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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 23/02/2011 @ 10:00:12, in it - Osservatorio Globale, read 1626 times)

Definire il lavoro un social killer, come ha fatto un giornalista d’assalto, Marc Ames nel suo rapporto sulle drammatiche azioni dei dipendenti che perdono la testa perché sfiniti dallo sfruttamento o dalla paura di venire licenziati, può sembrare eccessivo.

 

Ma ogni incidente dovrebbe anche servire a ricordare che molto più spesso di quanto non si dica di lavoro si muore. E non per fatalità, ma perché le condizioni in cui lavorano milioni di persone in Europa e nel mondo le espongono a rischi letali per incidenti, malattie correlate al lavoro, o crollo psicofisico quando gli oneri personali che il lavoro impone appaiono insostenibili.

 

Qualche dato per memoria? Secondo le stime dell’International Labour Office di Ginevra, ogni anno muoiono a causa di incidenti sul lavoro circa 400mila persone. Cifra spaventosa. La quale viene però superata di ben quattro volte da quella che riguarda le morti correlate al lavoro, che sono valutate in 1,7 milioni. Il totale dei decessi tocca quindi 2,1 milioni. Tra le morti “correlate al lavoro” si collocano in primo piano quelle derivanti dall’esposizione continuativa a sostanze nocive, stimate in 420mila l’anno, di cui 100mila sono quelle imputabili all’amianto. Proprio in queste settimane si sta svolgendo a Torino un processo dove l’accusa sostiene che una fabbrica di Casale, la Eternit, avrebbe provocato col tempo il decesso di tremila lavoratori ch’erano addetti alla lavorazione di prodotti amiantiferi senza alcuna protezione.

Un altro modo per morire di lavoro sono i suicidi. Nei nostri Paesi hanno destato giustamente impressione diffusa i suicidi in poco più di un anno di 16-18 tecnici e quadri di Telecom France, mentre un numero pressoché uguale di piccoli imprenditori si è tolto la vita, nello stesso periodo, nel solo Veneto. Determinante nel primo caso pare sia stato lo stress dovuto ai ritmi di lavoro e al carico di responsabilità; nel caso veneto sono invece quasi tutti imprenditori di cui la crisi ha spezzato il sogno di emancipazione di una vita. Bisogna guardare a queste vittime del lavoro con la pietà e il dolente rispetto che meritano; senza però dimenticare che in India, ad esempio, i suicidi di contadini che si tolgono la vita perché schiacciati dai debiti, dal crollo dei prezzi dei loro prodotti da cui noi siamo avvantaggiati, dagli espropri delle loro terre cui partecipano sia le corporation americane ed europee sia il governo indiano, ammontano a parecchie centinaia l’anno.

 

Simili cifre dovrebbero bastare per impegnare i nostri governi, i sindacati, le imprese, le comunità locali, a celebrare il 1° maggio come il giorno in cui si dovrebbe  registrare ogni anno, grazie alle azioni intraprese, il progressivo declino del lavorocome social killer.

Fonte: caffe.ch - Autore: Luciano Gallino

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By Admin (from 23/02/2011 @ 08:00:00, in en - Global Observatory, read 1622 times)

A new application of Molten Carbonate Fuel Cell (MCFC) has been developed by the European-funded MC WAP research project to be eventually used as an alternative power supply for ships. This will be cleaner and avoid the pollution of the marine diesel engines which currently provide the power in the vast majority of the world's ships.

The research into molten carbonate fuel cells has it origins as early as the 1930s, Emil Baur and H.Preis in Switzerland experimented with high-temperature, solid oxide electrolytes. At the initial stages the research was applicable to both molten carbonate and solid oxide fuel cells which are both high-temperature devices. The technical history of both cells seems to follow a similar line of research. A divergence in the development appeared in the late 1950s. From then on, the Molten Carbonate Fuel Cell (MCFC) was developed from a purely experimental prototype to today’s practical demonstrator.

Molten carbonate fuel cells demand very high operating temperatures (600°C and above) and most applications for this kind of cell are limited to large, stationary power plants. The envisaged initial application is associated with waste heat, industrial processing, and in steam turbines to generate more electricity.

The MC WAP project has developed a molten carbon fuel cell which uses hydrogen obtained from a system that converts diesel oil into a hydrogen-rich gas, and air coming from the compressor of a microturbine. The reaction produces electricity and heat, without combustion.

To operate the MCFC on board a ship, researchers of the MC-WAP project have developed two major elements: The Fuel Processor Module and the Fuel Cells Module. The Fuel Cells Module is a chemical plant. It is fed from one side by compressed air and from the other side by a gas called syngas (produced from diesel) by the Fuel Processor Module. This gas is currently being tested in Germany, at the University of Freiberg. The chemical reaction between air and syngas then generates electricity.

The energy produced by the current system, corresponds to about 250 kilowatts, and represents one production unit of reserve energy that can power the essential systems on board, such as the control systems, communication, lighting and main auxiliary systems. Although at this time it will not power the propulsion, it will be able to contribute to it in some cases.

