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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 25/07/2010 @ 10:59:57, in it - Scienze e Societa, read 1013 times)

WASHINGTON. Al lavoro andate in bicicletta, oppure prendete l'autobus o la metropolitana. La priorità - ha detto Barack Obama ai funzionari del governo americano - è ridurre l'inquinamento. La Casa Bianca questa settimana ha inviato un nota alle agenzie del governo con un appello ad essere più rispettosi dell'ambiente. Ha chiesto di tagliare le emissioni di anidride carbonica e di altri gas che provocano l'effetto serra del 13% entro il 2020.


Il governo federale, scrive il Washington Post, ha a disposizione 600.000 veicoli, quasi 500.000 edifici e nel 2008 ha speso 24,5 miliardi di dollari in bollette per gas, luce e carburante. E' quindi il maggior consumatore d'energia del paese.
"Il governo ha la responsabilità di usare l'energia in modo saggio, di ridurre i consumi, migliorare l'efficienza , e soprattutto, incrementare l'utilizza di fonti d'energia rinnovabili, come quella solare, idrica e eolico", ha detto Obama.
Obama ha voluto avviare anche un altro programma. Ha chiesto agli uffici del governo maggiore sicurezza sul luogo di lavoro in modo da ridurre il numero di incidenti che ogni anno capitano ai dipendenti pubblici. Poi il presidente vuole che in caso di infortunio le procedure di risarcimento siano velocizzate e che sia anche più rapido il ritorno in ufficio degli impiegati.


L'anno scorso sono state compilate 79.000 nuove richieste di risarcimento e i dipendenti federali hanno ricevuto in tutto 1,6 miliardi di dollari. "Molti di questi incidenti si possono evitare aumentando la sicurezza negli uffici, in questo modo si ridurrebbe anche il carico fiscale che grava sui contribuenti", ha concluso Obama.

Fonte: AmericaOggi.info

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By Admin (from 25/07/2010 @ 10:38:48, in it - Scienze e Societa, read 1120 times)

EARTHLINGS (Terrestri) è un documentario che ripropone il tema dell'assoluta dipendenza dell'umanità dagli animali (usati come compagnia, come cibo, come vestiario, per divertimento o per la ricerca scientifica) illustrando quanto sia grande la nostra mancanza di rispetto per questi cosiddetti "fornitori non umani". Il film è narrato dall'attore Joaquin Phoenix, candidato due volte al premio Oscar e vincitore di un Golden Globe nel 2006. La colonna sonora è di Moby, artista acclamato dalla critica.

Attraverso uno studio approfondito svolto all'interno di negozi di animali, allevamenti di animali domestici, rifugi, ma anche negli allevamenti intensivi, nell'industria della pelle e della pelliccia, in quella dello sport e dell'intrattenimento, e infine nella professione medica e scientifica, EARTHLINGS usa telecamere nascoste e filmati inediti per tracciare la cronaca quotidiana di alcune delle più grandi industrie del mondo, che basano i loro profitti interamente sugli animali.

Potente e informativo, EARTHLINGS è un film che fa riflettere ed è finora il più completo documentario mai prodotto sulla correlazione tra la natura, gli animali e gli interessi economici degli umani. Ci sono molti film ben fatti sui diritti animali, ma questo li supera tutti. ( Fonte: laverabestia.org)


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By Admin (from 24/07/2010 @ 13:56:19, in it - Video Alerta, read 1321 times)

GINEVRA. Roman Polanski è libero: a circa dieci mesi dal clamoroso arresto del regista franco-polacco a Zurigo su mandato d'arresto della giustizia americana, la Svizzera ha annunciato ieri che non estraderà l'artista 76enne negli Stati Uniti dove è ricercato per aver avuto rapporti sessuali con una minorenne più di 30 anni fa. "Polanski non sarà estradato. Le misure restrittive della libertà nei suoi confronti sono state revocate", ha affermato a Berna il ministro svizzero di giustizia e polizia Eveline Widmer-Schlumpf annunciando la decisione di respingere la domanda Usa di estradizione. Secondo la radio svizzera, Polanski - che dal dicembre scorso era agli arresti domiciliari nel suo chalet nella stazione turistica elvetica di Gstaad - avrebbe già discretamente lasciato lo chalet e sarebbe salito a bordo di un jet privato decollato dal vicino aeroporto di Saanen.


Il braccialetto elettronico che sorvegliava Polanski gli era già stato ritirato poche ore prima. Forse il regista era diretto a Parigi mentre la moglie Emmanuelle Seigner dichiarava alla France Press, "é la fine di un incubo che è durato più di nove mesi. Fremo all'idea di ricominciare a fare dei progetti - ha aggiunto - e a riprendere una normale vita di famiglia, soprattutto per i miei bambini che non meritavano tutte queste sofferenze".


