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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Oamenii de stiintă sugerează că persoanele care trăiesc în părtile nordice ale lumii au creierul si ochii mai mari pentru a-i ajuta să treacă peste iernile lungi si întunecate.

Cercetatorii de la Universitatea Oxford au studiat cele două cavităti osoase ale craniului în care se află globul ocular si capacitatea creierului a 55 de cranii umane de la 12 populatii diferite din întreaga lume si au constatat că populatiile umane au creierul cu atât mai mare, cu cât trăiesc mai departe de Ecuator.

Cu cât trăiești mai departe de Ecuator, cu atât ai creierul mai mare

Această diferentă a mărimii creierului nu se datorează inteligentei crescute a populatiilor, ci nevoilor acestora de a avea zone ale vederii mai mari în creier, care să se acomodeze la lumina redusă întâlnită la latitudinile mari, au concluzionat cercetătorii.

Craniile utilizate la studiu datează din anii 1800 si include exemplare ale populatiilor indigene din Anglia, Australia, Insulele Canare, China, Franta, India, Kenya, Micronezia, Scandinavia, Somalia, Uganda si Statele Unite ale Americii.

Cercetătorii au împărtit dimensiunea cavitătilor oculare si a cavitătii creierului în functie de latitudinea fiecărei tări de origine si au descoperit că dimensiunile ochilor si a creierului sunt strâns legate de latitudinea la care a trăit fiecare populatie.

Robin Dunbar sustine că rezultatele studiului dezvăluie viteza cu care oamenii au evoluat pentru a face fată schimbărilor noilor habitate.

În urma măsurătorilor, s-a stabilit că cel mai mare creier a apartinut populatiilor care au trăit în Scandinavia, iar cel mai mic creier a apartinut populatiilor microneziene.

Sursa: Reuters - via Descopera.ro

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Electron micrograph of H. pylori

It's widely recognized that asthma rates have increased significantly since the 1960's and continue to rise. With increases in asthma and other allergic diseases centered on industrialized nations, a recent hypothesis suggested that the disappearance of specific microorganisms that populate the human body due to modern hygiene practices might be to blame. Now researchers claim they have confirmed this hypothesis by proving that a certain gastric bacterium provides reliable protection against allergy-induced asthma.

The hygiene hypothesis states that modern hygiene practices and overuse of antibiotics have led to a lack of early childhood exposure to infectious agents, symbiotic microorganisms and parasites, which has suppressed the natural development of the body's immune system. Scientists from the University of Zurich and the University Medical Center of the Johannes Gutenberg University Mainz are now saying that the increase in asthma could be put down to the specific disappearance of the gastric bacterium Helicobacter pylori (H. pylori) from Western societies.

H. pylori is a bacterium that is resistant to gastric acid and it is estimated that it could currently infect around half of the world's population. While it can cause gastritis, gastric and duodenal ulcers, and stomach cancer under certain conditions, over 80 percent of individuals infected with the bacterium are asymptomatic. However, even if the patient doesn't show any symptoms, H. pylori is often killed off with antibiotics as a precaution.

For their study, the researchers infected mice with H. pylori bacteria at different stages of their development. They found that mice that were infected at just a few days old developed immunological tolerance to the bacterium and reacted insignificantly or not at all to strong, asthma-inducing allergens. Mice that were not infected until they had reached adulthood, however, had a much weaker defense.

"Early infection impairs the maturation of the dendritic cells and triggers the accumulation of regulatory T-cells that are crucial for the suppression of asthma," explains Anne Müller, a professor of molecular cancer research at the University of Zurich.

The researchers also found that if the regulatory T-cells were transferred from infected mice to uninfected mice, they too enjoyed effective protection against allergy-induced asthma. Additionally, mice that had been infected early lost their resistance to asthma-inducing allergens in H. pylori was killed off in them using antibiotics.

According to lung and allergy specialist Christian Taube, a senior physician at III. Medical Clinic of the Johannes Gutenberg University Mainz, the new results that are published in the Journal of Clinical Investigation confirm the hypothesis that the increase in allergic asthma in industrial nations is linked to the widespread use of antibiotics and the subsequent disappearance of micro-organisms that permanently populate the human body.

