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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 23/09/2010 @ 09:43:02, in ro - Observator Global, read 1320 times)

Revolutia in Romania nu s-a facut pentru avantaje materiale ci pentru recastigarea demnitatii umane.

Se pare ca in aceste zile, dupa 20 de ani, democratia este considerata doar o gluma.

Ca urmare a scandalului legat de legea pensiilor si a vicierii rezultatului votului consideram ca doamna Roberta Anastase trebuie sa-si prezinte demisia.


Semneaza petitia :

Roberta Alma Anastase (n. 27 martie 1976, orasul Ploiesti, judetul Prahova) este un parlamentar român, presedintele Camerei Deputatilor în legislatura 2008-2012.

Pentru a semna petitia "Demisie Roberta Anastase", va rugam sa completati formularul urmator.
Va amintim faptul ca, pentru credibilitatea semnaturilor, si, implicit, a petitiei semnate, corectitudinea si seriozitatea informatiilor si comentariilor postate pe site sunt esentiale. Ele contribuie in mod clar la consolidarea mesajului transmis prin intermediul unei petitii.

Semneaza petitia.

Vezi semnaturile pentru petitia: Demisia Robertei Anastase.

Pentru mai multe informatii:

Romania: PDL – fraudã masivã în Parlament.

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Buongiorno a tutti, questo sarà un autunno caldo non soltanto per la politica, ma anche per le inchieste giudiziarie di mafia e politica che inevitabilmente si intrecciano con la vicenda del Governo, i giornali fanno finta di non capire, le televisioni nascondono, ma la ragione principale per la quale Berlusconi sta cercando disperatamente di comprare parlamentari per riempire il vuoto che potrebbe lasciare Fini non riguarda i destini del paese, riguarda i suoi destini giudiziari.

Berlusconi e Dell'Utri indagati per strage.

E' per quel 5% del programma in 5 punti che lui ha proposto alla sua coalizione e che i finiani hanno detto di non condividere, che lui sta cercando i voti da riempire il buco aperto dai finiani e quel 5% si chiama scudo.
Si chiama scudo che attualmente lo riguarda per processi probabilmente destinati comunque alla prescrizione con il Processo Mills e Processo Mediaset, non credo invece per il terzo processo, il Processo Mediatrade che riguarda fatti talmente recenti che è abbastanza difficile immaginare che possano prescriversi in tempi brevi, ma soprattutto quello scudo che lui vede lontano, potrebbe riguardare le nuove accuse di mafia che stanno piovendo un po’ dappertutto e che hanno portato nel silenzio e nell’indifferenza generale alla riapertura, l’estate scorsa, l’estate del 2009 dell’inchiesta sui mandanti occulti delle stragi del 1993, quella che fu aperta a Firenze a suo tempo e poi fu archiviata a suo tempo, l’archiviazione risale al 14 novembre 1998 e era l’indagine nella quale Berlusconi e Dell’Utri erano indagati per concorso nelle stragi di Milano, Firenze e Roma del 1993, indicati come autore 1 e autore 2, sapete che le archiviazioni non sono proscioglimenti nel merito, l’archiviazione vuole dire che non c’è stato il tempo per completare le indagini in tempo utile e quindi al momento dello scadere dei termini e delle indagini, non ci sono elementi sufficienti per chiedere il giudizio.
Archiviazione significa che il fascicolo va in freezer pronto a essere estratto e riattivato in presenza di qualunque elemento nuovo, è quello che è successo l’estate dell’anno scorso, quando Spatuzza raccontò dei suoi colloqui con Giuseppe Graviano, il quale gli aveva confidato che quello di Canale 5, Berlusconi e il nostro compaesano, Dell’Utri ci hanno messo l’Italia nelle mani, confidenza che Spatuzza dice di avere ricevuto da Giuseppe Graviano al Bar Doney gennaio 1994, 2 mesi prima delle elezioni e pochi giorni prima del discorso televisivo della discesa in campo del Cavaliere.
Di fronte a questi nuovi elementi forniti da Spatuzza i magistrati hanno riaperto l’indagine, hanno indagato per un anno e questa estate hanno chiesto una proroga di un altro anno e l’ho ottenuta dal G.I.P., segno che ci sono elementi per continuare a indagare su chi? Su Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri che sono attualmente, mentre stiamo parlando, indagati a Firenze per concorso nelle stragi del 1993, capisco che qualcuno di voi farà tanto di occhi, perché nessuno lo sa, perché l’hanno scritto pochi giornali questa estate e poi se ne sono subito dimenticati, essendo invece ben più interessati alle vicende della Cucina Scavolini del quasi cognato di Gianfranco Fini, mentre noi inseguivamo la lepre della Cucina Scavolini, Berlusconi e Dell’Utri sono indagati per un anno e lo saranno per un altro anno, visto che la proroga ottenuta dal G.I.P. dura ancora un anno e poi si dovrà comunque chiudere l’inchiesta o con una richiesta di archiviazione o con rinvio a giudizio, indagati per concorso nelle stragi, il Presidente del Consiglio in carica e il Sen. Marcello Dell’Utri, chiaro? Che non significa che siano colpevoli, significa che c’è un’indagine per strage nei confronti del Presidente del Consiglio e del Sen. Dell’Utri, forse la notizia meriterebbe qualche eco in più, visto che oltretutto già nella richiesta di archiviazione, nel provvedimento di archiviazione del 1998, i magistrati scrivevano cose piuttosto interessanti, per esempio 7 agosto 1998 il Procuratore aggiunto di Firenze Flerie e i sostituti Chelazzi, Nicolosi e Crini e l’allora sostituto procuratore della Procura antimafia Piero Grasso, poi diventato Procuratore di Palermo e poi ancora Procuratore nazionale antimafia, firmavano la richiesta di archiviazione per autore 1, autore 2 cioè Dell’Utri e Berlusconi e scrivevano “La natura e la durata del rapporto tra Berlusconi, Dell’Utri e i capi della mafia non ha mai cessato di dimensionarsi, almeno in parte sulle esigenze di Cosa Nostra, vale a dire sulle esigenze di un’organizzazione criminale” e scrivevano sempre i PM di Firenze più Grasso che erano stati raccolti molteplici e univoci elementi a sostegno della tesi secondo cui Cosa Nostra ha appoggiato la nascente Forza Italia in cambio di interventi sulla normativa di contrasto alla criminalità organizzata, ma questo non bastava a dimostrare che ci fosse un nesso tra Berlusconi e Dell’Utri che fondavano Forza Italia e la campagna stragista che accompagnò e forse accelerò la discesa in campo del Cavaliere e quindi scrivevano “Resta privo di rappresentazione il dato che consenta di definire con esattezza i termini dell’interrelazione tra il dinamismo militare di Cosa Nostra e le iniziative d’accordo adottate nell’organizzazione, quale risultante del dinamismo politico” e quindi il G.I.P. Giuseppe Soresina firmò il Decreto di archiviazione, scrivendo che l’ipotesi iniziale d’accusa e cioè che Dell’Utri e Berlusconi siano stati tra i mandanti occulti delle stragi del 1996, aveva addirittura incrementato la sua plausibilità nel corso dell’indagine, ma non si erano raggiunti elementi sufficienti per chiedere un rinvio a giudizio, ora quell’indagine che già nel 1998 il G.I.P. scriveva avere aumentato la plausibilità della tesi accusatoria è stata riaperta evidentemente perché c’è di più, ci sono le parole di Spatuzza e evidentemente ci sono anche dei riscontri già trovati dai magistrati, i quali altrimenti non avrebbero potuto chiedere la proroga delle indagini, se in questo primo anno di lavoro non avessero trovato elementi che li inducono a andare avanti, questo è lo stato dell’arte, questo non lo sa nessuno, tranne i fortunati lettori di alcuni rarissimi quotidiani che ne hanno parlato questa estate e i fortunati voi che state seguendo questo Passaparola e che venite a sapere un fatto piuttosto agghiacciante che in questo momento il nostro Capo del Governo, tra le altre cose, è indagato per strage insieme al Sen. Dell’Utri.

