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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 25/11/2010 @ 13:00:16, in it - Scienze e Societa, read 3596 times)

Il nome Cres, in italiano Cherso, indica sia una cittadina croata che la bellissima isola in cui si trova, parte dell’arcipelago del Quarnero, poco lontano dall’Istria. Dalla forma allungata, estesa per circa 80 km in direzione nord-sud e separata dall’Istria, nella parte settentrionale, dal sottile canale della Faresina, l’isola di Cres culmina a nord con il Capo di Cherso, affacciato sullo stesso golfo in cui si specchia la città di Fiume. Questa zona dell’isola è disabitata, e quasi deserta è anche la parte orientale, lambita dal canale della Veglia e dal Quarnerolo: qui l’assenza dell’uomo fa sì che il paesaggio sia intriso di un fascino particolare, dove i fitti boschi di latifoglie danzano al vento e le scogliere ripide si tuffano tra i flutti.

 

Passando nella parte centrale il paesaggio cambia, popolandosi di conifere profumate e frastagliandosi in innumerevoli insenature rocciose: è qui, nel cuore dell’isola, che il Lago di Vrana riflette il cielo limpido di Croazia e disseta i centri abitanti, tra cui il capoluogo Cres. La città di Cres non raggiunge i 3 mila abitanti ed è soprattutto un buon punto di partenza per un’esplorazione dell’isola, anche se i turisti più attenti potranno notare nel suo piccolo centro storico alcuni dettagli degni di nota.

 

Qui le stradicciole strette e tortuose incorniciano alcuni edifici interessanti, tra cui l’elegante loggia di età rinascimentale, sede del mercato al mattino e regno dei pittori la sera, quando si aprono i cavalletti e il paesaggio circostante si trasferisce sulle tele. Poco distante si apre la piazza principale, con la torre dell’orologio che conduce i passanti, attraverso un’apertura a volta, di fronte alla Chiesa di Santa Maria delle Nevi, il cui campanile svetta su tutti i tetti di Cres.

 

Il periodo del dominio veneziano è mantenuto vivo nella memoria dallo stile inconfondibile delle tre porte cittadine, la Bragadina, la Marcela e la porta San Michele, mentre la tradizione della pesca si mantiene intatta nel porticciolo, agghindato di barche ormeggiate e circondato di casette pittoresche.

I turisti che dall’Italia giungono a Cres potrebbero avere la fortuna di incontrare qualche connazionale, infatti la cittadina era multilingue agli inizi del XX secolo, classificata dai linguisti come località italiana con presenze slave. Dopo un periodo in cui la popolazione italiana era molto consistente, tra la prima e la seconda guerra mondiale, l’identità slava ha preso il sopravvento. Ancora oggi, tuttavia, una piccola minoranza italiana si riunisce presso la sede locale della Comunità degli Italiani.

 

Ovviamente la vicinanza all’Italia non sta soltanto nella cultura e nella storia in comune, ma anche nella vicinanza geografica, che consente di raggiungere Cres agevolmente e in tempi relativamente brevi. Dall'Italia chi viaggia in auto deve attraversare l’Istria o, in alternativa, uscire dal valico di Pesek e seguire la strada verso Fiume (Rijeka) fino a Opatija. Qui bisogna girare a destra e seguire il litorale fino al bivio a sinistra, in direzione Brastova. Da Brastova parte ogni ora un traghetto, con possibilità di trasporto auto, che approda a Porozina: da qui parte l’unica strada che attraversa per il lungo l’isola di Cres. In alternativa, altri traghetti partono da Valbiska, sull’isola di Krk.

 

Una volta approdati sull’isola si verrà accolti dal piacevole clima mediterraneo della zona, con i suoi colori accesi e i suoi profumi selvatici. Le estati sono calde ma ventilate, con temperature medie che vanno da 19°C di minima a 28°C di massima in luglio e agosto; più freddi e meno indicati per un soggiorno sono i mesi invernali, spesso piovosi e caratterizzati da temperature piuttosto basse. Nel mese più rigido, gennaio, si va da 3°C di minima media a 9°C di massima, mentre le precipitazioni si distribuiscono uniformemente nell’arco dell’anno, con maggiore umidità in inverno.

E’ il clima a condizionare la distribuzione degli eventi culturali durante l’anno, che infatti si concentrano in estate: in luglio e agosto, ad esempio, le piazzette e le viuzze di Cres si riempiono di musica, sulle note delle serate musicali di Osor. Anche l’inverno vanta però una manifestazione d’eccezione: il grandioso e coloratissimo carnevale, molto sentito dalla popolazione di tutta la costa croata e affollatissimo di carri e partecipanti in maschera.

