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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Diciamolo chiaramente: il nostro intestino è pieno zeppo di Escherichia coli, il batterio alla ribalta in questi giorni a causa di un’epidemia che, al momento, ha mietuto 14 vittime in Germania e contaminato già qualche migliaio di persone. Cioè, non è il fatto di essere infettati da E. coli che è pericoloso: da pochi giorni dopo la nascita il nostro intestino si riempie di questo batterio, che in realtà ci protegge (occupando tutti gli spazi) da altre infezioni nocive e che ha pure un ruolo importante nella sintesi della vitamina k2, importante per il nostro organismo. Certo E. coli può essere nociva se invece che nell’intestino viene a trovarsi altrove (per esempio nel tratto urinario). Inoltre i ceppi che sono benefici per una specie (l’essere umano) possono essere dannosi per un’altra specie (le mucche per esempio) e viceversa.

Ma come esattamente E. coli diventa mortale? Per capirlo ci sono alcune cose fondamentali da sapere sui batteri. I batteri non rispettano le barriere dettate dalle specie, o meglio tendono a comportarsi come un superorganismo composto da tanti tipi di cellule, piuttosto che come singoli individui ognuno appartenente a una data specie. Nella fattispecie questo significa che ogni batterio ha l’abitudine di scambiarsi pezzetti di DNA con gli altri. Č un meccanismo diverso da quello usato dalle specie sessuate, che attraverso la fusione dei gameti creano un nuovo individuo con un DNA che è un mix di mamma e papà. Nel caso dei batteri si tratta di piccoli frammenti di DNA.

C’è più di un meccanismo attraverso il quale i batteri effettuano questi scambi ma nel caso dell’E. coli responsabile della recente epidemia si parla di coniugazione batterica e i frammenti di DNA scambiati sono “extra”, non hanno cioè funzioni vitali, ma garantiscono alcune funzionalità in più che possono risultatre utili in certe situazioni (una specie di “app” per batteri?). I pezzettini di DNA in questo caso si chiamano plasmidi. Pare che i batteri siano molto avidi nel raccogliere quanti più plasmidi possibile e non fanno molta attenzione da dove essi provengano .

Sono questi plasmidi che possono trasformare E coli in un “mostro”. I plasmidi per esempio possono garantire al batterio la resistenza a un antibiotico. O ancora, ed è il caso recente, possono fargli produrre una tossina, letale per l’ospite – in questo caso si tratta di una tossina normalmente prodotta da un altro enterobatterio, la Shigella dysenteriae. Il nome non lascia molti dubbi, questa tossina ha conseguenze devastanti nel nostro organismo: attacca le mucose dell’intestino (ma anche nei reni e nei polmoni). La gran massa di cellule morte provoca la diarrea sanguinante e così via.

Normalmente Shigella dysenteriae non ha campo libero nel colonizzare l’intestino, perché è già zeppo di E. coli, dunque la tossina per entrare deve usare proprio quest’ultima specie come cavallo di troia. Così è successo. Ancora non è chiaro come la verdura (sono stati accusati pomodori, cetrioli e lattuga provenienti da un paio di aziende spagnole) si sia infettata (o meglio l’acqua contenuta in questa verdura). Si attendono i risultati delle analisi condotte su campioni di terreno delle aziende incriminate.

PS: un aggiornamento sui cetrioli. La Germania ha ufficialmente dichiarato che non è la verdura spagnola ad essere la causa dell’infezione.

Fonte: oggiscienza.wordpress.com; Autore: Federica Sgorbissa

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La Corte di Cassazione ha stabilito che il 12 e 13 giugno si terrà il referendum sul nucleare. I giudici hanno accolto l’istanza dell'Idv del Pd di trasferire i quesiti refendari sul nucleare sulle nuove norme contenute nel dl omnibus, diventato legge pochi giorni fa. Si voterà il 12 e il 13 giugno.

"Il via libera della Cassazione - ha commentato il presidente dell’Assemblea Nazionale del Pd e vicepresidente della Camera Rosy Bindi - restituisce ai cittadini quel diritto al voto sul referendum contro il nucleare che il governo aveva tentato di scippare. E ora l’opinione pubblica, contrariamente a ciò che pensa il Presidente del Consiglio, potrà dimostare la sua maturità votanto sì a tutti i quesiti". "Chi la dura la vince - ha commentato Antonio Di Pietro -. Dal primo momento abbiamo creduto che la legge è legge e nessuno la può aggirare, neanche questo Parlamento che ha proposto e votato una legge truffaldina". ,"Questa mattina riceviamo una bellissima notizia" ha detto invece Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, secondo la quale "Hanno vinto la Costituzione e i diritti dei cittadini italiani. Questa decisione fa giustizia delle vergognose manovre del governo per evitare che i cittadini si esprimessero su una scelta così fondamentale. Berlusconi e la sua maggioranza, che si richiamano al popolo e alla sua volontà quando fa loro comodo, ora temono le urne e il giudizio popolare".

Sui referendum c'è stato intanto un richiamo dell'Agcom che ha bacchettato la Rai. L’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni alla Rai affinchè collochi i messaggi autogestiti sui referendum del 12 e 13 giugno in modo da "garantire l’obiettivo del maggior ascolto, come previsto dalle disposizioni vigenti". L'organismo di garanzia ha ritenuto "non conforme ai principi del regolamento" sulla par condicio la collocazione in palinsesto dei messaggi finora attuata dall’azienda.

