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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 02/01/2011 @ 08:00:29, in en - Video Alert, read 1196 times)

J.D. wakes up the morning after an incredibly awful blowout between all his close friends and co-workers, hoping it was all a bad dream. Turk is sleeping next to him since Carla kicked him out of his own room for not telling her about how Dr. Cox felt about her. At Sacred Heart, J.D. passed Dr. Cox, who is ashamed with Carla, mad at Dr. Kelso for misleading him about a job offer, and furious with J.D. for sleeping with his ex-wife. He also sees Elliot who quickly leaves, ashamed to be seen by J.D. now that he knows she still has feelings for him. After Dr. Cox unleashes his anger on Dr. Kelso, he proceeds to be surprisingly polite to J.D. Meanwhile, Turk is trying to get back on Carla's good side but is confused when he realizes he doesn't know why she is mad at him. Elliot and J.D. have an awkward conversation where J.D. suggests they sleep with each other, giving a reason for Elliot to be mad at him.

 

When J.D. realizes that Dr. Cox isn't yelling at him because he doesn't care about him anymore, he pages everyone to the cafeteria, where everyone argues and nothing is resolved. J.D. is late for rounds and hasn't done any tests or medication for Mr. Zerbo yet. When Dr. Kelso confronts him on this, J.D. is honest and said he did nothing, to which Dr. Kelso compliments him as good doctors know that any patient bounced from ward to ward has a high risk of fever. Shocked at this response, J.D. realizes that doing nothing sometimes works and all people need is time.

 

Eventually, J.D. and Elliot are comfortable to be around each other again, Dr. Cox realizes he just idealizes Carla, Carla lets Turk back into his own room and Dr. Cox starts yelling and caring about J.D. again, putting everything back to normal.


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By Admin (from 01/01/2011 @ 12:00:57, in ro - Stiinta si Societate, read 1328 times)

 Se spune adesea, si pe buna dreptate, ca din cauza grijilor si stresului, a vietii trepidante, ca o permanenta cursa contracronometru, pe care o duce, omul modern nu mai are timp nici sa zambeasca. Fericirea a ajuns, in aceste conditii, un deziderat de neatins pentru cei mai multi dintre noi, care, prinsi in vartejul grijilor zilnice, au uitat sa mai traiasca pana si micile bucurii ale vietii. Unii apeleaza la tot felul de medicamente, gen „Prozac”, pentru a elimina efectele stresului; oricat ar parea de curios, se pare insa ca banalul praf, nelipsit in Romania zilelor noastre, ar putea fi un inlocuitor mult mai eficient pentru substantele anxiolitice uzuale.

Unii cercetatori au emis ipoteza ca cresterea sensibila a cazurilor de alergii si astm, din ultimele decenii, s-ar putea datora, paradoxal, tocmai faptului ca traim foarte „curat”. Ideea este ca expunerea de rutina la microorganismele nedaunatoare din mediul inconjurator – bacteriile din sol, de pilda – antreneaza sistemul imunitar uman sa ignore moleculele benigne, precum polenul de pilda.

Luand in considerare „ipoteza igienica” dintr-un cu totul alt punct de vedere, studii recente par sa demonstreze ca tratamentul cu o anumita bacterie aflata in sol, Mycobacterium vaccae, poate anihila simptomele anxietatii, „boala secolului” in opinia multor savanti. S-a observat ca pacientii bolnavi de cancer pulmonar carora li se injectase un fel de vaccin cu bacterii M. vaccae moarte au resimtit ulterior mai putine ameteli si dureri si au declarat ca se simt mult mai fericiti si mai putin ingrijorati in privinta starii lor de sanatate.

O plimbare prin praf, benefica pentru creier

 O echipa de imunologi si neurologi de la Universitatea Bristol sustine ca ar fi reusit sa descifreze misterioasa transformare. Prin injectarea bacteriei la cobai, se activeaza o serie de neuroni care elibereaza serotonina in creier, fiind vizati aceiasi nervi stimulati si de Prozac. „Suntem de parere ca bacteria activeaza celulele responsabile de imunitate, care elibereaza substante chimice numite cytocine. La randul lor, aceste substante actioneaza asupra receptorilor nervilor senzoriali, stimulandu-le activitatea”, afirma prof. Christopher Lowry.

