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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 13/08/2010 @ 12:16:32, in it - Scienze e Societa, read 2534 times)

Quando percorrendo la Val di Fassa oltrepasso l’abitato di Canazei percorro pochi chilometri ed in uno slargo della vallata incontro Alba, frazione del comune di Canazei, ma che come località turistica è in grado di brillare di luce propria.

 

Il paese posto ad una quota di oltre 1500 metri di quota mantiene ancora un’archittetura dalle caratteristiche ladine, le nuove costruzioni sono state progettate secondo la tradizione e le vecchie costruzioni sono state oggetto di interventi di ristrutturazione che non ne hanno alterato l’armonia.

La sua fortuna deriva dall’essere letteralmente ai piedi dei massicci dolomitici della Marmolada e del Gran Vernel meta di escursioni e gite alpinistiche sicuramente molto remunerative dal punto di vista paesaggistico e alpinistico, l’escursionista non può assolutamente perdere un’escursione nella Val Contrin dalla tipica morfologia glaciale e solcata dall’omonimo ria, il rifugio Contrin è raggiungibile dalla frazione Delba con un comodo sentiero in poco più di un’ora e mezzo, oltrepassato il rifugio posso risalire la valle e decidere se ridiscendere ad Alba dalla Valle del Ciampac oppure se traversare verso il gruppo dei Monzoni scendendo verso il Passo san Pellegrino o verso la valle di San Nicolò.

Anche il fondovalle è percorso da numerosi sentieri più facili adatti a chi non ha ambizioni d’alta quota o chiede solo relax ed aria pulita lontano da gas di scarico e rumori molesti.

Se invece ho a disposizione un’autovettura mi si aprono molteplici percorsi tra i passi dolomitici: uno di questi inizia proseguendo lungo la valle fino al lago Fedaia, mi fermo per una sosta sulla diga e se ho più tempo a disposizione una salita sulla cestovia fina a Pian dei Fiacconi sul versante settentrionale della Marmolada, ripresa la macchina ripasso oltre la diga e solto a destra per salire fino al passo Fedaia da qui la discesa si fa ripidissima, attenzione a non surriscaldare l’impianto frenante, fino a Malga Ciapela, località di partenza dei tre tronchi di funivia che salgono fino a Punta Rocca sulla Marmolada. Nei dintorni di Malga Ciapela si lascia la macchina e ci si inoltra nella forra naturale dei Serrai di Sottoguda, lunga circa due chilometri, che offre uno spettacolo di rara bellezza e suggestione. Ritornati indietro a Malga Ciapela si può rientrare attraverso Arabba ed il Passo Pordoi oppure scendere nell’agordino e risalire il Passo San Pellegrino e tutta la Val di Fassa.

Non bisogna dimenticare che i sentieri di fondovalle e quelli che risalgono verso gli alpeggi sono quasi tutti percorribile anche in Mountain Bike con itinerari che per varietà di lunghezze e dislivelli permettono anche ai meno allenati di raggiungere mete ricche di soddisfazione. La ricettività dell’area tra il capoluogo Canazei e le frazioni è costituita da sei alberghi a quattro stelle, alcuni dei quali dotati di Spa e centro benessere, ben 40 quelli a tre stelle, più molti altri tra garnì e pensioni tutti comunque in grado di accontentare l’ospite secondo la tipica ospitalità Ladina.

La pratica dello sci ad Alba di Canazei ha avuto inizio negli anni 60 con l’installazione delle prime sciovie nei prati del paese ma è dalla metà degli anni settanta che con la costruzione della funivia del Ciampac che ha raggiunto livelli d’eccellenza.

Questa ski area oltre alla funivia d’arroccamento è attrezzata con tre seggiovie e due sciovie che servono piste che nella parte alta corrono completamente fuori dal bosco in larghi spazi e invece appena si scende nel bosco inizia una delle piste più belle e tecnicamente valide di tutta la Val di Fassa il cui percorso si snoda tra curvoni e schuus sotto il tracciato della funivia, si tratta di oltre due chilometri di pista omologata FIS per gare di slalom gigante e super-g la cui larghezza varia tra i 20 ed i 70 metri, sempre perfettamente innevata grazie ad un potente impianto per la produzione di neve programmata. All’arrivo della funivia nei pressi del campo scuola in posizione sempre assolata tra i rifugi viene posizionato un divertente parco giochi per allietare la giornata sulla neve dei più piccini che ancora non sciano o che hanno appena terminato la loro scuola di sci.