Quanto alla Cassazione, davanti ai giudici della Suprema Corte erano presenti stamane i rappresentanti del Pd e dell’Italia dei Valori, questi ultimi i promotori del quesito che chiede l’abrogazione della legge che prevede la realizzazione sul nostro territorio di impianti nucleari. - "Si afferma la forza serena della Costituzione contro un tentativo maldestro di raggirare il corpo elettorale, 40 milioni di cittadini" ha detto l’avvocato del Pd, Gianluigi Pellegrino, che oggi ha rappresentato il comitato per il referendum alla Suprema Corte. "Abbiamo sottolineato davanti ai giudici - ha detto l’avvocato Gianluigi Pellegrino del Pd - che le nuove norme continuano a prevedere espressamente la realizzazione delle centrali nucleari. E quindi, come ha già stabilito la Corte Costituzionale, il referendum si deve fare lo stesso".

Il collegio giudicante era composto da diciassette giudici piu' il presidente Antonino Elefante. Ha confermato la validita' del referendum ritenendo che nonostante l'emendamento approvato dalla maggioranza di governo non costituisca una rinuncia definitiva alla costruzione di centrali nucleari ma un semplice rinvio della decisione a quando l'opinione pubblica sara' meno sfavorevole.

Dopo il risultato delle elezioni amministrative, la scadenza del referendum rappresenta uno scoglio sulla strada del governo. Pd, Idv e Sel hanno gia' annunciato una forte mobilitazione per il si' ai quattro quesiti referendari promossi dal partito di Antonio Di Pietro. Gli altri riguardano la non privatizzazione dell'acqua e l'abolizione della legge sul legittimo impedimento che permette al premier di essere parzialmente protetto dai procedimenti giudiziari.

Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, si e' detto convinto che proprio dall'esito dei referendum verra' ''la spallata decisiva'' per ottenere le dimissioni del governo. Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini, leader del Terzo polo, hanno gia' annunciato che andranno a votare i referendum. Anche il leader della Lega Umberto Bossi ha detto qualche giorno fa, in piena campagna elettorale, di ritenere ''attraenti'' alcuni dei quesiti, in particolare quelli sull'acqua su cui pero' il governo di centrodestra ha espresso parere contrario.

Il problema per l'opposizione e' come favorire il raggiungimento del fatidico quorum del 50% per cento piu' uno degli aventi diritto al voto previsto per i referendum abrogativi, obiettivo che non si raggiunge nelle scadenze referendarie dal 1995. Dopo quanto accaduto in Giappone alla centrale nucleare di Fukushima e la decisione della Germania di chiudere tutte le sue centrali nucleari entro il 2022, si ritiene che il quesito sul nucleare avrebbe un effetto trascinamento anche sugli altri rendendo piu' facile l'ottenimento dl quorum. Da qui anche la scelta del governo di sospendere i propri progetti sul nucleare sia per prendere atto degli orientamenti della comunita' internazionale sia per rendere inutile il pronunciamento referendario.

Fonte: La Stampa

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Anche il mondo della ricerca diventa social e apre le porte (virtuali) a tutti coloro che vogliono contribuire attivamente al progresso della scienza.

Ken-ichi Ueda e Scott Loarie, due dottorandi al Carnagie Institute di Stanford, hanno sviluppato qualche tempo fa iNaturalist.org, una community di cittadini-scienziati, che ha per obiettivo il controllo della diffusione delle specie animali viventi e l’analisi dell’evoluzione degli ecosistemi in risposta ai mutamenti climatici.
L'idea alla base del progetto è semplice: se passeggiando per un bosco o per un parco di città si avvistano una pianta o un animale, una volta tornati a casa ci si logga sul sito e si registra la segnalazione.
L’enorme mole di dati che iNaturalist sta raccogliendo permetterà ai ricercatori di monitorare con grande precisione come si stanno modificando gli ecosistemi di tutto il mondo.

Pappagalli metropolitani

L'aumento delle temperature e il cambiamento nelle destinazioni d’uso delle terre stanno infatti facendo spostare flora e fauna anche molto lontano dalle loro zone d’origine.
Nei parchi delle nostre città è per esempio sempre più frequente avvistare pappagalli e altri uccelli di origine tropicale: si tratta dei discendenti di animali fuggiti dalle gabbie che sono riusciti a riprodursi allo stato libero e che stanno colonizzando nuovi habitat. Lo stesso si può dire per le nutrie che popolano la Pianura Padana o per i pesci siluro sempre più diffusi nei fiumi del nord Italia.
Per contribuire alla ricerca di Ueda e Lorie non è necessario essere degli esperti: se anche non si sa cosa si è visto, sul sito è disponibile una guida che aiuta, un passo dopo l’altro, ad effettuare il riconoscimento.
E nel giro di qualche settimana iNaturalist sarà disponibile anche in formato app per iPhone: permetterà di inviare le proprie segnalazioni in tempo reale corredate di foto.

Tutti scienziati

iNaturalist non è comunque il primo progetto di ricerca che tenta di coinvolgere il grande pubblico: già da parecchi anni la NASA, il CERN e altre istutuzioni scientifiche hanno chiesto la collaborazione degli appassionati di tutto il mondo per analizzare grandi moli di dati. I più interessanti attualmente in essere sono
Seti@home, per l’analisi dei segnali radio provenienti dallo spazio
Malariacontrol.net, una gigantesca simulazione elettronica per lo studio della malaria e della sua diffusione
Stardust: per l’analisi della polvere di stelle
HiRiSe: per la ricerca della sonda Polar Lander caduta su Marte nel 1999 e mai più ritrovata
Planethunters.org: per la ricerca di pianeti al di fuori del Sistema Solare

Fonte: Focus.it

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By Admin (from 01/06/2011 @ 11:00:55, in en - Global Observatory, read 1068 times)

Researchers at the University of California, Berkeley, are launching a powerful new tool for sorting through and mapping all of California’s fatal and serious traffic collisions.