Pentru a verifica aceasta ipoteza, Lowry si echipa lui a ucis o colonie de bacterii M. vaccae, cu ajutorul microundelor, apoi a injectat bacteriile pulverizate direct in narile unor cobai. Dupa ce rozatoarele au fost omorate, savantii britanici au masurat nivelul de cytocine din corpurile lor si au gasit o crestere a acestor proteine in tesuturile pulmonare. Totodata, s-a observat ca neuronii producatori de serotonina din regiunea cerebrala numita „nucleul dorsal raphe”, dar si din cortexul prefrontal si hippocampus (zone responsabile de starile sufletesti si de functia cognitiva) fusesera mult mai activi la soarecii tratati astfel.

„Bacteria are acelasi efect ca si medicamentele anxiolitice, ceea ce inseamna, teoretic, ca simpla inhalare a M. vaccae – prin plimbari in natura sau consumul de plante si fructe salbatice, necultivate – va puteti asigura o doza suficienta pentru a elimina efectele stresului si a va simti fericit”, spune savantul britanic, care este convins ca in viitor terapia cu micobacteria-minune va fi folosita pentru alungarea depresiei.

GABRIEL TUDOR - magazin.ro

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By Admin (from 01/01/2011 @ 10:00:51, in it - Scienze e Societa, read 2042 times)

Inclusa già nel 1983 nella lista del Patrimonio mondiale dell'umanità, l'Abbazia benedettina di San Gallo ha rappresentato per oltre 12 secoli uno dei principali centri di cultura in Europa e ancora oggi custodisce una delle più ricche e antiche biblioteche del mondo.

 

Una fucina d'arte e di conoscenza con oltre 1200 anni di storia, una biblioteca con una straordinaria collezione di libri e una sala barocca considerata un gioiello d'architettura. Con queste peculiarità non vi è da stupirsi che l'Abbazia di San Gallo sia stata uno dei primi siti di tutto il mondo a essere iscritto nel Patrimonio dell'umanità, già pochi anni dopo la creazione della prestigiosa lista dell'Unesco.

"L'idea di presentare una candidatura non era venuta da San Gallo, ma era stata avanzata da alcuni organismi internazionali. Mentre oggi vi è quasi una corsa a livello mondiale per figurare nella lista dell'Unesco, a quei tempi non si sapeva molto bene cosa potesse significare questo riconoscimento", ricorda Karl Schmuki, viceresponsabile della biblioteca abbaziale.

A San Gallo l'impatto di questa iscrizione si è capito soprattutto nell'ultimo decennio, da quando i siti del Patrimonio mondiale hanno cominciato a suscitare un forte interesse popolare e ad attirare masse di turisti dai 5 continenti. Il numero dei visitatori è lievitato anche nell'abbazia sangallese e la cittadina della Svizzera orientale ha guadagnato rinomanza e visibilità internazionale.

 

Una città nata dall'abbazia

Per i sangallesi, l'importanza dell'abbazia benedettina era però già nota da molto tempo. Senza di essa, forse San Gallo non esisterebbe nemmeno e di certo non sarebbe diventata una delle principali capitali culturali e scientifiche del Medio Evo. La città è infatti sorta attorno al convento, situato ancora oggi nel cuore del centro storico.

La nascita risale al 612 d.C., quando il monaco peregrinante Gallo, di origini irlandesi, si stabilì in questo sito, radunando attorno a sé numerosi discepoli. Un secolo più tardi il sacerdote alemanno Otmaro assunse la guida della comunità e diede vita al monastero, il primo fondato in Svizzera.

Con l'introduzione della Regola benedettina, che imponeva letture quotidiane ai membri del cenobio, cominciò a svilupparsi lo scriptorium, l'officina scrittoria in cui generazioni di monaci si dedicarono all'arte della calligrafia, della decorazione e della rilegatura. Ancora oggi numerose delle grandi biblioteche del mondo custodiscono manoscritti creati dai benedettini sangallesi.

Accanto allo scriptorium sorsero una scuola e una biblioteca che fecero di San Gallo uno dei centri di studi e di sapere più luminosi d'Europa. Il monastero lasciò importanti tracce anche nell'architettura: la pianta realizzata nel IX secolo per l'ampliamento del complesso abbaziale servì da modello all'architettura monastica in tutto il continente. E, più recentemente, ispirò anche "Il nome della rosa" di Umberto Eco.

