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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Un genio visionario, un corridore fulmineo, uno strumento fondamentale per l’ intelligence britannica, un precursore dei computer e delle intelligenze artificiali, un omosessuale dichiarato e per questo perseguitato fino alla morte. Alan Mathison Turing era tutto questo e, come spesso accade per le persone di raro acume e bellezza interiore, molto più di questo. Basta dare uno sguardo agli scritti teorici che Turing aveva prodotto sulla morfogenesi, sulle intelligenze artificiali o sulla teoria computazionale per capire quanto avrebbe potuto ancora dare alla scienza se solo la sua vita non si fosse spenta a 42 anni.

A quasi  100 anni dalla sua nascita, avvenuta il 23 giugno 1912 e celebrata da Nature questa settimana, Alan Turing rimane un’equazione irrisolta, che tutte le commemorazioni e le scuse tardive di questo mondo non aiuteranno a chiarire. Vale la pena tuttavia ricordarlo nella sua interezza, per il suo lavoro, per le sue intuizioni, per la sua vita e il ruolo di vittima di un razzismo omofobo che sparava le sue ultime cartucce, che suo malgrado si è ritrovato a ricoprire.

1) Macchina di Turing:
Il lascito più noto e importante di Turing è anche il più complesso e difficile da comunicare. Sostanzialmente, per Macchina di Turing si intende una macchina teorica costituita da un nastro di dati infinito riscrivibile e un meccanismo che può: leggere il nastro, scrivere/cancellare il nastro e muoversi avanti e indietro sul nastro. Si tratta in pratica di un modello teorico di macchina in grado di risolvere algoritmi e che è stato fondamentale per lo sviluppo dell’algoritmica come la conosciamo oggi. Turing sviluppò questo concetto quando aveva solo 24 anni, come risposta all’allora noto Entscheidungsproblem (in italiano: problema della decidibilità). Oggi, la Macchina di Turing è un concetto fondamentale per chiunque si occupi di Teoria della Computazione.

2)  Il calcolatore Colossus:
A partire dai concetti alla base della macchina universale di Turing è stato progettato e realizzato il primo calcolatore elettronico programmabile della storia, il suo nome era Colossus. Progettato da Max Newman e realizzato poi da Tommy Flowers, Colossus venne utilizzato a partire dal 1944 per decrittare i messaggi cifrati tedeschi codificati dalla Cifratrice Lorenz. Sfruttando l’algebra Booleana, Colossus confrontava due flussi di dati: il messaggio criptato e un tentativo di decodifica, e valutava l’attendibilità del messaggio trascritto.

3) Il metodo di Turing e la crittoanalisi:
Quando nel ’39 l’inghilterra entrò in Guerra, Turing stesso era entrato a far parte di un gruppo di crittoanalisti, nella cosiddetta Stazione X, a Bletchey park, con i quali lavorò alacremente alla decrittazione dei messaggi codificati con la macchina nazista Enigma. Il metodo di Turing (o Turingery) permise agli inglesi di decifrare i messaggi dei nazisti a partire da errori crittografici. Quando, ad esempio, due messaggi venivano prodotti per sbaglio usando la stessa chiave di codifica, il metodo di Turing permetteva di risalire al codice di codifica, all’impostazione delle camme sulla macchina per cifrare, e in definitiva, al contenuto del messaggio. Tra i vari meriti ( poco riconosciuti, poiché in gran parte coperti da segreto militare all’epoca) ricordiamo i successi ottenuti nella decodifica dei messaggi navali, la creazione di un sistema ( Delilah) per codificare messaggi vocali l’invenzione della procedura del bunburismo.

4) ACE:
Tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e il marzo del 1946, Alan Turing lavorò presso il Laboratorio Nazionale di Fisica (Npl) di Londra, dove sviluppò un progetto chiamato Automatic Computing Engine (Ace). Oltre a essere il primo esempio di computer con programma caricabile esternamente (ovvero in cui i programmi non erano cablati nell’hardware) era anche il primo esempio di computer elettronico digitale non ideato per scopi militari. L’Ace sfruttava una memoria a linee di ritardo e quasi 7000 valvole termoioniche. Nonostante l’effettiva qualità del progetto (l’Ace si basava anche su un rudimentale linguaggio di programmazione), i lavori per la realizzazione di questo calcolatore vennero rallentati dai costi eccessivi. Il primo modello funzionante di Ace entrò in attività solo nel 1950, quando Turing ormai aveva abbandonato il Npl.