Starting today (Wednesday, April 6), anyone with access to the Internet can register for a free account to access the Transportation Injury Mapping System, or TIMS, to perform customized searches of 130,000 serious and fatal crashes in the state. Users can view the history of crashes from 2000 to 2008, the most recent year data are available, by county, city, neighborhood or along specific routes. Additional years of collision data will be incorporated into TIMS as they become available.

“This tool is meant to provide professionals and the general public with data to identify traffic safety problems and potential solutions,” said John Bigham, lead researcher for the TIMS project and the Geographic Information Systems program manager at UC Berkeley’s Safe Transportation Research and Education Center (SafeTREC). The center is based at the School of Public Health and the Institute of Transportation Studies.

The UC Berkeley researchers had a wealth of data from which to work. The California Highway Patrol (CHP) collects data on all reported crashes – including collisions on local roads as well as on state highways – and records the information in the California Statewide Integrated Traffic Records System. This database formed the foundation for the records in the TIMS project.

“I don’t know of any other state that allows the general public to access crash data in this way,” said Bigham.

Funding for this program was provided by a grant from the California Office of Traffic Safety (OTS) through the National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA), whose Fatality Analysis Reporting System database was also used for TIMS.

While state and local records of crash data are publicly available through the CHP, there had previously been no easy way for users to interactively sort through the information and map it by such factors as location, time and date of the collision; weather and road conditions; the influence of alcohol; and whether pedestrians or bicyclists were involved.

SafeTREC researchers set out to “geocode” the crash data by developing a process to add coordinates to each collision that involved a fatality or injury requiring hospitalization. They then created a web-based data query system that allows users to not only conduct searches and download the results, but to also visualize the results using Google Maps and ArcGIS Server, a mapping software from the Environmental Systems Research Institute. When users click on a location, pop-up boxes provide information about the collision, and the street view feature gives users a realistic picture of the collision site.

Other common data sources, such as census tract information, school locations and zip code boundaries, can be displayed on the maps. Users also have the ability to select collisions on the map and download the associated data files. Video tutorials and FAQs are available to help guide new users through the site.

“Actually seeing the crashes on a map is a tool in its own right,” said Bigham. “If a picture is worth a thousand words, a map is worth a thousand rows in a spreadsheet.”

According to NHTSA, motor vehicle collisions are the leading cause of death for people ages 3 to 34 in the United States. In California, records show that in 2008, more than 3,400 people were killed and more than 240,000 were injured in motor vehicle crashes. Those statistics include collisions with pedestrians and bicyclists. The California Department of Transportation estimates that traffic collisions cost $25 billion in economic damages to the state in a single year.

TIMS, which has been used by members of state agencies for beta testing over the past few months, will be of particular use to Caltrans, CHP and other agencies to better analyze crash data and focus their efforts to reduce traffic fatalities and injuries, the researchers said.

“TIMS represents a major breakthrough in California’s already strong record in road safety.” said David Ragland, director of SafeTREC and adjunct professor of epidemiology at UC Berkeley’s School of Public Health. “In the past several years, due to the effort and resources expended by several state agencies, deaths and injuries from traffic crashes have shown significant declines. TIMS will help build on this success by making it easier for our public agencies –and anyone with access to the Internet –to actually see the locations and types of crashes occurring on our state’s roads, to identify clusters of crashes and to help determine causal factors that can be modified.”

The researchers eventually plan to improve upon the TIMS website with the addition of data on minor injury collisions and more options for queries and spatial analysis of collisions. They emphasized that to truly evaluate the safety of a site, factors such as the relative volume of vehicle, pedestrian and bicycle traffic must be considered.

“The tools on this website allow you to simplify the first steps in exploring crash data, but these other elements need to be considered to get the full picture,” said Bigham. “In the future, we hope to provide more focused applications that incorporate many of these elements to provide an even stronger tool for crash analysis.”

Source: physorg

More information: www.tims.berkeley.edu/

Provided by University of California - Berkeley for ZeitNews.org

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By Admin (from 01/06/2011 @ 08:00:51, in ro - Stiinta si Societate, read 1832 times)

 Dinastia Kennedy a fost si este una dintre cele mai influente familii din politica americana. Pornind de la Joseph Kennedy, proeminent politician american, ambasador al Statelor Unite in Marea Britanie, continuand cu fiii sai, John – presedinte al SUA –, Robert si Ted, si pana la carismaticul nepot John Kennedy Jr., mort intr-un misterios accident aviatic in 1999, la nici 40 de ani, familia Kennedy a parut insa urmarita de un blestem. Majoritatea membrilor sai au avut parte de un sfarsit tragic iar Caroline, singura fiica a presedintelui John Fitzgerald, a nascut doi copii morti. Nici astazi nu sunt cunoscute cu exactitate circumstantele asasinarii celor doi frati Kennedy, desi noi informatii, date recent publicitatii, par sa puna cazul mortii lui Bobby Kennedy intr-o noua lumina.

