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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Nearly five months after the earthquake and tsunami - Japan's Fukushima nuclear plant is still spewing radiation.

Yesterday (August 2nd 2011 TA note) - Tokyo Electric Power Company said it detected the highest radiation levels to date at the crippled nuclear facility - recording ten thousand milliSieverts an hour - the maximum level the devices can even measure.

The measures were taken just outside ventilation stacks in reactors one and two - reactors we saw explode in the weeks after the quake and tsunami.

In the photo, a real Chernobyl "victim".

So what's going on here? Could the nuclear crisis in Japan ACTUALLY be worsening after 5 months? Here to shed some light on this issue is Kevin Kamps - Nuclear Waste Watchdog at Beyond Nuclear.

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Intr-un interviu acordat cotidianului britanic The Guardian, omul de stiintă Stephen Hawking a împărtăsit gândurile sale despre moarte.

Stephen Hawking: „Raiul este o poveste inventată pentru oamenii care se tem de moarte”

Credinta în rai sau în viata după moarte este doar o poveste necesară oamenilor care se tem de moarte, afirmă Stephen Hawking.

Cel mai cunoscut om de stiintă din Marea Britanie a declarat că nu există nimic dincolo de momentul în creierul "pâlpâie" pentru ultima dată.

Hawking a fost diagnosticat cu scleroză amiotrofică laterală la vârsta de 21 de ani, o boală incurabilă. Doctorii nu se asteptau ca acesta să trăiască mai mult de câtiva ani de la aparitia primelor simptome.

"De 49 de ani trăiesc cu perspectiva unei morti timpurii, asa că nu mă tem de moarte. Dar nu mă grăbesc să mor, mai am atâtea de făcut până atunci", a declarat el.

"Privesc creierul ca pe un computer care va înceta să functioneze atunci când componentele sale se vor strica. Nu există rai sau viată după moarte pentru computere. Aceasta este doar o poveste pentru oamenii ce se tem de întuneric", a adăugat Hawking.

Ultimele comentarii făcute de Hawking sunt mai incisive decât afirmatiile făcute în cartea publicată de el 2010, The Grand Design, în care acesta sustinea că nu este nevoie de un creator pentru a explica existenta universului. Cartea a provocat o reactie din partea unor lideri religiosi, printre care si Marele Rabin, Lord Sacks, care l-a acuzat pe Hawking de "erori elementare de logică".

Hawking respinge notiunea de viată dincolo de moarte, subliniind necesitatea de a ne îndeplini potentialul nostru pe Pământ printr-o bună utilizare a vietii noastre. Întrebat cum ar trebui să trăim, Hawking a răspuns: "Trebuie să căutăm cea mai mare valoare pe care o putem obtine din actiunile noastre".

Întrebat dacă existenta oamenilor se datorează exclusiv norocului, fizicianul a explicat: "Stiinta prezice că mai multe tipuri de universuri vor fi create spontan din nimic. Este o chestiune de sansă că ne aflăm în acesta".

Sursa: The Guardian - via Descopera.ro

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All’arrivo in Italia, gran parte dei migranti gode di buona salute: diversamente, uomini donne e bambini in cerca di una vita migliore non avrebbero potuto affrontare un viaggio tanto duro quanto dall’esito incerto. I casi di infezioni respiratorie, febbre, ipotermia e denutrizione, che si registrano al momento dello sbarco, sono legati soprattutto alla logorante traversata in mare. Arrivano sani i migranti, dunque. Ma poi si ammalano in Italia. Come testimoniano i dati dell’Inmp (Istituto nazionale per la promozione e la salute delle popolazioni migranti), su oltre 9 mila persone giunte a Lampedusa nel mese di aprile, per esempio, sono stati rilevati solo un caso di tubercolosi, uno di malaria e uno di Hiv. Perché allora si parla di malattie di ritorno come la tubercolosi? E soprattutto si additano i migranti come untori?

Detail-medici e migranti

La risposta è semplice: una volta entrati in Italia, i migranti diventano immigrati a tutti gli effetti. E sebbene molti vi si stabiliscano in modo regolare (ad oggi sono circa 5 milioni gli stranieri con  permesso di soggiorno), una parte rilevante (attualmente circa 700 mila) vi rimane da irregolare, vivendo ai margini della società. Allontanatisi dai circuiti assistenziali e senza più un’identità, questi “invisibili” non sempre riescono a ricevere le cure mediche necessarie, sia per loro diffidenza sia per la scarsa consapevolezza dei loro diritti.

