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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
 
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Ai migliori non sempre vengono riconosciuti tutti i meriti. Anzi, capita che siano proprio le istituzioni a mettere il bastone tra le ruote a chi si distingue per la voglia di fare. È il caso di Thomas Hodgkin,  medico e filantropo che dedicò la propria vita allo studio delle  malattie tumorali. Infatti, le sue critiche nei confronti del colonialismo in America ne arrestarono bruscamente la carriera.

Dalla sua, Hodgkin aveva tutte le  carte in regola per essere un medico esemplare. Nato nel 1798 da una famiglia  quacchera di Pentonville, passò da un breve apprendistato presso un farmacista di Brighton direttamente ai corsi di medicina dell’ospedale  Guy’s and St Thomas’ di Londra. Nel 1821 proseguì gli studi a Parigi, dove conobbe  René Laënnec, l’inventore dello stetoscopio.

Fu proprio merito di Hodgkin se il nuovo strumento trovò la via dell’Inghilterra. Sebbene i medici inglesi fossero scettici, il giovane dottore si impegnò a lungo nella diffusione dell’invenzione di Laënnec. Non a caso il quacchero di Pentonville aveva sempre criticato la mancanza di curiosità da parte dei colleghi più anziani.

Medico esemplare Un orecchio per la scienza La scoperta  Carriera stroncata

Nel 1825, divenuto medico a tutti gli effetti, Hodgkin iniziò a lavorare presso un ospedale londinese che offriva cure di  pronto soccorso ai cittadini più poveri della capitale. Il lavoro era massacrante e, per giunta, il giovane medico non percepiva alcuno  stipendio. Dopo due anni e mezzo di sfruttamento, la situazione cambiò e per il medico si aprì la possibilità di avere un posto al Guy’s and St Thomas’.

Hodgkin lavorò al museo di patologia dell’ospedale, dove ebbe modo di raccogliere migliaia di campioni biologici e studiare malattie fino a allora sconosciute. Fu proprio grazie a queste ricerche approfondite che, nel 1832, il medico scoprì le cause del  linfoma che oggi porta il suo nome (il  morbo di Hodgkin).

Ma quando nel 1837 si presentò l’occasione di ottenere un posto come assistente medico, gli eventi presero una brutta piega. Al posto di Hodgkin venne scelto Benjamin Babington, amico del giovane quacchero e figlio di un ex medico. Per quanto fossero entrambi candidati brillanti, pare che Benjamin Harrison, il tesoriere dell’ospedale, fosse contrario alla promozione del ragazzo di Pentonville.

Il motivo? Hodgkin aveva sempre criticato in pubblico le politiche imperialiste dell’Inghilterra nei confronti delle ex-colonie. Guarda caso, Harrison era anche vice-presidente della Hudson’s Bay Company, la quale aveva fatto fortuna vendendo armi e alcolici in cambio di pellicce agli indiani d’America. Insomma, un bel  conflitto di interessi d’altri tempi.

Hodgkin lasciò per sempre l’ospedale e prese a viaggiare per il mondo per studiare le malattie che affliggevano le popolazioni in Africa e Medio Oriente. E fu proprio in Palestina che il medico trovò la morte a causa del  colera. Era il 1866.

Fonte: Wired.it

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In caso di compravendita in Rete non c'è pseudonimo che tenga: la reale identità dell'internauta deve essere esplicitata in fase di registrazione. È quanto ha stabilito la terza sezione penale della Cassazione, con la  sentenza 12479/2012, pubblicata il 3 aprile. Chi, recita la sentenza, crea un account di posta elettronica usando le generalità di un altro utente " al fine di trarne profitto o di procurare a quest'ultimo un danno" commette reato di sostituzione di persona ( articolo 494 del Codice penale). Nello specifico caso in oggetto è stata confermata una multa di 1.140 euro, già comminata dalla Corte d'appello di Roma, a un 42enne che aveva partecipato a una serie di aste online con un nome di fantasia. A monte, l'iscrizione era stata fatta a nome di un'ignara donna che si è vista addebitare i pagamenti. L'uomo si è difeso dichiarando che " non c'è alcuna necessità di servirsi di una vera identità per comprare oggetti online, ben potendo usare uno pseudonimo". Da qui la chiara presa di posizione della Cassazione.

