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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 04/08/2010 @ 12:53:36, in it - Video Alerta, read 1183 times)

Il regista e sceneggiatore Jason Reitman fa tre centri consecutivi. La sua prima regia di lungometraggi è con “Thank you for smoking” (2005), poi è la volta di “Juno” (2008), entrambi hanno ricevuto premi e interesse da parte di critica e pubblico per il particolare stile nel raccontare storie cariche di umanità e portando sullo schermo persone più che normali, che sfidano le convenzioni. Tra le nuvole mantiene questo stile e racconta una storia originale e interessante.

Ryan Bingham svolge un lavoro aziendale molto particolare, in quanto si occupa di licenziare gli impiegati di aziende che intendono ridurre il personale, licenziamenti che le aziende, per svariati motivi, non sono in grado o non vogliono attuare in prima persona.

Questo lavoro lo porta a viaggiare per 300 giorni l’anno, periodo che passa tra uffici aziendali, aeroporti e alberghi di varie città. Tra un volo e l’altro conosce Alex, una viaggiatrice d’affari con la quale condivide la stessa filosofia di vita: niente legami a lunga scadenza. Un giorno il suo capo convoca tutti i viaggiatori per annunciare un cambiamento radicale, l’esperta di numeri Natalie propone di licenziare il personale in video conferenza. Si ammortizzerebbero, così, i costi e non ci sarebbe più bisogno per gli impiegati di spostarsi da casa. Ryan mostra subito il suo disappunto, ama il suo stile di vita e inoltre sa che non è semplice licenziare una persona, che può avere le più disparate reazioni. Il capo affianca Natalie a Ryan affinchè gli mostri il tipo di lavoro che svolge e testare la video conferenza. Il tempo che trascorreranno insieme sarà utile a entrambi e Ryan inizierà anche a mettere in dubbio le sue convinzioni filosofiche, riguardo il suo rapporto con Alex.

Il film trae l’ispirazione dal romanzo omonimo di Walter Kirn, dal quale Reitman ha preso spunto per la figura di Ryan.

La sceneggiatura ha subito diverse modifiche dalla prima scrittura di Sheldon Turner, Reitman ci ha messo del suo, ampliando maggiormente il personaggio di Ryan e il contesto nel quale si muove. Ha messo in primo piano la difficoltà che gli individui possiedono nel comunicare e nello stringere legami concreti e duraturi nel mondo odierno.

Il paradosso risiede nel fatto che oggi c’è la tecnologia che elimina le distanze, si ha ogni sorta di strumento tecnologico all’avanguardia per comunicare da una parte all’altra del globo, ma i rapporti umani si vanno man mano esaurendo.

Nel comunicare utilizziamo sempre qualche filtro che invece di unirci ci allontana, così è più facile parlare di problemi personali o situazioni intime tramite i social network o una telecamera, piuttosto che dialogare a tu per tu, ascoltare cosa gli altri hanno da dire. Si è presi talmente da se stessi, da perdere il contatto umano, che è insostituibile. Si creano così individui soli, convinti che la propria solitudine sia per scelta.

Ryan è una persona in gamba, sa far bene il suo lavoro, abbracciando positivamente i benefici e le comodà che quest’era dà. Conduce una vita tranquilla e piacevole, il suo obiettivo è quello di raggiungere 10 milioni di miglia, per assaporare i benefici del vincitiore. Ryan, tuttavia, non ha amici, con le sue sorelle si sente di rado, quasi non le conosce più, non ha una donna, solo qualche fugace incontro in un albergo di una città qualsiasi, perché ciò che Ryan vede di ogni città si somiglia tutto, gli aereoporti e gli alberghi hanno la medesima estetica, si dà così l’impressione al viaggiatore di trovarsi nel familiare, ma non è casa.
Ryan gradualmente comprende quanto siano piacevoli i legami affettivi e quanto possano arricchire un individuo, renderlo appagato e felice. Questo cambiamento si attua grazie all’incontro con Alex, una donna attraente e intelligente e con la quale inizia a pensare a un futuro, e a Natalie, la giovane collega che crede profondamente nel matrimonio, nel condividere una vita con la persona che si ama. Entrambe con atteggiamenti diversi lo fanno crescere emotivamente, sgretolando poco a poco il suo individualismo.

Un elemento importante, che sta alla base del film, è l’esplorazione profonda, che Reitman fa, dei sentimenti più svariati che si provano per la perdita di un lavoro. Il regista ha voluto delle reazioni vere e dirette di americani comuni che hanno vissuto questa dolorosa esperienza in un momento in cui la situazione economica del paese non è delle migliori. Reitman e i suoi collaboratori si sono recati a Detroit e a St. Louis, le due città più colpite dalla disocupazione, e hanno pubblicato annunci in cui si dichiarava che stavano facendo un film sull’argomento e si cercava gente disposta a parlare del proprio vissuto, questo per dare voce alla dura realtà. Per Reitman non serviva inventare storie, quando si ha la realtà davanti agli occhi, più sconcertante e toccante di quanto si possa pensare. Spesso le persone licenziate sono solo dei numeri, si sente parlare di percentuali in cui non si ravvisa l’essere umano.

Tra le nuvole possiede una vena umoristica molto netta, George Clooney conferisce al suo personaggio Ryan un umorismo sottilmente dark mai eccessivo, incarnando in modo perfetto i lati del suo carattere.
Per ciò che riguarda l’ambientazione, le riprese sono state fatte in cinque città, che sono servite per mostrare tutte le altre presenti nel film. La base della produzione è stata St Louis. Inoltre Reitman ha voluto girare all’interno di aeroporti veri per catturarne la vera atmosfera.

La fotografia segue l’evoluzione del personaggio e la diversa ambientazione in cui ogni volta si trova. Le tonalità calde associate al Sud si contrappongono a quelle violacee di Wichita, per esempio.
Reitman voleva un’atmosfera romantica che accompagnasse Ryan nei suoi viaggi, per sottolineare l’amore per il suo stile di vita e come apprezzi il senso di precarietà nel quale vive.

Le luci sono costruite e artificiose, rispecchiando l’atteggiamento freddo e distaccato di Ryan, poi nel corso del racconto diventano morbide e calde, seguendone il cambiamento interiore.

Tra le nuvole mostra un uomo, come ce ne sono tanti, e il suo percorso di crescita emotiva, è una storia ricca d’umanità che dà voce a tematiche poco trattate e lo fa con delicatezza, nei momenti in cui il protagonista si ferma a riflettere coinvolge anche la riflessione dello spettatore.

Č un film ricco sotto tanti punti di vista, senza dimenticare un umorismo fresco e leggero. ( Fonte: cinemalia.it)

Autore della Recensione: Francesca Caruso

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Circa 200 immigrati, la maggior parte lavoratori sudamericani che volevano tornare a casa per il periodo di ferie, hanno pagato tra i 1000 e 3000 euro ad un'agenzia di viaggio per biglietti aerei scoprendo solo all'aeroporto che i voli non erano mai stati prenotati. Gli immigrati, quasi tutti di Perù, Ecuador, Honduras, si erano affidati ad un'agenzia milanese, denominata Dy Aerei di Anita Mayo, gestita da ecuadoregni in via Tadino. Per alcuni mesi l'agenzia, ha accolto le prenotazioni di viaggi per l'estate ad offerte vantaggiose. I clienti hanno pagato sempre in anticipo ma solo nelle settimane scorse, quando i primi che avevano prenotato si sono presentati in aeroporto hanno scoperto che non c'era alcun biglietto a loro nome. Si sono presentati quindi in agenzia, senza più trovare nessuno. Per un certo periodo la titolare ha risposto al cellulare proponendo incontri chiarificatori e attribuendo la responsabilità di quanto accaduto, ad altre agenzie, alle quali a sua volta aveva versato i soldi ricevuti per fare le prenotazioni. Poi anche quel canale si è interrotto.


