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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 22/10/2010 @ 11:00:48, in en - Global Observatory, read 1457 times)

A note from Ric O'Barry:

"I hope you'll join me in this campaign to stop the killing of dolphins in Japan. Most people in Japan don't have any idea that the dolphin slaughter is even happening. If we can spread the word around the world - and especially in Japan - we can expose the secret of Taiji and force the Japanese government to stop it. We can win this issue - but we need your help!

At the Cove in Taiji, the dolphin killing continues. Although the killing of bottlenose dolphins - the primary target species - has dramatically decreased compared to previous seasons, they, along with other dolphin species, including many pilot whales and Risso's dolphins, continue to be captured for aquariums and slaughtered for meat by the Taiji fishermen. The fight for the protection of all marine mammals goes on. For updates on the situation, visit our Blog."

What about the Europe Massacre ???

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Recentemente su una prestigiosa rivista scientifica internazionale, "Global Ecology and Biogeography", è stato pubblicato un lavoro molto interessante, che fornisce il quadro dell'evoluzione dei biomi trasformati dall'intervento umano , dal 1700 al 2000. (vedasi Ellis E.C., et al., 2010 , Anthropogenic Transformation of the Biomes, 1700 to 2000; Global Ecology and Biogeography, 19 (5); 589 - 606).
 

Lo studio presenta una mappatura dei biomi per il 1700, il 1800, il 1900 ed il 2000 utilizzando tutti i dati a disposizione e un modello di classificazione dei biomi antropogenici, applicato ai dati globali relativi alla densità della popolazione umana ed all'utilizzo e alla trasformazione del suolo.

Risulta che nel 1700, più della metà dell'intera biosfera si trovava in condizioni selvatiche, mentre il 45% era in uno stato seminaturale, con modeste trasformazioni del suolo dovute all'agricoltura e agli insediamenti umani. Nel 2000 invece la maggioranza della biosfera appare interessata da aree agricole ed altri biomi antropogenici, meno del 20% si trova in uno stato seminaturale e solo Œ può essere considerato in una situazione selvatica.
 

L'ecologo Erle Ellis ha coniato, da vari anni, il termine Anthropogenic biomes, detti anche Anthromes, che sono l'oggetto della sua ricerca (vedasi il sito del suo Laboratory for anthropogenic landscape ecology all'Università del Maryland, www.ecotope.org)

 

Nel 2008 uno studio pubblicato sempre da Erle Ellis e Navin Ramankutty apparso sulla prestigiosa rivista "Frontiers in ecology and the environment" dell'Ecological society of America (ESA), ha fornito a noi tutti una prima nuova, rivoluzionaria, mappa del globo (vedasi Ellis E.C. e Ramankutty N., 2008, Putting people in the map: anthropogenic biomes of the world , Frontiers in Ecology and the Environment 6 ; 439 - 447).
 

Alcuni blog scientifici hanno dichiarato che questa mappa ha rivoluzionato la nostra concezione degli ecosistemi del pianeta. La visione convenzionale che è presente in tanti testi universitari e negli atlanti geografici riporta, infatti, la classificazione degli ecosistemi della Terra in aggregazioni definite biomi. I biomi sono classificati in base alla vegetazione, alla situazione climatica, alla localizzazione geografica e sono definiti come tundre, foreste temperate decidue, praterie temperate, foreste pluviali tropicali, ecc.

Ma le ricerche di chi studia le trasformazione prodotte dall'intervento umano ci presentano biomi profondamente alterati rispetto alle loro evoluzioni originali ed una complessiva, straordinaria modificazione della superficie del pianeta stesso, tanto che le forme vegetazionali presenti originariamente nei diversi biomi sono molto spesso raramente riscontrabili. Oggi più di tre quarti della superficie del pianeta è stato "ridisegnato" dalle attività umane. Il nuovo framework previsto dagli studiosi è basato sui biomi antropogenici (Anthropogenic biomes) e la nuova mappa è basata sulle immagine da satellite, le statistiche della popolazione umana e le analisi GIS (Geographicali information system).