Una miniera d'oro

L'abbazia, che si raggruppa attorno alla collegiata e ad un grande cortile, conserva ancora oggi molteplici testimonianze dei diversi stili architettonici sviluppati nel corso dei secoli. Il complesso attuale risale prevalentemente al XVIII secolo e vanta una delle più splendide realizzazioni dell'architettura barocca: la sala della biblioteca, visitata ogni anno da oltre 130'000 persone.

"In una biblioteca simile ci si lascerebbe volentieri rinchiudere per l'eternità", scrisse nel 1822 l'erudito tedesco Andreas Wilhelm Cramer. Il salone, considerato il più bell'ambiente rococò della Svizzera, è un capolavoro armonico di colonnati, nicchie, rilievi, decorazioni e dipinti.

Sopra la porta d'entrata della sala, che contiene 30'000 preziosi volumi, figura la scritta greca "Farmacia dell'anima". Un richiamo alle virtù spirituali attribuite dai monaci benedettini al patrimonio di conoscenza raccolto nel corso dei secoli dall'abbazia.

La biblioteca, annoverata tra le venti più importanti del mondo, dispone di una collezione complessiva di 160'000 libri e rappresenta una vera e propria miniera d'oro per gli studiosi del Cristianesimo, del Germanesimo e della Classicità. Vi si trovano numerose opere uniche e antiche - tra cui migliaia di manoscritti, incunaboli e manufatti della legatoria - che documentano 12 secoli di storia europea in ambito di liturgia, arte, scienza, medicina e vita quotidiana.


Un patrimonio minacciato

"È quasi incredibile che questi tesori siano giunti fino a noi, attraverso una così lunga storia di incendi, saccheggi e guerre", osserva Karl Schmuki. A più riprese i monaci trafugarono la collezione a centinaia di chilometri di distanza, fino in Austria, per sfuggire alle minacce. Dapprima le orde degli Ungari, che nel X secolo depredarono i conventi di mezza Europa, poi i seguaci della Riforma, che si accanirono contro i tesori della Chiesa cattolica, o le forze della Rivoluzione, che soppressero nel 1805 l'abbazia e secolarizzarono la biblioteca.

La tradizione bibliofila sangallese ha dimostrato di saper sormontare anche le rivoluzioni tecnologiche. All'epoca dell'invenzione della stampa i monaci benedettini si adeguarono creando una loro stamperia. E oggi, nell'era di internet, la biblioteca ha già avviato uno dei progetti più innovativi a livello mondiale di digitalizzazione dei testi medievali, per permettere a tutti di accedere alla sua inestimabile fonte di sapere.

Autore: Armando Mombelli, San Gallo, swissinfo.ch

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By Admin (from 01/01/2011 @ 08:00:19, in en - Video Alert, read 1063 times)

Is it nearly the week-end?

IT'S THE FU***** NEW YEAR !!!

Enjoy it.

Source: haroldsplanet.com

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By Admin (from 31/12/2010 @ 12:00:37, in ro - Stiinta si Societate, read 1394 times)

 De la Schliemann incoace, fascinatia arheologilor pentru Troia, cetatea mirifica descrisa in versuri de Homer, nu s-a stins nici macar o zi. Si, desi astazi spiritele academice sunt de acord sa recunoasca faptul ca tenacele aventurier german a exagerat in multe dintre presupunerile sale, Troia, actualul Isarlik, din Turcia, continua sa fie identificata cu cetatea regelui Priam, desi acolo exista nu mai putin de noua straturi de locuire umana.

Ca Troia razboiului cu aheii a existat, nu incape nici un dubiu, orasul cunoscand maxima expansiune, dar si decaderea, prin anii 1300 i.Hr. Si se pare ca, potrivit unei recente ipoteze lansate de cercetatorul britanic Donald F. Easton, specialist in istoria si dialectele din Anatolia antica si laureat cu medalia Schliemann de catre Academia de Stiinte din Berlin, chiar si calul troian nu a fost doar o legenda! Studiind fragmentele de zid din cadrul stratului Troia VII, cel mai probabil candidat pentru orasul cantat de Homer, el a observat crapaturi specifice unei activitati seismice de amploare.