Fonte: ilturista.info

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By Admin (from 25/11/2010 @ 11:00:49, in ro - Stiinta si Societate, read 2037 times)

 Probabil nu multa lume, intrand intr-o padure, se lasa sedusa de forta si de armonia emanate de copaci, dar si de ceea ce am putea numi "simtul echilibrului". Ca sunt stejari, plopi sau oricare alta specie vegetala, ei fac in asa fel incat, pe masura ce cresc, sa infrunte vitregiile climatice si adversitatile locului unde isi au infipte radacinile. Cum reusesc asemenea performante?

Copacii imbatranesc frumos

Vanturi puternice, inclinatii si alunecari de teren, supragreutatea data de caderile de zapada sau de fructe – nimic din toate acestea nu face de obicei ca un arbore sa cada rapus. Exista specii de stejari in varsta de sute de ani, care se ridica si azi la fel de drepti si de mandri. Nemaivorbind despre pinul californian, campion al longevitatii, cu un veteran de peste 4700 de ani, ce pare a sfida insasi eternitatea, prin postura sa.

In acelasi timp, oamenii de stiinta atrag atentia ca incalzirea climei genereaza furtuni mai frecvente si mai puternice. Cum vor reactiona copacii? Biomecanicii incearca sa inteleaga cum elimina acestia dezechilibrul mecanic si ajung sa-si corecteze tinuta. Cercetarile vizeaza si imbunatatirea calitatii lemnului, intrucat, in perioada dezechilibrarii, copaci inmagazineaza tensiuni mecanice eliminate treptat dupa transarea trunchiurilor in scanduri, acestea curbandu-se. Sa patrundem in tainele instinctelor lumii verzi!

Gimnastica vegetala

Cercetatorii au fost surprinsi sa constate ca, la fel ca adeptii... practicilor Tai-chi, arborii se contorsioneaza permanent, pentru a-si deplasa centrul de greutate. Sunt miscari imperceptibile pentru ochiul uman, care le permit sa se adapteze constrangerilor mecanice ce le suporta si sa reziste la schimbarile de mediu.

Pana acum cinci ani, se stia ca arborii pastreaza o statura impozanta, nu doar prin cresterea lor permanenta (ei produc celule vegetale pe tot parcursul vietii), ci si gratie unui misterios mecanism care, actionand de la radacini pana la ramuri, le permite sa-si corecteze postura. Se mai cunoaste ca dezvoltarea fapturilor vegetale se realizeaza, evident, la varfurile ramurilor, dar mai ales prin cresterea circumferintei: in fiecare an se adauga cate un „cerc” pe trunchi.

Aceasta dezvoltare are un efect important: daca trunchiul si ramurile sunt deja inclinate, noul invelis infasoara deformarea si o consolideaza. In cazul persistentei dezechilibrului, copacul se va contorsiona putin cate putin, si in anii urmatori.

Stiinta fratilor nostri verzi

Plantele sunt inzestrate sub scoarta cu celule care le permit sa perceapa forta gravitationala terestra si sa se orienteze pe verticala, indiferent de inclinatia pantei. Exista insa o etapa intermediara, in care trunchiul se curbeaza ca un arc, inainte sa se redreseze, ca si cum amintitul „simt al echilibrului” le-ar ajuta sa-si calculeze postura optima atinsa cu un efort minim!

La fel de fascinanta e si capacitatea masivilor arbori din zonele saturate de umiditate, de a-si pastra echilibrul intr-un sol extrem de fragil, deseori chiar acoperit de apa. Pe mangrove, de exemplu, arborele cu contraforturi imita intr-un fel elementele de consolidare de la cetatile medievale, plasandu-si spre exteriorul trunchiului lemnul de tensiune, in vreme ce de regula acesta creste in interior.

Magia incredibila a miscarilor imperceptibile, dar precise, efectuate in timpul cresterii de orice copac, a determinat concluzii tulburatoare ale cercetatorilor: „La fel cum scheletul si muschii nostri se adapteaza permanent la solicitarile mecanice suferite, plantele care infrunta un vant puternic raman mai putin inalte, dar mai robuste si cu radacinile mai puternice”. O magistrala stiinta vegetala, daca se poate spune astfel, care-l apropie si mai mult pe om de ceea ce in popor se considera a fi fratii nostri verzi – arborii.