No combustion means fewer greenhouse gas emissions from the many tourist and cargo ships that carry the millions of people and goods around the coasts of Europe and the world. The cleaner ship exhausts are better for the environment and will help the operators to meet the new green legislation.

Cleaning the exhausts involves removing the traces of sulphur and carbon di-oxide that remain after normal combustion, resulting in clean exhaust gases. The system releases virtually no harmful substances: the fuel is transformed into synthetic gas which is then used in the fuel cell, without creating pollution. Furthermore the lack of moving parts in the MCFC will reduce the overall ship vibrations which will result in a more comfortable journey for the passengers.

Source: PhysOrg - zeitnews.org

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By Admin (from 22/02/2011 @ 12:00:56, in it - Scienze e Societa, read 1092 times)

Per chi guarda alla crisi in corso dal punto di vista di un mondo diverso alcune questioni già ampiamente dibattute in altre sedi possono essere date per scontate. Innanzitutto, se c'è o ci sarà una "ripresa" dalla crisi - il che è ancora da vedere - non sarà granché; dei tre principali indicatori con cui si misura l'andamento economico (Pil, profitti e occupazione), la ripresa potrà riguardare il Pil di alcuni paesi, i profitti di una parte, e una parte soltanto, delle imprese; ma sicuramente non riguarderà l'occupazione e i redditi da lavoro. Meno che mai possiamo pensare di andare incontro a una nuova fase di espansione economica, come quella dei cosiddetti "Trenta gloriosi" (1945-1975); per lo meno nella parte del mondo che ci riguarda. Investimenti e profitti sono ormai irreversibilmente disgiunti da occupazione e migliori condizioni di lavoro.

Il pianeta Terra è sull'orlo di un baratro dovuto all'eccessivo consumo di ambiente, sia dal lato del prelievo delle risorse che da quello dell'emissione di scarti, residui e rifiuti. Crisi economica e crisi ambientale sono indissolubilmente legate. Per questo, per garantire reddito e condizioni di vita e di lavoro dignitose a tutti è necessario un profondo cambiamento sia dei nostri modelli di consumo che dell'apparato produttivo che li sostiene. Consumi e struttura produttiva sono indissolubilmente legati: fonti energetiche rinnovabili, efficienza energetica, risparmio e riciclo di suolo e di risorse, mobilità sostenibile e agricoltura biologica, multiculturale, multifunzionale e a km0 sono i capisaldi del cambiamento necessario. Questo cambiamento impone una radicale inversione di paradigma nei processi economici, per sostituire alle economie di scala fondate su grandi impianti e grandi reti di controllo economico e finanziario (come il ciclo degli idrocarburi, dalla culla alla tomba) i principi del decentramento, della diffusione, della differenziazione territoriale, dell'integrazione attraverso un rapporto diretto, anche personale, tra produzione di beni o erogazione di servizi e consumo. L'esigenza di rilocalizzare e "territorializzare" produzioni e consumi riguarda ovviamente le risorse e i beni fisici (gli atomi) e non l'informazione e i saperi (i bit); ma questo corrisponde perfettamente al criterio guida di pensare globalmente e agire localmente.

Le attuali classi dirigenti, sia politiche (di maggioranza e di opposizione) che manageriali o imprenditoriali non sono attrezzate né sostanzialmente interessate a un cambiamento del genere. La crisi potrebbe sviluppare processi sia di compattazione autoritaria che di disgregazione del tessuto connettivo dell'economia e della società. In entrambi i casi, pericolosi per tutti. C'è pertanto bisogno di una diversa forza trainante, non solo per essere realizzare, ma anche solo per concepire e progettare nelle loro articolazioni qualsiasi trasformazione sostanziale.

Una forza del genere oggi non c'è, ma nel tessuto sociale di un pianeta globalizzato si sono andate sviluppando nel corso degli ultimi due decenni pratiche, esperienze, saperi e consapevolezze nuove, anche se prive di una "voce" commisurata alla loro consistenza o di collegamenti adeguati; sia per mancanza di risorse e di accesso ai media, sia, soprattutto, per le loro caratteristiche ancora in gran parte locali o settoriali. Ma per una riconversione di vasta portata non bastano la difesa, la rivendicazione e il conflitto; servono anche progettualità, valorizzazione dei saperi e delle competenze mobilitabili, aggregazione non solo dell'associazionismo, ma anche di imprenditorialità e di presenze istituzionali. Una aggregazione del genere delinea un perimetro variabile, ma essenziale, di una democrazia partecipativa - compatibile e per molto tempo destinata a convivere con le rappresentanze istituzionali tradizionali - le cui forme non potranno necessariamente essere simili dappertutto.

Ho evitato finora di nominare termini come decrescita, democrazia a Km0, conversione ecologica, socialismo, lotta di classe, partito e simili: parole che possono dividere. Cercando di porre l'accento su quello che unisce o può unire uno schieramento di idee, di pratiche e di organizzazioni più ampio possibile. Qui di seguito, invece, prendo posizione su questioni che possono non trovare più tutti d'accordo.