La sporcizia di traghetti, treni e autobus rovina le vacanze di un italiano su due in partenza per le vacanze estive. Va un poco meglio per le aree di servizio mentre sono promossi aerei ed aeroporti. E' quanto emerge da un'indagine condotta da AfidampFab, che rappresenta le aziende operanti nel settore del cleaning professionale. Sotto accusa ci sono i cattivi odori nelle aree di transito, bagni sporchi e privi di dotazioni di base come carta igienica e sapone, poggiatesta sporchi. Gli italiani comunque dichiarano di non essere disposti a pagare un prezzo più alto per avere un luogo più pulito, perché ritenuto un dovere di chi offre i servizi di trasporto e dei gestori dei luoghi pubblici.  


Dal 22 al 24 settembre Lima ospiterà per la seconda volta ‘Travel Mart Latin America 2010', la fiera dell'America Latina che raduna buyer e fornitori di servizi turistici provenienti da diversi Paesi del mondo giunta alla 34esima edizione. È prevista la partecipazione di circa un migliaio di delegati interessati anche a conoscere la storia, la ricchezza archeologica e culturale del Perù. Numerosi gli appuntamenti prefissati, attraverso cui i partecipanti hanno concrete opportunità di far business, conoscere nuovi prodotti unitamente all'ampia offerta turistica sudamericana.  Saranno oltre 40 i fornitori peruviani presenti tra TO locali, catene alberghiere e compagnie aeree. "L'evento si svolge per la seconda volta in Perù - ha spiegato Tibisay Monsalve, coordinatrice generale Tmla - e dalla sua istituzione, avvenuta oltre trent'anni fa proprio nel nostro Paese, questa manifestazione continua ad essere riconosciuta a livello mondiale per la sua qualità e per i suoi risultati. L'edizione del 2005, tenutasi a Lima, aveva generato un giro d'affari di circa 300 milioni di dollari: ci si aspetta che quest'anno possa essere di molto superiore, malgrado la crisi finanziaria". Questa edizione avrà luogo presso la Fortaleza del Real Felipe a Lima.


Fonti: travelnostop.com e travelmartlatinamerica.com

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By Admin (from 04/08/2010 @ 11:56:07, in it - Osservatorio Globale, read 1485 times)

GERUSALEMME. Il tragico incidente di lunedì (26 luglio 2010 - ndR. TA) in Romania, in cui l'equipaggio di un elicottero militare israeliano e un ufficiale rumeno hanno perso la vita, ha messo in luce una pagina poco conosciuta delle attività dell'aeronautica militare israeliana (Iaf): gli addestramenti all'estero in cooperazione con le aviazioni dei paesi ospitanti, oltre a quella col tradizionale alleato americano.

Un fenomeno che si è sviluppato sempre più nel corso degli ultimi quindici anni soprattutto e che anche è una conseguenza del carattere geograficamente sempre più vasto delle prevedibili aree di operazioni della Iaf, dovuto all'emergere di minacce provenienti da paesi che non confinano con Israele: primo tra tutti, l'Iran.

E intanto ieri il presidente iraniano Mahmud Ahmadi-nejad è tornato a parlare di rischi di guerra: gli Stati Uniti, ha detto parlando in tv, vogliono attaccare entro tre mesi "due alleati dell'Iran nella regione" per indebolirlo nel suo confronto con Israele. Da sabato l'aeronautica iraniana ha annunciato vaste manovre militari nel Golfo, le ultime di una serie condotte anche da Marina e Pasdaran in coincidenza con le notizie sul rafforzamento della flotta Usa nella regione.
Ieri un portavoce delle Forze Armate israeliane ha reso noto che sono stati trovati i corpi dei sei militari israeliani e di un romeno tra i rottami dell'elicottero Ch-53 Sea Stallion precipitato lunedì durante un volo di addestramento a bassa quota in una zona montagnosa. Un altro elicottero partecipava al volo.

Le esercitazioni dovevano terminare il 29, ma sono state sospese in seguito all'incidente. Israele, che ritiene il programma nucleare iraniano una minaccia alla sua stessa esistenza, non cela di non escludere alcuna opzione per neutralizzarla, inclusa quella militare. La stretta cooperazione che da metà degli anni Novanta aveva caratterizzato le relazioni tra Israele e Turchia e in special modo tra le rispettive forze armate, aveva aperto alla Iaf le distese della Turchia dove addestrarsi in scenari non familiari e in missioni a lungo raggio, permettendole così di uscire dall' angusto e sovraffollato spazio aereo israeliano.

La svolta in senso ostile a Israele della politica turca, sotto i governi del premier Tayyip Erdogan, è stata caratterizzata da un drammatico peggioramento soprattutto nell'ultimo anno, fino ad arrivare alla decisione di Ankara di interdire lo spazio aereo turco alla Iaf, dopo il mortale arrembaggio della marina israeliana a una nave turca diretta a Gaza, il 31 maggio scorso, nel corso del quale nove attivisti turchi filopalestinesi furono uccisi.

Nel frattempo però la Iaf non era rimasta passiva e da tempo aveva cominciato a allacciare rapporti con le aeronautiche militari di alcuni paesi, anche membri della Nato tra i quali, secondo fonti stampa estere, la Grecia, l' Italia, la Germania e, come è ora venuto drammaticamente alla luce, anche con la Romania, dove l'aviazione israeliana ha effettuato voli di addestramento per la prima volta nel 2004.

Con la Grecia, che si mostra interessata a una cooperazione militare con Israele dopo la rottura con la Turchia, era cominciata alla fine dello scorso maggio una vasta esercitazione aerea congiunta che era poi stata interrotta, ma non annullata, da Atene in seguito alle aspre condanne internazionali al mortale arrembaggio alla nave turca.
La convinzione degli osservatori è che l'accento posto dalla Iaf sugli addestramenti all'estero per missioni a lungo raggio risponda anche alla necessità di familiarizzare i suoi piloti con altre aviazioni e all'intento di costruire eventuali future alleanze.

Fonte: AmericaOggi.info

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By Admin (from 04/08/2010 @ 11:43:41, in it - Scienze e Societa, read 1132 times)

La Food and Drug Administration, l’agenzia americana per la sanità, ha autorizzato l’utilizzo sperimentale di cellule staminali embrionali sull’uomo. I test, scrive il New York Times, saranno condotti dalla Geron Corp. e dalla Università di California.

Alla diffusione della notizia ha fatto seguito l’immediata reazione del Vaticano. Mons. Elio Sgreccia, già presidente della Pontificia Accademia per la Vita, l’ha definita “una decisione inaccettabile”. Il religioso, intervistato da Radio Vaticana, ha ribadito con forza l’opinione che “la scienza rimane ferma nel dire che l’embrione è un essere umano in cammino!” Sgreccia ha sostenuto che le sperimentazioni finora condotte non hanno dato i risultati attesi, “perché le cellule staminali degli embrioni hanno una totipotenzialità, quindi sono inclinate a riprodurre un soggetto, un individuo, non altre cellule”, ma ha comunque messo le mani avanti sottolineando che, “anche qualora per assurdo ci fosse un esito positivo, moralmente rimane delitto”. Secondo Sgreccia, i test che utilizzano cellule staminali embrionali si svolgono “a costo dell’immolazione di esseri umani”.