Dal canto suo Polanski in una dichiarazione scritta letta dal suo avvocato ha espresso "grande soddisfazione" e ha inviato un "immenso grazie" a tutti coloro che lo hanno sostenuto. La decisione di negare l'estradizione del regista verso gli Usa è stata presa "dopo intensi accertamenti" che non hanno consentito di "escludere con la necessaria certezza la presenza di un vizio nella domanda di estradizione statunitense", ha spiegato la ministro precisando che la Svizzera non aveva il compito di stabilire se il regista de Il Pianista è "colpevole o non colpevole". Berna avrebbe infatti voluto leggere il verbale dell'interrogatorio del gennaio 2010 al pubblico ministero Roger Gunson: "Da tale verbale - spiega un comunicato delle autorità svizzere - dovrebbe risultare che il giudice allora competente, nell'udienza del 1977, aveva espressamente assicurato ai rappresentanti delle parti che i 42 giorni di detenzione trascorsi da Polanski nel reparto psichiatrico di un carcere californiano costituivano la pena detentiva complessiva da scontare". Ma gli Usa hanno rifiutato di trasmettere il verbale alla Svizzera e "alla luce della situazione - afferma il comunicato di Berna - non è possibile escludere con la necessaria certezza che Polanski abbia già scontato la pena inflittagli all'epoca e che la domanda di estrazione sia gravemente viziata". Inoltre, le circostanze dell'arresto sono particolari. "Occorre tenere conto del fatto ben noto che Roman Polanski ha, sin dall'acquisto della sua casa di Gstaad nel 2006, per anni soggiornato regolarmente in Svizzera" indisturbato, ha ricordato Berna. Questo ha creato "una situazione di fiducia": Polanski non avrebbe mai deciso di venire in Svizzera e di partecipare al Festival del film di Zurigo, nel settembre del 2009, "se non fosse stato convinto che il viaggio non gli avrebbe comportato alcuno svantaggio legale".


Ma la decisione di Berna sul caso - ha detto la ministra - non è stato unicamente giuridica. "Diritto e politica non si possono mai distinguere completamente", ha affermato. L'arresto del premio Oscar aveva suscitato numerose reazioni nel mondo della cultura ed anche la decisione odierna non ha mancato di suscitare commenti. Dalla Francia sono così giunte le reazioni soddisfatte dei ministri della cultura Frederic Mitterrand e degli affari esteri Bernard Kouchner e dell'intellettuale Bernard-Henri Levy, nonché quella dell'avvocato del cineasta Georges.


Decisamente insoddisfatti gli Stati Uniti che si sono dichiarati "delusi" e hanno fatto sapere che continueranno a cercare "giustizia in questa vicenda", dato che - ha tenuto a sottolineare il portavoce del Dipartimento di Stato, Philip Crowley, "lo stupro di una ragazza di 13 anni da parte di un adulto è un delitto". Roman Polanski era stato arrestato il 26 settembre 2009 all'aeroporto di Zurigo-Kloten, in esecuzione di un mandato di cattura spiccato a fine 2005 dalla Procura di Los Angeles per lo stupro di una 13enne nel marzo 1977.
Dallo scorso 4 dicembre Polanski si trovava assegnato a residenza coatta nel suo chalet di Gstaad.

Fonte: AmericaOggi.info

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Il parco terrestre e marino del Monte di Portofino è uno scrigno dalle inesauribili sorprese, colmo di gioielli naturalistici, storici e culturali in attesa di ispirare un’emozione, raccontare il proprio passato, diventare una poesia o una cartolina. Tra bellezze che costellano la zona, come perle portate dal mare in questo lembo di Liguria, c’è il bel comune di Camogli in provincia di Genova, con la sua Baia di San Fruttuoso.

Qui, tra i pini che profumano di resina e il mar Ligure, spettinato dal vento, si erge la splendida Abbazia di San Fruttuoso, che come una dama elegante domina la piccola baia omonima. Per arrivarvi le alternative sono poche, avventurose e appassionanti: le auto e i mezzi pubblici non raggiungono questo piccolo paradiso, che può essere conquistato soltanto a piedi, tramite un sentiero tortuoso che si snoda a picco sul mare, tra le rocce, oppure via mare, fendendo le onde con una barca o uno dei battelli diretti qui ogni giorno da Camogli, Genova e Santa Margherita.

Vista la posizione isolata, non è difficile immaginare la magia silenziosa ed intima di questo luogo: la piccola spiaggia, il sussurro dei flutti e il canto dei gabbiani fanno da cornice all’abbazia monumentale, con la sua chiesa, la torre dei Doria e una manciata di casette che paiono pietre gettate sul litorale dal vento. Ad illuminare San Fruttuoso ci sono il turchese intenso dell’acqua e il verde saturo dei pini sullo sfondo.

Entrata a far parte del Fondo per l’Ambiente Italiano nel 1983, San Fruttuoso comprende una bellissima chiesa di origine medievale, cui si accede mediante la sacrestia, realizzata in una zona sopraelevata della struttura nel XVI secolo. La chiesa è composta di due parti distinte, la prima delle quali, quella anteriore, serviva probabilmente come coro per i monaci, mentre la cripta sul fondo è del XIII secolo, così come il sepolcro familiare nei sotterranei.