„N-ar fi exclus ca un cutremur de proportii sa se fi produs chiar in momentul in care Troia era asediata de ahei si pe fondul confuziei generale, invadatorii sa se fi strecurat in cetate. Desigur, Homer nu putea lasa un astfel de final prozaic pentru minunata sa epopee si de aceea a imbracat seismul in forma mai poetica a calului troian", spune Easton.

GABRIEL TUDOR - magazin.ro

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By Admin (from 31/12/2010 @ 10:00:28, in it - Scienze e Societa, read 1656 times)

Situato ai piedi delle Alpi svizzere, il convento di San Giovanni offre uno sguardo unico sul Medioevo che nel 1983 l'Unesco ha riconosciuto come Patrimonio mondiale. Un monastero vivo, dove coesistono impegno culturale, ricerca archeologica e rigore benedettino.

 

L'aria è pungente nel convento di San Giovanni. Una luce fioca illumina la navata centrale e immerge la chiesa in un'atmosfera surreale. Ogni angolo del complesso monastico trasuda storia. Una storia che ha inizio 1200 anni fa, raccontata attraverso il più vasto ciclo di affreschi del basso ed alto medioevo ancora esistente al mondo.

La chiesa con il suo campanile e la torre Planta con le caratteristiche guglie a coda di rondine disegnano l'inconfondibile profilo del monastero; quel profilo che contraddistingue tutto il villaggio di Müstair. Oltre alle pitture parietali il convento custodisce altri tesori culturali e artistici unici nel suo genere, frutto di almeno otto fasi di ristrutturazione. Ogni epoca ha lasciato le proprie tracce con stuccature, volte e salotti rivestiti in legno che si fondono in un insieme armonico.

«L'idea di candidare il convento alla lista dell'Unesco è nata un po' per caso ed è frutto dell'iniziativa del professor Alfred Schmid, allora presidente della Commissione federale dei monumenti storici», spiega Elke Larcher, responsabile delle pubbliche relazioni per la Fondazione Pro Monastero. «In quegli anni, la prassi da seguire era senza dubbio più semplice anche perché il marchio di patrimonio dell'umanità non era ancora molto conosciuto al grande pubblico».

 

Situata all'estremità orientale delle Alpi svizzere, dietro i ghiacciai dello Stelvio e a pochi passi dal Tirolo, la Valle Monastero ha fondato per secoli la sua economia sull'agricoltura e il transito dai passi. Oggi gli oltre 1'700 abitanti vivono prevalentemente di turismo, coscienti di quanto le peculiarità naturali e culturali – non da ultimo la lingua romancia – rappresentino una vera e propria risorsa per la regione.

«È difficile stabilire fino a che punto il riconoscimento dell'Unesco abbia accresciuto il turismo nella valle, ma di sicuro ha regalato al convento una maggiore visibilità, soprattutto all'estero», precisa Elke Larcher. Un'opportunità di sviluppo ecosostenibile che potrebbe prosperare ulteriormente se la candidatura della biosfera Val Monastero – comprendente il Parco nazionale svizzero – fosse accolta dall'Unesco.

Un tentativo di ritorno allo splendore del passato, quando attorno a questo villaggio a 1'250 metri di altitudine si cristallizzava l'agire politico, economico, sociale e religioso dell'epoca.

 

La fondazione, tra mito e storia

La leggenda racconta che Carlo Magno, di rientro dalla sua incoronazione a re dei Longobardi nel 774, riuscì a sopravvivere a una bufera di neve e in segno di gratitudine fondò il convento di San Giovanni. Müstair si trovava infatti in una posizione strategica per le sue ambizioni di espansione ad est, verso la Baviera.

Come ogni leggenda, anche questa sembra avere un fondo di verità: le travi in legno inserite nella struttura originaria della chiesa risalgono proprio al periodo in cui l'imperatore percorse la Valtellina e attraversò il passo dell'Umbrail dopo aver conquistato il regno longobardo. Da allora la figura dell'imperatore è venerata come quella di un santo a Müstair. La sua statua si erge fiera a fianco del crocifisso, quale guardiano della chiesa.