La morfologia dell’alpe Ciampac lascia anche ampi spazi liberi a disposizione dei freeriders, ai quali non manchiamo mai di ricordare il rispetto delle regole di prudenza che la pratica del fuoripista impone.

 

Da due alcune stagioni invernali è stato inaugurato un nuovo collegamento che attraverso la Val Giumela raggiunge l’area sciistica del Buffaure di Pozza di Fassa aggiungendo nuovi chilometri di piste e nuovi pendii per il fuoripista.

 

Un comodo servizio di skibus collega la stazione a valle della funivia del Ciampac con la stazione a valle delle telecabina Canazei-Pecol una delle porte d’accesso al carosello del Sella Ronda che consente di compiere il giro sia in senso orario che antiorario o di spaziare sulle piste della valli intorno al gruppo del Sella.

Lo sci nordico ha in Val di Fassa una delle sue culle italiane, oltre al percorso della Marcialonga nei pressi di Alba ci si può allenare sull’anello di Pian Trevisan o sull’anello scuola tracciato sempre nella conca del Ciampac. Per i non sciatori anche d’inverno i motivi di richiamo non mancano, si possono indossare un paio di “ciaspole” e fare delle belle escursioni nel silenzio dei boschi innevati o percorrere qualcuno dei sentieri escursionistici, si possono calzare i pattini da ghiaccio e far scivolare le lame sulla pista del palaghiaccio costruito proprio ad Alba oppure fare una bella nuotata nella piscina coperta di Canazei.

La gastronomia della Valle che possiamo degustare in uno dei numerosi ristoranti è arricchita dalle specialità fassane che traggono origine dalla vicinanza della cucina altoatesina. Raggiungere Alba di Canazei è molto facile infatti si deve percorrere la ex SS 48 delle Dolomiti che si imbocca dall’Autostrada del Brennero in corrispondenza del casello di Egna-Ora, si attraversano tutta la Val di Fiemme e quasi tutta la Val di Fassa per giungere a destinazione dopo quasi 60 panoramicissimi chilometri di dolce ascesa. ( Fonte: 
www.ilturista.info)

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By Admin (from 13/08/2010 @ 11:09:10, in it - Scienze e Societa, read 1732 times)

Cari precari,


dalla nascita siete circondati di croci. No, stavolta non in senso metaforico, ma letterale. Questo paese è ossessionato dall’accontentare uno stato straniero che aggira, scavalca e denigra le nostre leggi. Che ci spiega cosa è morale e cosa no: uno Stato che però, quando fa qualcosa di immorale, dà la colpa al diavolo. Poi sono cazzi dei magistrati andarlo a cercare ‘sto povero diavolo, ma i preti non si toccano. Se non in compagnia dei bambini.
Non c’è atto, dalla trombata all’aborto, dalla nascita alla morte, dal voto all’astensione (anche sessuale) che non passi per le bocche dei vescovi.


Ieri il cardinal Bagnasco, tanto per mettere le mani nelle nostre urne (oltre che nelle tasche e nelle coscienze) ha invitato tutti a non votare chi è a favore dell’aborto. Però caro cardinale, poteva anche essere un po’ più positivo. Non avrebbe fatto bene anche a dire di andare tutti a votare per chi sconfiggerà il cancro in tre anni? – Arnald

Fonte: diversamenteoccupati.it

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BERNA -  Il consigliere agli Stati ticinese Dick Marty (PLR) è favorevole ad una legalizzazione delle droghe a livello mondiale. "Il divieto ha portato ad un fallimento totale", ha dichiarato in un'intervista che sarà pubblicata domani dal quotidiano austriaco "Kurier".

La proibizione delle droghe dure fa soltanto salire i prezzi e porta benefici notevoli alle mafie, ma non riduce l'accesso agli stupefacenti, afferma il "senatore". "Dobbiamo privare i criminali di questi benefici", aggiunge Marty che, in veste di procuratore generale ticinese, ha combattuto per quasi quindici anni il traffico di sostanze illecite.

Interrogato su ciò che lo ha portato a cambiare idea su questo tema, il consigliere agli Stati spiega che sono "sempre i più piccoli" a finire davanti ai giudici, mentre i baroni della mafia agiscono perlopiù indisturbati, risiedono in alberghi di lusso e dispongono di relazioni privilegiate con il mondo dell'economia. Inoltre, aggiunge, "non è mai stato così facile procurarsi della droga".

Marty è tuttavia scettico circa la concretizzazione di una legalizzazione internazionale e conclude dicendosi "sicuro di non viverla".

