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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
 
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 26/11/2012 @ 05:08:22, in en - Video Alert, read 522 times)

Greetings Citizens of the world, this is Anonymous. It has come to our attention that the Israeli government has ignored repeated warnings about the abuse of human rights, shutting down the internet in Israel and mistreating its own citizens and those of its neighboring countries. November 2012 will be a month to remember for the Israeli defense forces and internet security forces. We will strike any and all websites that we deem to be in Israeli Cyberspace in retaliation for the mistreating of people in Gaza and other areas. Anonymous has been watching you, and you have received fair warning of our intent to seize control of your cyberspace in accordance with basic humanitarian rights of free speech and the right to live. As of 9:00 AM Pacific Standard Time, the number of attacked Israeli websites is approximately 10,000. The further assault on the people of Gaza, people of Palestine or any other group will be treated as a violation of the Anonymous Collectives intent to protect the people of the World. Israel, it is in your best interest to cease and desist any further military action or your consequence will become worse with each passing hour. This is a message from Anonymous Op Israel, Danger Hackers, Anonymous Special Operations and the Anonymous Collective of the entire planet. We will treat each additional death as a personal attack on Anonymous and you will be dealt with swiftly and without warning. Our hearts are with the women, children and families that are suffering at this very moment, as a direct result of the Israeli Governments misuse of its military. Brothers and sisters of Anonymous, we urge you to protest the Israeli Government and any associated hostile forces. Now is the time for anonymous to help the people that are hurting. Help the people that are being taken advantage of. Help the ones that are dying and it will further the collective as a whole and we can help bring a peace within the Gaza region to those people that so desperately need it. We call on the Anonymous Collective to hack, deface, docks, hijack, database leak, admin takeover, four oh four and DNS terminate the Israeli Cyberspace by any means necessary. To the Israeli Government, Anonymous has grown tired of your bullying, and now you will see the result of your actions. Cyber war has been declared on Israel cyber space and you will see exactly what we are capable of. Israel, the angel of death has been called to your cyberspace. We are Anonymous. We are legion. Expect us and Respect us.

Live Updating: http://tmblr.co/ZNMTdvXOLg0b

Arabic: anonpaste.me

Arabic v2.0: http://www.mediafire.com/?hpnne29xvx1ceuv

Care Package: http://bayfiles.com/file/rPjj/a7ehrr/Op_Israel_Care_Package_For_Gaza.zip

Livestream: http://www.ustream.tv/channel/operation-pillar-of-cloud

*** --- ***     *** --- ***     *** --- ***

"Anonymous ha lanciato una campagna, denominata #OpIsrael, che ha attaccato circa 700 siti istituzionali israeliani in segno di protesta contro la nuova offensiva dell'esercito di Tel Aviv. L'attacco più eclatante è stato al sito del Ministero degli Esteri il cui database è stato cancellato dall'organizzazione pirata. Oltre a questo sono stati attaccati anche il sito di Kadima, il partito centrista che fa parte della coalizione di governo guidata da Netanyahu, quello della Banca di Gerusalemme e della città di Tel Aviv.

Molti di questi siti sono semplicemente inaccessibili mentre alcuni riportano delle immagini e dei messaggi a favore dei palestinesi. Uno di questi, ad esempio, riportava il messaggio: "Questo attacco è in risposta all'Ingiustizia perpetrata contro il popolo palestinese". Anonymous, inoltre, sta cercando di dare supporto, come può, alla popolazione palestinese. Sul proprio account Twitter, infatti, l'organizzazione ha messo a disposizione il "Gaza Care Package", una sorta di pacchetto di salvataggio, che contiene informazioni in arabo e inglese in caso di caduta della connessione internet. Il pacchetto contiente anche informazioni su come evadere la sorveglianza dell'esercito israeliano ed istruzioni di primo soccorso."

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Savita Halappanavar, una trentunenne indiana residente in Irlanda, è morta di setticemia alla diciassettesima settimana di gravidanza. A seguito di complicazioni si era rivolta il 21 ottobre all'ospedale universitario di Galway dove le avevano diagnosticato un aborto spontaneo. La donna aveva quindi chiesto di avere accesso all'interruzione di gravidanza ma i medici avevano rifiutato perché era ancora presente il battito cardiaco nel feto e per la legislazione irlandese ciò basta per vietare l'aborto dopo la nona settimana (aborto consentito, per altro, solo se la madre è in pericolo di vita). La donna, in preda a forti dolori, aveva continuato a chiedere di interrompere la gravidanza ma il personale dell'ospedale alla fine le aveva risposto: «Questo è un Paese cattolico». I dottori hanno estratto il feto giorni dopo, quando il battito cardiaco era scomparso, ma questo ritardo ha provocato la morte della donna il 28 ottobre e sul suo decesso ora è stata aperta un'indagine.