Glorie si sange

Ca si fratele mai mare, ales presedinte in 1960, Robert F. Kennedy a ramas in memoria americanilor ca o figura emblematica, un mare luptator pentru dreptate si egalitate in drepturi a tuturor cetatenilor SUA. Numit procuror general in 1961, el a dus o lupta asidua impotriva criminalitatii organizate, facandu-si dusmani de moarte in randul mafiei italo-americane, ca si fratele sau. Senator de New York intre 1965 si 1968, Bobby, cum era numit de toti, parea ca va calca pe urmele fratelui sau mai mare, avand mari sanse la fotoliul de la Casa Alba.

Dupa obtinerea unei stralucite victorii in alegerile preliminare din California, in seara zilei de 5 iunie 1968, Bobby Kennedy a coborat de pe podiumul salii de receptii a hotelului Ambasador din Los Angeles, pentru a tine o conferinta de presa. La sugestia unui membru al escortei, senatorul a luat-o prin bucatarie, pentru a-i saluta pe angajati. Dar, dupa ce a strans mainile a doi dintre acestia, un necunoscut a sarit inaintea lui si, de la mica distanta, l-a impuscat.

Atins de patru gloante, dintre care unul a patruns direct in creier, Kennedy a murit a doua zi, la spital. Necunoscutul care trasese a fost imediat arestat. Era Sirhan Sirhan, un palestinian care pretindea ca a recurs la acest asasinat pentru a-i razbuna pe „oamenii saraci si exploatati”. Juriul l-a considerat singurul asasin, l-a gasit vinovat si l-a condamnat la inchisoare pe viata.

8 gloante si 14 impuscaturi!

Dar inca din momentul asasinatului au aparut o serie de contradictii flagrante, unele strigatoare la cer. De pilda, autopsia a dovedit ca toate cele patru cartuse care l-au atins pe senator au venit din spate, iar urmele de pulbere impregnate in pielea sa au relevat fara tagada faptul ca gloantele fusesera trase de foarte aproape. Or, Sirhan a tras din fata si de la o distanta de peste doi metri. El a tras doar doua gloante spre Kennedy, inainte de a fi trantit, de cei din escorta acestuia, pe o masa din bucatarie. Chiar si de acolo, a continuat sa traga – in total opt gloante.

Doar ca expertizele balistice efectuate ulterior au demonstrat ca in incapere s-au tras 14 gloante, ale caror urme au fost gasite in trupurile altor cinci persoane din anturajul senatorului, sau in pereti. „Sunt absolut convins ca nu Sirhan l-a ucis pe Kennedy, apreciaza expertul medico-legal Robert Joling, care studiaza cazul de aproape patru decenii. Recent, el a semnat, alaturi de politologul Philip Van Praag o carte despre asasinat, intitulata An Open and Shut Case (Un caz deschis si inchis), in care se vehiculeaza teoria potrivit caruia Robert Kennedy ar fi fost ucis de altcineva decat Sirhan. De altfel acesta a pledat tot timpul nevinovat si a pretins ca fusese sub influenta hipnozei la momentul crimei.

Adevaratul criminal provenea din escorta lui Kennedy?

Elementul cheie pe care cei doi isi bazeaza pledoaria il constituie inregistrarea audio realizata de un jurnalist independent, Stanislaw Pruszynski. Desi calitatea inregistrarii este foarte slaba, se disting insa 13 focuri de arma, trase intr-un interval de 5 secunde. Prin urmare, ipoteza unui singur asasin se exclude din start, dat fiind faptul ca Sirhan nu avea asupra lui decat un revolver Iver Johnson Cadet 55, cu opt focuri.

Mai mult, patru focuri de arma sunt atat de apropiate unul de celalalt incat toti expertii in balistica chestionati au declarat ca ar fi fost imposibil sa fi fost trase din aceeasi arma – de pilda intre a treia si a patra impuscatura au existat 122 milisecunde, iar intre a saptea si a opta – 149 milisecunde, in conditiile in care  revolverul respectiv nu putea trage gloante succesive la intervale mai mici de 366 milisecunde!

Analizand frecventele impuscaturilor cu numerele 3, 5, 8, 10 si 12, Van Praag a sesizat caracteristici acustice ciudate si sustine ca ele au provenit de la o arma diferita de a lui Sirhan, caci sunetele vin din alta directie. Surpriza surprizelor a venit in momentul in care Robert Joling a reconstituit asasinatul, folosind un pistol Iver Johnson si un altul, Harrison and Richardson 922, de tipul celor purtate de membri pazei lui Kennedy. Revolverul Harrison and Richardson a generat aceleasi sunete precum cele aparute pe inregistrarea audio!

Adevaruri incomode

Interesant e faptul ca insusi unul dintre protagonistii dramaticului incident petrecut in acea seara de iunie a anului 1968, Paul Schrade, a cerut redeschiderea anchetei. Schrade, unul dintre cei mai apropiati consilieri ai lui Bobby Kennedy, a fost la randul sau impuscat in cap, dar a reusit sa supravietuiasca. Potrivit teoriei lansate de Joling si Van Praag, Sirhan n-ar fi fost decat un „candidat manciurian”, un tap ispasitor care trebuia sa poarte raspunderea asasinatului lui Robert Kennedy.

