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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
 
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Dopo quello sensibile alla luce, alle variazioni di pH, all’anidride carbonica o alla temperatura, arriva il primo sapone sensibile al campo magnetico. Come è stato realizzato? Č bastato trasformare le molecole di detergente in piccoli centri metallici, aggiungendo alla soluzione atomi di ferro. In questo modo il sapone è diventato a controllo magnetico, così che lo si possa rimuovere da una soluzione dopo aver svolto le operazioni di pulizia, senza lasciar traccia. A creare il sapone magnetico, che potrebbe anche essere utilizzato per la bonifica degli sversamenti petroliferi in mare, sono stati i ricercatori della University of Bristol (Gb), guidati da Julian Eastoe.

Un sapone è fatto di molecole con una duplice affinità: una idrofobica (che ama i grassi e quindi si lega a molecole di questo tipo) e una idrofila ( amante cioè dell’acqua). Il potere sgrassante, e quindi pulente, risiede nella capacità del sapone di legarsi alle molecole di grasso e al tempo stesso di essere lavato via dall’acqua. Per essere utilizzato nelle bonifiche degli sversamenti di petrolio in mare, però, il sapone dovrebbe essere anche facilmente rimovibile. E qui nasce l’idea dei ricercatori, pubblicata su Angewandte Chemie, simile per concetto a quello che facciamo con una calamita quando raccogliamo un ago da terra.

Il problema è che il sapone normalmente non è un metallo con proprietà magnetiche come l’ago, o almeno non abbastanza. Per questo i ricercatori di Bristol hanno aggiunto del ferro ai tensioattivi composti di ioni cloruro e bromuro, del tutto simili a quelli che si possono trovare nelle nostre case, ha spiegato Eastoe alla Bbc. In questo modo gli scienziati hanno trasformato le particelle di sapone in centri metallici, come confermato dalle analisi effettuate dai ricercatori dell’ Institute Laue Langevin di Grenoble, in Francia, analizzando il detergente con tecniche di scattering di neutroni (un sistema che permette di avere informazioni sulla struttura della materia).

Non è tutto. Gli scienziati sono infatti riusciti a dimostrare che il sapone può essere realmente maneggiato magneticamente in soluzione. Quando introdotto in un tubo in presenza di acqua e petrolio, le particelle di sapone possono superare la forza di gravità e la tensione superficiale dei liquidi, muovendosi in direzione del magnete. Questa capacità renderebbe lo speciale sapone utilizzabile in molti casi in cui è necessario intervenire con bonifiche. Anche - almeno a livello teorico - per ripulire le acque dagli idrocarburi come quelli della macchia d'olio al largo dell’ isola del Giglio, appena rilevata e causata dal naufragio della Costa Concordia, su cui stanno attivando le prime procedure per lo svuotamento dei serbatoi di carburante che minacciano l'ambiente circostante.

Fonte: Wired.it

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Un nou studiu efectuat în Marea Britanie a analizat 160 de probe de tesut mamar, prelevate de la 40 de paciente care au suferit mastectomii. În 99% dintre probe au fost gasite urme de parabeni, iar 60% dintre probe aveau cinci tipuri diferite de parabeni. Chiar si la pacientii care nu au utilizat niciodata antiperspirante au fost gasite urme de parabeni. Motivul, spun specialistii, este ca parabenii sunt folositi drept conservanti pentru sampoane, cosmetice, produse farmaceutice si chiar alimente.

Antiperspirantele - responsabile pentru apariţia cancerului la sân?

Cercetarea nu arata categoric faptul ca parabenii produc cancer. Specialistii mentioneaza ca este posibil ca persoanele care nu au cancer si care sunt expuse la aceste substante sa aiba aceeasi cantitate de parabeni în tesutul mamar, fara a fi afectate. Însa studiul nu a inclus si o analiza a tesutului mamar provenit de la persoane care nu sufera de cancer.

Oamenii se tem de aceste chimicale pentru ca, la nivelul corpului uman, parabenii se comporta la fel ca estrogenul, iar expunerea marita la acest hormon, pe întreaga durata a vietii, este asociata cu riscul dezvoltarii cancerului mamar. Din acest motiv, multi specialisti se tem ca si expunerea de lunga durata la parabeni ar putea duce la aparitia cancerului.