Tuttavia, l’utilizzo dei servizi sanitari sembra essere minimo in generale per tutti gli immigrati. Infatti, sebbene la legge italiana garantisca cure mediche a tutti, sia a quelli registrati che ai clandestini (D.L.vo 286/98 – Testo unico sull’Immigrazione), la maggior parte ha comunque “paura” a rivolgersi ai medici. Ed è qui che si genera una grave, ma poco conosciuta, emergenza. Come ha spiegato Foad Aodi, presidente della Comunità Araba in Italia e dell’Associazione Medici Stranieri, durante la presentazione del convegno “Salute e Migranti – Un approccio all’integrazione e alla cooperazione sanitaria”, organizzato dalla Federazione Nazionale dei Medici (FNOMCeO) a giugno in Sicilia: “Queste persone si ammalano quando sono già nel nostro paese, alcuni mesi dopo il loro arrivo, per problemi economici, psicologici, abitativi e lavorativi”. Cioè in seguito al peggioramento delle loro condizioni di vita.
Una volta trasferiti nei centri di accoglienza, molti degli immigrati si disperdono, fanno perdere le proprie tracce ed entrano a far parte della fascia più povera e disagiata della comunità: affrontano condizioni economiche precarie, vivono in abitazioni degradate e igienicamente inadeguate e svolgono lavori duri e non tutelati (fattori che li espongono a rischi elevati per la salute fisica e psicologica). “È per questo – dice Foad Aodi - che l'incidenza maggiore dei ricoveri si ha in traumatologia, ortopedia e, per le donne, ginecologia”. A queste seguono le malattie dell'apparato digerente, circolatorio e respiratorio.

In sostanza quindi la popolazione straniera ricorre soprattutto ai servizi di pronto soccorso e alla medicina d’urgenza, e raramente a visite preventive o di controllo. Da qui il manifestarsi di malattie infettive (tra cui la tubercolosi), che sempre più spesso vengono segnalate in Italia come riemergenti. E’ chiaro dunque che la necessità più urgente nel nostro paese è garantire agli immigrati il diritto fondamentale alla salute, spingendoli ad usufruire maggiormente dei servizi sanitari e delle strutture assistenziali. “Tante sono le persone che già accedono alle cure, ma molte altre non ne usufruiscono o hanno smesso di farlo per paura, soprattutto in seguito alla proposta di legge [avanzata nel 2009] secondo la quale i medici avrebbero dovuto denunciare gli irregolari”, commenta ancora Foad Aodi. “Perciò c’è bisogno che venga fatta più informazione tra gli immigrati”. Per raggiungere quest'obiettivo, dicono dunque gli esperti, sarebbe necessaria una rete informativa che, anche per mezzo di mediatori culturali, fornisca assistenza psicologica e legale, così che gli immigrati possano diventare a tutti gli effetti cittadini.

Fonte: galileonet.it

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Even people who show a clear treatment response with antidepressant medications continue to experience symptoms like insomnia, sadness and decreased concentration, researchers at UT Southwestern Medical Center have found after analyzing data from the largest study on the treatment of depression.

"Widely used antidepressant medications, while working overall, missed these symptoms. If patients have persistent residual symptoms, these individuals have a high probability of incomplete recovery," said Dr. Shawn McClintock, assistant professor of psychiatry and lead author of the analysis available in the April print issue of the Journal of Clinical Psychopharmacology.

UT Southwestern researchers tracked a wide range of symptoms of depression – including sadness, suicidal thoughts, and changes in sleep patterns, appetite/weight, concentration, outlook and energy/fatigue – at the start of the trial and at the end of the antidepressant treatment course.

Research by Dr. Shawn McClintock, assistant professor of psychiatry at UT Southwestern

Dr. McClintock's research used data from the Sequenced Treatment Alternatives to Relieve Depression, or STAR*D study, the largest ever on the treatment of major depressive disorder and considered a benchmark in the field of depression research. The six-year, National Institute of Mental Health-sponsored study initially included more than 4,000 patients with major depressive disorder from clinics across the country. Dr. Madhukar Trivedi, professor of psychiatry at UT Southwestern, was co-principal investigator of STAR*D and an author on this paper that analyzed data.

All responders reported between three to 13 residual depressive symptoms, and 75 percent of participants reported five symptoms or more.

Some of their symptoms included insomnia that occurs in the middle of the night (nearly 79 percent); sadness (nearly 71 percent); and decreased concentration and decision-making skills (nearly 70 percent). Moderately severe midnoctural insomnia was reported in nearly 60 percent of participants – more than twice as frequently as other symptoms.

Thoughts of suicide rarely persisted or emerged during treatment, researchers found.

"Some people fear that antidepressant medication increases thoughts of suicide," Dr. McClintock said. "This provided counterevidence of that."

Researchers in the STAR*D trial found that only 33 percent of people go into remission in the first 12 weeks of treatment with an antidepressant medication known as an SSRI, or selective serotonin reuptake inhibitor. Of the available antidepressant medications, SSRIs are the most commonly prescribed for the treatment of depression.