Fonte: tio.ch

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By Admin (from 13/08/2010 @ 10:23:38, in it - Osservatorio Globale, read 1166 times)

STATI UNITI - L'ultimo "si" ai matrimoni gay in California potrebbe spettare alla Corte Suprema. Nel frattempo, se nessuna corte d'appello federale sarà invitata ad esprimersi sul caso, dal 18 agosto in teoria potranno tornare a giurarsi amore eterno le coppie omosessuali, due anni dopo un referendum che nello stato più popoloso degli Usa ha vietato loro di convolare a nozze. Un giudice, Vaughn Walker, ai primi di agosto ha dichiarato incostituzionale il divieto ai matrimoni omosessuali introdotto con la cosiddetta 'Proposition 8' nel 2008. Morale: divieto azzerato.

Gay e lesbiche potranno dunque dirsi 'si' ufficialmente subito dopo ferragosto. Sempre che non intervengano appelli e ricorsi da parte dei detrattori delle nozze omosessuali. Il giudice Walker ha dato tempo infatti due settimane per introdurre un eventuale ricorso in appello sul quale dovrebbero esprimersi prima la Corte d'Appello Federale, e quindi - in ultima istanza - la Corte Suprema. Una sentenza dunque, quella del giudice Walker, che non ha soddisfatto nessuno: ne gay, ne contrari alle nozze omosessuali convinti che debba essere una corte d'appello a pronunciarsi sul caso. Ma perché la Corte Suprema arrivi a pronunciarsi potrebbero trascorrere diversi anni lasciando quindi in sospeso una questione rilevante per la California.

Fonte: tio.ch

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By Admin (from 12/08/2010 @ 15:14:34, in it - Scienze e Societa, read 3069 times)

Livigno, la più importante stazione invernale della Lombardia e una delle principali dell’arco alpino, si trova in un’enclave italiana a nord delle Alpi. Incastonata tra Svizzera e Italia, la sua valle è circondata dai Parchi Nazionali dello Stelvio e dell’Engadina. A 1800 m sul livello del mare, in una valle che si estende per 23 chilometri tra due catene montuose che raggiungono i 3000 m di altitudine, il villaggio di Livigno è celebre per la sua caratteristica forma allungata: una striscia continua di case in legno e pietra.

 

Ha saputo serbare nel tempo le caratteristiche ambientali, culturali e architettoniche della cultura alpina. Invece che nel Mar Mediterraneo, come accade ai fiumi delle Alpi italiane, il torrente Spől, che percorre la valle di Livigno, si getta nell’Inn, affluente del Danubio che sfocia nel Mar Nero. È proprio la singolare posizione geografica ad assicura a Livigno abbondanti nevicate per tutta la stagione e piste da sci perfettamente innevate da novembre a maggio.

Sono in molti ad associare a Livigno il pieno di benzina (che continua a costare circa la metà) e l'acquisto di zucchero e cioccolato al di là della frontiera italiana, Chissà se sono gli stessi che d'inverno si riversano sulle tante piste tracciate dalla Blesaccia (2772 m) o dal Monte della Neve (2785 m). in un carosello infinito di percorsi (115 km di piste di sci alpino e 40 di sci di fondo!). Stesa per 13 km su un vasto altopiano soleggiato, incastonata tra splendide catene montuose. Livigno, oggi, è soprattutto una moderna località turistica dal richiamo internazionale; un tempo, invece, in questi luoghi transitavano silenziosi i contrabbandieri, che 'de sfroos' valicavano il vicino confine.

 

La peculiare collocazione geografica costringeva gli abitanti a lunghi periodi di isolamento, ripagati fin dal XVII secolo per mezzo di un'autonomia economica e giuridica privilegiata, godendo dall'Ottocento in poi di benefici extradoganali attivi ancor oggi. La realizzazione del collegamento stradale con Bormio negli anni Cinquanta e la costruzione del Munt la Schera, tunnel di collegamento con il versante svizzero e comoda via d'accesso per i turisti dell'Europa centrale, facilitano lo sviluppo ricreativo di Livigno.

Sono sei i versanti a disposizione per lasciare le proprie tracce, sempre su piste molto larghe e ben battute, con un'ottima esposizione al sole Idal mattino fino al tramonto) e differenziate per ogni abilità. Una volta indossati gli scarponi, si può decidere di affrontare le piste che discendono dal Mottolino (2349 m) collegate anche a Trepallel. oppure, sul versante opposto, al di là del Torrente Spal, risalire i pendii del Monte Cantone (2904 m) e della Vetta Blesaccia (2772 m).