In linea generale, l'argomento è di stretta attualità. Online e soprattutto sui social network spopolano le utenze false, i cosiddetti fake, legate all'identità di personaggi noti. Il caso di Fiorello, scomparso da Twitter la scorsa settimana, è un esempio eclatante: non passa giorno in cui qualche bontempone non si registri con il vecchio account dello showman siciliano (@sarofiorello) e cinguetti il sospirato ritorno. Intanto, il diretto interessato gioca con l'interesse virtuale scatenatosi in seguito alla sua cancellazione in azzurro e fa capolino su Youtube.

Tornando alle questioni giudiziarie, la registrazione con altrui e noto nome non è stata toccata dalle corti nostrane. " L'anonimato", spiega a Wired.it l'avvocato esperto di diritto digitale Fulvio Sarzana di Sant'Ippolito, " è protetto fino a prova contraria". Fino a quando il reale proprietario dell'identità non viene danneggiato in qualche modo, come recita la sentenza sopracitata e come la Cassazione - ricorda Sarzana - aveva già stabilito il 14 dicembre del 2007. La sentenza 46674 condannava un uomo reo di aver stretto rapporti in Rete a scopo sessuale utilizzando le generalità di un'altra persona, tutelata anche in questo caso dal 494 del Codice penale. Se, precisa invece Sarzana, un anonimo qualunque acquista il dominio erosramazzotti.it o crea l'account Twitter @alessiamarcuzzi, il cantante e la presentatrice " possono agire in difesa della loro reputazione online" e chiedere la cancellazione di indirizzo e profilo ma " non non ci si sta più muovendo, non essendoci danno o profitto, entro i confini del reato di sostituzione".

Fonte: Wired.it

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Multumita particulelor emise de Soare, aurorele boreale sunt mai frumoase ca niciodata, lucru ce se poate observa într-un nou clip realizat de-a lungul ultimelor 8 luni de un fotograf pasionat.

Cele mai spectaculoase imagini cu aurora boreală, surprinse într-un clip uluitor (VIDEO)

Ole C. Salomonsen a petrecut perioada cuprinsa între septembrie 2011 si aprilie 2012 fotografiind cerul în Suedia, Norvegia si Finlanda, capturând în total peste 150.000 de cadre.

Editând fotografiile surprinse, Salomonsen le-a ales pe cele mai reusite 6.000 dintre acestea, pe care le-a compilat într-un clip spectaculos, acompaniat de muzica compozitorului norvegian Kai-Anders Ryan.

Salomonsen a descris munca descrisa pentru realizarea acestui film: „Clipul video rezuma efortul depus de-a lungul acestui sezon agitat, încheiat în urma cu doar câteva zile. În aceasta perioada, soarele face sa fie dificila fotografierea aurorelor, asa ca am decis sa închei aventura si sa public acest clip video. Am condus mii de kilometri între locatiile din regiunea arctica, iar la fata locului ma agitam pentru a fotografia cu 2-3 camere diferite. Spre norocul meu, am avut parte de companie în multe dintre noptile friguroase pe care le-am îndurat”.

Sursa: Vimeo - via Descopera.ro

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“In order to behave efficiently, you want to process relevant sensory information as fast as possible, but relevance is determined by your current situation,” said Joy Geng, assistant professor of psychology at the UC Davis Center for Mind and Brain.

For example, a flashing road sign alerts us to traffic merging ahead; or a startled animal might cue you to look out for a hidden predator.

When concentrating on a specific task, it’s helpful to reconfigure brain networks so that task-relevant information is processed most efficiently and external distractions are reduced, Geng found.

Geng and co-author Nicholas DiQuattro, a graduate student in psychology, used functional magnetic resonance imaging to study brain activity in volunteers carrying out a simple test. They compared their results to mathematical models to infer connectivity between different areas of the brain. The study appeared in the Dec. 7 issue of the Journal of Neuroscience.

The subjects had to look for a letter “T” in a box and indicate which way it faced by pressing a button. They were also presented with a “distractor”: another letter T in a box, but rotated 90 degrees.