Individuals on SSRIs often still exhibit symptoms of depression. For one of first times, researchers sought with this analysis in a large sample to identify residual symptoms of the disease and whether these symptoms began before or during treatment.

Dr. McClintock and colleagues looked at data from the 2,876 STAR*D participants who completed the first phase of the trial – treatment with an SSRI for 12 weeks. About 15 percent of those participants, or 428 people, responded to treatment with no remission. Response was defined as a 50 percent decrease in severity of depression. The average age of participants was 40, 73 percent were white, and 66 percent were female.

Each year about 19 million adults in America struggle with depression. People with depression are often at increased risk of heart disease, diabetes, asthma and obesity. Depression cost the U.S. an estimated $83 billion a year.

The next step, Dr. McClintock said, will be to develop more targeted antidepressant therapies to decrease depressive symptoms, and to understand better the association between depression and concentration.

Dr. Trivedi said, "Our findings do suggest that the use of measurement-based care techniques to identify and target residual depressive symptoms is essential to help patients return to normal function and recover from depression in the long term."

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Other UT Southwestern researchers involved in this paper were Dr. Mustafa Husain, professor of psychiatry, internal medicine, and neurology and neurotherapeutics; Dr. David Morris, assistant professor of psychiatry; and Dr. Diane Warden, associate professor of psychiatry. Dr. A. John Rush, formerly of UT Southwestern Medical Center, now at NUS Graduate Medical School in Singapore, is co-principal investigator of STAR*D and an author of this analysis. Researchers from New York State Psychiatric Institute; Columbia University; the University of Pittsburgh; Massachusetts General Hospital, Harvard University; and the University of California, Los Angeles also participated.

The study was funded by the National Institute of Mental Health.

Source: EurekAlert.org

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By Admin (from 03/08/2011 @ 08:00:55, in ro - Stiinta si Societate, read 1235 times)

 Se stie ca exista zile dedicate luptei impotriva fumatului, dar – atata timp cat acest obicei afecteaza, uneori foarte grav, si multi nefumatori activi – fiecare clipa ar trebui sa insemne asa ceva. Pare doar un basm ideea aplicarii unor „tehnici” pentru a te lasa de tigari, insa terapiile complementare cunosc proceduri si remedii in acest sens. Pentru ca au mai publicat in aceasta pagina articole despre leacuri anti-tutun, cativa cititori ai „Magazinului” au solicitat si alte informatii care sa-i ajute in incercarile lor, de altfel, laudabile.

Terapia prin... tigari

Nu vom veni iarasi cu exemple legate de ravagiile fumatului, desi un bun remediu este... sperietura. Amintim doar cazul recent al unui copil devenit dependent de tigari, la varsta de numai 4 ani! Si totul a pornit, desigur, de la faptul ca in familia lui se fuma. Totusi, deloc paradoxal, se poate renunta chiar folosind inca o vreme tigari; nu din tutun, ci din plante medicinale. Procedeul e simplu: se usuca frunzele respective, se maruntesc, apoi se fac tigari si se fumeaza. Cu timpul, va aparea efectul de respingere. Aceste plante sunt arnica (Arnica montana L.), salvia (Salvia officinalis L.), socul (Sambucus nigra L.), podbalul (Tusilonga farfara). Amestecuri:

- cretisor sau vindecea (Betonica officinalis L.), izma (Mentha piperita L.) si podbal;
 - arnica, izma, cretisor, podbal, soc, coada-calului (Equisetum arvense), usturoi (Allium sativum), pedicuta (Lycopodium clavatum L.), lemn cainesc (Liqustrum lucidum), vinarita (Asperula odorata);
 - izma, vinarita si podbal. Se realizeaza un amestec de frunze in cantitati egale si se lasa o noapte in apa indulcita cu putina miere. Se usuca apoi cat mai repede la aer, se taie marunt si se fac tigari.

Intoxicatii si complicatii

Intoxicatiile cu tutun se trateaza cu patrunjel, astfel: – frunzele verzi, in salate, supe si mancaruri scazute; – ca decoct (50 grame de seminte sau de radacini la 1 litru de apa, se fierb 5 minute si apoi se infuzeaza, pastrandu-se acoperit vasul, timp de 15 minute), se beau zilnic cate doua cesti, inainte de masa. O complicatie este endarterita obliteranta, numita si „piciorul fumatorului”. Boala se caracterizeaza prin obturarea arterelor din cauza fumatului, deoarece nicotina ataca inima si vasele sangvine.