In opinia celor doi specialisti, glontul mortal a patruns in creierul senatorului in ceafa, spre frunte, si nu invers. Acest lucru denota ca Sirhan nu l-ar fi putut ucide pe fratele presedintelui Kennedy, chiar daca ar fi vrut, intrucat se afla in fata si nu in spatele lui. Sirhan, care a implinit 64 de ani, se afla inca in inchisoarea Corcoran din California, continuand sa sustina ca a fost hipnotizat la momentul asasinatului.

Spusele sale vin sa confirme marturiile unor fosti agenti CIA, care, sub protectia anonimatului, au declarat ca in acea perioada Agentia studia fenomenul hipnozei si al controlului mintilor. Toate cele 13 solicitari de gratiere depuse de Sirhan, precum si cererile de rejudecare a cazului, facute de avocatii sai, au fost respinse. Poate ca nu a venit vremea aflarii adevarului, care ar putea fi incomod pentru unii...

Sursa: Magazin.ro - Autor: GABRIEL TUDOR

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Autoritatile locale au inceput sa ia primele masuri pentru evitarea contaminarii cu bacteria Escherichia coli, care a provocat pana acum 10 decese in Germania.

Una dintre primele institutii iesene care a primit directive clare in acest sens este Comisariatul Judetean pentru Protectia Consumatorilor (CJPC), care va verifica cu strictete respectarea normelor de igiena din unitatile de alimentatie publica. Mai mult, CJPC trebuie sa transmita si populatiei masurile de protectie contra bacteriei ucigase. "In urma notificarii de catre Germania, prin sistemul de alerta rapida pentru produsele alimentare (RASFF), a mai multor cazuri de deces în urma toxiinfectiei alimentare cu bacteria E. Coli enterohemoragica, Directia de Control si Supraveghere Piata din cadrul ANPC ne-a transmis o adresa care se refera la severitatea consecintelor pe care le are consumul alimentelor contaminate cu aceasta bacterie, precum si o serie de recomandari pentru consumatori privind igiena în bucatarie si igiena personala", a declarat Daniel Piftor, comisarul-sef al CJPC.

Astfel, comisarii de la Protectia Consumatorilor recomanda spalarea temeinica a mainilor cu apa si sapun dupa folosirea toaletei, dupa atingerea animalelor sau a dejectiei acestora, spalarea sub jet de apa a fructelor si legumelor si tratamentul termic al carnii si al carnii tocate inainte de consum, la cel putin 70 de grade Celsius, timp de minimum 2 minute. De asemenea, se recomanda depozitarea separata a carnii proaspete de alte alimente si fierberea laptelui proaspat inainte de consum.

Bacteria poate fi contactata de la orice aliment nespalat sau alterat

Medicii infectionisti spun ca populatia poate contacta bacteria Escherichia Coli de la orice aliment nespalat sau alterat, in special in perioadele de vara. "Aceasta tulpina agresiva a bacteriei Escherichia Coli poate da infectii grave digestive, infectii ce se pot solda cu fenomene de insuficienta hepatica si insuficienta renala. De fapt, insuficienta hepato-renala este cea care da nota de gravitate in cazul acestei imbolnaviri. Tulpina se transmite pe cale digestiva si de la alimente de origine animala.

Boala poate fi contactata dupa consumul oricarui aliment care nu este bine spalat, fructe sau legume. Alimentele trebuie verificate daca nu au modificari in ceea ce priveste mirosul, gustul, trebuie verificat termenul de valabilitate. Mare atentie la lapte si la carne, in special la tocatura, produs ce contine o serie de condimente ce mai pot masca din mirosul modificat. De asemenea, pe langa spalarea corecta, alimentele trebuie pastrate in conditii corecte de temperatura", a declarat prof. dr. Carmen Dorobat, managerul Spitalului de Boli Infectioase Iasi.

Pana acum, la Iasi nu au fost confirmate asemenea cazuri de infectii, iar in tara au fost semnalate cazuri izolate cu multi ani in urma. "La Iasi nu am avut pacienti care au contactat aceasta boala, iar in tara nu a fost vorba despre o explozie epidemiologica niciodata. In ceea ce priveste transmiterea pe cale digestiva, in tara noastra nu exista un pericol deosebit in acest moment, deja in statele afectate au fost luate masuri din punct de vedere epidemiologic. Recomandarea noastra catre populatie este ca la orice simptom sa se prezinte la medicul infectionist", a mai spus prof. dr. Carmen Dorobat.

Cei mai multi oameni cu aceasta infectie vor avea urmatoarele simptome: crampe severe la stomac si abdomen sensibil, diaree apoasa initial, care poate deveni in evolutie sanguinolenta, greata si varsaturi.

Sursa: bzi.ro

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On the screen behind Boagiu, slides showed a succession of maps with yet-to-be-built motorways, ring roads and bypasses. There were ambitious new national roads, upgraded railway lines, train stations, ports and airports. The conference room's 21st-floor windows gave onto a breathtaking view of the capital. Block after block, mile after mile was clogged with traffic.

 

"My task," she told the investors, eying them from behind rimless eye glasses, "is to recover delays in infrastructure."

The gaps Boagiu must fill are huge -- and common in scores of developing countries from eastern Europe to Africa to Asia. But Romania's story also exposes another issue, one which goes to the heart of the European project.

The country, which shook off communism in 1989 and joined the European Union in 2007, has a potential 4.6 billion euros (4 billion pounds) in EU funding for transport infrastructure, available until 2013. By the end of last year, Bucharest had managed to use just 47 million euros of that. If Boagiu can't find a way to speed up projects and use the funds, the country will lose them.