Le emozioni più intense si provano certamente sulla pista del Carosello, che dai 2694 metri del Lac Salin porta fino in paese, e quella del Monte della Neve, che discende da quota 2785 metri. Gli impianti, 32 in tutto, fanno parte dello Skipass Alta Valtellina, con la possibilità di accedere a quelli di Bormio, Santa Caterina Valfurva e San Colombano. Da segnalare l'inaugurazione,della nuova seggiovia Federia, nella vallata omonima, al di là dell'arrivo della linea di telecabine del Carosello 3000. Inoltre, gli esperti di sci agonistico saranno al corrente della nuova nera dedicata al campione Giorgio Rocca, raggiungibile attraverso la seggiovia Teola, in località Pianoni Bassi. Per lo sci nordico esistono cinque tracciati lungo la Valle della Forcola, ai piedi del Mottolino. Nel mese di dicembre la Sgambeda, una maratona di circa 40 km, apre la stagione internazionale del fondo (per i più piccoli: la MiniSgambeda circa 4 km).

I surfers possono vagare nei silenzi della "fresca", sempre bella e abbondante, e poi atterrare allo snowpark del Mottolino, il 55DSL, con i suoi 70 km2 di superficie, superpipe di 140 m, minipipe, half-pipe, jump, una pista di boardercross con 600 m di dislivello e tutto quello che ci può stare a 2000 m di altezza, con tanto di musica e adeguata manutenzione. Una chicca, il centro equestre lungo le rive dello Spal, dove oltre alle classiche escursioni a cavallo sulla neve è possibile assistere alle divertenti partite della "Polo Cup on Snow", disputate ogni anno alla fine del mese di gennaio. Infine, per i fanatici della discesa a tallone libero, l'appuntamento imperdibile è per la Skieda, una settimana interamente dedicata alla pratica del telemark, fitta di numerosi incontri ed escursioni, sempre ottimamente organizzate.

La completezza dell'offerta livignese si percepisce anche dalle molte attività praticabili dopo, o in alternativa allo sci: pattinaggio, palestra e piscine coperte, arrampicata su ghiaccio, cascatismo, tutto il corredo necessario per non annoiarsi. Sempre suggestivi gli itinerari con ciaspole o senza, lungo gli 80 km di sentieri che si snodano attorno all'abitato. Livigno non vanta un vero e proprio centro storico, quanto piuttosto piccoli nuclei abitativi raggruppati attorno ad alcuni luoghi di culto, da cui hanno ereditato la propria denominazione: Addolorata in Val Federia, S. Rocco, Immacolata di Lourdes, S. Vergine di Caravaggio, per citarne solo alcune. Tra le architetture locali meritano un'occhiata più attenta le 'bàit', caratteristiche baite, completamente in legno e dai tetti poco pendenti in scaglie di larice con travi che evitano lo scivola mento della neve; ad esse si affiancano edifici rustici con stalla e fienile chiamati 'toilà'. "Art in Ice" il concorso internazionale di sculture di neve che ogni anno lascia a bocca aperta numerosi visitatori. Shopping resta in ogni modo la parola d'ordine per chi attraversa le vie del centro; inevitabile del resto davanti agli oltre 200 esercizi commerciali che godono di particolari sgravi fiscali e facilitazioni extradoganali.

La sera, ristoranti e trattorie aspettano gli amanti della buona cucina con le specialità e i piatti della rinomata gastronomia livignese.

 

Sfogliatina al bitto, sciatt, pizzoccheri, chisciai, risotto e bresaola, pappardelle valtellina, borsat, pòtol, salmi di cervo, slìnzega [carne essiccata di manzo o cervo), panòn e torta di noci, pasola e marmellata di mirtilli.

 

E per divertirsi fino a tardi, cinema, sale giochi, discoteche e pub. Livogno conta poi di 104 alberghi, di cui ben 11 nella categoria top, 25 garni e oltre 1000 appartamenti formano la struttura ricettiva di una stazione che ha pochi rivali sulle Alpi.

 

All’avanguardia anche le strutture wellness, le spa, le beauty farm, le palestre e le piscine presenti in molti hotel. Da quest’anno sono affiancate dall’avveniristico complesso Aqua Granda.