Fonte: UAAR.it

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Buongiorno a tutti, queste puntate estive ci consentono di riflettere, dato che non possiamo seguire l’attualità perché ve l’ho detto, sono puntate registrate alla fine di luglio, danno l’opportunità di chiarire alcuni punti, smentire alcuni luoghi comuni, alcuni slogan che ci vengono sempre raccontati che a furia di essere ripetuti sono diventati dei dogmi di fede, anche se non hanno nessun fondamento nella realtà, ci credono tutti perché non si sente mai un contro canto, un’altra campana.

Separazione delle carriere, moltiplicazione del CSM.

Uno dei luoghi comuni più diffusi e ne parlo perché credo che alla ripresa autunnale, non appena avrà sistemato i suoi processi con il lodo Alfano bis, Berlusconi ci metterà mano, ci proverà, è la separazione delle carriere, cos’è la separazione delle carriere?
E’ una proposta lanciata per primo da Licio Gelli nel suo famoso piano di rinascita democratica, ripresa da Bettino Craxi, che torna ciclicamente non solo nel clan berlusconiano, ma anche in una parte del centro-sinistra, i presunti garantisti, con il garantismo la separazione delle carriere non c’entra niente, lo vediamo tra un attimo, per stabilire che, chi fa il Pubblico Ministero lo faccia per tutta la vita, chi fa il giudice lo faccia per tutta la vita e non ci possa essere alcuno scambio tra l’una e l’altra funzione, che ciascuno proceda in una carriera separata, sottoposti i PM e i giudici a due Csm separati e che non si possano mai scambiare le due esperienze.
Si dice che è così in tutto il mondo, intanto tutte le proposte sono valide di per sé, non è che c’è un tabù, perché uno dovrebbe essere contrario alla separazione delle carriere? Non è mica scritto nel codice naturale, è una legge umana quella sulle carriere dei magistrati e può essere tranquillamente cambiata, dobbiamo domandarci se ci convenga cambiarla, se ci siano delle necessità che inducano a cambiare il sistema che ha retto in Italia per tutta la fase repubblicana, fino a oggi.
Cosa dicono i sostenitori della separazione delle carriere? Il PM rappresenta l’accusa, il giudice rappresenta una figura terza che deve stagliarsi al di sopra dell’accusa e della difesa e deve decidere, quindi non può essere un collega di carriera del PM, perché altrimenti tenderà a dare ragione al PM che è un suo collega, anziché all’Avvocato difensore, se così fosse dovrebbe risultare dalle statistiche, dovrebbe venire fuori dalle statistiche giudiziarie che ogni volta che un PM chiede qualcosa a un giudice, il giudice gliela dà.
Un appiattimento di questo genere sarebbe una buona prova del fatto che bisogna separarli e metterli su due binari che non si incontrano mai. In realtà dalle statistiche risulta esattamente il contrario, cioè che in 1/3 delle richieste del Pubblico Ministero in fase di indagine e nel 50% circa dei dibattimento, quando il PM chiede la condanna dell’imputato e il giudice deve decidere, il giudice decide diversamente rispetto alle richieste del PM, quindi quando il PM chiede di arrestare uno, il G.I.P. a volte glielo arresta, a volte no, quando il PM chiede di intercettare uno, il G.I.P. a volte glieli intercetta e a volte no, quando il PM chiede di perquisire o ispezionare o cose del genere un qualcuno, a volte il G.I.P. glielo concede e a volte no, quando il giudice deve decidere sulla richiesta di condanna dell’imputato nel dibattimento una volta su due di solito decide in maniera difforme rispetto alle richieste del Pubblico Ministero, quante volte abbiamo saputo di imputati per cui il PM chiede la condanna che vengono assolti, quante volte, meno, ma capita anche quello, il PM chiede l’assoluzione e il giudice condanna, oppure quante volte il PM chiede l’archiviazione e il G.I.P. gli ordina nuove indagini, le statistiche dimostrano che il giudice in media, poi ci possono sempre essere casi diversi, singoli, è autonomo dal PM anche se provengono dalla stessa carriera, che è poi l’ordine giudiziario.
Quindi non c’è nessuna ragione statistica per cambiare il sistema, si dirà: ma può capitare che Giudice e PM si mettano d’accordo, certo può capitare, può capitare che il PM e il giudice siano amici intimi di vecchia data, certo può capitare, come può capitare che il giudice sia amico dell’Avvocato o che il PM sia amico dell’Avvocato o che il PM sia fidanzato di un avvocatessa o che un giudice sia il fidanzato di un avvocatessa o che un Avvocato sia fidanzato di una giudice donna o di una PM donna, può capitare!
In questi casi scattano delle incompatibilità, è bene ogni tanto dare una ripulita, buttare un po’ di aria fresca, quindi magari criteri di rotazione, migliore verifica di eventuali incrostazioni che creano un giudice o un PM che sta per troppi anni nello stesso tempo, questo lo deve fare il Consiglio giudiziario in loco che è la longa manus del Csm e nel caso in cui ci siano delle incompatibilità ambientali, mandare via da un’altra parte il Magistrato troppo incistato nel luogo dove ha lavorato per troppo tempo, ma non è separando giudici e PM che si otterrà la sicurezza che l’uno non dà ragione all’altro perché è amico o perché è collega suo, perché le amicizie come nascono tra magistrati possono nascere tra Avvocati, frequentano tutti lo stesso ambiente anche se provengono da carriere diverse.
Senza contare che abbiamo visto molte sentenze aggiustate a causa di Avvocati di imputati eccellenti che si compravano i giudici, quindi in quel caso si sarebbero dovute separare le carriere degli imputati da quelle dei giudici o i conti Svizzeri degli imputati da quelli degli avvocati loro da quelli dei giudici.
Poi c’è un difetto logico in questa impostazione, di dire che per ottenere un giudizio equo il giudice non deve essere collega del PM, perché non basta mica separare la carriera del giudice da quella del PM, noi in Italia abbiamo 3 gradi di giudizio e 4 fasi di giudizio, l’udienza preliminare dove il PM si rivolge al G.I.P. per far rinviare a giudizio o condannare con rito abbreviato o con il patteggiamento l’imputato, poi c’è il dibattimento dove il PM si rivolge a un giudice monocratico per i reati lievi e a collegio di 3 giudici per i reati più gravi, poi c’è il processo d’appello dove il procuratore generale, che è il pubblico Ministero della Corte d’Appello, si rivolge a 3 giudici di appello, in caso di reati di sangue c’è la Corte d’Assise d’appello dove ci sono due giudici di professione togati e poi ci sono i giurati popolari, quelli con la fascia tricolore, presi a sorte tra i cittadini e infine c’è l’ultimo giudizio, quello di legittimità davanti alla Cassazione, dove il Procuratore generale, che è il PM davanti alla Cassazione, si rivolge a un collegio di 5 giudici o addirittura quando ci sono le sezioni unite di 9 giudici.
Non basta separare i PM dai giudici, bisognerebbe anche separare i giudici di primo grado da quelli del G.I.P. e i giudici di secondo grado da quelli di primo grado e i giudici di Cassazione da quelli d’appello, perché? Perché se è vero che un giudice soltanto perché è della stessa carriera del PM gli dà sempre ragione, sarà anche vero che il giudice d’appello tende a dare sempre ragione al Giudice di primo grado e allora che lo fai a fare l’appello se tanto il giudice d’appello se la intende con quello di primo grado e conferma quello che ha deciso quello di primo grado? E che lo fai a fare il ricorso in Cassazione se i giudici di Cassazione sono colleghi dei giudici di appello e quindi sono portati per colleganza a dare ragione ai giudici di appello? Vedete che bisognerebbe fare almeno una dozzina di carriere di magistrati: una per i pubblici Ministeri, una per i procuratori generali d’appello perché altrimenti ricalcano le richieste dei pubblici Ministeri di primo grado, una per i procuratori generali di Cassazione, altrimenti dicono la stessa cosa che hanno detto i PM in primo grado e i PG in appello, poi ci vuole una carriera per i G.I.P. che seguono le indagini, poi una carriera per i Gup che giudica sulle indagini e vanno o al rinvio a giudizio, oppure al proscioglimento o all’archiviazione o alla mancata archiviazione.
Poi ci vuole una carriera per i giudici di primo grado, poi anche una per il riesame, perché il riesame è quello contro il quale tu ricorri contro le decisioni del G.I.P., mica può essere della stessa carriera il riesame con il G.I.P., no darà ragione al G.I.P. e tu che lo fai a fare il ricorso al Tribunale della libertà; poi ci vuole una carriera per i giudici di appello e poi ci vuole una carriera per i giudici di Cassazione e speriamo che il processo finisca lì, perché sapete che molto spesso il processo torna indietro dalla Cassazione per un altro appello e quindi bisognerebbe avere dei giudici di una carriera diversa rispetto a quelli del primo appello per fare il processo di secondo appello e poi dato che il processo ritorna in Cassazione, ci vorrebbero addirittura due carriere di giudici di cassazione perché possano giudicare nel primo giudizio di Cassazione e nel secondo giudizio di Cassazione e vedete che arriviamo a 12 carriere, è una follia!

