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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

"Puteti sa va exprimati dar depinde despre ce!", "Aveti o nemultumire pentru care trebuie sa cereti aprobare!", "Aveti o atitudine de protest!", "Toata lumea la duba!", "Protestati prin non-actiune. Suntem forte de ordine!" - vorbe care ar trebui sa ne dea de gandit.

Legea 60/1991 a adunarilor publice, republicata, este depasita si Jandarmeria refuza sa respecte legile superioare si sa actioneze in concordanta cu Constitutia Romaniei, Conventia pentru apararea drepturilor omului dar si jurisprudenta CEDO, folosind forta armata impotriva cetatenilor pasnici pentru intimidare, descurajare si inabusirea oricarei voci a cetatenilor nemultumiti, atitudine caracteristica unui stat politienesc.

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Una notizia di qualche giorno (oramai anni - n.d.R. TA) fa è passata quasi sotto silenzio.
Riguarda don Lelio Cantini, un parroco dell’arcidiocesi di Firenze, condannato, su ordine di Benedetto XVI, a due pene: la «sospensione a divinis» e la «dimora vigilata». Il motivo? È stato riconosciuto colpevole di «abuso plurimo e aggravato nei confronti di minori, delitto di sollecitazione a rapporti sessuali compiuto nei confronti di più persone in occasione della Confessione, abuso nell'esercizio della potestà ecclesiastica nella formazione delle coscienze». Così recita il dispositivo della sentenza messo a punto dalla Congregazione per la dottrina della fede, dopo un’indagine istruttoria eseguita da una sua apposita commissione.

Dunque da un tribunale religioso, non statale, e che ha lavorato in applicazione non del diritto civile e penale italiano, ma del diritto canonico.

Ora, tra i problemi che emergono ne enunciamo alcuni.
– La sentenza accenna a reati plurimi e aggravati di pedofilia (una parola non a caso accuratamente evitata). Ma quali sono nella loro concretezza? Quanti sono? A danno di quanti minori sono stati commessi? E di minori di quale età e di quale sesso? Nulla di preciso emerge dalla sentenza pubblicata dalla stampa. Si sa per vie traverse che si è trattato di adolescenti dai dieci anni in su, forse circa una ventina, di ambedue i sessi, plagiati e stuprati in vari modi dal prete pedofilo.

Ad “Annozero”, una signora fiorentina ha raccontato la sua storia orripilante di bambina costretta dal prete anche a rapporti orali, poi spinta ogni volta ad ammettere in confessione di essere una «puttana» per ottenere l’assoluzione. Pratica pedofila plurima che si è prolungata in segreto nelle sale parrocchiali per ben oltre 14 anni, dal 1973 al 1987 e dopo.

La domanda è: poiché il prete e le vittime sono cittadini italiani, e poiché siamo in uno Stato laico di diritto, le motivazioni analitiche della sentenza ecclesiastica non dovrebbero essere di pubblico dominio, e comunque a disposizione di tutti coloro che ne fanno richiesta?

E poi, data la gravità dei reati e l’obbligatorietà dell’azione penale prevista nel nostro ordinamento giuridico, non spetta alla magistratura ordinaria italiana intervenire con rapidità sul «caso», a tutela dei diritti delle vittime, e per punire in modo esemplare il colpevole?

– Il tribunale ecclesiastico ha ridotto il prete allo stato laicale: era un prete, e la Chiesa di cui era prete poteva spretarlo per indegnità morale, o per aver abusato del sacramento della confessione. Bisogna dire che don Cantini, il cui «caso» è esploso solo nel 2004, su denuncia dei parrocchiani, era stato già inquisito dall’arcivescovo di Firenze Ennio Antonelli, nel 2007, e condannato a pene di una mitezza sconcertante: non dire messa in pubblico e fare penitenza, recitando miserere e mea culpa per 5 anni. L’attuale sospensione a divinis è una pena più grave, ma sempre dello stesso ordine.
– La sentenza canonica di condanna, controfirmata da Benedetto XVI, implica però una seconda pena: la «dimora vigilata», o residenza coatta: il prete pedofilo non può abbandonare il Convitto ecclesiastico fiorentino, dove è ricoverato per motivi di salute, altrimenti verrebbe colpito da scomunica (nonostante i gravi reati, fa dunque ancora parte della comunione, o comunità cattolica).

Domanda: può un tribunale religioso, non statale e non riconosciuto dallo Stato, applicare misure di restrizione della libertà personale ad un cittadino italiano (come don Cantini era e continua ad essere)? Non è questo un caso lampante di sovrapposizione della giurisdizione ecclesiastica a quella statale? E non lede tale sovrapposizione la sovranità e l’indipendenza dello Stato dalla Chiesa? A meno che non si supponga che il nostro personaggio sia l’incarnazione del «cavaliere dimezzato» di Calvino, o possa sdoppiarsi in due, in don Lelio da un lato e il signor Cantini dall’altro: don Lelio, sia pure non più don, rimane in Convitto, in dimora vigilata, a recitare preghiere di penitenza per i suoi peccati; il signor Cantini invece se ne esce, per andare in giro per le strade e i locali di Firenze alla ricerca di nuove avventure (cosa da ritenersi peraltro improbabile, dato che è oramai ultraottantenne e malato). Che le misure canoniche di restrizione della libertà del prete fiorentino siano ineffettuali, simboliche, astratte, non coinvolgendo nel controllo dei suoi movimenti polizia e carabinieri, di cui il papa, capo di Stato straniero, non dispone in Italia, non incide di una virgola sulla questione di principio.
La procura di Firenze, a quanto si legge, aveva aperto nel 2005 un fascicolo sul «caso», per accertare la verità fattuale.
All’autore delle azioni criminose, oggi già accertate e sanzionate dalla Congregazione pontificia, non dovrebbe la magistratura italiana, pur nello spirito di clemenza doverosa per un uomo oramai anziano e malato, comminare le pene previste dal nostro codice penale?
I laici e i democratici d’Italia confidano nell’opera degli organi giudiziari dello Stato. E attendono. Persuasi che l’autonomia e la laicità dello Stato vanno difese sempre, ovunque, e contro chiunque.
Compresi i preti (se delinquono) e la Chiesa (quando non sta al suo posto).

Apriamo la Costituzione italiana: «La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge» (art. 13). Sarebbe lecito alla magistratura italiana condannare alla «libertà vigilata» un cittadino pontificio? Si griderebbe all’ingerenza e al tradimento del Concordato tra Stato e Chiesa («ognuno indipendente e sovrano nel proprio ordine»).

Ma allora perché nessuno in Italia, tra non credenti, o credenti non clericali, nemmeno apre bocca in questo caso di fronte alla palese, simmetrica e opposta ingerenza papale?

In una Costituzione laica e democratica, il capo di Stato può concedere la grazia, non condannare un imputato: solo un giudice lo può fare.

Nello Statuto vaticano (2001), all’art. 1, è scritto: «Il Sommo Pontefice, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario». Dunque il Sommo Pontefice è anche il Sommo Giudice, oltre ad essere il Sommo Legislatore e il Sommo Governatore.
Insomma un monarca assoluto, e per di più teocrate.

Chi può credere, in merito al caso giudiziario in questione, che ignorare l’ingerenza papale sia un buon segno per la democrazia italiana? Sic parvis magna.