Sin dall'inizio il convento è stato decorato con pitture murali e vetrate policrome, segno evidente di un periodo di prosperità e rinascita culturale. «Bisogna immaginare la chiesa come un locale semplice, con pareti lisce e un soffitto piatto, interamente dipinto», spiega Elke Larcher. I pilastri, la volta e il matroneo furono aggiunti solo nel 1492.

Gli affreschi carolingi (VIII e IX secolo) ricoprivano interamente le pareti della chiesa e illustravano la storia della redenzione. Intorno al 1200 tutta la parete orientale fu completamente decorata con un nuovo strato di affreschi, più dinamico e fantasioso rispetto al passato, ma caratterizzato dagli stessi contenuti iconografici.

Guardiane del convento

Le pitture parietali vennero riportate alla luce tra il 1947 e il 1951, ma l'esistenza di cicli di affreschi carolingi è stata documentata già a partire dall'inizio del secolo scorso. Nel 1969 venne poi avviata una campagna di restauro finanziata dalla Fondazione Pro Monastero, volta a conservare gli edifici del complesso e affiancata da scavi archeologici. Nel 2003 sono terminati i lavori di restauro e di consolidamento della torre Planta, coronati dall'apertura del nuovo museo del monastero.

«Oltre agli aspetti prettamente artistici, unici nel loro genere, il convento riesce a far coesistere l'elemento culturale – tra storia, scienza e restauro – con quello religioso», ricorda Elke Larcher. «La presenza delle suore è stata decisiva per la sopravvivenza del monastero e rappresenta tuttora un elemento di importanza fondamentale per il villaggio». Un convento vivo, insomma, dove la regola di San Benedetto viene rinnovata giorno dopo giorno e scandisce i ritmi quotidiani tra preghiera e lavoro.

Müstair fu prima di tutto un centro destinato a consolidare la cristianità e a propagare il modello monastico. Oggi non è soltanto un punto di riferimento turistico, ma anche un luogo di pellegrinaggio. Un modo diverso di concepire il viaggio, lontano dal caos della vita moderna e alla ricerca di quel silenzio che ha il sapore del passato. Tra pitture medievali e litanie benedettine, resta soltanto la meridiana a scandire il tempo nel convento di Müstair.

Autore: Stefania Summermatter, Müstair, swissinfo.ch

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By Admin (from 31/12/2010 @ 08:00:31, in en - Video Alert, read 1210 times)

J.D. can't sleep as his last day as an intern begins. When he gets up, he is reminded of everything that has happened in the past year, Dr. Cox being in love with Carla, Turk knowing about it, J.D. sleeping with Jordan, J.D.'s relationship with Elliot, and all the characters in the show. Arriving at the hospital, Dr. Cox really doesn't care about J.D.'s last day, and is instead preoccupied with a job opportunity by Dr. Kelso, who wants him to stop bothering him about the monetary issues. J.D., Elliot and Turk all try to pawn off Mr. Bober, an annoying patient, on each other but when they realize none of them cared enough to remembered what Mr. Bober looked like, they realize just how insensitive they had become. When Elliot gives Jordan a physical, Jordan deduces that she is still in love with J.D. and gives her hell about it until Elliot snaps at her and says that the whole hospital knows that Dr. Cox and Jordan still have sex, leading Jordan to another realization. Since Mr. Bober doesn't have insurance and does not seriously need surgery, J.D., Turk and Elliot decide to do something about it. J.D. goes to Dr. Cox who agrees to help him and compliments J.D. on the doctor he is becoming. Turk and Carla go to Dr. Wen who agrees to leave a surgery slot open and Elliot goes back to Jordan to try to convince her to back the decision on behalf of the board but she refuses to.

 

When Jordan is at Perry's apartment for a "predictable" booty call, he tells her that he didn't ask for her help with Mr. Bober because she is predictable, and that she needs to stir it up. The next day in the cafeteria, Jordan spills the beans on everybody's secrets: that Dr. Cox is in love with Carla Espinosa and Turk hasn't told her, that the position Dr. Kelso offered Perry was filled, that Elliot still had feelings for J.D., and she finally reveals to Perry that she slept with J.D. the first time they met.

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By Admin (from 30/12/2010 @ 12:00:31, in en - Video Alert, read 973 times)

Uzbekistanian terrorists have hwacked the Goodbar blimp, not knowing that God-Man is aboard!