Like countries suddenly enriched by the discovery of oil, former communist states that have access to billions in European Union development funds can find them both blessing and curse. The funds -- some 160 billion euros between 2007 and 2013 across the former eastern bloc -- are meant to help new members catch up with the rest of the EU.

But what if a country like Romania simply can't absorb that cash? Should it concentrate on fixing its government services and institutions - its software, as it were -- before it can move to fancy new hardware like motorways? Is it possible to graft developed-world standards onto states whose institutions are running years behind those of the donors?

"Public investment spending is not small," Romania's central bank Governor Mugur Isarescu told a news conference last October. "But there are 42,000 unfinished investment projects in Romania. This is not efficient. We are the country of unfinished projects."

EXIT RAMP

Romania's massive infrastructure deficit dates back more than 20 years, to when the country was in the grip of Nicolae Ceausescu, one of Communism's most repressive dictators. In the 1980s, Ceausescu backed an export-led drive to clear Romania of billions of dollars in foreign debt, slashing investment to pay off creditors. That left infrastructure lagging behind even Romania's Balkan neighbours -- countries which historically had been much poorer.

According to a global competitiveness report by the World Economic Forum, Romania ranks just 134th out of 139 countries by the quality of its roads. The WEF says transport infrastructure is still one of the chief reasons hampering investment. The country is the EU's ninth-largest member by land area, but has only 331 km (211 miles) of motorway, less than half that of neighbouring Hungary (925 km) and not even three percent of Germany's 12,813 km.

Go for a drive in Romania (population 22 million) and you can bump for hours over gravel country roads to reach villages -- some without electricity, indoor plumbing or running water -- whose schools have closed because the young have moved away for a better life. Dusty national roads lead past lush farmland which is failing to achieve its potential because machinery is outdated and land ownership fragmented. Cities are choked with traffic because there's no way to drive round them. The rail system is no better. Outdated trains travel at an average 45 km per hour, while elsewhere in Europe the top speed can hit 320 km/hour.

When mobile phone maker Nokia announced it was moving a production plant to Romania from Germany in 2008, horses and carts still travelled the road to the new site. That same year Daimler chose Hungary over Romania or Poland as the site of a new 800 million-euro car factory with about 2,500 jobs. Hungary, which has higher labour costs and tax rates than Romania, credited the win to its dense network of motorways.

With a cheap and skilled labour force and attractive flat tax on income and profit, Romania has attracted investment by carmakers Renault and Ford. But even they have complained about the roads. "When it bought the plant, Ford wanted to build 1,000 cars a day and ... that would bring a lot of money and jobs to Romania," U.S. ambassador Mark Gitenstein told a Romanian television station in April. "But unless there is a motorway ... it will not make 1,000 cars a day or hire so many people. You need motorways."

None of Romania' existing motorways connect the country with its neighbours. It's a closed system. Even ambitious projects like the Transylvania Motorway have so far failed to live up to their promise.

TRANSYLVANIA MOTORWAY

U.S. construction group Bechtel broke official ground on Romania's biggest motorway at a site near the 15th-century Transylvanian village of Valisoara on a mild summer day in 2004. Then prime minister Adrian Nastase cut ceremonial ribbons and excavators bit into the ground to the soundtrack of Vivaldi's "Four Seasons."

On that day, the future seemed almost tangible: there would be a smooth, spacious four-lane motorway, 415 km long with more than 300 bridges, 70 overpasses and 19 interchanges, connecting the central Romanian region of Transylvania to Hungary. The road would bring jobs, tourists and foreign investors.

"A motorway is forever," Michael Mix, Bechtel's then project manager said in a 2007 company brief. "It is a legacy."

Seven years since the project began, a little more than 10 percent of the road has been delivered. The state has paid Bechtel more than 1 billion euros of public money and analysts say the project will end up costing at least double the initial estimate of 2.2 billion euros. The deadline has been pushed back a year to 2013, but could end up taking years longer.

Rather than being forever, "it feels as if this motorway may take forever," quipped Ana Otilia Nutu, an infrastructure expert at Romanian Academic Society, a think tank.

Infrastructure projects and overruns go hand in hand the world over. But a 2010 study by JASPERS, a European Union agency that helps eastern European states prepare projects eligible for EU cash, found cost overruns were more likely in Romania than in eight other central and eastern European states included in the study, largely due to weak public administration.

Even by Romanian standards, the Bechtel example is extreme. In the years since the groundbreaking, government inquiries have found the deal disadvantaged Bucharest from the start. The project was granted to Bechtel without a public tender, despite clear legislation demanding transparency. This angered international bodies including the European Union, which said it wouldn't support it, leaving the financing burden to the state.

At the time of the initial deal, Nastase said Romania could not afford to navigate a lengthy tender process if it wanted to catch up with affluent western European states. He lost power in late 2004, and a new centre-right coalition government put motorway works on hold while it renegotiated.

Those talks, which lasted for eight months, showed how the initial contract was bad for Romania. The deal committed the country to giving Bechtel an interest-free loan of 250 million euros, on top of monthly payments for works. It made it virtually impossible under Romanian law to pursue compensation if Bechtel failed to meet its obligations. It left Bechtel in charge of controlling costs, giving it a free hand to decide the route. It even contained translation errors unfavourable to Romania, the transport ministry said in 2005.

A revised contract cut 126 million euros off the overall price. It scrapped the interest-free loan, and the government took over road design -- which gave it more control over costs. At the same time, most of the terms were made public.