În Statele Unite, Agentia pentru Alimente si Medicamente (FDA) nu are dreptul de a impune reguli industriei cosmeticelor, dar a pus la dispozitia publicului un rezumat cu privire la ultimele cercetari legate de parabeni si a declarat ca sansele ca aceste chimicale sa produca vreo forma de cancer sunt mici. "În prezent nu exista niciun motiv de îngrijorare în ceea ce priveste continutul de parabeni din cosmetice", a concluzionat FDA.

Aceeasi parere o au si specialistii de la The American Cancer Society, organizatie care are ca scop prevenirea cancerului. "Nu exista studii epidemiologice solide care sa evidentieze legatura dintre cancerul mamar si aceste substante chimice", a declarat organizatia pe situl propriu.

Sursa: TIME - via descopera.ro

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Why do we resist change even when the system is corrupt or unjust? A new article in Current Directions in Psychological Science, a journal published by the Association for Psychological Science, illuminates the conditions under which we're motivated to defend the status quo—a process called "system justification."

System justification isn't the same as acquiescence, explains Aaron C. Kay, a psychologist at Duke University's Fuqua School of Business and the Department of Psychology & Neuroscience, who co-authored the paper with University of Waterloo graduate student Justin Friesen. "It's pro-active. When someone comes to justify the status quo, they also come to see it as what should be."

Reviewing laboratory and cross-national studies, the paper illuminates four situations that foster system justification: system threat, system dependence, system inescapability, and low personal control.

When we're threatened we defend ourselves—and our systems. Before 9/11, for instance, President George W. Bush was sinking in the polls. But as soon as the planes hit the World Trade Center, the president's approval ratings soared. So did support for Congress and the police. During Hurricane Katrina, America witnessed FEMA's spectacular failure to rescue the hurricane's victims. Yet many people blamed those victims for their fate rather than admitting the agency flunked and supporting ideas for fixing it. In times of crisis, say the authors, we want to believe the system works.

We also defend systems we rely on. In one experiment, students made to feel dependent on their university defended a school funding policy—but disapproved of the same policy if it came from the government, which they didn't perceive as affecting them closely. However, if they felt dependent on the government, they liked the policy originating from it, but not from the school.

When we feel we can't escape a system, we adapt. That includes feeling okay about things we might otherwise consider undesirable. The authors note one study in which participants were told that men's salaries in their country are 20% higher than women's. Rather than implicate an unfair system, those who felt they couldn't emigrate chalked up the wage gap to innate differences between the sexes. "You'd think that when people are stuck with a system, they'd want to change it more," says Kay. But in fact, the more stuck they are, the more likely are they to explain away its shortcomings. Finally, a related phenomenon: The less control people feel over their own lives, the more they endorse systems and leaders that offer a sense of order.

The research on system justification can enlighten those who are frustrated when people don't rise up in what would seem their own best interests. Says Kay: "If you want to understand how to get social change to happen, you need to understand the conditions that make people resist change and what makes them open to acknowledging that change might be a necessity."

Source: EurekAlert via ZeitNews.org

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Non ci sono solo video, musica e software pirata nel calderone di Megaupload, il sito chiuso tempo fa dall’Fbi. C’è anche l’altra metà della mela: contenuti legali, con tanto di copyright e distribuiti in maniera del tutto legittima. Che adesso rischiano di andare perduti per sempre, insieme, forse, ai soldi per l’acquisto di spazi premium di data storage. Perché ci sono utenti che usavano il servizio di Kim Shmitz per immagazzinare foto e video da mostrare a parenti lontani, o per raccogliere file musicali da condividere con colleghi dall’altra parte del mondo, in modo del tutto legale. Adesso, oltre a rischiare di perdere i propri contenuti, si ritrovano a ripiegare su servizi come Dropbox. Non senza però, come spiega Ars Technica. Perché, parola agli utenti, Megaupload rappresentava la soluzione ideale in termini di capacità storage, velocità di caricamento dei file e semplicità di condivisione.

Se è vero che il danno collaterale - come lo chiama uno degli utenti sul forum di Ars Technica riferendosi all’oscuramento anche dei file condivisi in maniera legale - c’è, è altresì vero che Megaupload nelle sue Faq aveva messo in guardia i propri clienti, invitandoli a salvare copie dei propri file e paventando anche il rischio che un giorno, senza preavviso, i dati sarebbero potuti diventare indisponibili o addirittura andare perduti.

Eppure questo non basta a calmare la sfilza di utenti che reclamano i propri contenuti immagazzinati nel tesoriere di Megaupload, come spiega Mark Ellul, che usava il servizio per scopi tutt’altro che illegali: “Usavo il mio account per lo storage online e per backup, e anche per inviare i miei video personali dalla Spagna all’Australia, così che i miei genitori potessero vedere i filmati in hd delle loro nipoti”.