Non chiacchiere, ma documenti scritti.

Ma c’è un’altra indagine che è quella della Procura di Palermo che sta per portare a sviluppi piuttosto interessanti, anche qui quasi nel silenzio generale, ogni tanto esce qualche articoletto di qua o di là, ma manca completamente un’informazione proporzionata alle dimensioni di quello che sta venendo fuori e alla gravità dei fatti che stanno venendo fuori.
Non stiamo parlando delle chiacchiere di Ciancimino, stiamo parlando delle carte che Ciancimino e ultimamente anche sua madre, la vedova di Vito Ciancimino già Sindaco mafioso di Palermo, già complice del sacco di Palermo, già arrestato e condannato per mafia grazie al pool di Falcone e Borsellino, il figlio e la moglie di Vito Ciancimino non stanno facendo chiacchiere, stanno portando carte che erano disseminate in una serie di cassette di sicurezza, archivi sparsi per il mondo, sparsi in varie case, astutamente Vito Ciancimino e i suoi familiari non tenevano tutto in un solo posto, lo tenevano un po’ sparpagliato in giro per il mondo perché, il perché lo si vede quando arrivano le carte e stando alle ultime notizie pare che le carte più interessanti dell’ultima ondata di quelle arrivate alla Procura di Palermo e di Caltanissetta siano proprio quelle fornite dalla madre di Massimo Ciancimino, dalla moglie di Vito Ciancimino, una signora che si chiama Epifania Scardino, vedova Ciancimino.
Partiamo da un assegno, un assegno di cui si ebbe notizia per caso da un’intercettazione telefonica, il 5 marzo del 2004 Massimo Ciancimino era sotto intercettazione perché i magistrati di Palermo stavano indagando sul tesoro del padre, ipotizzavano che il figlio si fosse dato da fare per riciclarlo, allora gli hanno messo il telefono sottocontrollo e pochi giorni prima di perquisirgli la casa a Mondello, hanno sentito Massimo Ciancimino parlare con la sorella Luciana, anche lei ovviamente figlia di Vito Ciancimino, in famiglia sono politicamente divisi, Massimo era un po’ più verso il centro-sinistra, Luciana pare sia vicina al centro-destra, questo per spiegare quello che si dicono.
Luciana racconta a Massimo che l’ha cercata un certo Gianfranco, probabilmente dal contesto della telefonata si intuisce che Gianfranco è Gianfranco Micciché, all’epoca coordinatore di Forza Italia in Sicilia e futuro Ministro e Gianfranco l’aveva invitata alla convention per festeggiare di lì a poco i 10 anni della vittoria di Forza Italia alle elezioni del 1994, quelle del 27 marzo, qui era il 5 marzo, quindi mancavano 3 settimane all’evento e lei era stata invitata da Gianfranco a questa convention che si doveva tenere proprio a Palermo.
Allora dice Luciana a suo fratello che Gianfranco in quell’occasione le farà conoscere Berlusconi, Massimo, il fratello di Luciana, le risponde che potrebbe approfittarne – ne fa una battutina allusiva – per restituire l’assegno di 35 milioni che Berlusconi aveva versato al papà, a Don Vito, il quale l’aveva conservato in una carpetta con tanto di firma del Cavaliere Silvio, un assegno risalente agli anni 80, vediamo la telefonata, Luciana dice a Massimo “Minchia, mi telefonò Gianfranco, mi arriva un messaggio “il 27 marzo a Palermo per i 10 anni di Forza Italia e viene Silvio Berlusconi, è stata scelta Palermo perché è la sede più sicura, saremo 15 mila” sapete che loro decidono prima quanta gente c’è alle convention, 15 giorni prima già lo sanno! Allora ci scrivo questo messaggio a Gianfranco “rincoglionito a chi lo dovevi mandare questo messaggio? Secondo me sbagliasti!” lei dice ma davvero volevi invitare proprio me a questa festa, mi risponde Micciché che è veramente un elegantone “suca mezz’ora fa mi chiama, minchia ma sei una merda”, vedete com’è elegante Micciché nei confronti delle signore, “io ci dissi – dice Luciana – perché sono una merda?” dice Micciché “L’ho mandato a te, siccome so che lo vuoi conoscere” quindi l’invito era proprio indirizzato a te, perché so che tu Luciana Ciancimino vuoi conoscere Silvio Berlusconi, il fratello risponde “digli che abbiamo un assegno suo, se lo vuole indietro” se vedi Berlusconi digli che gli ridiamo quell’assegno, se lo rivolesse…
Luciana ride “chi il Berlusconi?” e Massimo “sì ce l’abbiamo ancora nella vecchia carpetta di papà” Luciana “ma che cazzo dici?” Massimo “certo”, Luciana “del Berlusca?” Massimo “sì di 35 milioni, se lo si può, glielo diamo!” nella perquisizione che viene fatta qualche settimana dopo a casa di Ciancimino, i Carabinieri cercano questa carpetta con l’assegno di Silvio Berlusconi a Vito Ciancimino, anni 80 di 35 milioni ma non lo trovano, dopodiché sapete che quella perquisizione è oggetto di accertamenti perché pare che i Carabinieri che l’hanno fatta siano entrati più per non trovare le cose che per trovarle, comunque ufficialmente risulta che quella carpetta non è stata trovata e quindi questo assegno diventa una specie di leggenda, alcuni dicono “ma è una leggenda metropolitana, è una delle tante fanfaronate di Massimo Ciancimino, questo chiacchierone che inventa, che condisce…” invece no, l’assegno è venuto fuori, dove? Dalle carte che ha ritrovato la vedova di Ciancimino, la Signora Epifania Scardino, quest’ultima è stata sentita questa estate dalla Procura di Palermo e ha portato una serie di carte, compresa la fotocopia di quell’assegno di 35 milioni di lire firmato dal nostro attuale Presidente del Consiglio, ma ha portato anche altre cose che dimostrano rapporti societari e affaristici tra l’ex Sindaco mafioso di Palermo e il nostro Presidente del Consiglio, perché è importante questo? Intanto è importante perché ne aveva già parlato Massimo Ciancimino del fatto che suo padre gli aveva confidato che negli anni 70/80 lui, Vito Ciancimino, i costruttori mafiosi Bonura e Buscemi e Stefano Bontate avevano investito un sacco di soldi nelle aziende televisive e edilizie di Berlusconi Milano 2.