The distractor was either similar in appearance to the target, or brightened to be more attention-getting.

Subjects did better in trials with an “attention-getting” distractor than a less obvious one, and lit up specific areas of the brain accordingly.

The new work shows that the brain doesn’t always “ramp up” to deal with the situation at hand, Geng said. Instead, it changes how traffic moves through the existing hard-wired network -- rather like changing water flow through a network of pipes or information flow over a computer network -- in order to maximize efficiency.

Source: UC Davis - via ZeitNews.org

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Se siamo ancora qui a parlare di fusione fredda 23 anni dopo la conferenza stampa in cui Stanley Pons e Martin Fleischmann (era il 23 marzo del 1989) annunciarono al mondo di aver realizzato la fusione di atomi di deuterio in un reticolo di palladio producendo un eccesso di energia, è perché non sembra facile liquidare il tutto come junk science, cattiva scienza. Ma è altrettanto assurdo illudersi che la fusione fredda – o come oggi si preferisce dire, le reazioni nucleari a debole energia o Lenr (acronimo di Low Energy Nuclear Reactions) – risolvano i problemi energetici e ambientali del pianeta. Se la rivoluzione attesa non c’è stata, non è colpa di un fantomatico complotto ordito dalle lobby dei potenti. Mettiamola così: è la fisica, bellezza.

Riprodurre in una stanza, magari dentro piccoli dispositivi, ciò che tiene acceso il Sole grazie a temperature di decine di milioni di gradi Kelvin, è quanto meno complicato. Soprattutto, è contrario alle leggi fisiche e chimiche conosciute. “ Si tratta di fondere elementi più leggeri in atomi più pesanti, la cui massa finale è inferiore alla somma delle masse iniziali, con rilascio di energia”, spiega Antonio Zoccoli, professore ordinario di fisica all’Università di Bologna, nella giunta dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn). “ Il problema è che per unire protoni carichi positivamente, che si respingono, è necessario vincere la forza elettrostatica e per questo sono necessarie temperature e pressioni elevate, come avviene nelle stelle”. Ammettiamo pure che esista qualche effetto quantico ignoto che permetta quello che oggi sembra inconcepibile, la fusione nucleare a temperatura ambiente. Sta di fatto che tutte le ricerche serie finora condotte – e non sono poche – hanno racimolato scarsi risultati, controversi e - ahinoi - difficilmente riproducibili (il che, in fisica, non è un buon segno). Così, dopo la partenza a razzo dei due scienziati statunitensi (che non erano neppure fisici nucleari, ma elettrochimici), è finita a tarallucci e vino. Molti laboratori provarono, in maniera indipendente, a ripetere gli esperimenti, senza tuttavia riuscirci (gli stessi Fleischmann e Pons avrebbero poi ammesso errori). Qualcosa di simile a una  frode, insomma. Con il passare del tempo la fusione fredda è stata ripudiata dalla gran parte della comunità scientifica. Ma un centinaio di scienziati nel mondo perseverano nell’impresa: sono mosche bianche, eppure continuano a operare all’interno di importanti centri di ricerca, in Italia e all’estero, con soldi pubblici e privati.

Due settimane fa, a fare un punto sui progressi nelle Lenr, è stato Francesco Celani, ricercatore dell’Infn, invitato a tenere una conferenza al Cern di Ginevra con Yogendra Srivastava, dell’Università di Perugia. La più eretica delle materie che entra nel tempio della scienza ufficiale. Forse un segnale che qualcosa sta cambiando? In realtà, c’è ben poco per cui entusiasmarsi.

“ Qualcosa di anomalo ogni tanto si verifica, e questo è documentato da più di vent'anni di ricerche, il problema è che non si conoscono bene i parametri in gioco per rendere il fenomeno riproducibile”, dice Celani.  Se i dati sperimentali sono confusi, si brancola nel buio dal punto di vista teorico: “ Sono stati proposti circa 150 modelli per spiegare le stranezze della materia condensata”, dice Celani, “ la più verosimile è la teoria di Widom-Larsen", ma un impianto solido, in realtà, non esiste. Celani sostiene anche che ricerche di rilievo siano state insabbiate e venute a galla negli ultimi anni. Ma - ammesso che sia vero - ci vuol tanto a dimostrare, una volta per tutte, che la fusione fredda può funzionare? Per di più, anche gli esperimenti favorevoli all’ipotesi pubblicati su riviste scientifiche con peer-review, riferiscono un eccesso di energia di poche decine di watt.