Innanzitutto ritengo che lo Stato e gli Stati siano la controparte e non gli agenti di una trasformazione come quella delineata, che non può essere governata o gestita, ma nemmeno progettata, dall'alto e in forma centralizzata. Tanto meno possono svolgere un ruolo del genere la finanza internazionale o gli organismi che la rappresentano a livello planetario o quelli in cui si articola il loro potere.

In secondo luogo, ritengo sacrosanta e irrinunciabile la difesa dell'occupazione e del reddito sui luoghi di lavoro, ma se si svolge senza mettere in discussione logica e tipologia dei beni e dei servizi prodotti, al di fuori di una prospettiva di riconversione della struttura produttiva e dei modelli di consumo vigenti, è una lotta perdente. Per esempio non porta a nulla chiedere che la Fiat produca più auto, che ne produca di più in Italia, che produca modelli a più alto valore aggiunto, cioè di lusso, che produca "auto ecologiche" (peraltro un ossimoro). Per questo ritengo fulcro della riconversione il passaggio dall'accesso individuale ai beni e ai servizi a forme sempre più spinte di consumo condiviso. Non si tratta di "collettivizzare" i consumi, ma di associarsi per migliorarne l'efficacia e ridurne i costi. Gli esempi a portata di mano sono i Gas (gruppi di acquisto solidale) che nel corso degli ultimi due anni si sono diffusi in modo esponenziale; quelli più promettenti sono l'associazionismo per gestire il risparmio energetico, installare impianti di energia rinnovabile o promuovere la mobilità flessibile. È un modello che può investire tutti i servizi pubblici locali: trasporti, energia, rifiuti, acque, manutenzione del territorio, welfare municipale. E poi cultura, spettacolo, istruzione, formazione professionale e permanente; ma anche riuso di beni dismessi o da dismettere, attraverso la promozione di una cultura e di una pratica della manutenzione.

Certamente c'è bisogno di un quadro programmatico generale, non solo di livello nazionale, ma anche internazionale. Ma in mancanza di soggetti e agenti in grado o disponibili a farsene carico - e comunque impossibilitati a realizzarlo nelle sue articolazioni territoriali - è a livello locale che si gioca la partita; oggi un disegno programmatico generale può nascere solo dal concorso di iniziative a carattere locale, ancorché concepite con un approccio e un pensiero globali. Per questo la salvaguardia o la riconquista di un ruolo fondamentale per i poteri locali - municipalità e i loro bracci operativi - assume una valenza strategica generale: cosa che la campagna contro la privatizzazione dell'acqua ha messo in evidenza.

Niente a che fare con il "federalismo" sbandierato dalla Lega. Non c'è mai stato tanto accentramento e tanta espropriazione dei poteri locali - dall'Ici alle decisioni sulla localizzazione degli impianti nucleari; dal sequestro dei fondi Fas al taglio dei trasferimenti e all'accentramento degli interventi straordinari nelle mani della Protezione civile, cioè della Presidenza del consiglio, cioè della "cricca" - come da quando la Lega è al governo. Ma la minaccia e l'ostacolo maggiori per qualsiasi prospettiva di cambiamento radicale dello stato di cose presente sono rappresentati dalla privatizzazione dei servizi pubblici locali, promossa e portata avanti sotto le false sembianze della loro "liberalizzazione". Non solo perché essa sostituisce il profitto alla valenza e alle finalità sociali dei "beni comuni". Ma soprattutto perché il divieto o la limitazione dell' in house providing, lungi dal promuovere l'efficienza dei servizi, innescano processi di aggregazione e finanziarizzazione delle gestioni; e con esse un progressivo e violento allontanamento dei poteri decisionali dal territorio di riferimento in attività che sono essenzialmente "servizi di prossimità", la cui efficacia dipende dal grado di controllo e di condizionamento - ma anche di partecipazione e di coinvolgimento - che l'utenza riesce a esercitare su di essi. La vicenda dei rifiuti urbani della Campania, la cui gestione era stata affidata nella sua interezza a una multinazionale estranea al territorio, dopo essere stata sottratta, con l'istituto del Commissario straordinario e con la militarizzazione del territorio, al già debole controllo delle rappresentanze istituzionali e della contestazione dal basso, è un caso da manuale. Come lo è la vicenda del sequestro del servizio idrico privatizzato in provincia di Latina.

Per questo la promozione di forme nuove di consumo condiviso - che vuol dire controllo o condizionamento sulle condizioni in cui il bene o il servizio vengono prodotti, distribuiti o erogati - è al tempo stesso via e risultato di una democrazia partecipata che coinvolga la cittadinanza attiva e la faccia crescere in numero e capacità di autogoverno: protagonisti ne dovrebbero diventare, secondo le modalità specifiche proprie di ciascun attore, i lavoratori e le loro organizzazioni, il volontariato e l'associazionismo di base, le amministrazioni locali o qualche loro segmento, le imprese sociali e quelle, anche private, soprattutto se a base locale, disponibili al cambiamento. La progettazione e la realizzazione di questo passaggio richiede comunque un confronto aperto tra tutti gli interlocutori potenziali; un confronto che nella maggior parte dei casi andrà imposto con la lotta; ma che in altri potrà essere favorito dal precipitare della crisi.