Fonte: mariarosetta.blogspot.ro - Autore: Michele Martelli - 1 NOVEMBRE 2008


Così finisce la storia di Don Lelio Cantini, sacerdote della parrocchia fiorentina di Regina della Pace, dove certo non hanno trovato la pace i ragazzi di età compresa tra i 10 e i 17 anni dei quali abusò sessualmente e psicologicamente Don Lelio dal 1973 al 1987. Quattordici anni di orrori per molti ragazzini, che solo nel 200, una volta cresciuti con addosso la devastazione regalata loro dal sacerdote, trovarono il coraggio di denunciare l’uomo che avrebbe dovuto aiutarli a crescere con equilibrio. Le denunce erano arrivate alla Congregazione per la dottrina della fede e il 13 ottobre 2008, per volontà di Benedetto XVI, il prete era stato allontanato dalla chiesa. Ormai aveva 85 anni.

ABUSI SESSUALI GRAVI – Oggi che ne ha 88 il pm fiorentino Paolo Canessa dice che le violenze sessuali “ci sono state” e che “si è trattato di abusi sessuali gravi, protrattisi per circa 20 anni”, fino ai primi anni Novanta. Quindi non aveva smesso nel 1987, ma era andato avanti. E il prete, nato nel 1923, aveva quasi settant’anni. Lo scrive nella richiesta di archiviazione dell’inchiesta, richiesta successivamente accolta dal gip. E perché Don Lelio non ha pagato per i suoi reati? Per il solito motivo: perché i bambini hanno avuto paura di parlare, perché si vergognavano, perché avevano paura di non essere creduti, perché non sono stati creduti.

REATI PRESCRITTI – E poi, a quanto dice Canessa, malgrado “le denunce fatte nel tempo, anche all’ allora cardinale di Firenze Silvano Piovanelli”, da parte delle autorità religiose c’è stato un “comportamento apparentemente omissivo” e anche “una lunga inerzia”, che hanno provocato “il perpetuarsi delle condotte” di don Cantini e “il mancato tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria.” La solita omertà, che ha distrutto le vite di quei bambini, in buona sostanza. Don Lelio è stato spretato dal papa, ma solo 3 anni fa. Intanto i reati sono prescritti o mancano le querele.

Fonte: giornalettismo.com - 02/05/2011


Firenze. Una brutta storia ed una giustizia che, in questo caso, viene a mancare. Già, perchè le violenze sessuali del parroco fiorentino don Lelio Cantini su giovani minori, di età compresa tra i 10 ed i 17 anni ci sono state: si è trattato di abusi sessuali gravi che si sono protratti per circa venti anni, fino ai primi Anni '90.

Lo ha reso noto il pm fiorentino Paolo Canessa, nella richiesta di archiviazione dell’inchiesta, poi accolta dal gip. I reati sono prescritti o mancano le querele. Il magistrato ha anche ricordato le denunce presentate nel tempo, sostenendo che da parte delle autorità religiose ci sarebbe stato un comportamento apparentemente omissivo ed una lunga inerzia. Ciò ha provocato il perpetuarsi delle condotte di don Cantini ed il mancato tempestivo intervento della autorità giudiziaria.

"Ha trovato un principio di riscontro l’episodio riferito spontaneamente al pm da un uomo che disse di essere stato vittima, nel 1996, di abusi sessuali da parte di alcuni sacerdoti in una parrocchia della costa livornese, tra cui diceva di aver riconosciuto il vescovo ausiliare di Firenze Claudio Maniago", ha scritto Canessa nella richiesta di archiviazione dell’ inchiesta su don Cantini, accusato di pedofilia.

"Maniago era notoriamente legato a don Lelio Cantini ed all’ambiente della sua parrocchia. Il principio di riscontro - ha poi spiegato il pm - è la acquisizione da parte del Ros carabinieri di documentazione bancaria dalla quale emerge che l’uomo «ricevette un bonifico bancario di lire 4 milioni, proveniente proprio da un conto intestato alla parrocchia, al fine di facilitare una sorta di tacitazion per gli abusi da lui subiti".

Fonte: toscananews24.it - ˆ Toscana News 24 - Corrado Tedeschi Editore - 02/05/2011


Ultim’ora. Don Cantini colpevole, ma i reati sono prescritti.

Le violenze sessuali del parroco sono provate, ma i reati sono prescritti. E’ l’ultimo triste capitolo della vicenda che ha avuto come protagonista il sacerdote fiorentino Don Lelio Cantini, parroco della chiesa della Regina della Pace di Rifredi. Vittime di quelle violenze sono state bambine e adolescenti fra i 10 e i 17 anni: si è trattato di “abusi sessuali gravi” “protrattisi per circa 20 anni”, fino ai primi anni ’90. Lo scrive il pm fiorentino Paolo Canessa nella richiesta di archiviazione dell’inchiesta, poi accolta dal gip. I reati sono prescritti o mancano le querele.
Canessa ricorda le “denunce fatte nel tempo” – anche all’ allora cardinale di Firenze Silvano Piovanelli – ma sostiene che da parte delle autorità religiose ci sono stati “comportamento apparentemente omissivo” e “una lunga inerzia”, che hanno provocato “il perpetuarsi delle condotte” di don Cantini e “il mancato tempestivo intervento della autorità giudiziaria”.

Fonte: La Repubblica - via massimilianofrassi.it

Denuncia dell'Antiplagio
per don Lelio Cantini e la veggente


ALLA C.A. PROCURA DELLA REPUBBLICA DI FIRENZE

Al ns. comitato di volontariato è stato segnalato l'operato del sedicente "carismatico" Lelio Cantini, sacerdote della Diocesi di Firenze ed ex parroco della chiesa "Regina della Pace", meglio conosciuto come "Priore", e di una "veggente" sua collaboratrice (di cui non si conosce il nome), i quali, a partire dal 1975, avrebbero esercitato violenze sessuali e psicologiche su bambini, bambine, adolescenti e intere famiglie, costrette a devolvere beni di varia natura e denaro alla parrocchia per "adesione totale a Dio" e per la costruzione di una "vera Chiesa dello Spirito".

A dimostrazione di ciò il "Priore" nel 2005, dopo le proteste e le denunce alla Diocesi di Firenze da parte dei parrocchiani irretiti, è stato trasferito (per non meglio specificati motivi di salute) in un'altra città della Toscana, tenuta segreta, dove - in base alle segnalazioni giunte al ns. comitato di volontariato - starebbe continuando la sua attività, insieme alla "veggente" summenzionata, le cui "visioni" favorirebbero la selezione degli "eletti". Secondo le disposizioni della Curia di Firenze, per 5 anni il "Priore" non potrà né confessare, né celebrare la messa in pubblico, né assumere incarichi ecclesiastici; e per un anno dovrà fare un'offerta caritativa e recitare ogni giorno il Salmo 51 o le litanie della Madonna. Le vittime invece, visto che "il male una volta compiuto non può essere annullato", sono state invitate, sempre dalla Curia di Firenze, a "rielaborare in una prospettiva di fede la triste vicenda" e ad invocare da Dio "la guarigione della memoria".