Autor: ADRIAN-NICOLAE POPESCU - Sursa: magazin.ro

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By Admin (from 25/11/2010 @ 08:00:15, in en - Global Observatory, read 1456 times)

... CONTINUES.

This concept has been taken further by Internet giant, Google, who operates a policy known as ’Twenty Percent Time’. Instead of being given a day or two each year to work entirely freely, without set aims or objectives, Google’s engineers operate totally independently of management for twenty percent of their overall employment time. From this, some of Google’s biggest successes, including Google News and Gmail have arisen; in a talk at Stanford University, Google’s Vice President of Search Products and User Experience stated that “half of all new products are the result of ‘Twenty Percent Time’”.

These trends have led to the development of an entire philosophy regarding motivation and work, known as the Results Only Work Environment (ROWE). ROWE accepts the fact that in both business and the wider world, results are often the only recognized factor in measuring success. As such, businesses that have adopted the ROWE approach do not set their staff hours, offices, targets, objectives or any other requirements that paralyze creativity. Employees are allowed to work when they choose, where they choose, to whatever means they choose, as long as they reach the specified final result. They are not taught how or when to do things, allowing them to develop their own uniquely creative methods and motives. Thus far, in all cases where the ROWE philosophy has been enacted, worker satisfaction has increased, worker engagement has increased and overall productivity has increased.

In 1993, Microsoft began a little-known project to create a digital encyclopaedia, named Encarta. You may have correctly assumed that Encarta is little-known because of the fact that it was largely commercially unsuccessful. This lack of success came despite heavy investment into paid professionals to create the encyclopaedia entries by strict deadlines in excellent working conditions, contrary to what we are told about monetary incentive driving human achievement. Eight years after Encarta’s inception, another encyclopaedia project was launched, this time utilizing an entirely different model. In this model, there are no wages for contributors, nor is there any other sort of tangible, materialistic reward. It is based simply on the fact that people enjoy expressing their creativity, and relish the chance to contribute to a cause larger than themselves. As a result, Wikipedia is undoubtedly the best-known digital encyclopaedia in the world today, far out-stripping the achievements of Encarta.

What these successes all prove is that allowing our beliefs about how the human race can operate creatively to stagnate in the outdated pool of monetary-ism is simply unproductive and inefficient. Until we accept that, we will continue to live in a society where decency and ethical behavior are fundamentally impossible.

“We were saying how very important it is to bring about, in the human mind, the radical revolution. The crisis is a crisis in consciousness; a crisis that cannot anymore accept the old norms; the old patterns; the ancient traditions. And, considering what the world is now, with all the misery, conflict, destructive brutality, aggression, and so on, man is still as he was: is still brutal, violent, aggressive, acquisitive, competitive, and he has built a society along these lines.” - Jiddu Krishnamurti

The other half of the ‘basic economic problem’ is arguably less ambiguous: ‘the world’s resources are finite’. However, this should not be interpreted as ‘money is the only way of distributing something of a limited quality’.

It is true that if we continue to fuel approximately 300 million automobiles with oil, we will run out. It is true that if we continue to heat our homes with coal and natural gas, we will run out. It is also true that, in his work The Republic, Plato identified that ‘necessity is the mother of invention’. This essentially means that, whenever humanity runs out of a resource, an alternative will be sought. This is no less true today than it was in 380 BC: realizing that our energy sources are dwindling, massive investment has been made in ‘green’ fuel – perhaps more so than you even realize. The fact is that we could stop burning all fossil fuels tomorrow and never run out of energy using today’s technologies. Geothermal power alone has been proven to be a source of potential energy potent enough to fuel the world as it is now for the next 4000 years.

Additionally, the world’s core heat constantly renews itself, allowing geothermal energy to realistically power everything on earth infinitely. Although I have only briefly addressed the issue of energy, it does not require a well-qualified scientist to even begin to guess at the limitless number of possible alternative materials and resources that could be harnessed, given man’s incredible known propensity toward innovation.

When Franklin Delano Roosevelt, 32nd President of the United States of America, first started seeking ways for his country to enter World War Two, the US owned roughly 600 fighter jets, and lacked the money to invest in more. Yet, what they did have access to was the resources to produce fighters, and by the end of the war, they were creating 90,000 every year. What this shows is that, in times of war, we are more than capable of producing arms at incredible rates, regardless of the availability of money. Imagine if this same efficiency was applied in times of peace, and we instead chose to produce food and build schools and hospitals instead of fighter planes. This is a testament to our true ability to produce abundance when necessary.