Il Cern, in tutto ciò, come la vede? “ Ci sono fenomeni intriganti nelle reazioni nucleari a bassa energia ancora in fase di studio”, spiega a Wired.it il portavoce James Gillies: “ Il Cern non conduce ricerche in questo campo, ma abbiamo un programma di conferenze molto vasto per consentire ai nostri scienziati di esser aggiornati sugli sviluppi in molte branche della fisica”.

Anche l' Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, non demorde. Non è vero che dopo il famoso Rapporto 41 la partita si è chiusa. L’anno scorso, sulla rivista bimestrale dell’Enea, Vittorio Violante e colleghi del Centro di ricerche di Frascati facevano il punto della situazione scrivendo che “ i risultati raggiunti eliminano dubbi sull’esistenza del fenomeno e aprono interessanti prospettive per la sua definizione”. Già, perché non è affatto chiaro se queste anomalie riportate in vari esperimenti coinvolgano reazioni nucleari, o piuttosto, chimiche. In conclusione del focus, i toni si stemperano: “ non c’è davvero la possibilità di esprimersi né su ipotetiche applicazioni né sulla possibilità di studi di natura tecnologica senza aver prima definito la fisica del sistema. Non sappiamo ancora se potranno esserci applicazioni di qualche genere”. D’altronde, una fonte d’energia dev’essere affidabile: se faccio il pieno dell’automobile so quanti chilometri posso percorrere, se premo l’interruttore della luce so che la lampadina si accende. Sarebbe assai poco pratico un apparecchio Lenr che funziona una volta sì e 100 no, come e quando pare a lui.

I sostenitori delle Lenr non mancano alla Nasa, al Mit, all' Agenzia di ricerca della Marina statunitense, anche se si tratta più che altro di esperienze isolate. Stringi stringi, la fusione fredda o qualunque cosa essa sia, sembra dannatamente elusiva: tanti indizi, nessuna prova.

Poi l’anno scorso, spunta un imprenditore: Andrea Rossi, già salito alla ribalta delle cronache giudiziarie in passato per una pesante ecotruffa (20 anni fa prometteva di trasformare i rifiuti in petrolio).

Rossi si affianca a un anziano professore di fisica in pensione, Sergio Focardi, dell’Università di Bologna, e insieme i due annunciano di aver realizzato la macchina perfetta della fusione fredda: E-Cat, che sta per catalizzatore di energia, un dispositivo grande come due scatole di scarpe che fonderebbe nuclei di idrogeno e atomi di nichel (con l’aggiunta di un misterioso ingrediente segreto), generando come unica scoria dell’innocuo rame. Niente radiazioni, niente gas inquinanti, materia prima a basso costo e abbondante. La produzione d’energia sarebbe enorme: 10 kW, a fronte di meno di un 1 kW in entrata. E, dulcis in fundo, il processo è controllato, riproducibile, funziona sempre. Insomma, tutti i problemi con cui si è scontrata per vent’anni la ricerca sulle Lenr, risolti in un colpo solo. Wow. Sarebbe fantastico, se fosse vero. Questa sì, la soluzione ai mali del mondo.

Peccato ci siano mille ragioni per essere davvero molto perplessi sulla vicenda. Nessun ricercatore ha potuto guardare nel dispositivo e fare verifiche indipendenti di cosa avvenga dentro E-Cat. Nel corso delle dimostrazioni a porte chiuse avvenute a Bologna - con l’apparecchio completamente avvolto dalla carta stagnola -, l’unica misura esterna effettuata ha dato esito negativo. “ Se nel dispositivo avvenisse davvero la fusione nucleare (con la produzione d’energia dichiarata, non potrebbe essere una reazione chimica), be', dovrebbero prodursi raggi gamma”, dice Antonio Zoccoli: “ Ma quando abbiamo posizionato rivelatori accanto all’apparecchio, praticando dei fori nella schermatura di protezione, non abbiamo osservato alcuna emissione”. Se d’altronde quell’emissione ci fosse stata, avrebbe incenerito gli astanti. Come spiega dettagliatamente in questo post Ethan Siegel, astrofisico statunitense, anche i pochi dati a disposizione su E-Cat sono sufficienti per affermare che le reazioni proclamate sono semplicemente impossibili. Su E-Cat non sono stati pubblicati lavori scientifici (non inganni il Journal of Nuclear Physics, che a dispetto del nome altisonante, è un blog aperto dagli stessi Rossi e Focardi).

