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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
 
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Acesta utilizeaza un senzor de distanta si imagine dezvoltat de Microsoft pentru Kinect (un dispozitiv periferic, care le permite utilizatorilor sa se foloseasca de consola Xbox 360 fara ajutorul unui controller fizic, ci doar folosind gesturi ale corpului si comenzi vocale).

Robo-câinele, cel mai bun prieten al nevăzătorilor (VIDEO)

Pe suprafete plate, robotul se deplaseaza rapid cu ajutorul unor roti, iar pe teren accidentat acesta poate pasi, având membre articulate. De aseamenea, "labele" câinelui robot sunt dotate cu senzori, asemanatori celor de parcare, pentru a evita obstacolele.

Câinele functioneaza prin pre-programarea software-ului dar si prin apasarea pe mânere. În plus, acesta raspunde la instructiunile utilizatorului, iar o voce computerizata îl anunta pe acesta în ce directie merge. Specialistii spun ca versiunea urmatoare a câinelui robot va include comanda vocala si GPS pentru o mai buna acuratete a comenzilor.

Aparatul este înca în stadiul de cercetare si dezvoltare, dar producatorii spun ca el are potentialul de a înlocui în viitorul apropiat câinii însotitori ai nevazatorilor, mai ales în contextul în care populatia globala îmbatrâneste într-un ritm alert.

Sursa: Daily Mail & descopera.ro

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Luc Douay, of Pierre and Marie Curie University, Paris, extracted hematopoietic stem cells from a volunteer's bone marrow, and encouraged these cells to grow into red blood cells with a cocktail of growth factors. Douay's team labeled these cultured cells for tracing, and injected 10 billion of them (equalling 2 milliliters of blood) back into the marrow donor's body.

After five days, 94 to 100 percent of the blood cells remained circulating in the body. After 26 days, 41 to 63 percent remained, which is a normal survival rate for naturally produced blood cells. The cells functioned just like normal blood cells, effectively carrying oxygen around the body. "He showed that these cells do not have two tails or three horns and survive normally in the body," said Anna Rita Migliaccio of Mount Sinai Medical Center in New York.
This is great news for international health care. "The results show promise that an unlimited blood reserve is within reach," says Douay. The world is in dire need of a blood reserve, even with the rising donor numbers in the developed world. This need is even higher in parts of the world with high HIV infection rates, which have even lower reserves of donor-worthy blood.

Other attempts to synthesize blood have focused on creating an artificial blood substitute, rather than growing natural blood with artificial means. For example, Chris Cooper of the University of Essex in Colchester, UK, is working on a hemoglobin-based blood substitute that is less toxic than the protein in its unbound state. Artificial blood substitutes present a solution for transfusions after natural disasters and in remote areas. The artificial substitutes do not require refrigeration, unlike fresh and stem cell-grown blood.

The stem cell method has its own pros, though. "The advantage of stem cell technology is that the product will much more closely resemble a red cell transfusion, alleviating some of the safety concerns that continue around the use of the current generations of artificial products," says Cooper.
While Douay's results, published in the medical journal Blood, are a major step forward, mass-produced artificial blood is still a long way away. A patient in need of a blood transfusion would require 200 times the 10 billion cells that Douay and his colleagues used in the test. Robert Lanza, one of the first people to grow red blood cells in a lab on a large scale, suggests using embryonic stem cells, which could generate 10 times the amount grown by Douay.

Source: Popular Science

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Mentre in Europa le cellule staminali sono al centro di un dibattito soprattutto politico, negli Stati Uniti la ricerca va avanti con successo. Gli ultimi, promettenti risultati arrivano da uno studio condotto da un gruppo di ricerca coordinato da Lorenz Studer del Memorial Sloan-Kettering Cancer Centre di New York, che ha trovato un nuovo, efficace metodo per trasformare cellule staminali embrionali umane in neuroni dopaminergici, cioè produttori del neurotrasmettitore dopamina. Le cellule nervose così ottenute sono state utilizzate per curare topi, ratti e scimmie affette da Parkinson con ottimi risultati.