I hope that you will assess this article with an open mind. Evidently, it is difficult to accept that everything your teachers and text books have taught you about the way Man operates within this system is a combination of lies and nonsense, but I hope that you are intelligent enough not to accept the first thing you hear or read as gospel. In a world where so much is concentrated in the hands of so few, at the brutal expense of so many, it is easy to see that something is very wrong. Your duty to yourself and to everyone around you is to never stop asking questions. ‘Be a teacher and a student; inspire everyone around you through your example’.

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“Money is only important in a society when certain resources for survival must be rationed and the people accept money as an exchange medium for the scarce resources. Money is a social convention: it is not a natural resource, nor does it represent one. It is not necessary for survival unless we have been conditioned to accept it as such.”
- Jacque Fresco

Author: Liam Blee - Source: thezeitgeistmovement.com

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By Admin (from 24/11/2010 @ 14:00:19, in en - Video Alert, read 1376 times)

The Vatican has played down the importance of Pope Benedict's remarks appearing to temper the opposition of the Roman Catholic Church to condoms.

The Vatican spokesman said the pontiff's comments were not "revolutionary", but added it was the first time Pope Benedict had commented on the issue informally.

The Pope made clear in his view condoms were no answer to the Aids pandemic.

But he said their use could sometimes be justified in exceptional cases.

Vatican spokesman Fr Federico Lombardi said the Pope was speaking about "an exceptional situation" in one of the interviews in the book Light of the World: The Pope, the Church and the Signs of the Times, which is being published on Tuesday.

"The Pope considered an exceptional situation in which the exercise of sexuality is a real danger to the life of another," said Fr Lombardi.

Benedict used the specific example of a male prostitute using a condom to illustrate his apparent shift in position.

Source: bbc.co.uk

Source: allvoices.com

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By Admin (from 24/11/2010 @ 13:00:22, in it - Scienze e Societa, read 3373 times)

Lasciando la docile Istria, nelle immediate vicinanze, ai piedi della sua più alta montagna, l'Ucka (1396 m), si stende la magica o, secondo le parole di una canzone, "la favolosa Opatija" insieme alla sua elegante riviera, accarezzata dalle onde del Golfo di Quarnero (anche detto Quarnaro o Carnaro) con le isole di Krk, Cres e Losinj. Si suppone che il nome Quarnero discenda dalla lingua dei Celti e che significhi "mare pieno di isole", anche se l'etimologia latina di questa parola composta sarebbe forse più prossima al significato effettivo del termine, riferendosi ai quattro differenti accessi a questa splendida baia. Ci si può facilmente sincerare di ciò salendo sull'Ucka, dal quale si protende una veduta su Rijeka, verso il Velebit ed il Gorski Kotar, mentre alle proprie spalle si intravedono le Alpi, laddove la penisola istriana si staglia chiara verso il golfo di Trieste ed ancor oltre, in direzione di Venezia. Verso sud lo sguardo si spinge fino alle isole del Quarnero e della Dalmazia centrale, e sull'azzurro infinito dell'Adriatico.

Il massiccio montano dell'Ucka costituisce una barriera naturale contro le correnti fredde, per cui Opatija e le miti e accoglienti località che si susseguono, come Volosko, lka, Icici, Lovran, Medveja e Moscenicka Draga, sono centri turistici collocati in una delle aree climatiche più gradevoli, dove il Mediterraneo si è insinuato sino a raggiungere il punto più vicino all'Europa centrale. Il clima piacevole e mite ha donato alla riviera della Liburnia - la quale deve il suo nome ad un'antica tribù illirica - ed alle isole del Quarnero una vegetazione sontuosa, tanto che il segno distintivo di Opatija è la camelia; anche l'alloro è molto diffuso e non desta meraviglia il fatto che abbia dato il nome alla splendida località di Lovran; inoltre, vi è presente una rigogliosa e suggestiva vegetazione mediterranea. Il clima mite ha reso possibile, fin dai tempi dell'Impero asburgico, il riconoscimento di Opatija quale località di cura di prestigio, dal momento che la famiglia imperiale ed i rappresentanti dell'alta società la scelsero come residenza estiva.

Grazie a ciò, Opatija e la sua riviera, ma anche Mali Losinj e Krk, sono località turistiche tradizionali dotate di sfarzosi alberghi e parchi, di ville eleganti e romantiche, ma anche di campeggi di ottima qualità.