Dal 18 ottobre nella cattolicissima Irlanda è possibile ricorrere all'aborto. Si può farlo nella clinica Maria Stopes nel centro di Belfast - quindi nella parte di paese appartenente al Regno Unito - dove pur non essendo valido il divieto di effettuare interruzioni di gravidanza, vigente dal 1967 nella Repubblica d'Irlanda, si è sempre evitato di praticarle per non alimentare le tensioni con la componente cattolica della popolazione. Il giorno in cui è stata aperta la clinica Maria Stopes gli antiabortisti sono scesi in piazza a protestare e la polizia ha dovuto presidiare la struttura per tutelare l'incolumità dei pazienti e del personale.

Come riporta il Time l'apertura della clinica ha inevitabilmente acceso il dibattito in tutta l'Irlanda, dove la Chiesa cattolica può contare nell'adesione dell'84 per cento della popolazione e ha sempre svolto un ruolo importante nelle decisioni politiche, anche se i recenti scandali di preti coinvolti in casi di pedofilia ne hanno scalfito il prestigio. Un paese, però, che sta cambiando e che vede il 54 per cento degli elettori a favore della legalizzazione dell'aborto contro il 37 di qualche anno fa.

Nel 2010 la Corte dei diritti dell'uomo ha accolto il ricorso di una donna lituana, incinta e malata di cancro, che ha denunciato l'Irlanda perché il divieto di aborto comprometteva la sua vita. La sentenza ancora non è stata emessa ma sia i gruppi no-choice che la Chiesa cattolica sono scesi in campo opponendosi ad ogni forma di legalizzazione dell'interruzione di gravidanza. Attualmente in Irlanda abortire è legale solo se la vita della madre è in pericolo ma non esiste alcuna normativa che preveda cosa si intende per "rischio di vita per la madre" e i medici, temendo sanzioni penali e professionali, evitano di praticare qualsiasi aborto, producendo effetti drammatici. Nonostante il decesso di Savita Halappanavar, per i "pro-life" resta prioritaria la tutela della "libertà religiosa". Come riferisce Marco Tosatti sulla Stampa, l'Osservatorio sull'intolleranza contro i cristiani in Europa ha recapitato all'Osce (Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa) un dossier sulle "persecuzioni" contro i cristiani: fra le "discriminazioni" subite quella di non poter manifestare davanti alle cliniche in cui vengono praticati gli aborti.
Forse la polizia non ha tutti i torti nell'impedire ai no-choice di protestare davanti gli ospedali. Oltre ad ovvi motivi di privacy a tutela delle pazienti, in Polonia gli attivisti anti-aborto hanno aggredito una ragazzina di quattordici anni che voleva ricorrere all'aborto a seguito di uno stupro impedendole di salire su un taxi.

Fonte: cronachelaiche.globalist.it - Autore: Cagliostro

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Once society developed past the clan stage, when barter, trade and so forth arose, it became the practice to place value on the products of human energy expended.
 
If one used one's energy to build a bow, go out hunting, kill an animal, process the carcass, and transport the meat back to be traded or bartered for, this gave that meat value. The bow components were free, as was the animal. The same was true for the farmer, who expended meaningful energy in tilling, sowing, tending, harvesting, and, if need be, transporting what that farmer produced.
 
The produce had value. Even the gatherer expended meaningful energy in seeking things to gather, then transporting the find back to be used as "money" for other things. The miner expended the meaningful energy to find the (free) ore, hew it out of the earth, and transport it.


 
From these beginnings, the practice of using coin and other objects arose to represent this meaningful energy expended when transporting large amounts of goods, as well using to acquire something another had but not having the specific thing the other wanted.
 
And from this, humans went on to bills when coins and jewels and other objects became too cumbersome.
 
And, lately, we have added electronic funds, as even bills are cumbersome in million unit, billion unit and trillion unit transactions. But the foundation of all these monetary units is the meaningful energy expended, whether human or resource-based (oil, coal, nuclear, etc.) energy.
 