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa che causa la morte dei neuroni produttori di dopamina localizzati nella sostanza nera, un’area cerebrale che controlla il movimento. I sintomi sono tremori, rigidità muscolare, lentezza di movimento ma anche stanchezza, dolore e depressione. Le terapie umane per la cura della malattia consistono nella somministrazione di farmaci che promuovono il rilascio di dopamina o nella stimolazione delle aree cerebrali interessate dalla perdita dei neuroni dopaminergici. Ma nessuna sperimentazione con cellule staminali è stata mai avviata. In effetti, nonostante i ricercatori già sapessero come trasformare cellule staminali pluripotenti in neuroni dopaminergici, lo loro limitata vitalità, la scarsa funzionalità e la tendenza a proliferare in modo incontrollato dando origine a tumori ne hanno sempre impedito la sperimentazione in trial clinici su pazienti umani.

Finalmente arriva ora un risultato che fa sperare. Come spiegato nello studio pubblicato su Nature, esponendo per 25 giorni cellule embrionali umane all’azione di una cascata di segnali proteici, i ricercatori sono riusciti a ottenere neuroni dopaminergici vitali per diversi mesi. La funzionalità di queste cellule nervose è stata quindi testata in tre specie animali affette da Parkinson: ratti, topi e scimmie. I risultati sono stati sorprendenti. In tutti gli animali i neuroni dopaminergici iniettati hanno ristabilito le connessioni nervose interrotte a causa della malattia restaurando in parte le capacità di movimento. Il tutto, cosa più importante, senza causare alcuna crescita tumorale. I risultati sulle scimmie sono ancora più preziosi di quelli ottenuti con i roditori, dal momento che le prime hanno bisogno di un maggior numero di connessioni per ristabilire le funzionalità motorie perse.

La scoperta, secondo i ricercatori, dimostra che i fallimenti passati non erano legati alla vulnerabilità delle cellule nervose ottenute da staminali, ma piuttosto a un’ incompleta differenziazione cellulare. “ Sino a oggi non avevamo mai compreso in pieno i segnali necessari per indurre una cellula staminale a differenziarsi completamente nel giusto tipo cellulare – confessa Lorenz Studer al Guardian – ora sappiamo come fare, un prezioso passo in avanti per il futuro utilizzo di queste cellule a scopi terapeutici”.

“Le cellule create in passato producevano un po’ di dopamina ma non erano esattamente il giusto tipo cellulare di cui avevamo bisogno - continua Studer -  ecco perché il loro impiego ha portato a scarsi progressi negli studi su modelli animali”.

Secondo Kieran Breen, direttore di ricerca del Parkinson's UK: “ Le cellule staminali sono una promessa per la cura del Parkinson. Tuttavia, prima di poterle utilizzare abbiamo bisogno di sapere che, una volta introdotte nel cervello, lavorino bene”. Lo studio dell’equipe di Studer sembra fornire qualche rassicurazione a riguardo. Anche la Breen lo riconosce: “ Nello studio, i ricercatori hanno usato una procedura diversa per indurre la differenziazione delle cellule staminali in neuroni e questa volta le cellule nervose hanno lavorato bene, non hanno generato tumori e hanno eliminato alcuni sintomi del Parkinson nelle scimmie malate”. “ Le terapie basate sulle cellule staminali possono ancora essere lontane – conclude la ricercatrice – ma questo studio dimostra per la prima volta che è possibile ottenere neuroni funzionanti a partire da cellule staminali umane”.

“I risultati dell’equipe di Studer pongono una sfida all’Europa riguardo alla legislazione futura e alla competitività in questo campo”, ha affermato Elena Cattaneo riferendosi ai limiti imposti alla ricerca sulle cellule embrionali umane, e alla recente sentenza della Corte di Giustizia europea che ha vietato la brevettabilità delle invenzioni da esse derivanti. Cattaneo è direttore del Centro di Ricerca sulle Cellule Staminali dell’Università di Milano e anche coordinatrice del progetto Eurostemcell, che ha cofinanziato lo studio apparso su Nature.

Fonte: daily.wired.it

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By Admin (from 28/01/2012 @ 08:08:11, in ro - Observator Global, read 289 times)

Inginerul Scott Amron din New York a pus în practica o idee care va schimba modul în care etichetam fructele.