 

Lungo la riviera di Opatija si susseguono alcuni piccoli campeggi familiari, mentre le isole di Cres, Krk e Rab ospitano grandi campeggi con standard molto elevati, molto probabilmente la meta più vicina per gli europei amanti delle isole e dell'idillio isolano. E così alcune oasi come i campeggi di Siatina, Martinscica, Poljana, Koonobe e Pila, nonché il particolare paradiso sabbioso di San Marino sull'isola di Rab, sono diventate residenza preferita degli amanti della mobil-home, nella quale vi trascorrono più di cento giorni all'anno, ed alcuni di essi anche l'inverno.

In questo spettacolare connubio di mare e montagna, come nata dalla spuma delle onde, bagnata dal sole, immersa nel mare, discretamente nascosta in una rigogliosa vegetazione mediterranea ed accarezzata da una brezza leggera, Opatija dispiega i suoi innumerevoli alberghi, ville, bungalow e appartamenti, oon le loro splendide spiagge - persino quelle per i naturisti: un continuo richiamo per i numerosi ospiti internazionali aventi in comune l'interesse e la pratica del naturismo.

È bene ricordare che sull'isola di Krk si trova un aereoporto internazionale, che Opatìja già nel 1889 acquisì lo stato di località di villeggiatura e che nel 1873 fu dotata di linea ferroviaria diretta che da Vienna conduceva a Matulj, opera che oggi conserva tutta la sua importanza per gli ospiti che tradizionalmente fanno visita alla riviera della Liburnia, Infine, è utile ricordare che Krk è collegata al continente da un ponte, mentre per le altre isole del Quarnero esiste un'impeccabile linea di traghetti.

Fonte: Ente Turismo Croatia

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By Admin (from 24/11/2010 @ 11:00:46, in ro - Stiinta si Societate, read 1530 times)

 In mai putin de doua decenii, problema energiei, care da la ora actuala, atatea batai de cap industriasilor si politicienilor de pretutindeni, va putea fi rezolvata intr-un mod elegant si fara efecte adverse asupra oamenilor si mediului. Sateliti gigantici echipati cu panouri solare, vor orbita in jurul Pamantului, capturand suficienta energie de la Soare pentru a asigura o cantitate de sapte ori mai mare decat actualele necesitati energetice ale Terrei. Energia va fi trimisa ulterior spre suprafata Pamantului sub forma de microunde sau fascicule laser si va fi inmagazinata in relee speciale, apoi convertita in electricitate.

Poate parea o ipoteza science-fiction dar Biroul National pentru Securitate Spatiala, una dintre principalele institutii in materie din Statele Unite sustine ca proiectul este fezabil din punct de vedere tehnologic si va putea genera mai multa energie decat toate sursele conventionale de energie la un loc (energia nucleara sau cea asigurata de combustibilii fosili).

Guvernul american va aloca, in urmatorul deceniu, suma de 10 miliarde dolari pentru a construi un satelit de proba, capabil sa canalizeze o cantitate de energie electrica de 10 megawati catre Pamant. „Centralele spatiale” vor consta din panouri solare cu suprafata de un kilometru patrat, care vor fi amplasate pe trei orbite terestre – geostationare, la altitudine medie si la altitudine joasa – sau vor fi dispuse chiar pe Luna. Panourile vor captura energia solara prin procedee fotovoltaice iar aceasta energie va fi directionata spre Terra sub forma razelor infrarosii.

Energie curata, obtinuta fara riscuri

 „In apropierea Pamantului, fiecare metru patrat de spatiu primeste 1366 kilowati de radiatie solara dar pana sa ajunga la nivelul solului, cantitatea se diminueaza, din cauza absorbtiei atmosferice, a conditiilor climatice, a succesiunii iarna-vara si zi-noapte pana la mai putin de 250 wati pe metru patrat. Centralele pe care le-am imaginat vor asigura alimentarea continua si constanta cu energie a oricarei regiuni de pe Terra”, se spune in raportul dat publicitatii de Biroul National pentru Securitate Spatiala. Una dintre cele mai mari dificultati in punerea in practica a acestui proiect ambitios o va constitui insa amplasarea satelitilor cu panouri solare. Acestia vor avea o masa estimata la 3000 tone, adica de zece ori mai mult decat cea mai grea constructie terestra trimisa pe orbita, Statia Spatiala Internationala.