Ma c’è anche tanta musica (legale) su Megaupload. Dai file mp3 dei concerti della banda rock Phish (che permette di registrare i propri pezzi), a tracce musicali originali inviate a distanza, dal Colorando all’Alaska (per citare un esempio): si poteva caricare file fino a 8GB senza alcun problema. Ancora, c’è chi lo usava come un raccoglitore: “Alcuni dei miei progetti sono troppo grandi per servizi come YouSendIt. Un account gratis su Megaupload invece ti permette di inviare file fino a 2GB. E io non ho idea di dove caricherò i miei file ora” scrive ancora la musicista Suzanne Barbieri.

Ma a quanto pare Megaupload era la piattaforma perfetta anche per gli sviluppatori di Android, come Massimiliano Fanciulli, che su Google+ scrive: “Usavo il servizio per distribuire le versioni beta della mia app Sleepy, prima di pubblicarla sull’Android Market”. 

E mentre comincia la migrazione degli utenti arrabbiati verso servizi alternativi (la lista è lunga, da Dropbox a Google Docs, a RapidShare, a FileSonic) c’è anche chi spera un giorno di poter aver indietro il lavoro e i ricordi imprigionati sul sito, come spiega l’editor Cassandra Olivia ad Ars Technica: “Chiudere Megaupload senza distinguere tra contenuti che infrangono il copyright e quelli che non lo fanno ha causato agli utenti che lo utilizzano in modo legale un disservizio ed è stata una violazione. Troppo generalizzata. Spero di riavere il mio account e le mie foto indietro”. 

Fonte: Wired.it

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AMSTERDAM, (Reuters) - The Netherlands moved to ban the sale of potent hashish cannabis on Thursday, eroding 40 years of liberal drug policy, over fears that the proceeds were flowing to organised crime gangs.

A parliamentary proposal to prohibit the sale of hashish resin in the Netherlands' famous coffee shops had the backing of both parties in the Liberal-Christian Democrat coalition. The sale of marijuana, the dried bud and leaves of the cannabis plant, will not be affected.

"Almost all of the hash that is sold in Dutch coffee shops is smuggled into the Netherlands by international criminal gangs from countries like Afghanistan, Morocco and Lebanon," said Ard van der Steur, a member of the ruling Liberal Party.

The ban on 'hash', derived from the potent TCH crystals on marijuana buds, will likely be in force by the end of 2013 and possibly sooner if changes to the law are swiftly implemented, he said.

The Netherlands is one of the few countries in the world where marijuana and hash are sold openly, but moves to crackdown on its sale have risen under the conservative government of Prime Minister Mark Rutte.

Another of those backing a ban, Christian Democrat legislator Coskun Coruz, said he hoped the ban would reduce consumption.

Studies show marijuana use in the Netherlands is roughly half that of the United States, where it is illegal.

Hash smokers in Amsterdam doubted a ban would cut use of the drug and said it would be hard to enforce.

"I know enough people to buy hash from if it is banned from coffee shops. I'm sure I'm not going to smoke less," 19-year-old Tommie van den Wouden said as he waited in line to order hash at one coffee shop in Amsterdam.

Ulrich, who works at a coffee shop, said about 40 percent of revenue came from hash sales but coffee shops would not be the only losers.

"If I can't sell hash any more, my customers will buy it on the street. This will also lead to declining tax income for the state," he said.

"I am surprised about these politicians saying they want to ban hash because of links with organised crime, because exactly the same goes for marijuana. The only difference is that most hash comes from abroad, while marijuana is grown locally."

As part of the crackdown, the Netherlands has introduced compulsory membership cards for coffee shops in the south of the country to deter drug tourists from Belgium, France and Germany. The rules came into effect in January but will not be enforced until May.

The government hopes to implement the measure nationwide, a move which would effectively herald the end of the Netherlands' position as a pot smokers' paradise.

While the sale of marijuana and hash is tolerated in the Netherlands, cultivating commercial supplies is illegal, making it complicated for coffee shop owners to acquire stock. 

Source: HuffingtonPost.com - Reporting by Tjibbe Hoekstra, Editing by Anthony Deutsch and Ben Harding

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Non più braccia rubate all'agricoltura. Beh, quasi. Per rivalutare i terreni, richiamare i giovani da zone di emigrazione e non disperdere la coltivazione secolare degli ulivi, gli abitanti di Rasquera, hanno deciso di affittare alcuni appezzamenti di terreno per la coltivazione della cannabis il cui consumo personale, in Spagna è considerato legale.