Tulburarile circulatorii care apar fac ca persoana in cauza sa nu-si mai simta piciorul afectat si sa mearga schiopatand, astfel ca in situatii grave doar amputarea acestuia poate salva restul organismului. Pentru eliminarea obturarilor vaselor sangvine se folosesc bai de urzici. Aproximativ trei pumni de frunze si tulpini proaspete de planta se pun la inmuiat, timp de 12 ore, in 5 litri de apa rece. Apoi se incalzeste, iar lichidul impreuna cu resturile de plante se adauga in apa pentru baia de picioare, care trebuie sa dureze cel putin 20 de minute.

Tehnici orientale

Respiratia este una dintre primele functii ale corpului „lovite” dur de fumat. Pentru reglarea ei, se plaseaza o mana pe piept si una pe abdomen. Se inspira incet pe nas si, simultan, se umfla abdomenul, aceasta insemnand ca diafragma e folosita pentru a inspira si ca i se permite aerului sa patrunda adanc in plamani. In schimb, se pastreaza la minim miscarea in partea superioara a pieptului. Expiratia se face tot lent, pe nas si se repeta totul, pana la obtinerea unui ritm constant, de 8-12 respiratii pe minut (o respiratie fiind formata din inspiratie si expiratie). Se practica aceasta tehnica, pana intra in reflex si se efectueaza atunci cand apare pofta de tigara ori cand fumatorul devine nelinistit.

Presopunctura (si acupunctura, insa efectuata de un specialist) ajuta mult la eliminarea fumatului, de obicei in asociere cu alte tratamente. Inainte de inceperea procedurilor, pacientul nu va fuma cel putin doua ore, iar pe durata tratamentului nu va consuma alimente si bauturi cu gust amar, deoarece acestea reactiveaza dorinta de a fuma (tutunul are gust amar). Pentru stimularea punctelor energetice se folosesc degetele mainii sau chiar capatul rotunjit al unui obiect tare (stilou, de exemplu). Degetul se plaseaza perpendicular pe punctul activ, apoi se va masa ori apasa circular, in sensul de rotire a acelor ceasornicului, energic, profund, manevrele avand o durata scurta.

Tratamentul dureaza 10-15 sedinte a cate trei reprize pe zi, 5-10 minute pe sedinta. Iata si cateva puncte astfel activate: VG25 – sub nas, pe buza superioara; IG19 – la 0,5 masuri lateral de punctul aflat la unirea treimii superioare cu cele 2/3 inferioare pe santul naso-labial (o masura reprezinta latimea degetului mare de la mana); IG20 – la 0,5 masuri de marginea externa a aripii nasului, in santul naso-genian (la nivelul bazei piramidei nazale, acolo unde narile se unesc cu obrajii); P7 – pe artera radiala, la 15 masuri deasupra pliului mainii; C7 – putin sub pliul pumnului, pe marginea interna; VG20 – la 7 masuri deasupra marginii de insertie posterioare a parului, la jumatatea liniei ce uneste varfurile urechilor; VB8 – situat la o masura deasupra marginii superioare a urechii (e foarte folosit in intoxicatiile cu droguri); punctele auriculare sunt cele marcate si pe desenul alaturat.

Timp de cateva zile, va persista dorinta pentru (sau lipsa a) ceva nedefinit, nu neaparat tigari, dar aceasta va disparea rapid, daca tratamentul se completeaza cu ceaiuri medicinale. Pentru o eficacitate sporita a acestor proceduri, se recomanda sa se apeleze la un specialist (acupunctura si presopunctura sunt terapii recunoscute ca atare si de Organizatia Mondiala a Sanatatii).

ADRIAN-NICOLAE POPESCU - magazin.ro

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A cosa serve un motore di ricerca? La risposta sembra scontata: a soddisfare curiosità, imparare cose nuove, approfondire conoscenze. A pochi verrebbe in mente che uno strumento come Google possa essere di una qualche utilità anche a medici e ricercatori. E non per condurre ricerche, ma per monitorare la diffusione di malattie infettive. Uno studio condotto negli Stati Uniti, infatti, sembra provare che tenendo traccia delle ricerche effettuate su Google si ottengono informazioni importanti circa la diffusione delle infezioni causate dai batteri Mrsa, una classe di Staphylococcus aureus resistente all’azione di una vasta gamma di antibiotici (penicilline e cefalosporine).

I batteri Mrsa (Methicillin-resistant Staphylococcus aureus) causano infezioni cutanee molto gravi, che possono colpire organi e diffondersi nel circolo sanguigno. Individuati per la prima volta in Gran Bretagna nel 1961, hanno fatto la loro comparsa negli Stati Uniti negli anni ’80. Da allora, i casi di infezioni sono drasticamente aumentati, trovando negli ospedali il luogo privilegiato di azione (i pazienti con ferite e deboli sistemi immunitari, infatti, sono certamente più a rischio delle persone sane). Secondo uno studio condotto da ricercatori del Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), nel 2005 le infezioni provocate dai batteri Mrsa hanno ucciso circa 16mila americani, un numero persino superiore a quello delle vittime di Aids.