Given this, it becomes clear that an addition of abundant energy - in the form of overunity ("free energy") and robotics (to replace human energy in necessary work nobody wants to do), the need for money in any form - barter, trade, work exchange, coin, bills, electronic funds - becomes unnecessary.
 
If one removes the cost of the energy - human and external - all down the line, what is left is freely given by this planet we inhabit.


 
Now, of course, many would say,
"But there is no 'overunity' to be had!"
And in that, they would be incorrect.
 
There have been many solutions to energy production and distribution which have been avidly suppressed and hidden by the power elite. They are fully aware that by adding energy which is free, their power over others, in the form of money, will dissipate, leaving each to control oneself but no others.
 
Though there are examples of things such as cars that run on water, extracting energy from the planet's magnetic field, and so on that have had patents bought and buried, or threats to lives (of the inventors themselves as well as their families), to actual murders, I know of one such technology that not only offers overunity, but also gravity control.
 
And, unlike most of these other examples, is negentropic (negative entropy) in its function. Cooling is seen in this technology, as opposed to heating.
 
That science/technology is electrogravitics.
 
Back in the 1950s, electrogravitics, with the Biefeld-Brown Effect as its foundation, was being pursued at all the major aerospace companies: Lockheed, Boeing, Convair, Lear and many others were excitedly exploring what electrogravitics had to offer.
 
Sometime, around 1959 or early 1960, this work became highly classified and, though ostensibly for its "weaponization" concerns, the true reason it became highly classified was because of its overunity capabilities. The power elite grasped that that was the biggest threat to their continued control.
 
As a source of energy, electrogravitics is ideal.
 
From it, we can have energy that is free of pollution, is easily constructed, and does not contribute to the entropy of the universe. Because it is so ideal, and because the power elite seem bent on Naziesque control of the planet - with "Patriot" Acts, NDAA's, TSA's, and other fascist enactments - it is vital that the awareness of such technology spread to the tipping point.
 
If we can achieve that, Humanity will demand this tech and free itself from:

  • Poverty
  • Hunger
  • Slavery (outright or wage slavery)
  • War (most wars are incited to ensure profit for the war suppliers and "infrastructure rebuilders")
  • The control of the many by the few
  • The love of money (the root of all evil)
  • The need to pay for education (going deeply into debt or forgoing education)
  • Products made to fail so as to ensure future sales
  • Hidden cures (cures are not a money-maker in the long run; sick People keep paying)
  • Spam
  • Aggressive advertising
  • Focus on the material
  • Politics for Self- or special-interest
  • GMO for control of food
  • Water control
  • Hydrofracking, rain forest clearing, oil drilling, coal mining
  • Corporations
  • Corporate "farmers" paid to NOT produce food (so as to keep the prices inflated through supply and demand)
  • Doctors who are more interested in money than patients
  • Bankers
  • Insurance
  • Internet takeover
  • "Voting" machines with proprietary software (why would a simple vote-counting program need to be proprietary? Why do we accept such things?)
  • Waste (presently supermarkets alone throw out hundreds of thousands of tons of food a month, distributing by profit and not need; other waste such as packaging can virtually be eliminated, products will not be made to break so as to ensure future sales)


There's more, but as one can see, just this list is an elimination of most of the problems we presently are beset with.
 
To the end of achieving the tipping point of awareness, I am offering a petition to the US Military (which presently controls the science of electrogravitics) to release this information.
 
I offer it here in the hopes that you sign - and not only that, spread the awareness of what I have presented and of the petition itself.

Source: facebook.com

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E' il record europeo. Però la legalizzazione da noi è ancora un tabù e lasciamo questo enorme business miliardario in mano alle mafie. E' ora di cambiare, no?

Sedici anni. Napoli. E' finito in manette con 10 euro in tasca: aveva venduto uno spinello a un amichetto. Diciannove anni. Roma. Due tizi si sono fatti un giro in galera: coltivavano, nel diroccato bagno di casa, tre piantine di marijuana a testa. Sono gli ultimi casi di piccolo spaccio da pochi euro. Con tanto di sirene, polizia, giudice, prigione e soldi spesi.