In tempo di crisi ogni soluzione può essere buona per fare cassa o alimentare un sistema economico in difficoltà. La novità, se così si può chiamare, arriva dalla Spagna, per la precisione a Rasquera, neanche 900 abitanti nella provincia di Terragona, dove il Consiglio Comunale ha deciso la destinazione di alcuni terreni. Tutto normale se non fosse che la coltivazione decisa è quella di marijuana, con un ritorno previsto di 1,336 milioni di euro in due anni.

La volontà della giunta di sinistra sarebbe quella di fronteggiare la crisi (e in questo ci sono roiusciti visto che almeno quaranta persone avranno da lavorare) affiancando alla produzione di ulivi, quella di piante alternative. In tutti i sensi.

Con un debito di 1,3 milioni di euro non bisogna andare troppo per il sottile e allora ci si risolve ad accettare l'offerta di nuovi partner. In questo caso quella arrivata dall' Asociacion Barcelonesa Cannabica de Autoconsumo (Abcda), un club «con fini ludico-terapeutici» con 5mila soci, creato per gestire il consumo individuale di cannabis che, in Spagna è consentito.

In cifre la Abcda offrirebbe al comune 36 mila euro per l'autorizzazione alla coltivazione non lucrativa della pianta e 550 mila euro annui per la gestione dei terreni. Per la serie: fare di necessità virtù.

Fonte: trend-online.com - Autore: ROSSANA PREZIOSO

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În ciuda acestei vesti bune, specialistii spun ca fenomenul nu va fi de lunga durata daca încalzirea globala va continua si daca viteza vântului va înregistra fluctuatii în urmatorul deceniu.

Studiul s-a bazat pe analizarea datelor, adunate de-a lungul a 4 decenii, ale unei populatii de albatrosi din insulele Crozet. Colectarea datelor a început în 1966, dar abia în 1989 albatrosii au fost dotati cu transmitatoare ale caror semnale au putut fi înregistrate prin satelit.

Albatroşii prosperă datorită curenţilor de aer

De-a lungul timpului, specialistii au observat ca o crestere a presiunii atmosferice, provocata probabil de încalzirea globala, a facut ca viteza vântului sa sporeasca în vestul Oceanului Indian, zona pe care albatrosii o strabat cel mai des.

Ca urmare a acestei schimbari din mediu, albatrosii zboara mai repede, parcurgând distante mai mari spre sud, iau mai mult în greutate, petrec mai putin timp cautând hrana si au mai multi pui.

Vântul puternic le permite sa zboare pe suprafete mai mari si sa gaseasca hrana mult mai repede. Astfel, o femela poate ajunge sa cântareasca 8 kilograme, iar un mascul 10.

Cresterea în greutate se poate datora usurintei cu care gasesc hrana, dar specialistii spun ca poate fi vorba si de o adaptare a pasarilor pentru a maximiza capacitatea de a zbura pe distante lungi.

Cu toate acestea, daca fenomenul va continua sa ia amploare, pâna în 2080, viteza vântului va fi atât de mare, încât albatrosii nu vor mai putea sa ajunga pe insulele Crozet.

Sursa: AFP - via descopera.ro

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But in second place, at over 17 billion tons consumed each year, comes concrete made with Portland cement. Portland cement provides the essential binder for strong, versatile concrete; its basic materials are found in many places around the globe; and, at about $100 a ton, it's relatively cheap. Making it, however, releases massive amounts of carbon dioxide, accounting for more than five percent of the total CO2 emissions from human activity.

"Portland cement is the most important building material in the world," says Paulo Monteiro, a professor of civil and environmental engineering at the University of California at Berkeley, "but if we are going to find ways to use it more efficiently – or just as important, search for practical alternatives – we need a full understanding of its structure on the nanoscale." To this end Monteiro has teamed with researchers at the U.S. Department of Energy's Advanced Light Source (ALS) at Lawrence Berkeley National Laboratory.

In nanoscale studies of calcium-silicate-hydrate, a binder critical to the strength and durability of Portland cement, the mineral tobermorite is a perfect stand-in for determining the crystal structure of this extraordinarily complex material. Highly structured layers of calcium and oxygen atoms alternate with "interlayers" of silicon, oxygen, calcium, and water molecules, where disorder may occur and adversely affect the material's properties.