Le proposte maturate e già sperimentate in anni di riflessione e di pratiche in seno ai movimenti sono vincenti. In un confronto aperto e trasparente non possono che prevalere. Il che non significa che si impongano anche le soluzioni proposte: tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.
Autore: Guido Viale - Fonte: ariannaeditrice.it

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By Admin (from 22/02/2011 @ 10:00:32, in en - Science and Society, read 1279 times)

Eduardor Relero has made these amazing chalk drawings in the streets of Spain. However, this don’t look like your average Julian Beever drawings, each one could contain a hidden message about poverty or death such as “Amnesty International“, but I’m stumped for what these pictures could mean. I especially like the rich man or women holding the gun, it took me a while to see that. I also like the baby head and the skull drawings because they’re done so well! I appreciate the skull one more though, because if you look closely at the background the sun appears to be right above the drawing, but the drawing itself seems to create its own light source. How amazing is that?

Source: moillusions.com

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By Admin (from 22/02/2011 @ 08:00:18, in ro - Stiinta si Societate, read 2058 times)

 De la H.G. Wells incoace, toti savantii au visat sa inventeze o masina a timpului cu ajutorul careia omul sa calatoreasca, dupa dorinta, in trecut si viitor, devenind practic nemuritor. Dar nici macar tehnologia actuala, care a reusit sa trimita pamanteni pe Luna si sonde spatiale dincolo de Sistemul Solar, nu a putut realiza un astfel de dispozitiv.

Si totusi, o firma din Germania a reusit sa puna la punct recent un dispozitiv care permite posesorului sau sa calatoreasca instantaneu in propriul viitor! Nu, sa nu credeti ca, imbracand costumul in care respectivul dispozitiv este incorporat, veti ajunge pe loc in anul 2040, ci doar va veti simti ca si cum ati avea 70 de ani! Denumit "Age Explorer", dispozitivul se doreste a fi unul educational, oferind tinerilor posibilitatea de a se transpune, macar pentru cateva minute, in pielea varstei a treia.

"In cultura de astazi, tineretul si-a pierdut aproape orice respect fata de situatia celor in etate si chiar manifesta tendinta de a ironiza betesugurile acestei varste, neglijand complet faptul ca pana si cei care au astazi 20 de ani si se simt puternici si capabili sa intoarca lumea pe dos, vor avea candva 70 de ani, vor suferi de artrita, le vor anchiloza articulatiile, le va slabi auzul si vederea, vor pasi cu dificultate", spune Hanne Meyer-Hentschel, inventatoarea costumului-minune.

Dupa cum au relevat experientele facute pe voluntari, doar zece minute petrecute in "Age Explorer" au fost suficiente pentru ca mentalitatea pe care tinerii o au fata de batrani sa se schimbe radical si ei sa dobandeasca o intelegere aparte fata de greutatile persoanelor in varsta. Costumul, asemanator cu cel de cosmonaut, pune "in carca" purtatorului o greutate de circa 6 kilograme si are chingi rigide la nivelul articulatiilor, care creeaza o senzatie de intepenire si limiteaza drastic miscarile, asemenea artritei.

Plimbarea intr-un asemenea costum va deveni prin urmare o experienta chinuitoare si obositoare. Mai mult, costumul contine si o pereche de casti, similare celor de protectie a auzului din aeroporturi, care diminueaza fondul sonor, in asa fel incat "batranelul instantaneu" aude cu mare greutate cuvintele celor din jur. O pelicula din material plastic aproape transparenta face ca, in ochii privitorului, obiectele sa devina incetosate. Majoritatea tinerilor care s-au oferit voluntari sa poarte acest costum au renuntat la el dupa doar doua minute, spunand ca nu vor mai rade in viata lor de batrani.

Unii au reusit sa ramana in el circa un sfert de ora, dar au marturisit ca a fost cea mai socanta experienta din viata lor. " La inceput, a fost distractiv, imi parea ca ma aflu intr-un costum de Halloween, spune Lisa Neundorfer, o specialista in marketing care a probat costumul. Dar apoi realizezi ca esti rupt total de realitate si capeti o noua perspectiva asupra lucrurilor".

Asadar, scopul realizarii acestei masinarii care te imbatraneste la comanda a fost atins, caci, dupa cum precizeaza doamna Hanne Meyer-Hentschel, "nu inseamna neaparat ca toti batranii vor ajunge astfel, vor avea adica toate aceste simptome. Dar noi le-am reunit, creand cel mai rau scenariu pentru batranete, in ideea ca tinerii vor vedea ca nu este deloc usoara viata la 70 de ani si vor nutri mai mult respect si simpatie fata de varstnici".