Livigno è una delle tre zone duty free in Europa. Fino dal 1805 Il villaggio fu dotato di benefici extradoganali, riconosciuti nel 1818 dall'Austria-Ungheria, ribaditi dall'Italia nel 1910 e confermati dalla C.E.E. nel 1960. Dei prezzi tax free approfittano ogni anno i turisti, che hanno a disposizione oltre 250 negozi dove possono acquistare tutti i grandi marchi della moda.
Livigno è una stazione amata dai giovani, che per il doposci hanno a disposizione bar, discoteche e pub. Dall’happy hour alle ore piccole, Livigno “resta sveglia” per la più frenetica movida alpina. Attività sportiva e relax è il binomio di una vacanza dove gli impianti di risalita si affiancano ai centri benessere e alle spa,. Qui gli ospiti possono sperimentare tutti i più sofisticati trattamenti terapeutici ed estetici. All’inizio dell’inverno 2009-2010 si è inaugurato Aqua Granda, il primo centro benessere integrato d’Europa, pensato per offrire a ciascuno un percorso personalizzato verso la perfetta armonia di corpo e spirito. ( Fonti varie: Regione Lombardia - APT Livigno - ilturista.info)

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By Admin (from 12/08/2010 @ 15:09:21, in it - Video Alerta, read 1291 times)

La regista Mira Nair si è saputa ben dividere tra Hollywood e il cinema indipendente, e i suoi lavori, sempre diversificati, hanno catturato l’attenzione e l’apprezzamento del pubblico e della critica. Amelia rappresenta un ennesimo cambio di rotta, vi si racconta la vita di Amelia Earhart, la prima donna aviatrice della storia.

È il 1928, quando Amelia trasvola l’Atlantico come passeggero, ingaggiata dal magnate della stampa George P. Putnam, che vede in lei il potenziale di cui aveva bisogno. A questa prima avventura straordinaria ne seguiranno altre, come il volo in solitario dell’Atlantico.

Amelia diventerà un modello da seguire, Putnam le starà accanto come manager e marito devoto per farle realizzare i suoi sogni. Un altro uomo che sarà fondamentale per la sua ascesa è il pilota Gene Vidal, col quale condivide una relazione amorosa. Per raccogliere il denaro che le servirà per finanziare i voli, Amelia si presterà a presenziare conferenze stampa ed eventi mondani, oltre a diventare testimonial pubblicitaria. L’obiettivo più ambito è quello di poter fare il giro del mondo. Nel 1937 Amelia e George riescono a mettere appunto ogni dettaglio per l’impresa, al suo fianco ci sarà il pilota e navigatore Fred Noonan, che aveva una grande reputazione, ma era noto che fosse anche un bevitore. Per Amelia sarà l’avventura di tutta una vita. La regista si è voluta cimentare nel delineare una figura tanto amata, con la quale si rispecchia per alcuni lati del carattere che ammira e condivide.

Amelia Earhart ha vissuto una vita piena senza compromessi, una donna in anticipo sui tempi, una donna che viveva di dedizione per il suo amore più grande e che la faceva sentire libera, poter volare con un aeroplano, ma soprattutto sfidare i propri limiti. Ogniqualvolta raggiungeva un traguardo e realizzava un sogno se ne poneva sempre uno più ambizioso e difficile davanti. Per Amelia non esistevano ostacoli invalicabili.

Era una donna a caccia d’avventura, per la quale non esistevano confini. Era dotata di uno spirito coraggioso e indipendente, con una vita sentimentale complicata, che metteva al secondo posto. È stata una donna che ha saputo imporsi in un mondo prettamente maschile, portando alla ribalta la figura della donna indipendente e decisionista, una donna che sa quello che vuole e si impegna con energia per ottenerlo.
Ha aperto la strada alla presenza della figura femminile nell’aviazione, la sua figura ha avuto un’utilità sociale.

Mira Nair ha voluto mostrare Amelia nel suo essere viva e pulsante, mettendo sotto l’occhio dei riflettori una donna che ha osato sognare come nessuna aveva fatto prima di allora.

La regista, attraverso la storia vera e documentata, ha puntato sulla protagonista, sulle varie sfaccettature di una personalità forte e positiva. Attraverso i pregi e i difetti della sua personalità Nair ha delineato il contesto storico, le problematiche e le tematiche presenti in quegli anni, arricchendo il film.

Amelia era una donna talmente innamorata del cielo e delle sensazioni che provava quando era in volo, da influenzare ogni azione sulla terra. Era un’individualista, dotata di sensibilità, cercava sempre di essere chiara in ciò che voleva dalla vita.

La regista ha approfondito personalmente le ricerche grazie ai cinegiornali dell’epoca, dei quali si scorgono alcune immagini all’interno del film perfettamente integrate nella storia.
L’intento è stato quello di portare sullo schermo la vita e la personalità di Amelia, una vita passata all’insegna dell’amore, del sacrificio e del successo, ma anche mostrare le sue fragilità e il suo amore per il cielo, il sentirsi libera di essere sempre se stessa.