Solo dopo che i monaci abbandonarono l’abbazia vene creata la chiesa, innalzando l’edificio medievale preesistente. All’interno si può vedere un bell’altare maggiore con un cofanetto d’argento in cui sono conservate le reliquie dei martiri Fruttuoso, Augurio ed Eulogio. Notevole l’abside, ricavata a ridosso della roccia viva, la cupola di età bizantina con le sue diciassette piccole arcate in pietra, e infine la grande torre ottagonale.

Realizzata intorno al X secolo, la torre nolare è considerata una delle architetture più antiche di tutta la Liguria, nonché un edificio di grande bellezza e originalità, con la sua calotta sferica lievemente ovale, a cui fu sovrapposta in seguito la torre ottagonale con pregevoli lesene a vista.

Inoltre alcune sale del complesso monastico sono occupate da un interessante museo, fondato negli anni Novanta, dedicato alla storia dell’abbazia: in tre teche si possono vedere le raffiate ceramiche da tavola rinvenute in un antico deposito e provenienti da varie parti del mondo, usate dai monaci tra il XIII secolo e il XIV secolo.

Chi visita San Fruttuoso poi vedere il chiostro superiore del XII secolo, in gran parte restaurato nel XVI secolo da Andrea Doria, e, al livello inferiore del chiostro, il già citato sepolcro della famiglia. Le sette tombe nobiliari, in marmo bianco e pietra grigia, sono schierate sui tre lati del vano e sorrette da piccole colonne marmoree. Inoltre sono presenti due sepolcri e un sarcofago romano, ma non si conoscono le identità dei personaggi tumulati.

Infine si può ammirare la torre, intitolata ad Andrea Doria e ai suoi eredi, edificata nel 1562 sulla strada che unisce l’abbazia al borgo di pescatori più vicino. Inizialmente aveva lo scopo di difendere il villaggio e la sorgente d’acqua locale, preziosa per i monaci, dagli attacchi pirateschi piuttosto frequenti via mare.

Ma alle bellezze architettoniche, la baia unisce un paesaggio meraviglioso che vi tenterà con le sue acque limpide e il suo clima mediterraneo gradevolissimo, caratterizzato da temperature sempre miti e un sole praticamente onnipresente dalla primavera all’autunno. Le temperature medie di gennaio, il mese più freddo, vanno da una minima di 5°C a una massima di 11°C, mentre in luglio e agosto si passa dai 21°C ai 27°C. Le precipitazioni si concentrano in autunno e in particolare nel mese in ottobre, quando cadono mediamente 153 mm di pioggia.

Come già detto, San Fruttuoso va raggiunto a piedi o via mare. I battelli diretti alla baia partono dai porticcioli di Camogli, Portofino, Santa Margherita, Rapallo, Sestri Levante, Lavagna, Chiavari o dal porto di Genova. Sfruttato specialmente nel periodo che va da Pasqua a settembre, il servizio è in parte attivo anche in inverno. Se ad esempio si parte da Camogli, da ottobre a marzo sono previste 3 corse giornaliere che diventano 5 nei fine settimana e ancora di più a partire da aprile, aggiungendo di mese in mese più viaggi, sino alle 11 corse giornaliere dei mesi di luglio e agosto. Inoltre, nei mesi più caldi, vengono organizzate delle affascinanti corse notturne. ( Fonte: ilturista.info)
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By Admin (from 24/07/2010 @ 10:36:25, in it - Scienze e Societa, read 1094 times)
Ad appena un mese di vita verrà strappato alla mamma e stipato in un tir per essere trasportato. Se sopravviverà al viaggio estenuante, senza cibo né acqua, arriverà nell’inferno del macello.

Immobilizzato, stordito e infine sgozzato, morirà lentamente, per dissanguamento. Mentre ciò avviene gli altri agnellini assistono al massacro, percepiscono l’odore del sangue e attendono terrorizzati il loro turno, per essere poi uccisi allo stesso modo.

Ogni anno 900.000 agnelli, tolti prematuramente alle proprie madri, vengono immolati per le tavole degli italiani, in nome della tradizione.
( Fonte: laverabestia.org)


 
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By Admin (from 24/07/2010 @ 09:55:00, in it - Scienze e Societa, read 2660 times)

 Costanza è la città più antica del territorio della Romania, attestata per la prima volta nell’anno 657 avanti Cristo, ai tempi della colonia greca di Tomi. Conquistata in seguito dai romani, la città-porto al Mar Nero è stata rinominata Constantiana, in onore di Flavia Giulia Costanza, la sorella dell’imperatore Costantino il Grande. La storia della città rispecchia in gran parte le tribolazioni e le trasformazioni subite dai territori romeni. Alcuni segni sono ancora presenti: vestigia delle mura di recinto, colonne, palazzi o il faro portuale, situato nel lungomare, vicino alla statua del poeta nazionale romeno Mihai Eminescu. Nonostante sia conosciuto come il Faro Genovese, esso non ha alcun legame con il porto di Genova, anche se nel XIII° secolo il Mar Nero era praticamente sotto il dominio dei genovesi, che contribuirono allo sviluppo della città. La storia del Faro comincia in realtà all’inizio del XIX° secolo, quando la città era sotto occupazione turca. 