Questa ricerca non fa che confermare quanto già alcuni studiosi avevano pubblicato anni fa relativamente alla mappa dell'"impronta umana" sul pianeta. (Vedasi Sanderson E. W. et al., 2002, The Human Footprint and the Last of the Wild, BioScience, 52, 10; 891-904, e Kareiva P. et al., 2007, Domesticated Nature: Shaping Landscapes and Ecosystems for Human Welfare, Science, 316; 1866-1869).

Un'impronta che ha trasformato fisicamente le terre emerse almeno fino all'83% dell'intera loro superficie.
Le nuove ricerche dimostrano chiaramente che ormai il nuovo modello della biosfera è costituito dal riconoscimento delle grandi trasformazioni provocate dalla specie umana sul pianeta e indicano la necessità di agire per ricondurre su percorsi di maggiore sostenibilità le relazioni esistenti tra i sistemi naturali e i sistemi sociali prodotti dalla specie umana.

Nel 2008 un team di noti scienziati esperti degli ecosistemi marini ha concluso un lungo ed interessantissimo lavoro per tratteggiare la mappa globale dell'impatto umano sugli ecosistemi marini. (vedasi Halpern B.S. et al., 2008, A Global Map of Human Impact on Marine Ecosystems, Science , 319; 948 - 952).

Questa mappa ci fornisce una straordinaria sistematizzazione dei dati esistenti circa il nostro impatto sugli oceani ed i mari del mondo ed il quadro che ne emerge non è certo confortante.
L'analisi del team di studiosi indica che nessuna area può definirsi non influenzata in qualche modo dall'intervento umano e che un'ampia frazione degli ecosistemi marini (il 41%) risulta fortemente impattata da diversi fattori antropogenici. Restano comunque ancora alcune aree dove l'impatto umano è relativamente scarso, soprattutto negli ecosistemi marini delle zone polari.
Alcuni ecosistemi marini presentano gli effetti sinergici di numerosi impatti a causa dell'intervento umano sia di origine terrestre che marino.

Recentemente (dicembre 2009) si è concluso l' Anno internazionale del pianeta Terra, il cui principale scopo è stato quello di assicurare la massima diffusione e l'utilizzo da parte delle nostre società delle conoscenze acquisite da oltre 400.000 scienziati della Terra ( Si veda www.yearoftheplanetearth.org). Purtroppo, ancora oggi, nell'opinione pubblica in generale e in numerosi settori professionali, in particolare nel mondo politico ed economico, è presente una scarsa conoscenza scientifica della storia della Terra, della sua evoluzione, delle dinamiche evolutive delle interrelazioni presenti tra le diverse sfere che operano su questo nostro pianeta.

Il divario che esiste tra conoscenza scientifica e consapevolezza di tali problemi da parte del mondo politico sembra aumentare sempre più, nonostante lo straordinario avanzamento conoscitivo delle cosiddette scienze del sistema Terra che, negli ultimi decenni, è stato veramente ragguardevole, sia grazie ai raffinati sensori dei numerosi satelliti da telerilevamento, sia grazie all'utilizzo di eccezionali megacomputer dalle straordinarie capacità di calcolo.

Il divario che esiste tra conoscenza scientifica e consapevolezza di tali problemi da parte del mondo politico sembra aumentare sempre più, nonostante lo straordinario avanzamento conoscitivo delle cosiddette scienze del sistema Terra che, negli ultimi decenni, è stato veramente ragguardevole, sia grazie ai raffinati sensori dei numerosi satelliti da telerilevamento, sia grazie all'utilizzo di eccezionali megacomputer dalle straordinarie capacità di calcolo.

Le conoscenze di base su quanto sinora acquisito sul Geological time scale (la scala del tempo geologico) sono ancora molto poco diffuse nel mondo dei decisori politici ed economici, la confusione esistente tra i grandi cambiamenti globali che hanno sempre accompagnato la storia del nostro pianeta e il ruolo che la specie umana sta invece esercitando nel causare un vasto e accelerato cambiamento ambientale globale, sono ancora mal percepiti e spesso confusi.

E' quindi fondamentale un'operazione di continua alfabetizzazione.

Fonte: greenreport.it - Autore: Gianfranco Bologna

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Asistenta medicală de la Maternitatea Giulesti, acuzată de moartea a sase bebelusi si rănirea altor cinci, a fost pusă în libertate, în urma deciziei de luni (27 septembrie 2010 - n.Red.TA) a Judecătoriei sectorului 6 Bucuresti, care a admis o cerere în acest sens.