Una tematica importante che si scorge dal suo modo di vivere è quello di aver raffigurato una nuova e luminosa immagine di donna americana, che non sta solo dietro ai fornelli, una donna che si vuol mettere alla prova come può fare un uomo.

Le riprese si sono effettuate in Sud Africa, un paese dalle caratteristiche geografiche quanto mai variegate, riuscendo a ricreare le location di otto diversi paesi che Amelia ha visitato. La fotografia ha contribuito in modo determinante a sottolineare l’amore per la natura che Amelia nutriva, l’immensità dei paesaggi ripresi a bassa quota. Sono stati effettuati una gran quantità di voli veri affinché fosse catturato lo splendore di quei paesaggi in tutta la loro interezza. Volare bassi con l’aereo sopra le cascate Vittoria o sfiorare le dune del deserto ha dato un’accezione aggiunta al film e lo spettatore rimane estasiato dagli splendidi scenari, che rivestono un ruolo fondamentale tanto quanto l’aereo e Amelia. L’interazione tra questi tre elementi è alla base del film e ognuno di loro riesce a catturare l’attenzione su di sé senza oscurarsi a vicenda.
Nell’interpretare questa donna forte e indipendente è stata scelta l’attrice Hilary Swank, che ha saputo catturarne l’essenza oltre alla fisicità.

Amelia è un film luminoso e attraverso le avventure della sua protagonista mostra valori importanti e come si possa fare qualsiasi cosa si desideri nella vita se si ha vera passione, impegno, dedizione ed energia, valori che oggi molti giovani sacrificano in favore di una popolarità immediata, ma che difficilmente dura nel tempo, data soprattutto dalla mancanza dei suddetti. Amelia Earhart è ricordata e rispettata ancora oggi. ( Fonte: cinemalia.it)

Autore della recensione: Francesca Caruso

Redazioneonline- Cinema e Spettacoli

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By Admin (from 12/08/2010 @ 11:18:41, in it - Osservatorio Globale, read 4696 times)

Un nuovo sito finanziario su Twitter… e non solo.Un laboratorio di idee dove incontrarsi, discutere, riflettere, per maturare una più completa comprensione delle dinamiche che muovono i processi economici ed i mercati finanziari.



Missile giornalistico del Corriere della Sera di oggi, che porta la firma di Felice Cavallaro. 100 milioni di lire regalati da Silvio Berlusconi a Bernardo Provenzano, boss di Cosa Nostra. Lo certificherebbe un pizzino appena consegnato da Massimo Ciancimino ai giudici di Palermo. Il documento - stando alle parole del figlio di Don VIto - risalirebbe all'anno di grazia 2001: quando il Cavaliere diventò Presidente del Consiglio per la seconda volta, ed in Sicilia ottenne una vittoria schiacciante, assoluta, 61 seggi su 61 al Centrodestra, per dire.

Scrive Marco Lillo sul sito del Fatto Quotidiano: "Ora, se autentico, il nuovo pizzino conferma che quell’abitudine non finì con la discesa in campo del Cavaliere. Tanto che altri regali in contanti sarebbero arrivati al successore di Riina (allo scopo di "mantenere buoni i rapporti" con la mafia). Un fatto che, se provato, spiega bene perché Berlusconi nel 2006 fu l’unica carica istituzionale italiana a non complimentarsi per la cattura di Provenzano".
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Update: Ghedini si arrabbia - Cavallaro risponde, audio.

 

 Fonte: nonleggerlo.blogspot.com; Autore: Wil

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By Admin (from 12/08/2010 @ 11:06:58, in it - Scienze e Societa, read 1053 times)

Cari precari,


come si riassumono i dati elettorali? Di modi ce ne sono tanti.


Uno è questo: Berlusconi ha perso, Berlusconi ha vinto. Ha perso, perché il suo PDL crolla di dieci punti. Ha vinto, perché grazie alla Lega di Bossi (che ha dato un bel posto di lavoro anche al figlio ritardato), si è garantito la sopravvivenza giudiziaria e continua ad avere un paese in ostaggio da scambiare in parlamento con le sue leggi personali.