PM sceriffi in Portogallo.

Si può partire dal sospetto che uno solo perché è collega di quell’altro, gli dà sempre ragione? Ma lo sappiamo nella nostra vita quotidiana, sono giornalista, non sono portato a dare sempre ragione ai giornalisti, ma ne critico tantissimi, criticano me tantissimi giornalisti eppure facciamo la stessa carriera!
I dentisti si danno tutti ragione? No assolutamente, c’è sempre quello che pensa di essere più bravo dell’altro e dice: sono meglio di lui, quindi non esiste questa storia per cui 9/10 mila giudici in Italia, dato che arrivano tutti dalla stessa carriera si danno tutti ragione tra di loro e le statistiche lo dimostrano, quante volte in appello viene cambiata la pena, nel caso in cui venga confermata la condanna, oppure viene ribaltata la sentenza di primo grado e quante volte la Cassazione annulla un giudizio di primo grado, per cui avendo 3 gradi di giudizio, facendo vedere gli stessi processi a tanti occhi diversi, è ovvio che il giudice dovendo decidere in coscienza, può avere una coscienza diversa da quella di un altro giudice, spessissimo capita che ci siano dei giudici che pensano di avercelo più lungo degli altri e che quindi cosa fanno? Fanno le pulci ai loro predecessori, a quelli che sono venuti prima, si divertono addirittura arrivando al parossismo dei giudici cavillosi come Carnevale che si “divertiva” a annullare le sentenze dei colleghi, solo perché avevano dimenticato un timbro, un numero di pagina o perché non avevano notificato un atto a non so chi!
Si dirà: ma siamo gli unici che non hanno la separazione delle carriere e quindi facciamo come gli altri, non è un buon motivo, naturalmente, non è che soltanto perché siamo gli unici, dobbiamo abdicare al nostro sistema, dobbiamo prima definire se è meglio il nostro o è meglio quello degli altri e poi non è vero che tutti gli altri paesi hanno la separazione delle carriere, non è vero che negli altri paesi chi fa il PM non possa fare il giudice e chi fa il giudice non possa poi fare il PM, anzi da quasi tutte le parti c’è interscambiabilità tra i due ruoli, in Francia i giudici e i PM appartengono a una sola carriera, come in Italia, ma il PM dipende dal governo, dall’esecutivo, anche se poi a garantire l’autonomia delle indagini c’è il giudice istruttore che invece è indipendente dal potere politico, però è chiaro che se il PM sotto controllo politico non ti avvia un’indagine, tu giudice istruttore come fai a recuperarla? Quindi è molto meglio il sistema italiano, dove anche il PM è indipendente, fa parte dello stesso ordine giudiziario, perché? Perché è semplice, la nostra il costituzione da questo punto di vista è perfetta, se la legge è uguale per tutti e tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, questo principio deve essere garantito dal fatto che il Magistrato, il PM deve essere obbligato a coltivare le notizie di reato, purché siano minimamente fondate, che gli vengono denunciate o dai cittadini vittime di reati o dalla Polizia giudiziaria, oppure che lo scoprono loro, i magistrati facendo le loro indagini, se potessero scegliere quali fare e quali no, non sarebbe più uguale la legge per tutti, perché? Perché il giudice sceglierebbe a capocchia cosa coltivare e cosa no.
Il corollario di tutto questo è che i giudici e anche i PM devono essere indipendenti, perché se dipendi dal governo e il governo dice al PM: tu quell’indagine non la fai, il PM l’indagine non la fa e quindi la legge non è più uguale per tutti, perché il PM coltiva soltanto le notizie di reato che fanno comodo al governo!
Per questo è un sistema armonico, perfetto che non si può toccare perché se si tocca un elemento viene giù tutto e noi ci dobbiamo affezionare ai valori costituzionali perché è un interesse del cittadino l’indipendenza della Magistratura tutta, di chi promuove le indagini e di chi poi giudica su quelle indagini.
In Belgio è come il Francia, c’è un giudice istruttore indipendente anche in Spagna, lì le carriere sono separate, la Spagna è un raro esempio di carriere separate e naturalmente il PM è sottoposto all’esecutivo, dipende dal governo, in Germania e in Olanda, i giudici e i PM fanno un percorso di formazione unitario, dopodiché le loro strade si biforcano, ma nessuno vieta a chi è andato a fare il giudice di passare a fare il PM e viceversa, è molto frequente che si passi dall’una all’altra carriera, in Gran Bretagna non ci sono i PM, l’iniziativa penale la prende la polizia e quindi è tutto sotto il controllo del Governo.
Negli Stati Uniti non ci sono sbarramenti tra il Pubblico Ministero e il Giudice anche se lì il sistema è molto diverso perché ci sono addirittura i magistrati elettivi. In Portogallo è molto interessante il caso del Portogallo perché all’inizio, in origine le carriere dei giudici e dei PM erano separate, poi il dittatore Salazar le ha riunificate, perché? Perché gli faceva comodo averle tutte nello stesso ordine per metterci le mani sopra, quando è arrivata la rivoluzione dei Garofani nel 1974 e ha liberato il Portogallo dal regime, ha subito separato i giudici e i PM e li ha resi indipendenti, sistema cioè come in Italia, cos’è successo? Che separati gli uni degli altri, separati i PM dai giudici, i PM sganciati dalla cultura dell’imparzialità che deve avere il giudice sono diventati delle iene, delle specie di mastini ferocissimi, un po’ giustizialista come si direbbe in Italia, popolarissimi perché sono quelli che mettono dentro la gente e poi se quella gente viene scarcerata o assolta dicono: eh, avete visto, noi li ficchiamo dentro e poi arriva il giudice e li mette fuori, quindi sono diventati un pericolo pubblico anche per i politici che pensavano che separando le carriere avrebbero indebolito i PM, in realtà li hanno rafforzati, hanno creato una casta di mastini, di persecutori, quasi, perché? Perché non avevano più la cultura comune con quella dei giudici, per questo in Italia è importante che restino i PM dentro l’ordine giudiziario, perché il mestiere del PM e quello del giudice, non è molto diverso, nel processo svolgono due funzioni separate: uno chiede e l’altro decide, uno propone e l’altro dispone, uno indaga e l’altro giudica, ma l’obiettivo comune è la ricerca della verità, il PM la cerca e il giudice la fissa, la stabilisce, la sentenzia, ma il loro obiettivo è la verità, il PM non ha il cottimo sulle condanne, il PM buono non è quello che fa condannare tanta gente, è quello che fa condannare tanti colpevoli, non tanta gente purché sia, l’importante è avere un colpevole, no devi avere il colpevole vero e quindi può esistere un PM magnifico, bravissimo, anche se non fa mai condannare nessuno, perché? Perché ogni volta si convince che quello che ha preso non è il vero colpevole e quindi un buon PM deve chiedere l’archiviazione e poi l’assoluzione della persona se non è arciconvinto che quella persona sia colpevole, non vengono giudicati dal numero delle persone che fanno condannare i magistrati, ecco la differenza tra i poliziotti e i magistrati, sono due funzioni importanti entrambe, ma il poliziotto viene giudicato dalle statistiche, ogni anno i poliziotti vengono premiati in base al numero di blitz, di persone che hanno arrestato, di droga che hanno sequestrato, il magistrato no, il magistrato non deve far condannare tanta gente pur di risolvere un caso, no, deve far condannare quelli giusti!