"The study of these fundamental mechanisms is extremely important for us to understand asthma and be able to develop preventative and therapeutic strategies later on," he said.

Source: GizMag

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By Admin (from 21/10/2011 @ 08:00:16, in it - Scienze e Societa, read 647 times)

“Non vogliamo ancora dare alcuna interpretazione – teorica o fenomenologica – ai dati ottenuti”. La frase è riportata nello studio che potrebbe essere un vero e proprio terremoto per il mondo della fisica delle particelle. All'esperimento Opera del Cern, al quale lavorano anche ricercatori italiani dell'Infn, hanno ottenuto risultati che suggeriscono l'erroneità di uno dei princìpi fondamentali su cui si basa la Relatività speciale di Einstein. Sembrerebbe che alcuni neutrini, lanciati dal laboratorio di Ginevra verso quelli del Gran Sasso, abbiano percorso i 730 km di distanza tra i due laboratori a una velocità superiore a quella della luce: 299.792.458 m/s più 60 nanosecondi.

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L'osservazione di oltre 15.000 eventi registrati dai fisici italiani sembrerebbe infatti mostrare che i neutrini possano superare quella velocità di una quantità infinitesima, ovvero che viaggino a una velocità di 20 parti per milione al di sopra di quel limite. Per ottenere questo valore, i fisici del Cern e quelli del Gran Sasso hanno dovuto sincronizzare la misura dei tempi tra i due laboratori e calcolare con alta precisione anche la reale distanza tra la sorgente, a Ginevra, e il rilevatore, nell'Appennino italiano: questa è stata calcolata con un'incertezza di appena 20 cm su un percorso di 730km. Il tempo di volo dei neutrini è invece stato determinato con una precisione di meno di 10 nanosecondi, usando Gps avanzati e orologi atomici.

E' ovvio che gli stessi ricercatori consiglino la massima cautela, vista la portata della notizia. L’articolo è stato pubblicato stanotte in pre-stampa su ArXiv per essere sottoposto a una peer review, ovvero all'esame di tutta la comunità scientifica: “Dopo numerosi e attenti controlli e dopo che le misure sono state effettuate più volte, i dati sembrerebbero consistenti, ma l'impatto che un risultato di questo tipo potrebbe avere sull'intera comunità scientifica ci spinge a continuare la ricerca di eventuali errori sistematici ancora sconosciuti che ne diano una spiegazione più semplice”, si legge nello studio.

“Sebbene le nostre misure abbiano una bassa incertezza sistematica e un'elevata accuratezza statistica, e nonostante la fiducia riposta nei nostri risultati sia alta, siamo in attesa di confrontarli con quelli provenienti da altri esperimenti”, ha ribadito anche Dario Autiero, ricercatore del Cnrs che ha collaborato allo studio e che terrà un seminario (che può essere seguito online) a Ginevra per presentare i risultati.

La comunità scientifica è in fibrillazione, e il direttore di ricerca del Cern, Sergio Bortolucci, ha precisato che ulteriori ricerche sono già in atto per verificare il risultato. “Quando un esperimento si imbatte in un risultato apparentemente incredibile e non riesce a individuare un errore sistematico che abbia prodotto quella misura, la procedura standard è sottoporlo a una più ampia indagine. Esattamente ciò che sta facendo la collaborazione Opera: è una corretta pratica scientifica ”, ha commentato lo scienziato. “Se questa misura fosse confermata potrebbe cambiare la nostra visione della fisica ma dobbiamo essere sicuri che non esistano altre, più banali, spiegazioni”.

Della stessa idea è anche il presidente dell'Infn Roberto Petronzio, che parla di ulteriori esperimenti in corso: “Come molte altre volte nella storia della scienza, si è arrivati a un’osservazione sorprendente partendo da un esperimento che cercava tutt’altro. Le evidenze statistiche raggiunte dall’esperimento Cern-Infn Gran Sasso lo hanno spinto a pubblicare, diventa ora essenziale ripeterlo in altre condizioni. Del resto, al Gran Sasso abbiamo un’altra situazione analoga. L’esperimento Dama sulla materia oscura, ad esempio, ha una evidenza statistica positiva schiacciante, e a questo punto si attendono nuove conferme statistiche indipendenti”.

