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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

In seguito alla chiusura del traffico aereo per l'aeroporto di Milano Linate disposta dall'Enav, in programma domenica 8 agosto dalle 7 alle 10 e dalle 12 alle 16, Meridiana ha provveduto a modificare gli orari di partenza di alcuni voli. Fra i voli presenti nell'elenco visibile cliccando sul link in fondo alla news, Meridiana fly segnala che quelli contrassegnati in rosso, prevedono un orario di partenza precedente rispetto a quello previsto. La compagnia si scusa per gli eventuali disagi che dovessero derivare da queste variazioni, indipendenti dalla propria volontà.


In vetta c'è la Basilica di San Pietro a Roma, ma nella top ten figurano anche l'Etna, Ostia Antica e il Canal Grande a Venezia. Sono questi, secondo Tripadvisor, i siti italiani italiane nella classifica delle 10 attrazioni gratuite più amate in Europa, almeno a stare all'esito di una graduatoria stilata dagli editor del sito di recensioni viaggi.
Sul podio con la Basilica romana ci sono il museo di Stato di Auschwitz-Birkenau in Polonia e l'Etna. Qundi il Palazzo del Parlamento (Reichstag) di Berlino, seguito dalla Fontana magica di Barcellona e dal Museo Imperiale della Guerra di Londra. Il 7° posto è del Mercato di San Miguel a Madrid mentre l'8° della National Gallery di Londra. Le ultime due posizioni sono occupate da Ostia Antica e dal Canal Grande di Venezia.


E' Parigi Charles de Gaulle lo scalo peggiore dove trascorrere alcune ore o una notte intera in attesa di ripartire per un'altra destinazione. Nella classifica dei 'peggiori', Fiumicino si piazza ottavo, dopo quello di Manila, nelle Filippine, e prima di Francoforte-Hahn. E' quanto emerge da un sondaggio realizzato dal sito internet canadese 'The Guide to Sleeping in Airports' su 844 aeroporti.  Dello scalo parigino, dove circolano ogni giorno 160 mila passeggeri, vengono soprattutto criticate la sporcizia, il caos e la mancanza di igiene dei bagni. C'é anche chi lo considera molto brutto e chi non si sente al sicuro. Nella classifica dell'inospitalità aeroportuale, il secondo posto lo conquista il Sheremetyevo di Mosca, seguito da Delhi, Los Angeles e il JFK di New York.  I viaggiatori premiano invece lo scalo di Singapore Changi, giudicato il migliore al mondo per rilassarsi tra un volo e l'altro, seguito da Seul e Hong Kong.

Fonte: travelnostop.com

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By Admin (from 06/08/2010 @ 13:13:17, in it - Scienze e Societa, read 1168 times)

La vita e’ buffa, avrebbe detto mia zia, prima di allargarsi in un sorriso pensando che e’ strano che ci voglia un giudice per sancire che rifiutare a gay e lesbiche di sposarsi e’ “discriminatorio”. L’amore per lei era senza razza, senza colore, senza genere e ci credeva talmente tanto che deve avermi contagiato. Così sono stata, ovviamente, profondamente felice nell’apprendere che il giudice distrettuale della California, Vaughn R. Walker, ha dichiarato incostituzionale il divieto ai matrimoni gay, imposto dopo il referendum meglio noto come “Proposition 8” del 4 novembre 2008. Il giudice ha, in pratica, dato ragione a chi crede che il non riconoscimento legale dei matrimoni gay sia un atto discriminatorio senza se e senza ma, tanto per dirlo in parole semplici. Una decisione che, sebbene non definitiva, rappresenta una grande vittoria per tutti gli attivisti che si stanno battendo per riuscire a cancellare gli effetti “nefasti” di quel referendum che lasciò un po’ di amaro in bocca, proprio nel giorno della storica elezione del presidente Obama.

L’ultima parola spetterà alla Corte Suprema ma, dopo la decisione del giudice del Massachussetts di dichiarare “incostituzionale” anche la dicitura del “Defence of Marriage Act (DOMA), secondo cui il matrimonio e’ un atto fra un uomo e una donna, arrivata poco più di un mese fa, l’entusiasmo si fa sentire in maniera palpabile; tanto che Jon Davidson, direttore del Lambda Legal, la piu’ vasta associazione di gay, lesbiche e trans, paragona la sentenza di Walker ad un grande slam. Soddisfazione arriva anche dalla Casa Bianca, con una mail alla stampa in cui si legge che il presidente “si e’ espresso in opposizione alla Proposition 8 perche’ divide ed e’ discriminatoria. Da parte sua continuera’ a promuovere eguali diritti per gay, lesbiche e trans”.