Desi multi dintre noi nu dam importanta abtibildurilor lipite pe fructe, Amron a creat Fruitwash Label, o eticheta speciala care, dupa cum spune si numele, se dizolva la contactul cu apa, devenind un sapun ecologic care ajuta la îndepartarea pesticidelor si a altor impuritati de pe coaja fructului.

2 în 1: o etichetă specială serveşte şi la curăţarea fructelor

"Întotdeauna am fost nemultumit de etichetele fructelor si mereu am simtit ca ele pot fi mai folositoare. Oamenii cumpara fructe, le spala si le manânca. Deci tot ceea ce lipsea era ca eticheta sa ajute la spalarea fructelor", a spus Amron.

Ingredientele, pe care inventatorul prefera sa le tina secrete, sunt concepute pentru a rezista mai mult decât fructul în sine. Noua inventie îi scuteste pe consumatori de înlaturarea abtibildurilor obisnuite (care, de multe ori, sunt greu de dezlipit de pe fruct) si ajuta, totodata, la curatarea produsului.

Sursa: gizmag & descopera.ro

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By Admin (from 27/01/2012 @ 14:07:21, in ro - Observator Global, read 271 times)

Cercetatorii de la Universitatea Clemson, SUA, au descoperit un fenomen neasteptat asociat cu tensiunea arteriala marita: persoanele care sufera de hipertensiune au o capacitate redusa de a recunoaste la ceilalti emotii precum furia, teama sau bucuria.

Hipertensivii nu descifrează corect emoţiile altora

Astfel, citind un mesaj scris ori privind expresia faciala a cuiva si ascultându-i vorbale, e posibil ca persoana hipertensiva sa nu-si dea seama când e vorba despre ironie sau despre o mânie simulata, în gluma, si sa o interpreteze ca fiind vorba despre o insulta; sau sa ia drept umor o suparare reala a cuiva din anturajul sau.

Aceasta "amortire emotionala" le poate face pe respectivele persoane sa raspunda în mod necorespunzator la emotiile exprimate de cei din jur, ceea ce creeaza probleme de comunicare, dificultati în viata profesionala si în familie si stres psihosocial.

Se crede ca acest fenomen poate fi un factor de risc în bolile cardiovasculare si, de asemenea, ca poate fi implicat în aparitia unor tulburari legate de controlul emotiilor, precum depresia ori tulburarea bipolara.

Sursa: Top News & descopera.ro

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The thing about growing working organs in the lab is that the whole enterprise is completely mind-blowing. Yet we just keep doing it, and so we keep blowing minds. The latest: a team of researchers at Japan’s RIKEN Center--the same group who earlier this year engineered a mouse retina that is the most complex tissue ever engineered--have now derived a working pituitary gland from mouse stem cells.

That’s saying something. For one, the pituitary gland is an integral part of the body’s endocrine system. From it’s position at the base of the brain it doles out key developmental hormones that instruct the body on how to grow and develop over time. But perhaps more importantly, the pituitary gland cannot itself develop without special chemical instructions from the hypothalamus (the brain region just above it).

That’s a serious bioengineering problem, because in order to grow a working pituitary gland in the lab you need a hypothalamus--or at least a hypothalamus analog--to tell it how to develop. The researchers overcame this with a 3-D cell culture and some good old fashioned trial and error. They had a notion of what kind of signaling factors would be needed to make a proper pituitary gland grow and tried combinations until they found the right fit.

The result is a working pituitary that expressed the right hormones and the right biomarkers. And to remove any doubt, the researchers implanted their lab-grown glands into mice with pituitary defects. The mice quickly showed restored levels of key pituitary hormones and behavioral symptoms of pituitary problems disappeared. These pituitary glands, by all appearances, seem to work like the original biological glands were meant to.

The next step is a human pituitary, though the researchers say that’s still years away. But progress is progress. If you can build a trachea and a retina and a pillar of the endocrine system in a lab, the list of things you can’t build begins to narrow.

Source: Popular Science

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Per il Tempo, è forse arrivato il tempo di cambiare. Questo gioco di parole potrebbe essere il leitmotiv del dibattito degli scienziati della Royal Society, che si sono riuniti a Londra per discutere sulla possibilità di ridefinire il Tempo Coordinato Universale (Utc), cioè il fuso orario di Greenwich da cui sono calcolati tutti i fusi orari del mondo. La questione del dibattito è una sola: dobbiamo o non dobbiamo abolire il cosiddetto leap second?