Most recently, at ALS beamline 12.2.2, Monteiro and his colleagues gradually squeezed specks of fine dust of the mineral tobermorite between faces of two diamonds in a diamond anvil cell, until they achieved pressures like those 100 miles below the surface of Earth. This was the first experiment to determine tobermorite's bulk modulus – its "stiffness" – from diffraction patterns obtained by sending a bright beam of x rays through the sample, revealing how its structure changed as the pressure increased.

The results, which will appear in Cement and Concrete Research and are now available online to subscribers, led to new insights into calcium-silicate-hydrate (C S H), the material primarily responsible for the strength and durability of concrete made with Portland cement.

Cement on the nanoscale

Portland cement is made by baking limestone (calcium carbonate) and clay (silicates) in a kiln at over 1400 degrees Celsius to make "clinker," which is then ground to a powder. When the powder is mixed with water, calcium-silicate-hydrate (C-S-H) is formed, which, although poorly crystallized, is a binder critical to the strength and durability of the cement paste.

"We and many other groups have developed sophisticated computer models to understand the crystal structure and mechanical behavior of C S H, based on observations of how it performs," says Monteiro. "But we're the only group that uses minerals to validate the results of our models with experimental results."

Despite the many studies and vast literature on cements and their components, the atomic scale structure of C-S-H, owing to its high complexity, is still imperfectly known. While the mineral tobermorite, a calcium silicate hydrate named for a quaint village on the Scottish Isle of Mull, is far less common than the makings of Portland cement, one of its structures, designated 14Ĺ tobermorite, is a perfect stand in for C-S-H in nanoscale studies.

The studies were performed at beamline 12.2.2, the California High-Pressure Science Observatory (Calipso), which is supported by the National Science Foundation. Calipso is equipped with a choice of diamond anvil cells, arranged so the x-ray beam passes through the diamonds and the sample chamber between them. The diffracted x-rays fall on a CCD detector, and the diffraction patterns can be used to determine the structure of the material in the cells.

The tiny sample of tobermorite that Monteiro's team used at the ALS originally came from Southern California and was obtained from the Los Angeles County Museum. The researchers ground it to a fine powder and suspended it in liquid so that the diamond anvil cell would apply even hydrostatic pressure to every grain in the sample chamber – an opening in a metal gasket only 180 millionths of a meter in diameter.

"While it's possible to do x-ray diffraction with diamond anvil cells on a laboratory bench," says ALS beamline scientist Simon Clark, a co-author of the research, "you can't deal with samples this small without the brightness of a synchrotron light source. Even if you could, what takes eight hours in the lab we can do in half a minute – although we usually take at least a minute so the researchers can write everything down in their notebooks."

Putting on the squeeze

As the experiments proceeded, the flattened points of the cell's two diamonds were slowly tightened, concentrating pressure on the gasket and the contents of the sample chamber. The x-ray diffraction patterns revealed any changes in the arrangement of atoms in the crystal structure.

Says Monteiro, "The diffraction patterns give us the lattice parameters of the tobermorite structure." Lattice parameters allow the volume of the unit cells, the material's fundamental atomic arrangements, to be calculated in three directions. "We watch how the lattice parameters change as the pressure changes, using them as a strain gauge. By knowing the applied pressure in the anvil cell, we can compute the bulk modulus."

At Calipso, the California High-Pressure Science Observatory at beamline 12.2.2 of the Advanced Light Source, materials can be squeezed to tremendous pressures in diamond anvil cells, where they are trapped between the two diamonds in a small central chamber. The X-rays from the beamline pass through the diamonds and the sample, throwing diffraction patterns on a CCD detector that reveal the material’s structure. (Signals from diamond and corundum in the anvil cell mechanism must be subtracted from the diffraction patterns.) Credit: Beamline photo by Roy Kaltschmidt, Lawrence Berkeley National Laboratory

In C-S-H the calcium, silicon, and oxygen atoms are arranged in a stack of flat layers. Highly structured layers of calcium and oxygen atoms alternate with "interlayers" of silicon, oxygen, calcium, and water molecules. In the plane of the layers (the a and b directions of the lattice parameters), tobermorite is very stiff indeed, changing very little as pressure increases. Perpendicular to the plane, along the c-axis, tobermorite is more compressible, but not by much.

Even in the c direction, pure tobermorite is stiffer than a synthetic version of C-S-H the Monteiro team also tested, and to which they compared it. The calcium-oxygen layers in the synthetic C-S-H were similar to those in the tobermorite, so when altered silicon chains were deliberately introduced into the synthetic in order to mimic the disorder of natural C S H, it still retained its stiffness in the a-b plane. But along the c-axis, the disordered synthetic C-S-H grew significantly more squeezable.