Singura posibilitate viabila ar fi asamblarea componentelor satelitilor in spatiu, dar aceasta inseamna circa 120 de zboruri cosmice pentru un singur satelit, in conditiile in care NASA nu efectueaza, deocamdata, mai mult de 15 lansari de rachete pe an! „Proiectul nu este nou, ideea a fost emisa prima data in anul 1968 de catre inginerul NASA Peter Glaser, care estima costurile totale la o mie de miliarde dolari si preconiza ca vor fi necesari sute de astronauti pentru imbinarea panourilor solare in spatiu.

Astazi, progresele inregistrate in privinta celulelor fotovoltaice, a componentelor electronice si a robotilor fac ca suma sa scada foarte mult, dar totusi ea reprezinta un efort financiar considerabil. Proiectul nu era fiabil acum patru decenii, dar la ora actuala, cand resursele energetice sunt tot mai secatuite, el trebuie scos de la naftalina si transpus cat mai rapid in practica”, sustine savantul american Roger Angel, care insista, de asemenea, pe faptul ca aplicarea proiectului nu va avea nici un fel de urmari negative asupra mediului inconjurator: „Spre deosebire de actualele surse de energie, cea captata astfel, prin panouri solare amplasate in spatiu, nici nu va genera noxe, nici nu va implica riscul unei catastrofe nucleare”.

Autore: GABRIEL TUDOR - Sursa: magazin.ro

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By Admin (from 24/11/2010 @ 08:00:25, in en - Global Observatory, read 2616 times)

... CONTINUES.

“The only true lasting American value that’s still around today is buying things; people spending money they don’t have on things they don’t need.” - George Carlin

Yet, we continue to believe that ‘this is just the way it is’: that greed is natural and thus acceptable. This ridiculous notion is what all of the text books are based upon, this ‘me against you, us against them’ mentality is where the absurd and fallacious ‘basic economic problem’ comes from, and this incredible lie is what makes people maintain their nonsensical support for monetary-ism, despite its plainly horrific flaws. To truly put this into perspective, ‘the basic economic problem’ causes 34,000 people to die every day because of poverty, and forces around 3.4 billion people (half of all people on earth) to survive on less than $2 per day. How anyone can be aware of these statistics and still refuse to seek alternatives is nothing short of a disgusting and unsane disregard for human life. If you still believe that human wants are naturally infinite, rather than the result of the competitive environment in which we are raised – the environment which ‘forces us to fight with each other to survive’ – I will now attempt to provide some other broader examples.

A better analogy than the ‘blank canvas’ to which I earlier referred is the idea that all children are born holding a mirror; they reflect the society around them. A child born into an Italian family and raised in Italy will develop the mannerisms of the Italian culture; the accent, the traditions, the tastes and all other aspects will be ‘mirrored’ by the child. He was not born with an ‘Italian’ gene which made him this way. Similarly, a child born to German parents in Germany who is then adopted by English foster parents in England will reflect the English culture in which he is raised, rather than developing a German accent, etc. Characteristics such as dialect, tradition and taste are in no way more inherent in humans than greed: a man who lives alone on an island and has no competition for food and water will not develop the same ‘infinite wants’ as a man raised in a village of one hundred people who only have access to one fruit tree and one well.

Additionally, through further analogies, we can see that this is not just a trend limited to humans. In World War Two, dogs were trained to attack and kill Japanese soldiers; simultaneously, dogs were also trained to guide the blind. The dog that kills soldiers is not bad, just as much as the guide dog is not good: they are simply the products of training and conditioning, in no different a way as we are the products of the indoctrination of the monetary system. A frequently raised question is: ‘I’ve worked for what I have, why should people in the less-developed world be given the same for free?’ Let me simply remind you that you were born into modern Britain, where electricity, running water, hospitals, schools, cars, telephones, televisions, computers and every other piece of technology which betters your life had already been created. You contributed nothing to this, yet still have total access to it.

The vital understanding is that ‘the basic economic problem’ that we have been presented with is simply not accurate in the way that most people understand it: human wants are not infinite. Rather, the wants of humans raised in a competitive environment – where fighting others for survival is the norm – may be infinite, but to label this a natural facet of all men is simply inaccurate. In the world as it is today, our only motivation and measurement of success is monetary reward, and so to constantly seek more (even when we have no tangible use for it) seems a natural process. In this way, however, ‘the basic economic problem’ is not some ultimate obstacle to a transition to a Resource-Based Economy. If people can be conditioned to believe that they will demand materialistic gratification indefinitely, they can just as easily be conditioned to think the opposite. This is not even an alien methodology without grounds in the present system; in a 2010 speech to students at Oxford University, American studier of motivational patterns Dan Pink discussed the following unconventional approaches to employment.