Ad ulteriore dimostrazione di quanto denunciato, alcuni sacerdoti della Diocesi di Firenze il 13/10 u.s. scrivono al Papa Benedetto XVI: "Non vogliamo sentirci domani chiedere conto di un colpevole silenzio". Nella loro lettera, inoltre, parlano di "iniquo progetto di dominio sulle anime e sulle esistenze quotidiane" per opera di una setta "cresciuta dentro una parrocchia cattolica", e ricordano a Sua Santità che, a "quasi due anni" dalle denunce, dalla Chiesa fiorentina non sono arrivati né "una decisa presa di distanza" dai personaggi coinvolti, né "una scusa ufficiale", né "un atto riparatore autorevole e credibile". Tra le testimonianze a conoscenza del ns. comitato di volontariato vi è quella di una donna (ora sposata con figli) che da 10 a 25 anni avrebbe subito molestie sessuali, con l'espediente della "piena comunione eucaristica", e quella di un'altra donna che, dall'età di 17 anni, diventò la "diletta del Priore" e, "in nome di Gesù", sarebbe stata abusata. Conosciamo inoltre la vicenda di un ex seminarista, prescelto dal "Priore" per far parte della futura "vera Chiesa dello Spirito", e della famiglia del ragazzo vincolata a consegnare beni e denaro. Ma dopo 3 anni di Teologia, il giovane avrebbe abbandonato il seminario.

Poiché tra l'altro ci è stato segnalato che il "Priore" e la "veggente" hanno compiuto pellegrinaggi in Terra Santa, è presumibile che siano stati colpiti dalla sindrome di Gerusalemme, patologia che consiste nella manifestazione improvvisa di appassionati sentimenti religiosi, insieme all'impulso di proferire espressioni visionarie e assumere il ruolo di un profeta o di Gesù Cristo. Allo stesso tempo è presumibile che, conoscendo tale patologia, i due abbiano agito in malafede.

In considerazione dei danni che il "Priore" e la "veggente" avrebbero arrecato alle giovani vittime e alle loro famiglie e che potrebbero arrecare in futuro, si chiede al Vs. spettabile Ufficio di verificare le informazioni in ns. possesso e, in caso affermativo, di procedere per i reati che riterrà opportuno rubricare.

Si ringrazia anticipatamente e si dichiara di essere a disposizione per eventuali integrazioni.
Per Telefono Antiplagio, prof. Giovanni Panunzio (resp.)

Fonte: www.asaap.org

Don Lelio Cantini (Montespertoli, 28 gennaio 1923 – Fiesole, 15 febbraio 2012) è stato un sacerdote italiano, proveniente da Firenze, accusato, a partire dal 2004 di «abusi sessuali pluriaggravati e continuati su minori», configurabili come pedofilia e pederastia. Le presunte violenze sarebbero avvenute sia nei confronti di bambini che di ragazzi di ambo i sessi.

10 anni di abusi

Tra il 1975 ed il 1985 l'ex parroco avrebbe assicurato alle giovani vittime che tramite quei rituali - tra cui rapporti completi consistenti in fellatio e deglutizione del liquido seminale [1] - «si sarebbe realizzata la più piena comunione eucaristica», proibendogli ovviamente di riferire di tali pratiche all'esterno della parrocchia. Pena, la dannazione e l'allontanamento. Una delle ragazze abusate, all'epoca dei fatti dodicenne, ha dichiarato che Lelio Cantini la rassicurava dicendole che lei «era la prescelta come la Madonna, che aveva avuto Gesù a dodici anni». Tali frasi sarebbero servite a plagiarla, impedendole di parlare, ma non le avrebbero impedito l'insorgere di veri e propri conati di vomito al solo pensiero dell'accaduto. [2] Altri plagi sarebbero avvenuti per scopi diversi, come per esempio quello di creare un potere alternativo a quello ufficiale (secondo Cantini, corrotto), indirizzando con il ricatto i ragazzini al seminario: «Quelli lassù ti hanno scelto per fare il sacerdote e se non accetti ti caccio dalla parrocchia per sempre». Per plagiare le giovani menti, l'ex parroco si sarebbe avvalso della collaborazione di colei che veniva chiamata «la Veggente», per anni perpetua della parrocchia. [3]

Prime denunce presentate agli organi ecclesiastici

Le vittime, che hanno subito le molestie negli anni a partire dal 1975 fino a buona parte degli anni ottanta, hanno trovato il coraggio di scrivere quanto subito solo nel gennaio 2004, con il sacerdote ormai ultraottantenne. La lettera è stata indirizzata dapprima alla curia di Firenze e solo in seguito, dopo due anni di attesa, al Papa. All'epoca dei presunti fatti, l'età dei ragazzi e delle ragazze oscillava tra i 10 e i 17 anni. [4]
A seguito di tali denunce, don Lelio Cantini viene rimosso dal suo incarico nella parrocchia Regina della pace nel settembre 2005, con motivazione ufficiale: «problemi di salute» e viene trasferito a 30 km circa, nella parrocchia di Mucciano, nel Mugello, dall'arcivescovo Ennio Antonelli. [5]
Lo stesso cardinale Antonelli in una sua lettera pubblica [6] , dichiara di aver agito in tal modo in quanto il reato era caduto in prescrizione anche per il diritto canonico. In seguito, anche dopo i ripensamenti del cardinale, dovuti alle evidenze cui è stato messo di fronte, la Congregazione per la Dottrina della Fede, in deroga alla prescrizione, avvia lo stesso il processo penale ecclesiastico.
Per la chiesa cattolica la questione si chiude il 17 gennaio 2007, quando rende noti, sempre tramite il cardinale Antonelli i provvedimenti adottati contro l'ottantaquattrenne sacerdote nella condanna a conclusione del processo canonico: «il priore non potrà né confessare, né celebrare messa in pubblico, né assumere incarichi ecclesiastici, e per un anno dovrà fare un'offerta caritativa e recitare ogni giorno il Salmo 51 o le litanie della Madonna». [2]

Indagini e verifiche

Attualmente nessuna delle presunte vittime ha sporto denuncia alle autorità competenti, preferendo rivolgersi prima alle gerarchie religiose, ma a seguito dell'epilogo annunciato dal cardinale Antonelli, hanno ritenuto non soddisfacenti i provvedimenti inflitti e quindi stanno organizzando un'azione penale nei confronti dell'ex parroco. Don Lelio Cantini, dal canto suo, ha preferito non rilasciare nessuna dichiarazione in merito.
In una lettera firmata da diciotto delle presunte vittime, inviata il 7 giugno 2007 all'arcivescovo Ennio Antonelli e, per conoscenza, anche alla Congregazione per la dottrina della fede, le vittime chiesero risposte soddisfacenti immediate, annunciando che se non fossero giunte entro un mese avrebbero richiesto il diretto intervento della Congregazione, alto organismo della Santa Sede. [7]
Il 13 ottobre 2008 l'ex "prete" è stato ritenuto colpevole dei delitti sessuali di cui era accusato da parte della Congregazione per la dottrina della fede, e per intervento del Pontefice è stato dimesso dallo stato clericale. [8]
È scomparso nel 2012 all'età di 89 anni. [9]

Note

1 ^ Quindici anni sulle ginocchia di don Cantini, di Beatrice Borromeo, Il Fatto Quotidiano, 6 maggio 2010.
2 ^ a b I peccati della Chiesa Aprileonline.info, 10 aprile 2007
3 ^ Firenze, sesso dietro l'altare RaiNews24, 8 aprile 2007
4 ^ Abusi in parrocchia, inchiesta a Firenze Corriere.it, 10 aprile 2007
5 ^ Don Lelio, il prete accusato non dice la sua verità L'Espresso, 10 aprile 2007
6 ^ Lettera pubblica del cardinale Antonelli Sette Religioni e Spiritualità, 14 aprile 2007
7 ^ Le vittime di don Cantini "Per lui un processo penale" L'Espresso, 18 giugno 2007
8 ^ Don Cantini "spretato" su ordine di Benedetto XVI - cronaca - Repubblica.it
9 ^ Fiesole: morto Don Cantini l'ex sacerdote accusato abusi sui minori Firenzetoday.it

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Lelio_Cantini

LEGGI ANCHE: Cronologia dell'Orrore: Preti Pedofili - tutti i nomi. La chiesa nascosta - report pedofilia.