Cio’ che, pero’, tornando all’inizio, dà ragione all’opinione di mia zia riguardo all’imprevedibilita’ della vita, e’ il fatto che il giudice Walker, nominato da George Bush padre, era gia’ stato scelto da Ronald Regan, nel 1987, ma la sua nomina era stata bloccata dalla Commissione Giustizia del Senato per opposizione di un gruppo compatto di senatori capeggiati da una certa signora Nancy Pelosi di San Francisco. Motivo della “barricata”, il fatto che Walker aveva rappresentato il comitato olimpico americano in una causa per proibire l’uso della parola “Olimpiadi Gay”. La Pelosi osteggio’ la sua candidatura accusandolo di comportamento insensibile verso i gay e verso i poveri.

Altro particolare, meritevole di nota, e’ il fatto che il giudice Walker sia dichiaratamente omosessuale ma, evidentemente, non e’ questo cio’ che ne ha influenzato la decisione nella causa Perry contro Schwarznegger.

Nello scrivere questa notizia mi viene da pensare ad Harvey Milk e all’impegno straordinario che costa il sogno di veder riconosciuti i propri diritti. E penso a Marco e Carlo, insieme da 16 anni, molto piu’ di tante coppie etero e, banalmente, mi chiedo come il loro possa essere considerato un sentimento non sufficiente per scambiarsi un anello e potersi prendere “legalmente” cura l’uno dell’altro.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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By Admin (from 06/08/2010 @ 12:16:51, in it - Scienze e Societa, read 983 times)

ROMA. Un giovane uomo prono su una tavola avvolta dalle fiamme, la bocca aperta in un muto grido, la mano tesa in un gesto estremo: è un'immagine del ‘Martirio di San Lorenzo', pubblicata in apertura di prima pagina dall'Osservatore romano, che annuncia la possibile attribuzione a Caravaggio dell'opera, ritrovata tra le proprietà della Compagnia di Gesù, nel pieno delle celebrazioni per il quarto centenario dalla morte dell'artista.

Dopo il grande successo della mostra alle Scuderie del Quirinale - con quasi 600 mila visitatori - è in corso infatti in queste ore la speciale ‘notte bianca' con cui Roma festeggia fino alle 9 di domani il genio di Michelangelo Merisi (Milano, 29 settembre 1571 - Porto Ercole, 18 luglio 1610), attraverso un itinerario che illumina i suoi capolavori custoditi in chiese e musei.
L'attribuzione del Martirio di San Lorenzo, sottolinea il giornale vaticano, "aspetta ancora la garanzia dell'ufficialità", ma "di certo è un dipinto stilisticamente impeccabile, bellissimo: notevole è la luce che dal fondo scuro sferza e modella con bagliori improvvisi la superficie dei volumi".
Per l'Osservatore romano, "non si può fare a meno di riandare col pensiero a opere come la Conversione di san Paolo, il Martirio di san Matteo o Giuditta e Oloferne". E' "inutile, però - avverte il giornale - cadere nel facile tranello di un Caravaggio ‘a tutti i costi'. Saranno ulteriori indagini diagnostiche e un circostanziato approfondimento documentario, stilistico e critico a fornire le risposte".

Il rapporto di Caravaggio con i Gesuiti rappresenterebbe per gli studiosi un nuovo filone. "Il Martirio di San Lorenzo - spiega sull'Osservatore Romano Lydia Salviucci Insolera - costituisce un chiaro riferimento ai dettami iconografici di evidente matrice gesuitica". In particolare, "il marcato realismo era voluto espressamente dai gesuiti per facilitare nei novizi, destinati nelle terre di missione, la comprensione del momento del martirio, trasformando la paura in accettazione del proprio stato, per il tramite della grazia, proprio come avviene nel giovane san Lorenzo".