In the past few years, an Australian software company named Atlassian has introduced a scheme called ‘FedEx Days’ – presumably stemming from the idea of delivering an overnight solution – to their business. The idea is that, several times a year, their entire workforce is given 24 hours of totally free time in order to engineer a solution to a problem of their choosing. They are allowed to work on absolutely anything, without limitations, targets or budgets, as long as it does not relate to their everyday paid work. Atlassian admits that some of its most successful software solutions have stemmed from these ‘FedEx Days’. The engineers who develop these ideas are motivated by the chance to fulfil their creative potential and express their ability, rather than by monetary reward or the need to meet a given expectation.

TO BE CONTINUED ...

Author: Liam Blee - Source: thezeitgeistmovement.com

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By Admin (from 23/11/2010 @ 16:25:05, in en - Science and Society, read 1458 times)

Facebook, LinkedIn and other social networking sites represent "one of several threats" to the future of the world wide web, its founder, Sir Tim Berners-Lee, has warned.

Some of its "most successful inhabitants", such as Facebook and big telecommunications companies, had begun to "chip away" at its founding principles, Sir Tim wrote in a Scientific American essay published this week.

Social networking sites that do not allow users to extract the information they put into them is a "problem" that could mean the web is "broken into fragmented islands", he said. Google accused Facebook this month of leaving its more than 500 million users in a "data dead-end" with their contact details and personal information "effectively trapped".

Although Facebook, the world's most popular social network, recently began allowing users to download profile information, including status updates and photos, it has been roundly criticised for leaving users' networks of contacts "walled" inside its own site.

Sir Tim warned that such a "closed silo of content" risked leaving the web fragmented.

"The web evolved into a powerful, ubiquitous tool because it was built on egalitarian principles," he said. "The web as we know it, however, is being threatened in different ways...

"The more you enter, the more you become locked in. Your social networking site becomes a central platform - a closed silo of content, and one that does not give you full control over your information in it."

Sir Tim said there was a worry Facebook could become "so big that it becomes a monopoly, which tends to limit innovation".

Source: smh.com.au

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By Admin (from 23/11/2010 @ 14:00:23, in en - Video Alert, read 1909 times)

The Vatican has long opposed the use of condoms as a form of contraception... (... could it be because abusing altar boys without condoms never got them pregnant ???)

Il Papa Benito e i preservativi. Il Vaticano si è sempre opposto a l'uso del preservativo come forma di contraccezione... sara' perché abusare i chierichetti senza preservativo non lascia incinti?

Source: allvoices.com

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By Admin (from 23/11/2010 @ 13:00:13, in it - Scienze e Societa, read 3187 times)

Camporosso in Valcanale è grande e piccola allo stesso tempo, maestosa e timida, riservata e mondana. Si tratta infatti di un borgo montano a misura di bambola, costellato di casette pittoresche e popolato da meno di 1000 abitanti; allo stesso tempo, però, la sagoma imponente delle montagne conferisce al paese una solennità senza eguali, e mette in soggezione i visitatori ammirati. Situata nel lembo nord-orientale del Friuli Venezia Giulia, in provincia di Udine, Camporosso è una frazione del comune di Tarvisio, rinomata meta turistica della stagione estiva e invernale.

 

Per i friulani è “Cjamparos”, per gli sloveni si chiama “Žabnice” e dai tedeschi è chiamata “Saifnitz”. In ogni caso fa sorridere che il nome di Camporosso, nella lingua italiana, derivi da un divertente fraintendimento: il toponimo sloveno, Žabnice, significa infatti “località delle rane”, da cui derivò inizialmente il nome italiano “Camporospo”. Per un errore di distrazione, o forse per dare maggiore dignità a un borgo tanto bello, il nome venne poi cambiato nell’attuale Camporosso.

 

Benché l’affluenza turistica sia cresciuta negli ultimi anni, il paese alpino vanta una lunga storia, che affonda le radici in un tempo lontano. A fondarla furono i romani, e nel VII secolo d.C. venne occupata dalle popolazioni slave, ma la prima data davvero importante è il 1360, quando venne edificato lo splendido santuario di Lussari, destinato a diventare il più importante della vallata. Violente invasioni turche nel XV secolo, scontri sanguinosi tra truppe austriache e francesi e l’ingresso frequente di eserciti invasori furono favoriti dalla posizione geografica di Camporosso, di facile accesso.