GABRIEL TUDOR - magazin.ro

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By Admin (from 21/02/2011 @ 12:00:23, in it - Osservatorio Globale, read 1564 times)

La parola d’ordine è sempre la stessa: muovere il primo passo. Nessuno di noi può aspettare, fare finta che il problema non esista oppure delegare ad altri la sua risoluzione. Partendo dalla nostra quotidianità dobbiamo mettere in pratica tutti quei comportamenti virtuosi che, una volta radicati e sommati l’uno all’altro, costituiranno il nuovo modello sostenibile di domani. Allo stesso tempo tuttavia, un ruolo fondamentale lo giocano le istituzioni.

Abbiamo detto che il problema dell’inquinamento e dello spreco di risorse in alcuni casi è talmente grande che serve un intervento dall’alto che quantomeno supporti un altrettanto deciso intervento dal basso. Qui entrano in gioco le pubbliche amministrazioni, che hanno in mano la potentissima leva dell’imposizione normativa.

Il Rapporto Cittalia dedica un po’ di spazio anche a questo argomento e tasta il polso della situazione utilizzando come metro di giudizio il computo delle iniziative a favore e tutela dell’ambiente, definendo un livello di attenzione ambientale in base alla quantità di programmi e provvedimenti varati sul tema.

È confortante scoprire che quasi la metà (48%) degli stanziamenti previsti nei Programmi Triennali, per una cifra che si aggira sui 15 miliardi di euro, è dedicata all’attuazione di politiche 'a valenza ambientale'. All’interno di questa macro-categoria troviamo ulteriori sottogruppi, corrispondenti grossomodo agli indicatori che fanno da scheletro a tutto lo studio: i progetti relativi alla mobilità sostenibile la fanno da padrone e catalizzano il 65% degli investimenti. Il 24% spetta alla tutela del territorio, il 7% alla gestione delle acque (distribuzione delle risorse idriche e trattamento delle acque reflue), il 3% alle iniziative in campo energetico e solo l’1% a quelle dedicate ai rifiuti.

 

Confrontando questa statistica con una delle prime che abbiamo analizzato, emergono però almeno due grosse criticità. La prima è relativa al palese scompenso fra l’attenzione dedicata alla mobilità e quella dedicata alla riduzione dei consumi, soprattutto in virtù del fatto che l’incidenza del primo ambito sulle emissioni di CO2 è pari al 31% (ma riceve il 65% dei fondi), mentre quella del secondo ambito è pari al 37%, che diventa il 67% se sommiamo ai consumi di gas quelli di energia elettrica, e riceve solo il 3% (il 10% se vogliamo includere nel computo anche i consumi idrici).

La seconda contraddizione è relativa alla concezione e al percorso con cui vengono elaborate le politiche ambientali: è chiaro che manca il senso di programmazione a lungo termine. La mobilità sostenibile è sostanzialmente un modo di ridurre il più possibile l’impatto di qualcosa che è e sarà sempre inquinante, ovvero lo spostamento di massa di persone e beni; non bisogna quindi pensare a come spostarsi meglio, bensì a come spostarsi meno, sennò il problema verrà tutt’al più mitigato, ma mai risolto.

Sintomatico è poi il dato dei rifiuti, sommato a quello dell’energia: solo il 4% degli investimenti viene dedicato a questi due settori. In realtà nella loro combinazione si trova la chiave per un futuro realmente sostenibile, poiché ciò che dobbiamo fare è creare cicli virtuosi in cui lo scarto non esista più e diventi materia prima da impiegare in un nuovo ciclo; è questa la logica dei rifiuti zero.

Il sistema attuale invece consuma sempre di più energia e materie prime, che sono in pericolosa diminuzione, e produce sempre più rifiuti, che non sappiamo come smaltire. La statistica di Cittalia però rileva che non solo questo problema è lontano dall’essere risolto, ma addirittura quasi nessuno vi rivolge attenzione e risorse economiche.

Ma veniamo alla distribuzione geografica. In questo caso l’Italia si divide in tre: da una parte le amministrazioni che spendono per le politiche ambientali più della media nazionale (Roma, Milano e Bologna), da un’altra quelle che sono più o meno in linea (Genova, Tornio, Catania e Palermo) e infine quelle i cui stanziamenti sono leggermente o grandemente inferiori, fra le quali la meno peggio è Napoli (41%) mentre le ultime della classe sono Firenze e Trieste (17%) e Reggio Calabria (16%). In generale si spende meglio al Nord, dove sembra ci sia più attenzione per le tematiche ambientali.

 

In ogni caso, per quanto essa sia utile ai fini di una panoramica generale, la valutazione dell’impegno delle amministrazione italiane in questi ambiti non si può fermare a questa statistica.

Cosa è opportuno che facciano quindi? Un primo ammonimento che ci sentiamo di rivolgere riguarda la natura dei provvedimenti. Politiche strumentali, di facciata, palliative e non realmente incisive sono quanto di più dannoso ci possa essere, poiché danno l’impressione che il problema sia stato affrontato mentre in realtà non è così e l’attenzione cala ma i danni rimangono.