Riferimento: arXiv:1109.4897

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Cititoarele de amprente nu mai pot fi păcălite cu ajutorul degetelor amputate

De-a lungul timpului, atât jeleurile, cât si degetele amputate au fost folosite ca tehnici de înselare a detectorului de amprente. În prezent, o companie germană numită Dermalog Identification Systems se foloseste de modul în care pielea umană îsi schimbă culoarea sub presiune pentru a bloca accesul persoanleor care utilizează jeleuri si degete amputate pentru a intra într-o zonă protejată de un sistem de detectare a amprentelor.

Principala problemă a detectoarelor de amprente folosite în ziua de astăzi este aceea că ele răspund la prezenta imaginii unei amprente, indiferent dacă aceasta apartine unui corp viu, dacă este o amprentă imprimată pe un jeleu de tip "gummy bear" sau dacă amprenta este pe un deget amputat.

Chiar dacă scenariul în care un răufăcător foloseste un deget amputat pentru a avea acces la o zonă protejată pare smulsă dintr-un film de actiune, problema este una reală, acesta fiind motivul pentru care compania germană a căutat o solutie.

Bazându-se pe faptul că pielea îsi schimbă culoarea sub presiune, Dermalog a utilizat această caracteristică pentru a face imposibilă autentificarea cu un deget amputat sau cu o amprentă reprodusă pe un alt mediu.

Atunci când apesi cu degetul pe o suprafată, sângele din acea zonă este îndepărtat, iar zona devine mai albă. Un studiu efectuat de cei de la Dermalog, publicat în Forensic Science International, sugerează că albirea degetelor sub presiune este una previzibilă si măsurabilă. Degetele persoanelor vii absorb lumina la o lungime de undă de 550 nanometri atunci când are loc primul contact, iar după ce se albesc, acestea absorb lumina la o lungime de undă de 1.450 nanometri. În cazul degetelor amputate, această diferentă de culoare nu poate fi observată, deoarece în vasele capilare ale acestora nu mai curge sânge.

Pentru a identifica indicatorul lungimilor de undă, cercetătorii au testat "reflexiile si spectrele de transmisie în regiunea lungimilor de undă de la 400 nm la 1650 nm", atât pe voluntari vii, cât si pe cadavre.

Asadar, atât scenaristii filmelor de actiune cât si adevăratii răufăcători vor fi nevoiti să inventeze alte scenarii pentru a penetra un sistem protejat de un cititor de amprente.

Sursa: The Register

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Today's silicon-based microprocessor chips rely on electric currents, or moving electrons, that generate a lot of waste heat. But microprocessors employing nanometer-sized bar magnets -- like tiny refrigerator magnets -- for memory, logic and switching operations theoretically would require no moving electrons.

Such chips would dissipate only 18 millielectron volts of energy per operation at room temperature, the minimum allowed by the second law of thermodynamics and called the Landauer limit. That's 1 million times less energy per operation than consumed by today's computers.

"Today, computers run on electricity; by moving electrons around a circuit, you can process information," said Brian Lambson, a UC Berkeley graduate student in the Department of Electrical Engineering and Computer Sciences. "A magnetic computer, on the other hand, doesn't involve any moving electrons. You store and process information using magnets, and if you make these magnets really small, you can basically pack them very close together so that they interact with one another. This is how we are able to do computations, have memory and conduct all the functions of a computer."

Lambson is working with Jeffrey Bokor, UC Berkeley professor of electrical engineering and computer sciences, to develop magnetic computers.

"In principle, one could, I think, build real circuits that would operate right at the Landauer limit," said Bokor, who is a codirector of the Center for Energy Efficient Electronics Science (E3S), a Science and Technology Center founded last year with a $25 million grant from the National Science Foundation. "Even if we could get within one order of magnitude, a factor of 10, of the Landauer limit, it would represent a huge reduction in energy consumption for electronics. It would be absolutely revolutionary."

One of the center's goals is to build computers that operate at the Landauer limit.

Lambson, Bokor and UC Berkeley graduate student David Carlton published a paper about their analysis online in the journal Physical Review Letters.