5) Intelligenza artificiale:
Ma oltre a correre, Turing in questo periodo aveva iniziato a occuparsi di neurologia e fisiologia, e aveva cominciato a studiare come riprodurre un’intelligenza artificiale o, come la chiamava lui, un Macchina Intelligente. Ispirandosi alle complicate interconnessioni neuronali, Turing ipotizzò di creare un sistema logico che partisse da un sistema inizialmente disorganizzato che poi si sarebbe fatto evolvere fornendo istruzioni da un computer. Nel 1948 i computer erano ancora un’ipotesi, e le teorie di Turing dovettero aspettare decenni prima che Craig Webster provasse a implementarle su un moderno computer.

6) Il primo giocatore di scacchi elettronico:
Ma effettivamente, un programma di intelligenza artificiale Turing lo realizzò. Era il 1948, e dovendo scegliere una funzione tipicamente umana da riprodurre, il 36enne optò per l’amato gioco degli scacchi. Realizzò un semplice algoritmo, che avrebbe potuto essere utilizzato per istruire un calcolatore ad affrontare una partita con un uomo. Peccato che non esistessero ancora calcolatori sufficientemente potenti. Turing allora giocò alcune partite di scacchi seguendo lui stesso le istruzioni dell’algoritmo, faceva una mossa ogni 30 minuti: perse.

7) Test di Turing:
L’eredità più nota che Turing ha lasciato nel campo delle intelligenze artificiali è sicuramente il Test di Turing. In un articolo pubblicato sulla rivista Mind nel 1950, Turing stabilì un particolare criterio per determinare se un calcolatore o una qualsiasi macchina potesse essere considerata “pensante”. Turing immaginò una situazione in cui un uomo A e una donna B fornissero risposte dattiloscritte a una persona C che si trovava poi a dover stabilire chi dei due fosse uomo o donna. Nell’eventualità in cui una macchina si sostituisse ad A o B, se i verdetti forniti da C fossero statisticamente identici alla situazione precedente, allora la macchina poteva essere considerata pensante. Il test di Turing è stato più volte criticato e rielaborato, e ancora oggi nessuna macchina ha dimostrato di poterlo superare. Chi fosse interessato ad approfondire l’argomento, può trovare uno sviluppo narrativo interessante in Galatea 2.2 di Richard Powers.

8) Pattern biologici:
Secondo Turing, insomma, la morfogenesi biologica poteva essere codificata attraverso equazioni di reazione-diffusione. L’ipotesi di Turing era che i pattern più diffusi in natura (le spirali delle chiocciole, le macchie di leopardo, o i pigmenti della pelle) si formassero con leggi riconducibili alla successione numerica di Fibonacci. Si trattava di speculazioni teoriche, ma in seguito, anni dopo la morte del matematico inglese, si scoprirono corrispondere in gran parte dei casi a realtà.

9) Un genio corridore:
Solitamente l’immagine del genio va a braccetto con lo stereotipo dell’inviduo trasandato, allampanato e tutt’altro che aitante. Ecco, Turing questo stereotipo lo mandava in frantumi. Non solo curava la propria forma fisica, ma si dedicava abitualmente alla corsa sportiva. Nel 1945 venne invitato a far parte del Walton Athletic Club e si distinse in particolare nella maratona. Quando ancora lavorava a Benchley Park, Turing a volte colmava la distanza che separava la Stazione X da Londra correndo (oltre 40 km). Il ragazzo, infatti, era un corridore eccellente, e tra il 1947 e il 1948 le sue performance raggiunsero livelli quasi olimpici. “ Quando correva si profondeva in grugniti terrificanti, ma prima che potessimo dire nulla ci sfrecciava a fianco come un proiettile” ha dichiarato Peter Harding del Wac “ Una notte gli chiesi per chi corresse, e quando rispose ‘nessuno’ lo invitammo a entrare a Walton. Lui accettò, e immediatamente diventò il nostro miglior corridore."