Purtroppo è proprio questa la direzione in cui vanno la maggior parte dei politici italiani, più attenti ad adottare misure popolari e foriere di consenso elettorale che provvedimenti davvero incisivi (la politica urbanistica e relativa alla mobilità è piena di esempi di questo tipo). Detto ciò, è importante avere un approccio sistemico, che tenga presente l’obiettivo che si vuole raggiungere.

 

In tema di raccolta differenziata, per fare un esempio, studiare un nuovo sistema di raccolta con i cassonetti stradali significa partire subito col piede sbagliato, poiché è dimostrato che la cassonettizzazione può portare a un massimo del 45% circa di raccolta differenziata; la vera svolta sarebbe eliminare i cassonetti e sostituirli con la raccolta porta a porta, ma questo passo si può compiere per prima cosa solo se è chiaro e definito l’obiettivo finale (che nel nostro esempio è costituito da un sistema a rifiuti zero), secondariamente se si è liberi da influenze esterne (penso in questo caso alle aziende municipalizzate che gestiscono la raccolta dei rifiuti, le quali non hanno alcuna convenienza economica a perseguire questo obiettivo e quindi agiscono diversamente).

Il pugno di ferro è necessario quando si ha a che fare con soggetti del territorio (o, ancora peggio, esterni al territorio) che non hanno fra le loro priorità la tutela ambientale e la riduzione dei consumi: abbiamo visto che sono proprio loro a causare gli scompensi e i deficit che il calcolo dell’impronta ecologica ci ha aiutato a individuare e in una logica di sostenibilità, autosufficienza, tutela delle risorse e riduzione dei consumi l’intervento delle istituzioni in questi casi deve essere perentorio, libero da qualsiasi condizionamento e se necessario radicale.

 

Il principio del protocollo di Kyoto "chi inquina deve pagare" (peraltro scarsamente rispettato) è errato: nessuno può inquinare, né chi ha i soldi e si può permettere di saldare multe e sanzioni né chi non ne ha e non se lo può permettere.

 

Abbiamo così concluso il nostro ciclo di analisi. Un elogio va rivolto all’Associazione dei Comuni Italiani, la quale ha portato avanti questo studio che testimonia da un lato come gli enti locali siano piacevolmente decisi a ritornare protagonisti di una politica oggi sempre più globalizzata e deterritorializzata, dall’altro come ci sia ancora qualcuno che fortunatamente si pone come priorità lo studio e la risoluzione del problema ambientale.

 

L’invito è quello di dare un seguito a ciò che si è iniziato: il Rapporto Cittalia ha tracciato il solco mostrandoci che le criticità sono urgenti e gravi e che c’è bisogno di un’azione decisa, sia da parte dei cittadini sia da parte delle istituzioni, per risolverle. Quindi rimbocchiamoci le maniche e cominciamo…

 

Fonte: ilcambiamento.it

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By Admin (from 21/02/2011 @ 10:00:14, in en - Science and Society, read 1787 times)

As I added in Luke’s previous post, our co-bloggers started really productive. Luke immediately composed another awesome article, containing some of the never before seen 3D pavement art photos. Read his article and check for more photos inside. There you can also find same locations, just shot from different angles. – Vurdlak

Eduardor Relero has made these amazing chalk drawings in the streets of Spain. However, this don’t look like your average Julian Beever drawings, each one could contain a hidden message about poverty or death such as “Amnesty International“, but I’m stumped for what these pictures could mean. I especially like the rich man or women holding the gun, it took me a while to see that. I also like the baby head and the skull drawings because they’re done so well! I appreciate the skull one more though, because if you look closely at the background the sun appears to be right above the drawing, but the drawing itself seems to create its own light source. How amazing is that?

Draw yourself to the article and see his brilliant creations. For now i say Muy Bien Eduardor! – Luke

Source: moillusions.com

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By Admin (from 21/02/2011 @ 08:00:11, in ro - Stiinta si Societate, read 1256 times)

 Aparitia, din nefericire chiar la varste tinere, a calvitiei, reprezinta o problema cu care se confrunta numerosi barbati. Unii dintre ei se impaca la gandul ca "parul prost paraseste capul bun", dar multi fac din asta o veritabila drama si sunt in stare sa apeleze chiar si la cele mai bizare si mai nastrusnice solutii, doar-doar or reusi sa stopeze acest proces. La ora actuala, singura solutie pentru barbatii cu calvitie este implantul de par, care este insa scump, dureros si nu intotdeauna eficient. Savantii rusi sustin insa ca ar fi gasit un leac mult mai bun, care sa-i faca bucurosi pe cheliosi: modificarile genetice.