Tra i critici contattati per verificare la paternità dell'opera c'é Rossella Vodret, soprintendente al Polo museale romano e ideatrice della ‘Notte di Caravaggio', che al momento frena: "Mi sembra un quadro bello e interessante, ma l'attribuzione al Merisi è da approfondire. Sono stata chiamata nei giorni scorsi dal rettore della Chiesa del Gesù per vedere il quadro, ma purtroppo non ho avuto tempo: ci andrò sicuramente lunedi".
"Per ora - sottolinea ancora - ho visto l'opera solo su Internet e direi, a freddo, che non mi sembra un Caravaggio, pur essendo un lavoro che ha sicuramente legami con l'artista e con la sua cerchia. Ma vale la pena di andare a fondo, anche grazie agli ottimi strumenti che abbiamo a disposizione e che ci consentono risposte precise. Trovo strano che si tratti di un originale non documentato, non citato dalle fonti. Ma tutto può succedere".

Fonte: AmericaOggi.info

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By Admin (from 06/08/2010 @ 10:55:11, in it - Video Alerta, read 1055 times)

Anni ‘80. Rita ha 12 anni quando assiste all’uccisione del padre, Don Vito Mancuso (Marcello Mazzarella), per mano di un boss mafioso rivale in affari. A distanza di alcuni anni anche il fratello viene ucciso, così la ragazza (Veronica D’Agostino), all’età di 17 anni, decide di diventare collaboratrice di giustizia, mettendosi contro la mafia e l’intero paese nel quale ha vissuto la sua adolescenza.

Il regista Marco Amenta dirige un autentico trattato antimafia che si ispira alla vera storia di Rita Atria, collaboratrice di giustizia del giudice Borsellino, suicidatasi una settimana dopo l’attentato mortale al magistrato per opera di Cosa Nostra.

Sebbene con nomi fittizi e libere interpretazioni, la sceneggiatura trae le sue colonne portanti dai fatti reali che emersero in uno dei più importanti processi degli anni’90. Partendo dal motivo scatenante, l’omicidio di Don Vito, Amenta fa apparire la decisione di Rita di collaborare con lo Stato come una sorta di vendetta meditata per anni e nei confronti di un uomo solo, Don Salvo, il quale commissionò quel delitto.
Nel film ci sono vari spunti di riflessione e diverse scene che simbolicamente o direttamente indagano nell’universo mafioso attraverso la sua inesorabile evoluzione. Nella prima sequenza, ad esempio, la piccola Rita sporca le lenzuola bianche stese sul tetto scrivendoci un saluto al padre con la passata di pomodoro: se ne evince un significato chiaro, metaforico, un presagio di color vermiglio che annuncia i drammi che si susseguiranno da lì a poco intaccando l’innocenza e i sogni giovani della bambina.

Sotto un profilo politico, poi, il delitto di Don Vito prima e quello del maresciallo dopo sanciscono una vera e propria guerra tra Stato e Cosa Nostra, a cominciare dall’ascesa agli inizi degli anni ‘80 con la droga posta come nuovo oggetto di commercio malavitoso. La mafia cambia connotazione e si configura non più come movimento legato ai cosiddetti “uomini d’onore”, bensì come associazione a delinquere finalizzata a grandi interessi di natura economica e politica.

Gli epicentri della sua camaleontica trasformazione sono rilevabili nei piccoli paesi della Sicilia, in cui la realtà poggia tragicamente su questioni dettate dal timore nei confronti del potere violento e occultate dalle consuetudini omertose ed effimere adottate dalla gente comune, nata e cresciuta in un clima corrotto e precario.

Rita abbraccia non senza difficoltà la causa di giustizia, pur conservando principalmente una mentalità plasmata dalle gesta del padre e dalla rabbia del fratello, le due figure pseudo educative seguite dalla ragazza.

Il rapporto fra giudice e collaboratrice viene coltivato lentamente, passando dall’ostilità reciproca alla comprensione che sposa il buon senso, quello del dovere. Entrambi i due caratteri, che si possono dire “istituzionali”, si prendono i propri rischi, convivendo con la paura che condiziona pesantemente la loro esistenza e il loro viver civile.

Rita, pervasa dalle turbolenze della propria età, abbandonata dalla madre e ripudiata dai compaesani, costretta a muoversi in un limbo minaccioso, morirà suicida ma vittoriosa, dichiaratasi nemica della mafia a seguito delle sue pregresse sofferenze. Amenta specifica l’approssimativa trattazione dei personaggi mostrando sul finale immagini di repertorio riguardanti il funerale di Rita e titoli di coda esaustivi in tal senso.