L’ingegnere Petre Covacef, autore del libro “La storia del faro genovese”, ci ha spiegato quali sono state la decisioni prese all'epoca dall'amministrazione turca dei fari portuali. “Questa amministrazione costruì nel 1802 a Sulina il vecchio faro, conservatosi a tutt'oggi. Poi, nel 1822, a Costanza fu eretto un altro faro, su un promontorio e, infine, nella località Sabla, fu costruito anche un faro in legno. Nel 1828, la città di Costanza fu occupata dall’esercito russo, che aveva iniziato una guerra contro i turchi, durata due anni e svoltasi parzialmente anche in Dobrugea. La guerra si è conclusa con la firma del Trattato di Adrianopoli nel 1829. A Costanza, l’esercito russo aveva portato tante armi e munizioni, specialmente polvere da sparo, depositate in vari locali pubblici e nei vecchi silos di cereali della città, svuotati per farne posto. Il faro, esistito fino al 1829, funzionò nelle condizioni tecniche specifiche alla prima metà del XIX° secolo. La luce del faro proveniva dal fuoco acceso nella sua cupola e alimentato da una miscela speciale a base di paraffina. Si conosce anche il nome dell'allora custode, un certo Toma Radicevici”, ha spiegato il nostro ospite. 

Purtroppo, il faro sarebbe stato distrutto dall'incendio provocato dalle munizioni dell'esercito russo, che avrebbe devastato anche gran parte della città. La ricostruzione del faro è stata decisa molto più tardi, quando la città di Costanza rinacque, in seguito alla costruzione della ferrovia che la collega a Cernavoda, nel 1865. La stessa società che aveva costruito la ferrovia costruì anche un nuovo faro. "Per il faro, furono portati costruttori italiani che all’epoca lavoravano a Costantinopoli. Erano muratori, marmisti, tagliapietre ed altri e probabilmente provenivano dal genovese. La gente del posto, all'apprendere dell’arrivo dei costruttori in città, chiese chi fossero. La risposta: italiani di Genova. E così, la gente andava a vederli al lavoro. Cosa costruivano i genovesi? Un faro. Ecco perché questo faro, costruito in un anno, si chiama il Faro Genovese”, spiega inoltre l’ingegnere Petre Covacef. Alto 21 metri, il faro di Costanza era visibile dal mare da una distanza di circa 24 km. Si conferma a tutt'oggi un importante reperto della storia di Costanza.

Fonte: rri.ro

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By Admin (from 23/07/2010 @ 16:00:28, in it - Video Alerta, read 1366 times)

La regista Nancy Meyers è nel panorama cinematografico da quasi trent’anni. Inizia come sceneggiatrice e il suo primo lavoro è la co-sceneggiatura del film “Soldato Giulia agli ordini” (1980). La sua prima regia avviene parecchi anni dopo con il remake di un classico della Disney “Genitori in trappola” (1998). In questo lasso di tempo la regista ha raccolto intorno a sé molto interesse per le sue sceneggiature, diventando anche produttrice oltre che regista.

Piace per le sue commedie romantiche e che trattano con autenticità i sentimenti dei personaggi che delinea, portando alla luce i comportamenti, le reazioni, il modo in cui ci si sente quando non si è più dei ventenni, dei trentenni o dei quarantenni. In questa commedia pone l’occhio della macchina da presa su una ex coppia sui cinquanta.

Jane e Jake sono divorziati da 10 anni. I tre figli, oramai grandi, prendono tutti strade diverse, lasciando un certo vuoto nella grande casa in cui vivevano con la madre. Jane è proprietaria di una pasticceria che le dà molta soddisfazione e il rapporto con Jake è diventato amichevole. L’uomo si è risposato con “l’altra donna” più giovane di lui, che ora vuole un figlio. Jane decide di ingrandire la cucina facendola diventare come ha sempre voluto, Adam è l’architetto che si occuperà del da farsi e che si innamora di lei. Quando Jane e Jake si ritrovano a New York per il diploma del figlio, i due iniziano una relazione, che porta la donna a essere, lei, l’amante. Jane non sa come comportarsi: troncare tutto o permettersi di lasciarsi andare e vedere ciò che accade? E Adam….? Non è la prima volta che Nancy Meyers porta sullo schermo dei personaggi adulti costretti a trovarsi faccia a faccia con la verità su se stessi e su ciò che vogliono davvero e che hanno cercato a lungo di evitare, succede in “What woman want – Quello che le donne vogliono” e in “Tutto può accadere”, per citarne alcuni.