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Cu siguranta ati auzit de masacrul din Colorado. James Holmes a impuscat atunci o gramada de oameni nevinovati intr-un cinematograf, in timpul filmului „Batman”.

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Profilul tragatorului: un tanar inteligent, dar retras. Povestea clasica a tragatorului solitar, bolnav psihic, care datorita faptului ca are acces la arme de foc, comite un masacru.

Obiectivul de imagine este dublu in aceasta situatie. Pe de o parte este sustinut lobby-ul guvernamental de interzicere a detinerii armelor. Logic, o populatie dezarmata reprezinta o populatie docila. Odata ce oamenii au ramas fara arme, guvernul poate face, in principiu, ceea ce doreste.

Cred ca noi cunoastem acest aspect foarte bine...

Vreau sa subliniez insa partea a doua a obiectivului de imagine. Putina lume stie ca tatal lui James Holmes, Robert Holmes, este angajat al autoritatii de reglementare bancara din Statele Unite. El trebuie (trebuia) sa depuna marturie in fata unei comisii a Congresului American referitor la scandalul Libor. Libor este indicele de dobanda practicat pe piata londoneza de bancile de prim rang. Acesta este echivalentul britanic al Robor-ului romanesc.

Daca acest indice este manipulat, prin declararea unor informatii false, are loc o frauda. In cazul de fata, una de miliarde.

Ofiteri din SUA, Canada, Europa si Asia conlucreaza, pentru elucidarea acestui scandal, din care s-a descoperit la acest moment numai varful.

Pana acum, banca Barclays a fost amendata cu 460 de milioane USD, altele urmand sa fie auditate in mod similar. Iata cum se creioneaza imaginea unui furt de miliarde, a unei inselaciuni de nivel mondial, din care unii s-au imbogatit. Intrebarea cheie este: cine?

Mergand pe firul evenimenntelor il gasim pe Robert Holmes, tatal, un matematician de varf, un expert, chemat sa depuna marturie in fata Congresului.

Brusc fiul sau, care pana la acel moment nu a avut iesiri violente, se decide sa impuste cateva zeci de persoane, crezand ca este „Joker”. In timpul audierilor este absent, confuz, nu prea intelege ce se intampla. Prezinta toate semnele unei persoane drogate.

Problema: James Holmes nu se droga. Pe langa asta, cum se poate ca un student la neurologie sa fie atat de confuz, iar starea sa sa treaca neobservata de catre profesorii sai?

Ipoteza, ce se creioneaza tot mai clar se refera la discreditarea tatalui sau. Impiedicarea sau ducerea in derizoriu a marturiei depuse in fata Congresului. Probabil ca omul de stiinta, matematicianul si expertul in piete interbancare stia ceva. Ceva ce deranja persoane, care au castigat sute de milioane de pe urma inselacinilor LIBOR, persoane din cadrul “sistemului”.

Si iata cum un inadaptat social, un baiat timid, devine un asasin. Iata cum zeci de vieti sunt distruse, pentru a acoperi un jaf. Iata ce se intampla atunci cand te pui cu sistemul.

Si iata ce fel de stire NU ajunge in mass media din Romania!

Sursa: agonia-natiunii.info

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Rata de absorbtie a fondurilor europene abia a miscat jumatate de procent în luna iulie (9,67% fata de 9,17 cu o luna în urma), afectata fiind si de decizia Bucurestiului de a întrerupe temporar deconturile spre Bruxelles pe fondul mai multor probleme ce aveau sa fie verficate de expertii europene pe toate cele cinci programe operationale importante.

Astfel, rata de absorbtie la 31 iulie a ajuns la 9,67%, potrivit Ministerului Afacerilor Europene. În iunie a fost de 9,17 iar la finalul lunii mai de 8,78%, potrivit datelor oficiale.

Diferenta de jumatate de procent de la o luna la alta întrerupe un ritm ceva mai bun al cheltuirii banilor UE din aprilie pâna la mijlocul verii. Primul motiv este legat de problemele descoperite de expertii UE în cadrul misiunilor de audit din luna iulie. Alte decizii legate de eventuale suspendari de plati vor fi anuntate în curând de Bruxelles.

Ultimele întreruperi de plati au fost confirmate pe 24 iulie si au vizat doua Programe Operationale cheie pentru România: Transporturi si cel pentru IMM-uri.

Între timp, Guvernatorul BNR Mugur Isarescu avertizeaza, printre alte enunturi si mesaje cheie, ca defetismul fata de fondurile UE este este inacceptabil:

"Am observat ca România nu poate absorbi fondurile comunitare, s-a instalat un defetism extrem de periculos pentru strategia de dezvoltare a României. Guvernele spun ca absorbtia fondurilor este o prioritate, dar aceasta nu se simte în niciun fel. Înaintea aderarii analizele noastre aratau ca la o unitatea cu care noi contribui la UE ar trebui sa primim 2-3 unitati, dar lucrurile nu stau deloc asa. Este inacceptabila aceasta atitudine de defetism fata de fondurile europene", a spus Isarescu.

Comisia Europeana avea sperante mari în legatura cu economia României care avea la îndemâna sute de milioane de euro, fonduri nerambursabile, ce asteptau sa fie cheltuite. Ce anuntau previziunile Executivului de la Bruxelles, din luna mai a acestui an:

Previziuni UE: România creste datorita ratei de absorbtie, felicitari Poloniei, Olanda cade, Spania ramâne în recesiune

Analiza pe prima parte a anului

Rata de absorbtie la sfârsitul lunii martie a fost de 6,56% în crestere cu 0.26% fata de luna anterioara si cu aproape un procent fata de sfârsitul lui ianuarie, în conditiile obiectivul stabilit de la Palatului Victoria este acela de a ajunge, la sfârsitul lui 2012, la o rata de 20 de procente. Vezi detalii aici

Sursa: adevarul.ro

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Criza economica actuala a determinat tot mai multe state sa solicite fonduri de la FMI. În curând FMI ar putea epuiza resursele, sau cel putin pe cele publice, transparente, în conditiile în care numarul tarilor creditate este în continua crestere, acestea regasindu-se pe toate continentele.

Brad Setser, expert la infama organizatie Council for Foreign Relations (CFR) declara ca nevoia de finantare externa a tuturor tarilor vizate de FMI ajunge la 600 de miliarde de dolari, si atentioneaza ca... "suma ar scufunda complet Fondul Monetar". Din pacate, înca nu s-a întâmplat asa ceva si oamenii acestei institutii dicteaza în România legi si instaureaza guverne. Ca sa ajunga aici, au avut ajutor, chiar din interior.

Un personaj cheie din tara noastra este guvernatorul Bancii Nationale a României, Mugur Isarescu, cel mai longeviv guvernator de Banca Centrala din lume, cunoscut mason si membru in Comitetul Executiv al Comisiei Trilaterale.

Dupa un curs de calificare in SUA de scurta durata, in 1990 ocupa functia de guvernator al BNR, acelasi lucru intamplandu-se si astazi. Sub tutela lui sistemul bancar romanesc a fost practic lichidat, distrugand atat banci de stat cat si private. A reusit sa supravietuiasca doar CEC Bank, ca rezultat colateral pozitiv al unei interventii in Parlament.