Detail-mrsa

Ecco spiegati tutti gli sforzi che medici e ricercatori stanno portando avanti per cercare di seguire in tempo reale la diffusione delle infezioni, così da programmare interventi sanitari più mirati ed efficaci. Per fare ciò, Google si è rilevato un prezioso aiuto. In un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Emerging Infectious Diseases, un gruppo di ricerca coordinato dall’epidemiologa Diane Lauderdale dell’ Università di Chicago ha confrontato le ricerche fatte su Google tra il 2004 e il 2008 sul tema “batteri Mrsa” e il numero di ospedalizzazioni causate dalle loro infezioni. Ne è emersa una precisa correlazione, che suggerisce come le ricerche sul Web possano essere un reale indicatore epidemiologico.

“Potenzialmente, possiamo ottenere da Google una misura della diffusione delle infezioni più fedele alla realtà di qualsiasi altro sistema di monitoraggio”, ha detto Lauderdale a Wired.com. “Se avessimo un archivio elettronico per i casi sanitari, liberamente accessibile ai ricercatori – continua l’epidemiologa – non avremmo bisogno della Rete. Qualcosa del genere esiste già nei paesi scandinavi, dove è possibile studiare tutti i fattori che contribuiscono alla comparsa e diffusione delle malattie. Ma negli Stati Uniti questo non si può fare”.

A oggi, infatti, l’unico strumento a disposizione del Cdc per monitorare la diffusione delle infezioni Mrsa è l’ Active Bacterial Core surveillance program, che offre un quadro della situazione raccogliendo dati da nove regioni americane. Ma lascia ampie aree scoperte non permettendo di avere un quadro completo di quello che succede in tutte le città. “Se sapessimo che in un luogo il tasso di infezioni è due o tre volte superiore rispetto a un altro – spiega Lauderdale – potremmo meglio condurre le campagne sanitarie pubbliche”.

Per provare l’efficacia di questo nuovo metodo di indagine, che catturò l’attenzione dei ricercatori già nel 2009, quando si scoprì che dando un’occhiata alla ricerche effettuate su Google si sarebbe forse potuta prevedere in tempo l’esplosione dell’influenza suina in Messico, saranno necessari altri test. Intanto, lo studio sembra testimoniare un fenomeno culturale: come evolve nella popolazione l’uso della terminologia. Se tra il 2004 e il 2007 la gente cercava le parole “stafilococco” e “Mrsa”, dopo il rapporto del Cdc, il secondo termine surclassò il primo. Ma l’evoluzione del linguaggio continua, è già comincia a comparire la parola “mersa”, versione fonetica di Mrsa.

Fonte: wired.it

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They hope that in the near future computers will be able to communicate among themselves, recognize threats, and be able to monitor their own health -- just like the cells inside our bodies.

"We want the machines to take a more active part in their own protection," said Bruce McConnell, senior counselor for cyber security at the U.S. Department of Homeland Security. "We want to use their brains to protect themselves, but always in the context of the policies of the system administrators and owners."

Laptop

McConnell is co-author of a new DHS white paper, "Enabling Distributed Security in Cyberspace: Building a Healthy and Resilient Cyber Ecosystem with Automated Collective Action."

No, it's not the dawn of Skynet. But it may be a new way of looking at how computers can be protected, and at the broader questions of privacy versus security. McConnell and others point to a marked increase in cyber-threats from organized crime, terrorists, and nation-states looking for key military, financial and other classified intelligence.

The paper imagines a "healthy ecosystem" of computers that collaborate to fight threats, adapt rapidly, and identify and defeat problems. Right now, computers are not very good at catching things that they haven't seen before, McConnell said. In contrast, the human immune system has evolved to fight intruders that it doesn't recognize. "It says: "This is not me. Maybe I need to send something down there to take a look at it, and maybe quarantine it.'" McConnell said.

McConnell says a first step would be to get computers to recognize and react to threats automatically. "Right now it's manual," he said, meaning that a human manager has to contact another human manager via e-mail to warn of a virus or other threat. Ideally, that notification would be done instantly between machines at different government agencies.

Some experts are already working on this kind of interoperability on a small scale. One of the biggest obstacles in getting computers closer to working by themselves is figuring out a better way to authenticate interactions, according to Ross Hartman, vice president for cyber-security services at Science Applications International Corp (SAIC).

"Computers are limited by their programming," Hartman said. "If it doesn't model the known versus the unknown, they can't tell the self from the other."

Hartman says experts are looking at new models of "nature-inspired defense" as computer threats become a greater security problem for government agencies and a bigger cost to industry.