Questa cronaca di una morte annunciata rappresenta una decisa denuncia verso la mafia, ma anche nei confronti di uno Stato spesso incapace di fronteggiare situazioni dalle quali scaturiscono stragi e ambigue implicazioni. “La siciliana ribelle” è stato giudicato il miglior film al festival di Roma. ( Fonte: cinemalia.it)

Autore della recensione: Samuele Paquino

Redazioneonline- Cinema e Spettacoli

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By Admin (from 06/08/2010 @ 09:54:05, in it - Osservatorio Globale, read 1307 times)

 La polizia italiana ha smantellato una rete criminale legata alla mafia napoletana che dimostra l’infiltrazione della Camorra nella ricostruzione di L’Aquila, distrutta dal sisma del 6 aprile 2009.

Questa operazione battezzata “Untouchable” (Intoccabile), ha portato all’arresto di sei persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso e alla confisca di 21 società, 118 immobili e altri beni per un valore di 100 milioni di euro.

Le persone arrestate sono considerate come “espressioni economiche” del clan dei casalesi (uno dei più potenti della Camorra), localizzata nella zona di Caserta, ma con ramificazioni in altre regioni come il Lazio, l’Abruzzo e la Toscana.

Nel corso dell’inchiesta, alcune intercettazioni telefoniche hanno permesso di scoprire come gli arrestati di giovedì organizzavano trasferimenti di denaro per finanziare imprese create ad hoc a L’Aquila con lo scopo di aggiudicarsi alcuni appalti per la ricostruzione della città.

Il sisma del 6 aprile 2009 a L’Aquila ha causato 308 morti e distrutto il suo centro storico, le chiese medievali e molte altre località della zona.

Fonte: italiadallestero.info ; Articolo originale "Un réseau mafieux démantelé à L’Aquila" di Agence France Presse

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Una bustina contenente due o tre "pietruzze sporche": fu questo il regalo che, in una notte del settembre 1997, Naomi Campbell ricevette da due sconosciuti che le bussarono alla porta della sua stanza d'albergo.
Dinanzi al Tribunale Speciale per la Sierra Leone che, all'Aja, giudica l'ex presidente liberiano, Charles Taylor, ha sfilato come testimone la regina delle passerelle. Definendo il fatto di esser costretta a comparire dinanzi a un tribunale come "un terribile inconveniente", la Campbell ha ammesso di aver ricevuto diamanti grezzi dal sanguinario despota.

La testimonianza non avrà alcuna conseguenza legale pe Naomi, ma è cruciale per un processo in cui Taylor è accusato di aver finanziato la guerriglia della Sierra Leone con i cosiddetti 'diamanti di sangue'.
"Dormivo e un bussare alla porta mi svegliò. C'erano due uomini e mi diedero un sacchetto, dicendo: “Un regalo per te”, ha raccontato la Campbell alla corte. “Tornai a letto e nel sacchetto guardai la mattina seguente. Vidi poche pietre, piccole, sporche pietruzze”. “Sono abituata a vedere i diamanti in una scatola... Se qualcuno non mi avesse detto che erano diamanti, non lo avrei mai saputo”.

I procuratori hanno convocato la Campbell a sostegno della tesi che Taylor avesse portato i 'diamanti di sangue' nel suo viaggio in Sudafrica per comprare armi da destinare alla guerriglia. Taylor - che è accusato di 11 capi di imputazione per gli stupri, le mutilazioni, la schiavitù sessuale e l'arruolamento di bambini soldato durante le guerre in Liberia e Sierra Leone in cui morirono più di 250mila persone – ha sempre negato le accuse.

Interrogata dalla difesa, la Campbell ha detto di non sapere se le pietre provenissero direttamente da Taylor, ma ha raccontato che il giorno dopo le consegnò al direttore della Nelson Mandela Children's Fund con l'invito a "fare qualcosa di buono" per i bambini africani. Ma in una lettera presentata in giudizio dalla difesa, il Nelson Mandela Children Fund ha detto di “non aver mai ricevuto un diamante o diamanti dalla signora Campbell”.

Il mattino seguente al fatto, la top model raccontò l'episodio notturno all'attrice Mia Farrow e alla sua ex-agente, Carole White. “Una delle due mi disse: “E'chiaramente Charles Taylor”. Ma non rimase sorpresa dal regalo, ha aggiunto, perché è abituata e ne riceve "in continuazione". Parlando con voce ferma, la Campbell si è mostrata tranquilla. Anche quando l'avvocato della difesa, Courtenay Griffiths, le ha ricordato che, secondo le dichiarazioni dell'ex agente White, Taylor e lei quella sera flirtarono e lui le preannunciò l'arrivo dei diamanti. "Non è vero affatto", ha replicato.