În 15 septembrie, Judecătoria sectorului 6 prelungise cu 30 de zile, mandatul de arestare preventivă a asistentei medicale de la Maternitatea Giulesti, acuzată de ucidere din culpă si de vătămare corporală din culpă, în urma incendiului care a provocat moartea a sase bebelusi si rănirea altor cinci.

Florentina Cîrstea, asistenta medicală pusă sub acuzare pentu că a lăsat nesupravegheat salonul bebelusilor, a făcut recurs la Tribunalul Bucuresti, iar instanta a respins contestatia.

Ulterior, asistenta a făcut o cerere de eliberarea conditionată, iar luni Judecătoria i-a admis solicitarea. Parchetul poate face recurs.

Sursa: mediafax.ro

Asistenta Florentina Cârstea, care a fost arestată în cazul tragediei petrecute la Maternitatea Giulesti, va fi eliberată. Decizia a fost luată de magistrații Tribunalului Bucuresti si este una definitivă, astfel că asistenta va părăsi joi arestul Directiei de Cercetări Penale.

Judecătorii au dezbătut recursul făcut de procurori în cazul unei decizii de vinerea trecută a Judecătoriei Sectorului 6, prin care a fost respinsă cererea anchetatorilor de prelungire a mandatului de arestare în cazul asistentei Cârstea. Decizia a fost contestată de procurorii Sectiei de Urmărire Penală si Criminalistică din Parchetul instantei supreme, iar joi Tribunalul Bucuresti a respins recursul.

Florentina Cârstea este acuzată de ucidere din culpă si de vătămare corporală în cazul incendiului produs pe 16 august la Maternitatea Giulesti din Capitală. Sase bebelusi au murit atunci si alti cinci au fost grav răniti.

Asistenta Florentina Cârstea, responsabilă cu salonul în care a avut loc tragedia, a fost găsită singura vinovată în acest caz.

Sursa: antena3.ro

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Bernard Thibault, head of the CGT workers' confederation, made the statement as union leaders prepared to discuss plans to hold a seventh day of national protests across France.

Civil Protection unit members clean the streets and piled-up rubbish in Marseille on 20 October

Rubbish has been piling up on the streets of Marseille after nine days of strikes by collectors.

Meanwhile rolling strikes are continuing against government plans to raise the pension age from 60 to 62.

Blockades of refineries and fuel depots have led to fuel shortages.

President Sarkozy has called for an end to the disruption. "This disorder which is aimed at paralysing the country could have consequences for jobs by damaging the normal running of economic activity," he said on Wednesday.

Stepping up action.

Mr Thibault told RMC radio on Thursday: "The government remains intransigent. We need to continue with massive action as soon as next week... We will ask the unions for strong action that will allow people to stop work and go on to the streets."

In the southern port-city of Marseille, there is no public transport, trains have been delayed or cancelled and the ports blockaded, and the nine-day rubbish collectors' strike means several thousand tonnes of refuse is piling up on the city's streets.

The top central government official in the area, Michel Sappin, said: "There is a real danger to the safety and health of Marseille."

The unions' tactics are clear, says the BBC's Matthew Price in the southern port city - to cause discomfort, if not chaos, and to create uncertainty across the country.

They believe that keeps the pressure on the government to change its retirement plans but, adds our correspondent, it also risks alienating the public, who so far according to surveys still support the strikers.

The Senate is due later this week to vote on the pension reforms - aimed at raising the retirement age from 60 to 62 and the full state pension age from 65 to 67.

The lower house has already approved the bill.

Electricity imports.

Ahead of the vote, correspondents say unions are stepping up the pressure on a 10th day of refinery strikes, go-slows on motorways and work stoppages at regional airports.

The BBC's Christian Fraser in Paris says there is a precedent for such a move.

In 2006, student protests forced the government to retreat on the controversial youth labour scheme, even after then President Jacques Chirac had signed it into law.

Some unions want to continue the protests whatever happens in parliament but that will depend on public support and the resolve of their members, many of whom have gone without pay for days even weeks, our correspondent adds.