Berlusconi è rincorso dal suo passato.

Tutti a dire: ah non è vero, non è possibile etc., a parte il fatto che le stesse cose hanno raccontato Filippo Rapisarda sui capitali mafiosi che arrivavano a Berlusconi negli anni 70/80 tramite Dell’Utri, l’hanno raccontato molti pentiti di mafia, quindi non è il primo a raccontare queste cose Massimo Ciancimino.
C’è la famosa perizia contabile del dirigente di Banca d’Italia Giuffrida fatta per conto della Procura di Palermo in cui si dice che dei soldi che hanno capitalizzato le finanziarie che controllavano la Fininvest tra gli anni 70/80 non si sa da dove arrivino almeno 350 milioni di Euro, calcolati al valore di oggi, misterioso donatore, Berlusconi che si avvale della facoltà di non rispondere, invece di dire chi gli ha dato quei soldi.
Ma si poteva dire: chiacchiere Rapisarda chiacchiera, i pentiti chiacchierano, Massimo Ciancimino chiacchiera, c’era un appuntino trovato nel libro mastro della famiglia mafiosa di San Lorenzo, quella comandata dal boss Salvatore Biondino che faceva anche da autista a Riina che segnando gli introiti della cosca, in questo bigino, da una parte segnava gli introiti del pizzo, le estorsioni e dall’altro segnava i regali e alla voce regali c’era un solo regalo, c’era una cifra con scritto 1990 Canale 5, quindi è una prova documentale che i mafiosi della famiglia di San Lorenzo ricevevano denaro con la causale Canale 5, chissà cosa vuole dire, forse il permesso di piazzare certe antenne che servivano alla Fininvest a trasmettere a Palermo.
Adesso però non abbiamo più soltanto parole o un libro mastro di dubbia interpretazione, abbiamo carte sui rapporti tra Vito Ciancimino e Silvio Berlusconi, prima che Berlusconi diventasse politico, quando era ancora un palazzinaro e un editore televisivo, portate non più da Massimo, ma dalla vedova Ciancimino, la Signora Epifania Scardino, la prima carta è un pizzino, è un pizzino che nel 2001, questa pare la datazione, adesso si stanno facendo accertamenti più precisi sull’età della carta su cui è scritto questo pizzino, che Don Vito Ciancimino nel 2001, pare, manda a Bernardo Provenzano, chiamandolo “caro ragioniere” in cui si parla esplicitamente di Berlusconi, cosa dice in questo pizzino Ciancimino a Provenzano nel 2001, quando Provenzano è libero, è il capo della mafia perché Riina è in galera da 7 anni e Berlusconi sta per tornare o è appena tornato al governo, 2001 e quando c’è il 61 a 0, tutti i collegi uninominali della Sicilia vanno a Forza Italia e quando negli stessi mesi, poche settimane dopo le elezioni politiche c’è il cappottone di Totò Cuffaro a capo del centro-destra che va a fare il governatore della Sicilia, questo è il 2001.
Nel pizzino a Provenzano, Vito Ciancimino scrive “dei 100 milioni ricevuti da Berlusconi, 75 a Benedetto Spera e 25 a mio figlio Massimo – poi aggiunge sempre nello stesso pizzino Vito Ciancimino parlando con il capo della mafia Bernando Provenzano – caro rag., bisogna dire ai nostri amici di non continuare a fare minchiate e di risolvere i problemi giudiziari” questa volta che vanno al governo che si occupino anche di leggi ad mafiam per noi, non soltanto per loro!
Perché Ciancimino era agli arresti domiciliari, 75 milioni a Benedetto Spera e 25 a mio figlio Massimo di quei 100 milioni ricevuti da Berlusconi, sembra che Vito Ciancimino dica a Provenzano: hai ricevuto quei 100 milioni che ci manda Berlusconi? Bene, 25 li dai a mio figlio, sono per me, 75 li dai a Benedetto Spera, che è il braccio destro di Bernardo Provenzano.
Cosa sono quei 100 milioni ricevuti da Berlusconi di cui si parla in quel pizzino? C’è un versamento fisso, mensile, trimestrale, semestrale di Berlusconi a Ciancimino? Cos’è quella suddivisione, il 25% va a Ciancimino e il 75% va a Benedetto Spera, in cambio di cosa? Da quanto dura questa abitudine di pagare la mafia da parte di Berlusconi, cosa sono dividendi di vecchie quote azionarie? Sono regali? Tangenti? Mistero, certamente sono qualcosa di diverso rispetto all’assegno degli anni 80 di cui parlano Massimo Ciancimino e sua sorella, perché negli anni 80 Berlusconi non era in politica, era in politica Ciancimino nella Democrazia Cristiana, per un certo periodo anche nella corrente andreottiana.

Berlusconi Cavaliere, Ciancimino in galera.

Sta di fatto che a quei tempi Ciancimino come racconta suo figlio e adesso anche sua moglie, aveva investito capitali nelle società di Berlusconi, dice la vedova Ciancimino che il marito incontrava negli anni 70 Berlusconi a Milano, ma poi alla fine quando lui entrò in politica Ciancimino si sentì tradito dal Cavaliere.