In E’ complicato la regista mette la sua Jane in una situazione alquanto complicata, appunto, affinché vivendo ciò che sarebbe potuto essere se “ci avessimo riprovato”, riesca a fare chiarezza nel suo intimo e capire cosa vuole davvero, cosa oggi la rende felice e appagata. Bisogna mettersi a confronto con i propri demoni per raggiungere la consapevolezza e magari divenire più saggi.

Inoltre Meyers ha voluto sottolineare come a volte alcune situazioni vanno vissute fino in fondo, per non chiedersi mai come sarebbe andata se si fosse agito in modo diverso.

Sono le esperienze di tutti i giorni che ci fanno diventare ciò che siamo e le scelte che prendiamo a determinare il nostro futuro. Col senno di poi certamente alcuni errori sarebbero evitati, ma il percorso che un uomo o una donna intraprende è fatto di tappe che non si possono saltare o evitare.

Il film si immerge nella realtà della vita dopo il divorzio con eleganza, sincerità e comicità. La regista ha delineato una vena umoristica che calza a pennello ai personaggi, e gli attori, tutti, hanno dei tempi comici perfetti rendendo il film godibile a più livelli, si ride spassionatamente e ci si intenerisce di fronte alla confusione di Jane, identificandosi in una donna fragile e energica, appassionata e solare, una donna che non si è data mai per vinta anche nelle situazioni più buie che ha dovuto affrontare. Ha cresciuto tre figli, che ora intraprendono una nuova strada, ha ricucito il rapporto col suo ex, grazie anche alla disponibilità di lui, ha raggiunto i suoi obiettivi professionali. Dopo molti sacrifici ora può assaporare un po’ di serenità. La regista mostra una Jane coraggiosa, l’ho è stata in passato, e lo è oggi che sceglie di vivere pienamente quest’opportunità con Jake.

Meryl Streep riesce a incarnare perfettamente ogni piccola sfumatura di Jane, a iniziare dalle sue espressioni facciali, irresistibili. Steve Martin è la vera sorpresa del film, si cimenta in un ruolo un po’ diverso dal solito, Adam è una persona vulnerabile, è stata ferita, ed entra nella vita di Jane in punta di piedi, al contrario di Jake.

L’attore è alle prese con i momenti più intimi e piccoli della pellicola e regala allo spettatore un’interpretazione morbida e accattivante. Un aspetto che la regista ha saputo caratterizzare è il raccontare la storia di una coppia che si muove avanti nel presente, tratteggiando nei loro discorsi il loro passato insieme, portando lo spettatore ad avere una visione del tutto e accompagnandolo fino all’epilogo.

Un altro tema che viene sottolineato è il chiedersi cosa si è persi, cosa ci si è lasciati alle spalle nell’optare una scelta invece di un’altra. Nel momento in cui Jake comincia ad avere problemi di intesa sessuale con la moglie attuale, inizia ad aprire gli occhi su tante piccole cose, incluso l’aver divorziato da Jane.
Il cibo gioca un ruolo di primo piano e, in forme diverse, appare nella maggior parte delle sequenze. Molto tattile è la sequenza in cui Jane e Adam si ritrovano sul retro della pasticceria, impegnati nel preparare i cornetti. La scelta di far vedere Jane all’opera è messa in atto per coinvolgere ancor di più colui che guarda, stuzzicandogli i sensi.

È un film ottimista, tutti i personaggi sono feriti e ognuno riconosce questo nell’altro, tutti in modo diverso cercano di muoversi dal passato e procedere oltre e questo infonde ottimismo e speranza. ( Fonte: cinemalia.it)

Autore della recensione: Francesca Caruso

Redazioneonline- Cinema e Spettacoli

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Intervista integrale al “Venerabile” Gioele Magaldi, leader  di “Grande Oriente Democratico” di Francesco Esposito


1. Come valuta il nuovo scandalo P3? E’ solo un teatrino, come ha detto il Gran Maestro Raffi o sono 4 pensionati un po’ sfigati?

Né l’una né l’altra cosa. Parlare di P3 è vero e falso allo stesso tempo. E’ falso perché, in senso stretto, le  Logge Propaganda 1 e Propaganda 2 sono storicamente esistite in seno al G.O.I., mentre il nome “P3” è una creazione giornalistica. Ma solo il nome. La “realtà” cui allude il nome è vera, anzi sin troppo vera, se ci si riferisce ad una specifica vicenda della Massoneria italiana negli ultimi 28 anni, dal 1982 in avanti. Definire Marcello Dell’Utri, Denis Verdini, Flavio Carboni e altri nomi molto importanti (tanti ancora da scoprire…) come “pensionati un po’ sfigati” è troppo anche per un “barzellettiere” come il Fratello Silvio Berlusconi...

2. Il Grande Oriente d’Italia non aveva già fatto pulizia al tempo della P2 e poi con l’arrivo di Raffi? O esistono logge che sfuggono al suo controllo?