About a quarter of France's service stations had no fuel on Wednesday, and strikes also stopped work at two of France's three liquefied natural gas (LNG) terminals.

On Wednesday, the country began importing electricity as the wave of protest action took hold of energy supplies.

At least 12 of France's 58 reactors were shut for maintenance but the unions say production has been cut at four others.

As well as the general strikes and protests, there have been six days of co-ordinated action in the past six weeks that have brought as many as three million people to the streets.

Are you taking part in the French strikes? Have you been affected by fuel shortages? Send us your comments using the form below.

Send your pictures and videos to yourpics@bbc.co.uk or text them to 61124 (UK) or 0044 7725 100 100 (International). If you have a large file you can upload here.

Read the terms and conditions:

At no time should you endanger yourself or others, take any unnecessary risks or infringe any laws. In most cases a selection of your comments will be published, displaying your name as you provide it and location unless you state otherwise. But your contact details will never be published.

Source: bbc.co.uk

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Louis Szekely (born September 12, 1967), known professionally as Louis C.K. (and sometimes Louie C.K.), is an American stand-up comedian, Emmy-winning television and film writer, actor, producer and director from Boston, Massachusetts. He currently stars in the FX comedy series Louie, which he also writes, directs and edits.

His credits as a writer include Late Show with David Letterman, Late Night with Conan O'Brien, The Dana Carvey Show and the Chris Rock Show. His work for the Chris Rock Show was nominated for an Emmy Award three times, including winning "Best Writing in a Variety or Comedy Series" in 1999. He was also nominated for an Emmy Award for his work writing Late Night with Conan O'Brien. However, the feature film born from the Chris Rock sketches, Pootie Tang, which C.K. wrote and directed, received largely negative reviews by critics but became an instant cult classic. He was nominated for an Emmy Award for writing on his 2008 special, Chewed Up.

C.K. has co-written two screenplays with Chris Rock, Down to Earth in 2001, and I Think I Love My Wife in 2007.

Source: wikipedia.com

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By Admin (from 21/10/2010 @ 11:00:40, in ro - Stiinta si Societate, read 1245 times)

 Oamenii de stiinta si-au pus intotdeauna intrebari care par destul de bizare, dar care – odata lamurite – ne aduc informatii pretioase despre fiinta umana, despre celelalte specii, despre tot ce a existat vreodata sau exista in jurul nostru. De pilda, a te referi cu certitudine la evenimente petrecute cu sute de milioane de ani in urma pare un fel de a incerca sa masori insasi eternitatea. Si totusi, este posibil.

Dinozaurul zburator

Abia cu sase ani in urma, paleontologii au descoperit fosila unui straniu dinozaur zburator, botezat Microraptor. El avea pene si patru aripi, iar cercetatorii au stabilit ca a trait acum 125 de milioane de ani. Calculul, se spune, ar fi fost destul de simplu de realizat: varsta mentionata este cea a rocilor din provincia chineza Liaening, unde a fost gasita fosila, „conservata” in straturile de cenusa vulcanica expulzata in cursul eruptiilor din vremea respectiva.

Asadar, Microraptorul nostru a fost ucis de vulcan si ingropat sub tone de cenusa. Dar cum s-a calculat lunga perioada de timp scursa de atunci? Mai intai, din stratul de roca in care s-a pastrat fosila, s-a decupat un esantion continand atomi radioactivi; sa zicem de uraniu. Acestia sunt instabili si, dupa 700 milioane de ani, jumatate din ei se dezintegreaza, dand nastere unor atomi mai mici (de plumb, in cazul uraniului). Este de ajuns sa se numere atomii stabili care au avut timp sa apara in esantion de la formarea lui, pentru a i se calcula varsta si, implicit, epoca in care a trait si a murit dinozaurul zburator.

O lume inca necunoscuta

Nu numai trecutul indepartat al planetei sta sub semnul misterului stiintific, ci si lumea vie actuala. Pana acum, biologii au identificat circa 1.750.000 de specii vii, dintre care peste jumatate sunt insecte. Anual, se mai descopera in jur de 10.000 de noi specii, fie traitoare in zone putin explorate, fie inca nerepertoriate. Si se spune ca ar fi ramas „de descoperit” inca vreo 13 milioane. Numai ca aceasta evaluare este un joc destul de imprecis, ca sa nu mai punem la socoteala timpul necesar cercetatorilor pentru a ajunge la final.