Poi ci sono dei soldi in contanti, quelli di cui parliamo a proposito del pizzino datato pressappoco 2001, abbiamo l’assegno anni '80 quando Ciancimino fa politica e Berlusconi è imprenditore e abbiamo il pizzino del 2001 quando Berlusconi è politico e Ciancimino è detenuto ai domiciliari e c’è sempre Berlusconi che paga o Ciancimino o addirittura secondo me quello che si legge nel pizzino Provenzano, questo è lo stato dell’arte, naturalmente con il contorno di qualche altro documento, Ghedini appena sono uscite le notizie su questo pizzino e su questo assegno e su questi soldi ha subito detto che sarà la Magistratura a dimostrare che mai il Presidente Berlusconi ha avuto contatti diretti o indiretti con Vito Ciancimino di cui all’epoca non conosceva neanche l’esistenza, è strano che uno che non conosce l’esistenza di Vito Ciancimino gli mandi un assegno da 35 milioni negli anni 80, è una cifra importante, non è come 35 milioni del 2000, siamo negli anni 80, quindi secondo Ghedini mai Berlusconi ha avuto rapporti diretti o indiretti con Vito Ciancimino di cui non conosceva all’epoca neanche l’esistenza o con suoi familiari, né tanto meno ha avuto rapporti economici e sarà agevole provarlo in giudizio, non sarà mica tanto agevole perché se c’è un assegno firmato da Berlusconi e conservato da Ciancimino, quello è proprio la prova che invece ci sono rapporti diretti e anche economici e non con i familiari, con lui e a questo punto l’assegno viene fuori.
L’assegno viene fuori perché è notizia di qui giorni che la Signora Ciancimino, la vedova ha trovato e consegnato ai magistrati quel famoso assegno che stava nella carpetta del Marito e di cui parlavano i due figli nella telefonata intercettata, è un assegno da 35 milioni di lire che risale, secondo la datazione che è stata fatta al periodo che va tra il 1979 e il 1983, proprio gli anni in cui arrivano finanziamenti ben più enormi di quello, nelle casse della Fininvest, quindi da una parte le società di Berlusconi ricevono enormi capitali, forse anche dalla Sicilia, dall’altra Berlusconi fa un assegno da 35 milioni per Vito Ciancimino, vedete che è come se uno investisse i suoi capitali e poi ricevesse dei dividenti, tutto da dimostrare naturalmente, ma questo flusso incrociato di soldi che arrivano dalla Sicilia, forse secondo molti racconti, nelle casse delle società di Berlusconi e dall’altra poi ritornano indietro sotto forma di assegni a Ciancimino, è abbastanza curiosa.
Ma c’è di più, perché in quegli anni Ciancimino utilizzava questi soldi per, questa è la dizione di uno dei suoi appunti: acquisto tessere periodo 79/83, acquisto tessere cosa vuole dire? Che comprava tessere fasulle della Democrazia Cristiana per vincere i congressi e sbaragliare la concorrenza in Sicilia e a spese di chi comprava queste tessere? Secondo le carte che sono state portate dalla Signora Epifania Scardino, le tessere le comprava con soldi di Berlusconi, non solo l’assegno ma si parla anche di un altro versamento in contanti di 25 milioni e altri soldi ancora, sempre in contanti e assegni, avrebbe ricevuto Ciancimino per comprare tessere fasulle da Giuseppe Ciarrapico e Gaetano Caltagirone, due impresari, imprenditori, palazzinari, quello che volete, romani molto legati a Andreotti, mentre stranamente Berlusconi risultava legato a Craxi, ma era trasversale evidentemente.
Oppure Don Vito aveva ottimi motivi per fargli sputare fuori dei soldi, chi lo sa! C’è un altro pizzino, anzi un altro appunto che Massimo Ciancimino attribuisce a suo padre, Vito, nel quale il padre Vito scrive e questo è il periodo già in cui Vito è deluso da Berlusconi perché Berlusconi l’ha fatta franca, ha fatto fortuna, è diventato un big dell’impresa e poi della politica, mentre lui invece è finito in galera, condannato e questo Ciancimino non riesce a sopportarlo, infatti scrive in uno sfogo scritto a macchina “io, Dell’Utri e Berlusconi siamo figli della stessa lupa – aggiunge – io sono un perseguitato, io sono stato condannato e loro Berlusconi e Dell’Utri assolti per questioni geografiche” cosa vuole dire “questioni geografiche”? Aggiunge nei suoi appunti Vito Ciancimino che il vero perseguitato è lui, non Berlusconi e dice “ho aiutato Dell’Utri e Berlusconi nell’impresa edilizia a Milano 2 negli anni 70/80, insieme a altri costruttori mafiosi, come Buscemi, Bonura etc., quello che Berlusconi ha fatto a Milano, io l’ho fatto a Palermo – scrive Ciancimino – ma a lui l’hanno fatto Cavaliere del Lavoro e a me mi hanno arrestato!”
Capite che con questo materiale in mano che non sono chiacchiere, ma sono assegni e pizzini e lettere e pezzi di diario che accompagnano e aiutano a spiegare quegli assegni e quei versamenti, i Magistrati hanno di che fare un salto di qualità e Berlusconi ha di che fare un salto sulla sedia.

Ancora una volta il suo passato minaccia di raggiungerlo proprio nel momento più difficile proprio dal punto di vista politico per lui e se è così difficile è anche perché è molto preoccupato perché sente sul suo collo il fiato del suo passato che sta un’altra volta per raggiungerlo, naturalmente di tutto questo nella stampa libera e indipendente e nella televisione libera e indipendente non si parla e quindi ne parliamo noi perché siamo qui a posta, passate parola!

Fonte: beppegrillo.it

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Appoggiata al versante meridionale del Monte Panarotto, la città di Levico domina la Val Sugana grazie alla sua posizione rialzata sulla conoide alluvionale del Rio Maggiore. Bene illuminata dal sole, con montagne alte nelle vicinanze ricche di boschi e piste da sci, con due stupendi laghi che completano il paesaggio, Levico Terme è il luogo perfetto per un vacanza a contatto con la natura, dove trascorrere un periodo di assoluto riposo, dedicarsi alle proprie passioni sportive e dove curare il benessere del proprio corpo nei numerosi hotel e centri specializzati.

Per raggiungere la località di Levico Terme si può utilizzare l’Autostrada A22 Brennero-Modena. L’uscita consigliata è Trento Centro che si trova a 20km da Levico, seguendo la Statale n. 47 (Superstrada della Valsugana) con indicazioni per Padova – Venezia. Oppure si può imboccare da Vicenza l’autostrada della Valdastico, per poi seguire le indicazioni per Bassano e la Val Sugana, percorrendola fino alla fine. Per chi vuole utilizzare l’aereo conviene volare segli aeroporti di Verona e Venezia rispettivamente posizionati a101 e 148 km di distanza da Levico Terme.

Levico si candida come destinazione perfetta praticamente ad ogni stagione dell’anno:
in inverno le piste del Panarotta attendono gli sciatori che possono cimentarsi su tracciati di vario livello tutti uniti dalla magia dei panorami che si godono dai 2.000 metri circa del Panarotta. In primavera Levico è una destinazione perfetta per chi vuole riassettare il fisico in vista dell’estate, e le Terme che aprono ad aprile diventano il luogo ideale dove ritrovare il proprio benessere e la forma fisica. Il clima della Val Sugana è perfetto in questa stagione, con temperature miti in valle, mentre le cerchie delle montagne ancora con le cime innevate offrono panorami mozzafiato. In estate ci sono i laghi e i boschi che richiamano turisti alla ricerca di una vacanza serena e con un contatto intimo con la natura. Interessantissime in questa stagione le passeggiate in quota alla scoperta dei fortini della Prima Guerra Mondiale In autunno Levico può essere un buon punto per effettuare escursioni a Trento e nei paesi vicini, alla ricerca dei celebri mercatini natalizi tipici del Trentino.