Tre anonimi pizzicati proprio nelle ore in cui Roberto Saviano violava su "l'Espresso" uno dei più cristallizzati tabù made in Italy. E proponeva di legalizzare le droghe leggere per sottrarre miliardi, armi e potere alle mafie. Un grido salito dritto da Gomorra che ha incassato subito l'appoggio di luminari della medicina come Umberto Veronesi, ma che ha anche risvegliato - come tutte le volte - i fantasmi dentro milioni di italiani.

Già. Perché in Italia lo spinello è segreto. Si fa ma non si dice. Guai. Sempre più gente lo fuma. Mamme e papà. Figli e nipoti. Poi mamma sgrida il figlio. E il figlio ruba il fumo a mamma. Ma nessuno lo dice. E così per l'italiano medio vale ancora la regola: canna uguale droga. Pochi sanno che non è più così. E che nel nostro Paese lo spinello è un rito che coinvolge ormai 4 milioni di italiani. Avvocati, medici, notai. Idraulici, camerieri, disoccupati. Studenti e sfaccendati di ogni età e foggia. Sono il popolo radiografato dall'ultimo rapporto Onu, che ha spiegato come l'Italia dello spread alle stelle, in Europa un record ce l'ha: siamo noi quelli che hanno consumato più cannabis nel 2011, ben il 14,5 per cento degli italiani. Di tutte le età. Dai 15 ai 65 anni.

E' gente che non guadagna certo con la droga, come fa invece la camorra, ma è anche un esercito invisibile che non vuole dare troppo nell'occhio. Che non si dichiara. Che fa di nascosto, compra di nascosto e fuma di nascosto. «Capita un po' quello che succedeva con i gay negli anni Ottanta, in Italia chi usa cannabis o marijuana ha ancora paura di dirlo. E così nel dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere prevale il fronte del no», spiega l'ex sottosegretario alla Giustizia, Franco Corleone, il primo a depositare alla Camera, già nel 1995, una proposta di legge per la canna libera, con 150 firme di deputati. Una norma che giace ancora lì. «Pochissimi lo ammettono, per cui sensibilizzare l'opinione pubblica diventa difficile». In realtà c'è di tutto nel carnet del fumatore medio.

C'è il ragazzino che fuma con i grandi in famiglia, quello che fa la doppia vita, quello che non lo dice nemmeno agli amici. Li accomuna un fatto. Rischiano per comprare la marijuana e finiscono così per alimentare la criminalità. Tutto per un pregiudizio. Eppure a fare due conti, fra consumo diretto (e quindi tasse che andrebbero allo Stato anziché alle cosche), e risparmio di tempo e denaro fra forze di polizia e carceri stracolme, la legalizzazione dello spinello sarebbe una boccata d'ossigeno anche per i nostri conti in rosso. A spanne, spiega Achille Saletti, presidente di Saman, la rete di comunità fondate da Mauro Rostagno, «porterebbe un introito di almeno un miliardo e mezzo l'anno». Una cifra da capogiro in tempi di spending review e tagli draconiani.

Stando a uno studio della Sapienza firmato da Marco Rossi, poi, si potrebbe far pure meglio: «In Italia il costo del proibizionismo è in media di circa 10 miliardi di euro l'anno», quantifica il docente. Di questi oltre il 50 per cento per la sola cannabis. Ecco che con norme fiscali simili ai tabacchi l'erario guadagnerebbe quasi 4 miliardi l'anno. Non senza regole. Perché, questo i pro-canne lo ammettono, ci sono pure i casi limite. Come Federico, 38 anni, milanese, di mestiere fa l'informatore farmaceutico. Con la valigetta di pelle in fila dal medico della mutua non s'è accorto che quello spinello tutto solo in auto o in veranda, che lo rimetteva al mondo, dice lui, era diventato un cappio: «Ogni santo giorno, rollavo in media otto o nove spinelli», racconta. Troppi. Così s'è presentato al consultorio di Milano e ha chiesto aiuto: «Noi trattiamo soprattutto cocaina, ma il 2 per cento dei casi riguarda la cannabis. Una cifra irrisoria, ma che mette a nudo un aspetto della questione che va tenuto in considerazione. In Italia pochissimi consumatori di droghe leggere ritengono pericoloso il loro comportamento, ma succede che a qualcuno sfugga di mano. Non per ragioni di dipendenza alla sostanza, come nel caso delle droghe pesanti, ma per problemi legati a depressione o disturbi della personalità che il soggetto aveva sottovalutato». Il bello è che, sul piano pratico, la colpa è proprio dell'ipocrisia italiana: «Di quei famosi 4 milioni di italiani che hanno fatto uso di canapa o marijuana, le statistiche dicono che meno dell'1 per cento lo ammette», spiega Saletti. Ecco perché anche chi, come lui, si schiera per lo spinello libero invoca «regole e controlli capillari del mercato».