Credere a E-Cat è come credere a un miracolo: un atto di fede. Intanto, il tempo passa, e i nodi vengono al pettine: il brevetto non approvato, il contratto non onorato con l’Università di Bologna e rescisso, altisonanti  affermazioni ritrattate. Eppure, basterebbe poco per zittire le malelingue: accettare il processo di revisione scientifica. L’appello è bipartisan, sia da parte di chi studia la fusione fredda come Celani, sia di chi appartiene alla corrente mainstream, come Zoccoli. “ Non abbiano timori di sottoporre il dispositivo alle verifiche sperimentali”, rinnova l’invito Zoccoli: “ Vincerebbero il Nobel, altro che brevetto”. Č più che legittimo sospettare che, in buona fede, sia stato fatto un errore di misura. A pensar male, invece, che dentro E-Cat si nasconda l’inganno. E per la fusione fredda sarebbe il colpo di grazia.

Fonte: Wired.it

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Compania îsi va dezvalui intentiile în cadrul unei conferinte de presa la Muzeul Zborului din Seattle.

Planetary Resources va avea doua obiective: exploatarea miniera a resurselor naturale si explorarea spatiala, urmând ca prin vânzarea materialelor extrase din asteroizi sa obtina un profit colosal, adaugând totodata mii de miliarde de dolari la PIB-ul planetar.

Mineritul spaţial, noul obiectiv al miliardarilor de la Google

Cantitatea imensa de resurse pretioase, precum platina, ce se gaseste în asteroizi ar putea fi o solutie pentru criza resurselor, ce a dus în ultimii ani la inflatie ridicata si la conflicte între tari.

Unul dintre antreprenorii implicati în noul proiect este Peter Diamandis, cunoscut pentru competitia Ansari X-Prize, ce premiaza cele mai reusite proiecte spatiale.

Într-un interviu acordat revistei Forbes, Diamandis a declarat „Pamântul este o firimitura aflata într-un supermarket al resurselor. Acum avem în sfârsit tehnologia care sa ne permita sa extragem resursele aflate în afara Terrei, pentru beneficiul umanitatii, fara a mai viola si distruge aceasta planeta”.

Printre investitorii în compania Planetary Resources se numara Ross Perot JR., fiul fostului candidat prezidential, Larry Page si Eric Schmidt (Google), regizorul James Cameron, Charles Simonyi (miliardarul a calatorit de doua ori pâna la Statia Spatiala Internationala). Compania beneficiaza si de serviciile lui Tom Jones, specialist NASA si totodata doctorand în stiinta planetara.

Surse: Daily Mail, USA Today - via Descopera.ro

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It’s an important step forward in the effort to build the future ITER reactor.

Scientists have achieved a milestone: they have managed to stop the growth of instabilities inside a nuclear fusion reactor. How? Here’s a look at this energy source, which despite being challenging to control, is nevertheless extremely promising.

Nuclear fusion is an attempt to reproduce the energy of the Sun in an Earth-based reactor system. When gas is heated to several million degrees, it becomes plasma. Sometimes in the plasma, an instability will appear and grow large enough to perturb the plasma, making it vibrate despite the presence of the magnetic field in which it is contained. If the plasma touches the walls of the reactor, it will cool rapidly and create large electromagnetic forces within the structure of the machine.

The challenge is to reduce the instabilities deep within in the interior of the plasma so that they don’t amplify, while at the same time allowing the reactor to continue to function normally. Thus it is necessary to work within the specific configuration of these fusion reactors, where the plasma is strongly confined by a magnetic field. By adjusting an antenna that emits electromagnetic radiation, physicists from EPFL’s Center for Research in Plasma Physics were able to quench the instabilities when they appear, in the precise region where they are forming, and without perturbing the rest of the installation.