Source: Reuters

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Google colpisce ancora e porta le più grandi opere d’arte direttamente nei nostri computer. Foto da 7 Gigapixel, tecnologia Street View e oltre 1000 quadri di 17 musei per la gioia di tutti gli appassionati. Ed è meglio che dal vivo, assicurano gli esperti. Provare per credere.

E dopo Google Earth ecco che arriva... Google Art, o meglio Art Project, il nuovo prodotto dell’azienda di Mountain View che rende disponibili con un clic le collezioni di alcuni tra i più prestigiosi musei d’arte nel mondo.
Realizzato con una tecnologia analoga a quella di Street View, Art Project permette di passeggiare a colpi di mouse tra le sale e le gallerie del Museum of Modern Art di New York, dell’Hermitage di San Pietroburgo, degli Uffizi di Firenze e di altri 14 importanti musei, esplorando fin nei minimi dettagli alcuni dei capolavori dell’arte di tutti i tempi. I numeri del progetto sono impressionanti: 11 città, 9 paesi, 17 musei, 17 immagini in gigapixels, 1061 immagini di opere in alta risoluzione, 385 sale, 486 artisti, 600 panoramiche Street View.
Le opere che si possono ammirare dalle pagine di Google Art vanno dalla "Nascita di Venere" del Botticelli, icona della Galleria degli Uffizi di Firenze, a "No Woman, No cry" di Chris Offili, ai lavori post impressionisti di Cezanne sino all’iconografia bizantina. E ancora: i soffitti della Reggia di Versailles, i templi Egizi e una collezione che va da Whistler a Rembrandt.

Dalla strada alla galleria (d'arte)

Le immagini panoramiche degli ambienti sono state realizzate grazie ad uno speciale trolley Street View appositamente realizzato per questo progetto: in pratica una versione in scala ridotta della Google Car o del Google Trike, adatta a muoversi senza fare danni nei delicati spazi di un museo.

L’arte diventa giga

Ciascuno dei 17 musei che hanno aderito al progetto ha indicato un’opera da fotografare fin nei minimi dettagli, attraverso una tecnologia fotografica con risoluzione in "gigapixel". Ciascuna di queste immagini è cioè composta da circa 7 miliardi di pixel, una risoluzione 700 volte più elevata rispetto a quella di una comune reflex digitale, che permette di osservare dettagli altrimenti non visibili all’occhio umano, come i particolari delle pennellate o della patina.
Ogni opera è stata suddivisa in riquadri di pochi centimetri quadrati e ognuno di essi è stato fotografato singolarmente con un macchina professionale montata su un cavalletto motorizzato:  un computer ha gestito i microscopici spostamenti dell'apparecchiatura lungo il reticolo.
Le immagini, migliaia per ogni opera, sono state poi montate una accanto all'altro come in un gigantesco puzzle digitale, fino ad ottenere l'opera completa. Uno speciale software di compressione le ha ridimensionate in modo da renderle fruibili e zoomabili online in tempi rapidissimi.

Meglio che dal vivo

Art Project permette di apprezzare elementi solitamente invisibili quando si ammira guarda l’opera dal vivo: per esempio il piccolo distico latino che compare nell’opera "Georg Gisze, un mercante tedesco" di Hans Holbein il Giovane, oppure le persone nascoste dietro l’albero nell’ "Apparizione di Cristo al popolo" di Aleksandr Ivanov.
"Gli ultimi vent’anni hanno trasformato e reso più democratico il mondo dell’arte: un migliore accesso ai musei in molti paesi e una proliferazione di opere civiche", ha commentato Nelson Mattos, Vice President Engineering di Google. "Siamo entusiasti all’idea di avere collaborato con i più importanti musei del mondo per realizzare questa tecnologia allo stato dell’arte. Speriamo che ispiri persone di tutto il mondo ad avvicinarsi alle opere d’arte e ad esplorarle, anche nei loro dettagli più minuziosi".

Cultura digitale

Per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dopo l'accordo con Google Books per la digitalizzazione di un milione di volumi dalle Biblioteche nazionali di Roma e Firenze e quello con Street view per la mappatura delle principali aree archeologiche italiane, si tratta di una nuova collaborazione con l'azienda di Mountain View per promuovere in tutto il mondo il grande patrimonio storico artistico italiano.

Fonte: Focus.it

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A flexible, controllable trailing edge for wind turbine blades has shown that it can reduce the loads on the turbine and in the end provide cheaper electricity from wind power.

The idea dates back to 2003 when researchers from Risø DTU was inspired by the prey's ability to maneuver in turbulent air currents, while they at the same time remained at a stable point in the air. Now a three-year project, with three industry partners, is launched and is to develop the promising technology forward to a robust and durable trailing edge which can be tested on a full-scale blade.

The fierce gusts and turbulence, such as wind turbines are exposed to constantly, contribute significantly to the cost of producing electricity from wind turbines. The turbines must be designed to resist these influences throughout their lifespan of at least 20 years since repairs are costly, especially when the turbines are located far out at sea and are more than 100 meters high. Therefore, researchers and industry are aimed at finding technical solutions that can alleviate the loads on the turbines.

"We have already had a good start of the project with our first project meeting in early March. The composition of project partners is well suited in order to solve the challenges in the project" says Research Specialist and Project Manager Helge Aagaard Madsen from Risø DTU.