Fifty years ago, Rolf Landauer used newly developed information theory to calculate the minimum energy a logical operation, such as an AND or OR operation, would dissipate given the limitation imposed by the second law of thermodynamics. (In a standard logic gate with two inputs and one output, an AND operation produces an output when it has two positive inputs, while an OR operation produces an output when one or both inputs are positive.) That law states that an irreversible process -- a logical operation or the erasure of a bit of information -- dissipates energy that cannot be recovered. In other words, the entropy of any closed system cannot decrease.

In today's transistors and microprocessors, this limit is far below other energy losses that generate heat, primarily through the electrical resistance of moving electrons. However, researchers such as Bokor are trying to develop computers that don't rely on moving electrons, and thus could approach the Landauer limit. Lambson decided to theoretically and experimentally test the limiting energy efficiency of a simple magnetic logic circuit and magnetic memory.

The nanomagnets that Bokor, Lambson and his lab use to build magnetic memory and logic devices are about 100 nanometers wide and about 200 nanometers long. Because they have the same north-south polarity as a bar magnet, the up-or-down orientation of the pole can be used to represent the 0 and 1 of binary computer memory. In addition, when multiple nanomagnets are brought together, their north and south poles interact via dipole-dipole forces to exhibit transistor behavior, allowing simple logic operations.

"The magnets themselves are the built-in memory," Lambson said. "The real challenge is getting the wires and transistors working."

Lambson showed through calculations and computer simulations that a simple memory operation -- erasing a magnetic bit, an operation often called "restore to one" -- can be conducted with an energy dissipation very close, if not identical to, the Landauer limit.

He subsequently analyzed a simple magnetic logical operation. The first successful demonstration of a logical operation using magnetic nanoparticles was achieved by researchers at the University of Notre Dame in 2006. In that case, they built a three-input majority logic gate using 16 coupled nanomagnets. Lambson calculated that a computation with such a circuit would also dissipate energy at the Landauer limit.

Because the Landauer limit is proportional to temperature, circuits cooled to low temperatures would be even more efficient.

At the moment, electrical currents are used to generate a magnetic field to erase or flip the polarity of nanomagnets, which dissipates a lot of energy. Ideally, new materials will make electrical currents unnecessary, except perhaps for relaying information from one chip to another.

"Then you can start thinking about operating these circuits at the upper efficiency limits," Lambson said.

"We are working now with collaborators to figure out a way to put that energy in without using a magnetic field, which is very hard to do efficiently," Bokor said. "A multiferroic material, for example, may be able to control magnetism directly with a voltage rather than an external magnetic field."

Other obstacles remain as well. For example, as researchers push the power consumption down, devices become more susceptible to random fluctuations from thermal effects, stray electromagnetic fields and other kinds of noise.

"The magnetic technology we are working on looks very interesting for ultra low power uses," Bokor said. "We are trying to figure out how to make it more competitive in speed, performance and reliability. We need to guarantee that it gets the right answer every single time with a very, very, very high degree of reliability."

Source: Science Daily

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Secondo la denuncia lanciata sul Guardian da Paul Paquet, ricercatore della Raincoast Conservation Foundation, il governo canadese vorrebbe adottare questa strategia per salvare una delle popolazioni di renne più minacciate dell’intero paese, e della quale il lupo e l’orso sono i principali predatori.

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Strategia che, allo stesso tempo, servirebbe a garantire la continuazione delle attività industriali della zona.
In realtà, il piano di recupero per il caribù proposto dall’Environment Canada è ancora in fase di discussione e si sofferma appena sul controllo dei predatori come possibile scappatoia. Tuttavia, stando alle parole del ministro Peter Kent, rimedi alternativi come la costruzione di aree protette delimitate da barriere sarebbero economicamente proibitivi per lo Stato di Alberta, e in ogni caso verrebbero ugualmente contestati perché inadeguati. Ecco quindi che, agli occhi del governo canadese, l’abbattimento intensivo dei lupi (le stime parlano addirittura di cento individui ogni quattro renne da salvare) rimarrebbe l’unica ipotesi attuabile: d’altra parte, come sottolinea lo stesso Kent, “il pubblico ha già accettato strategie simili altrove, come la caccia delle alci nel Newfoundland e Labrador”.