Fonte: rainews24.rai.it

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Who We Are

www.charlestaylortrial.org


This monitoring site is a project of the Open Society Justice Initiative

The Open Society Justice Initiative, an operational program of the Open Society Institute, pursues law reform activities grounded in the protection of human rights, and contributes to the development of legal capacity for open societies worldwide. The Justice Initiative combines litigation, legal advocacy, technical assistance, and the dissemination of knowledge to secure advances in the following priority areas: national criminal justice, international justice, freedom of information and expression, and equality and citizenship. Its offices are in Abuja, Budapest, London, New York, and Washington D.C.

The Justice Initiative’s full-time monitor of the Taylor trial is Alpha Sesay, a human rights lawyer from Sierra Leone. He holds a law degree from Fourah Bay College, University of Sierra Leone and an LL.M in International human rights law from the University of Notre Dame, USA. Mr. Sesay has worked with several local and international NGOs including Human Rights Watch, International Center for Transitional Justice, Campaign for Good Governance, Post Conflict Reintegration Initiative for Development and Empowerment (PRIDE) and Defence for Children International. He is founding president of the Fourah Bay College Human Rights Clinic and former National Director of the Sierra Leone Court Monitoring Program. He has also worked with the Defence Office of the Special Court for Sierra Leone. Mr. Sesay has presented several papers at conferences, workshops, and trainings and has undertaken extensive research on issues relating to human rights and transitional justice in Africa. He is a member of the Sierra Leone Bar Association. He started working on the Charles Taylor Trial Monitoring Program in April 2008.

The Justice Initiative is partnering with the War Crimes Studies Center (WCSC), a nonprofit center that supports and analyzes the work of internationalized criminal tribunals and human rights courts in Sierra Leone, Indonesia, East Timor, and Cambodia. Founded in December 2000 at the University of California at Berkeley, the WCSC serves as a major public information resource for the trial records of national and international war crimes trials conducted by more than twenty countries in Europe, Asia, and the Pacific in the aftermath of World War II. Its activities include trial monitoring, the production of community outreach films, judicial exchanges, and legal training.

This project has also gratefully received research assistance from White & Case LLP.  The International Senior Lawyers Project and Clifford Chance LLP previously collaborated on this project.

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By Admin (from 05/08/2010 @ 15:54:27, in it - Video Alerta, read 2242 times)

Dopo aver lavorato insieme nell’ultimo film “L’imbroglio – The Hoax” (2006), il regista Lasse Hallstrom ritrova Richard Gere nel riadattamento americano del film “Hachi-ko Monogatari” (La storia di Hachi, il suffisso “ko” sta a indicare l’aggettivo “piccolo”) del 1987, scritto da Kaneto Shindô e diretto da Seijirô Kôyama.

Quella raccontata nei due film è una storia vera accaduta in Giappone durante l’inverno del 1923, iniziata a Odate, dove Hachi è nato. Il cucciolo è stato dato alle amorevoli cure di Hidesamuro Uyeno, un professore della facoltà di agraria dell’università di Tokyo.

Hachi quotidianamente lo accompagnava alla stazione dei treni e all’orario in cui il suo padrone ritornava, a fine giornata, era lì, all’uscita della stazione di Shibuya ad attenderlo.
Una sera Uyeno non fece ritorno col solito treno, era morto, ma Hachi continuò ad aspettarlo tutti i giorni per 10 anni. Hachi morì l’8 marzo 1935.

La storia raccontata da Lasse Hallstrom è ambientata in America. Il professor Parker si imbatte in un cucciolo disperso alla stazione dei treni, lo vorrebbe lasciare a Carl, il capostazione, per consegnarlo a chi l’avesse smarrito, ma poi lo porta a casa con sé. La moglie lo scoraggia dal tenerlo e lo invita ad appendere dei volantini per ritrovare il suo proprietario. I giorni passano e il legame tra Parker e Hachi, il cui nome è scritto sulla medaglietta, si rinsalda maggiormente. Hachi inizia ad accompagnare il suo padrone alla stazione, la mattina, e ad aspettarlo all’uscita della medesima, all’orario esatto di quando arriva il treno, alla sera.