From theory to practice

The physicists first conducted simulations to verify the extent to which specific radiation frequencies and locations of application would suppress the growth of instabilities. Then they carried out tests to confirm their calculations. The beauty of their approach is that they were able to use antennas that are used as part of the system to heat the plasma, and that are already present in the Joint European Torus (JET), the largest reactor currently in use. Surprisingly, the simulations and the tests showed that heating and instability suppression can be combined, by aiming the radiation slightly off-center in the plasma.

The next step will be to add a detector system that will make it possible to neutralize instabilities in real time over longer time periods. These improvements can then be implemented in the ITER fusion reactor, currently in development in Southern France.

Source: Ecole Polytechnique Federale de Lausanne - via ZeitNews.org

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Sarà possibile esplorare 150 musei in più di 40 paesi, per un totale di 30mila opere digitalizzate!

La grande biblioteca del mondo che Google sta pazientemente catalogando, da oggi sarà più vasta. E avrà i suoi saloni d’arte personalizzabili, sul modello delle grandi stanze dove i nobili del Settecento raccoglievano il meglio delle loro collezioni artistiche. Così il progetto Google Art Project, lanciato dal gigante di Mountain View nel febbraio del 2011 per esplorare i più famosi musei del mondo, oggi raggiunge la sua seconda fase, arricchendosi di oltre 30mila opere d’arte e 150 musei in 40 paesi, tutti esplorabili nei dettagli. Google ha appena annunciato di aver espanso la sua collezione artistica, grazie a fotografie ad altissima risoluzione (Gigapixel) e a 360°, non solo di dipinti, sculture e oggetti museali, ma anche di graffiti di strada brasiliani, arti decorative islamiche, antiche opere rupestri africane.

Fra i luoghi d’ arte più particolari, tutti percorribili grazie alla tecnologia di Street View, ci sarà l’ufficio del Presidente degli Stati Uniti. Anche l’Italia ha contribuito ad ampliare la raccolta di Google: i Musei Capitolini di Roma, fondati da Sisto IV nel 1471 per conservare ed ammirare il glorioso passato culturale della Città immortale, sono entrati a far parte del progetto, dopo gli Uffizi di Firenze. Restando comodamente a casa, sarà possibile sbirciare fra i serpenti del Busto di Medusa, capolavoro di Gian Lorenzo Bernini, entrare nella fastosa Aula degli Orazi e dei Curiazi affrescata da Giuseppe Cesari e quasi sfiorare la famosa Lupa Capitolina di bronzo che allatta Romolo e Remo.

Il Google Art Project si arricchisce di nuove funzioni. Con Esplora e Scopri i visitatori virtuali potranno ricercare le opere per collezione ed artista, visualizzando tutte le informazioni necessarie attraverso schede di approfondimento. E grazie alla funzione La mia galleria, tutti potranno creare la propria playlist museale: uno strumento progettato anche in funzione didattica.

Non mancherà la versione del Google Art Project per i tablet. Si partirà con quella destinata ad Android per poi creare, dopo il lancio, anche l'applicazione per la concorrenza.

Fonte: Wired.it

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Tot mai multe studii vin sa demonstreze ca realizarea faptului ca suntem muritori ne poate face mai toleranti. Mai mult, studiul reliefeaza faptul ca si gândirea non-constienta asupra acestui subiect, aparuta în urma unei plimbari printr-un cimitir, poate fi benefica.

Studii anterioare sustin ca reflectia asupra mortii este distructiva si periculoasa, alimentând comportamentul violent. Psihologia sociala sustine ca teoriile managementului terorii (TMT) arata ca modul de comportare este motivat în mare parte de teama de moarte. Conform acestor teorii, simbolurile care creeaza viziuni culturale asupra lumii sunt protejate cu înversunare ca reprezentari ale lumii reale. TMT sustin ca atunci când oamenilor li se aminteste de moarte, ei aplica mai usor aceste simboluri, iar acest fenomen poate determina aparitia actelor de violenta si chiar a razboaielor.