L’altro dato: il PD ha vinto, il PD ha perso. Ha vinto, perché ha tenuto a livello nazionale nonostante i cazzi di Marrazzo, le carte di credito di Del Bono, i milioni di Del Turco, le fughe (benedette) di Rutelli, Binetti e altri fondamentalisti cattolici. Ha perso, perché non riesce a trovare continuità e già si parla di nuove rese dei conti tra Bersani e il resto del partito.
L’altro dato interessante è l’astensionismo, segno che stavolta la gente s’è incazzata per davvero e che per i prossimi tre anni sarà la riconquista di questi elettori il fulcro di tutto. Ma badate bene, i vecchi partiti, tra i quali possiamo ormai annoverare anche l’IDV che si è cristallizzata intorno alla figura di Di Pietro, sono al palo. Il movimento di Grillo ha conquistato quasi il 7%, se non sbaglio a Bologna. Che serva da lezione al Popolo Viola e a tutti gli altri: nelle piazze ci si conta, ma è alle urne che si conta.


Abbiamo tre anni per costruire l’alternativa. Diamoci da fare. – Arnald

Fonte: diversamenteoccupati.it

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« The world is no longer in phase 6 of influenza pandemic alert. We are now moving into the post-pandemic period. The new H1N1 virus has largely run its course. »

[WHO - 10 agosto 2010]

 Con queste parole, Margaret Chan, direttore generale del World Health Organization, annuncia la morte dell'AH1N1, per gli amici l'influenza suina, nata l'11 giugno 2009 e tragicamente deceduta a soli 14 mesi di vita.

 

Ne piangono la scomparsa le tasche dei cittadini, che in ogni parte del mondo stanno distruggendo milioni di dosi di vaccini scaduti, tranne quelli polacchi, che prima del disastro di Katyn erano stati gli unici ad avere gentilmente declinato le offerte delle case farmaceutiche. 

 Gli italiani piangono di più, perché sono stati gli unici tra tutti gli stati del globo terracqueo ad avere stipulato un contratto con Novartis - siglato il 21 agosto 2009, opportunamente secretato ma svelato su questo blog il 16 novembre dello stesso anno - concepito come un tributo alla divinità farmaceutica, un vero e proprio sacrificio collettivo che ha bruciato 24 milioni di euro sull'altare del più bieco affarismo. 

 L'indecorosa calata di braghe prevedeva clausole assolutamente assenti nei contratti stipulati con gli altri stati. In particolare, il corrispettivo pattuito sarebbe stato versato anche se la Novartis avesse ritardato nella consegna e, addirittura, anche se non avesse ottenuto l'autorizzazione alla commercializzazione del vaccino, quindi senza contropartita. Inoltre, per la Novartis non erano previste penalità di nessun tipo.
 Il contratto è stato firmato dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, quindi da Maurizio Sacconi. Non è dato sapere se la moglie, Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria, abbia avuto una parte di intermediazione o meno.

 Fonti esclusive di Byoblu.Com riportano che, in cambio del contratto sui generis, Novartis si sarebbe impegnata ad assumere 200 o 300 giovani del mezzogiorno, allo scopo di innalzare di qualche punto - temporaneamente -  il tasso di occupazione. Una manovra per acquisire consenso per la maggioranza di governo, addebitandone il costo agli italiani, da cui non hanno tratto giovamento neppure i novelli lavoratori i cui contratti temporanei, già in scadenza, sono lungi dall'essere rinnovati.

 In ogni caso, che la suina fosse una bufala, noi ce ne eravamo accorti già l'11 settembre 2009. Bastava fare due conti. Questa, inoltre, l'intervista che Byoblu.Com ha realizzato il 24 settembre 2009 Paolo Grossi, infettivologo di chiara fama e professore di malattie infettive all’Università dell’Insubria.

 Oltre due mesi dopo, quando ormai i buoi erano scappati, arrivavano anche i giornali, e il 31 marzo 2010 il Consiglio d'Europa lodava pubblicamente Ewa Kopacz, il ministro della Salute polacco, per la gestione estremamente razionale del problema. 

 Ewa aveva fatto notare come i rischi derivanti dalla AH1N1 fossero in realtà moderati e sottodimensionati rispetto alla normale influenza stagionale, e aveva dichiarato che le condizioni poste dalle compagnie farmaceutiche erano inaccettabili [qui la trascrizione di Byoblu.Com del suo intervento al Parlamento polacco]. Sacconi invece si è venduto tutto, lasciandoci in mutande. 

 Un qualsiasi dirigente incapace viene licenziato sui due piedi. Perché un ministro che ha sovrastimando i fattori di rischio e siglato contratti assolutamente fuori dal mercato, impiegando soldi pubblici, non dovrebbe dimettersi?

[Video dell'11 aprile 2010: Influenza A - la truffa suina.]