Anche perché nel sistema-marijuana c'è un baco silenzioso che finora è stato sottovalutato: gli Ogm. «Da qualche anno molta della marijuana e cannabis che circola non ha più nulla a che vedere con le piantine che conoscevamo. Oggi gli esperti hanno individuato 115 specie Ogm. Senza un controllo serrato della coltivazione, non sappiamo cosa stiamo assumendo», aggiunge. Con qualche rischio, visto che in alcuni casi le versioni "mostruose" hanno effetti diversi dai progenitori naturali.

«La liberalizzazione porta dunque un vantaggio economico e contrasta la criminalità, ma deve avere dei paletti proprio come è stato per l'alcol, quando s'è vietata la produzione di liquori con gradazioni troppo alte». Ma l'Italia è ben lontana da questo traguardo. Addirittura il monito della Commissione globale per le politiche sulla droga, di cui fanno parte Kofi Annan e numerosi ex capi di Stato, che ha esortato - come Saviano - i governi a perseguire la via della legalizzazione delle droghe leggere perché «si indebolisca almeno la criminalità organizzata», in Italia rimane inascoltato.

Mentre la mafia si arricchisce, «ogni anno le segnalazioni ai prefetti sono circa 50 mila, il 68 per cento per gli spinelli. Vuol dire, dal 1990 a oggi, oltre un milione di italiani pizzicati», denuncia il Forumdroghe nel Libro bianco 2012. Per non parlare delle carceri che esplodono: «Il 38 per cento dei detenuti è dietro le sbarre per possesso di stupefacenti e, di questi, il 70 per cento per l'uso di cannabis e marijuana. Se si aggiungono i tossicodipendenti dentro per altri reati superiamo il 50 per cento della popolazione carceraria».

E così finisce come a Osoppo, una cittadina abbarbicata sulle montagne della Carnia, in Friuli, dove sta andando in scena un processo che ha dell'incredibile. L'imputato è il Rototom, il festival di musica reggae più famoso d'Europa. Il capo della locale Procura ha mandato alla sbarra Filippo Giunta, patron della manifestazione, che portava su quelle montagne 150 mila persone da tutta Europa. L'accusa? Il parco del Rivellino dove cantò Bob Marley e ballarono i miti del culto rasta va considerato, secondo i pm, un "locale pubblico". E quel popolo reggae salito lassù per ascoltare i ritmi del tamburi, un branco di spacciatori "protetto", appunto, dagli organizzatori del Rototom. Per ora l'unico effetto è stato che il festival s'è trasferito in Spagna, dove ha trovato sponsor e appoggio da governi locali e polizia. Decine di migliaia di giovani partono dall'Italia. Molti sono gli stessi che hanno partecipato alla "Milion Marijuana March" di Roma, che lo scorso anno ha coinvolto oltre 50 mila persone. In Italia la mente della marcia di protesta contro il "neoproibizionismo" è Alessandro Buccolieri. Gli amici lo chiamano Mefisto e lui sta già lavorando all'edizione 2013. Con una novità: basta parate, ci sarà un grande evento-concerto sullo stile del primo maggio e una passerella di vip e artisti di fama mondiale, che stanno già aderendo.

L'obiettivo: «Aprire davvero il dibattito sulla legalizzazione della cannabis in Italia: stop alla persecuzione dei consumatori, sì al diritto alla coltivazione di una specie, che è un patrimonio dell'umanità e uso terapeutico in tutto il Paese».Proprio come in Toscana, che non sembra nemmeno Italia. E' stata la prima regione, un paio di mesi fa, ad autorizzare la cannabis contro il dolore. E la polemica è esplosa. E se è vero che fu l'ex ministro Livia Turco, già nel 2007, ad aprire quella strada, è anche vero che i pazienti che hanno chiesto di farne uso in altre regioni sono finiti stritolati dalla burocrazia. Liste di attesa interminabili, ordinazioni di farmaci all'estero con tempi biblici, iter stremanti. Tanto che mentre il professor Felicino Debernardi, primario dell'istituto anti-tumori di Candiolo, all'avanguardia nelle terapie antidolore, ha auspicato come Veronesi che l'Italia apra alla cannabis, le statistiche raccontano un Paese lontano anni luce da quel modello. Dove l'associazione Pic Pazienti Impazienti Canapa denuncia le sofferenze dei malati che, in altri Paesi della Ue, sono già trattati con la cannabis e qui non trovano ascolto.