Cosa fare e vedere a Levico Terme?
Le Terme sono alimentate dalla Fonte di Vetriolo, che si trova in alto verso la cima di Panarotta. Si tratta di acque ferruginose con tracce di arsenico che vengono utilizzate anche dalle Terme di Vetriolo e le Terme di Roncegno. Sono acque dalle proprietà benefiche sulla tiroide e per il sistema nervoso in genere. Sono acque uniche al mondo e sono un ottimo motivo per scegliere questa località come luogo dove trascorrere una vacanza salutistica.

Molto celebrato è il Parco delle Terme, giardino spettacolare di epoca asburgica con piante davvero notevoli, mentre il Grand Hotel delle Terme possiede una architettura piacevole, in stile Liberty.
Tra le passeggiate nelle zone di Levico consigliamo la visita dei Forti Italiani e di quelli Austriaci, che segnavano la zona di confine tra fronte italiano ed austriaco durante il primo conflitto mondiale. Le visite più significative sono quelle al Forte Delle Benne a Levico, una fortezza che si può visitare partendo dal centro di Levico attraverso la via S. Biagio per poi arrampicarsi lungo una strada sterrata che conduce al Colle delle Benne, in posizione dominante sul lago. Altri forti da visitare sono il Forte Belvedere a Lavarone, il Forte Verle situato a Pizzo di Levico e l’imponente rovina del Forte Pizzo di Vezzena ( Spitz di Vezzena).

Levico si trasforma durante il periodo dell'Avvento quando la città diventa sede di uno dei più importanti Mercatini di Natale delle Alpi: viene celebrato nel giardino secolare degli Asburgo, non lontano dalle Terme. Le tradizionali casette in legno si distribuiscono lungo le stradine del Parco che si estende su di una superficie complessiva di 12 ettari.

 

Il mercatino si protrae durante tutto il periodo natalizio fino alla festività dell'Epifania, i 6 gennaio. Qui in una cornice rilassante, quasi incantata, troverete le creazioni dell'artigianato trentino, i prodotti tipici della Valsugana, i chioschi di caldarroste e vin brulè, tutto per vivere in modo intenso e appagante la vera atmosfera del Natale di montagna.

Il lago di Levico si trova ad una quota di 440 m slm, ed è lungo 2,8k per una larghezza massima di quasi 1 km , e possiede una profondità che raggiunge quasi 40 m. Ha una forma che si rastrema verso settentrione, e le montagne che lo stringono fanno quasi pensare di trovarsi in un fiordo norvegese. Il lago rimane distaccato dal vicino lago di Caldonazzo dal rilievo del colle di Tenna, da cui si gode di un ottima vista. Il lato settentrionale del Lago di Levico è bordato dalla cosiddetta "strada dei pescatori", frequentata dagli appassionati delle camminate e passeggiate. Il lago è il luogo ideale per praticate gli sport acquatici come il nuoto, la vela ed il windsurf. ( Fonte: 
www.ilturista.info)

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Imagine - sursa: kissnews.ro

Citam un articol HotNews.ro de Luminita Parvu din 29 mai 2009:

   Elena Basescu se razgandeste: Nu trebuie legalizata marijuana, indiferent cat de usor este drogul.

Hotararea Elenei Basescu de a sustine legalizarea marijuanei nu a durat nici 24 de ore, fiica cea mica a presedintelui razgandindu-se la Ploiesti, unde a declarat ca "marijuana nu trebuie legalizata la noi in tara, indiferent cat de usor este drogul acesta si indiferent daca da dependenta sau nu", transmite corespondentul HotNews.

"As fi de acord cu legalizarea marijuanei numai in cazul in care se va lua decizia in Europa, dar pentru Romania in nici un caz, pentru ca in Romania acest fenomen este scapat de sub control si n-ar putea fi gestionata nici macar legalizarea marijuanei", a declarat Elena Basescu, aflata in vizita electorala la Ploiesti.

EBA: Ecstasy distruge celulele nervoase, cocaina da dependenta

"Am spus ca, dintre toate drogurile, este cel mai usor, pentru ca nu afecteaza, ca ecstasy, celulele nervoase si nu creeaza dependenta, ca si cocaina, dar la domnul Ciutacu am subliniat ca poate voi fi de acord cu legalizarea marijuanei, daca e decizie de la UE", si-a nuantat Elena Basescu declaratiile.

Ea a precizat ca, daca acest drog va fi legalizat in Uniunea Europeana, Romania va trebui sa se supuna reglementarilor comunitare, insa declaratiile ei de joi seara nu sugerau pornirea unei dezbateri din Romania catre Uniunea Europeana.

Elena Basescu, candidat independent pentru PE, a declarat, joi seara, la Antena 2, ca daca ar ajunge in Parlamentul European "ar fi probabil de acord" cu legalizarea drogurilor usoare, cum ar fi marijuana.

Intrebata care este parerea sa personala, ea a mentionat ca a fost la studii in SUA un an si ca "in campusurile din America aceste droguri usoare, marijuana, erau legale".

"Eu nu fumez, nu beau cafea, e ceva atat de delicat sa-mi dau eu cu parerea despre asa ceva... atata vreme cat nu-mi dau seama ce gust are o tigara. Dar daca in unele tari ca Olanda si America aceste droguri sunt permise, marijuana, pentru ca am inteles ca nu dau dependenta... nu e vorba de ecstasy care am inteles ca-ti afecteaza celulele nervoase, si de cocaina. Se refereau la marijuana. La iarba. Probabil ca voi fi de acord cu aceasta initiativa".


   
Continuam cu un articol Antena3.ro din 15 septembrie 2010:

   Elena Bãsescu apare în Top 100 femei care sustin marijuana.

Fiica cea micã a presedintelui României, Elena Bãsescu, se numãrã printre cele mai influente femei care militeazã pentru legalizarea marijuanei la momentul actual. Numele eurodeputatului român apare într-un Top 100 al "celor mai influente femei din lumea cannabisului", întocmit de revista Skunk, citatã de Puterea. Fiica presedintelui este, astfel, una din persoanele care au influentat pozitiv lumea cannabisului, prin declaratiile sale politice cu privire la legalizarea drogurilor usoare.

Alãturi de Elena Bãsescu, în topul întocmit de Skunk - revistã consideratã a fi cea mai îndrãzneatã publicatie existentã despre marijuana - figureazã diverse personalitãti, printre care Cameron Diaz, Megan Fox, Kate Hudson, Alanis Morissette si Barbara Streisand. Totodatã, în top apar si numerosi doctori, activisti, avocati si scriitori.

Numele persoanelor care apar în acest top au fost trecute în ordine alfabeticã, astfel cã Elena Bãsescu este a treia persoanã amintitã, fiind urmatã de actrita Drew Barrymore.