Ar fi de interesat de stiut daca domnul Isarescu poate sa gaseasca alta tara in lume al carei guvernator de Banca Nationala sa-si fi lichidat sistemul bancar si sa fi inmormantat bancile autohtone. De asemenea  domnul academician, singurul roman membru al Comisiei Trilaterale, la randul ei subordonate Grupului Bilderberg, ar putea sa ne explice noua, muritorilor de rand, cum a reusit Coreea de Sud, ca dupa criza din anii 1997-1998, sa nationalizeze toate bancile straine iar de atunci sa inregistreze o dezvoltare economica si a nivelului de trai fara precedent...

Incalcand Legea nr. 312/2004 privind statutul Bancii Nationale a României, Mugur Isarescu a protestat pentru ca prin decizia Curtii Constitutionale nu au fost taiate pensiile cu 15%. Conform aceleasi legi, obiectivul fundamental al BNR este asigurarea si mentinerea stabilitatii preturilor.

Acest obiectiv este imposibil de indeplinit deoarece guvernele ‘noastre’ au renuntat la control in interesul cetatenilor si astfel statul roman nu are nici o parghie pentru a mentine stabilitatea preturilor. De exemplu în Romania, tara producatoare de titei, gaze naturale si energie electrica, preturile la carburanti si curent sunt mai mari decat in celelalte tari europene care importa acest tip de produse. O scurta verificare a datelor oficiale, sau a celor care mai pot fi considerate ca oficiale si reale, ne duc la concluzia ca guvernatorul Isarescu a aceptat impreuna cu presedintii Iliescu, Constantinescu si Basescu ca populatia sa fie facturata la cele mai mari preturi pentru a se asigura astfel compensatii la astfel de cheltuieli pentru clientela politica.
Nici in ceasul al doisprezecelea, cand milioane de romani au fost afectati drastic de masurile de austeritate, guvernatorul BNR nu cere public guvernului sa vina in sprijinul cetatenilor si sa ceara pentru acestia aceleasi drepturi si preturi ca si pentru particularii in interesul carora, probabil, lucreaza.

Niciodata guvernatorul Isarescu, ‘de-a lungul indelungatului sau mandat’ nu s-a opus la politicile antiromanesti ale firmelor straine. Cand Curtea Constitutionala a hotarat ca taierea pensiilor si recalcularea celor speciale Guvernul Boc IV a decis, prin OUG, majorarea cu 5% a TVA, iar Isarescu a anuntat ca va creste inflatia la 8%. Ca o consecinta directa, preturile au crescut  iar puterea de cumparare a angajatilor si a pensionarilor a scazut.

Conform Legii nr 312/2004, art. 2 alin. 3, ‘Banca Nationala a României sprijina politica economica generala a statului si administreaza rezervele internationale ale Romaniei’. Sau asa ar trebui.
In baza articolului 30 ale aceleiasi legi, BNR stabileste si mentine rezervele internationale, rezerve alcatuite din aur detinut in tezaur in tara sau depozitat in strainatate, active externe, sub forma de bancnote si monede sau disponibil in conturi la banci sau la alte institutii financiare in strainatate, pe care le stabileste Banca Nationala. Poporul roman suporta cheltuiala depozitarii in strainatate celei mai mari parti a rezervei de aur a Romaniei.

Niciodata guvernatorul Bancii Romaniei nu a justifcat logica acestei cheltuieli, la fel cum nu explica de ce se opune cresterii rezervei de aur a Romaniei de cel putin 8 ori cu aurul de la Rosia Montana si de ce accepta ca Guvernul Boc, impreuna cu presedintele Romaniei, sa sprijine o firma straina (Rosia Montana Gold Corporation) sa jefuiasca poporul roman de peste 100 miliarde de euro, cat este evaluat zacamantul din Muntii Apuseni.

Ori probabil nu este informat ca multe din tarile puternice si dezvoltate ale lumii achizitioneaza cantitati uriase de aur de pe piata mondiala, pregatindu-se introducerea monedei unice internationale. De aceasta data, guvernatorul Isarescu nu poate invoca lipsa cadrului legal in atitudinea sa ostila cresterii veniturilor Bugetului de Stat cu peste 100 de miliarde de euro, numai de la Rosia Montana.

In 20 de ani guvernatorul Isarescu nu a propus si nu a sustinut nici o sursa de crestere a veniturilor nationale, si nici nu a solicitat stoparea coruptiei si a risipei din banii publici. Guvernatorul Isarescu si Consiliul de Administratie al BNR au hotarat, fara sa anunte Parlamentul, ca rezerva valutara a poporului roman sa fie depozitata in banci americane pentru o dobanda de circa 1%, iar guvernul Boc au luat imprumuturi de la FMI si de alte banci, inclusiv americane, de peste 30 de miliarde euro cu o dobanda de 3,5-10%. Pentru astfel de manevre a fost, bineinteles, nevoie de taieri de salarii si pensii, concedieri de bugetari,desfiintari de IMM-uri, mariri de TVA si impozite etc.

Insa in caz ca s-ar fi gasit cineva sa-i traga la raspundere pentru acest masacru financiar pe respectivii, aceesi lege 312 din 2004 prevede ca membrii Consiliului de Administratie al BNR nu raspund civil sau penal. Ei au doar drepturi, printre care se regasesc indemnizatii de 90 000 – 100 000 euro pe luna, sau participarile la profit, pe care si le stabilesc singuri si nesiliti de nimeni.

Astfel, in baza legii cu pricina, pana la 30 iunie a anului urmator, guvernatorul prezinta Parlamentului raportul si pleaca. Nici vorba de responsabilitate, iar in urma raman numeroase intrebari fara raspuns cum ar fi: ce sume s-au acordat pentru investiti si ce obiective s-au realizat din creditele externe de peste 120 de miliarde euro?

De ce se opune la negocierea si obtinerea unui imprumut din partea Chinei, necesar pentru dezvoltarea agriculturii, a turismului si a infrastructurii de trasnport?

De ce se administreaza anual in pierdere, de miliarde de euro, rezervele internationale ale Romaniei?

Din ce resurse va platit poporul roman uriasa datorie externa si in cati ani?

Cat este datoria externa pe cap de locuitor?

Ce responsabilitate are guvernatorul Isarescu pentru situatia economica, financiara si sociala din tara, precum si pentru indreptarea Romaniei intr-o directie gresita?

Exista posibilitatea unei legaturi intre criza autohtona in contextul celei internationale, imposibilitatea de rambursare a datoriei externe si acordarea cetateniei romane a peste 1 milion de persoane in ultimii ani?

De ce romanii au fost o generatie de sacrificiu in hulitul regim socialist si de ce sunt o generatie de sacrificiu acum, in (prea) mult trâmbitata democratie de tip occidental, unde nu se construieste nimic, ci doar se DARÂMA?

Sursa: codrul.wordpress.com via: gandeste.org

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20 de ani de la Revolutia romana

La 20 de ani de la marea varsare de sange din decembrie 1989, Romania arata ca un animal bolnav si haituit. Ne uitam in urma si nu ne vine sa credem ca au trecut doua decenii de sperante zadarnice. Nimic din ce-am visat nu s-a implinit. In jurul nostru domnesc stagnarea si deziluzia, inceputurile neterminate, politica murdara, cu degetul pe tragaci, manipularea televizata. Lipseste o viziune, un proiect national de salvare. Lipseste harta viitorului. Trista priveliste n-a cazut din cer. Au creat-o politicienii si romanii insisi. Cum a fost turcul, asa a fost si pistolul. Nu mai putem sa ne ascundem dupa deget. Ca o confirmare, academicianul Florin Constantiniu, istoric de prestigiu european, ne pune in fata o oglinda necrutatoare in care, daca avem curajul sa privim, ne vom afla poate izbavirea.

