului creier – sunt valabile pretutindeni in lume, cu trei exceptii notabile: Marea Britanie, Grecia si Ungaria. Aici, moartea cerebrala e sinonima cu moartea numai a trunchiului cerebral, ceea ce din start plaseaza disputele stiintifice si etice in planul foarte palpabil al sanselor la supravietuire acordate unei persoane aflate in pragul Marii Treceri.

Dincolo de cinematografie

Exista zombi (sau mai bine spus morti-vii)? „Am vazut prin filme, dar nu e nimic adevarat”, asa suna raspunsul primit de la mai multe persoane. Totusi, chiar oamenii de stiinta contrazic scepticismul amatorilor de filme horror. Asadar, zombi exista, dar ei sunt victimele unui ritual unui voodoo originar din Haiti. Condamnati de comunitate, ei trebuie sa inghita un preparat toxic care le blocheaza influxurile nervoase si ii paralizeaza.

Desi traiesc, in acest moment par morti, fara nici un dubiu. Inchisi in ascunzatori subterane, nefericitii sunt readusi la viata datorita altui preparat din plante (matraguna, beladona s.a.), apoi alungati in sate foarte indepartate, unde vor ramane sclavi pentru tot restul zilelor. Intregul mecanism a fost identificat dupa 1980, de toxicologul japonez Takeshi Yasumoto. Cat despre „mitul” parului si unghiilor crescute dupa moarte, el e doar o iluzie optica data de deshidratarea si reactia tesuturilor inconjuratoare.

In fine, asa-numita suspendare a vietii prin congelare e si ea un fel de bluff stiintific, deoarece inghetarea tesuturilor vii duce la distrugerea ireversibila a celulelor. Ceea ce se practica in medicina e scaderea temperaturii corporale la unii bolnavi, pentru a le proteja creierul. Exista totusi si exercitii in fata carora si cercetatorii tac. In consecinta – de fapt, cand murim cu-adevarat?

ADRIAN-NICOLAE POPESCU - magazin.ro

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By Admin (from 02/01/2011 @ 10:00:09, in it - Scienze e Societa, read 1885 times)

Vette maestose, pareti di roccia mozzafiato, un'immensa lingua di ghiaccio che lambisce le cime: il sito Unesco Jungfrau-Aletsch racchiude in un'area di oltre 800 km2 uno dei più spettacolari paesaggi delle Alpi svizzere.

 

A ovest, la regione è costeggiata dalla linea ferroviaria del Lötschberg, a est dalla strada del Grimsel. Il suo margine meridionale coincide per alcuni tratti con il crinale nord del Vallese, in altri si spinge fin verso il fondovalle. Quello settentrionale è delimitato dalla formidabile muraglia delle Alpi bernesi.

Innumerevoli strade, piste, funivie, skilift e trenini di montagna – il più noto è quello della Jungfrau – permettono di giungere ai confini dell'area protetta e talvolta di varcarli. Una fitta rete di sentieri ne percorre la fascia esterna. Il suo nucleo rimane però pressoché inaccessibile, se non per le aquile e per gli alpinisti.

Il sito comprende montagne celebri, come la triade Jungfrau-Eiger-Mönch, il Bietschhorn, il Wetterhorn, lo Schreckhorn e il Finsteraarhorn (con i suoi 4274 metri, la vettta più alta dell'area). Nove cime superano i 4000 metri di altitudine, altre cinquanta i 3500. Una superficie di circa 350 km2 è coperta dai ghiacciai.

Il paesaggio selvaggio e inospitale ha affascinato generazioni di artisti e viaggiatori, alla ricerca di spazi di natura incontaminata in un'Europa sempre più industrializzata. La civiltà però non si ferma ai confini della regione Unesco. Alcune aree della fascia esterna del sito sono segnate dal lavoro dei contadini, dalla transumanza secolare delle greggi e delle mandrie, dalla vita quotidiana delle popolazioni di montagna.

 

Non solo montagne

«Per noi è sempre stato importante integrare nell'area della Jungfrau-Aletsch il paesaggio culturale che la circonda, che emana un fascino del tutto particolare», osserva Beat Ruppen, direttore del centro di management del sito Unesco a Naters (Vallese), mostrando fotografie dei ripidi tratturi percorsi dalle pecore dirette ai pascoli dell'Aletsch e delle suonen vallesane, canali per l'irrigazione dai tracciati vertiginosi.

Nuovi paesaggi modellati dal lavoro dell'uomo si sono aggiunti al sito con l'ampliamento approvato dall'Unesco nel 2007. I confini dell'area protetta sono stati spostati a est verso il passo del Grimsel e Meiringen, a ovest verso il lago di Öschinen (Kandersteg) e verso la parte bassa della Lötschental.

Nel lungo percorso che ha condotto alla candidatura Unesco, la definizione dei confini e l'integrazione nell'area protetta di paesaggi di interesse economico ha però dato adito a molte discussioni, per il timore delle regioni di montagna di essere sottoposte a troppi vincoli ambientali.

Processo partecipativo

La proposta di fare della regione dell'Aletsch un sito iscritto nella lista del patrimonio mondiale naturale dell'Unesco risale agli anni Settanta del secolo scorso. Allora l'idea si era però scontrata con un diffuso scetticismo da parte della popolazione locale e il progetto si era arenato.

Negli anni Ottanta, oltre il 90% del territorio che oggi fa parte del patrimonio mondiale è stato inserito nell'inventario federale dei paesaggi di importanza nazionale. La decisione ha facilitato la nuova candidatura Unesco, lanciata nel 1996, disinnescando almeno parzialmente i timori di norme di protezione troppo gravose. I vincoli imposti dall'Unesco infatti non vanno oltre quelli stabiliti dalla Confederazione.

La candidatura è stata accompagnata da lunghe trattative per definire il perimetro del sito. «Abbiamo adottato un modello partecipativo, coinvolgendo nelle discussioni la popolazione locale. È stato un processo lungo, che ha però permesso di far capire a chi vive nella regione l'importanza del marchio Unesco», ricorda Beat Ruppen.

Resta il fatto che dal perimetro sono state in larga misura escluse le zone di qualche interesse economico. Ruppen invita a comprendere le ragioni di chi vive nelle Alpi: «Senza prospettive di sviluppo economico, queste regioni rischiano di svuotarsi. E questo non può essere l'obiettivo di un sito dell'Unesco».


Vivere con l'Unesco

La regione della Jungfrau-Aletsch-Bietschhorn è stata inserita nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco nel 2001. Dopo l'ampliamento nel 2007, il sito ha ricevuto il nuovo nome Alpi Svizzere Jungfrau-Aletsch. Nel frattempo anche la popolazione locale ha scoperto i pregi del sito Unesco.

«La gente è orgogliosa di vivere in una regione che è considerata un patrimonio dell'umanità. L'identità locale ne è rafforzata», osserva Ruppen. Il logo o il nome Unesco si trova ovunque, nella regione. Anche chi in passato era scettico utilizza oggi la parola Unesco per pubblicizzare le sue attività.

La sfida è quella di garantire un equilibrio sostenibile tra protezione dell'ambiente e sviluppo economico. Con il surriscaldamento climatico, la pressione del turismo sulle regioni di alta montagna tende a crescere. I comuni sul cui territorio si trova il sito Unesco si sono impegnati a favorire uno sviluppo sostenibile, firmando nel 2001 la carta della Concordia. Per far sì che ghiacci, monti e genti possano vivere ancora per secoli insieme.

Autore: Andrea Tognina, Naters, swissinfo.ch

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