10)  La vergognosa persecuzione del governo britannico:
Si dice che tutto cominciò con un furto. Era il 1952, Turing si rivolse alla polizia per denunciare un amico che aveva ospitato in casa e che l’aveva in seguito derubato. Da questa denuncia, le autorità britanniche arrivarono a concludere che Turing intrattenesse abitualmente rapporti omosessuali, lo arrestarono e lo trascinarono in tribunale. Davanti al giudice, Turing non fece mistero dei propri gusti sessuali e dichiarò semplicemente che non ci trovava nulla di male. All’epoca l’omosessualità era ancora reato in Gran Bretagna e il matematico fu costretto a scegliere tra due opzioni irricevibili: la galera o la castrazione chimica. Per un anno intero, Turing si sottopose a iniezioni di estrogeni, vide la sua libido calare e sviluppò ginecomastia (crescita dei seni). Nonostante l’umiliazione e la tortura di Stato, Turing continuò a lavorare nei vari campi in cui si era precedentemente distinto. Ma durò poco: l’8 giugno del 1954 fu ritrovato morto suicida nella sua stanza, avvelenato da una mela intrisa di cianuro.

Fonte: wired.it

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Acum, o echipa de cercetatori din Ungaria si Suedia anunta descifrarea misterului.

Dungile au rolul de a tine la distanta mustele hematofage, sustin cercetatorii. Studiul publicat în Journal of Experimental Biology arata ca tiparul creat de dungile alb-negre fac ca zebrele sa devina neatragatoare pentru aceste "insecte-vampir".

Secretul consta în modul în care acest tipar dungat reflecta lumina.

Cercetătorii au aflat de ce au dungi zebrele

"Initial, am studiat caii cu parul de culoare cafenie, neagra sau alba. Am descoperit ca în rândul cailor ce au parul negru sau cafeniu lumina este polarizata orizontal, ceea ce îi facea pe cai foarte atragatori pentru tauni", explica Susanne Akesson de la Universitatea Lund, membra a echipei de cercetatori ce a efectuat acest studiu.

"Cai cu parul alb reflecta lumina nepolarizata", a adaugat dr. Akesson, care nu este atragatoare pentru tauni. De aceea, caii albi nu au probleme cu taunii, spre deosebire de cei cu parul negru sau cafeniu.

Dupa ce au descoperit ca taunii prefera parul închis la culoare, cercetatorii au studiat zebrele, dorind sa afle ce fel de lumina reflecta acestea si ce efect are lumina asupra musculitelor hematofage.

Cercetatorii au creat mai multi "cai artificiali" cu diferite tipare, pe care i-au lasat în natura, în apropiere de o ferma aflata în zona rurala a Ungariei.

"Caii artificiali erau acoperiti cu lipici, ceea ce ne-a permis sa vedem câte insecte atrage fiecare tipar. Am descoperit ca tiparul care este întâlnit în rândul zebrelor a atras cel mai mic numar de muste, chiar mai putine insecte decât placile complet albe, ce reflectau lumina nepolarizata", a declarat dr. Akesson.

Astfel, studiul sugereaza ca zebrele au evoluat aceste dungi pentru a se feri de insectele daunatoare.

Profesorul Matthew Cobb, un specialist în biologie de la Universitatea Manchester ce nu a fost implicat în studiu, afirma ca cercetarea este "riguroasa si fascinanta", adaugând însa ca "banuiala mea este ca acesta nu este singurul motiv pentru care zebrele au dungi".

Sursa: BBC Nature - via Descopera.ro

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However, producing these networks, which are only one atom thick, in high quality and with the greatest possible stability currently still poses a great challenge. Scientists from the Excellence Cluster Nanosystems Initiative Munich have now successfully created just such networks made of boron acid molecules. The current issue of the scientific journal ACS Nano reports on their results.

Even the costliest oriental carpets have small mistakes. It is said that pious carpet-weavers deliberately include tiny mistakes in their fine carpets, because only God has the right to be immaculate. Molecular carpets, as the nanotechnology industry would like to have them are as yet in no danger of offending the gods. A team of physicists headed by Dr. Markus Lackinger from the Technische Universität München (TUM) und Professor Thomas Bein from the Ludwig-Maximilians-Universität München (LMU) has now developed a process by which they can build up high-quality polymer networks using boron acid components.

The "carpets" that the physicists are working on in their laboratory in the Deutsches Museum München consist of ordered two-dimensional structures created by self-organized boron acid molecules on a graphite surface. By eliminating water, the molecules bond together in a one-atom thick network held together solely by chemical bonds – a fact that makes this network very stable. The regular honey-comb-like arrangement of the molecules results in a nano-structured surface whose pores can be used, for instance, as stable forms for the production of metal nano-particles.