Tutte le persone nei pressi della stazione rimangono strabiliate dal comportamento di Hachi. Un giorno il professor Parker non ritorna al solito orario, purtroppo il professore è morto e il cane viene affidato alla figlia e al marito. Hachi, però, scappa per trovarsi all’ora stabilita davanti alla stazione e rimane in attesa. La notizia del cane fedele che aspetta il suo padrone si diffonde e un giornalista scrive la sua storia pubblicandola su un quotidiano. Hachi aspetterà Parker per 10 anni.

La storia di Hachi impressionò per primi gli stessi giapponesi che videro nel cane lo spirito di fedeltà alla famiglia che tutti avrebbero dovuto avere. Alla stazione di Shibuya è stata collocata una statua in bronzo in onore di Hachi e l’entrata della stazione dove è posta, è stata chiamata “Hachiko-guchi” (uscita Hachiko).

L’intento del regista è stato quello di portare sullo schermo una storia senza tempo, che parla di dedizione e di amicizia, una storia semplice che contiene un messaggio nobile, riuscendo a emozionare e a toccare le corde più intime di un individuo.

Mostrare il cane che si reca, giorno dopo giorno, nel solito posto, alla solita ora smuove la sensibilità che c’è in ognuno di noi, Lasse Hallstrom sottolinea così quel senso di lealtà radicato in Hachi, che ognuno vorrebbe provare, ogni persona vorrebbe qualcuno così, qualcuno che ci sarà sempre e ci ami incondizionatamente.

Il regista, d’altronde, delinea una senso di lealtà reciproca, l’affetto di Parker per Hachi è istintivo e subitaneo, nel momento in cui lo trova avverte un trasporto affettivo forte e il suo comportamento è sincero e onesto e il cane lo percepisce. In una sequenza Ken, l’amico di Parker, gli sottolinea come il cane abbia già scelto il suo padrone.

Lasse Hallstrom ha voluto raccontare una storia semplice, ma che arriva dritta al cuore.
Non ci sono atti eroici, nessuno salva nessun’altro materialmente, un uomo dona il suo affetto ad un cane che lo ricambia, entrambi hanno trovato quel qualcosa che ancora mancava nella propria esistenza, un amico inseparabile. Hallstrom racconta la storia attraverso la narrazione del nipote di Parker, che in classe spiega chi sia il suo eroe. Hachi è stato un eroe nel quotidiano, nei piccoli gesti e comportamenti che sapeva donare al suo padrone e nell’attendere colui che amava, oltre la vita.

Oggi si vive di corsa, tralasciando del tempo prezioso per i valori che dovrebbero contare veramente, e donare l’amore che si possiede assaporandone tutti i vari passaggi. In fondo non c’è niente di più importante dell’amare e dell’essere amati.

Questa è la morale del film e il regista ha saputo mescolare bene tutti gli ingredienti, avvezzo nel trattare storie in cui i sentimenti e le emozioni la fanno da padroni, un esempio per tutti è “Chocolat” (2000).
Hachiko è un film sincero e commovente, in cui gli attori sono tutti pertinenti ai rispettivi ruoli, ma colui che cattura l’attenzione e non lascia più lo sguardo dello spettatore è senza dubbio Hachiko. ( Fonte: cinemalia.it)

Autore della recensione: Francesca Caruso

Redazioneonline- Cinema e Spettacoli

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Problemi di mercato richiedono soluzioni di mercato. Questa è la risposta piccata di Google alla U.S Federal Trade a proposito delle politiche per far tornare a livelli accettabili i ricavi dei media.

La Federal Trade in un documento sulla crisi editoriale aveva mostrato scetticismo sul potere salvifico delle news online. Tra le varie possibilità per far rinascere il settore aveva incluso soluzioni come la riduzione della quantità di materiale protetto "incorporabile" da aggregatori e motori di ricerca e la nascita di un'agenzia antitrust che permettesse ai giornali di fare degli accordi su tariffe standard per indicizzare i propri contenuti. 

"Il giornalismo può salvarsi anche senza l'aiuto del governo", tuonano da Mountain View, "queste proposte sarebbero dannosissime per i consumatori". E dai blog vicini alla creatura di Page e Brin emerge un chiaro appello al governo: concentratevi sulla promozione di innovazione e creatività piuttosto che innalzare inutili barriere protezionistiche.