Raffi non ha fatto alcuna pulizia. Solo proclami retorici e mistificatori. E nessuna realtà massonica rilevante, in Italia, può sfuggire al “controllo” del Grande Oriente. Quanto “al tempo della P2”, non è mai finito. Ha solo assunto nuove maschere, senza alcuna effettiva soluzione di continuità rispetto all’opera di Licio Gelli, che era perfettamente organico ai vertici di Palazzo Giustiniani.

3. Lei ha detto che gli elenchi della P2 sono incompleti…

Ci sono alcune copie degli elenchi completi, con migliaia di nomi. Roba abbastanza “esplosiva”, anche a quasi trent’anni dalla scoperta degli elenchi incompleti di Castiglion Fibocchi. Ho avuto modo di visionarli di persona e so che, se fosse necessario e opportuno, chi li custodisce li renderebbe pubblici, con conseguenze piuttosto traumatiche per tanta gente. Anche perché non si tratta di meri elenchi di nomi, ma di una documentazione piuttosto corposa e articolata…

4. L’ingresso in una loggia è reversibile? I rapporti di Berlusconi con il mondo massonico si sono chiusi con la fine della P2?

L’iniziazione alla Massoneria ha carattere indelebile. Come l’ordinazione sacerdotale. Una volta affiliati, si rimane massoni per tutta la vita. A proposito dei rapporti di Berlusconi con il mondo massonico, giova sottolineare che il “pensionato” Flavio Carboni è stato il tramite dei costanti e reiterati rapporti del Fratello Berlusconi con il Fratello Armando Corona, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1982 al 1990. Flavio Carboni è sempre stato anche grande amico di Giuseppe Pisanu, già Ministro dell’Interno nel secondo e terzo governo Berlusconi (2002-2006). Giuseppe Pisanu e soprattutto il Gran Maestro Armando Corona ebbero anche il “merito” di facilitare incontri e rapporti del Fratello Berlusconi con l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga (1985-1992). Sui rapporti di Silvio Berlusconi e dell’entourage berlusconiano con il mondo massonico italiano e internazionale negli anni successivi al 1990 e fino ad oggi, è di prossima uscita-presso un’importante casa editrice italiana- un libro molto interessante, di cui sono co-autore.

5. Quali sono i rapporti tra il Grande Oriente guidato da Raffi e la politica italiana? Si è molto parlato dei 4000 iscritti del PD…

Come ho già avuto modo di spiegare altrove, l’allusione del Gran Maestro Raffi ai “4000 massoni nel PD” era un modo per suggerire, ammiccando, che, degli altri 21.000 aderenti ufficiali al G.O.I., la maggioranza sarebbe filo-Berlusconi o filo-PDL. Cosa non vera, ma che Raffi, evidentemente, aveva necessità di segnalare pubblicamente a qualcuno…In ogni caso, sia  per la gestione autoritaria dentro Palazzo Giustiniani- insofferente di qualsiasi dissenso, critica o libero dibattito di opinioni- sia per i “messaggi cifrati” rivolti alla politica italiana, è sempre più difficile non riconoscere la “deriva berlusconiana” che Raffi vorrebbe imprimere al Grande Oriente d’Italia da lui guidato.

6. Perché ha scelto lo scontro aperto col Gran Maestro?

Per approfondire la questione rimando i lettori di Vanity Fair  al Sito del mio Gruppo: www.grandeoriente-democratico.com , in continuo aggiornamento. In questa sede, mi limiterò a dire che non sopporto i tiranni, i despoti e soprattutto gli ipocriti: quelli che hanno sempre in bocca parole come libertà, popolo, democrazia, dialogo, ma in realtà disprezzano qualunque forma di pluralismo democratico e liberale. Gustavo Raffi assomiglia molto al Fratello Silvio Berlusconi: entrambi non tollerano il dissenso, amano solo i cortigiani obbedienti e sognano un potere elitario che manipoli la volontà popolare. Entrambi mostrano disprezzo per le Costituzioni e le leggi, qualora non siano funzionali ai propri interessi personali.

7. Il Grande Oriente diventerà mai davvero “democratico”?

Sarà dura, ma ce la faremo. Dalla prima democrazia massonica del Mondo, oltre-oceano, soffia un vento di rinnovamento e rigenerazione sia per la politica che per la massoneria internazionale. E l’Italia non potrà rimanerne indenne…

8. Chi sono oggi i massoni?

Ci sono i furbi, gli arrivisti, gli assetati di potere, come sempre accade anche in altre importanti istituzioni o associazioni. Ma ci sono soprattutto molti giovani e anziani appassionati e disinteressati. Gente che crede fermamente negli ideali costitutivi della Libera Muratoria: libertà, democrazia, tolleranza, dialogo multi-religioso e multi-culturale, laicità delle istituzioni, solidarietà e filantropia concreta verso le classi più disagiate e i popoli più diseredati. E ci sono coloro che si impegnano seriamente per il proprio e altrui perfezionamento spirituale e morale, secondo i principi specifici della via iniziatica massonica.