E pensare che perfino un super-proibizionista bacchettone come Carlo Giovanardi, quello che da sottosegretario voleva rendere obbligatori i test antidroga per i conduttori Rai, è finito in contraddizione. Mentre inveiva contro canne e spinelli, il "suo" dipartimento per le Politiche antidroga pubblicava una Bibbia proibizionista che, dopo una ventina di capitoli a senso unico, doveva prendere atto che la marijuana era utile per la sclerosi multipla e le terapie chemio. Tutte cure che, se affrontate con farmaci chimichi, costerebbero circa 3.600 euro al mese per ogni paziente, mentre nei Paesi dove la coltivazione è consentita non superano i 250 euro ciascuno. E l'elenco potrebbe continuare. Con le contraddizioni tipiche del nostro sistema. Come la storia di Fabrizio, un malato di Chieti che aveva ottenuto il permesso di importare cannabis per fini terapeutici, ma non aveva i soldi per potersi pagare il Bedrocam, un farmaco a base di cannaboidi. E così ha deciso di coltivarseli. Ma è finito in carcere e ora rischia vent'anni.

Fonte: espresso.repubblica.it - Autore: Tommaso Cerno

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By Admin (from 22/11/2012 @ 05:31:50, in en - Video Alert, read 394 times)

Discovery Channel.


Scientists have transformed the way we think and live throughout the centuries. What are the most important scientific discoveries of all time?

In no particular order, we present the top 100 in eight different categories.

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Friends,

TZM Global Radio Show returns this Wed., Nov 21st '12 at 4pm EDT with Host Peter Joseph.

blogtalkradio.com

In this broadcast Peter Joseph will discuss Zday 2013, the long overdue 2012 Orientation Guide release and develepoments, the Global Redesign Institute initiative and other updates.

Free TZM Global Show Archives:
http://www.thezeitgeistmovement.com/radio_shows

 

About: Started in 2009, TZM Global Radio is a weekly radio show presented by various coordinators/lecturers of The Zeitgeist Movement in a rotational fashion.

www.thezeitgeistmovement.com

http://www.turismoassociati.it/lang1/blog_talk_radio.html

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In a bid to stamp out organized crime in the country, Uruguay has legalized the sale of about 20 marijuana cigarettes a month to its citizens.
 
Users will be able to buy 40 grams – or 1.4oz – a month, about enough to roll up 20 joints and the sale will be regulated by the state with the dope being sold at a market price of around $34.

To regulate their purchases, smokers will be given a card with a barcode that keeps track of the amount of pot each person purchases.
 
Uruguayan President José Mujica, who previously announced plans to grow up to 150 hectares of mariajuana for sale to users, said that his government hopes to eliminate the black market trade in pot – and related violence - by implementing this measure.

We are losing the battle against drugs and crime in South America. Somebody has to be the first.
 
“The negative effects of consuming marijuana are far less harmful than the outbreak of violence associated with the black market,” added Interior minister Eduardo Bonomi
 
Read more: latino.foxnews.com via THCFinder.com

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The unlucky few who do end up on a downward spiral of economic, social and physical disadvantage.

While we don’t know why some people don’t recover from an acute episode of pain, we do know that it’s not because their injury was worse in the first place. We also know that it’s not because they have a personality problem. Finally, we do know that, on the whole, treatments for chronic pain are not particularly successful.

This sobering reality draws up some interesting reflections on pain itself. What is pain? Is it simply a symptom of tissue damage or is it something more complex? One way to approach this second question is to determine whether it’s possible to have one without the other – tissue damage without pain or pain without tissue damage.

“Pain is usually triggered by messages that are sent from the tissues of the body when those tissues are presented with something potentially dangerous.”
Image: grafvision/iStockphoto

And you can answer that one yourself – ever noticed a bruise that you have absolutely no recollection of getting? If you answered yes, then you have sustained tissue damage without pain. Ever taken a shower at the end of a long day in the sun and found the normally pleasantly warm water, painfully hot? That’s not the shower injuring you – it’s just activating sensitised receptors in your skin.