Fonte: reporters.blogosfere.it

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La crisi in Grecia non ha scoraggiato migliaia di italiani a scegliere Atene e le isole elleniche per le vacanze estive. E anche se al momento è prematuro fare un consuntivo sui mesi estivi, l'estate 2010 per la Grecia potrà chiudersi con un bilancio positivo.

Di questo sembra certo Marios Sklivaniotis, direttore della sede di Roma dell'Ente nazionale ellenico per il turismo, secondo il quale la crisi economica non farà lievitare i costi. "No, penso proprio l'opposto", spiega. "Credo anzi che mai come quest'anno i greci stiano aspettando i turisti e sono sicuro, e mi auguro, per riservare loro la migliore accoglienza a tutti i livelli". Le mete preferite dagli italiani, spiega ancora Sklivaniotis, "rimangono più o meno le stesse.

Di solito la scelta cade  sulle isole: le Cicladi, le Ionie, il Dodecanneso, le Sporadi e Creta, anche se prediligono il Peloponneso, l'Eubea o la Calcidica. E forse proprio grazie agli investimenti del governo mirati a promuovere forme alternative di turismo abbiamo portato qualche italiano a scegliere la Grecia anche al di fuori del binomio stereotipato di sole e mare".

Fonte: travelnostop.com

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BUENOS AIRES. Ancora una volta a Buenos Aires è il momento di Evita Peron. Tra gigantografie, le note dell'intramontabile ‘Don't cry for me Argentina' e fiaccolate per le strade, si torna a parlare della leader dei ‘descamisados'. Nonostante siano passati 58 anni dalla sua morte. A spingere, e organizzare, con grande determinazione il ‘revival' di Eva Peron è stata la presidente peronista Cristina Fernandez Kirchner, e suo marito e predecessore, Nestor Kichner, vero ‘uomo forte' dell'Argentina, sempre al centro della politica e dell'economia del Paese.

L'occasione per far risaltare la figura di Maria Eva Duarte de Peron, morta a soli 33 anni di cancro nel 1952, è il ‘bicentenario' (i 200 anni dalla liberazione del paese dalla Spagna) che l'Argentina sta ricordando quest'anno con numerose iniziative, alcune delle quali di grande suggestione e ben riuscite. Nella tarda serata di lunedì, circa 50 mila persone hanno preso parte a una commemorazione nel centro di Buenos Aires, tra le fiaccolate e i grandi manifesti con l'immagine di quella che continua ad essere la donna più amata per tanti argentini. Le iniziative sono tante: per esempio, una mostra centrata sulla "portabandiera degli umili", oppure la costruzione di un nuovo monumento che le renderà omaggio. Senza dimenticare uno show a Cordoba dove la cantante Nora Barrantes ha interpretato ‘Don't cry for me, Argentina'.

Il governo della Fernandez ha quindi deciso di non aspettare il 60/o anniversario della ricorrenza, risaltando proprio quest'anno la figura della moglie dell'ex presidente Juan Domingo Peron. La spiegazione di tanta fretta è che nel 2010 ci sono le presidenziali, e il Paese è ormai da tempo di fatto in piena campagna elettorale. Non è un caso che l'oratore chiave nel mega-evento di ieri a Buenos Aires sia stato proprio Nestor Kirchner, che potrebbe puntare a tornare alla Casa Rosada per un secondo mandato, dopo quello tra il 2003 e il 2007. Accompagnato da diversi leader del Pj (Partito giustizialista), e con un ‘look' da sindacalismo peronista anni '60-'70 - con pesanti giubbottoni di cuoio - Kirchner ha sottolineato di lottare "per un paese più giusto e plurale", e per un'alleanza tra "lavoratori, classe media e imprenditori nazionali". L'obiettivo di fondo - ha precisato - è quello di "raggiungere una distribuzione della ricchezza 50% per il capitale e 50% per il lavoro".

Un discorso ‘alla Evità, e al 100%, rilevano gli analisti locali, sottolineando che fra qualche settimana, sarà d'altra parte difficile passeggiare per la ‘9 de juliò (la più importante ‘avenidà di Baires) senza scorgere il viso di Eva Peron: il governo ha infatti annunciato che farà appendere in un edificio della via quattro gigantografie proprio con l'immagine "dell'eterno simbolo" dei più poveri.

Fonte: AmericaOggi.info

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Dr. Joycelyn Elders, U.S. surgeon general: Myths About Medical Marijuana in The Providence Journal, 2004.

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