Il Pubblico Ministero cerca la verità, non la condanna.

Il suo obiettivo è la verità, verità che verrà accertata dal giudice, ecco perché devono far parte della stessa carriera, perché devono formarsi entrambi non alla cultura della polizia, ma alla cultura dell’imparzialità.
Devono saper giudicare le prove, saper giudicare le persone, saper distinguere i colpevoli dagli innocenti e saper distinguere quelli sui quali ci sono le prove e quelli sui quali forse c’è il sospetto che siano colpevoli ma non ci sono le prove e quindi non possono essere condannati, noi separando le carriere ci avvicineremmo al modello del Portogallo post Salazar, cioè magistrati indipendenti, PM e giudici, ma separati con i PM che, non avendo più la cartiera e la cultura comune con il giudice, perdono di vista l’obiettivo dell’imparzialità e della verità e vanno in cerca di risultati, vanno in cerca di tante perquisizioni, arresti, condanne e se non ottieni la condanna ti metti a sbraitare di fronte all’opinione pubblica dicendo: avete visto i giudici? Sono troppo buonisti, assolvono la gente colpevole, no, il tuo obiettivo è quello di cercare la verità, il PM non è la pubblica accusa, non è vero che il PM è l’Avvocato dell’accusa come ripete Berlusconi, l’Avvocato dell’accusa non esiste nel nostro ordinamento e meno male che non esiste perché se viene preso un innocente, il PM ha il dovere di scoprirlo innanzitutto lui, prima ancora del giudice, prima ancora di portarlo davanti a un Tribunale che il tizio è innocente, è una tutela per noi cittadini, il vero garantista vuole un PM con la cultura del giudice, vuole un PM che la chiude subito un’inchiesta se si rende conto che i poliziotti hanno preso la persona sbagliata, poi può sempre sbagliare e è per questo che abbiamo vari gradi di giudizio e non è che ogni grado di giudizio, se cambia il giudizio da un grado all’altro, allora vuole dire che quelli di prima hanno sbagliato, vuole dire spesso che quelli di prima hanno valutato diversamente lo stesso materiale delle prove, l’errore giudiziario è quando proprio sbagli persona! Ma attenzione a non confondere il compito dell’Avvocato con quello del PM, l’Avvocato ha il dovere professionale di far assolvere il suo cliente, sempre, di tirarlo fuori dai guai sempre, non gli deve interessare se il suo cliente è innocente o colpevole, lui lo deve difendere al meglio! Anche se in cuor suo sente che l’imputato è colpevole, lui lo deve far assolvere e se non se la sente deve rinunciare al mandato, non può esistere un Avvocato che si convince che il suo cliente è colpevole e chiede la condanna, commette una gravissima infrazione disciplinare, viene sbattuto fuori dal suo ordine, un Avvocato che non tutela gli interessi del cliente, il magistrato deve tutelare gli interessi della collettività, quindi se si rende conto che ha sbagliato o che non ci sono le prove, ha il dovere di chiedere al giudice che questa persona venga liberata e prosciolta, perché? Perché non è l’Avvocato dell’accusa, è l’Avvocato dei cittadini, è l’Avvocato della verità, nessuno lo paga per far condannare o per far assolvere qualcuno, è lui che deve decidere in coscienza e in scienza sulla base del materiale che ha raccolto se l’indagato è o non è colpevole e se non è colpevole è lui il primo che lo deve salvare.
Non ci può essere un paragone tra il ruolo dell’Avvocato difensore che è un ruolo privato, è una parte privata, pagata dal suo cliente che deve fare di tutto per salvare il suo cliente e il magistrato deve semplicemente chiedere al giudice di stabilire la verità, non ha né il dovere di far condannare, né il dovere di far assolvere, non lo paga nessuno per rappresentare un interesse di parte, un interesse privato, rappresenta tutti e infatti si chiama “Pubblico Ministero” è il nostro primo scudo in un processo penale, prima ancora dell’Avvocato se il PM è onesto e sa fare bene il suo mestiere, provvederà lui a trovare le prove che la persona non c’entra niente, se poi qualcuno non lo fa, vuole dire che sta facendo male il suo lavoro di PM, ma quando avremo le carriere separate, se il PM verrà lasciato indipendente dal governo rischierà quella deriva portoghese che vi ho detto prima, di diventare una specie di braccio armato della Polizia e allora ti saluto le inchieste sulle forze dell’ordine, sui servizi segreti, sui poliziotti che picchiano a Genova o a Napoli, sui Carabinieri che trattano con la mafia o trafficano in droga, te le saluto se il PM diventa la longa manus delle forze dell’ ordine e ti saluto i diritti del cittadino, perché se non c’è più niente tra noi e le forze dell’ ordine, non c’è più un organo imparziale che fa da cuscinetto, si salvi chi può, il vero garantista vuole, in Italia che il sistema rimanga così, che si puniscano magari i magistrati che lavorano male, o che lavorano poco o che non sono imparziali, ma che si lasci il principio dell’indipendenza del PM dall’esecutivo e anche il principio della sua formazione comune con il giudice, anzi molto meglio e qui c’è una raccomandazione del Consiglio d’Europa del 30 giugno 2000, che chiede agli Stati di fare come in Italia, gli stati ove il loro ordinamento giudiziario lo consente, adottino misure per consentire alla stessa persona di svolgere le funzioni di PM e poi di giudice e viceversa e questo per la similarità e la complementarità delle due funzioni, quindi non è vero che il resto d’Europa va in controtendenza, il resto d’Europa va verso il modello italiano e l’Italia che può vantare una volta nella vita di avere inventato qualcosa di buono, sta cercando da anni di abbandonare questo sistema.