"It's the interlayers that compress, and only along the c-axis," says Monteiro. "Differences in interlayer spacing, degrees of disorder in the silicon chains, additional calcium ions, and water molecules all make the bulk modulus of the two materials virtually the same in the a-b plane, but different along the c axis. The discovery suggests a number of possibilities for improving the performance of cement – for example, one might introduce special polymers into the C-S-H interlayers to shape its behavior. This will certainly be an area for our future research."

Source: Lawrence Berkeley National Laboratory via ZeitNews.org

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Monopolio Siae abolito, anzi no. I minuti successivi alla conferenza stampa di presentazione del decreto liberalizzazioni del governo di Mario Monti hanno fatto (ben) sperare in merito a un rivoluzionario cambiamento della gestione dei diritti d'autore, tradizionalmente nelle esclusive (quantomeno entro i confini nazionali) mani della Società Italiana degli Autori ed Editori. Ulteriori verifiche e analisi di quanto previsto dal comma 2 dell'articolo 39 del decreto, che ricordiamo deve ancora passare al vaglio del Parlamento, hanno permesso di dare una chiave di lettura più precisa.

A venire toccati " al fine di favorire la creazione di nuove imprese nel settore della tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori" sono " i diritti connessi al diritto d'autore", la cui " attività di amministrazione e intermediazione" diventa " libera". Monti & Co. sono quindi intervenuti nel campo d'azione del Nuovo IMAIE, che si occupa appunto della riscossione e tutela dei diritti spettanti - ad esempio - ad artisti che effettuano registrazioni o legati all'immagine dei titolari delle opere, e hanno imposto la concorrenza all'interno dello stesso. Si tratta, come spiega a Wired.it il segretario di Agorà Digitale Luca Nicotra, comunque " di un successo enorme, che apre ad altre modifiche del settore: se passa l'idea che una competizione tra enti commerciali o cooperative di autori è vantaggiosa e utile ulteriori aperture sono possibili". Il capitolo IMAIE, aggiunge Nicotra, " era intoccabile" alla stessa stregua di quello Siae, non a caso il commissario straordinario Gian Luigi Rondi ha sentito il bisogno di ribadire l'importanza del ruolo della Società Autori ed Editori nel giorno dell'approvazione da parte del Cdm del decreto.

In Parlamento, aggiunge l'avvocato Guido Scorza, sono già presenti 6 o 7 disegni di legge atti ad abolire il famoso articolo 180 della legge 633 del 1941, che tiene da anni sotto scacco chiunque voglia accedere a materiale con il bollino Siae. Scorza cita, per rendersi conto degli effetti di una gestione monopolistica del settore, lo studio dell'istituto Bruno Leoni, secondo il quale fatto 7 il costo di una serata musicale in termini di diritti in Italia, in Inghilterra bisogna sborsare solo 1. La medesima analisi evidenzia come l'attuale regolamentazione costi ai soggetti coinvolti (autori, discografici e fruitori) 13,5 milioni di euro all'anno.

Fonte: Wired.it

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Cercetatorii din cadrul Universitatii Yamazaki Gakuen din Tokyo au descoperit ca talpile si degetele câinilor sunt prevazute cu o retea de glande care elimina o secretie foarte bogata în grasimi, care împiedica degerarea.

De ce căţeilor nu le îngheaţă picioarele?

Daca oamenii sunt expusi la temperaturi foarte scazute, vasoconstrictia vaselor de sânge din extremitatile corpului duce la reducerea fluxului sangvin din acele zone.

Echipa de cercetatori condusa de dr. Hiroyoshi Ninomya s-a folosit de un scaner atasat unui microscop electronic pentru a studia labele a 4 câini maturi. Oamenii de stiinta au descoperit astfel ca arterele care trimit sângele spre picioarele câinilor sunt cuplate cu o retea de vene mici, întregul sistem actionând ca un schimbator de caldura., având rolul de a încalzi sângele rece provenit din zona talpilor înainte de a-l trimite înapoi în restul corpului.

Acest tip de adaptare extrema a fost identificat la vulpile polare, precum si în picioarele pingunilor si înotatoarele delfinilor. Descoperirea sugereaza ca specia câinilor ar fi originara din regiunile reci, unde o astfel de adaptare ar fi fost esentiala pentru supravietuire.

Sursa: Physorg.com - via descopera.ro

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23/08/2014 @ 9.29.26
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