In ritmul actual, peste cateva decenii se vor cunoaste in plus aproximativ 100.000 de plante si 5.000 de vertebrate – cele mai multe, pesti. Luandu-se in calcul raporturile dintre specii (inclusiv lanturile trofice), se afirma, cu o larga aproximatie, ca pe Pamant au ramas intre 5 si 10 milioane de specii de insecte nerepertoriate si, in total, 10-15 milioane de specii vii. Exista si alte pareri, totusi.

Remarcand ca, nu de putine ori, indivizi considerati ca facand parte din specii diferite sunt varietati ale aceleiasi specii, numarul celor „de descoperit” scade la doar 1-2 milioane. In alta ordine de idei, genetica multiplica suma totala. Asadar, stim ca... nu prea stim cate tipuri de vietati populeaza Terra. Mai importanta este insa cunoasterea lor si luarea masurilor necesare protejarii a tot ceea ce inseamna viata.

Sursa: magazin.ro ; Autor: Adrian-Nicolae Popescu

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By Admin (from 21/10/2010 @ 08:00:20, in it - Scienze e Societa, read 1435 times)

Una piccola svolta ecologica e sostenibile nella città di Lodi: a breve i lampioni della rete stradale e cittadina saranno a basso consumo e alimentati da pannelli solari.

 

Un progetto congiunto di Comune e Regione, con un investimento di circa 715.000 euro, mirati ad abbattere 115 tonnellate di emissioni di CO2, con un minor consumo di energia elettrica, pari a circa 166mila kilowatt l’ora.

Un’iniziativa chiamata Fossil Free e affidata all’azienda Domec, come spiega il sindaco Lorenzo Guerini:

 

“Si tratta di un’iniziativa che si inserisce nell’ambito di un piano di riqualificazione della rete dell’illuminazione pubblica che dal 2009 ad oggi ha già portato alla sostituzione di 2.830 dei circa 5.000 impianti della città a cui ora si aggiungeranno ulteriori 366 centri luminosi. Gli interventi realizzati sino ad ora hanno riguardato impianti di proprietà di Enel, sostituiti secondo quanto previsto dal nuovo contratto stipulato lo scorso anno con Sole, la società del gruppo a cui è stata affidata la gestione del servizio. Gli impianti coinvolti in questo nuovo progetto sono invece di proprietà comunale”.

 

Saranno necessari circa 200mila kilowatt all’ora per alimentare tutti i 366 lampioni e saranno garantiti dagli impianti fotovoltaici dislocati sulle superfici di diverse costruzioni di proprietà comunale, come scuole, il Palazzo di giustizia o il palazzetto dello sport. Una decisa riduzione delle emissioni, ma anche un contemporaneo risparmio economico, come testimoniano le parole dell’assessore all’ambiente del comune, Simone Uggetti:

“Le iniziative di adeguamento e modernizzazione degli impianti di illuminazione pubblica già realizzate hanno permesso una riduzione dei consumi annui di energia elettrica pari a 920 megawatt/ora ed una diminuzione delle emissioni di CO2 di 480 tonnellate, grazie all’adozione di soluzioni tecnologiche (tra cui le lampade a Led, che Lodi è stata una delle prime città capoluogo a sperimentare in Italia) che a fronte di un maggior potere illuminante richiedono minori fabbisogni energetici. Con questo nuovo progetto faremo un ulteriore passo in avanti, alimentando tutti gli impianti con energia prodotta da fonti rinnovabili“.

Fonte: smartercity.liquida.it

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By Admin (from 20/10/2010 @ 13:00:14, in en - Video Alert, read 1142 times)

This is a closed-circuit security footage from inside a restaurant aboard a Pacific Sun cruise ship during rough seas. It looks like fun! Plus I'm a sucker for a 24-hour all-you-can-eat buffet. Get it? Because I have an eating problem!

Hit the jump for the MUST SEE video. Seriously, you have to see it, it's great.