The molecular carpets also come in nearly perfect models; however, these are not very stable, unfortunately. In these models the bonds between the molecules are very weak – for instance hydrogen bridge bonds or van der Waals forces. The advantage of this variant is that faults in the regular structure are repaired during the self-organization process – bad bonds are dissolved so that proper bonds can form.

However, many applications call for molecular networks that are mechanically, thermally and/or chemically stable. Linking the molecules by means of strong chemical bonds can create such durable molecule carpets. The down side is that the unavoidable weaving mistakes can no longer be corrected due to the great bonding strength.

Markus Lackinger and his colleagues have now found a way to create a molecular carpet with stable covalent bonds without significant weaving mistakes. The method is based on a bonding reaction that creates a molecular carpet out of individual boron acid molecules. It is a condensation reaction in which water molecules are released. If bonding takes place at temperatures of a little over 100°C with only a small amount of water present, mistakes can be corrected during weaving. The result is the sought after magic carpet: molecules in a stable and well-ordered one-layer structure.

Markus Lackinger's laboratory is located in the Deutsches Museum München. There he is doing research at the Chair of Prof. Wolfgang Heckl (TUM School of Education, TU München). Prof. Bein holds a Chair at the Department of Chemistry at the LMU. The research was conducted in collaboration with Prof. Paul Knochel's work group (LMU) and Physical Electronics GmbH, with funding by the Excellence Cluster Nanosystems Initiative Munich (NIM) and the Bavarian Research Foundation (BFS).

More information: Synthesis of well-ordered COF monolayers: Surface growth of nanocrystalline precursors versus direct on-surface polycondensation, Jürgen F. Dienstmaier, Alexander M. Gigler, Andreas J. Goetz, Paul Knochel, Thomas Bein, Andrey Lyapin, Stefan Reichlmaier, Wolfgang M. Heckl, and Markus Lackinger, ACS Nano Vol. 5, 12, 9737-9745

Source: Technische Universitaet Muenchen - via ZeitNews.org

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Sotto la superficie di Facebook si muove un esercito di moderatori incaricato di rimuovere i contenuti proibiti dal social network. Troppo numerosi per essere gestiti da Menlo Park, i censori sono spesso reclutati in outsourcing da grandi imprese come oDesk. E come per tutte le task force c'è bisogno di un manuale di censura che detti ciò che è giusto cancellare. Tutte queste informazioni sono contenute in un documento riservato diffuso da una freelance marocchina di 21 anni, costretta a lavorare come censore per 1 dollaro all'ora.

Nelle 13 pagine pubblicate si può davvero trovare di tutto: violenza, bullismo, odio razziale e pornografia. Tutte categorie di immagini e contenuti per cui scatta immediatamente la censura o la segnalazione diretta al team interno a Facebook. Ma esistono casi in cui anche foto del tutto innocue possono essere bollate come proibite. Per esempio, l'allattamento al seno è considerato alla stregua di un contenuto osé.

Una volta filtrato il documento, la risposta di Facebook non si è fatta attendere: " Per  processare in modo rapido ed efficiente milioni di segnalazioni che riceviamo ogni giorno, abbiamo deciso di appoggiarci a società esterne per effettuare una classificazione iniziale di una piccola parte dei contenuti segnalati. Queste società sono soggette a rigorosi controlli di qualità e abbiamo implementato diversi livelli di tutela per proteggere i dati degli utenti che usano il nostro servizio. Inoltre nessun altra informazione viene condivisa con terzi oltre ai contenuti in questione e alla fonte della segnalazione. Abbiamo sempre gestito internamente le segnalazioni  più critiche e tutte le decisioni prese dalle terze parti sono soggette a verifiche approfondite. I nostri processi vengono migliorati costantemente e i fornitori sono monitorati su base continuativa. Questo documento fornisce una fotografia dei nostri standard applicati a uno dei nostri fornitori". (Grassetto nostro, ndr)

Ecco i punti principali del manuale di censura.

Nudità e sesso
In questa categoria ricadono tutte quelle immagini considerate esplicite: no a giocattoli erotici, violenze sessuali, persone che utilizzano il bagno, immagini di corpi nudi (eccetto quelle a carattere artistico) e capezzoli (tranne quelli maschili). Deve essere per questo motivo che le immagini di allattamento sono inserite nella black list. Ci sono poi dei casi in cui i moderatori freelance sono obbligati a lasciare la decisioni nelle mani del team di Facebook. Si tratta di casi estremi come pedofilia, necrofilia e animalismo.