Acad. Florin Constantiniu -

"Din nefericire, sansele imense care se ofereau tarii noastre in decembrie 1989 au fost ratate"

- Cum evaluati, fara menajamente, cele doua decenii de libertate din viata noastra, domnule profesor?

- Ca pe un inaugural ratat. In istoria fiecarui popor exista evenimente cruciale, care inaugureaza o noua etapa in evolutia societatii. Decembrie '89 a fost un astfel de eveniment: crucial, innoitor, fondator. Din nefericire, sansele imense care se ofereau tarii noastre au fost ratate si, astfel, Romania imparte cu Bulgaria si Albania ultimele locuri din clasamentul tarilor foste comuniste.

- Pentru un individ, 20 de ani inseamna mult, aproape o treime din viata. Ce reprezinta pentru istorici aceeasi perioada?

- Pentru istorici sunt foarte instructive, intr-un astfel de moment, comparatiile cu alte intervale de timp ale istoriei nationale. Iau doua exemple de perioade cu o intindere de doua decenii, ca aceea scursa de la caderea regimului comunist. Prima: 1859-1878; a doua: 1918-1938. In primul caz, perioada a fost marcata de un progres uluitor: de la Unirea Principatelor (1859), care pune bazele statului roman modern, la castigarea independentei (1877/1878). Politica de reforme a lui Cuza, in primul rand reforma agrara din 1864, si politica de modernizare promovata dupa aceea de Carol I, au facut ca statul roman sa se smulga din inapoierea determinata - in principal - de dominatia otomana, si sa se modernizeze rapid. Progresele au fost vizibile pe toate planurile: politic, economic, social, cultural. Sa nu uitam ca, in acest interval, apar "Junimea" si Eminescu! A doua perioada: 1919-1938. Iesita dintr-un razboi pustiitor si lovita de o criza economica de o duritate nemiloasa (1929-1933), Romania a izbutit, totusi, sa inregistreze un remarcabil progres in toate directiile, 1938 fiind anul de varf al Romaniei interbelice.

- Vorbiti de doua perioade exceptionale, domnule profesor! Ce se intampla astazi in Romania se afla la polul opus!

- Intr-adevar. Am ales aceste doua perioade tocmai pentru ca ele sunt cele mai potrivite spre a fi comparate. In toate cele trei cazuri, avem de-a face cu inaugurale: in 1859, asa cum am spus, se aseaza temelia statului roman modern; in 1918, se desavarseste unitatea nationala a romanilor; la 22 decembrie 1989, se inchide "paranteza" comunista, deschisa in 1945 de ocupantul sovietic, si se reintra pe fagasul dezvoltarii firesti a societatii romanesti. Veti fi de acord - sper - ca la cea mai sumara comparatie, perioada postdecembrista apare cu o intristatoare saracie de rezultate. Suntem liberi, este adevarat, dar a progresat in vreo directie Romania? Sunt, astazi, romanii mai fericiti? Exista un mare ideal national care sa-i mobilizeze pe romani? In raport cu 1859-1878 si 1918-1938, ultimii 20 de ani nu ne dau decat infime temeiuri de satisfactie si deloc de mandrie.
"Clasa politica s-a aruncat asupra Romaniei cu un singur gand: sa se imbogateasca. A jefuit cum nici hulitii fanarioti n-au facut-o"

- De ce, in ultimii 20 de ani, romanii nu au mai fost in stare sa repete performantele din perioadele pe care le-ati amintit?

- Parerea mea este ca perioadele de progres sunt asigurate de conjugarea eforturilor elitei politice si intelectuale cu angajarea plenara a maselor intr-un proiect national, mobilizator si stimulator. In 1859, generatia pasoptista (Mihail Kogalniceanu, Ion C. Bratianu), cea mai creatoare generatie a istoriei romanesti, s-a aflat la unison cu societatea moldo-munteana, care voia unirea si independenta. In 1918, generatia Marii Uniri (Ion I. C. Bratianu, Take Ionescu, Nicolae Iorga) s-a aflat la unison cu societatea care voia "Romania Mare" si afirmarea ei pe plan european. Din 1989, societatea romaneasca a fost profund divizata (vezi "Piata Universitatii"), lipsita de un proiect national si incapabila sa-si mobilizeze resursele pentru a valorifica sansele ce i se ofereau: in primul rand, unirea Republicii Moldova cu Romania. Pe scurt, nici clasa politica, nici societatea romaneasca nu au fost in masura sa asigure inauguralului din decembrie 1989 justificarea imenselor posibilitati oferite de caderea comunismului.

- Cu alte cuvinte, putem vorbi de o "ratare" postcomunista a Romaniei?

- Vorbim de clasa politica si de societatea romaneasca. Cea dintai a intrunit trei superlative: cea mai incompetenta, cea mai lacoma si cea mai aroganta din istoria Romaniei. Lipsita de expertiza, avida de capatuiala si sigura de impunitate, ea s-a aruncat asupra Romaniei cu un singur gand: sa se imbogateasca. A jefuit cum nici hulitii fanarioti n-au facut-o. Responsabilitatea ei fata de situatia catastrofala a Romaniei este imensa. Astazi, constatam ca industria este lichidata, agricultura e la pamant, sistemul de sanatate in colaps, invatamantul in criza, individualitatea Romaniei pe plan international disparuta. Criza economica nu a facut decat sa agraveze relele care au precedat-o. Incompetenti, guvernantii nu au stiut sa atenueze socul crizei ce ne-a lovit. Daca Romania profunda se zbate in dificultati si deznadejde, clasa politica prospera. Case peste case (oameni politici cu patru, cinci, sase locuinte; te intrebi ce vor fi facand in ele), vile in tara si strainatate, masini de lux etc. s-au strans in proprietatea clasei politice. Stiam ca avutia este rezultatul unei activitati economice. Acum, vedem ca politica este mijlocul cel mai sigur de imbogatire.

"Un popor de oi naste un guvern de lupi"

- Cine este vinovat de aceasta situatie?

- Cred ca principalul vinovat de aceasta situatie este insusi poporul roman! El ilustreaza perfect observatia ca "un popor de oi naste un guvern de lupi". Spiritul de demisie, pasivitatea, resemnarea romanilor, au permis clasei politice sa-si bata joc, nepedepsita, de tara. Lipsit de spirit civic, poporul roman nu a fost capabil, in acesti 20 de ani, sa traga la raspundere clasa politica sau sa "tempereze" setea ei de inavutire. Pe roman nu-l intereseaza situatia generala. Daca prin fin, nas, cumnat, amic etc., si-a rezolvat pasul lui, restul duca-se stim noi unde! Mostenirea multiseculara a lui hatar si bacsis a ramas atotputernica. Cum sa indrepti o tara, cand cetatenii ei se gandesc fiecare la sine si nu la binele comun!? Astazi, asistam la situatii si mai dramatice. Romanii pleaca - din nevoia de castig - sa lucreze in Spania sau Italia, sa lupte in Afganistan. Energii si vieti se irosesc astfel in beneficii straine. Nu poti sa-i condamni: mai bine sa lucreze pentru straini, decat pentru noii ciocoi postdecembristi, care ii trateaza cu un dispret suveran.