"The threat is growing," Hartman said. "There are more incidents and they are becoming more sophisticated. The latest buzzword is 'advanced persistent threats.' These are sufficiently advanced methods that are difficult to detect and take a long time to discern."

Hartman said the DHS paper is a positive response to threats that are on the rise, and is provoking discussion among cyber-security experts.

Another hurdle faced by computer experts in designing collaborative systems of either individual devices or networked computers is that of privacy. How much information should be shared in the name of security?

Angelos Stavros is a computer scientist at George Mason University. He says the more that computers share information in order to deter threats, the more individual privacy is reduced.

"Although we want the cell to be curable, we want it to have our private personality that cannot be wiped or automatically checked," Stavros said. "What is an attack? It is often in the eye of the beholder."

Author: Eric Niiler; Source: Discovery News

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By Admin (from 02/08/2011 @ 08:00:26, in ro - Observator Global, read 1052 times)

 Topirea alarmanta a gheturilor arctice va atrage dupa sine, in cel mult cateva decenii, o crestere masiva a nivelului oceanului planetar. Se va ajunge astfel la situatii dramatice, zeci de mii de kilometri patrati de coasta fiind acoperite de apa si orase precum New York, Londra sau Tokyo  transformandu-se in veritabile „Venetii” ale mileniului III. Futurologii apreciaza ca acest scenariu, desi apocaliptic, este cat se poate de realist iar oamenii de stiinta si arhitectii cauta deja solutii pentru rezolvarea situatiei. Una dintre acestea ar putea-o constitui construirea de orase capabile sa pluteasca pe marile si oceanele lumii.

La prima vedere, par niste uriase saltele de plaja, plutind pe apa. De fapt, ele reprezinta cea mai in voga solutie pentru ridicarea rapida a nivelului marii – se estimeaza ca pana la sfarsitul secolului, acesta va creste cu peste un metru! Orasele plutitoare vor constitui intr-o zi refugii permanente pentru cei ale caror case vor fi acoperite de apa, fiecare astfel de asezare putand gazdui circa 50.000 de oameni.

Solutia apartine arhitectului belgian Vincent Callebaut care a recunoscut ca designul orasului a fost inspirat de forma nufarului amazonian Victoria Regia. „Unele tari cheltuiesc milioane de dolari pentru amenajarea plajelor si construirea de diguri uriase, care sa poata adaposti orasele de pe tarm in fata cresterii amenintatoare a nivelului oceanului planetar. Dar cred ca asemenea solutii nu sunt eficiente si in plus exista riscul ca digurile, oricat ar fi de puternice, sa cedeze candva in fata presiunii uriase a valurilor. Proiectul orasului-nufar este o solutie mult mai fiabila si durabila”, apreciaza inventatorul belgian.

Oaze in mijlocul oceanului

„Orasul-nufar” va putea pluti pe marile si oceanele lumii, ca un urias edificiu independent si capabil sa supravietuiasca doar cu propriile resurse. Avand un lac in centru, pentru colectarea si purificarea apei de ploaie, ce va fi transformata in apa potabila, orasul va avea pe el chiar si munti artificiali, pentru a oferi locatarilor si o binevenita schimbare de peisaj. Energia electrica va fi asigurata printr-o serie de surse neconventionale, incluzand panouri solare, pe pantele montane, turbine eoliene si o centrala care sa capteze energia valurilor.

Callebaut sustine ca preturile de cost ale unui astfel de oras, chiar daca foarte mari, vor fi oricum mai scazute decat solutiile pentru care pledeaza in momentul de fata majoritatea savantilor, si ne referim in primul rand la indiguirea regiunilor amenintate. Orasul amfibiu imaginat de el nu va avea sosele si nici masini, in schimb va fi o adevarata oaza, plantele fiind cultivate in gradini suspendate. „Scopul meu este sa realizez o coexistenta armonioasa intre oameni si natura”, afirma vizionarul inventator. Pe aceasta „insula cu elice” moderna, poluarea va fi un termen inexistent si oamenii vor respira un aer mai curat decat in orice alt colt al globului, in plus avand permanent prilejul sa se bucure de briza marilor, caci orasul lor va pluti la nesfarsit pe oceanul planetar, urmand cursul curentilor submarini.

Cu „zero – emisii toxice”, intrucat toate deseurile si dioxidul de carbon vor fi reciclate, orasul va produce mult mai multa energie decat va consuma. „Convingerea mea este ca adaptarea milioanelor de oameni care vor ramane fara adapost in urma inundarii masive a zonelor litorale la dramaticele schimbari de mediu va fi cea mai mare provocare a acestui secol”, afirma arhitectul belgian. Analistii apreciaza ca „foarte realista” solutia propusa de Callebaut si avertizeaza ca situatia, in unele regiuni de pe Terra, va impune adoptarea urgenta a acestei solutii.