De ce moartea ne poate face mai buni?

Din acest motiv, autorul raportului, Kenneth Vail de la Universitatea Missouri sustine ca pâna acum "a existat doar o întelegere minimala a faptului ca fenomenul de constientizare a mortii ar putea motiva atitudini si comportamente benefice care pot alimenta starea de bine".

Autorii noilor cercetari s-au bazat pe un studiu din 2008 realizat de Matthew Gailliot asupra psihologiei personalitatii, în care era testat modul în care existenta unui cimitir în apropiere afecteaza dorinta oamenilor de a-i ajuta pe straini. "Cercetatorii au emis ipoteza ca, daca valoarea culturala a întrajutorarii era importanta pentru oameni, atunci constientizarea mortii poate amplifica dorinta de a-i ajuta pe ceilalti" a declarat Vail.

Oamenii de stiinta au observat oameni care treceau pe lânga un cimitir si persoane care se aflau pe o strada laturalnica, de unde cimitirul nu putea fi observat. Pe lânga trecatori existau figuranti care vorbeau fie despre ajutorare, drept o valoare culturala, fie despre alte subiecte. La câteva secunde dupa ce indivizii treceau de acesti figuranti, o tânara îsi scapa caietul pe jos.

Cercetatorii au analizat modul în care oamenii reactionau si daca o ajutau pe straina, în functie de context. Rezultatele au indicat ca în conditiile în care cei din jur vorbeau despre ajutorare ca valoare, cei din apropierea cimitirului erau mult mai dispusi sa ajute un strain, în comparatie de cei aflati pe o strada obisnuita. "

Alte experimente, atât de teren, cât si de laborator, au replicat aceste constatari, care arata ca "gradul de constientizare a mortii poate favoriza toleranta, egalitarismul, compasiunea, empatia si pacifismul", a adaugat Vail.

Un studiu similar realizat în 2009 de Zachary Rothschild de la Universitatea din Kansas a evidentiat ca o constientizare a decesului îi poate motiva pe fundamentalistii religiosi americani si iranieni sa afiseze compasiune fata de membrii altor grupari religioase, atunci când textele religioase subliniaza toleranta drept valoare.

De asemenea, gândul ca într-o zi vom muri ne poate ajuta sa devenim mai sanatosi. Studii recente au aratat ca atunci când oamenii îsi amintesc ca nu sunt nemuritori tind sa faca alegeri mai sanatoase. În aceasta privinta, o cercetare realizata de D.P. Cooper, în 2011, a demonstrat ca femeile au fost mult mai dispuse sa îsi faca controale medicale dupa ce li s-a expus riscul de deces.

Sursa: Telegraph - via Descopera.ro

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The new map of the universe that is in full color, covers more than one quarter of the entire sky, and is full of so much detail that you would need five-hundred-thousand high-definition TVs to view it all. The map consists of more than one-trillion pixels measured by meticulously scanning the sky with a special-purpose telescope located in New Mexico. This week, at the annual meeting of the American Astronomical Society in Austin, Texas, the SDSS scientists announced results of four separate studies of this new map that, taken together, provide a history of the universe over the last six-billion years.

"This map of the universe, constructed from observations over the past decade, is an unprecedented view of the distribution of stars, galaxies, and quasars, and allows us to trace the evolution of the constituents of the universe over vast swaths of cosmic time," said Donald Schneider, head of Penn State's Department of Astronomy and Astrophysics, the SDSS survey coordinator, and a coauthor on all four studies. Two additional department members, Distinguished Professor Niel Brandt and Assistant Professor Suvrath Mahadevan, are participants in the SDSS.

The final version of the SDSS map was published online last year and has been viewed more than a million times by astronomers, students, and citizen scientists from all over the world, and it has been studied in depth by international teams of scientists from the SDSS collaboration.

The scientific results announced this week are based on an investigation of the clustering of galaxies all over the sky. "The galaxies we see today give us clues to the history of our universe," says Shirley Ho, an astrophysicist at Lawrence Berkeley National Laboratory (LBL) and the Bruce and Astrid McWilliams Center for Cosmology at Carnegie Mellon University, who was the lead author of one of the papers. "The way galaxies cluster together today can tell us two things. First, galaxy clustering can provide a measuring stick to see how the universe has expanded over time. Second, we can use that information to calculate exactly how much matter the universe contains, and what fraction consists of ordinary matter, dark matter, dark energy, and neutrinos."