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By Admin (from 30/12/2010 @ 10:00:29, in ro - Observator Global, read 1581 times)

 Pentru a stimula dialogul dintre civilizatii si respectul cultural reciproc, un grup de intelectuali elvetieni, in frunte cu cineastul Bernard Weber, au luat in anul 2001 o initiativa laudabila: desemnarea celor mai reprezentative constructii si edificii realizate, de-a lungul mileniilor, de catre pamanteni. Initial, ideea s-a bucurat de un succes limitat, cu atat mai mult cu cat reprezentantii UNESCO au ezitat sa se implice, motivand ca un astfel de sondaj nu este nici democratic, nici stiintific.

In opinia lor, impartasita de multe somitati politice si culturale, inedita competitie a focalizat atentia asupra monumentelor celebre, ducand la neglijarea in continuare a unor situri arheologice de mare valoare si care se afla intr-adevar in pericol de a fi distruse pentru totdeauna, inclusiv a unor monumente incluse deja in patrimoniul cultural mondial, cum ar fi superbul templu de la Angkor, din Cambodgia.

Dar, pe masura trecerii timpului si a implicarii a tot mai multor personalitati culturale, stiintifice, politice si chiar sportive, ea a devenit o veritabila competitie mondiala, stimuland respectul si aprecierea pentru capacitatea creatoare a stramosilor si dorinta de a pastra valoroasa mostenire artistica transmisa de acestia. Statisticile arata ca in final peste o suta de milioane de oameni au votat, fie prin mesaje SMS, fie prin intermediul Internetului, pentru desemnarea celor sapte noi minuni ale lumii.

In cadrul unei ceremonii impresionante, desfasurate sambata pe stadionul Da Luz, din capitala portugheza Lisabona, monumentele incadrate printre „cele sapte minuni", din punctul de vedere al lumii moderne, au fost anuntate de personalitati precum fostul astronaut Neil Armstrong, actorii Ben Kingsley si Hilarry Swank sau fotbalistul Cristiano Ronaldo. O mare parte din incasarile ceremoniei vor fi donate pentru restaurarea monumentelor.

Marele Zid si-a tras partea leului

Cum poate era si firesc, data fiind ponderea votantilor, din cele 21 de edificii ramase in „finala", cele mai multe voturi a intrunit Marele Zid Chinezesc. Giganticul monument, singura creatie artificiala care, daca nu se vede din Luna, cel putin poate fi observata, precum, nici o alta constructie umana, de la mii de kilometri inaltime, a fost votat de zeci de milioane de chinezi, la indemnul autoritatilor din tara lor.

„Am ratat o sansa acum 2000 de ani, cand grecii au ales cele sapte minuni ale lumii. Ar fi regretabil sa o mai ratam inca o data", a declarat un oficial chinez, de la Academia Marelui Zid din Beijing. Uriasul zid, ce se intinde de-a lungul a aproape 7000 kilometri, de la estul la vestul Chinei, intre orasele Shanhaiguan si Jyayuguan, a fost conceput, in urma cu mii de ani, ca o pavaza impotriva triburilor migratoare care amenintau stabilitatea regatului chinez.

Constructia lui a durat aproape doua mii de ani, din 218 i.Hr. si pana pe la 1600 d.Hr. Monumentul, foarte bine conservat datorita preocuparii aratate in acest sens de catre guvernul de la Beijing, a fost inclus pe lista Patrimoniului Cultural Mondial, alcatuita de UNESCO, in 1987.

Chichen-Itza

Numita de conchistadorii spanioli „Castillo", piramida ce se inalta in mijlocul cetatii maya de la Chichen-Itza a fost construita pe la 800 d.Hr., ca un locas de cult, considerandu-se ca ar fi locul unde salasluiesc zeii. La echinoctiul de primavara, zidurile luminate de Soarele ajuns la apus formau o umbra ce aducea cu silueta unui sarpe, care cobora treptele laturii de nord a constructiei. Pentru popoarele amerindiene, aceasta era reprezentarea zeului civilizator Quetzalcoatl („sarpele cu pene"), despre care vechile legende sustineau ca se va intoarce candva la poporul sau - motiv pentru care „oamenii albi" ai lui Cortez au fost atat de bine primiti in America Centrala, fiind considerati trimisi ai zeului.