9. Ci sono anche uomini di Chiesa?

Si, anche alti e altissimi prelati. Si tratta per lo più di persone che furono iniziate alcuni decenni fa e che adesso sono molto riservate e defilate rispetto alla loro appartenenza. Però ci tengono moltissimo ad essere considerati convinti massoni. Sono uomini dalla spiritualità aperta e complessa, insofferenti di ogni dogmatismo e angustia fideistica. Perciò vivono con disagio lo spirito anti-conciliare, conservatore e reazionario propugnato dall’attuale Papa, Benedetto XVI.

10. Dove sono finiti i massoni che portano l’eredità dei grandi uomini che hanno fatto l’Italia?

Certo Gustavo Raffi non crederà che si possano onorare grandi massoni come Garibaldi, celebrandoli con qualche convegno e qualche busto di marmo. Se si vuole essere all’altezza dei nostri Padri, che dal ‘700 in avanti hanno rivoluzionato e modernizzato il mondo, bisogna voler combattere oggi battaglie di uguale asprezza e importanza contro tutti i nemici della laicità, della libertà e della democrazia. Che sono tanti, anche in pieno XXI secolo. Noi di “Grande Oriente Democratico” ce la metteremo tutta…

Fonte: grandeoriente-democratico.com

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By Admin (from 23/07/2010 @ 12:10:29, in it - Scienze e Societa, read 2456 times)

Un tempo pittoresco villaggio di pescatori, oggi Portofino è il simbolo della vacanza esclusiva e raffinata, dove uno splendido contesto naturale e paseaggistico fa da fulgido sfondo alla vita mondana e lussuosa di una delle baie più "in" di tutta la penisola. Per arrivare in questa incantevole località di vileggiatura si può optare per l'areo, scegliendo come scalo l'aeroporto Cristoforo Colombo di Genova che dista circa 30 km dalla citttà, oppure utilizzare il treno, scendeno alla stazione di Santa Margherita Ligure oppure, in alternativa, a quelle di Recco e Camogli e da qui utilizzare l'autobus. Per chi dispone di mezzi propri l'uscita dell'autostrada consigliata è quella di Rapallo, da qui bisogna seguire la Sp 227 che passa da Santa Margherita Ligure, superare la località di Paraggi ed arrivare a Portofino.

 

Portofino si affaccia su di uno scenario naturale di rara suggestione, tanto che il promontorio roccioso che prosegue oltre la città è dichiarata zona protetta fa da oltre settant'anni. In questa zona di Liguria l'uomo è riuscito a creare una perfetta simbiosi con il paesaggio, le case dalle varie tinte cromatiche ma delicate come fossero colori pastello, si integrano pienamente alla cornice verde delle montagne trapuntate di pini e macchia mediterranea.

 

Da visitare a Portofino c'è tutto il centro, caratteristico per le sue case in stile genovese ed alcune opere d'arte pregevoli. I monumenti da segnalare sono l'Oratorio di Santa Maria Assunta, in splendido stile gotico, e le due chiese di San Martino (dodicesimo secolo) e quella di San Giorgio al cui interno sono custodite alcune reliquie attribuite al santo. Una passeggiata classica da compiere a Protofino è quella che conduce alla punta del faro, sull'estremità meridionale del promontorio. Il percorsa passa nelle vicinanze del Castello Brown, del sedicesimo secolo, che domina la sua baia con i suoi bastioni e la coorte di pini secolari, uno dei quali, maestoso, svetta dalle sue mura.

 

Proseguendo si arriva alla punta, in una cornice di verde silvestre, con i profumi della macchia mediterranea e con un panorama a sbalzo sulle rocce, che toglie il respito, e s'affaccia sull'intero golfo del Tigullio. Se cercate invece una bella spiaggia, la migliore è quella posta a meno di due km dal centro cittadino, tornando indietro in direzione di Recco. La prima baia che s'incontra è quella della località di Paraggi, l'unica dotata di una grande spiaggia nella zona, difatto diventando la Spiaggia di Portofino. Il luogo è decisamente "in" con un paesaggio molto bello e grandi barche che ogni tanto vengono ad ancorarsi nelle vicinanze.

 

La spiaggia è spesso frequentata da personalità e VIP ed è una delle località più raffinate della riviera.

 

Da Portofino si compiere una bellissima escursione che è un vero tuffo nella storia, e cioè la visita dell'Abbazia di San Fruttuoso, nel cuore del parco naturale e delpromontorio di Portofino.

 

La chiesa non è raggiungibile con l'automobile e quindi ci sono due uniche possibilità: arrivarci via mare, approfittando delle escersioni organizzate, o noleggiando la vostra barchetta se siete provetti navigatori, oppure compiere la passeggiata via terra, opzione consigliabile solo se siete veri amanti del trekking visto che si tratta di sentieri decisamente impegnativi.