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By Admin (from 20/10/2010 @ 11:00:02, in ro - Observator Global, read 1107 times)

 Desi considerate mai solide decât constructiile din piatra sau caramida, edificiile din beton prezinta si ele riscul aparitiei, in timp, de fisuri, mai ales in zonele cu risc seismic ridicat. Astfel de fisuri cresc vulnerabilitatea cladirilor respective sau, in cazul in care betonul este folosit la turnarea de autostrazi, cum se intâmpla in Germania, Austria sau Statele Unite, sporesc riscul aparitiei de „cratere” in care soferii sa-si rupa masinile. Tehnologiile moderne vor face insa ca asemenea probleme sa nu mai apara: savantii olandezi au pus la punct un tip de beton capabil sa se repare singur.

Apa, vinovatul principal

Ca si oasele fiintelor vii, betonul isi va putea vindeca singur fracturile, bacteriile jucând rolul de celule osteoblastice. Introduse in beton inca de la turnarea acestuia, bacteriile, care au proprietatea de a se activa, la contactul cu apa, vor devora „hrana” de asemenea aflata in amestecul de beton, pentru a astupa imediat crapaturile si gaurile. Dupa cum se stie, betonul armat cu osatura de otel formeaza scheletul multor cladiri si poduri. Dar orice fisura aparuta in el poate ameninta, odata cu trecerea timpului, insasi stabilitatea constructiei respective.  „Principalul vinovat este apa, pentru ca se infiltreaza in fisurile din beton, aducând cu ea substante chimice agresive, care degradeaza atât betonul cât si otelul”, spune inventatorul betonului-minune, Henk Jonkers, de la Universitatea de Tehnologie din Delft, Olanda.

Localizarea si astuparea crapaturilor din beton reprezinta o activitate ce necesita timp si bani, in vreme ce reconstruirea structurilor de beton ar fi si mai scumpa. Jonkers crede ca solutia ideala este de a lupta impotriva vitregiilor naturii folosind tot elemente naturale: el sugereaza combaterea degradarii provocate de apa prin introducerea, la prepararea betonului, a unor bacterii ce folosesc apa si „hrana” formata din calciu lactic pentru a fabrica un ciment natural, numit calcit. Din pacate, majoritatea microorganismelor nu rezista la un pH mai mare de 10, asa cum are betonul.

Bacteriile se vor activa la cea mai mica fisura

Pentru a descoperi bacteriile care supravietuiesc totusi si intr-un asemenea mediu alcalin, Jonkers si colegii sai au cercetat lacurile cu ape carbogazoase din Rusia si Egipt, unde pH apei este in mod natural ridicat si au ajuns la concluzia ca unele tulpini de Bacillus se pot dezvolta chiar si in acest mediu. Mai mult, bacteriile in cauza pot ramâne in stare de hibernare pentru perioade lungi de timp, de pâna la 50 de ani, fara apa sau hrana. Cercetatorul olandez compara aceste bacterii cu semintele care asteapta apa spre a putea germina. Pentru a impiedica sporii sa se activeze in mixtura umeda de beton si, alaturi de calciul lactic, sa afecteze calitatea materialului, Jonkers si colegii sai au plasat atât sporii cât si „hrana” lor in sfere ceramice cu diametre de 2-4 mm, pe care le-au adaugat in amestec.

Doar atunci când in beton apar fisuri minuscule, sferele se deschid iar apa care se prelinge in interiorul lor va activa bacteriile; acestea vor incepe sa consume calciul lactic, iar in cursul acestui proces calciul se va combina cu oxigenul si dioxidul de carbon pentru a forma calcit, care este de fapt o varietate de calcar. Jonkers afirma ca bacteriile nu trebuie scufundate prea adânc in masa de beton, fiindca ar ramâne fara oxigen si ar muri. Un strat  de sfere ceramice aflat la mica distanta de suprafata ar permite bacteriilor sa se activeze la cea mai neinsemnata fisura, impiedicând astfel patrunderea apei si largirea crapaturilor capabile sa slabeasca structura de beton.

Sursa: revistamagazin.ro ; Autor: Gabriel Tudor

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By Admin (from 20/10/2010 @ 08:00:20, in it - Scienze e Societa, read 1539 times)

Buttarsi da un balcone alla piscina che si trova al centro del cortile di un hotel, oppure cercare di arrivare con un salto in un’altra camera, da balcone a balcone: ecco una delle tendenze di quest’estate, che sinora ha mietuto già 9 vittime.