Droga e violenza
I contenuti che hanno a che fare con la marijuana vengono censurati solo se chi li posta è intenzionato a venderla. Per tutte le altre sostanze stupefacenti scatta il blocco a meno che non siano citate in contesti, medici, scientifici o accademici. Anche le immagini di violenza sono trattate con il pugno di ferro: proibiti i video di bullismo così come le scene di rissa. La censura scatta subito sui simboli d'odio, a meno che non vengano mostrati per essere condannati.

Privacy
In questa categoria ricadono tutti quei contenuti su cui i moderatori devono svolgere ricerche sull'autore prima di far scattare la censura. Sono proibiti infatti tutti i contenuti che rivelano dati personali di persone terze o immagini che li ritraggono in situazioni imbarazzanti. Di contro, se un utente posta una propria immagine in stato di ebbrezza, i censori non procedono.

Linguaggio proibito
Ci sono numerosi casi in cui moderatori devono agire sul confine di una invisibile linea di confine tra cosa accettabile e cosa non lo è. Accade soprattutto nel caso dei commenti scritti, dove le sfumature di linguaggio possono far pendere la bilancia della censura da una parte o dall'altra. In questo senso, gli inviti sessuali, le minacce e l'istigazione al suicidio vengono censurati solo se ritenuti intenzionali.

Movimenti politici
Il documento diffuso dalla freelance marocchina contiene numerosi riferimenti al Pkk, il partito in cui si riconosce parte del popolo curdo. Questa organizzazione ha intrapreso varie azioni di lotta armata contro la Turchia nel tentativo di rivendicare l'autonomia del Kurdistan, e non è tollerata dal governo di Istanbul. Di conseguenza è proibito mostrare immagini inneggianti al Pkk o al suo fondatore Abdullah Öcalan. Di contro è data piena libertà di attaccarli pubblicamente su qualsiasi bacheca.

L'escalation
Il manuale di censura indica inoltre tutti quei casi particolari in cui i censori devono passare la patata bollente al team di Facebook. Oltre ai casi citati in precedenza, spiccano i contenuti che ritraggono il rogo di bandiere turche, l'attacco al padre della patria Ataturk e la negazione dell'Olocausto. Nella lista rientrano anche e i contenuti che riguardano l'autolesionismo, le minacce a pubblici ufficiali o a capi di stato e i casi di bracconaggio su specie protette.

Fonte: wired.it

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“Fa esattamente 5.050”. A quella risposta così precisa e rapida, il maestro era probabilmente restato di stucco. In pochi minuti, il piccolo genio aveva trovato la soluzione alla domanda fatta per metterlo in punizione: trova la somma di tutti i numeri compresi tra 1 e 100. Niente di più facile per il giovane Carl Friedrich Gauss, che già da bambino era un asso in matematica.

Altro che addizioni

Per rispondere a quell’indovinello, un alunno normale avrebbe preso carta e penna e sommato i cento numeri uno a uno. Ma per la mente plastica di Gauss, le addizioni erano davvero banali: bastava accorgersi che la somma dei numeri agli estremi della serie dà sempre 101 (1+100, 2+99 fino a 50+51). Insomma 50 coppie che sommate danno 101. Bastava insomma una semplice moltiplicazione (50x101) per ottenere la risposta esatta: 5050, appunto.

Un genio

Questo è solo uno dei tanti aneddoti sulla vita di Gauss, segno del fatto che la sua storia è tutt'altro che banale. Era nato nel 1777, in Germania, da una famiglia molto povera che difficilmente avrebbe potuto garantirgli un'educazione scolastica. Nonostante tutto, il piccolo aveva dato prova fin da subito di eccezionale intelligenza. Fu la sua più grande fortuna, visto che il duca di Brunswick rimase tanto colpito dalle qualità del piccolo genio da finanziare i suoi studi.

L'ultimo scatto

Grazie all'aiuto del suo benefattore, Gauss completò il percorso universitario presso l' università di Gottinga  nel 1798. I suoi studi di matematica – che intraprese fino al giorno della morte, avvenuta il 23 febbraio 1855 – produssero fin dai primi anni risultati sorprendenti. A soli 21 anni pubblicò il suo primo trattato in latino, le Disquisitiones Arithmeticae. Si trattava di una raccolta senza precedenti di teoremi dei numeri fino ad allora sparsi in miriadi di testi minori.