Robust, reliable and durable

The buzz words for the project are to develop a technology that is: robust, reliable and durable. The specific solution that has been under development at Risø since 2006, supported by funds from Region Zealand, is a flexible trailing edge of rubber or plastic. Movement of the trailing edge is achieved by elastic deformations caused by fiber reinforced cavities that run through the rear and can be pressurized with air or hydraulics. It is these controlled movements that counteract the forces from the fierce wind gusts.

"The technology has already been tested under laboratory conditions and in a wind tunnel with promising results. Now the task is to have a prototype produced by the end of project that is ready for testing on a full-scale turbine "explains Research Specialist Helge Aagaard Madsen and continues:

"We want to develop and produce prototypes in 2m-long rubber or plastic in the project, depending on what's most robust and give the best result."

The three industrial partners in the project each contribute specific knowledge in key areas. Eg AVN is already experts in the hydraulic systems that are currently used for turbine pitch systems. Since AVN develops, manufactures and sells these systems for different wind turbine manufacturers they can contribute with a unique understanding of how the new flaps systems can operate together with the pitch system.

"The pitch system is what rotate the blades today so that they are positioned optimal towards the wind, but it costs both loads and energy to turn a 15-ton rotor blade as compared to what it will 'cost' for our small local movements with a flexible blade trailing edge that perhaps only has a weight of 1% of the blade's total weight, "explains Helge Aagaard Madsen.

The other two project partners is Rehau, that among other supplies plastic parts for the car industry and Dansk Gummi Industri which manufactures molded rubber and polyurethane to the industry. Rehau will contribute to develop the new materials that the trailing edge can be manufactured from, and the Dansk Gummi Industri will work on the production side of the trailing edge also called CRTEF (Controllable Rubber Trailing Edge Flap).

No mechanical parts

The flexible trailing edge is entirely without mechanical parts and we hope completely to avoid metal parts. And this part is important. Helge Aagaard Madsen explains:

"It is important that the technologies we develop now are virtually maintenance free. It is of no use to add another component on the turbine that needs a lot of maintenance and can break. This is also why it is very important that we have a good collaboration with the industry from this early stage. In this way we can ensure that the product matches what the industry needs and wants. Both when it comes to the production and the application side. "

From Risø DTU experts in wind turbines contribute, but also the expertise of the material scientists' is in focus, as there is great need for knowledge on fiber reinforcements and composite materials. From DTU Electrical Engineering researchers also contribute with knowledge about lightning, since wind turbines due to their height have an elevated risk of being hit by lightning. This factor must of course also be taken into account when the prototype developed.

Source: physorg

Provided by Technical University of Denmark for ZeitNews.org

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By Admin (from 31/05/2011 @ 08:00:37, in ro - Stiinta si Societate, read 1410 times)

 31 mai 2007 e o zi importanta din istoria recenta a geneticii. Este ziua in care un american, James Dewey Watson, a primit pe un disc, copia genomului sau, mai exact, ansamblul de informatii genetice continute in fiecare din celulele sale, in interiorul fiecaruia dintre cromozomii lor. Acest barbat a primit in 1952 premiul Nobel pentru medicina si fiziologie impreuna cu Francis Crick in urma descoperirii dublei elice a moleculei ADN-ului, cea care constituie cromozomii si contine totalitatea genelor noastre. In acea vreme, acidul dezoxiribonucleic sau ADN, era necunoscut marelui public.

Acest „card de identitate” e constituit dintr-un imens lant de 4 mici molecule, A, T, G, C, care se succed intr-o ordine precisa pentru a constitui un „text” de 3,3 miliarde de litere. Fiecare text e unic si propriu fiecarui individ. Asadar, in mai 2007, Watson a intrat in posesia propriului sau „text”, devenind primul om al carui genom individual a fost integral cunoscut si facut public.

Analiza ADN-ului lui Watson a costat 1 milion de dolari si a necesitat 2 luni de munca. Acum costurile pot fi reduse, iar timpul scurtat, dar nu intr-un mod semnificativ. Peste câtiva ani, perfectionarea tehnicii de decriptare va permite probabil ca fiecare dintre noi sa intre in posesia genomului individual, fara ca aceasta achizitie sa ne bulverseze bugetul. Medicii viitorului vor putea sa ne prescrie un medicament care sa-si atinga eficace tinta sau un regim alimentar special. Asadar, o viata mai lunga si mai sanatoasa. Cu toate astea, perspectiva de a avea genomul inscris intr-un „card de identitate” poate deveni nelinistitoare. Informatiile genetice ne pot da informatii asupra unui risc pe care nu vrem sa-l cunoastem. Asupra unei predispozitii spre o anumita maladie. Cum ar fi de pilda, maladia Alzheimer.

Având in vedere faptul ca nu se stie mare lucru pentru a preveni si trata aceasta maladie a sistemului nervos, e preferabil sa nu ai cunostinta de posibila sa evolutie. In schimb companiile de asigurare ar fi foarte interesate de acest tip de date a caror confidentialitate ar fi compromisa. Devenind public, ADN-ul poate constitui o sursa de stres si in cazul in care bunicii, parintii nostri vor dori sa-si descifreze genomul. In acest caz, am afla care sunt genele periculoase pe care, probabil, ni le-au transmis. Am fi tentati insa sa optam pentru ignoranta decât sa traim intr-un stres continuu. O chestiune de alegere, la urma urmei. Viitorul ne va spune, cu siguranta, daca decriptarea genomurilor individuale e mai bogata in binefaceri decât in „amenintari”...

DORIN MARAN - magazin.ro

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