 

Fonte: ByoBlu.com

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By Admin (from 11/08/2010 @ 14:58:45, in it - Video Alerta, read 1132 times)

Dalle pagine del manga (fumetto in giapponese) di Osamu Tezuka a una trasposizione cinematografica tutta da assaporare, non solo per i più piccini, ma per chi ha amato il bambino/robot dotato di un innato altruismo, il solo in grado di salvare Metro City da qualsiasi minaccia.

Il regista, sceneggiatore e animatore David Bowers ha portato sul grande schermo uno dei personaggi dei cartoni animati più amato e conosciuto a livello internazionale.

Astroboy appare per la prima volta nel 1951, nelle pagine del leggendario manga di Osamu Tezuka, per poi prendere vita nella serie d’animazione in bianco e nero del 1963. Fu subito un successo straordinario non solo in patria, ma anche negli Stati Uniti, dove la serie venne trasmessa nello stesso anno. Poi ci fu la serie a colori degli anni ’80, che catturò la nuova generazione, e nel 2003 è la volta di una serie americana. Astroboy è un’icona, la sua considerazione in Giappone equivale al Mickey Mouse americano. Astroboy è senza tempo, un po’ come Pinocchio, col quale condivide alcune tematiche.

Metro City è una futuristica metropoli che si trova nel cielo, abitata da esseri umani che lasciano ai robot ogni tipo di mansione, di cui non si vogliono più occupare. I robot hanno un codice preciso: non far del male a un essere umano.

Tobio è un bambino come tanti, in più è appassionato di robotica. Il padre, il dottor Tenma, è uno scienziato che si occupa della creazione di robot dalla tecnologia sempre più avanzata. Quando, in un malaugurato incidente, il dottor Tenma perde suo figlio, decide di creare un robot che abbia le sembianze e i ricordi di Tobio, per avere l’illusione di tenerlo ancora accanto a sé. Tenma si rende conto solo successivamente che il robot non può sostituire Tobio.

Questi ha dentro di sé il nucleo blu, un’energia positiva che lo anima, e viene individuato dal Presidente Stone, che vuole dominare la Terra, il quale invia le forze armate per la sua cattura. Nello scontro il robot cade sulla superficie terrestre ed è aiutato da Cora e i suoi amici, il nome col quale si presenta è Astro Boy. Qui Astro Boy imparerà a trovare il suo posto nel mondo.

La prolificità e le tecniche di Osamu Tezuka gli sono valse il soprannome di “padre dei Manga”, è sua l’invenzione di una caratteristica distintiva dell’animazione giapponese, gli “occhioni”, per i quali si è ispirato a Betty Boop e Topolino.

Osamu Tezuka è rimasto molto colpito dal lavoro di Walt Disney e nel suo Astro Boy vi ha introdotto alcuni profili simili.

Il dottor Tenma come Geppetto, in Pinocchio, dà letteralmente la vita ad un bambino, in questo caso un robot, che ha dei sentimenti umani. Inoltre c’è il distacco paterno, certo per ragioni diverse.
Astro Boy diventa quasi un orfano, si delineano così i temi dello sradicamento da quello che il bambino/robot crede essere la propria casa e di conseguenza avverte la necessità di capire quale sia il luogo giusto a cui appartenere.

Il senso di appartenenza di un individuo è un valore che accomuna tutti e col quale ci si identifica.
Ci si sente vicini al protagonista, tanto che nello spettatore scaturisce un senso di protezione.
Il tema fondante il racconto è l’altruismo innato per il prossimo, anche nei confronti di chi ci fa del male. Astro Boy racchiude in sé quei valori puri che non sono ancora stati contaminati dalla società.

L’intento di David Bowers è stato quello di rendere omaggio a questo personaggio intramontabile e al suo autore, cercando di rimanere fedele allo spirito originale di Astro Boy e aggiornando gli aspetti estetici. Il regista e i suoi collaboratori hanno fatto approfondite ricerche per renderlo al meglio. Gran parte del mondo in cui il protagonista vive deriva dal lavoro di Isamu Noguchi, il famoso artista e architetto nippo - americano del 20° secolo, per gli ambienti ci si è ispirati anche all’artista del 19° secolo Katsushita Hokusai, che utilizza un approccio molto semplice nella creazione dei paesaggi, in cui elimina il disordine visivo in favore di un immagine subito interpretabile.

Astro Boy è un film d’animazione ben caratterizzato, in cui tutti gli elementi convergono verso il suo protagonista.

E' una figura positiva, dotata di una maturità fuori del comune, dalla quale si può trarre buoni insegnamenti.
Non è un film solo per bambini, ma per i nostalgici di tutte le età. ( Fonte: cinemalia.it)

Autore: Francesca Caruso

Redazioneonline- Cinema e Spettacoli

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