- Intrarea Romaniei in NATO si UE a fost, totusi, o biruinta postdecembrista.

- Sa fim seriosi! Am intrat in NATO pentru ca SUA, factorul decisiv al Aliantei, au vrut-o. Aduceti-va aminte ca, in 1997, cand Romania a dus o campanie pe cat de zgomotoasa, pe atat de inutila, SUA ne-au inchis usa la summit-ul de la Madrid. In dorinta de a castiga bunavointa Washingtonului, am incheiat tratatul dezastruos cu Ucraina, fara a obtine nici un folos. Dupa 11 septembrie 2001, evaluarea americana s-a schimbat radical. In lupta impotriva terorismului islamic, SUA aveau nevoie de noi aliati; in acest context, Romania a devenit membra a NATO. A fost o decizie americana, nu un merit al guvernantilor romani. O situatie similara, si in cazul intrarii in Uniunea Europeana. Directoratul marilor puteri ale Uniunii a decis extinderea ei in Est. Daca avem un dram de sinceritate, trebuie sa recunoastem ca suntem inca departe de a fi o tara la nivelul standardelor vest-europene, care sunt ale Uniunii. Directoratul marilor puteri a considerat insa ca este in interesul sau aceasta extindere, si atunci, la gramada - iertati-mi expresia! - am intrat si noi.

"Patriotismul e privit, in anumite cercuri ale intelectualitatii noastre si ale societatii civile, ca o boala rusinoasa"

- Ce-i lipseste Romaniei pentru a fi din nou ceea ce a fost candva?

- O "mare idee", un mare proiect national. Inainte de 1859, a fost Unirea; inainte de 1918, a fost desavarsirea Unirii. Astazi nu ne mai insufleteste nici un ideal mobilizator. In perioada interbelica, Cioran ar fi vrut ca Bucurestiul sa devina Bizantul sud-estului Europei. Si, fara nici o exagerare patriotarda, ar fi putut deveni. Astazi nici nu vrem, nici nu putem sa ne afirmam. Economic, Romania a devenit o piata de import. Nu cunosc vreun produs romanesc vestit la export. Practic, suntem un fel de colonie. In politica externa, am disparut de pe harta diplomatica a Europei. In plan cultural, scriitorii romani asteapta, in continuare, Nobelul... In stadiul actual, cred ca sectorul in care Romania ar fi putut sa se manifeste cu sanse de succes era cel cultural-stiintific. Din nefericire, guvernantii postdecembristi si-au batut joc de invatamantul romanesc, supus la tot felul de "reforme" si "programe" inepte si distructive. Daca, din randul elevilor sau studentilor, au iesit elemente de valoare, ele sau au plecat in strainatate sau au disparut in mediocritatea din tara. Aveam sansele sa fim Bizantul Europei de Sud-Est. Am ramas insa la periferia Europei.

- Mondializarea ameninta structura fiintei nationale. Se poate sustrage Romania acestui carusel mortal?

- Mondializarea este un proces caruia Romania nu i se poate sustrage, dar caruia ii poate rezista. Nu o rezistenta, as spune, de caracter antagonic, ci printr-o afirmare a identitatii nationale. In Franta, tara cu o atat de veche si stralucita cultura, guvernul a initiat o dezbatere despre identitatea nationala. La noi, cand cineva abordeaza aceasta problema, se aud imediat voci care il acuza ca este nationalist, nostalgic etc. Patriotismul e privit, in anumite cercuri ale intelectualitatii noastre si ale societatii civile, ca o boala rusinoasa. Americanii - ii am in vedere pe cetatenii SUA - ne ofera cel mai frumos exemplu de patriotism. Noi, care ii copiem in atatea privinte, ramanem indiferenti la minunata lor pilda.

- Mai poate fi patriotismul o valoare in zilele noastre?

- Daca vorbim de un patriotism lucid, da, fara indoiala. Eu unul am aderat la principiul atat de sanatos al "Junimii": "Patriotism in limitele adevarului". Sa-mi iubesc tara si poporul, dar sa nu le ascund niciodata defectele. Poate este o deformare de istoric, dar cred ca identitatea nationala are o componenta esentiala: memoria istorica. Traditia se cultiva, in primul rand, prin cunoasterea istoriei. Cand monumentele istorice se paraginesc si se ruineaza, memoria istorica e pe cale de disparitie.

- Cum credeti ca vor judeca perioada postdecembrista urmasii nostri de peste o suta de ani?

- Peste o suta de ani, cred ca judecata urmasilor si, intre ei, a istoricilor, va fi foarte severa. Anii 1989-2009 vor fi considerati o perioada de declin, clasa politica si poporul roman impartind, in egala masura, responsabilitatea pentru aceasta trista realitate. Sa dea Dumnezeu ca atunci, peste un secol, Romania sa aiba situatia fericita pe care a ratat-o astazi!
 
Autor: Ion Longin Popescu - Sursa: formula-as.ro

Ion Longin Popescu

Redactor

Nascut in comuna Barbatesti, judetul Gorj, la data de 6 februarie 1949, urmeaza cursurile Facultatii de Litere din Bucuresti intre anii 1968-1972. Dupa absolvire este angajat ca redactor la ziarul "Viata Satului", iar din 1974, la revistele "Viata Studenteasca" si "Amfiteatru". Din 1978 pana in 1989, lucreaza ca redactor la revista pentru romanii de pretutindeni, "Tribuna Romaniei". Din 1989 pana in 2005 este redactor la revista pentru emigratie "Curierul Romanesc", editata de Institutul Cultural Roman. In paralel, din anul 2000, este angajat ca redactor la "Formula AS", unde tine saptamanal pagina a 3-a a revistei, dedicata interviului. In 1974, a debutat la revista "Luceafarul", devenind colaboratorul Sanzianei Pop. In 1979, primeste Premiul Anual pentru reportaj al revistei. In 1982 ii apare volumul de proze scurte si reportaje literare "Strigarea Numelor", la editura Eminescu. Un an mai tarziu volumul este recompensat cu Premiul Tineretului. In 1986, publica la Editura Artexim volumul de reportaje si evocari, in limba engleza, "Land of Promise", care obtine Premiul "Eminescu" al Clubului Romano - Canadian din Canada. Dupa 1989 isi continua activitatea publicistica la revistele Curierul Romanesc, Formula AS, Privirea, Oameni in Top si la ziarele Curentul si Transilvania Jurnal. Publica in "Arcasul" si "Bucovina" de la Cernauti, in "Radacini" din Kitchener, Canada si in publicatii periodice din diaspora. Colaboreaza la revista "Focus" si la almanahul "Romanian-American Yellow Pages" din Chicago. In 1999, este pentru scurt timp redactor sef al revistei "Privirea". In anul 2003 obtine Premiul pentru Ecologie si Protectia Mediului din partea Guvernului Romaniei, iar in aprilie 2004 i se acorda diploma Distinctia Culturala a Academiei Romane, cu ocazia aniversarii a 138 de ani de la infiintarea sa. In 2000 colaboreaza la traducerea volumului "Voi fugi si voi fi liber" de Aron Bonca. In 2002 publica, in colaborare cu Ilie Traian, volumul aniversar "Romanii si Luminile Vienei"; ambele carti apar la editura Danubius. Ion Longin Popescu este unul dintre cei 11 autori de eseuri care alcatuiesc culegerea "Prezenta Romaniei in istoria Braziliei", editura Univers (2002). In 2005, publica volumul de interviuri si editoriale "O Insula a Serpilor in Centrul Romaniei", la Editura Romania Pur si Simplu. In prezent este redactor principal la Formula AS, dedicandu-se interviului si luptei pentru protectia mediului.