L’abbattimento programmato degli animali è, in effetti, uno strumento di controllo normalmente utilizzato nei parchi e nelle aree protette e, per quanto crudele, può essere necessario per tutelare gli ecosistemi. "Ma, sebbene in Canada il lupo non sia una specie protetta, il suo prelievo in natura non è mai previsto", spiega Luigi Boitani, ordinario di Biologia e conservazione della fauna selvatica presso La Sapienza di Roma, che da anni studia l’ecologia del lupo: "In ogni caso, per qualsiasi specie, non è mai uno strumento necessario. La natura non ne ha bisogno, è piuttosto l’essere umano che lo rende necessario per indirizzare l’ecosistema in una certa maniera. Inoltre, i numerosi esperimenti condotti in America sui lupi hanno mostrano come non sempre l'abbattimento funzioni: dipende, infatti, dalla densità di prede e predatori e dal contesto ecologico; in questo caso in particolare, manca uno studio che accerti la reale situazione”.

Insomma, si stratta di una scelta che oltre ad essere scientificamente inappropriata, potrebbe rivelarsi inutile in questo contesto. Infatti, come si legge sul piano del ministero dell’ambiente canadese e come denunciano i biologi della conservazione, nello Stato di Alberta la principale minaccia di estinzione per i caribù è rappresentata da diversi fattori - alcuni non del tutto chiari - il più importante dei quali è la distruzione delle foreste boreali, cominciata oltre un secolo fa e oggi dovuta soprattutto allo sfruttamento delle sabbie bituminose per la produzione del petrolio. “Dunque - spiega Paul Paquet - i caribù stanno scivolando da tempo verso l’estinzione; e non per quello che fanno i lupi o gli altri predatori, ma per ciò che l’essere umano ha già fatto”. Così, perseguitare i lupi per salvare le renne, anziché tutelare l’habitat, permetterebbe di “salvare” anche i profitti dell’industria petrolifera.

È propro la degradazione dell’ambiente, infatti, ad alterare il normale equilibrio tra preda e predatore: la scarsità di cibo e di spazio disponibili riduce le probabilità di sopravvivenza e di riproduzione delle renne, le costringe in aree circoscritte e le rende, infine, facili prede dei lupi. Ma abbattere questi ultimi, in ogni caso potrebbe non essere la soluzione. Come sottolinea Paquet, se anche si annientassero le popolazioni locali, altri individui arriverebbero dai territori vicini per sostituirle. In quest’ottica, quindi, anziché cercare un capro espiatorio per mettere in atto un rimedio che potrebbe rivelarsi solo temporaneo, sarebbe più sensato adottare una strategia che sia in grado di frenare la vera minaccia – per esempio limitare l’impatto delle attività umane sull’ecosistema e favorire l’integrazione tra essere umano e natura - provando a risolvere davvero il problema.

Fonte: galileonet.it

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Rusia si partenerii săi plănuiesc să scufunde Statia Spatială Internatională (SSI) în ocean, la sfârsitul ciclului său de viată după 2020, astfel încât să părăsească spatiul si să nu lase în urma sa reziduuri.

Stația Spațială Internațională își va găsi sfârșitul în ocean, la fel ca Mir

"Nu putem lăsa statia pe orbită, e prea complexă si totodată un obiect prea mare ce ar putea lăsa în urmă multe deseuri spatiale periculoase", au explicat oficialii rusi. O bucată de deseu spatial a trecut pe lângă statia spatială în urmă cu o lună si i-a determinat pe cei sase membri ai echipajului să fugă către ambarcatiunea de salvare.

Statia Spatială Internatională, ce orbitează la 350 de kilometri de Pământ, este o platformă sofisticată destinată experimentelor stiintifice, aducând împreună agentiile spatiale din Rusia, Statele Unite ale Americii, Europa, Japonia si Canada.

Lansată în 1998, statia era programată initial să rămână în spatiu pentru 15 ani, termenul fiind prelungit până în anul 2020.

Urmând să-si găsească sfârsitul într-un "mormânt acvatic", Statia Spatială Internatională va avea aceeasi soartă ca si predecesorul său, statia spatială Mir, pe care Rusia a scufundat-o în Oceanul Pacific, în 2001, după 15 ani în serviciu.