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Per scandire il tempo delle nostre attività quotidiane, si usano due tipi di orologi: terrestri e atomici. In altre parole, il tempo ricavato dalla rotazione della Terra viene sincronizzato con quello battuto dagli orologi atomici, che usano la frequenza di risonanza degli atomi per contare i secondi. Ma dal momento che gli atomi sono molto più precisi della Terra, può succedere che i due orologi si sfasino. E prima che questo sfasamento superi gli 0,9 secondi, gli scienziati aggiungono un secondo (chiamato leap second) all’orologio terrestre riportando tutto in sincronia.

Il leap second è in vigore dal 1972, da quando, cioè, ci si è resi conto che la Terra non era un sistema di misurazione poi così affidabile. “ Č dal 1920 che sappiamo che la rotazione terrestre non è così costante come pensavamo”, ha spiegato alla Bbc Rory McEvoy, il curatore dell’orologio del Royal Observatory di Greenwich, in Gran Bretagna. “ L’ International Earth Rotation Service monitora l’attività della Terra e decide quando è opportuno aggiungere un secondo alla nostra scala temporale”, ha aggiunto McEvoy. Ma se è in vigore da così tanto tempo, chi è che lo vuole abolire?

Il dito è puntato contro quelli dell’ International Bureau of Weights and Measures (Bipm) di Parigi, l’organizzazione internazionale che si occupa di tenere il tempo a livello mondiale. Secondo i ricercatori, il leap second va eliminato perché rischia di mandare in tilt i sistemi che necessitano di una scala temporale di riferimento stabile e continua. “ Il leap second sta condizionando le telecomunicazioni, è problematico per i protocolli di sincronizzazione degli orologi di computer in rete così come per i servizi finanziari – spiega Felicitas Arias, la direttrice del Dipartimento del Tempo del Bipm, nonché organizzatrice dell’incontro alla Royal Society – un altro problema riguarda Global Navigation Satellite Systems, che ha bisogno di una sincronizzazione perfetta”. Cosa che non è possibile perché, dal momento che i cambiamenti nel moto terrestre sono irregolari, lo sono di conseguenza anche i secondi aggiunti per compensare lo sfasamento.

Chi osteggia l’eliminazione del leap second, d’altra parte, crede che il rimedio sia peggiore del male. “ Se si aboliscono i leap seconds , l’Utc si allontanerà dal tempo scandito dalla rotazione terrestre sempre di più.

Alla fine, qualcosa bisognerà pur fare per correggere questa divergenza sempre più marcata”, spiega Peter Whibberley, ricercatore al National Physical Laboratory, in Gran Bretagna. Perché tra poche decine di anni, la asincronia ammonterà al minuto, ma tra qualche centinaio di anni si arriverà all’ ora. Ma allora, perché non abbandonare il leap second per una leap hour? L’idea, proposta nel 2004, è stata subito rimandata al mittente. “ Sarebbe ancora più problematico: se già non si riescono a gestire i secondi, figuriamoci le ore”, ha ironizzato Whibberley. Un’altra possibile soluzione, sarebbe compensare l’abolizione dei secondi aggiuntivi con l’ eliminazione dell’ora legale.

Per vedere come andrà a finire, dovremmo aspettare gennaio, quando a Ginevra si terrà la World Radio Conference dell’ International Telecommunication Union (Itu). In quell’occasione, tutti i 200 stati membri dovranno esprimere apertamente la propria opinione. Per ora, a chiedere la testa di questi scomodi secondi sono, secondo notizie informali, l’Italia, la Francia, la Germania e gli Stati Uniti. Mentre Gran Bretagna, Cina e Canada sono fermamente contrari a qualsiasi tipo di modifica.

Fonte: daily.wired.it

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Specialistii se asteapta ca în viitor, telescoapele de ultima generatie sa aiba capacitatea de a descoperi aceste lumini generate pe timp de noapte.