Statuia lui Iisus din Brazilia

Inaugurata in anul 1931, statuia care-l reprezinta pe Mantuitorul Hristos cu bratele intinse, binecuvantand parca metropola braziliana Rio de Janeiro, se afla pe varful muntelui Corcovado, la 710 metri deasupra nivelului marii. Arhitectul Carlos Oswald a inaltat, folosind cele mai moderne tehnici ale timpului, o veritabila capodopera, statuia inalta de 38 de metri devenind, de atunci, un simbol al orasului.

Macchu Picchu

Marturie elocventa a geniului incas, cetatea de la Macchu Picchu a stat, dupa cucerirea Imperiului Inca de catre Pizzaro, vreme de secole ascunsa in jungla. Abia in primii ani ai secolului trecut, american Hiram Bingham o descopera, cu totul intamplator, pe cand cauta legendarul „oras al Soarelui", despre care vorbeau traditiile locale.

Construit din dale uriase, pe culmile andine, orasul nu inceteaza sa-i uimeasca in egala masura pe arheologi si turisti. Nimeni nu stie cum a putut fi ridicat, la o altitudine de aproape 3000 de metri, acest oras, plin de edificii religioase (se crede ca era un imens complex religios, populat de preotese fecioare, dedicate cultului Soarelui), cu atat mai mult cu cat incasii nu cunosteau roata si nu aveau nici atelaje, nici animale de tractiune - caii au fost adusi abia de conchistadori.

Mausoleul Taj Mahal

Milioane de turisti viziteaza anual templul de la Taj Mahal, un locas sacru construit nu pentru o zeitate, ci pentru o femeie. La moartea iubitei sale sotii, Mumtaz Mahal, imparatul mogul Khurram a fost atat de indurerat incat a hotarat sa-i adaposteasca trupul neinsufletit intr-un templu mai frumos decat cele dedicate zeilor.

Zeci de mii de lucratori, adusi nu doar din India, ci si din China si Persia, au muncit timp de 22 de ani la faurirea celui mai celebru monument funerar din toate timpurile, pe langa care paleste si mormantul regelui antic Mausol, una dintre cele sapte minuni ale lumii. Acoperisurile templului sunt suflate cu aur, peretii sunt batuti cu pietre pretioase, interioarele impodobite cu minunate statui de aur si fildes. Din pacate, la ora actuala templul se afla intr-o accentuata stare de degradare, din pricina poluarii masive.

Colloseumul din Roma

Denumirea acestui monumental amfiteatru, cel mai mare din lumea antica, a fost inspirata de statuia gigantica a lui Nero, numita Colossus, aflata candva pe aceste locuri, alaturi de un lac artificial, Stagnis Neronis si de un palat aproape la fel de vast ca si Casa Poporului din Bucuresti, Domus Aurea toate construite de acelasi exuberant imparat-artist. Inceputa sub Vespasian, constructia a necesitat aproape zece ani de munca intensa, fiind inaugurata abia in anul 80 de catre fiul acestuia, Titus.

Festivitatile inaugurale au inclus lupte de fiare salbatice si gladiatori, spectacole si diverse concursuri, oferite neintrerupt plebei romane, timp de o suta de zile. Colloseumul este cel mai vizitat monument arhitectonic al Italiei, insa sufera si o degradare lenta dar inexorabila, mai ales din cauza gazelor de esapament si altor noxe toxice.

Ruinele de la Petra

In antichitate, Petra era unul dintre cele mai puternice centre comerciale din Orient, rivalizand cu Damascul si Bagdadul. Capitala regatului nabatenilor, despre existenta lui nu s-a mai stiut nimic in Europa si abia in anul 1812, calatorul elvetian Ludwig Burckhardt descopera ruinele, din piatra trandafirie, perfect conservate, ale asezarii antice. Inclus in patrimoniul UNESCO, orasul, cu giganticele sale temple inchinate zeitatilor pagane si cu ingeniosul sistem de apeducte (creatie a romanilor care au facut, la randul lor, din stravechea asezare nabateana, o perla a Orientului), s-a bucurat de ocrotirea regilor iordanieni si la ora actuala el este, alaturi de Lepcis Magna, cel mai bine pastrat dintre orasele romane de odinioara.