Such questions and their answers are of great interest to pain scientists because they remind us that pain is not simply a measure of tissue damage.
What is pain?
The International Association for the Study of Pain defines pain as an experience. Pain is usually triggered by messages that are sent from the tissues of the body when those tissues are presented with something potentially dangerous.
The neurones that carry those messages are called nociceptors, or danger receptors. We call the system that detects and transmits noxious events “nociception”. Critically, nociception is neither sufficient nor necessary for pain. But most of the time, pain is associated with some nociception.
The exact amount or type of pain depends on many things. One way to understand this is to consider that once a danger message arrives at the brain, it has to answer a very important question: “How dangerous is this really?” In order to respond, the brain draws on every piece of credible information – previous exposure, cultural influences, knowledge, other sensory cues – the list is endless.
How might all these things modulate pain? The favourite theory among pain scientists relies on the complexity of the human brain. We can think about pain as a conscious experience that emerges in response to activity in a particular network of brain cells that are spread across the brain. We can call the network a “neurotag” and we can call the brain cells that make up the neurotag “member brain cells”.
Each of the member brain cells in the pain neurotag are also member brain cells of other neurotags. If we have the phrase “slipped disc” in our brain for instance, it has to be held by a network of brain cells (we can call this the “slipped disc” neurotag). And it’s highly likely that there are some brain cells that are members of both the slipped disc neurotag and the back pain neurotag. This means that if we activate the slipped disc neurotag, we slightly increase the likelihood of activating the back pain neurotag.

Using this model, thinking that we have a slipped disc has the potential to increase back pain. But what if this piece of knowledge we have stored is inaccurate, just like our notion of a slipped disc? A disc is so firmly attached to its vertebrae that it can never, ever slip. Despite this, we have the language, and the pictures to go with it, and both strongly suggest it can.

When the brain is using this inaccurate information to evaluate how much danger one’s back is in, we can predict with confidence that, if all other things were equal, thinking you have a slipped disc and picturing one of those horrible clinical models of a slipped disc will increase your back pain.
Self-perpetuating pain
This is where our understanding of pain itself becomes part of a vicious cycle. We know that as pain persists the nociception system becomes more sensitive. What this means is that the spinal cord sends danger messages to the brain at a rate that overestimates the true danger level.
This is a normal adaption to persistent firing of spinal nociceptors. Because pain is (wrongly) interpreted to be a measure of tissue damage, the brain has no option but to presume that the tissues are becoming more damaged. So when pain persists, we automatically assume that tissue damage persists.

On the basis of what we now know about the changing nervous system, this presumption is often wrong. The piece of knowledge that’s turning up the pain neurotag is actually being reinforced by itself! I think it goes like this: “more pain = more damage = more danger = more pain” and so on and so forth.

The idea that an inaccurate understanding of chronic pain increases chronic pain begs the question – what happens if we correct that inaccurate piece of knowledge?

We’ve been researching the answer to this for over a decade, and here’s some of what we’ve found:
(i) Pain and disability reduce, not by much and not very quickly but they do;

(ii) Activity-based treatments have better effects;

(iii) Flare-ups reduce in their frequency and magnitude;

(iv) Long-term outcomes of activity-based treatments are vast improvements.

There’s compelling evidence that reconceptualising pain according to its underlying biology is a good thing to do. But it’s not easy. Our research group is continually looking for better ways of doing this, and we’re not the only ones. The idea of explaining pain has taken off in pain management programs and outpatients departments the world over.
Clinicians need to rethink too
What we know about how pain works is not just relevant to how we teach it to patients, we need to base our clinical decisions on it. This means abandoning Rene Descartes famous model of 1654. His drawing depicts a man with his foot in the fire and a “pain receptor” activating an hydraulic system that rings a bell in his head. Of course no one believes we have hydraulics making this happen, but the idea of an electrical circuit turning on the pain centre is still at the heart of many clinical practices across professional and geographic boundaries.

The type of thinking captured in Descartes’ model has led to some amazing advances in clinical medicine. But the evidence against it is now almost as compelling as that against the world being flat.