Oggi, al contrario, la collocazione geografica del paese costituisce la sua ricchezza più grande. Il paesaggio montano, con i suoi panorami che incantano, e il clima alpino che regala abbondanti nevicate, fanno di Camporosso un’importante zona sciistica, dotata di vari impianti di risalita. Il più conosciuto è la funivia che conduce al Monte Santo di Lussari, utilizzata in estate dai pellegrini e dai turisti in gita, in inverno dominata da sciatori e snowboarder.

L’intero comprensorio del Tarvisiano offre una vasta scelta di piste, che vanno dalla Super Canin di sella Nevea alla Florianca di Tarvisio, sino alla “Di Prampero” di Camporosso, la regina indiscussa tra le piste da sci della valle. In tutto, dal borgo al Monte Lussari, si possono percorrere ben 25 km di tracciati innevati, accessibili mediante due nuovi impianti di risalita. Poco lontano c’è un altro polo sciistico, il vasto comprensorio austriaco di Nassfeld, conosciuto dalla maggior parte degli italiani come Pramollo, con oltre 100 km di piste e decine di impianti di risalita.

Gli sportivi non sono gli unici a salire sino al Santuario Mariano, dedicato alla Madonna del Lussari. Fondato nel XIV secolo e completamente ricostruito nel XVIII, l’edificio è detto “dei tre popoli” perché rappresenta, con la sua stessa esistenza, l'unione spirituale delle tre comunità che si trovano ai suoi piedi: gli italiani, gli austriaci e gli sloveni. Da sempre il santuario, a testimonianza del suo grande valore spirituale, è meta di pellegrinaggi da parte di numerosi fedeli, che qui trovano un panorama suggestivo e dominato dalla pace. Tutt’intorno hanno la possibilità di inoltrarsi nei boschi, in una natura incontaminata, caratterizzata da un connubio di culture suggestivo, sopravvissuto a secoli di storia.

 

Ma Camporosso in Valcanale, per quanto riservata e intima, non va messa in secondo piano rispetto al paesaggio che l’avvolge: il centro stesso del borgo, infatti, vanta alcuni gioielli storico-artistici imperdibili, che vale la pena di visitare mentre si passeggia per le viuzze strette e tortuose. Tra gli edifici più importanti c’è la parrocchiale, fondata nel 1444 ma ampliata successivamente con l’aggiunta di un’abside gotica, sorretta da massicci contrafforti, decorata da un fine affresco di scuola tedesca. Recentemente è stato rimesso a nuovo, ed è tornato in funzione, l’antico e preziosissimo organo che era stato danneggiato dal terremoto del 1976.

 

Da vedere anche la chiesetta di Santa Dorotea, realizzata prima dell’anno Mille, decorata da splendidi affreschi in fase di recupero. A Santa Dorotea sono dedicati i festeggiamenti patronali, che costituiscono l’evento più importante del paese, ma le occasioni di festa a Camporosso in Valcanale sono numerose e si distribuiscono generose nell’arco dell’anno.

 

Tra gli appuntamenti più sentiti, tutti all’insegna della tradizione, ci sono la fiaccolata sul Monte Santo di Lussari, la festa della Befana, il funerale del Carnevale, la Sagra del Paese e la giornata delle Palme. Caratteristica è la festa dei Krampus, diavoli travestiti che sfilano per la città, accompagnati dagli Angeli di San Nicola che rassicurano i bambini e li deliziano con qualche regalo goloso.

 

Raggiungere questo piccolo borgo montano, appollaiato tra le alture e i pascoli, non è difficile, qualunque mezzo si scelga per gli spostamenti. Chi usa l’auto e viene da Udine deve percorrere l’Autostrada A23 fino all’uscita di Tarvisio, poi continuare sulla Statale 13 seguendo le indicazioni. Chi opta per il treno può scendere alla stazione ferroviaria di Tarvisio-Boscoverde, sulla linea Udine/Vienna, quindi proseguire in autobus fino alla meta. Infine, per chi prende l’aereo, ci sono gli aeroporti di Trieste, Klagenfurt e Lubiana, rispettivamente a 133 km, 70 km e 107 km.

 

Giunti a destinazione verrete accolti da un clima un po’ inaspettato: il paese, pur essendo ad appena 754 metri di altitudine, gode di un clima continentale più rigido e nevoso rispetto ad altre località di montagna. Qui i valori medi del mese più freddo, gennaio, passano da una minima di -7°C a una massima di 1°C, e in luglio si va dagli 11°C ai 24°C. Le precipitazioni sono abbondanti per tutta la stagione estiva, quando cadono in media più di 130 mm di pioggia mensili.

Fonte: ilturista.info

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