 

Qualunque sia il vostro modo di giungere fino a San Fruttuoso, la ricompensa è assicurata dalla magnifica costruzione che da circa 1000 anni sigilla con le sue pietre il fondo della baia, Lo scenario della spiaggia con dietro il santurio colore delle rocce, il campanile e le arcate alla base, vi rimarrà impresso a lungo. E' anche possibile pernottare alla baia ma, essendo una dimora storica, il vostro budget deve essere particolarmente consistente... ( Fonte: ilturista.info)

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By Admin (from 23/07/2010 @ 10:47:39, in it - Osservatorio Globale, read 1003 times)

"Parliamo una lingua comune la maggior parte del tempo", ha detto Obama subito dopo il primo incontro con il Premier inglese Cameron alla Casa Bianca. Le sue parole lasciano intendere che non sempre c'é stata la stessa lunghezza d'onda nelle discussioni su temi come Lockerbie e Bp, ma anche sull'approccio alla crisi e alle misure di riduzione del deficit. D'altra parte, in conferenza stampa Cameron, oltre ad escludere un'inchiesta sul caso Lockerbie, ha ricordato all'opinione pubblica americana che il colosso del greggio è importante per l'economia di entrambi i paesi: "E' nell'interesse di tutti che resti forte".


NEW YORK.  Il 'tappo' del pozzo Macondo per lo meno ieri ha tenuto, arginando ulteriori veleni sul menù del primo 'lunch' ufficiale a Washington tra David Cameron e Barack Obama. Ed è stata una fortuna, perché c'era tanta carne al fuoco. "La marea nera è una catastrofe. Capisco la rabbia dell'America. Bp deve pagare per quel che ha fatto, però non c'entra con la decisione di liberare l'attentatore di Lockernie Abdelbaset al Megrahi. Quella fu presa dal governo scozzese ed era sbagliata", ha detto Cameron dopo il primo faccia a faccia alla Casa Bianca con il presidente americano. Il conservatore Cameron e il democratico Obama si stanno simpatici. L'americano ha portato l'inglese a visitare le stanze della East Wing ricevendone i complimenti per come "Sasha e Malia tengono ordinate la camera". Ma al di là delle battute e della 'chemistry', dei rapporti di pelle tra i due leader che - hanno notato i reporter - sono entrambi mancini, l'incontro di ieri non è caduto in un momento d'oro per la 'relazione speciale' tra Usa e Gb.


"Parliamo una lingua comune la maggior parte del tempo", ha detto Obama quasi a significare che nelle discussioni su temi come Lockerbie e Bp, ma anche sull'approccio alla crisi e alle misure di riduzione del deficit, non sempre c'é stata la stessa lunghezza d'onda. Cameron, arrivato su un volo civile a Washington in omaggio all'austerity chiesta ai suoi concittadini, vuole tagli del 25 per cento per ogni ministero, un approccio che lo ha messo fuori sintonia con le strategie di ripresa volute da Obama: "L'unica differenza con l'America sono i tempì, ha minimizzato il premier britannico alla Npr: "Non siamo gli Stati Uniti. Non possiamo prenderci il lusso di aspettare". Ma i temi economici e quelli piu tradizionalmente di politica estera (Afghanistan, Iran, Medio Oriente e, una novità, la cyber-sicurezza) sono stati oscurati dal nodo Bp-Megrahi: per proteggere la multinazionale dalla rabbia di Washington Cameron ha ricordato che la responsabilità finale nel rilascio dell'uomo di Lockerbie sta nel governo scozzese: "Non fu una decisione di Bp, la presero i ministri scozzesi".


Secondo Cameron "Megrahi avrebbe dovuto morire in prigione". Intanto però il premier britannico che ha ceduto alle pressioni di incontrare i quattro senatori del New Jersey, New York e California che gli chiedono di far luce sul caso Lockerbie.
Nella conferenza stampa congiunta con Obama, Cameron ha respinto l'idea di un'inchiesta formale ma ha ordinato al suo Cabinet Secretary (l'equivalente del capo di gabinetto) Gus O'Donnell di valutare l'eventuale pubblicazione delle telefonate intercorse tra l'allora ministro della Giustizia Jack Straw e Bp sull'accordo con la Libia per lo scambio dei prigionieri: accordo che che avrebbe aperto la strada nel 2009 alla liberazione di Megrahi. Quanto a Bp, per Cameron "ha sbagliato" nel Golfo del Messico e dovrà pagare. Ma il premier britannico ha ricordato all'opinione pubblica americana che il colosso del greggio è importante per l'economia di entrambi i paesi: "E' nell'interesse di tutti che resti forte". Per far fronte alle spese legate alla marea nera ieri il gruppo petrolifero ha messo in vendita asset in Vietnam e Pakistan pari a 1,7 miliardi di dollari. Finiranno nel fondo da 20 miliardi di dollari per ripulire mari e coste e risarcire i danni alle popolazioni colpite.

Fonte: AmericaOggi.info

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