În această lună, Moscova a proclamat începutul "erei Soyuz", după ce ultimul zbor al navetei americane Atlantis a lăsat sistemul rus drept singurul mijloc de transportare a astronautilor către SSI.

Rusia proiectează în prezent o nouă navă spatială care să înlocuiască capsula Soyuz, care este de unică folosintă, cu exceptia sectiunii în care astronautul se întoarce pe Pământ.

Testele acestei nave vor începe în 2015, rusii anuntând că aceasta "va avea elemente multifunctionale al căror nivel va fi mult mai ridicat decât cele folosite în prezent", iar Rusia va concura cu Statele Unite în construirea navei spatiale de nouă generatie.

Este încă neclar ce va urma după SSI si dacă omenirea va avea parte de un înlocuitor al acesteia pe orbita Pământului.

Sursa: AFP - via Descopera.ro

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In the long term the technology could be used by customers to design many different products themselves -- tailor-made to their needs and preferences.

Using new digital technology the printer allows you to create your own designs on a computer and reproduce them physically in three dimensional form in chocolate.

The project is funded as part of the Research Council UK Cross-Research Council Programme -- Digital Economy and is managed by the Engineering and Physical Sciences Research Council (EPSRC) on behalf of ESRC, AHRC and MRC. It is being led by the University of Exeter in collaboration with the University of Brunel and software developer Delcam.

Chocolate printer. (Credit: Image courtesy of EPSRC)

3-D printing is a technology where a three dimensional object is created by building up successive layers of material. The technology is already used in industry to produce plastic and metal products but this is the first time the principles have been applied to chocolate.

The research has presented many challenges. Chocolate is not an easy material to work with because it requires accurate heating and cooling cycles. These variables then have to be integrated with the correct flow rates for the 3-D printing process. Researchers overcame these difficulties with the development of new temperature and heating control systems.

Research leader Dr Liang Hao, at the University of Exeter, said: "What makes this technology special is that users will be able to design and make their own products. In the long term it could be developed to help consumers custom- design many products from different materials but we've started with chocolate as it is readily available, low cost and non-hazardous. There is also no wastage as any unused or spoiled material can be eaten of course! From reproducing the shape of a child's favourite toy to a friend's face, the possibilities are endless and only limited by our creativity."

A consumer- friendly interface to design the chocolate objects is also in development. Researchers hope that an online retail business will host a website for users to upload their chocolate designs for 3-D printing and delivery.

Designs need not start from scratch, the web- based utility will also allow users to see designs created by others to modify for their own use.

Dr Hao added: "In future this kind of technology will allow people to produce and design many other products such as jewellery or household goods. Eventually we may see many mass produced products replaced by unique designs created by the customer."

EPSRC Chief Executive Professor Dave Delpy said: "This is an imaginative application of two developing technologies and a good example of how creative research can be applied to create new manufacturing and retail ideas. By combining developments in engineering with the commercial potential of the digital economy we can see a glimpse into the future of new markets -- creating new jobs and, in this case, sweet business opportunities."

Source: ScienceDaily

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By Admin (from 19/10/2011 @ 08:00:48, in it - Osservatorio Globale, read 1044 times)

Imparare come trasportare un singolo elettrone tra due punti distanti tra loro, senza che questo perda informazione lungo il tragitto, è il primo (difficile) passo per la realizzazione dei computer quantistici. Ci sono vicini alcuni ricercatori dell'Università di Cambridge, che in uno studio pubblicato sulle pagine di Nature spiegano come siano riusciti a far “rimbalzare” fino a sessanta volte una particella carica da una parte all'altra di un filo elettrico. Una tecnologia che potrebbe essere usata per controllare il trasferimento di qubit (l'unità minima di dati in questi elaboratori) tra i componenti dei computer del futuro.

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Se si pensa a un cavo percorso da corrente probabilmente si immagina all'interno di esso un flusso ordinato di elettroni che viaggiano in una direzione precisa, da un capo all'altro del filo. La realtà però è decisamente diversa: ognuno di essi nel suo tragitto segue un complicato percorso a zig zag, lungo il quale può incontrare o girare intorno ad altre particelle cariche. Nell'interagire con l'ambiente che lo circonda, l'elettrone può smarrire l'informazione che sta trasportando: in questo caso si dice che lo stato quantico che lo rappresenta ha perso coerenza, e la particella non può più essere usata come messaggero di dati. Per ovviare al problema, gli scienziati britannici hanno dunque pensato di costruire una sorta di tappeto volante per intrappolare il singolo elettrone. In pratica si tratta di sollevarlo a livelli di energia superiori a quelli delle altre particelle, e lo si fa così viaggiare indisturbato per tratti relativamente lunghi.