Of course, those sailors who never leave the harbour might hang on to the idea of a flat world. And, in the same way, there are probably clinicians who hang on to the idea of pain equalling tissue damage. I suspect they either don’t see complex or chronic pain patients, or, when they do, they presume that those patients are somehow faulty or psychologically fragile, or, tragically, are lying.

Perhaps they can continue to practice without ever leaving the harbour. The problems I want to solve clearly exist on the open seas.

Source: myscienceacademy.org

Editor’s Note: This article was originally published by The Conversation here ,and is licenced as Public Domain under Creative Commons. See Creative Commons – Attribution Licence.

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Lo studio, pubblicato sul Journal of Alzheimer's disease, dimostra che è possibile ripristinare la neuroplasticità delle cellule dell'ippocampo, regione del cervello in cui i ricordi vengono elaborati e 'conservati'.
 
L'utilizzo adeguato del fattore di crescita nervosa può consentire al cervello di recuperare le capacità di memoria perdute, con il ripristino delle funzioni ad esse connesse in termini di pensiero, comportamento e abilità nello svolgere le attività quotidiane. Lo rivela uno studio scientifico coordinato dal Dr. Marcello D'Amelio, Docente di Fisiologia Umana presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma, e dal Prof. Robert Nisticò, Associato di Farmacologia presso l'Università della Calabria, pubblicato sul Journal of Alzheimer's disease.
 
Questa scoperta, per ora ottenuta su modelli animali, promette ricadute importanti dal punto di vista della cura dei disturbi della memoria, in particolare quelli legati al morbo di Alzheimer, la più comune causa di demenza nel mondo.


 
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato, nel 2010, la presenza di 36,5 milioni di persone nel mondo affette da una qualche forma di demenza, con 7,7 milioni di malati ogni anno: in pratica, un nuovo caso ogni 4 secondi. Per questo, ha richiamato tutti i Paesi membri a considerare questa patologia come una priorità mondiale di salute pubblica, specialmente tenendo conto dell'allungamento dell'aspettativa di vita globale e considerato il fatto che tali patologie colpiscono già oggi 1 persona su 8 oltre i 65 anni, per arrivare al 40% degli over 85. Attualmente, i costi legati a queste malattie sono enormi, innanzitutto dal punto di vista economico, con una spesa sanitaria pubblica mondiale annua pari a 604 miliardi di dollari. Il prezzo più alto, tuttavia, viene pagato sotto il profilo sociale, poiché i malati di demenza vivono molti anni dopo l'insorgenza dei primi sintomi e necessitano di cura e attenzioni particolari e crescenti, soprattutto da parte dei familiari.
 
In Italia, dove ancora non esiste uno specifico Piano Nazionale per questo tipo di patologie, si stima che le persone colpite da questi disturbi siano oltre un milione, di cui 600mila circa con Alzheimer.

Per questo, il lavoro, frutto della collaborazione tra Università Campus Bio-Medico di Roma, Università della Calabria, Fondazione Santa Lucia, CNR, Ebri e Università di Tor Vergata assume una portata potenzialmente assai rilevante.
 
"Abbiamo dimostrato – spiega il Dr. D'Amelio – che il Nerve Grow Factor (NGF), ovvero il fattore di crescita nervosa scoperto 60 anni fa dal Premio Nobel Rita Levi Montalcini, ha un ruolo determinante nel modulare la neuroplasticità, cioè la capacità di attivarsi delle sinapsi cerebrali situate nell'ippocampo, regione del cervello molto importante per la formazione della memoria".
 
"Le nostre ricerche sperimentali – aggiunge il Prof. Nisticò – hanno confermato, sia dal punto di vista elettrofisiologico che molecolare, che un cervello in tutto simile a quello umano che presenti alterazioni nel meccanismo grazie al quale i neuroni comunicano tra loro può recuperare in modo sorprendente questa funzionalità attraverso la somministrazione del fattore di crescita nervoso. Ciò, crediamo, schiuderà ora le porte a nuovi studi, che dovranno verificare l'efficacia di tale trattamento direttamente sul cervello umano".
 
La scoperta del meccanismo che sta alla base dell'azione neuroprotettiva del NGF, è un tassello significativo nel percorso che la Scienza ha intrapreso alla ricerca di strumenti terapeutici efficaci nel frenare o bloccare il declino cognitivo e la perdita di memoria, in particolare nei casi di pazienti affetti da malattia di Alzheimer.

Fonte: unicampus.it

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