Ma il vero grande successo di Gauss arrivò due anni più tardi, quando si trattò di risolvere un problema che attanagliava gli scienziati dell'epoca. L'astronomo Giuseppe Piazzi aveva individuato per la prima volta l' asteroide Cerere, ma ne aveva perduto la traiettoria una volta che questa era entrata in congiunzione con il Sole.

Il giovane matematico tedesco si rimboccò le maniche e si mise a calcolare con esattezza la posizione in cui sarebbe riapparso l'asteroide. Dopo 3 mesi di lavoro sui dati di appena l'1% dell'orbita di Cerere, Gauss ottenne delle coordinate precise che furono confermate dagli astronomi. L'impresa lo rese molto famoso in ambito accademico, tanto da garantirgli una cattedra di Astronomia a Gottinga all'età di 30 anni.

Per tutto il resto della vita, Gauss condusse numerosi studi nel campo della matematica ma non fu sempre ben disposto a pubblicare le sue grandi scoperte. Pare che avesse scoperto prima di altri colleghi i fondamenti della geometria non euclidea, ma che si fosse rifiutato di diffonderli per paura di dover affrontare le enormi discussioni che avrebbe sollevato.

Inoltre, non amò mai l'insegnamento e proibì tassativamente ai propri figli di intraprendere gli studi matematici per paura che potessero sminuire il suo nome. La matematica era tutto per lui, tanto da avere la precedenza persino sulla morte. Come racconta Isaac Asimov, un giorno Gauss venne interrotto mentre stava risolvendo un problema numerico. Sua moglie stava morendo. Avrebbe risposto: “Ditele di aspettare finché non ho finito”.

Fonte: wired.it

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Mini-robotelul va fi introdus în stomacul pacientului prin gura, cu ajutorul unui endoscop. Robotelul este dotat cu o penseta, pe care o foloseste pentru a prinde tesuturile canceroase, si cu un cârlig, cu care le va taia si cu care va coagula sângele.

Cu ajutorul unei camere atasate endoscopului, chirurgul va putea urmari tot ce se petrece în stomac pe un monitor, controlând bratele robotelului de la distanta.

A fost creat roboţelul care va elimina cancerul de stomac

"Miscarile pe care le poate efectua un om sunt foarte mari, iar daca doresti sa efectuezi miscari foarte fine, îti va tremura mâna. Cu ajutorul robotilor putem efectua miscari extrem de fine, fara a mai avea problema tremuratului", explica enterologul Lawrence Ho, unul dintre cercetatorii de la Spitalul Universitar National din Singapore care au proiectat robotelul.

Profesorul Ho afirma ca noua inventie a fost deja folosita pe 5 pacienti din India si Hong Kong, eliminând cu succes cancerul la stomac. Operatiile au durat mult mai putin decât cele efectuate fara robotel, nu au lasat cicatrici pe abdomenul pacientilor, prezentând totodata un risc mai mic de infectie.

Cancerul de stomac este foarte raspândit în Asia de Est, fiind una dintre principalele cauze ale deceselor.

Cercetatorii au format o companie în luna octombrie a anului trecut si doresc sa lanseze pe piata robotelul în maxim 3 ani.

Sursa: Reuters - via Descopera.ro

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The 8,400 panel, 2 megawatt solar array spans the space of six soccer fields, and it was finished in time to start feeding power to the grid before the clock strikes 2012. To prove the solar array’s everyday worth, the airport has installed a real time statistics ticker in the airport lobby so passengers can see how much energy it is creating and how much carbon dioxide is being diverted from the atmosphere.

Construction on the array was completed in just eight weeks — it was started this past October — and was built through a partnership between Düsseldorf International and a subsidiary of the city’s public services, Grünwerke GmbH. “A PV plant of this magnitude within the safety parameters of one of the country’s largest passenger airports reflects a new way of thinking about renewable energies, and we welcome it as another contribution of our city in the service of environment,” said Dirk Elbers, Düsseldorf’s mayor.

The solar array is the largest ground-mounted system located within the security zone of a German Airport but it isn’t the Düsseldorf Airport’s first foray into renewable energy. “Solar energy is not the only source of renewable energy at DUS. We also employ combined heat and power technology in a block heating station, and keep carbon dioxide emissions even lower this way,” noted Christoph Blume, CEO of DUS. The new solar array will create enough power to run 600 four person homes every year.