Il PM che ha fatto il giudice è un migliore PM, rispetto a uno che ha fatto solo sempre il PM perché sa valutare il valore di una prova e il giudice che ha fatto il PM è un miglior giudice rispetto a quello che ha sempre e soltanto fatto il giudice perché riesce a compenetrarsi nel lavoro del PM e quindi anche lui riesce a valutare meglio com’è nata una prova e quindi che valore dare a una prova e alla fine ci guadagniamo noi, tutti i cittadini, passate parola!

Fonte: BeppeGrillo.it

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By Admin (from 03/08/2010 @ 15:52:37, in it - Video Alerta, read 1322 times)

Mi toccherà andare a vedere Avatar. Mio figlio martella da settimane, ormai, e la capitolazione è imminente. A giudicare dai trailer che ho visto, dalle recensioni che ho letto e dai commenti che ho sentito, mi sono fatta l’idea che il filmone sia per certi versi uno zoppicante remake in chiave fantascientifica e salsa ipertecnologica di quell’autentico capolavoro che fu, invece, Mission — epocale, uno dei dieci film da salvare.

La nuova storiellina di Cameron sembra semplice, e l’happy end assicurato.
Quanto al messaggio, mi sento di condividere largamente l’analisi di George Monbiot. Il quale non dice nulla di nuovo segnalando che la destra americana in blocco condanna il film, accusandolo di suscitare sentimenti antiamericani negli spettatori. Č da un bel po’, ormai, che il prodotto “politica estera statunitense” non tira più come prima sul mercato “resto del mondo” (aperta parentesi: sarà per questo che preferisce tirare bombe e missili in Afghanistan e Iraq? A questa domanda non mi saprà rispondere nessun italiano, immagino, perché è noto che anche noi italiani stiamo in Afghanistan e Iraq, però in missione di pace: e per non farci sgamare dagli occhiuti servizi dello zio Sam ci stiamo con armi, bagagli e divise. Chiusa parentesi), quindi plausibilmente tutto ciò che abbia un sia pur lieve sentore di messa-in-dubbio-dei-valori-americani non sarà visto di buon occhio dagli States.

Anche in Italia, sembra, c’è parecchia destra che non apprezza per nulla Avatar: e anche qui non c’è nulla di cui meravigliarsi. Mi stupisce, invece, la recensione del film apparsa il 10 gennaio sull’“Osservatore romano” a firma di Gaetano Vallini, e che è stata additata generalmente come una stroncatura. Personalmente mi sembra che Vallini non dica niente di particolarmente malvagio nei confronti di Cameron e del suo film, limitandosi a denunciarne la superficialità — ciò che, come sottolinea Monbiot, non impedisce che il film costituisca un interessante stimolo alla riflessione.

Il guaio è che quando si parla di genocidi siamo tutti coinvolti — anche se ci crediamo assolti da condizionamenti secolari o considerazioni superomistiche (nessun riferimento a Nietzsche, si badi). Invece dovremmo, evangelicamente, imparare a non scandalizzarci troppo della pagliuzza nell’occhio altrui e preoccuparci un po’ di più della trave nel nostro: rilievo, mi si perdoni l’ardire, che non casualmente cade a ridosso di quella giornata che si vorrebbe dedicata a una memoria molto speciale.

E a proposito dei condizionamenti e delle considerazioni cui accennavo poc’anzi, in questi giorni mi trovo a discutere, in una piazza virtuale, dell’ottimo testo di David E. Stannard Olocausto americano. La conquista del Nuovo Mondo. Uno dei miei interlocutori l’ha liquidato come “un libello di propaganda antieuropea” — cosa che mi ha procurato sorpresa non minore di quando, molti anni fa, lessi che il Malleus maleficarum di Sprenger e Institor Kramer era, secondo Carolyn Merchant, “un pamphlet antifemminista” (preciso che il saggio della Merchant è, nonostante questo scivolone, uno dei testi più apprezzabili che abbia mai letto sull’argomento).

Ora, indipendentemente da come ci si vuol porre nei confronti della Conquista e del colonialismo/imperialismo eccetera, è innegabile che gli Spagnoli e i Portoghesi e i Francesi e i Tedeschi e financo gli Inglesi (anche se non gli piace sentirselo dire) siano europei, monoteisti a vario titolo e di pelle bianca o appena un po’ abbronzata — benché meno del presidente che piace al nostro presidente.
Il che dovrebbe suggerirci qualche considerazione su ciò che è divenuto il pianeta a partire da allora; e meditare sul fatto che se oggi ci troviamo come ci troviamo qualche responsabilità quegli europei monoteisti e di pelle bianca dovranno pure averla. E possibilmente trarne qualche conclusione o almeno qualche linea di vetta cui attenersi progettando il proprio agire — ci sarà pure qualcosa che vogliamo trasmettere a chi verrà dopo di noi… ( Fonte: http://www.alessandracolla.net/)

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By Admin (from 03/08/2010 @ 12:36:14, in it - Osservatorio Globale, read 1448 times)

La legge bavaglio è stata rinviata a data da destinarsi. Una buona notizia, che segnala uno stop all’arroganza del governo. Erano pronti a porre la fiducia anche alla Camera e invece qualcosa è andato storto.

Il rinvio è l’effetto delle divisioni interne alla maggioranza, certo. Ma anche del risveglio di una parte della società civile organizzata, della mobilitazione straordinaria di movimenti di opinione, opposizione politica e associazioni di categoria: di tutti coloro che nelle settimane passate - con una virtuosa integrazione fra piazza virtuale e digitale - hanno diffuso informazione, tenuta desta l’attenzione e creato un clima politico ostile a una legge chiaramente finalizzata a proteggere la privacy di delinquenti della politica e degli affari. A dimostrazione del fatto che rendere visibile il dissenso sociale ancora serve a “disturbare il manovratore” e porre con forza la questione delle regole non è necessariamente improduttivo sul piano politico. Ma non c’è tempo per tirare il fiato.

Il ritorno in discussione del “processo breve”, cioé morto, si profila all’orizzonte dopo la pausa di agosto. E non è difficile prevedere che l’autunno porterà, in un contesto politico ancora più avvelenato, un ventaglio di nuove porcate, di ulteriori attacchi ail’equilibrio dei poteri e ai diritti costituzionali. Un protagonista della mobilitazione anti-bavaglio è stato Stefano Rodotà, il quale per lucidità intellettuale e integrità morale appare tra i pochi punti di riferimento positivi in quest’Italia di fango. QUI il suo intervento sul tema.

Fonte: PieroRicca.org

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 I senatori dovranno firmare le dimissioni dal gruppo del Pdl e consegnarle al presidente del gruppo Maurizio Gasparri, successivamente dovranno presentare la richiesta di nascita del gruppo al presidente del Senato, Renato Schifani.

 

ROMA. Costituito il gruppo dei 'finiani' al Senato. Confermate le indiscrezioni che vedevano 10 senatori fuoriuscire dal gruppo del Pdl a palazzo Madama per costituire il nuovo gruppo parlamentare fedele al presidente della Camera, Gianfranco Fini. Presso l'ufficio del senatore Mario Baldassarri si è riunita una piccola pattuglia di senatori per espletare le formalità: i senatori dovranno firmare le dimissioni dal gruppo del Pdl e consegnarle al presidente del gruppo Maurizio Gasparri, successivamente dovranno presentare la richiesta di nascita del gruppo al presidente del Senato, Renato Schifani. Capogruppo provvisorio in attesa delle votazioni per determinarlo dovrebbe essere lo stesso Baldassarri. Del gruppo fanno parte anche la senatrice Contini, i senatori De Angelis, Valditara, Saia, Germontani, Di Gilio, Pontone, Viespoli e Menardi.