O echipa de la Centrul de Genetica din cadrul Academiei Ruse de Stiinte Medicale, condusa de Evgheni Rogaiev, doctor in stiinte biologice, a anuntat, intr-un articol publicat saptamana trecuta in revista Science, descoperirea unei gene care controleaza cresterea parului. Savantii rusi au ajuns intamplator la aceasta descoperire epocala, incercand sa afle cauzele anomaliei care afecteaza populatia din bazinul Volgai; ei au intalnit la barbatii de aici o patologie genetica neobisnuita - parul de pe corp era aproape inexistent, cel de pe cap rar si, odata cu inaintarea in varsta, disparand cu totul.

"Anomalia Volga", cum a fost denumita, s-a dovedit diferita de orice forma cunos-cuta de alopecie. "Se stie ca parul uman creste in cicluri, fiecare ciclu innoindu-se o data la sase ani. Mecanismul acestei functionari celulare in procese ciclice este foarte interesant, mai ales daca ne referim la miraculoasele celule stem ale foliculelor tubulare. Acestea controleaza cresterea firului de par ce se dezvolta in folicul si au cea mai rapida rata de dezvoltare din intregul organism, multiplicandu-se chiar mai repede decat celulele canceroase", spune Rogaiev.

 Dupa ce au analizat cateva mii de persoane din regiunea afectata de aceasta anomalie, savantii rusi au descoperit ca ea nu era prezenta la circa 50 de familii, ai caror membri aveau o gena mutanta, transmisa din generatie in generatie, gratie careia firele de par erau dese si pline de vitalitate chiar si la o etate inaintata. In cele din urma, gena a fost identificata la nivelul celui de-al treilea cromozom: din ea lipsea un fragment consistent, compus din aproape o mie de nucleotide.

"Gena reprezinta un material biologic care codifica productia de fosfolipaza. Lipazele apartin familiei fermentilor care se ocupa cu divizarea glicerolului in acizi grasi, in timpul digestiei. Lipaza identificata de cercetatorii nostri la acesti oameni nu parea sa aiba nici o legatura cu cresterea parului. Dar am descoperit ca activitatea fermentilor era accelerata mai ales in acele zone controlate de gena respectiva. Cu alte cuvinte, am adunat suficiente indicii care sa demonstreze ca gena pusa in evidenta de noi controleaza cresterea parului", spune Rogaiev.

Gena "buclucasa" detine, asadar, un rol de prim ordin in formarea lipidelor, o clasa speciala de grasimi. "Speram ca din aceste lipide sa putem realiza un medicament capabil sa stimuleze cresterea parului si la oamenii care nu s-au nascut cu aceasta gena mutanta si sunt amenintati, la un moment dat, de calvitie. Pe de alta parte, studiem posibilitatea suprimarii lipidelor din foliculele existente in alte regiuni ale corpului (axile, zona inghinala, picioare etc.) pentru a stopa cresterea parului nedorit". Prin urmare, n-ar fi exclus ca nu peste multa vreme sa ne spalam pe cap cu un sampon "lipidizat", care sa transforme chelia intr-un cosmar de mult uitat...

Gabriel TUDOR - magazin.ro

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By Admin (from 20/02/2011 @ 12:00:10, in it - Osservatorio Globale, read 1261 times)

Harvey Wasserman, autore di "Solartopia! Our Green-Powered Earth", scrive sul The Huffington Post che «La Nuclear regulatory commission Usa ha messo in chiaro che le licenze dei 104 reattori di energia nucleare non sono incidenti in attesa di succedere. Sono incidenti in progress. Le proposte di costruire una "new generation" di reattori non sono solo truffe: comprendono un piano prevedibile per la bancarotta nazionale permanente».

 

Il 10 novembre la Nrc ha consegnato una "stunning reprimand", più o meno una nota di biasimo, alla Westinghouse, acquisita dai giapponesi, che vuole costruire nuovi reattori atomici negli Usa e in tutto il mondo. La commissione nucleare statunitense ha fortemente criticato il "containment design" di un nuovo reattore AP1000 perché il progetto non conteneva un'analisi realistica sulla capacità dell'impianto di resistere ad un jet crash. Un tema diventato molto delicato negli Usa dopo lo schianto terroristico di 3 aerei di linea sulle torri gemelle a New York e sul Pentagono.

 

Wasserman spiega che un Rnc rule introdotto nel 2009 richiede che l'intero impianto di raffreddamento del combustibile e il contenimento ed il raffreddamento del nocciolo dei nuovi reattori devono essere in grado di sopportare l'impatto di un aereo passeggeri di grandi dimensioni. Il fallimento progettuale della Westinghouse equivarrebbe quindi ad una violazione di un obbligo di legge.

 

E' un bel problema per il sofferto rinascimento nucleare Usa, visto che i nuovi reattori AP1000 vengono proposti in numerosi siti, tra i quali quello di Vogtle in Georgia, che ha ricevuto 8,33 miliardi dollari in oprestiti di garanzia dall'amministrazione Obama. A Vogtle sono già in attività due reattori e questo sarebbe il terz. Insomma i prestiti ci sono, ma l'approvazione finale no. Un impianto AP1000 è in costruzione in Cina, ma le stesse preoccupazioni su questo nuovo reattore (così come per l'Epr francese) sono state sollevate dall'autorità di regolamentazione del nucleare della Gran Bretagna.