Source: Inhabitat - via ZeitNews.org

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America şi Eurasia se vor uni la Polul Nord (VIDEO).

America şi Eurasia se vor uni la Polul Nord (VIDEO)

„Grandiosul eveniment” geologic se va produce probabil peste 50-200 milioane ani.

Scoarta terestra este într-o continua miscare, dinamica sa fiind puternic influentata de activitatea placilor tectonice. Acest fenomen geologic a dat nastere dorsalei atlantice, pe care s-a format Islanda.

Geologii cred ca, peste milioane de ani, aceste placi tectonice aflate în miscare vor duce în cele din urma la unirea tuturor continentelor.

Fenomenul a creat, în trecutul îndepartat al planetei, mai multe supercontinente precum Nuna, format acum 1, 8 miliarde ani; Rodinia, cu o vechime aproximativa de 1 miliard ani, si cel mai recent, celebrul Pangeea, un supercontinent existent în urma cu 300 milioane ani.

Noul supercontinent al viitorului a fost botezat deja de geologi cu numele de Amasia si se va forma prin contopirea continentului asiatic cu cele americane. Modelul estimativ calculat de geologii americani sustine ca Africa si Australia se vor uni si ele în cele din urma cu Amasia, doar Antarctica ramânând izolata si pe viitor.

Predictia oamenilor de stiinta se bazeaza în principal pe analizarea detaliata a informatiilor legate de de orientarea magnetica a rocilor de pe Terra.

"Rocile vechi s-au format fie prin racirea lavei, fie prin solidificarea straturilor de sedimente. Dupa aceste momente, rocile au ramas într-o orientare magnetica specifica momentulului respectiv, care indica foarte precis latitudinea. Am descoperit astfel ca, dupa ce fiecare supercontinent s-a format, acesta a suferit o serie de rotatii înapoi-înainte, fata de axa stabila a Ecuatorului. Astfel am descoperit ca fiecare supercontinent succesiv, fie el Nuna, Rodinia sau Pangeea, s-a format orientat fiind la 90 de grade fata de predecesorul sau. Studiile ulterioare au demonstrat de asemenea ca supercontinentele s-au format în aceleasi parti ale globului sau în parti alternative ale planetei", declara Ross Mitchell, geolog din cadrul Universitatii Yale.

Sursa: BBC News - via Descopera.ro

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For NASA researchers, pixels are much more – they are precious data that help us understand where we came from, where we've been, and where we're going.

At NASA's Ames Research Center, Moffett Field, Calif., computer scientists have made a giant leap forward to pull as much information from imperfect static images as possible. With their advancement in image processing algorithms, the legacy data from the Apollo Metric Camera onboard Apollo 15, 16 and 17 can be transformed into an informative and immersive 3D mosaic map of a large and scientifically interesting part of the moon.

Mosaic of the near side of the moon as taken by the Clementine star trackers. The images were taken on March 15, 1994. Credit: NASA

The "Apollo Zone" Digital Image Mosaic (DIM) and Digital Terrain Model (DTM) maps cover about 18 percent of the lunar surface at a resolution of 98 feet (30 meters) per pixel. The maps are the result of three years of work by the Intelligent Robotics Group (IRG) at NASA Ames, and are available to view through the NASA Lunar Mapping and Modeling Portal (LMMP) and Google Moon feature in Google Earth.

"The main challenge of the Apollo Zone project was that we had very old data – scans, not captured in digital format," said Ara Nefian, a senior scientist with the IRG and Carnegie Mellon University-Silicon Valley. "They were taken with the technology we had over 40 years ago with imprecise camera positions, orientations and exposure time by today’s standards."


Left: A normal one-camera image of the lunar surface. Right: A composite Apollo Zone image showing the best details from multiple photographs. Credit: NASA/Google Earth

The researchers overcame the challenge by developing new computer vision algorithms to automatically generate the 2D and 3D maps. Algorithms are sets of computer code that create a procedure for how to handle certain set processes. For example, part of the 2D imaging algorithms align many images taken from various positions with various exposure times into one seamless image mosaic. In the mosaic, areas in shadows, which show up as patches of dark or black pixels are automatically replaced by lighter gray pixels. These show more well-lit detail from other images of the same area to create a more detailed map.