The other three papers explore various pieces of the universe in more detail. A team led by Hee-Jong Seo of the Berkeley Center for Cosmological Physics at LBL and the University of California Berkeley compared the observed clustering of nearby galaxies to those in the early universe to obtained a detailed picture of the universe's expansion, while a team led by Roland de Putter of the University of Barcelona used the clustering data to determine the mass of the neutrino, a subatomic particle that only recently was proven to have any mass at all. None of these results would have been possible without the work of a team led by Ashley Ross of the University of Portsmouth (UK), who carefully studied how other effects, such as the presence of stars in our galaxy, affect these conclusions.

The first step in the research was to identify 900,000 "luminous galaxies" seen by the SDSS -- so-called because they shine much brighter than typical galaxies, meaning that they can be seen at great distances across the universe. "By covering such a large area of sky and working at such large distances, these measurements are able to probe the clustering of galaxies on incredibly vast scales," says Martin White, a member of the research team based at Lawrence Berkeley National Laboratory and the University of California Berkeley.

The luminous galaxy measurements were used by Ross's team to determine what additional factors needed to be taken into account. "Because we are looking out at the universe from one place -- the Earth -- we don't always get a clear picture of what the universe as a whole looks like," says Ross. "We have to carefully consider what that means, to make sure that we don't mistake an accident of our Earthbound view for the true structure of the universe."

Armed with the proper estimates of how luminous galaxies cluster, the researchers compared the estimates for the clustering of nearby galaxies with those much farther away. "This analysis is one of the most trustworthy ways to measure dark energy," Seo says. "The imprint of sound waves in the early universe leaves a clear signature on the clustering of galaxies known as baryon acoustic oscillation. By comparing the size of this feature, seen in the cosmic microwave background just 300,000 years after the Big Bang, to that measured by SDSS-III for galaxies 7-11 billion years later, we can measure how the universe has expanded over that time and can learn about the nature of dark energy."

By comparing the distances to galaxies with how much the universe has expanded since light left those galaxies, astronomers can learn more about the nature of the mysterious dark energy currently driving the increasing rate of that expansion. "These studies allow us to look back six-billion years, to a time when the universe was almost half as old as it is now," said Antonio Cuesta of Yale University, a key member of all four research teams. Among the results: assuming the most widely accepted and likeliest cosmological model, the researchers found that dark energy accounts for 73 percent of the universe, with a margin of error of only two percent.

The SDSS's map covers almost unimaginably large scales but, amazingly, it also offers insights into the almost unimaginably small. The universe is full of tiny particles called neutrinos, the by-products of the nuclear reactions that make stars shine. Many trillions of the tiny particles pass harmlessly through the Earth every second. When initially discovered, it was believed that neutrinos were massless. Recent work by particle physicists have demonstrated that the neutrino has a small mass, but they have been able to place only an upper limit on this value.

Astronomy offers another approach to determining the mass of this ubiquitous subatomic particle. A team led by Roland de Putter of the University of Valencia in Spain examined the SDSS's map to estimate the largest neutrino mass consistent with the universe we see. "One of the greatest laboratories for particle physics is the universe itself," de Putter says. The team's study pinpointed the largest possible neutrino mass at less than a millionth of the mass of an electron -- a better constraint by a factor of ten than can be offered by traditional particle-physics methods.

The four papers announced this week fit together to help in understanding the history of the universe in unprecedented detail. But even more detail is still to come. Later this year, the SDSS will publish Data Release 9, which will include highly accurate distance measurements to many galaxies, substituting these accurate measurements for the estimates used in the four new studies.

"For each and every one of our million galaxies," Cuesta says, "we will replace its estimated distance with a very precise measure. Our upcoming map will bring the universe into sharp focus." Seeing the universe in sharp focus will almost certainly help advance our understanding of the whole universe -- from the very large to the very small.

Source: Pennsylvania State University - via ZeitNews.org

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