Gabriel TUDOR - magazin.ro

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Se Genova si può comparare a un grande puzzle di colori, odori, consistenze variegate e ogni volta sorprendenti, fatte di aria di mare e monumenti dalla lunga storia, allora Nervi è una delle tessere più interessanti. Si tratta di un quartiere residenziale all’estrema periferia orientale del capoluogo, uno dei comuni della Grande Genova che negli anni ’20 del Novecento vennero soppressi dalla riforma urbanistica fascista.

 

Sono poco più di 11 mila gli abitanti di Nervi, che possono godere un bel panorama sulle scogliere e un clima gradevolissimo garantito dalle alture a ridosso del mar Ligure, che proteggono l’abitato dai venti e dal freddo e lo rendono più mite rispetto al resto di Genova. In effetti qui le temperature medie sono sempre piuttosto dolci, comprese tra i 5°C e gli 11°C in gennaio e tra i 21°C e i 27°C in luglio. Anche le precipitazioni sono scarse in primavera e in estate, e soltanto in autunno si fanno un poco più abbondanti, sino a raggiungere i 153 mm di pioggia.

 

Con queste condizioni climatiche è un vero piacere passeggiare nel cuore della cittadina, alla scoperta dei monumenti e degli edifici storici che raccontano il passato di Nervi, le sue usanze e le sue tradizioni. Tra le architetture religiose più interessanti spicca la Chiesa di San Siro, prima parrocchiale di Nervi, conosciuta in età medievale come “Plebana” e dotata un tempo di una facciata molto più ampia di quella attuale. All’interno si possono ammirare pregevoli sculture neoclassiche di diversi artisti genovesi, come Pasquale Bocciardo e Bernardo Mantero.

 

Tra le architetture civili c’è invece Villa Gnecco, posizionata sul torrente di Nervi, edificata nel XVIII secolo con una tipica struttura ad angoli rinforzati e corpi angolari avanzati, come nelle antiche fortificazioni. Da vedere anche Villa Gropallo, circondata da un bel parco, e Villa Luxoro, oggi sede di un museo con opere pittoriche e pezzi d’antiquariato di grande valore, anch’essa immersa in un ampio giardino che si affaccia su una scogliera a picco sul mare. Infine non mancano a Nervi alcune importanti strutture militari, in particolare la torre di Gropallo e il Castello, quest’ultimo edificato a protezione dell’attuale porticciolo situato alla foce del torrente Nervi.

Se amate la vita all’aria aperta e le passeggiate apprezzerete i cosiddetti Parchi di Nervi, tre aree verdi inserite proprio all’interno del contesto urbano, e la passeggiata dedicata a Anita Garibaldi, un lungo percorso che venne realizzato in due tempi dal marchese di Gropallo, la prima parte nel 1862 tra il porto e la torre di Gropallo, e la seconda nel 1872 per unire via Serra Gropallo con l’area di Capolungo. Lungo l’itinerario si incontrano diversi accessi che consentono di raggiungere la scogliera, meta preferita dei pescatori o dei bagnanti che visitano Nervi nella stagione estiva.

 

Per completare la panoramica del paese varrebbe la pena di prender parte a uno dei tanto eventi che vi si tengono nell’arco dell’anno. Tra le varie manifestazioni ce ne sono due particolarmente suggestive, una in piena estate e una nel periodo natalizio. Nella prima metà di agosto c’è la Disfida delle focacce, che coinvolge tutti i comuni dell’area e consiste in una sfida culinaria per premiare il paese produttore della migliore focaccia. Ogni cittadina ha un proprio forno vincitore, che partecipa alla finalissima, e non mancano gli assaggi gratuiti e la degustazione di vini del territorio. L’evento più bello dell’inverno è invece ambientato all’interno della chiesa della confraternita del Rosario: qui viene allestito ogni anno uno dei presepi più grandi e ammirati del territorio genovese, animato da suoni, luci e giochi d’acqua, interamente fatto a mano.

 

Trovandosi nella periferia di Genova, raggiungere Nervi non è difficile. La stazione ferroviaria e l’aeroporto Cristoforo Colombo consentono collegamenti efficienti con le maggiori città d’Italia e d’Europa, e per chi si sposta in auto è sufficiente uscire dall’autostrada al casello di Genova Nervi, per poi seguire i cartelli stradali sino a destinazione.

Fonte: ilturista.info

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