„Insulele joase din Pacific, precum Tuvalu, Kiribati sau Maldive ar putea fi total inghitite de ape si chiar si alte insule ar putea deveni nelocuibile, caci cresterea nivelului marii va face ca sursele lor de apa freatica sa fie contaminate cu apa sarata. De asemenea, zeci de milioane de oameni din regiunile litorale ale sudului Asiei, precum cele din Pakistan, India, Sri Lanka, Bangladesh si Burma, vor fi amenintati cu disparitia daca nu se vor lua masuri pentru salvarea lor. Iar ideea lui Callebaut ar putea fi o mana cereasca pentru ei”, este de parere Nicole Goldsmith, geolog la Universitatea Pasadena, California.

GABRIEL TUDOR - magazin.ro

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By Admin (from 01/08/2011 @ 18:00:08, in it - Osservatorio Globale, read 1469 times)

E’ proprio uno di noi Silvio Berlusconi, da giorni racconta se stesso con le parole amare che proprio ognuno di noi pronuncerebbe al posto suo: “ Mi hanno tolto i risparmi di una vita…”. Cinquecentosessantaquattro milioni di euro, appunto “i risparmi di una vita”. Togliendo dal compunto i primi dieci anni, quelli da zero a dieci in cui effettivamente si risparmia pochino anche se mamma e papà ti dotano di un porcellino-salvadanaio, ne restano a ciascuno circa 55 di anni prima di andare in pensione. Guarda caso a circa dieci milioni di euro l’anno fa più o meno quella cifra là: 564 milioni. E chi è che non risparmia una decina di milioni l’anno? Chi è che fa fatica a condividere l’esperienza, la dolorosa esperienza, lo sgomento da annullamento che in questi giorni Berlusconi sta vivendo e raccontando? Praticamente nessuno, tutti o quasi possono mettersi nei suoi panni, anzi è lui Berlusconi che con quel grido accorato “i risparmi di una vita…” si mette nei nostri panni. E’ la stessa esperienza di quando ti rubano in casa i gioielli di nonna e l’argenteria: i risparmi di una vita. O di quando hai comprato i titoli di una Parmalat che non ti rimborsa più: i risparmi di una vita. O di quando con la liquidazione compri un pezzo di casa ai figli che il mutuo integrale nessuna banca glielo darebbe: i risparmi di una vita. Sì, Silvio Berlusconi è proprio uno di noi.

Anzi uno un po’, appena un po’ più previdente di noi. Infatti, nonostante gli abbiano sottratto i risparmi di una vita, 564 milioni, per fortuna ha altro gruzzolo di qualche miliardo di euro nell’aziendina di casa. Si dirà, direbbe lui in persona, che insistere malignamente su questi particolari, sulla sua capacità di risparmio e accumulo, è manifestazione di “invidia sociale”. Ebbene sì. A nome di quelli che in una vita risparmiano cinquecentosessantamila euro, di quelli che in una vita risparmiano cinquantaseimila euro, di quelli che ne risparmiano cinquemilaseicento, confessiamo invidia nei confronti di Silvio Berlusconi. Per la sua faccia sfrontata: ce ne vuole per dichiarare 564 milioni di euro “i risparmi di una vita” e per invitare noi tutti a piangerci sopra insieme con lui le stesse lacrime.

Fonte: blitzquotidiano.it - Autore: Mino Fuccillo

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"Ciao bella! Il tramonto del Paese più incantevole del mondo”. Così l’autorevole settimanale tedesco Der Spiegel ha titolato la copertina di una sua recentissima edizione, dedicandola interamente alla crisi della nostra Italia. Una crisi che è soprattutto economica, ma non solo: perché il caso italiano ha attirato l’attenzione della stampa internazionale alla luce del recente attacco della speculazione, ma la sua malattia è molto più profonda.

Ed è così che Der Spiegel traccia il ritratto di un Paese paralizzato a livello politico, economico e culturale, che fa fatica ad affermarsi nell’economia globale nonostante la sua presenza nell’olimpo dei Paesi più industrializzati. Un’immagine già di per sé triste, costantentemente schiacciata a livello internazionale dagli ingombranti problemi personali della sua classe dirigente.

Tanto per cominciare, Der Spiegel cita il Forum Economico Mondiale di Ginevra, che ha definito l’Italia “un grosso intralcio” allo sviluppo; un’inefficiente burocrazia statale, un sistema tributario corruttibile, infrastrutture insufficienti e un fiacco sistema di prestiti sono alla base della sua debolezza. Il bilancio 2010 della Banca d’Italia ha rivelato un livello di economia pari a 25 anni fa. Nel 2009 il volume del sistema produttivo si è contratto del 5%, mentre nel 2010 ha superato di poco la parità.