"The key innovation that we made was to create a fully automatic image mosaicking and terrain modeling software system for orbital imagery," said Terry Fong, director of IRG. "We have since released this software in several open-source libraries including Ames Stereo Pipeline, Neo-Geography Toolkit and NASA Vision Workbench."

Lunar imagery of varying coverage and resolution has been released for general use for some time. In 2009, the IRG helped Google develop "Moon in Google Earth", an interactive, 3D atlas of the moon. With "Moon in Google Earth", users can explore a virtual moonscape, including imagery captured by the Apollo, Clementine and Lunar Orbiter missions.

The Apollo Zone project uses imagery recently scanned at NASA's Johnson Space Center in Houston, Texas, by a team from Arizona State University. The source images themselves are large – 20,000 pixels by 20,000 pixels, and the IRG aligned and processed more than 4,000 of them. To process the maps, they used Ames' Pleiades supercomputer.

The initial goal of the project was to build large-scale image mosaics and terrain maps to support future lunar exploration. However, the project's progress will have long-lasting technological impacts on many targets of future exploration.

"The algorithms are very complex, so they don't yet necessarily apply to things like real time robotics, but they are extremely precise and accurate," said Nefian. "It's a robust technological solution to deal with insufficient data, and qualities like this make it superb for future exploration, such as a reconnaissance or mapping mission to a Near Earth Object."


The color on this map represents the terrain elevation in the Apollo Zone mapped area. Credit: NASA/Google Earth

Near Earth Objects, or "NEOs" are comets and asteroids that have been attracted by the gravity of nearby planets into orbits in Earth's neighborhood. NEOs are often small and irregular, which makes their paths hard to predict. With these algorithms, even imperfect imagery of a NEO could be transformed into detailed 3D maps to help researchers better understand the shape of it, and how it might travel while in our neighborhood.

In the future, the team plans to expand the use of their algorithms to include imagery taken at angles, rather than just straight down at the surface. A technique called photoclinometry – or "shape from shading" – allows 3D terrain to be reconstructed from a single 2D image by comparing how surfaces sloping toward the sun appear brighter than areas that slope away from it. Also, the team will study imagery not just as pictures, but as physical models that give information about all the factors affect how the final image is depicted.

"As NASA continues to build technologies that will enable future robotic and human exploration, our researchers are looking for new and clever ways to get more out of the data we capture," said Victoria Friedensen, Joint Robotic Precursor Activities manager of the Human Exploration Operations Mission Directorate at NASA Headquarters. "This technology is going to have great benefit for us as we take the next steps."

More information: http://lmmp.nasa.gov/

Source: JPL/NASA - via ZeitNews.org

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Vi ricordate la storia dei  neutrini che viaggiano  più  veloci della luce? L'aveva scoperto l'esperimento Opera, presso i  Laboratori nazionali del Gran Sasso dell' Istituto nazionale di fisica nucleare. Be', secondo quanto rivela Science in un  articolo pubblicato online, questi risultati sarebbero frutto di un  errore. Un errore dovuto a un  cavo agganciato male. Con buona pace di Albert Einstein: nulla potrebbe superare in velocità i cari vecchi fotoni. La notizia deve  ancora essere confermata ufficialmente, ma il giornalista Edwin Cartlidge avrebbe avuto una soffiata da una fonte vicina all'esperimento.

Quando lo scorso settembre i ricercatori di Opera avevano  annunciato lo straordinario risultato, molti scienziati si erano detti  scettici e avevano ipotizzato che ci fossero degli errori. Quei  60 nanosecondi di anticipo che i neutrini impiegavano per attraversare la distanza che separa il Cern di Ginevra dai laboratori del Gran Sasso  convincevano poco. " Questa discrepanza", scrive  Science: " sembra venire da una cattiva connessione tra la fibra ottica che collega il ricevitore Gps usato per correggere il tempo di volo dei neutrini e una scheda in un computer". Il ritardo causato da questo malfunzionamento sarebbe stato sottratto al tempo di volo totale e potrebbe spiegare l'arrivo anticipato.

Einstein allora può dormire sonni tranquilli? Si attende una conferma ufficiale (e nuovi dati per confermare questa ipotesi). Certo sarebbe un bel buco nell'acqua, ma la scienza va avanti anche con gli errori.

Fonte: Wired.it - Autore: Andrea Gentile - Licenza Creative Commons

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