Metropolele precum Londra, New York si Tokyo ilumineaza Pamântul pe timp de noapte, iar oamenii de stiinta spera ca acelasi lucru se întâmpla si pe alte planete locuite de extraterestrii inteligenti. Astfel, noi i-am putea identifica tocmai ca urmare a acestor emisii de lumina.

A fost elaborată o nouă tehnică pentru identificarea civilizaţiilor extraterestre

Descoperirea unui semnal luminos atât de slab necesita crearea unor telescoape mult mai performante decât cele pe care le avem astazi. Tehnologia actuala ne-ar permite gasirea unui astfel de oras doar printre corpurile ceresti aflate în Centura Kuiper, ce sunt alcatuite în mare parte din gheata. Aceasta regiune este localizata la marginea sistemului nostru solar, fiind ocupata de Pluto si alte mii de "planetoizi".

Acum, oamenii de stiinta din Statele Unite declara ca, în mod normal, cu tehnologia actuala am putea descoperi orice civilizatie extraterestra din centura Kuiper care este organizata în asezari de dimensiunea orasului Tokyo sau mai mari.

Desi recunosc ca este foarte putin probabil sa gasim civilizatii extratereste la marginea sistemului solar, specialistii spun ca se simt obligati sa verifice acest lucru.

Cercetatorii considera ca aceasta noua abordare ar putea sa ne schimbe perspectiva asupra Universului, având în vedere ca pâna acum toate cautarile de acest gen s-au bazat pe ascultarea semnalelor radio.

Sursa: UKPA & descopera.ro

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These creatures served as inspiration for a new dry adhesive tape that not only boasts impressive bonding strength, but can also be attached and detached thousands of times without losing its adhesive properties.

The secret to the wall climbing ability of many insects and geckos lies in the thousands of tiny hairs called setae that cover their feet and legs. The sheer abundance of these hairs, coupled with flattened tips that can splay out to maximize contact on even rough surface areas, make it sufficient for the Van der Waals forces, which operate at a molecular level and are relatively weak compared to normal chemical bonds, to provide the requisite adhesive strength that allows them to scurry along walls and ceilings.

It is this technique that the research group, led by Stanislav Gorb, have mimicked with their silicone tape. By patterning the tape with tiny hairs similar to setae, they created a tape that was at least two times harder to pull off of a surface than a flat tape of the same material. Additionally, the bioinspired tape leaves no sticky residue, can also work underwater, and can be repeatedly peeled off thousands of times without losing its ability to grip.

Providing an illustration of the adhesive properties of the new tape, a 20 x 20 cm (7.87 in) square piece was able to support the weight of one team member dangling from the ceiling.

The researchers are also looking to nature in the form of beetle coverwings, snake skin, and anti-adhesive plants, for inspiration for other bioinspired materials.

The University of Kiel team presented their findings at the AVS Symposium held in Nashville earlier this month.

Source: GizMag

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L’autismo è un  puzzle che la scienza non è ancora riuscita a comporre. Mancano molti tasselli. Delle cause si sa poco, nella  diagnosi si va a tentoni. Persino le  forme che il disturbo può assumere sono così variabili da caso a caso, che è difficile riuscire anche a  definire la malattia. Si preferisce, infatti, parlare di uno  spettro di disturbi autistici, i cui sintomi vanno da gravissimi problemi di  comunicazione, comportamento,  ritardo mentale, fino alle difficoltà relazionali della più lieve  sindrome di Asperger, talvolta abbinate a capacità intellettive fuori dal comune. Una delle poche certezze è che il numero di diagnosi  sta aumentando esponenzialmente. Sembra una vera e propria epidemia, con stime che arrivano all'1% dei nuovi nati, con i maschi colpiti 4 volte più delle femmine. Perché? Č solo uno dei tanti misteri che rendono l'autismo impenetrabile almeno quanto il mondo nel quale i bambini che ne soffrono vivono rinchiusi. Tuttavia, la ricerca prova faticosamente a fornire qualche risposta. La rivista Nature ha dedicato uno  speciale sull' enigma dell'autismo. Proviamo, anche noi, a far luce sui (pochi) spiragli di luce che s'intravedono nel buio.