 

LA RUSSA, NUMERI CHE TUTTI CI ASPETTAVAMO - "Non sono numeri a sorpresa ma quelli venuti fuori sono i numeri che avevamo prospettato tutti al presidente Berlusconi, almeno noi ex di An". E' quanto ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sulla composizione del nuovo gruppo parlamentare 'Futuro e liberta''. La Russa ha spiegato che dal nuovo gruppo si aspetta comunque un sostegno al governo Berlusconi. "Hanno dichiarato unanimemente di voler continuare a sostenere il governo - ha aggiunto - e, se dovessero non essere sinceri, conteremo quelli che oggi dicono bugie e quelli che sono sinceri".

 

URSO, FINI CACCIATO COME NEL PCI CON RADIAZIONE MANIFESTO - Gianfranco Fini, che ha fondato insieme con Berlusconi il PdL con un patto politico si ritrova dopo due anni ad essere espulso o almeno così si dice, cacciato é il termine più esatto, con un documento approvato a maggioranza dall'ufficio di presidenza. Non si era mai visto nella storia politica italiana se non nel PCI con la vicenda della radiazione del gruppo del Manifesto. Questa è la realtà dei fatti. Di fronte a questa espulsione dal partito che aveva fondato su un patto che è stato stracciato in termini etici, morali, politici e non solo, noi abbiamo avuto il diritto ed anche il dovere, per tutelare il patrimonio della destra italiana e se vogliamo anche gli interessi generali del Paese, di formare un gruppo parlamentare come lo stesso Berlusconi aveva suggerito, in pubblico ed in privato, nell'ambito ed all'interno del patto che abbiamo sottoscritto con gli elettori che riteniamo sacro". Queste le parole di Adolfo Urso, vice ministro allo Sviluppo, nel corso del programma "Nove in punto" su Radio 24.

 

STORACE, FINI SPREGIUDICATO, DESTRA FEDELE - La Destra di Francesco Storace, che ha riunito il suo esecutivo per esaminare la situazione politica creatasi con il divorzio tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi, "intende collaborare lealmente alla costruzione di un progetto politico comune al centrodestra, ponendosi come barriera politica, culturale e morale alle contraddittorie derive ideologiche dell'onorevole Fini e dei suoi seguaci". E' quanto scrive sul suo blog il segretario della Destra, Storace, che invita il presidente del Consiglio "a parlare direttamente al Paese e a organizzare una grande manifestazione popolare tra settembre e ottobre". "Tre anni fa indicammo all'Italia la spregiudicatezza di Fini - ricorda Storace - e oggi, in assoluta coerenza con il nostro percorso iniziale, invitiamo il presidente del Consiglio a mobilitare quella vasta e maggioritaria area del nostro popolo che si riconosce nell'alternativa alla sinistra". Secondo Storace, "se i giochi di Palazzo dovessero comportare problemi politici alla Camera, i nemici della sovranità non hanno possibilità di creare maggioranze alternative al Senato e questo porterebbe direttamente al voto anticipato, come soluzione definitiva rispetto alle troppe ambiguità che caratterizzano un sistema politico che vorrebbe tornare al passato". In caso di necessità, comunque, "siamo pronti a collaborare direttamente al governo del Paese e comunque a presentarci al prossimo appuntamento elettorale con la nostra lista", conclude Storace, rivolgendo un appello "a tutti quegli uomini e quelle donne che hanno militato nel Msi e in Alleanza Nazionale a non disperdere un patrimonio storico e ideale ad unirsi sotto le bandiere de La Destra, quale unico movimento politico idoneo a ricostruire la casa comune degli Italiani come sognata da nostri Padri".

 

FINOCCHIARO, FINI HA FATTO PROPRI TEMI "NOSTRI" - Rispetto della democrazia, concezione delle istituzioni e questione morale sono i tre temi su cui il Pdl si sta sfaldando. Lo ha detto la presidente del gruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro parlando nel suo intervento introduttivo alla riunione del suo gruppo a Palazzo Madama. "Sono tre questioni - ha sottolineato la Finocchiaro - su cui noi del Pd ci siamo impegnati in questi anni". E dunque, ha concluso, "Fini ha fatto propri temi su cui noi abbiamo insistito in questi anni".

Fonte: AmericaOggi.info

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BersaniMi sbaglierò. Ma sono convinto che quella del governo “tecnico”, “di transizione”, o come lo si voglia chiamare, sia un’ipotesi del tutto impraticabile e che ragionarci serva solo a prendere (o a perdere) tempo. Eppure, com’era prevedibile (direi ineluttabile), è proprio questa - almeno per il momento - la linea del Pd.

Bersani offre l’interpretazione più classica e prevedibile del suo ruolo: “Non abbiamo paura delle elezioni”, esordisce, rispondendo a una domanda che nessuno gli ha posto. Del resto, si sa, excusatio non petita, accusatio manifesta “Ma servono al Paese? - continua il segretario del Pd - C’è una situazione di rissa tutti contro tutti, i mercati stranieri ci guardano, c’è un distacco micidiale dei cittadini nei confronti delle istituzioni e una legge elettorale che fa nominare i parlamentari dai partiti”.

Invece d’iniziare a organizzarsi per una competizione elettorale che potrebbe davvero essere imminente, l’on. Bersani ipotizza “governi tecnici”, che dovrebbero occuparsi della “nuova legge elettorale”, dei “problemi legati all’economia e al lavoro” e di “bonificare le norme che stanno consentendo un’autostrada verso la corruzione”.

Per quanto riguarda la legge elettorale è davvero utopico, per non dire ingenuo, pensare che un governo tecnico possa riuscire laddove nessun governo “atecnico” ha messo mano dal 2006 ad oggi. L’idea che un esecutivo di larghe intese possa cambiare l’attuale legge elettorale (il cosiddetto “Porcellum”, la legge n. 270 del 2005, approvata sotto il terzo Governo Berlusconi sul finire della XIV legislatura) si basa su due evidenti equivoci.

Il primo deriva dall’erronea convinzione che la scelta della formula elettorale sia una questione puramente “tecnica”, nella quale non intervengono calcoli di natura politica o sulla quale sia comunque possibile giungere ad accordi e compromessi che non tengano conto di interessi particolari e contingenti.

Come, da ultimo, ha dimostrato l’approvazione dello stesso “Porcellum”, le preferenze che i partiti accordano ad un sistema di trasformazione dei voti in seggi rispetto ad un altro dipendono dalle specifiche situazioni in cui versano le varie formazioni politiche, ricostruite con dati statistici e sondaggi alla mano.

Il secondo equivoco poggia sull’idea che i partiti siano disposti a cambiare una legge elettorale che, come ricorda lo stesso Bersani, consente loro, di fatto, di “nominare i parlamentari”. Queste semplici, direi elementari, considerazioni dovrebbero già scoraggiare la ricerca di una soluzione così tortuosa e improbabile.