Primele 10 locuri din Topul Skunk, în ordine alfabeticã:

- Carolyn Adams - fosta sotie a lui Jerry Garcia
- Rebecca Ambrose - Vancouver Seed Bank
- Elena Bãsescu - fiica presedintelui României
- Drew Barrymore - actritã
- Lynn Belle-Isle - Canadian AIDS Society
- Joan Bello - autorul "The Benefits of Marijuana" ("Avantajele Marijuanei")
- Sarah Bergeron - activist
- Hilary Black - BC Compassion Club Society
- Natalie Bouchard - activist
- Bong Pixie - Toronto Hash Mob

Vezi aici topul complet întocmit de revista Skunk.

Fiica cea micã a presedintelui României si-a exprimat public pentru prima oarã intentia de a legaliza drogurile usoare, în cadrul unei editii de anul trecut a emisiunii "Vorbe Grele", moderatã de Victor Ciutacu.

"Eu nu fumez, nu beau cafea, e ceva atât de delicat sã-mi dau eu cu pãrerea despre asa ceva... atâta vreme cât nu-mi dau seama ce gust are o tigarã. Dar  în unele tãri ca Olanda si ca America aceste droguri sunt permise, marijuana, pentru cã am înteles cã nu dau dependentã... nu e vorba de ecstasy, care am înteles cã-ti afecteazã celulele nervoase, si de cocainã. Se refereau la marijuana. La iarbã. Probabil cã voi fi de acord cu aceastã initiativã", a declarat atunci Elena Bãsescu.

A doua zi însã, fiica ce micã a presedintelui a revenit asupra afirmatiei, precizând cã declaratiile sale nu sugerau pornirea unei dezbateri din România cãtre Uniunea Europeanã si cã, de fapt, "marijuana nu trebuie legalizatã la noi în tarã, indiferent cât de usor este drogul acesta si indiferent dacã dã dependentã sau nu".

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Doi economisti sustin că au descoperit documente care dovedesc o datorie imensă a fostului stat nazist german către România, în valoare de aproape 19 miliarde euro, însă autoritătile române spun că nu au dovezi în acest sens. Guvernul german apreciază că am fi renuntat la o parte din datorii, în tratatul de pace de la Paris. În plus, politicienii si presa de limbă germană ridică o problemă spinoasă: datoriile sunt ale nazistilor sau ale românilor, victimele acestora?


Doi economisti români, Radu Golban, Mihaela-Brândusa Tudose, dezvăluiau în luna mai, în premieră în Sfin, că România ar avea de recuperat de la Germania o datorie istorică aferentă relatiilor comerciale nerespectate de 18,88 miliarde de euro.

În perioada subordonării României de către Germania hitleristă s-a încheiat, în anul 1935, Acordul pentru „reglementarea plătilor între Imperiul German si Regatul României”. Prin acest acord s-a stabilit ca plătile dintre România si Germania, provenind din schimbul de mărfuri (noi furnizam germanilor alimente, cherestea, petrol, metale si alte materii prime iar ei ne trimiteau arme si trenuri, printre altele) să fie efectuate prin cliring bilateral între Banca Natională a României si Casa Germană de Compensatie din Berlin.
 
„Fluxul de mărfuri românesti spre Germania, fără să fie însotit de un flux corespunzător dinspre Germania spre România, s-a soldat cu sărăcirea de mărfuri a populatiei românesti, cu o crestere a inflatiei si cu o creantă în mărci nevalorificabilă a BNR fată de Casa Germană de Compensatie”, sustin cei doi specialisti. Mai exact, datoria la finalul anului 1944 era de 3,7 miliarde euro, iar dacă se adaugă o dobândă de 2,5% de-a lungul ultimilor 66 de ani, suma ajunge la aproape 19 miliarde de euro. E bine de precizat că BNR a plătit exportatorilor români contravaloarea tuturor mărfurilor exportate către Germania, dar se pare că, la rândul ei, nu a primit sumele de bani datorate de la banca germaniei.
 
Subiectul a rămas luni de zile fără ecou, dintr-un motiv simplu: autoritătile statului sustin că nu dispun de documente care să dovedească respectiva datorie istorică a Germaniei către România. Astfel, dintr-o adresă BNR trimisă Ministerului de Finante rezultă că „aceasta nu a identificat documente care să ateste existenta unei eventuale creante a BNR fată de Casa Germană de Compensatie. A fost cercetată atât Arhiva BNR, cât si literatura de specialitate referitoare la relatiile financiare si comerciale româno-germane în perioada 1939-1944, ajungându-se la concluzia că statul german nu are obligatii economico-financiare fată de România. Din corespondenta purtată cu Ministerul Afacerilor Externe nu au rezultat date noi”.
 
De cealaltă parte, guvernul german, interpelat de un parlamentar de stânga al acestei tări, Ulla Jelpke, la rugămintea initiatorului dezvăluirii, Radu Golban, sustine că tara noastră ar fi renuntat, în tratatul de pace de la Paris din 1947, la respectivele datorii. Cu alte cuvinte, se poate deduce, de aici, că Germania nu neagă existenta datoriilor, dar sustine că am renuntat la ele.
 
Parlamentarul german precizează însă că în respectivul tratat România renuntă doar la datoriile înregistrate după începerea războiului, la 1 septembrie 1939, nu si la cele dinainte de război, acordul economic fiind încheiat în luna martie din acelasi an. Rămâne astfel de văzut dacă în perioada respectivă au fost înregistrate datorii.
 

Pe de altă parte, mai notează parlamentarul german, chestiunea trebuie abordată si din perspectiva situatiei României din punct de vedere politic: dacă a fost sau nu o victimă a nazismului. Pentru că, pe de o parte, am fost aliati ai Germaniei naziste, dar în acelasi timp se poate considera că eventualele despăgubiri din partea Germaniei ar putea reveni victimelor regimului fascist sub dictatura maresalului Antonescu.
 
Asadar, dincolo de existenta, încă nesigură, a unor documente care să dovedească respectiva datorie istorică, rezolvarea problemei pare a fi mai mult de natură politică, de interpretare a tratatelor de pace si a despăguburii victimelor nazismului.
 
Asa cum este interpretată si în presa de limbă germană. Într-un articol pe această temă publicat în ziarul austriac „Die Presse” se spune că guvernul român, în căutare disperată de fonduri în conditiile puternicei crize economice, si-ar putea reduce deficitul bugetar dacă ar obtine măcar o parte din valoarea datoriei pretinse. Titlul articolului spune însă totul: „Tratarea bugetului de stat cu banii nazistilor”.

Sursa: sfin.ro; Autor: Vasile Pop-Coman

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Se i viaggiatori si scervellano sul web a caccia del biglietto più conveniente, per loro arriva in soccorso la matematica. Secondo l’economista giapponese Makoto Watanabe bisogna attivarsi esattamente otto settimane prima della partenza.

 

Lo studioso ha usato un’equazione complicata ( ∏A = gUG + min(k – g, (1 – g)(1 – r)) – in cui ∏ sta per il profitto, ma il succo è alla portata di tutti: i più puntigliosi faranno bene a mettersi alla ricerca del volo low cost nelle ore pomeridiane che dovrebbero essere quelle più ricche di offerte.