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Ecuador is expected to announce a decision within the next week on whether to grant WikiLeaks founder Julian Assange political asylum. Assange has taken refuge in the Ecuadorean embassy in London in a bid to avoid extradition to Sweden and ultimately, he says, to the United States. On a visit to Ecuador, Assange’s attorney, the Spanish judge Baltazar Garzón, said the British government would have no legal grounds to block Assange’s journey to Ecuador should he be granted asylum.


Baltasar Garzón: "Hypothetically, if asylum is granted, Great Britain can’t say they won’t send him. One can always say no. We are tired of seeing international conventions being breached or not agreed with by different countries. But legally, they can’t do it because Ecuador is a sovereign state, a free, democratic state, exactly like the U.S., nothing more, nothing less."

Source: democracynow.org - A DAILY INDEPENDENT GLOBAL NEWS HOUR - With Amy Goodman & Juan González

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Cunoscutul blogger Alexei Navalni care a energizat protestele de strada împotriva lui Putin înainte si dupa alegerile prezidentiale este acuzat de delapidare. Procesul va diviza si mai mult opozitia radicala la adresa Kremlinului, dar ar putea sa-i creasca pe termen lung capitalul politic tânarului lider, crede Lilit Gevorgyan, experta în spatiul CSI la firma de consultanta IHS Global Insight.

Procesul de delapidare intentat lui Navalni în 2010 a fost redeschis pe 31 iulie în fata unui tribunal moscovit. Exista temerea ca se încearca eliminarea sa de pe scena politica, cât si oprirea activitatii sale sustinute de combatere a coruptiei prin expunerea acesteia.

Avocatul de 36 de ani a devenit cunoscut si popular tocmai prin  campaniile sale anti-coruptie, desfasurate prin intermediul site-ului de Internet Rospil.ru, care a reusit sa adune fonduri semnificative expunându-i pe oficialii de stat suspectati de savârsirea unor fapte de coruptie. Navalni a facut ani de zile astfel de dezvaluiri, prin cumpararea de pachete minoritare de actiuni la companii mari de stat si prin exercitarea dreptului sau de a cere si a primi acces la operatiunile interne ale acestora, în calitate de actionar. El si-a asigurat chiar si un loc în board-ul Aeroflot, cea mai mare companie aeriana rusa, cu ajutorul unuia dintre actionari, miliardarul Alexander Lebedev.

În protestele spontane anti-guvernamentale din decembrie anul trecut, Navalni a reusit sa-si creioneze un profil de lider politic al opozitiei pentru ca a fost omul care i-a adus, chiar daca pentru putina vreme, pe liberali si pe ultranationalisti împreuna în efortul de a opri realegerea lui Vladimir Putin din martie. Dar dupa esuarea acestui obiectiv, alianta conjuncturala s-a rupt.

Acuzatii vechi si noi

Initial Navalni fusese acuzat ca a prejudiciat bugetul regiunii Kirov din nordul Rusiei cu 40.000 de dolari în perioada în care lucra ca si consilier al guvernului regional. În prezent, la aceste acuzatii se adauga aceea ca s-ar fi asociat cu o mica firma de cherestea pentru a fura lemn de la fabrica de cherestea de stat KirovLes, producând un prejudiciu de 16 milioane de ruble. Navalni a respins însa acuzatiile ca fiind absurde si l-a acuzat pe Putin ca „trimite dupa gratii pe toti cei care-i sunt incomozi”.

Activistul anti-corupție Alexei Navalni, acuzat de delapidare, se prezintă în fața Comitetului de Investigații.

Daca tânarul blogger va fi arestat, el va câstiga si mai mult capital politic ca urmare a statutului sau de prizonier politic, crede analista Lilit Gevorgyvan. Deocamdata însa o condamnare a sa ar fi un semnal puternic dat de autoritatile ruse ca nu vor mai tolera proteste de strada din partea opozitiei radicale. Scaderea numarului protestatarilor si divizarea miscarii de opozitie le-a permis autoritatilor sa ignore cererile acestora de reforma politica.

„Opozitia rusa este în continuare în faza de formare, dar închiderea lui Navalni nu va face decât sa-i galvanizeze pe sustinatorii sai sa duca mai departe campania sa împotriva coruptiei pe care o considera cea mai mare amenintare la adresa Rusiei. Iar capitalul politic pe care îl va dobândi prin intrarea în cercul detinutilor politici cunoscuti, îl va putea folosi cu siguranta în viitor”, concluzioneaza Gevorgyan. 

Sursa: Adevarul.ro

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Nici macar Ceausescu nu-si imagina în 1966 o autostrada pe care sa se circule cu maximum 100 de km/h.

Ne-am uitat pe raportul IPTANA unde sunt prinse informatii pretioase despre viziunea lui Ceausescu asupra autostrazilor care s-au proiectat în timpul sau.

Nu mica ne-a fost mirarea sa vedem ca pentru Autostrada Bucuresti - Pitesti, "elementele geometrice au fost proiectate pentru viteza de baza de 140km/h" desi saraca Dacie 1310, aparuta abia în 1983, nici nu putea sa ajunga la o asemenea viteza.

Executia autostrazii Bucuresti-Pitesti s-a derulat în perioada 1967-1979, se arata în raportul IPTANA.

RESTRICTII de viteza pe cea mai asteptata AUTOSTRADA

Pe autostrada Bucuresti-Ploiesti, care s-a deschis circulatiei pe data de 19 iulie 2012, la 45 de ani de la primele proiecte de autostrada din România, se circula cu o restrictie de viteza de 100 km/h.

Septimiu Buzasu, secretar de stat în cadrul Ministerului, a precizat ca viteza maxima admisa pe autostrada Bucuresti - Ploiesti este de 100 km/h, urmând sa fie ridicata la 130 km/h abia dupa ce soferii se vor acomoda si daca nu se vor înregistra accidente sau incidente.

Sursa: capital.ro

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FASCISM = POLICE?!

 

The video shows some very disturbing images including police firing rubber bullets and letting a dog loose on a woman holding a baby. To talk more about what is going on in Anaheim, RT's Kristine Frazao is joined by Michael Prysner of the ANSWER Coalition.

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28/11/2014 @ 21:58:30
By jessica
sir are you encouraging people participate in some kind of game? ...where people give up their power? It never worked before .... that’s why I suggest instead of give up your power, exercise it from y...
05/10/2014 @ 08:45:09
By James Smith
Asta e marihoana nu?ei cine te poate opri so faci ,eu nu prefer astfel de fistractie deoarece am vazut ca dupa nu mai faci altceva fecit ca dormi bine,nu am incercat nu incerc dar nu opresc pe nimeni ...
30/09/2014 @ 09:34:56
By Miulesvu Corina Lucia
tovaraseilor .. nu confundati un sifonar sau turnator cuun ofiter sub acoperire.. e o mare diferenta ...
29/09/2014 @ 13:07:51
By Alex Andu
... deci şi Toma e securist, logic!
27/09/2014 @ 15:49:04
By Bogdan Sith Huşanu
Mai voinicilor,voi nu stiati ca inainte de 89,securistii erau omul si copacul,,ei acum sint si mai multi,cred ca au dat si lastari,ce naiba..!..
27/09/2014 @ 15:45:01
By Toma Pasculea


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