Tra il 2008 e il 2009 sono stati cancellati 560mila posti di lavoro; il debito pubblico ha raggiunto i 1.843 miliardi di euro, più del doppio di quelli di Grecia, Irlanda e Portogallo e nel 2011 raggiungerà con ogni probabilità il 120% del Prodotto interno lordo (Pil). E, dulcis in fundo, solo il 27,5% dei cittadini italiani sostiene l’attuale Governo, ma la forza di cambiare davvero sembra scemare.

Č da vent’anni a questa parte che l’Italia perde progressivamente di credibilità sotto ogni punto di vista, e questo non è un mistero. Per il settimanale tedesco il verdetto decisivo in questo senso è arrivato settimana scorsa dai mercati: citando il Financial Times, Der Spiegel scrive che la finanza non dà più credito al Governo italiano perché la sua politica crea insicurezza negli investitori. E anche ora che la manovra per la riduzione del deficit è passata e il vertice europeo di giovedì a Bruxelles sembra aver rassicurato i mercati (tra cui anche Piazza Affari che ha ripreso istericamente colore), il pericolo finanziario non sembra del tutto scongiurato.

Perché in realtà le basi su cui poggia il piano di risparmio da oltre 70 miliardi del Governo italiano lasciano aperti spiragli di insicurezza, suggerisce Der Spiegel. “Tra questo e il prossimo anno si prevede di risparmiare 9 miliardi di euro, solo l’11% del traguardo finale”, si legge nel lungo servizio, 10 pagine che sembrano non finire mai, “nel 2013 ci saranno poi le elezioni e la sopravvivenza della manovra alla campagna elettorale è tutt’altro che sicura”. In pratica, i veri sacrifici sono rimandati a una prossima legislatura: poco probabile che l’Italia stia recuperando la sua attendibilità di fronte ai mercati per la serietà del suo programma di risparmio.

“Di quell’Italia degli anni ’70 e ’80 che l’Europa tutta guardava con speranza, simpatia e forse una punta di invidia rimane sempre meno”, prende atto Der Spiegel, e introduce la sua analisi della nostra società dal punto di vista dei costumi e della cultura. E si parte dal ruolo fisso delle donne nella televisione, che si riduce al mero, inconsapevole “sculettare”, passando per gli “orgogliosi comuni del Nord Italia”, trasformatisi nella “roccaforte xenofoba della Lega Nord”, e per Cinecittà, ormai leggenda nella memoria tedesca, che affonda facendo spazio “all’impero del cattivo gusto”.

Inutile aggiungere che, ancora una volta, al centro del servizio di Der Spiegel c’è il premier Silvio Berlusconi: dai processi in corso al Rubygate, dalla nascita del suo impero mediatico agli interventi sulle leggi italiane che gli garantiscono la sopravvivenza politica ed economica, senza tralasciare i recenti diverbi con il ministro delle Finanze Giulio Tremonti e i provvedimenti per circoscrivere la libertà dei giudici. Nessun particolare è risparmiato all’Italia e alla sua politica, definita da Der Spiegel la “democrazia dell’intrattenimento”, perché l’Europa è preoccupata e osserva.

Ed è proprio un filosofo friulano, Flores D’Arcais, a dare voce alle inquietudini europee: “Il berlusconismo è la moderna alternativa al fascismo e si fonda sulla legalizzazione dei privilegi, così come sul potere assoluto delle immagini”. Der Spiegel non manca di citare le parole dell'intellettuale, facendo presente che il rischio di contagio per il resto del continente è reale. Berlusconi è deciso a portare a termine la sua legislatura nonostante i vari coinvolgimenti privati, e tutte le capitali europee ne sono sbalordite. Nel resto del mondo i politici si dimettono per una tesi copiata o per una relazione clandestina con stagiste: ai più viene difficile capire la mentalità italiana fino in fondo. Perché nulla cambia.

L’Europa non crede più all’Italia e i segnali sono chiari. Č difficile accettare il quadro che la stampa internazionale traccia della nostra società, eppure è giusto prenderne atto. Forse preferiremmo non doverci confrontare continuamente con il romanzo dei problemi privati della nostra classe politica, ma come possiamo aspettarci che il mondo faccia finta di niente quando il nostro rapporto con la politica si riduce a questo, a una lotta quotidiana con le loro complicazioni private? La difficoltà maggiore è quella di dimostrare agli stranieri che noi siamo diversi, che la nostra classe politica non ci rappresenta. Anche se è arduo sconfiggere i pregiudizi, almeno quanto il malgoverno.

Fonte: altrenotizie.org - Autore: Emanuela Pessina

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