Quanto agli altri compiti che dovrebbero essere assolti dal governo “tecnico”, si tratta di obiettivi squisitamente politici (soprattutto i problemi dell’economia e del lavoro), che, oltretutto, non sarebbe giusto affidare ad un esecutivo privo di legittimazione elettorale.

Con maggior senso pratico e lucidità, Antonio Di Pietro si dichiara pronto alle elezioni anticipate, rifiutando l’ipotesi del governo tecnico (che il leader dell’Italia dei Valori definisce“un’ammucchiata generale”) e proponendo al Pd la formazione di una “casa comune” del centrosinistra, ipotesi accolta con freddezza dallo stesso Bersani. L’eventualità del governo di transizione è accarezzata anche dall’Udc, mentre Nichi Vendola concorda con Di Pietro sulla necessità di andare subito alle urne.

E così, mentre i numerosi scienziati della politica che affollano lo schieramento di centrosinistra si spremono le meningi sulle vie istituzionali più idonee a condurre ad un grande esecutivo tecnico e di transizione, l’ormai unico ed incontrastato leader del Popolo della Libertà si prepara allo scontro finale. Se dovesse vincere - questa volta da solo - dubito che farebbe prigionieri.

Fonte: Polisblog.it - Autore: Alessandro

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Grillo
Il comunicato politico numero trentaquattro apparso ieri sul blog di Beppe Grillo si conclude con una promessa/minaccia:

“Il MoVimento 5 Stelle si presenterà alle elezioni politiche, che siano ora o nel 2013, e alle elezioni comunali del 2011 che riguardano molti capoluoghi di provincia come Milano, Torino, Bologna e Genova. La scelta dei candidati sarà fatta on line attraverso il portale (che sta arrivando… abbiate pazienza) dagli iscritti. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure”.

“Andare ora alle elezioni - sostiene Grillo - è pura follia”. Per tre ragioni fondamentali: la prima è che il Paese è in “pre default” e sei mesi di stallo sarebbero davvero letali per la precaria economia italiana; la seconda è che l’attuale legge elettorale non consente la scelta dei candidati da parte degli elettori ma affida tale compito esclusivamente ai partiti; la terza è che, dato il controllo esercitato da Berlusconi sui media e l’“evanescenza” del “Pdmenoelle”, l’esito delle consultazioni elettorali sarebbe scontato e vedrebbe l’ennesima schiacciante vittoria della destra. Che fare dunque?

La soluzione proposta dal leader del “MoVimento 5 Stelle” è, ancora una volta, quella del Governo tecnico, anche se lo stesso Grillo conclude che tale soluzione sarebbe davvero praticabile soltanto “se non avessimo un Parlamento di irresponsabili, di leccapiedi e di arrivisti”. Il punto, però, è proprio questo: si tratta di un’ipotesi che - come mi è già capitato di dire - appare, allo stato, poco realistica. La notizia più interessante, comunque, è che il “MoVimento 5 Stelle” aspira a costituire una nuova realtà politica con la quale i partiti dovranno necessariamente fare i conti nelle prossime competizioni elettorali.

Ma cos’è esattamente il “Movimento 5 Stelle”? Leggiamo il Regolamento (il “Non Statuto”) di quella che, all’art. 1 dello stesso, viene definita come una “Non associazione”. Essa rappresenta:

“una piattaforma ed un veicolo di confronto e di consultazione che trae origine e trova il suo epicentro nel blog www.beppegrillo.it. La ‘Sede’ del ‘MoVimento 5 Stelle’ coincide con l’indirizzo web www.beppegrillo.it. I contatti con il MoVimento sono assicurati esclusivamente attraverso posta elettronica all’indirizzo MoVimento5stelle@beppegrillo.it”.

Il movimento non ha una durata prestabilita. Alla denominazione “MoVimento 5 Stelle”, stabilisce l’art. 3 del Regolamento, viene abbinato “un contrassegno registrato a nome di Beppe Grillo, unico titolare dei diritti d’uso dello stesso”.

Quanto all’oggetto e alle finalità, l’art. 4 recita:

“Il ‘MoVimento 5 Stelle’ […] va a costituire, nell’ambito del blog stesso, lo strumento di consultazione per l’individuazione, selezione e scelta di quanti potranno essere candidati a promuovere le campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica promosse da Beppe Grillo così come le proposte e le idee condivise nell’ambito del blog www.beppegrillo.it, in occasione delle elezioni per la Camera dei Deputati, per il Senato della Repubblica o per i Consigli Regionali, Provinciali e Comunali, organizzandosi e strutturandosi attraverso la rete Internet cui viene riconosciuto un ruolo centrale nella fase di adesione al MoVimento, consultazione, deliberazione, decisione ed elezione”.

Il movimento, infine, è aperto a tutti coloro che dimostrino di avere la fedina penale pulita. A costoro sarà consentito di usare il nome e il marchio “MoVimento 5 Stelle” (una sorta di “bollino di garanzia”).

Pur con tutta la simpatia che si possa provare per un comico di grande intelligenza come Beppe Grillo e con tutta l’ammirazione che può suscitare il suo impegno civico, quell’onestà intellettuale spesso invocata dallo stesso fondatore del “Movimento 5 Stelle” impone di guardare con senso critico all’iniziativa. Pertanto, proprio in tale prospettiva, mi limito ad esporre brevemente qualche perplessità suscitatami dalle norme del “Non Statuto” sopra richiamate.

La prima. Benché il “Movimento 5 Stelle” non sia un partito nel senso tradizionale, esso aspira a trovare una collocazione nell’ambito delle istituzioni politiche rappresentative (consigli comunali, provinciali, regionali, Parlamento, ecc.), al pari delle altre forze politiche presenti oggi in campo (alcune delle quali - come il Pdl e la Lega - condividono, peraltro, con i “grillini” la denominazione di “movimento”).

Ebbene, quali garanzie hanno i sostenitori del movimento che il marchio dei cui diritti d’uso Grillo è l’unico titolare non venga utilizzato, ad esempio, da incensurati, ma fanatici sostenitori di idee xenofobe o comunque discriminatorie, una volta giunti a ricoprire qualche carica istituzionale? La totale mancanza di strutture interne al movimento, di organi deliberativi e di sanzioni disciplinari non consente alcun controllo democratico sull’azione politica dei “grillini”.

La seconda (strettamente legata alla prima). La pulizia della fedina penale è certo una cosa importante. Ma non basta. Non può costituire l’unico requisito di accesso al movimento e la sola condizione di permanenza nello stesso. In tal senso, colpisce l’assoluta mancanza, nel “Non Statuto”, di riferimenti a valori e a principi oggettivi (come la giustizia, la libertà, l’eguaglianza, la democrazia o altro) che il gruppo intenderebbe perseguire.

Si richiamano soltanto “le campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica promosse da Beppe Grillo” e le “proposte e le idee condivise nell’ambito del blog www.beppegrillo.it”. Ma in base a quale criterio Grillo sceglierà domani le campagne da promuovere? E sulla base di quali regole procedurali e da chi saranno selezionate le proposte avanzate nei dibattiti sul blog del movimento?

Il problema è che, in giro, ci sono già troppi “non-partiti” e “non-statuti”. Dilaga ormai da troppo tempo la “non-politica”. Le campagne di sensibilizzazione che Beppe Grillo ha promosso finora sono state un’ottima cosa. Un altro movimento fondato unicamente sulle doti carismatiche dell’ennesimo capopopolo è, invece, qualcosa di cui la nostra malata democrazia non aveva alcun bisogno.

Fonte: Polisblog.it

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