 

Watanabe spiega la sua scoperta all’Observer: “Quando compriamo un biglietto con molte settimane di anticipo dobbiamo valutare l’eventualità di imprevisti che ci costringano a rinunciare al viaggio. In modo da attirare comunque clienti le compagnie mettono in vendita biglietti a prezzi molto più bassi quanto più lontana è la data di partenza, e di conseguenza i prezzi aumentano con l’avvicinarsi del viaggio”.

Fonte: blitzquotidiano.it

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Ha avuto luogo a Londra, da Hyde Park a Downing Street, il corteo di protesta contro il carattere “di Stato” attribuito alla visita di Benedetto XVI nel Regno Unito.

Secondo gli organizzatori i partecipanti sono stati circa 20.000, dato non confermato dalla polizia: tra di loro, oltre agli attivisti delle associazioni laiche, anche militanti nella lotta per i diritti dell’uomo e degli omosessuali e vittime di abusi da parte dei sacerdoti cattolici (articolo sul sito della BBC, foto su Flickr).

Alla veglia di preghiera in Hyde Park erano invece in 80.000: il papa ha, nell’occasione, denunciato il “relativismo intellettuale e morale minaccia di fiaccare i fondamenti stessi della nostra società”.

Autore: Raffaele Carcano; Fonte: uaar.it

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U.S. officials said BP Plc killed its Macondo well in the Gulf of Mexico after creating another cement seal, plugging the source of the largest offshore oil spill in U.S. history.

BP Plugs Gulf Well

“The Macondo 252 well is effectively dead,” said National Incident Commander Thad Allen in a statement today (Sep 19, 2010 - n.d.R. TA). BP completed its last pressure test on the plugs at 5:54 a.m. local time before declaring the well sealed, according to the statement.

The 87-day spill, triggered by an April 20 rig explosion that killed 11 workers, tainted hundreds of miles of U.S. coastline. It also wiped out more than $70 billion of BP’s market value, brought new drilling in the Gulf to a standstill and cost Chief Executive Officer Tony Hayward his job. About 400 lawsuits are pending, and the trial judge overseeing those predicted hundreds more will be filed.

“The whole industry is terrified it could happen to them,” Peter Hitchens, an analyst for Panmure Gordon UK Ltd. in London, said in an interview. “The whole way we drill wells could actually change. They’re going to take a lot longer. They’re going to be a lot more scrutinized.”

Another series of plugs probably will be required by the U.S. Bureau of Ocean Energy Management, Regulation and Enforcement before BP can abandon the well, Daren Beaudo, a company spokesman, said in an interview before today’s announcement.

BP Response

BP has spent at least $8 billion responding to the spill. The well, about 40 miles (64 kilometers) off the Louisiana coast, gushed more than 4 million barrels of oil into the Gulf. No crude or gas has leaked since BP capped the well July 15.

The disaster revealed that BP was unprepared to stanch a gusher 5,000 feet (1,524 meters) below the ocean surface, where pressure turns natural gas into pipe-clogging slush. BP took 87 days to design, build and deploy a 75-ton cap that stopped the flow after a series of failures.

Exxon Mobil Corp., Chevron Corp., ConocoPhillips and Royal Dutch Shell Plc have pledged $1 billion to create a system to capture oil from underwater blowouts.

Weather slowed BP’s efforts to intercept the well. On June 25, the company said it would take a few weeks for the relief drilling to reach the level where it would enter Macondo.

Interception occurred Sept. 16, at 17,997 feet (5,485 meters) below the sea surface, BP said a day later.

Blaming Transocean

The well’s blowout preventer, a stack of valves designed to stop the sort of surge of oil and gas that led to the rig explosion, is at a government site in New Orleans for testing and inspection by the U.S. Justice Department and others.

BP expects to demobilize a fleet of drilling rigs and other ships that have been stationed at the well for months now that the well is permanently plugged, Beaudo said. That fleet has included two drillships, three drilling rigs, production vessels, tankers and ships that operated underwater robots.

BP on Sept. 8 published a 234-page report on the causes of the explosion on the Deepwater Horizon drilling rig, saying that its own managers and contractors involved with the well made mistakes that contributed to the disaster. The company blamed many of the errors onTransocean Ltd., which owned the Deepwater Horizon, and on service providers such as Halliburton Co.

BP’s report concealed the well’s “fatally flawed” design, which “set the stage” for the explosion, Geneva-based Transocean said Sept. 8. The driller cited a series of cost- savings decisions by BP that added risk.

Cathy Mann, a spokeswoman for Houston-based Halliburton, said the report had “substantial omissions and inaccuracies” and that BP dictated design and testing procedures for the well.

Anadarko Petroleum Corp., based near Houston, has a 25 percent stake in Macondo. A unit of Mitsui Oil Exploration Co., which is 70 percent owned by Japan’s Mitsui & Co., holds a 10 percent interest. BP was operator and held a 65 percent stake.

To contact the reporter on this story: Jim Polson in New York at jpolson@bloomberg.net;Christian Schmollinger in Singapore at christian.s@bloomberg.net;

Source: bloomberg.com

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Le montagne sono così imponenti da trafiggere il cielo, e si specchiano sul lago di Garda come colossi grandiosi, dominanti l’intero paesaggio. Eppure Goethe, dopo aver visitato questa fetta d’Italia, la descrisse come “la terra dove fioriscono i limoni”. In effetti questa zona del Trentino, in provincia di Trento, è un paradiso di contrasti squisiti, che fanno innamorare i visitatori al primo sguardo: contrasto tra la dolcezza del lago e l’austerità delle Alpi, tra il clima mite della costa lacustre e la neve che si ammira in lontananza, tra la purezza dei paesaggi montani e la solarità tipica delle regioni mediterranee.

Qui sorge il comune di Nago-Torbole, località di circa 3 mila abitanti formata, come dice il nome, dai centri di Nago e di Torbole. Torbole, in particolare, è una cittadina incantevole affacciata proprio alle rive del lago, lungo la sponda nord-orientale, in corrispondenza della foce del Sarca. A est si innalza la catena del Baldo, con il Monte Altissimo, che con la sua mole protegge Torbole e le dona quel clima dolce così inaspettato.

Qui, in effetti, nonostante le vicine montagne, le temperature si mantengono piuttosto miti e passeggiare sulle rive del Garda è una vera delizia, degna di un accogliente paesaggio di mare. In gennaio, il mese più freddo, non si arriva mai a valori troppo rigidi, e le temperature medie vanno dai -2°C ai 5°C; in luglio e agosto invece, i mesi più caldi, si va dai 18°C ai 29°C. Le precipitazioni si distribuiscono in maniera piuttosto omogenea nell’arco dell’anno, con un picco massimo nel mese di agosto, quando cadono mediamente 88 mm di pioggia.