 

Senza considerare chi, senza centrare l’obbiettivo, è caduto riportando conseguenze gravi.

 

E’ successo alle Baleari quest’estate, le stupende isole spagnole tanto desiderate dall’Italia durante il ventennio fascista, che negli ultimi decenni sono diventate mete di divertimento, musica, discoteche, alcol ed eccessi per i giovani di tutta Europa.

 

Quello del ‘balconing’ – così è stato battezzato questo estremo fenomeno – è solo l’ennesimo capitolo di una saga di eccessi che caratterizza la vita, spesso noiosa, monotona e senza grandi scopi, di migliaia di giovani provenienti da ogni dove.

 

Per quanto tutto questo possa aver attirato l’attenzione dei media che, scandalizzati dal modo in cui un giovane possa buttare via la propria vita, non hanno fatto altro che speculare sull’accaduto e raccontare la storiella condita di enfasi e tristezza, non si può non interrogarsi sull’inevitabile annichilimento verso il quale le generazioni di oggi si stanno portando.

 

Alcol e droghe caratterizzano le serate di movida di molte generazioni  e non è di certo un caso se le morti per incidenti stradali del fine settimana hanno delle cifre simili ai bollettini di guerra. Ma come risolvere il problema degli eccessi?

 

Come evitare che migliaia di giovani vite vengano troncate in preda all’irresponsabilità?

La tendenza è quella di obbligare il cittadino, tramite leggi, multe e arresti, a non avere determinati comportamenti. Il proibizionismo, in questo caso, la fa da padrone. Eppure i risultati sembrano non mutare: a tutt’oggi, l’alcol risulta al terzo posto tra le cause dei principali incidenti per strada. I divieti aumentano esponenzialmente, l’educazione del cittadino, invece, non trova alcuno spazio se non nelle pubblicità progresso che negli ultimi periodi troviamo nelle stazioni ferroviarie.

 

Quanto alle droghe, leggere e non, la situazione appare sempre più critica. Oltre ad essersi abbassata l’età media della prima “pippata” – è infatti all’ordine del giorno ascoltare tra i giovani adolescenti allusioni a serate passate consumando coca – aumenta anche l’accessibilità economica di questa. Se prima veniva venduta di grammo in grammo, adesso, anche tra le strade dei quartieri più centrali della capitale, non è difficile reperire piccole dosi a minor prezzo.

 

L’annichilimento è quindi alle porte: la più completa perdita di valori e punti di riferimento è all’ordine del giorno. Non è un caso che l’adolescente medio italiano passi due o più ore al giorno a vegetare davanti a facebook o guardando la tv fonte di falsi miti e idoli da seguire. Chi non riesce a tenere il passo del modello creato in una società – dicendolo alla maniera di Bauman, famoso sociologo polacco – rischia quotidianamente di rifugiarsi nelle brame del consumo, abbandonandosi alla libidine e agli eccessi.

 

Vista in un’ottica del genere, il ‘balconing’ non è più una storiella da raccontare, accaduta quest’estate alle Baleari, ma un problema di fondo della nostra società che troppo spesso perde di vista le nuove generazioni, lasciandole nell’abbandono e nell’autodisciplina. Si, perché se un ragazzino non ha una famiglia alle spalle, oggi, non trova alcun posto dove ricevere uno straccio di formazione.

 

Puntiamo quindi il dito contro la movida di quelle isole, contro certi ragazzi che passano le serate al limite del divertimento, utilizzando ogni tipo di stupefacente, ma non ci rendiamo conto che questo stile di vita è figlio di un abbandono che avvolge tutti noi, dall’informazione, ai programmi televisivi, alle letture alle quali ci dedichiamo, agli interessi che coltiviamo.

 

Se oggi si pratica ‘balconing’, domani quale futuro ci aspetta?

 

Fonte: inviatospeciale.com - Autore: Diego Ruggiano

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Now Colorado is one love, I'm already packing suitcases;)
14/01/2018 @ 16:07:36
By Napasechnik
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21/11/2016 @ 09:41:39
By Anonimo
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21/11/2016 @ 09:40:41
By Anonimo


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16/07/2018 @ 14:45:10
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