Secondo l'idea dei ricercatori, infatti, per poterlo trasportare, il corpo carico deve venire inizialmente intrappolato in una piccola buca chiamata punto quantico (in inglese quantum dot), dentro un pezzo di un semiconduttore di arseniuro di gallio (GaAs). All'interno di quest'ultimo, il potenziale elettrostatico (ovvero il valore dell'energia del campo elettrico percepito in un punto da una particella carica) viene poi plasmato grazie a una brevissima onda sonora, che passa proprio attraverso la buca. Il segnale, che dura appena qualche miliardesimo di secondo, crea un canale ad energia più alta di quella degli altri elettroni, che collega il punto quantico su cui si trova l'elettrone a un altro quantum dot lontano qualche milionesimo di metro. L'onda che accompagna il potenziale elettrostatico preleva dunque l'elettrone e lo fa scivolare nel canale di energia, permettendogli di raggiungere l'altra buca, dalla quale viene nuovamente risucchiato.

“Il movimento è simile a quello che si ha nell'esofago quando ingoiamo un boccone e la contrazione successiva dei nostri muscoli accompagna il cibo dalla bocca allo stomaco”, ha spiegato Rob McNeil, uno degli autori. Una volta che l'elettrone è stato spostato, un'altra onda sonora uguale alla precedente può farlo avanzare ulteriormente, mentre una inviata in direzione contraria può riportarlo alla posizione di partenza: con questo metodo i ricercatori sono riusciti a mandare un singolo elettrone avanti e indietro per più di sessanta volte lungo una distanza totale di quasi 0,25 millimetri (una distanza pressoché macroscopica, rispetto alle dimensioni delle particelle).

“Questo tipo di tecnologia permetterà ai computer quantistici di funzionare”, ha commentato Chris Ford, coordinatore della ricerca. “Molti team nel mondo stanno lavorando per costruire parti di questi nuovi elaboratori, che promettono prestazioni molto maggiori di quelli classici. Ma per ora pochi sforzi erano stati fatti per lo sviluppo di metodi che connettessero le diverse componenti, come la memoria e il processore. Se riusciremo a dimostrare che tramite questa tecnologia l'elettrone effettivamente non perde l'informazione che trasporta, il metodo potrà essere poi utilizzato proprio per spostare i qubit all'interno dei circuiti di un computer quantistico".

Riferimenti: Nature doi: 10.1038/nature10444

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28/11/2014 @ 21:58:30
By jessica
sir are you encouraging people participate in some kind of game? ...where people give up their power? It never worked before .... that’s why I suggest instead of give up your power, exercise it from y...
05/10/2014 @ 08:45:09
By James Smith
Asta e marihoana nu?ei cine te poate opri so faci ,eu nu prefer astfel de fistractie deoarece am vazut ca dupa nu mai faci altceva fecit ca dormi bine,nu am incercat nu incerc dar nu opresc pe nimeni ...
30/09/2014 @ 09:34:56
By Miulesvu Corina Lucia
tovaraseilor .. nu confundati un sifonar sau turnator cuun ofiter sub acoperire.. e o mare diferenta ...
29/09/2014 @ 13:07:51
By Alex Andu
... deci şi Toma e securist, logic!
27/09/2014 @ 15:49:04
By Bogdan Sith Huşanu
Mai voinicilor,voi nu stiati ca inainte de 89,securistii erau omul si copacul,,ei acum sint si mai multi,cred ca au dat si lastari,ce naiba..!..
27/09/2014 @ 15:45:01
By Toma Pasculea
E greu de crezut că mişcă ceva de calibru în massmedia din orice ţară care să nu aibă vre-o treabă cu 'serviciile'. Cred că massmedia, instituţiile me...
27/09/2014 @ 15:41:52
By Alterul EgoulMeu


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