L'autismo è genetico? Almeno in parte sì. Alla base del disturbo vi è un complesso mix di fattori genetici e ambientali, anche se non è ancora chiaro quali. Le radici genetiche dell'autismo sono state confermate da molti studi sui gemelli: quelli omozigoti, cioè identici, hanno maggiore probabilità di essere entrambi autistici (la concordanza supera il 90%) rispetto ai gemelli eterozigoti, concepiti da gameti diversi (la concordanza è appena del 10%). Il genoma dei piccoli pazienti, nelle famiglie con un'alta incidenza del disturbo, è stato setacciato in lungo e largo. Č emerso che un certo numero di geni, localizzati sul cromosoma 15, 16, 22, e il cromosoma X, siano più frequentemente associati all’autismo. Tuttavia, l’analisi del dna non è riuscita a dimostrare l’evidenza di  geni dell'autismo, eccezion fatta per alcune malattie rare, come la  sindrome X fragile o la  sindrome di Rett che provocano forme autistiche.

L'esposizione a sostanze tossiche può scatenare l'autismo? L'ambiente sembra giocare un ruolo più importante del dna. Molti fattori sono stati incriminati, per esempio malattie infettive durante la gravidanza, esposizione a farmaci o sostanze chimiche tossiche, intossicazione da mercurio. Qualche tempo fa, un inquietante  studio su  Lancet, condotto dai ricercatori della Harvard School of Public Health di Boston, suggeriva che l'esposizione a sostanze tossiche industriali, come il piombo, provocherebbe danni allo sviluppo neurobiologico nei feti, causando disturbi mentali quali l'autismo. Tuttavia, si tratta ancora di ipotesi.

Non si è ancora trovato un collegamento diretto di una o più cause con l'autismo.

Perché i casi sono in aumento? Sessant'anni dopo le prime diagnosi di autismo, era il 1947, il mondo assiste a un'esplosione di problemi autistici. Se fino agli anni Ottanta si contava un caso su 5mila, oggi la prevalenza è schizzata a uno su 110 negli Stati Uniti, mentre in Europa le stime variano da 1 bimbo su 160 in Danimarca e Svezia a uno su 86 in Gran Bretagna. Questo dato allarmante sembrerebbe confermare l'esistenza di una relazione tra aumento dell'inquinamento ambientale, metabolismo e sistema nervoso in soggetti predisposti. Molti concordano sul fatto che questo  boom può essere spiegato solo in parte dal miglioramento dei criteri diagnostici e dalla maggiore attenzione verso la malattia. Circa la metà delle nuove diagnosi sarebbe genuina, non riconducibile ad altre motivazioni. L'ipotesi però  divide gli scienziati. “Non ci sono problemi ad accettare che aumentino asma, diabete, allergie nei bambini, mentre l'idea che aumenti l'autismo è così controversa”, dice Thomas Insel, direttore del National Institute of Mental Health di Bethesda.

Quali sono le anomalie a livello cerebrale? Č fuori di dubbio che l'autismo ha basi neurobiologiche. Il cervello di una persona autistica funziona in maniera diversa. C'è uno sviluppo anomalo di alcune strutture cerebrali, in particolare legate al linguaggio, si riscontrano alterazioni delle sinapsi (i collegamenti fra neuroni) e disfunzioni dei neurotrasmettitori. Sono dati confermati da risonanza magnetica funzionale.

Perché gli autistici non provano empatia? Uno dei segnali della malattia è l'assenza di empatia, coinvolgimento, capacità d'interazione con gli altri. Secondo una  teoria dell'autismo, sostenuta da Vilaganur Ramachandran, direttore del Center for Brain and Cognition all'Università della California di San Diego, le difficoltà nelle interazioni sociali potrebbero dipendere da un cattivo funzionamento dei neuroni specchio, neuroni che si attivano sia quando compiamo una determinata azione, sia quando vediamo qualcun altro che la compie e sono coinvolti nell'empatia.

L'autismo può dipendere dal rapporto difficile tra genitori e figli? A lungo si è creduto che l'autismo fosse un problema psicologico dovuto al rapporto difficile tra madre e figlio (origine psicodinamica). Questa teoria è attualmente rifiutata dalla maggioranza dei medici.