Oltre ad allietare le passeggiate in mezzo alla natura e l’esplorazione del centro storico, questo clima gradevole garantisce un vento costante sulle acque del lago, facendo di Torbole un notissimo centro velico e di windsurf, dove gli sportivi possono cimentarsi in evoluzioni spassose e imprese appassionanti. La vocazione turistica del luogo affonda le radici in un tempo lontano: già nel XV secolo erano molti i viaggiatori che, percorrendo la strada atesina tra Germania e Italia, si incantavano ad ammirare questi luoghi, magari dedicandovi poesie o dipinti destinati a diventare immortali.

Ma non si può certo dire che il turismo abbia rubato a Torbole il suo animo genuino, caratteristico, fatto di scorci pittoreschi e tradizioni senza tempo. Qui non mancano le bellezze architettoniche e culturali, preziose testimoni di un passato ricco e affascinante. Tra gli edifici più interessanti c’è la chiesa di Sant’Andrea, dedicata al patrono dei pescatori, situata nella parte alta di Torbole: ricostruita secondo le linee tardo-barocche dopo la distruzione del 1703 ad opera delle truppe francesi, la chiesa conserva comunque alcuni elementi della forma originaria, come testimoniano le date 1469 e 1512 incise nel basamento degli archi in pietra del transetto. All’interno si possono ammirare opere d’arte pregevoli come la pala d’abside, che rappresenta il Martirio di Sant’Andrea, o le statue lignee di San Giuseppe e della cosiddetta Madonna Romani, situate lungo le navate laterali.

Tra gli scenari naturalistici non si può trascurare la Valletta di Santa Lucia, che univa il lago di Garda all’antica strada romana, in uso sino all’inizio del Settecento, e si snoda tuttora nel cuore di un uliveto centenario. Sede, in passato, della calata della piccola flotta veneziana, oggi regala ai turisti uno splendido scenario sul Garda, fino a Sirmione. Altrettanto magico, anche se più recente, è il sentiero naturalistico che collega Torbole alla frazione Tempesta, un tempo confine tra l’Austria e l’Italia.

Infine, come rinunciare a qualche ora di completo relax sulla spiaggia, sul lungolago o sul sentiero ciclo-pedonale? Per poi ristorarsi, a fine giornata, in uno dei ristoranti di Torbole, che propongono i piatti della cucina tradizionale locale. Una cucina povera e genuina, saporita, che comprende ad esempio polenta e selvaggina, ma anche pesce squisito proveniente dal lago. Le temperature miti hanno favorito la coltura dell’olivo, che dà olive squisite e un olio pregiato, e tra la frutta spiccano i fichi, le prugne e le pesche. Le ricette tipiche più gustose sono i “bigoi co le aole”, ovvero degli spaghettini con sardelle, protagonisti della carnevalesca sagra detta “Sbigolata”, e la peverada con luganeghe e polenta, cioè un golosissimo intingolo preparato con il pane.

Aldilà delle sagre culinarie, a Torbole si svolge un’altra importante manifestazione: è la grande Regata Velica sul Lago di Garda, che si tiene a metà luglio e dura circa una settimana.

Per arrivare a Torbole si può scegliere tra diverse possibilità. Chi viaggia in auto può percorrere l’autostrada A22 e uscire a Rovereto Sud/Lago di Garda, proseguendo lungo la statale SS 240. Chi preferisce il treno può scendere alla stazione di Rovereto, ben collegata al paese con un efficiente servizio pullman, mentre gli aeroporti più vicini sono quelli di Verona, Venezia e Milano Linate, rispettivamente a 90 km, 195 km e 245 km dalla meta. Senza dimenticare il più recente aeroporto di Bolzano, distante circa 60 km. ( Fonte: ilturista.info)
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Timp de peste sase decenii sute de lucrari aparute în întreaga lume au abordat unul dintre cele mai controversate experimente efectuate de catre armata americana în timpul celui de-al doilea razboi mondial, mai precis în anul 1943, când se presupune ca o nava a armatei americane a fost teleportata pe o distanta de 600 de kilometri ca urmare a unui experiment ultrasecret numit Proiectul Rainbow (Curcubeul), cunoscut publicului sub numele de Experimentul Philadelphia.

La baza acestui experiment au stat lucrarile savantilor Albert Einstein si Nicola Tesla, ce tratau complexul „continuu spatiu – timp”.

Experimentul Philadelphia, analizat de revista Stiinta si Tehnica. Autor: Col. dr. Emil Strainu.

Din punct de vedere istoric lucrarile la acest proiect au demarat la începutul anului 1930, la Universitatea din Chicago, unde a fost initiat un proiect prin care se studia posibilitatea de a face un corp invizibil cu ajutorul electricitatii. Proiectul a fost mutat ulterior în 1939 la Institutul de Studii Aprofundate din Princeton, care se afla în apropiere de Philadelphia. Conform legendei reusita cercetarilor desfasurate acolo  consta în faptul ca s-a realizat invizibilitatea pentru mici obiecte. Datorita conjuncturii internationale aflate sub semnul celui de-al doilea razboi mondial rezultatele acestor experiente au fost predate guvernului Statelor Unite, care a cerut armatei sa le adapteze la tehnica militara a timpului.

Albert Einstein a fost cooptat în cadrul proiectului, iar Nicola Tesla s-a retras fiind convins ca noua descoperire nu va fi folosita spre binele omenirii. La câtiva ani dupa Experimentul Philadelphia Einstein declara, facând referire la proiectele Rainbow si Manhattan: „Daca as fi stiut la ce va duce descoperirea mea m-as fi facut ceasornicar”.

Cert este ca în anul 1943, dupa refuzul de a participa la proiectele secrete mentionate anterior ale armatei americane, savantul Nicola Tesla a fost efectiv izolat de lumea stiintifica, urmarit permanent de catre FBI si va sfârsi murind în conditii mai mult decât suspecte, întreaga sa arhiva disparând în mod misterios nemaifiind gasita nici pâna astazi.

Ca o ciudatenie, de câte ori FBI-ul încerca sa faca presiuni asupra sa, savantul, folosindu-se de un dispozitiv electronic ce îl detinea în apartamentul hotelului unde locuia (unde de altfel va fi si gasit mort),  provoca  mici cutremure locale de 3-4 grade, speriind autoritatile.

Pornindu-se de la realizarea invizibilitatii si teleportarea unor obiecte si animale mici s-a ajuns în final la experimentul în care a fost folosit distrugatorul de escorta USS Eldridge. Odiseea experimentului este arhicunoscuta, fiind prezentata în numeroase lucrari ulterioare evenimentului.

Rezultatele acestui experiment sunt foarte controversate, ca si experimentul în sine, ce este negat în totalitate de catre Pentagon, dar cercetarile în mod sigur nu s-au oprit în acel stadiu avându-se în vedere evolutia stiintei si tehnicii.

În continuare  vom prezenta un incident petrecut în anul 1994 ce pare a avea o legatura cel putin partiala cu evenimentele prezentate anterior.

VA URMA ...

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