La cosa operò (ed evidentemente) non riguarda solo i reattori nucleari di nuova generazione: nessuno dei 104 reattori in attività negli Usa sarebbe probabilmente in grado di sopportare un impatto aereo come quello delle torri gemelle. L'industria nucleare però sostiene che adeguare le centrali nucleari al rischio "terrorismo aereo" (o semplicemente di incidente) renderebbe troppo costoso costruirle. Ma non è finita: secondo quanto scrive Wasserman «Più di due dozzine di contenimenti della General Electric Mark Usa sono classificati come più deboli della struttura che conteneva l'unità 4 di Chernobyl al mento della catastrofe del 1986».

Di fronte a questo scenario pre-Chernobyl i gestori e i proprietari delle vetuste centrali statunitensi chiedono di applicare il modello tedesco alla "Merkel" allungando la vita delle centrali nucleari di 20 anni o più, ignorando l'invecchiamento strutturale delle infrastrutture degli impianti e del calcestruzzo.

Intanto le "piscine" del combustibile esaurito traboccano e migliaia di tonnellate di barre di combustibile altamente radioattive sono nei box di cemento con fori di ventilazione. Né le piscine, né le casks sono in grado di sopportare un jet crash del getto, o anche un attacco terroristico di basso livello.

 

Robert Alvarez, un esperto di reattori nucleari, senior scholar all'Institute for policy studies ed ex senior policy advisor del segretario Usa all'energia, racconta all'Huffington Post che «Nel 2003, i miei colleghi e mi hanno riferito che il drenaggio di una piscina di combustibile esaurito per jet crash del getto potrebbe portare ad un catastrofico incendio del combustibile esaurito, con radiazioni che possono rendere inabitabile un'area di 27.000 miglia quadrate inabitabile. Cioè un'area più grande degli Stati del Maryland, Massachusetts e New Jersey messi insieme. Un anno dopo, il National Academy panel, convocato per controllare il nostro studio, ha avvertito che le piscine dei reattori erano vulnerabili agli attacchi terroristici ed ai "catastrophic radiological fire". In particolare, negli Usa ci sono 35 Boiling Water Reactors che hanno elevato le piscine del combustibile esaurito di diversi piani fuori terra. Le piscine non sono protette da un contenimento spesso in cemento come i reattori. Attualmente, rispetto ai progetti originali, contengono circa quattro volte più della quantità prevista di carburante esaurito altamente radioattivo».

Nel Vermont Yankee, all'Indian Point di New York e in altri vecchi reattori, le tubazioni interrate hanno s perdite significative di trizio, isotopi di cesio e di altri elementi cancerogeni o mortali. Joseph Mangano, direttore esecutivo del Radiation and public health project, denuncia: «I reattori come routin emettono una parte dei rifiuti di alto livello localmente, nell'aria e nell'acqua... I trend dello stronzio 90 nei reattori è simile ai trend locali di cancro infantile».

 

I prestiti nucleari di Obama rischiano di fare una brutta fine: secondo Alvarez in queste condizioni di insicurezza, il General Accounting Office e il Congressional Budget Office stimano che almeno la metà dei prestiti concessi per la costruzione di nuove centrali nucleari avranno un esito negativo, come è successo per l'Epr che Constellation Energy voleva costruire a Calvert Cliffs, nel Maryland, quando l'impresa atomica si è accorta che il suo accordo con Edf sarebbe stato clamorosamente in perdita.

A questo si aggiunga che in caso di incidente nucleare saranno i cittadini Usa a pagare i trilioni di dollari necessari, visto che le assicurazioni dell'industria nucleare arrivano a coprire solo 11 miliardi di dollari di danni. E' per questo che un incidente o un attentato terroristico alle centrali nucleari Usa potrebbe portare il governo americano alla bancarotta. Uno scenario preoccupante, nel bel mezzo di una crisi economica che si credeva superata, con la vittoria dei repubblicani filo-nucleari e con i costruttori di reattori che premono per avere più dollari con meno interessi e ancor meno responsabilità.

Fonte: greenreport.it

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By Admin (from 20/02/2011 @ 10:00:26, in en - Science and Society, read 1299 times)

WikiLeaks exposed Scientology, a religion that scams its followers into a delusional set of beliefs in exchange for their money.

March 11th, 2008
http://yro.slashdot.org/article.pl?sid=08/03/11/2348242

WikiLeaks has revealed the National Socialist Movement's neo-nazi internal workings.

August 21st, 2009
http://boingboing.net/2009/08/21/wikileaks-publishes-1.html

WikiLeaks released a video showing a U.S. army helicopter slaughtering Reuters journalists and Iraqi children in cold blood.

April 3rd, 2010
http://youtube.com/watch?v=5rXPrfnU3G0

Source: sowhyiswikileaksagoodthingagain.com

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