I vaccini possono provocare l'autismo? Č un timore privo di fondamento scientifico. A lungo è stato sospettato un legame tra l'autismo e il vaccino trivalente morbillo-parotite-rosolia, in seguito a quella che si rivelò poi essere una  colossale frode scientifica a opera di un gastroenterologo britannico, Andrew Wakefield, in seguito  radiato dall'ordine dei medici. Una valanga di studi scientifici ha indagato la possibile correlazione, senza trovare sufficienti prove a riguardo.

L’incidenza della sindrome autistica risulta la stessa tra i bambini vaccinati e non vaccinati. Così come identici sono i tassi di malattia tra i bimbi che hanno ricevuto vaccino con tiomersale, un composto del mercurio sotto accusa, e quelli senza. Inoltre da quando nel 2002 il tiomersale è stato messo al bando negli Stati Uniti, come misura precauzionale sull’onda della grande opposizione pubblica contro i vaccini, l’incidenza della malattia è rimasta invariata. Non è diminuita, come ci si sarebbe aspettati in caso di tossicità del composto. Dell'estraneità dei vaccini con l'autismo si è convinta persino una donna fino a qualche tempo fa a capo del principale gruppo di pressione sull'autismo di New York, Autism Speaks. Lei si chiama Alison Singer, ha un fratello e una figlia autistica. E  questa è la sua battaglia in nome della scienza.

I geek hanno più probabilità di avere figli autistici? Secondo lo psicologo Simon Baron-Cohen, dell'Università di Cambridge (Gb), sì. Ingegneri, matematici, smanettoni del computer e, in generale, scienziati che avvalorano lo stereotipo del fissato-disadattato di laboratorio presenterebbero tratti autistici. Accoppiandosi con una dolce metà dalle caratteristiche simili, avrebbero una probabilità maggiore di generare un prole con problemi di autismo. Se così fosse, la Silicon Valley dovrebbe essere uno dei posti al mondo con il più alto tasso di bimbi con il disturbo, e invece non è così. La teoria è molto contestata. Se ne discute  qui.

Come si fa a capire se un bimbo è autistico? Non esiste un test specifico, ma ci sono caratteristiche evidenti già nella culla. Per esempio, il neonato non guarda negli occhi la mamma, a cinque-sei mesi non reagisce alle coccole, quando è più grande non sorride, non si gira quando viene chiamato, tende all'isolamento, non gioca con gli altri bambini. Una caratteristica abbastanza comune nell'autismo è il comportamento "insistentemente ripetitivo" o "insistentemente perseverante".

I bambini autistici hanno un'intelligenza superiore? Circa la metà dei bambini autistici soffre di ritardi mentali, ma una piccola parte può mostrare abilità straordinarie. Sono i cosiddetti “savant” con doti eccezionali nella matematica, nella scienza, nella musica. Tra le tante forme d'intelligenza, andrebbe riconosciuta anche  l'intelligenza autistica.

Esiste una cura? Terapie miracolose non ce ne sono. Interventi mirati, però, sì. Se la malattia viene diagnosticata precocemente, esistono crescenti evidenze che approcci di tipo cognitivo-comportamentale, come  l'analisi comportamentale applicata o Aba  o il  metodo Mipia, permettono di migliorare i sintomi, in casi eccezionali fino alla remissione completa del disturbo.

Fonte: daily.wired.it

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New research suggests over-the-counter painkillers may reduce some of the side effects associated with medical marijuana, and without reducing its potential to treat conditions like Alzheimer's.

New research suggests that chemicals in marijuana may help patients who suffer from a severe form of lung disease.

A lack of training may be why most doctors still hesitate to recommend medical marijuana, according to a recent study out of Colorado.

Proposed European Union Citizens Project: LEGALIZING CANNABIS. Click here to support this initiative!

A new study suggests that a compound in marijuana could help manage pain as well as slow disease progression in patients undergoing breast cancer treatment.

Propunerea de initiativa cetateneasca: Am dori sa vorbim de iarba. PETITIA UNIUNII EUROPENE PENTRU DISCRIMINAREA SI REGLEMENTAREA CANABISULUI.

Bodies found trapped inside sunken South Korean ferry: coastguard

Drone diving to record level in Malaysian plane search

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